Geopolitica
Viganò: «La dittatura cinese è il paradigma di ciò che attende il mondo intero. Se non sapremo opporci»
Renovatio 21 riprende dal sito di Aldo Maria Valli Duc in Altum questa intervista realizzata a Monsignor Carlo Maria Viganò da Maike Hickson per Kultur Magazin.
Mea est ultio, et ego retribuam in tempore, in quo labetur pes eorum!
Juxta est dies perditionis, et adesse festinat sors eorum.
La vendetta è mia, e io li ripagherò a tempo debito, che il loro piede possa scivolare! Il giorno della distruzione è a portata di mano e il loro tempo si fa fretta a venire.
Deut 32:35
- Cosa significa il Grande Reset?
«The Great Reset» è un’espressione coniata qualche anno fa dall’élite massonica che domina il mondo. Significa una sorta di rivoluzione globale che è stata decisa da questa élite per «resettare» l’intero tessuto sociale, imponendo una serie di cambiamenti alle masse che hanno lo scopo di prepararsi al regno dell’Anticristo, che in assenza di eventi calamitosi sarebbe difficile da adottare democraticamente con il loro consenso.
Gli ideali di un mondo migliore, il rispetto per l’ambiente, la fraternità tra i popoli e l’inclusività sono solo un modo ipocrita e ingannevole di realizzare questa rivoluzione e mascherarla con una presunta nobiltà di scopo che in pratica nasconde i veri fini dell’élite: per loro stessa ammissione, «nulla sarà come prima».
«The Great Reset»: significa una sorta di rivoluzione globale che è stata decisa da questa élite per «resettare» l’intero tessuto sociale, imponendo una serie di cambiamenti alle masse che hanno lo scopo di prepararsi al regno dell’Anticristo, che in assenza di eventi calamitosi sarebbe difficile da adottare democraticamente con il loro consenso
- Chi sono le persone chiave dietro il Grande Reset? Cosa sappiamo delle loro convinzioni personali?
L’élite che promuove il Grande Reset è composta dalle principali organizzazioni mondiali, dal World Economic Forum di Klaus Schwab alle Nazioni Unite, dalla Commissione Trilaterale al Gruppo Bilderberg, con il supporto dei loro servitori nei governi, nell’alta finanza, nelle multinazionali e nei media. Questo processo è andato avanti per secoli, guidato dalle grandi dinastie di capitali come i Rothschild e i Rockefeller, che interferiscono pesantemente nella politica delle nazioni grazie alla loro incommensurabile ricchezza.
La matrice è essenzialmente massonica, sia nei principi che esprimono sia nell’odio che mostrano verso la religione, sia ancora di più verso Nostro Signore Gesù Cristo.
Se consideriamo le richieste promosse dai sostenitori del Grande Reset, possiamo risalire alla triade della Rivoluzione Francese e della Massoneria: libertà, uguaglianza e fraternità. Ogni cattolico istruito dal Magistero dei Romani Pontefici sa cosa implica la sovversione infernale in questi principi: libertà significa ribellione contro la Sovranità di Dio e la Sua Santa Legge; l’uguaglianza pone tutte le persone sullo stesso livello, il più basso, negando le differenze e l’individualità di ogni persona, e soprattutto annullando la distinzione fondamentale tra coloro che riconoscono Cristo come unico Dio e Signore e coloro che lo rifiutano; infine, la fraternità cerca di stabilire una società in cui gli uomini possano essere fratelli senza alcun riferimento alla paternità divina di Dio o appartenendo alla famiglia dei redenti in Cristo.
Il Grande Reset vuole rovesciare questa connaturale corrispondenza dell’uomo con il suo Creatore, Signore e Redentore in una parodia blasfema: sganciare la sua memoria, distorcere il suo intelletto e distorcere la sua volontà
Consideriamo una cosa importante: l’uomo è fatto a immagine di Dio nel senso che riflette, nelle sue facoltà, gli attributi della Santissima Trinità: la potenza del Padre, la saggezza del Figlio, l’amore dello Spirito Santo. Il Grande Reset vuole rovesciare questa connaturale corrispondenza dell’uomo con il suo Creatore, Signore e Redentore in una parodia blasfema: sganciare la sua memoria, distorcere il suo intelletto e distorcere la sua volontà.
Tutto ciò che viene fatto in nome dell’ideologia globalista ha questo scopo non riconosciuto ma molto evidente: non dobbiamo più ricordare il nostro passato e la nostra Storia, non dobbiamo più saper riconoscere il Bene e il Male, non dobbiamo più desiderare la virtù e rifiutare il vizio; infatti, siamo spinti a condannare il Bene come intollerante e ad approvare il Male come liberazione e redenzione dalla morale cristiana.
E se Dio viene rifiutato come Padre, non ci deve più essere paternità nemmeno nell’ordine naturale, perché la paternità naturale è uno specchio della paternità divina. Ecco perché c’è questo odio teologico contro la famiglia naturale e contro la vita non ancora nata.
Se Dio non è morto per noi sulla Croce, non ci deve essere più sofferenza, né più dolore, né più morte, perché nel dolore siamo in grado di comprendere il significato del sacrificio e accettarlo per amore di Chi ha versato il Suo Sangue per noi.
Tutto ciò che viene fatto in nome dell’ideologia globalista ha questo scopo non riconosciuto ma molto evidente: non dobbiamo più ricordare il nostro passato e la nostra Storia, non dobbiamo più saper riconoscere il Bene e il Male, non dobbiamo più desiderare la virtù e rifiutare il vizio; infatti, siamo spinti a condannare il Bene come intollerante e ad approvare il Male come liberazione e redenzione dalla morale cristiana
Se Dio non è Amore, non ci deve più essere amore tra gli uomini ma solo fornicazione e soddisfazione dei piaceri, perché se desideriamo il bene degli altri, siamo portati a condividere con loro il dono più prezioso che abbiamo, la Fede, e non possiamo abbandonarli a cadere nell’Abisso in nome di un concetto perverso di libertà.
Non sono atei; non negano che Dio esista; piuttosto, lo odiano, proprio come Lucifero lo odia.
- È una battaglia tra il Bene e il Male, secondo lei?
Il Grande Reset non è solo l’ultima fase prima dell’istituzione del regno dell’Anticristo, ma ha acquisito tutte le connotazioni di una vera religione, prendendo in prestito la sua lingua, creando cerimonie, nominando i propri sacerdoti. La ritualità dell’attuale pandemia è abbastanza evidente, soprattutto nel modo in cui hanno voluto dare al vaccino un valore sacramentale, al punto da ricorrere a sacerdoti e vescovi – e persino al Papa stesso – per promuoverlo, anche predicando che è indispensabile per la salvezza, identificarlo come un «dovere morale» per ogni credente.
Così, vietando il Santo Sacrificio al vero Dio e vietando l’amministrazione dei veri Sacramenti, la nuova religione COVID si è imposta con nuovi rituali igienici e nuovi sacramenti della salute.
