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Psicofarmaci

Problemi di salute mentale: la triste nuova normalità nei campus universitari USA

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Renovatio 21 pubblica questa traduzione su gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

I campus universitari sono testimoni di livelli record di problemi di salute mentale degli studenti, che vanno da depressione e disturbi d’ansia a comportamenti autolesionistici o peggio. Un medico che scriveva qualche anno fa su Psychology Today ha affermato che non è né una «esagerazione» né «allarmismo» riconoscere che i giovani americani stanno vivendo «livelli di stress e psicopatologia più elevati che mai nella storia della nazione», con conseguenze che sono «difficili da sovrastimare».

 

Le difficoltà nei campus universitari sono manifestazioni delle problematiche che iniziano a compromettere la salute dei bambini americani in giovane età. Per esempio, molti studenti entrano all’università con un carico pesante di malattie croniche o una diagnosi di malattia mentale a insorgenza giovanile che li ha resi dipendenti da psicofarmaci o altri medicinali.

Molti studenti entrano all’università con un carico pesante di malattie croniche o una diagnosi di malattia mentale a insorgenza giovanile che li ha resi dipendenti da psicofarmaci o altri medicinali.

 

Anche la prevalenza infantile di diverse forme di deficit cognitivo è aumentata ed è associata a successive problematiche psichiche.

 

Inoltre, la maggior parte degli studenti americani è ora impreparata a livello accademico per la propria carriera universitaria, come dimostrato dai livelli storicamente bassi dei risultati nei test di valutazione standard. Una volta all’università, grandi proporzioni di studenti, sempre più caratterizzati come fragili dal punto di vista emotivo, incolpano problematiche psichiche di aver interferito in modo significativo con la loro capacità di rendimento.

 

I risultati di queste tendenze, tra cui l’aumento dei tassi di suicidio tra gli studenti e il calo dei tassi di completamento del college, sono di cattivo auspicio per il futuro dei giovani e della nostra nazione.

 

Ansia paralizzante e depressione

Un’indagine del 2018 presso 140 istituti di istruzione ha interpellato quasi 90.000 studenti universitari in merito alla loro salute negli ultimi 12 mesi. L’indagine ha rilevato che più di tre intervistati su cinque (63%) hanno riferito di aver vissuto «un’ansia opprimente» nell’ultimo anno, mentre due su cinque (42%) hanno riferito di sentirsi «così depressi da rendere difficile il lavoro». Gli studenti hanno anche riferito che ansia (27%), difficoltà di sonno (22%) e depressione (19%) hanno influenzato negativamente il loro rendimento scolastico.

Il 12% degli studenti universitari ha riferito di aver «seriamente considerato il suicidio»

 

Nello stesso sondaggio, il 12% degli studenti universitari ha riferito di aver «seriamente considerato il suicidio». Un altro studio, che ha riguardato studenti universitari con depressione, ansia e disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) che erano stati segnalati dai centri di consulenza universitaria per la valutazione psicofarmacologica, ha scoperto che la stessa percentuale, pari al 12%, aveva effettivamente compiuto almeno un tentativo di suicidio. La metà degli studenti di quest’ultimo studio aveva precedentemente ricevuto una prescrizione di farmaci, il più delle volte antidepressivi.

 

I college stanno sentendo la pressione, con una domanda crescente a livello nazionale di servizi per la salute mentale nei campus. Uno studio del Centro per la Salute Mentale Universitaria della Penn State ha riportato un aumento medio dal 30% al 40% nell’uso dei centri di consulenza da parte degli studenti tra il 2009 e il 2015, in un periodo in cui l’iscrizione è cresciuta solo del 5%. Secondo il rapporto della Penn State, «l’aumento della domanda è caratterizzato principalmente da una crescente frequenza di studenti con una prevalenza a lungo termine di indicatori di minaccia verso se stessi».

 

Vaccini per il college

«L’aumento della domanda è caratterizzato principalmente da una crescente frequenza di studenti con una prevalenza a lungo termine di indicatori di minaccia verso se stessi»

La maggior parte dei college si aspetta che i nuovi studenti abbiano ricevuto tutti i vaccini per l’infanzia consigliati dal CDC e che prima dell’immatricolazione al college aggiungano tutti i vaccini o le dosi che non abbiano effettuato in precedenza. In particolare, è probabile che le università sottolineino l’importanza del richiamo dei vaccini contro tetano – difterite – pertosse (Tdap) e morbillo – parotite – rosolia (MMR); il vaccino contro il papillomavirus umano (HPV); la vaccinazione anti meningococcica e i vaccini antinfluenzali annuali. 

 

È improbabile che le cliniche avvertano gli studenti universitari appena vaccinati sulle potenziali conseguenze negative da tenere d’occhio, ma due università (Penn State e Yale) hanno fatto notizia nel 2017 quando i loro ricercatori hanno pubblicato uno studio che mostrava una relazione temporale tra i disturbi neuropsichiatrici di nuova diagnosi e i vaccini ricevuti nei tre o dodici mesi precedenti.

I ricercatori hanno osservato un aumento dei disturbi mentali diagnosticati dopo la vaccinazione antinfluenzale

 

Anche se i ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche di bambini dai 6 ai 15 anni, non di studenti universitari, hanno trovato associazioni particolarmente forti per tre disturbi comuni nei campus universitari – anoressia nervosa, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi d’ansia – e hanno osservato un aumento dei disturbi diagnosticati dopo la vaccinazione antinfluenzale (uno dei vaccini che gli studenti universitari hanno maggiori probabilità di subire). Hanno anche rilevato significative associazioni temporali che collegano la vaccinazione contro la meningite sia all’anoressia che ai tic cronici.

 

Per prendere le distanze da una implicazione eccessiva dei vaccini, questi ricercatori hanno successivamente proposto diversi meccanismi meno controversi per spiegare i loro risultati, compresa la presenza di fattori infiammatori o genetici predisponenti. Uno dei ricercatori ha persino suggerito che il «trauma» di essere «infilzato da un ago» potrebbe innescare esiti neuropsichiatrici avversi.

 

I ricercatori hanno anche rilevato significative associazioni temporali che collegano la vaccinazione contro la meningite sia all’anoressia che ai tic cronici

Questa assurda scappatoia ignora notevoli prove sperimentali sia sugli animali che sull’uomo che collegano le risposte immunitarie prodotte dai vaccini (e dagli adiuvanti vaccinali) a manifestazioni avverse per la salute mentale.

 

Infatti, alcuni ricercatori vaccinano animali o persone sane solo per studiare questo fenomeno. Per esempio:

 

  • Uno studio ha intenzionalmente iniettato ai topi il vaccino usato contro la tubercolosi (vaccino BCG) per indurre un «comportamento depressivo», scoprendo che la depressione indotta dal vaccino era resistente al trattamento con antidepressivi standard. 

 

La depressione indotta nei topi  dal vaccino per la tubercolosi era resistente al trattamento con antidepressivi standard

  • Un altro studio sui topi ha rilevato che sia gli antigeni che l’adiuvante di alluminio del vaccino Gardasil contro l’HPV producevano anomalie comportamentali, compresa la depressione, significativamente maggiori nei topi esposti rispetto ai topi non esposti.

 

  • Ricercatori dell’Università della California hanno seguito studenti universitari sani per una settimana prima e dopo la vaccinazione antinfluenzale; in assenza di sintomi fisici, hanno rilevato un aumento dell’infiammazione post-vaccinazione che era associata a un maggior numero di disturbi dell’umore, in particolare «umore depresso e sintomi cognitivi».

 

Secondo lo studio gli antigeni e l’adiuvante a base di alluminio del vaccino Gardasil contro l’HPV producevano anomalie comportamentali, compresa la depressione

  • Un altro studio sulla vaccinazione antinfluenzale ha confrontato i destinatari del vaccino che avevano depressione e ansia preesistenti con destinatari «mentalmente sani», riscontrando che entrambi i gruppi avevano un «effetto positivo ridotto» dopo la vaccinazione; tuttavia, l’impatto del vaccino sull’umore era «più pronunciato per quelli con ansia o depressione».