La fede del discepolo del Coronavirus nella narrazione mediatica è la grottesca parodia dell’atto di fede richiesto al cattolico, con la differenza che i dogmi della religione sanitaria a cui è richiesto l’assenso incondizionato sono totalmente irrazionali, irragionevoli e illogici; non c’è adesione a una verità che trascende la ragione ma piuttosto a un dogma che la contraddice, dimostrando che, come tutte le false religioni, il COVID attraversa la linea nella superstizione.
Il Grande Reset non è solo l’ultima fase prima dell’istituzione del regno dell’Anticristo, ma ha acquisito tutte le connotazioni di una vera religione, prendendo in prestito la sua lingua, creando cerimonie, nominando i propri sacerdoti
Chi crede nel COVID si trova così nella posizione di dover dare prova della propria sottomissione ai propri sacri ministri, anche di fronte a concetti ripugnanti per la scienza medica e il buon senso: l’uso delle maschere è obbligatorio anche se non proteggono dal contagio; il vaccino viene imposto anche se non dà immunità, i trattamenti non approvati dal sinedrio sanitario sono vietati anche se la loro efficacia è ovvia.
E dovremmo aggiungere: più assurdo è l’ordine che viene dato, più il discepolo sente di essere un membro della setta proprio per l’atto stesso di obbedire.
È sconcertante che coloro che oggi abdicano alla ragione di fronte ai proclami dei virologi-pontefici dichiarino di essere «razionalisti» e convinti sostenitori della scienza contro ogni sorta di fideismo dogmatico. D’altra parte, quando le persone non credono in Dio, finiscono per credere in nulla.
Così, vietando il Santo Sacrificio al vero Dio e vietando l’amministrazione dei veri Sacramenti, la nuova religione COVID si è imposta con nuovi rituali igienici e nuovi sacramenti della salute.
- Alla luce del fatto che il World Economic Forum sostiene le forti politiche di lockdown attuate per il Covid, sembra che la crisi corrisponda molto bene ai loro piani e sia uno strumento utile per il Grande Reset. Vede qualche legame tra il WEF e i responsabili della crisi Covid?
Credo di essere stato uno dei primi vescovi a denunciare il legame intrinseco tra la pseudo-pandemia e le intenzioni del Grande Reset.
C’è una dichiarazione molto interessante e rivelante di Pierre J. Gilbert (qui) che risale al 1995, che elenca tutti i passi che oggi vediamo svolgersi davanti ai nostri occhi con la tragica farsa del COVID, dall’inoculazione di massa con un vaccino alla creazione di campi di detenzione per dissidenti.
Questo massone convertito ha rivelato gli obiettivi della famigerata setta venticinque anni fa. All’epoca, la sua denuncia fu bollata come l’assurdo sproloquio di un teorico del complotto, ma oggi si dimostra vero in tutta la sua cruda e terribile realtà, dimostrando che il piano del Grande Reset ordinato dai nemici di Dio non si limita agli aspetti meramente economici che utilizza come strumento per mantenere legato il mondo della finanza ad esso, ma che si estende all’essenza stessa della nostra vita di individui e membri della società, al fine di cancellare ogni traccia del cristianesimo. Dietro tutto questo c’è il Maligno, che oggi conta su un gruppo altamente organizzato di seguaci.
Chi crede nel COVID si trova così nella posizione di dover dare prova della propria sottomissione ai propri sacri ministri, anche di fronte a concetti ripugnanti per la scienza medica e il buon senso: l’uso delle maschere è obbligatorio anche se non proteggono dal contagio; il vaccino viene imposto anche se non dà immunità, i trattamenti non approvati dal sinedrio sanitario sono vietati anche se la loro efficacia è ovvia.
Dovremmo liberarci una volta per tutte dall’assurda narrazione dei media mainstream, secondo cui Covid-19 è un virus mortale di fronte al quale le nazioni devono organizzarsi per affrontare una pandemia di emergenza inaspettata che è difficile da contenere.
- Prima di tutto, secondo eminenti esperti, si dice che il COVID sia il risultato di manipolazioni effettuate in un laboratorio di Wuhan;
- In secondo luogo, questo virus, che di per sé non è letale, potrebbe essere combattuto efficacemente con farmaci esistenti e terapie poco costose, mentre l’OMS ha dato direttive erronee e fuorvianti, suggerendo protocolli con esiti devastanti, prevenendo l’assistenza dormienza e aumentando le complicazioni imponendo terapie per una sindrome respiratoria piuttosto che circolatoria.
- Ordinò inoltre la registrazione di tutti i morti come morti a causa del COVID, indipendentemente dalla vera causa di morte, scoraggiando le autopsie e persino fino a raccomandare la cremazione dei cadaveri.
Sulla base di queste cifre gonfiate, i media hanno creato un allarme sociale, un’azione di vero terrorismo verso l’intera popolazione, imponendo chiusure ingiustificate, maschere inutili e distanziamento sociale.
Più assurdo è l’ordine che viene dato, più il discepolo sente di essere un membro della setta proprio per l’atto stesso di obbedire
Al fine di rilevare la presunta positività del virus, sono stati utilizzati tamponi e test totalmente inappropriati a scopo diagnostico e che danno risultati facilmente falsificabili, come è stato riferito dal loro creatore.
Infine, ha promosso l’uso di un presunto vaccino, che in realtà è un siero genetico, certamente inefficace per quanto riguarda l’immunità virale e con effetti collaterali a breve termine ampiamente dimostrati, mentre gli effetti a lungo termine sono ancora da vedere. Si tratta di un vaccino che, essendo stato prodotto per combattere un virus mutante, è destinato a dover essere periodicamente rinnovato sulla base delle «varianti» fantasma COVID; un vaccino che la scienza medica rudimentale scoraggerebbe di ricevere nel bel mezzo di una pandemia, perché potrebbe portare a forme di resistenza immunologica. In questo piano criminale, la scienza si è trasformata in esoterismo, medici in stregoni e dissidenti in eretici per essere scomunicati o sottoposti a cure mediche obbligatorie.
Gli stessi errori – ad esempio, la decisione di ospedalizzare gli anziani nelle case di cura, diffondendo così il contagio e sterminando migliaia di persone fragili, dopo aver indebolito il loro sistema immunitario – sono stati commessi in momenti diversi e in diversi contesti, anche in presenza di precedenti inequivocabili, seguendo un piano comune. È chiaro che c’è un unico copione sotto un’unica direzione, con attori che recitano la parte che è stata data loro.
È sconcertante che coloro che oggi abdicano alla ragione di fronte ai proclami dei virologi-pontefici dichiarino di essere «razionalisti» e convinti sostenitori della scienza contro ogni sorta di fideismo dogmatico. D’altra parte, quando le persone non credono in Dio, finiscono per credere in nulla
Vorrei aggiungere, a nuova dimostrazione di quanto dico da un anno a questa parte, che le nazioni che non hanno applicato le misure di contenimento e i trattamenti imposti dall’OMS sono quelle che hanno riportato il minor numero di morti; e alcune nazioni che non hanno accettato i diktat delle organizzazioni mondiali hanno subito colpi di Stato, sforzi di corruzione, o sono state eliminate: mi riferisco ad esempio alla Bielorussia (qui) o alla Tanzania (qui), per citare solo due dei casi più importanti.
Senza dimenticare che le statistiche ufficiali sul numero totale di decessi nel 2020 sono quasi ovunque al di sotto del numero medio degli ultimi anni: se il COVID fosse una vera pandemia, allora dovrebbero esserci numeri simili a quelli accaduti tra il 1918 e il 1920 con l’influenza spagnola.
In conclusione, il COVID è un pretesto con cui dare la parvenza di legittimità alle restrizioni alle libertà naturali e ai diritti individuali fondamentali, in modo da creare una crisi economica e sociale con cui rendere irreversibile il Grande Reset. L’attuale stato di esaurimento economico nei paesi europei – in particolare quelli della tradizione cattolica come Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Polonia – li costringe a sottomettersi al ricatto dell’Unione europea e a essere spogliati da americani, cinesi, tedeschi e francesi … Multinazionali. Parallelamente allo srotolamento del tessuto economico, si è deciso di concentrare i profitti in alcune multinazionali, come Amazon, Just Eat, Ikea e altre – tra cui la grande distribuzione – che hanno beneficiato enormemente della chiusura di piccole e medie imprese e ristoranti. Per non parlare dei profitti delle case farmaceutiche, dietro i quali ci sono fondi di investimento guidati, tra gli altri, da Microsoft, Amazon e Facebook.
il COVID è un pretesto con cui dare la parvenza di legittimità alle restrizioni alle libertà naturali e ai diritti individuali fondamentali, in modo da creare una crisi economica e sociale con cui rendere irreversibile il Grande Reset
Un altro settore che ha beneficiato enormemente del lockdown è stato la pornografia: la multinazionale Mindgeek ha aumentato il suo fatturato, contribuendo alla corruzione di milioni di giovani e adulti costretti a rimanere a casa dall’emergenza pandemica, attraverso offerte promozionali e abbonamenti gratuiti, a seguito dei quali il numero dei suoi clienti è aumentato enormemente e di conseguenza anche il prezzo della pubblicità di terze parti. Considera che questo sito ottiene più traffico online rispetto ad Amazon, Twitter e Facebook(qui) con 3,5 miliardi di visitatori al mese(qui). Come possiamo vedere, la pandemia offre una preziosa opportunità per coloro che coltivano i vizi e le perversioni delle masse per poterle manipolare meglio.
- Concretamente, a quanto pare, l’Occidente ha imitato una politica di lockdown che è stata utilizzata per la prima volta dalla Cina, un paese totalitario. Questo non ci dimostra quanto noi occidentali siamo già influenzati dalla Cina? In quale altro modo possiamo spiegare perché l’Occidente imita i metodi cinesi?
La dittatura comunista cinese è sicuramente uno dei protagonisti della tragica farsa pandemica: c’è il concreto sospetto che abbia prodotto il virus, e la certezza che lo diffonda all’estero, vietando i voli nazionali ma permettendo quelli internazionali.
La dittatura comunista cinese è sicuramente uno dei protagonisti della tragica farsa pandemica: c’è il concreto sospetto che abbia prodotto il virus, e la certezza che lo diffonda all’estero, vietando i voli nazionali ma permettendo quelli internazionali
Anche la Cina sta sicuramente approfittando della crisi economica, sulla cui scia i gruppi finanziari cinesi stanno acquisendo infrastrutture, società strategiche, hotel e immobili prestigiosi, a partire dall’Italia.
Pechino è consapevole che l’istituzione del Nuovo Ordine Mondiale ottenuto attraverso il Grande Reset comporterà una «comunitarizzazione» dell’ideologia liberale, e ne approfitta per espandere il suo potere nel mondo, anche grazie alle quinte colonne che finanzia in varie nazioni: è esattamente quello che Edward Luttwak ha denunciato nei giorni scorsi dicendo che ministri e sottosegretari italiani sono al paga della Cina (qui).
- La sua è stata una delle prime voci che ci avvertivano che il coronavirus viene utilizzato per scopi politici. Ricordo come nelle primissime fasi, l’anno scorso a marzo, sono stata fortemente influenzata da persone come l’immunologo dottor Richard Hattchet, che ha dichiarato che «questa è la malattia più spaventosa che abbia mai incontrato in tutta la mia carriera», ha paragonato il coronavirus alla situazione della Seconda guerra mondiale (minuto 11.45) e ha elogiato il successo e le «incredibili serie di interventi» intrapresi dai comunisti cinesi a Wuhan. Ora mi rendo conto che sta lavorando a un vaccino per questo virus ed è finanziato con venti milioni di dollari dalla Bill and Melinda Gates Foundation. Questo esempio potrebbe spiegare come siamo arrivati ad accettare restrizioni così severe nella nostra vita e c’è stata davvero una collaborazione di forze diverse per spaventarci?
Anche la Cina sta sicuramente approfittando della crisi economica, sulla cui scia i gruppi finanziari cinesi stanno acquisendo infrastrutture, società strategiche, hotel e immobili prestigiosi, a partire dall’Italia
La Bill & Melinda Gates Foundation è tra i principali sponsor del virus e allo stesso tempo, come ho detto prima, Microsoft è il primo azionista del fondo di investimento Blackrock, che finanzia Pfizer, Moderna e Astra Zeneca. Inoltre, la Fondazione è tra i principali sponsor dell’OMS e ha ramificazioni in molte organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali. Sappiamo che in molti discorsi Bill Gates ha teorizzato di usare la pandemia per ridurre la popolazione mondiale, e che detiene il brevetto sui sistemi di monitoraggio sanitario della popolazione, nonché un sistema di pagamento che si interfaccia con il chip di tracciamento. Dire che Gates è un filantropo è come dire che Jack lo Squartatore era un fan dell’anatomia.
Vorrei ricordare, confermando il conflitto di interessi delle istituzioni internazionali nei confronti dei loro sponsor, che Bill Gates e George Soros hanno dato circa 1,4 milioni di euro al Consiglio d’Europa tra il 2004 e il 2013 e circa 690.000 euro tra il 2006 e il 2014, realizzando «una vera privatizzazione delle organizzazioni internazionali e, quel che è peggio, dei diritti umani»(qui),come denunciato dall’avvocato francese Grégor Puppinck, direttore del Centro europeo per il diritto e la giustizia.
Lo scopo di Gates, Soros e di altri «magnati» impegnati nell’agenda globalista è la decimazione della popolazione mondiale, la schiavitù delle masse e la concentrazione del potere e della finanza nelle mani di alcuni criminali che mirano al dominio del mondo e alla preparazione della venuta dell’Anticristo.
Dire che Gates è un filantropo è come dire che Jack lo Squartatore era un fan dell’anatomia
Di fronte a questo piano infernale, lo strumento del virus COVID-19 per imporre vaccini che fanno ammalare cronicamente miliardi di persone è perfettamente coerente con le loro affermazioni e con la sfortunata complicità di leader religiosi e politici di tutto il mondo, tra cui Jorge Mario Bergoglio, che, come sappiamo, ha tradito i cattolici cinesi con l’accordo di Pechino, consegnando i laici e la gerarchia nelle mani della setta scismatica agli ordini del Partito Comunista, in cambio di finanziamenti generosi.