 

  • Neuroscienziati a Oxford hanno iniettato giovani adulti sani con vaccino antitifico per esplorare «il legame tra infiammazione, sonno e depressione» e hanno scoperto che il vaccino «ha prodotto una compromissione significativa in diversa misura della continuità del sonno» nel gruppo di vaccino rispetto al placebo; i ricercatori hanno notato nelle loro conclusioni che il sonno alterato è sia un «segno distintivo» che «predittivo» della depressione grave.

 

Secondo neuroscienziati di Oxford il vaccino «ha prodotto una compromissione significativa in diversa misura della continuità del sonno»

  • Un altro gruppo di ricercatori britannici, che ha analogamente iniettato giovani maschi adulti sani con il vaccino contro il tifo, ha scoperto che, in poche ore, il vaccino aveva prodotto deficit cognitivo-sociali misurabili.

 

È interessante notare che uno studio condotto nel 2014 ha scoperto che gli effetti del vaccino sulla salute mentale possono influire in entrambi i sensi.

 

I ricercatori che hanno valutato depressione e ansia (e altre condizioni) in bambini di 11 anni, prima e fino a sei mesi dopo la vaccinazione di routine, hanno scoperto che i bambini che hanno riportato più sintomi iniziali di depressione e ansia avevano una risposta vaccinale più forte (definita da «risposte anticorpali elevate e durevolmente più alte») e che questa associazione è rimasta anche dopo il controllo per i fattori confondenti. Dato che questo tipo di risposta eccessiva al vaccino può essere foriera di autoimmunità, alcuni ricercatori hanno sollecitato una maggiore attenzione a questi effetti «bidirezionali».

 

Un gruppo di ricercatori britannici ha analogamente iniettato giovani maschi adulti sani con il vaccino contro il tifo e ha scoperto che, in poche ore, il vaccino aveva prodotto deficit cognitivo-sociali misurabili

Spazi sicuri o vaccini sicuri?

Mentre gli «spazi sicuri» si moltiplicano nei campus universitari e le istituzioni private d’élite offrono stupidi corsi per i crediti come «Sociologia di Miley Cyrus» o «Iniziare Dungeons and Dragons», è il momento di fare il punto sulle sfide sanitarie – sia mentali che fisiche – che stanno sabotando le possibilità di successo degli studenti universitari.

 

I ricercatori hanno già notato un inquietante disallineamento tra le capacità cognitive disponibili e i tipi di abilità analitico-cognitive «non routinarie» di cui la nostra nazione avrà sempre più bisogno in futuro.

 

Mentre variabili come il debito studentesco certamente incidono sui fattori di stress degli studenti universitari, ci prendiamo in giro se non consideriamo il possibile effetto di un carico cumulativo di vaccini nei bambini che ricevono decine di dosi entro i 18 anni, a cui se ne aggiungono altri ancora quando i ragazzi vanno all’università.

 

 

© 13 giugno 2019, Children’s Health Defense, Inc. Questo lavoro è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

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Droga

Psicofarmaci usati come droghe da sballo: i giovani lo hanno capito, le istituzioni no

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Nel 2022 quasi 300 mila ragazzini hanno assunto psicofarmaci senza ricetta, con un record assoluto in Toscana. La maggior parte dei consumatori è femmine.

 

Uno studio del CNR, citato dal quotidiano milanese La Verità, riporta che il 10,8% della popolazione tra i 15 e i 19 anni consuma psicofarmaci per «uso ricreativo».

 

Non si tratta, quindi, di droghe da prescrizione usate per curare disturbi emotivi, ma veri e propri «psicofarmaci dello sballo» spesso miscelati appositamente con altre droghe o con l’alcool per ampliarne l’effetto stupefacente: benziodiazepine, cannabis, energy drink, sono ingredienti di «cocktail» psicoattivi di cui i farmaci da farmacia sono un elemento fondamentale.