- Lei ha recentemente detto in un’intervista che «il segretario generale delle Nazioni Unite ha recentemente dichiarato che il virus è stato usato per sopprimere il dissenso». Potrebbe dirci di più su ciò che ha detto il Segretario generale?
Le dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite possono essere intese sia come un’accusa che come un avvertimento alle nazioni a non procedere con la soppressione del dissenso, nonché come un riconoscimento delle reali intenzioni dell’élite.
Diciamo solo che questa affermazione conferma la prova dei fatti, soprattutto per quanto riguarda lo sforzo di imporre il passaporto vaccinale e con esso il vaccino di massa o la discriminazione nei confronti di coloro che non accettano di essere inoculati. Non escludo che questa ammissione possa servire anche da via per placare i dissidenti, facendo loro credere che l’ONU sia estranea al piano globalista.
Lo scopo di Gates, Soros e di altri «magnati» impegnati nell’agenda globalista è la decimazione della popolazione mondiale, la schiavitù delle masse e la concentrazione del potere e della finanza nelle mani di alcuni criminali che mirano al dominio del mondo e alla preparazione della venuta dell’Anticristo
- È possibile che siamo già a un punto in cui le élite globali che lavorano per un Global Reset sono effettivamente allineate con la Cina, indipendentemente dal dominio dittatoriale cinese del suo popolo?
La dittatura cinese è il paradigma di ciò che attende il mondo intero, se l’alleanza tra liberalisti e comunisti viene definitivamente suggellata.
La Cina dimostra che la dittatura è l’unica forma possibile per imporre il Grande Reset alle masse, replicando in una forma adattata alla situazione attuale ciò che Mao Zedong ha fatto con la Grande Rivoluzione Culturale negli anni ’60. Ciononostante, credo che, a un certo punto, gli obiettivi del Grande Reset e gli obiettivi della Cina non coincideranno più, soprattutto quando si tratterà di abolire il debito delle nazioni da cui la Cina riscuote enormi interessi: si troverebbe privata da un giorno all’altro di una potenza economica su altre nazioni a cui non è disposta a rinunciare, a meno che non venga proposta un’alternativa altrettanto redditizia dal punto di vista finanziario e politico.
La dittatura cinese è il paradigma di ciò che attende il mondo intero, se l’alleanza tra liberalisti e comunisti viene definitivamente suggellata.
- Dato che abbiamo imitato le regole di lockdown della Cina, dobbiamo aspettarci che anche l’Occidente sia sempre più incline a imitare la soppressione da parte della Cina del dissenso politico e dei gruppi religiosi, in particolare cattolici e in generale cristiani?
Mi sembra chiaro, come ho appena detto, che il modello di dittatura attualmente in vigore in Cina dovrà essere applicato anche alle nazioni alle quali deve essere imposto il Grande Reset: il dissenso civile, politico e religioso non è contemplato né tollerato, soprattutto quando dimostra la grottesca cospirazione del Nuovo Ordine Mondiale contro i popoli del mondo con valide argomentazioni e prove evidenti.
Le indicazioni sono già presenti da tempo in Occidente e nelle nazioni «libere»: censura spietata sui social media, totale asservimento dei media mainstream, controllo esasperato della vita degli individui, tracciamento dei movimenti e, ultimo ma non meno importante, il cosiddetto «credito sociale», che è già stato adottato in Cina e che alcuni suggeriscono dovrebbe essere usato anche da noi.
Il credito sociale viene utilizzato per assegnare a ciascun cittadino un punteggio che ha lo scopo di indicare la propria affidabilità agli occhi dello Stato, sulla base di informazioni possedute dal governo sulla base dell’analisi dei big data riguardanti la condizione economica e sociale dei propri cittadini. In sostanza si tratta di una forma di sorveglianza di massa volta a classificare individui e aziende, con la possibilità di escludere individui e organizzazioni dalla vita sociale ogni volta che non rispettano i parametri decisi dal governo. Ogni cittadino viene ricompensato o punito sulla base del proprio comportamento. Alcuni tipi di punizione includono il divieto di volare, l’esclusione dalle scuole private, il rallentamento della connessione Internet, l’esclusione da lavori di alto prestigio, la divieto di prenotare soggiorni negli hotel e infine l’immatricolato in una lista di divieto pubblico. Se consideriamo le misure che vengono adottate grazie alla pandemia relativa al «passaporto vaccinale», mi sembra che il modello cinese sia già in fase di attuazione quasi ovunque.
Mi sembra chiaro che il modello di dittatura attualmente in vigore in Cina dovrà essere applicato anche alle nazioni alle quali deve essere imposto il Grande Reset: il dissenso civile, politico e religioso non è contemplato né tollerato, soprattutto quando dimostra la grottesca cospirazione del Nuovo Ordine Mondiale contro i popoli del mondo con valide argomentazioni e prove evidenti.
Per quanto riguarda la repressione del dissenso religioso, va notato che Bergoglio ha dimostrato di voler sostituire la Chiesa cattolica con una struttura ecumenica e globalista che preservi solo il nome o il «marchio» del Coniuge di Cristo. Non è un caso che anche negli ambienti cattolici vi sia una delegittimazione sempre più forte di coloro che non sono disposti a rinunciare alla Fede in nome della sottomissione all’ideologia dominante; e, sul fronte opposto, la Santa Sede è attenta a non condannare le dottrine eterodosse promosse da varie Conferenze Episcopali, a cominciare da quelle in Germania, Belgio e Olanda. Infatti, la base ideologica di queste dottrine – ad esempio le benedizioni delle coppie sodomitiche o l’indifferentismo religioso promosso dal cosiddetto dialogo ecumenico – si trova nel «magistero» di Bergoglio ed è coerente con l’approccio eretico iniziato dal Vaticano II, che ha avviato il processo di dissoluzione della società tradizionale che ha seguito la rivoluzione del 1968 in Europa e in America e , come dicevamo, la rivoluzione culturale in Cina.
- Alla luce di una possibile crescente collaborazione tra le élite globali del Grande Reset e la Cina, lavorando per una società meno libera, che cosa pensa dell’avvertimento di Nostra Signora di Fatima che, senza una corretta consacrazione della Russia, la Russia diffonderebbe i suoi errori in tutto il mondo, con il comunismo come suo principale errore?
L’incapacità di consacrare la Russia nel Cuore Immacolato di Maria portò alla diffusione del comunismo in tutto il mondo; oggi vediamo il comunismo alleato con l’altro nemico giurato del cristianesimo, il liberalismo. Questa alleanza infernale ha lo scopo di portare all’istituzione del Nuovo Ordine e all’avvento dell’Anticristo. Ma non dimentichiamo che la Madonna ha detto che, prima della persecuzione finale, il mondo godrà di un periodo di pace.
Penso che il Grande Reset e il progetto satanico del Nuovo Ordine sotto la Sinarchia Massonica non siano ancora riusciti a imporsi, anche se ci siamo avvicinati molto ad esso.
Penso che il Grande Reset e il progetto satanico del Nuovo Ordine sotto la Sinarchia Massonica non siano ancora riusciti a imporsi, anche se ci siamo avvicinati molto ad esso. Spero e prego che la Provvidenza usi questa pseudo-pandemia per mostrarci il mondo distopico che ci aspetta se non torniamo a Dio, se continuiamo ad offenderlo e a violare i suoi Comandamenti, se neghiamo la divina Regalità di Nostro Signore, preferendo invece vivere sotto la tirannia del Male.
Molte persone che fino a ieri erano ancora convinte della bontà del progetto globalista e della sua compatibilità con la Fede cominciano a capire quanto sia antiumano e anticristico.
Forse non tutto è perduto, se sappiamo capire che non c’è pace se non dove Cristo è riconosciuto come Re: pax Christi in regno Christi. Coloro che credono di poter costruire una società prospera e pacifica senza porre le sue fondamenta sulla roccia di Nostro Signore avranno la stessa fine di coloro che volevano costruire la Torre di Babele per sfidare Dio. Dextera tua, Domine, magnificata est in fortitudine: dextera tua, Domine, percussit inimicum – La tua mano destra, o Signore, è ingrandita in forza: la tua mano destra, o Signore, ha ucciso il nemico (Es 15:6).
- Cosa possiamo fare noi cattolici per fermare un processo così spaventoso in tutto il mondo e ripristinare le nostre libertà costituzionali che sono state ingerite e limitate in nome di una crisi sanitaria?
Molte persone che fino a ieri erano ancora convinte della bontà del progetto globalista e della sua compatibilità con la Fede cominciano a capire quanto sia antiumano e anticristico.
La violazione delle «libertà costituzionali» è solo un aspetto del problema: prima di questo c’è la violazione della Legge di Dio, in nome della quale l’aborto, l’eutanasia, la sodomia e le peggiori perversioni sono chiamati «diritti», mentre in realtà rappresentano una sfida alla Maestà di Dio.
Ricordiamolo bene: Deus non irridetur – Dio non va deriso (Gal 6,7) – non si può giocare con Dio, figuriamoci sfidarlo.
Per fermare questa corsa infernale verso l’abisso abbiamo un’unica soluzione: cambiare la nostra vita convertendosi radicalmente; evangelizzare coloro che non credono con la parola e con l’esempio; pregare il Signore chiedendogli di far tornare la Gerarchia della Chiesa ad essere testimone di Cristo e non schiava del mondo; invocare la Santissima Vergine, chiedendole di concederci un Papa santo e timorato di Dio, che si porterà come nuovo profeta in questa Ninive che è il mondo moderno, ammonendo i potenti della terra come Giovanni Paolo II sapeva ancora fare su temi fondamentali come il rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale o alla famiglia.
Cerchiamo piuttosto di far regnare Cristo soprattutto nei nostri cuori e, di conseguenza, nelle nostre famiglie, perché regni anche nelle nostre società.
Smettiamola di credere che possiamo fare a meno di Dio, pensando che sia sufficiente seguire qualsiasi credo che ci piace per essere salvati, o che l’Unico e Trino Dio che si è rivelato a noi e che ha sacrificato il Suo Figlio unigenito per la nostra salvezza possa essere posto sullo stesso livello degli idoli falsi e bugiardi, a cominciare dalla maledetta pachamama.
Cerchiamo piuttosto di far regnare Cristo soprattutto nei nostri cuori e, di conseguenza, nelle nostre famiglie, perché regni anche nelle nostre società.
Se sappiamo essere il sale della terra (Mt 5,13) per la restaurazione del Regno di Nostro Signore, la società non può che beneficiarne; se invece andiamo d’accordo con il piano infernale del Grande Reset in nome di un’impossibile fratellanza tra Il Bene e il Male, saremo inesorabilmente destinati alla condanna di essere calpestati dagli uomini(ibid.), insieme ai nemici di Dio.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
9 aprile 2021
Feria VI infra Octavam Paschae
Geopolitica
La crisi sacrificale della Terza Guerra Mondiale. Europa, Asia, Africa verso le fiamme
Bergoglio, anni fa, usò, per una volta, un’espressione interessante: «Terza Guerra Mondiale, ma fatta a pezzi».
È estremamente probabile che, come sempre, il vecchio argentino non sapesse quello che stava dicendo, voleva solo usare una frase per fare effetto sul pubblico, che è il suo bisogno intimo di uomo e di gesuita. Tuttavia, individuare sulla scenda mondiale i frammenti caldi di un enorme conflitto in via di caricamento, non era sbagliato, e non lo è oggi.
La questione è che la Terza Guerra Mondiale, invece che vederla in diversi pezzi, la stiamo forse per vedere tutta intera.
La situazione in Africa precipita. Ieri abbiamo visto che tutti, dalla giunta golpista nigerina ai governi dei limitrofi Mali e Burkina Faso, con segni di disagio evidente perfino a Palazzo Chigi (dove, ricordiamolo, grazie al Trattato del Quirinale può sedere un ministro francese), temono come imminente un blitz francese in Mali. Abbiamo sentito parlare, addirittura, di un possibile strike sul palazzo del potere realizzato con missili. Non impossibile, anzi déjà vu: due anni fa Parigi eliminò con un drone nel Sahara un capo ISIS, Kamel Abderrhahmal. Ciò non toglie che vi siano governi africani che accusano i francesi di essere dietro agli stessi terroristi che dicono di voler combattere, così da giustificare la propria presenza militare.
Vi è una questione di politica interna da ricordare – o, per meglio dire, di psicopolitica.
Al di là delle forniture di uranio nigerino che sono per un terzo necessarie alla «rinascita dell’industria nucleare francese», bisogna considerare la condizione di Macron: schiaffeggiato e pomodorizzato in pubblico, gli fanno il dito durante la parata del 14 luglio, infamano la sua strana moglie dicendo che è un uomo (non è vero, e Brigitte vuole denunziare chi fa circolare questa voce infondata). Da questa base, si parte per rammentare le immense manifestazioni antilockdown, quelle contro la riforma pensioni (che inneggiarono alla ghioglittina) e infine, indelebili, le immagini di barbara devastazione urbana viste il mese scorso con la rivolta etnica delle banlieue.
Il giovane presidente francese non può permettersi di mostrare ulteriore debolezza, rischiando, visto l’accumulo di insuccessi ed impopolarità, di passare alla storia come un presidente finito detronizzato.
Ecco perché un raid in Niger, anche cruento, è una tentazione cui sarà difficile resistere per l’Eliseo. Una repressione dei manifestanti anti-riforme o dei selvaggi afroislamici delle periferie date alle fiamme costerebbe morti francesi, con contraccolpo politico e mediatico insostenibile: ecco perché, soprattutto nel caso della rivolta etnica metropolitana, hanno lasciato fare.
I morti nigerini, invece, sarebbero lontani dagli occhi e dal cuore: una politica tipica dell’Eliseo, leggibile anche quando, nel 1996, Parigi riprese gli esperimenti nucleari in quel di Mururoa, nel Pacifico francese. (Come vedremo più sotto, si tratta di proiettare fuori di sé la violenza che non si può dirigere contro se stessi)
Un intervento francese in Niger, fatto per riportare la svanita egemonia parigina nell’africa francofona, farebbe partire il domino nero, dove quantità di altri Paesi, vicini o meno, hanno già fatto il salto verso l’appoggio russo e la presenza fisica del gruppo Wagner (che pare essere seguito da vicino dai servizi francesi, visto che sapevano anzitempo della rivolta di Rostov di poche settimane fa).
Un’Africa arsa dalle fiamme della guerra andrebbe ad aggiungersi al disastro europeo in corso.
L’Ucraina è sul bordo, più che della sua distruzione, della follia. Abbiamo visto, in questi mesi, cose enormi: attacchi alla centrale atomica più grande d’Europa, dighe saltate, richieste di armi di distruzione massiva. Perfino i polacchi (che durante la Seconda Guerra mondiale, peraltro, furono trucidati a mazzi da Bandera) si stanno stufando; tuttavia ciò conta poco: armati fino ai denti dalla NATO (cioè, in parte, anche dall’Italia che si è privata, per esempio, di difficilmente rimpiazzabili sistemi antimissile SAMP-T) il regime di Kiev può divenire una fonte di morte e destabilizzazione per lungo tempo – come abbiamo scritto l’anno scorso, anche in un dopoguerra dove ci ritroveremo in casa, armati e determinati, i giovani profughi ucronazisti ospiti della badante di vostro nonno.
La guerra in Europa, insomma, c’è già. E può , in estrema scioltezza, estendersi. Cosa succederà alla Moldavia? La politica interna del Paese è già polarizzata in modo irrecuperabile, con il partito di opposizione messo al bando, esponenti politici esiliati e messi sotto accusa in quanto «filoputiniani», e quindi complici di un disegno russo per rovesciare il governo di Chisinau. La Transnistria rimane, etnicamente, pura Russia. Cosa accadrebbe se le truppe di Mosca finissero di esitar ed arrivassero ad Odessa? L’annessione della Transnistria sarebbe inevitabile – e il caos moldavo, in cui entra in giuoco ovviamente anche la Romania, prenderebbe fuoco una volta per tutte.
In Asia, come sappiamo, il flashpoint rimane Taiwan, dove l’invasione della Cina comunista è stabile nell’orizzonte ravvicinato di Formosa. I countdown sulla guerra finale con Pechino (tra cinque anni? Tra sette anni?) si sprecano. Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato abbiamo assistito al bizzarro caso della TV che inviò il segnale di allarme per avvenuta invasione.
Il mondo si prepara al contraccolpo della fine di Taipei: non essendoci più alcun prodotto sul mercato che non si serva di microchip (o con esso venga prodotto per automazione), gli effetti sull’economia globale non potranno che essere devastanti – la settimana scorsa, dato preoccupante sfuggito ai più, il colosso taiwanese produttore di chip TSMC ha perso il 10%.
Vediamo come – in Europa, in Asia e in Africa – al momento venga mantenuta la divisione in blocchi, tipica di quella che è la storia di superficie delle grandi guerre mondiali. Di qui abbiamo Russia e Cina, di là Washington e i suoi lacchè europei e qualche satellite asiatico.
Sembrerebbe, in ultima analisi, tutto semplice. Se le faglie di scontro tra i blocchi fossero solo tre, tutto sommato la cosa potrebbe essere risolvibile.
Chi considera la questione in modo militare, geopolitico o diplomatico tuttavia non afferra quello che potrebbe essere il quadro di distruzione scatenato. Del resto, se non conosci la radice, come puoi vedere le ramificazioni?
Parliamo dunque qui delle radici spirituali, metafisiche, metastoriche dei conflitti dell’ora presente.
Dobbiamo al filosofo francese Réné Girard lo studio della violenza umana in correlazione al sacrificio. Il rito, scrive nel seminale La violenza e il sacro (1972), è un sistema grazie al quale la società elimina la violenza che sta per rivolgersi contro se stessa, proiettandola fuori, in un capro espiatorio, in un nemico. Le feste – e le guerre – altro non sarebbero che materializzazione di questo fenomeno. La società necessita di arrivare al punto in cui, per riorganizzarsi e sopravvivere, deve arrivare alla violenza eliminando la sua componente autodistruttiva.
Il rito, il sacrificio, quindi è pura violenza, reale o simulata , presente o ricordata.
Il rito del sacrificio è violento, tuttavia la sua funzione è catartica, è fatto per incanalare la violenza, destinata altrimenti a straripare nel corpo sociale. Il momento in cui la società diviene via via più instabile a causa della violenza inespressa e non ritualizzata è chiamato «crisi sacrificale».
Chi riconosce la deriva post-cristiana della società – cioè la vittoria di modelli di esistenza umana programmati dalle massonerie – può comprendere la meccanica psicosociale in questione.
«La “crisi sacrificale”, ossia la perdita del sacrificio, vuol dire perdita della differenza tra violenza impura e violenza purificatrice» scrive Girard. «Una volta perduta tale differenza, non c’è più purificazione possibile, e la violenza impura, contagiosa, cioè reciproca, si diffonde nella comunità. La differenza sacrificale, la differenza tra il puro e l’impuro non può cancellarsi senza trascinarsi dietro tutte le altre differenze».
«C’è qui un’unica e medesima azione della reciprocità violenta dilagante. La crisi sacrificale è da definirsi come “crisi delle differenze”, cioè dell’ordine culturale nel suo insieme» continua La violenza e il sacro. «Questo ordine culturale, infatti, non è nient’altro che un sistema organizzato di differenze; sono gli scarti differenziali a dare agli individui la loro “identità”, che permette loro di situarsi gli uni rispetto agli altri».
Le parole del filosofo sono quanto mai attinenti all’ordinamento delle Nazioni nell’ora presente.
In una realtà dove la confusione causata ai popoli è programmatica (con abolizione scientifica delle distinzioni: maschio/femmina, cittadino/immigrato, lavoratore/parassita, santo/peccatore, etc.) , in una condizione in larga parte di deritualizzazione della vita pubblica, la crisi sacrificale mondiale è un fenomeno ineluttabile.
E così, lo è anche il suo effetto finale: la violenza.
Tale violenza purificatrice, quindi, non sarà cercata ed agita dai soli russi, cinesi, ucraini, nigerini: sarebbe possibile in quantità di popoli che sentono di dover tornare a strutturare il proprio ordine.
I pezzi di questa guerra mondiale sacrificale sono ovunque: e pronti ad esplodere, per simpatia, nel caso della deflagrazione più grande di una guerra fra blocchi sempre più dichiarata.
Non siamo sicuri che la pace sugellata da Pechino tra Iran e sauditi potrebbe resistere. Ciò comporterebbe la ripartenza della tensione in Yemen, dove non sappiamo quanto bene gli Huthi abbiano preso gli accordi dell’alleato di Teheran con chi li massacrava con mostruosi bombardamenti sino a poco fa, producendo morte a profusione, e diecine di migliaia di sfollati. Come abbiamo riportato su Renovatio 21, gli Huti non si sono limitati a subire: hanno lanciato diversi attacchi con droni contro l’Arabia Saudita.
Lo scenario in Arabia potrebbe divenire ancora più fantasioso: un crollo del regno dei Saud aprirebbe la corsa al ruolo più ambito del mondo musulmano, quello di Khadim al-Ḥaramayn al-Sharifayn «custode delle due Sacre Moschee», di cui ora si fregia il re saudita, e che dà, ovviamente, un potere immenso su più di un miliardo di musulmani che per precetto devono visitare la Mecca almeno una volta nella vita.
La Repubblica Islamica d’Iran sarebbe decisamente interessata ad una custodia messa in discussione, ma non sono da sottovalutare le mire del wannabe califfo Erdogan, il quale ha peraltro appena chiesto di entrare in Europa come prezzo per il suo assenso alla Svezia nel Patto Atlantico: pensate a quanto sarebbe bello, la UE e la NATO che arrivano fino alla Mecca. Paradossi di cui, ad un certo punto, mica ci stupiremmo. Scenari che, comunque, costerebbero fiumi ulteriori di caos e sangue.
Non troppo più in là, Pakistan e Afghanistan potrebbero risolvere le loro dispute con le armi – i talebani ne hanno tante, sono quelle che ha lasciato loro generosamente Biden nel 2021, e magari qualcuna sta filtrando anche a quei «talebani pakistani» che tanti grattacapi stanno dando a Islamabad (gli studenti coranici afghani, si diceva, erano una creazione dei servizi pakistani dell’ISI: la golemica è una specialità non solo della CIA).
Il Pakistan, che ricordiamo è una potenza nucleare in crisi economica, energetica e politica, il sacrificio potrebbe cercarlo tuttavia con il nemico di sempre, l’India – in modo da fare i conti con i decenni di odio (e qualche episodio con spari, come a Kargill nel 1999) e i milioni di morti nelle violenze post-partizione del 1947.
Tuttavia, sarebbe interessante vedere come potrebbe esplodere anche un altro fronte dei dintorni: il confine himalayano tra Cina e India. Chi contesta che tra Pechino e Nuova Delhi non può esservi scontro perché appartenenti presumibilmente allo stesso blocco per via dei BRICS e della persistente comune alleanza con Mosca anche in era sovietica (con alti e bassi) non conosce le dinamiche delle guerre mondiali. Ad esempio, l’URSS e gli USA erano alleate per combattere Hitler, ma non il Giappone. Stalin dichiarò guerra a Tokyo solo il 7 agosto 1945, cioè tra i bombardamenti atomici americani di Hiroshima e Nagasaki, che alcuni storici osano dire hanno arginato l’ingresso delle truppe sovietiche nell’Hokkaido, preservando il Giappone da un destino tedesco-coreano di nazione divisa.
India e Cina, insomma, potrebbero essere libere di tornare a picchiarsi in Himalaya, e non più con sassi e bastoni e botte da orbi (magari pure con qualche robot killer), e nemmeno con piccole guerre come le due ufficiali che hanno combattuto nella seconda metà del XX secolo. Teniamo a mente, sempre, che entrambe dispongono di armi termonucleari – come il Pakistan, che – perché no? – potrebbe zompare in questo macello.
Più sotto, Pechino potrebbe una volta per tutta, oltre che pensare a Taiwan, togliersi quello che è stato definito dai giornali del Partito Comunista Cinese come il «chewing gum attaccato allo stivale della Cina», è cioè l’Australia, che si sta paranoicamente preparando a respingere invasioni cinesi da anni – senza rendersi conto, come abbiamo visto con la repressione pandemica di Melbourne, di essere divenuta simile alla stessa Cina che vuole combattere.
Altre crisi sacrificali potrebbero deflagrare in Libano, e in Siria, dove peraltro si stanno consumando vari incontri ravvicinati tra velivoli russi e americani. La violenza contagerebbe ovviamente Israele, che mai ha risolto una crisi che sia una e i relativi appetiti di violenza che ne scaturiscono, anzi ha peggiorato quanto possibile il quadro dell’aerea – memento, anche qui, che, segreto di Pulcinella, Israele ha qualche centinaio di testate atomiche.
Europa, Africa, Asia… e le Americhe?
È difficile prevedere cosa potrebbe succedere in America latina. La situazione è instabile in Bolivia, già oggetto di quella che è stata chiamata «la prima guerra del litio». Così come il Venezuela, primo produttore di petrolio del continente, sotto il tallone dell’ideologia bolivarista del defunto Hugo Chavez e stretto nella morsa di una povertà dilagante scaturita dallo scontro con gli USA, potrebbe finire in una spirale che, magari, potrebbe coinvolgere soggetti tradizionalmente filo-Washington dell’area (la Colombia? Un Cile impazzito?)
La crisi sacrificale più evidente è tuttavia interna agli USA, il Paese che ha per programma ufficiale la cancellazione di quelle differenze che Girard vedeva come motore della violenza «sacra».
Abbiamo scritto in passato che un arresto di Donald Trump, berlusconizzato anche questa mattina con un incredibile attacco della magistratura USA diretta dal Dipartimento di Giustizia di Biden, potrebbe portare, in realtà alla pace planetaria: perché, se scoppiasse una guerra civile americana, prima di una guerra mondiale, l’Ucraina perderebbe il sostegno del gigante (e come Kiev, Varsavia, i Baltici, etc.) facendole quindi crollare ogni speranza di resistere contro le forze russe.
Ebbene, crediamo che sia troppo tardi per questo, oramai. Un’eventuale guerra civile americana potrebbe magari fermare la guerra fra i blocchi nelle principali zone calde, ma non fermerebbe lo scatenarsi di violenze in tutte le altre zone di crisi liberate ulteriormente del poliziotto globale.
Piccole guerre, che certo non suonerebbero come le proposte, sentite in Russia di recente, di buttare un’atomica tattica su una città europea, tanto per rimettere le cose a posto – tuttavia, proprio per i motivi che abbiamo descritto sopra, anche i microconflitti, in presenza di una volontà di morte delle élite, si possono trasformare in grandi guerre mondiali: chiedete all’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria-Este, se volete.
Il fatto è che il mondo non è costretto a nessuna di questa prospettive. La catena del male si può fermare: non siamo obbligati alla violenza per inarrestabile meccanica antropologica, per ineludibile componente interiore dell’essere umano.
Il sacrificio può essere fermato con Sacrificio più grande. Questo è uno dei significati attribuibili a Gesù Cristo e alla sua Croce – dopo il Sacrificio di Dio, ci è stato detto, non c’è bisogno di altro sacrificio se non quello che si celebra ogni giorno, e in ogni angolo della Terra, nella Santa Messa. Il lettore non cattolico può non capirlo, ma questa è esattamente la funzione della Messa: ripetere materialmente il sacrificio più grande, a beneficio dell’umanità, che può così abbandonare il suo bisogno della violenza.
«Misericordia io voglio e non sacrifici» dice il Maestro (Mt 9, 13).
E noi, guardando il sangue che esce dalla sua Croce, diciamo: non vogliamo la guerra, ma la pace.
Potete pregare, quindi, proprio quel il Dio che ha preso su di sé la violenza degli uomini, affinché sia evitato a noi e alla nostra discendenza il sacrificio inutile della nuova guerra mondiale, voluta da creature dementi e possedute.
Esse odiano voi e l’umanità stessa. Esse sole vanno sconfitte e vinte – senza che lo spargimento di sangue riguardi tutti noi.
Roberto Dal Bosco
Geopolitica
Lite tra Ucraina e Polonia. Ambasciatore convocato
Il ministero degli Esteri ucraino ha convocato l’ambasciatore polacco a Kiev, Bartosz Cichocki, per quelle che ha definito osservazioni «inaccettabili» di un alto funzionario a Varsavia.
Lo scandalo riguarda il capo dell’ufficio politico internazionale all’interno dell’amministrazione presidenziale polacca, Marcin Przydacz, che ha invitato l’Ucraina a essere più grata al suo vicino per l’assistenza fornita.
La politica «non dovrebbe mettere in discussione la comprensione reciproca», ha affermato Kiev in un comunicato, respingendo le affermazioni «sulla presunta ingratitudine degli ucraini» come «false».
Nei suoi commenti, Przydacz aveva difeso il divieto di importazione di grano ucraino in Polonia, una scelta peraltro condivisa con l’Ungheria di Viktor Orban.
Parlando con l’emittente polacca TVP, il Przydacz aveva affermato che «sarebbe giusto che l’Ucraina iniziasse ad apprezzare il ruolo che la Polonia ha svolto per l’Ucraina negli ultimi mesi e anni».
Il capo dell’ufficio politico ha anche insistito sul fatto che gli interessi degli agricoltori polacchi vengono prima di tutto, in particolare durante il periodo del raccolto. «Per quanto riguarda l’Ucraina, ha ricevuto molto sostegno dalla Polonia», ha aggiunto.
L’intervista ha immediatamente suscitato una reazione rabbiosa da parte di Kiev. Andrey Sibiga, il vice capo dell’amministrazione del presidente ucraino, ha criticato quelli che ha definito i tentativi di alcuni politici polacchi di diffondere «affermazioni infondate» secondo cui l’Ucraina non apprezza l’aiuto di Varsavia, riporta RT.
È «ovvio» che le opinioni siano state espresse nel perseguimento degli «interessi opportunistici» di qualcuno, ha detto lunedì Sibiga in una forte dichiarazione su Facebook.
L’UE ha inizialmente revocato le tariffe e le quote per le esportazioni ucraine nel tentativo di sostenere il Paese nel suo conflitto armato con la Russia. I prodotti alimentari ucraini più economici hanno poi invaso il mercato comune del blocco, scatenando le proteste tra gli agricoltori dell’Europa orientale. Cinque nazioni dell’UE hanno imposto restrizioni unilaterali sul grano in arrivo prima che l’UE accettasse le loro richieste e imponesse un divieto ufficiale.
Lo sviluppo ha inasprito le relazioni tra Kiev e Varsavia. La scorsa settimana, il presidente ucraino Zelens’kyj ha definito il divieto «non europeo» e ha invitato Bruxelles a farlo scadere il 15 settembre. Anche il primo ministro ucraino Denis Shmigal ha criticato specificamente la posizione della Polonia, definendola «ostile e populista».
Il ministro degli Esteri polacco Pawel Jablonski ha respinto le critiche, sottolineando l’ampia assistenza del suo Paese all’Ucraina. Ha anche affermato che la Polonia è stata guidata dai propri interessi, anche quando si tratta di aiutare Kiev.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente russo Putin si è recentemente dilungato in spiegazioni, anche di carattere storico piuttosto approfondito, sulle mire della Polonia nei confronti dell’Ucraina occidentale.
L’idea di un’annessione di porzioni dell’Ucraina occidentale, che sono state storicamente polacche (Leopoli, Ternopoli, Rivne) aleggia sin dall’inizio nel conflitto nelle chiacchiere sui progetti di Varsavia.
Un articolo apparso sul quotidiano turco Cumhuriyet di fine 2022 riportava che il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj avrebbe negoziato con le autorità polacche la partecipazione delle forze armate polacche al conflitto in Ucraina.
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Geopolitica
Il Parlamento ungherese non ratifica l’adesione della Svezia alla NATO
Fidesz, il partito politico al governo in Ungheria, ha boicottato il voto all’Országgyűlés, l’Assemblea Nazionale unicamerale, sulla ratifica dell’adesione della Svezia alla NATO, facendo fallire la misura. Lo riportano vari media ungheresi.
Fidesz, che è la formazione politica del presidente Viktor Orban, ha due terzi dei parlamentari nell’Assemblea Nazionale, quindi il boicottaggio è stato garantito per condannare il voto al fallimento. Secondo voci circolanti, il governo magiaro non vorrebbe che il voto venga preso in considerazione prima di settembre.
La NATO ha bisogno sia dell’Ungheria che della Turchia per approvare la ratifica dell’ingresso di Stoccolma nel Patto Atlantico.
La Turchia ha chiarito che non si occuperà della questione prima di ottobre e che si aspettano innanzitutto che la Svezia mantenga alcune promesse.
I partiti di opposizione ungheresi, avevano sostenuto che la reputazione del paese con gli altri Paesi membri della NATO sarebbe stata danneggiata.
Come riportato da Renovatio 21, ad aprile il presidente della Camera ungherese Laszlo Kover ha affermato di aver ricevuto dozzine di e-mail da elettori svedesi e finlandesi che lo esortavano a bloccare l’adesione dei loro paesi alla NATO.
A differenza dell’Ungheria, che ha tenuto un referendum prima di aderire alla NATO nel 1999, la Finlandia e la Svezia hanno entrambe rinunciato alla loro neutralità e hanno chiesto di aderire alla NATO lo scorso anno, e sebbene i sondaggi indicassero che la maggioranza degli elettori in entrambi i Paesi sosteneva la mossa, nessuno dei due governi ha deciso di un referendum.
Sia Stoccolma che Helsinki, va ricordato, provengono da una lunga storia di Stati neutrali, che pareva un tempo assai condivisa dalla popolazione. Come riportato da Renovatio 21, alle spalle entrambi i Paesi – guidati allora da premier legate al WEF di Davos – avevano ricevuto le pressioni dei britannici per entrare nel Patto Atlantico.
Tre settimane fa la Russia ha approvato un prestito per costruire due centrali atomiche in Ungheria, mentre la Germania pare voler ostacolare la loro realizzazione. L’anno scorso era emerso che l’Ungheria era l’unico Stato UE che ancora riceveva gas russo.
L’Ungheria con la Polonia ha vietato le importazioni di cibo ucraino. Con l’Austria invece è tra quei Paesi che hanno annunciato che non invieranno più armi a Kiev.
A cause delle sue politiche a favore delle famiglie, Budapest è sotto il costante ricatto di Bruxelles, che congela fondi per decine di miliardi per «punire» il governo Orban. L’estate scorsa la scure UE si abbatté anche sui carburanti.
Orban, che rifiuta l’accusa a Putin di essere un «criminale di guerra», ha espresso soddisfazione per la recente vittoria elettorale di Erdogan (il presidente dell’altro Paese NATO che sta tardando l’ingresso della Svezia) contro l’«uomo di Soros».
Del miliardario filantropo Orban un tempo fu allievo nell’Ungheria post-comunista; ora è, edipicamente, divenuto uno dei suoi più acerrimi avversari.
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