 

Si tratta di una tendenza in crescita: il consumo di psicofarmaci senza ricetta tra i giovani era dell’11,3%, con una pausa negli anni successivi che includevano i mesi di lockdown, dove tuttavia come noto è aumentata la prescrizione di tali droghe farmaceutiche.  Oggi la tendenza è aumentata: farebbe uso illegale di psicodroghe legalizzate un giovane su 10.

 

Secondo quanto riportato, la tipologia degli psicofarmaci più utilizzati è quella delle droghe per dormire (5%), quella dei farmaci per l’umore e le diete (1,7%) e per l’aumento dell’attenzione (1,2%). I farmaci SPM («senza prescrizione medica») sarebbero consumati più da ragazze (10,8%) che da ragazzi (4,9%), con il Centro Italia divenuto zona con più alto livello di consumo (50,4 dosi ogni mille abitanti al giorno; al Nord sono 46,9, al sud 37,7). Con 66 dosi per mille abitanti al dì la regione Toscana è in cima alla classifica, mentre in fondo con 35 dosi troviamo Campania e Basilicata.

 

Il 42% dei giovani si rifornirebbe negli armadietti di casa, visto che in Italia le quantità prescritte e quelle vendute non sono sempre corrispondenti, lasciando quindi grandi quantità di farmaci inutilizzati nelle case delle famiglie italiane. Il 28% dei ragazzi ammette invece di cercare gli psicofarmaci su internet, dove si è creato un vero e proprio mercato nero delle psicodroghe legalizzate, a riprova del loro aspetto fondamentale nella cultura dello sballo.

 

In più casi di presunti stupri recenti è emersa la circolazione di psicofarmaci tra gli interessati: nel caso della presunta violenza carnale consumatasi a Capodanno 2020 a Primavalle (Roma), secondo una chat letta in aula di tribunale, una quattordicenne scriveva: «le pasticche di Xanax e Rivotril ve le regalo, tanto è Capodanno. Le ho portate da casa, senza dire altro», riporta La Verità.

 

Come riportato da Renovatio 21, tracce di vari psicofarmaci unite all’uso di cocaina e cannabis (ma non di GHB, droga dello stupro) sarebbero state trovate nel sangue della ragazza che accusa il figlio del presidente del Senato La Russa di averla violentata dopo una serata in discoteca: in particolare si è parlato dell’ansiolitico Xanax e dello psicofarmaco SSRI fluoxetina, una sostanza nota con il nome commerciale di Prozac.

 

Apprendiamo sempre dal quotidiano milanese che in un recente congresso di addetti ai lavori psicofarmaceutici questi si sarebbero «affrettati a spiegare che gli psicofarmaci, “assieme ad un percorso terapeutico a 360 gradi, sono fondamentali per curare le malattie mentali anche nei giovani e giovanissimi”». Insomma, giù le mani dalle pasticche psicoattive diffuse congiuntamente da Big Pharma e dallo Stato.

 

«I giovani che un tempo ricorrevano alle droghe dello sballo più tradizionali (cocaina, cannabis e anfetamine) hanno spostato l’attenzione sugli psicofarmaci, certamente perché sono più facilmente disponibili e meno costosi, ma anche perché, essendo legali, non sono percepiti come droghe» scrive La Verità.

 

Vogliamo aggiungere che se i ragazzi cercano gli psicofarmaci come droghe è perché essi lo sono: cioè, danno effetto alla mente esattamente paragonabili a quelli delle droghe illegalizzate.

 

I giovani cioè hanno capito che gli psicofarmaci sono potenti droghe psicotrope in grado di alterare pesantemente il cervello: le istituzioni invece, no, non lo hanno ancora capito. E non è possibile sapere quanti stipendi siano pagati per continuare a non comprenderlo.

 

 

 

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Droga

Psicofarmaci, cocaina, droghe dello stupro globale

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Il caso delle accuse all’ultimogenito del presidente del Senato La Russa non può che ricordare quello del figlio di Grillo e la combriccola di amici. Erano più o meno lo stesso periodo, luglio, ma del 2019 – oramai quattro anni fa, quando cadde il governo Conte 1 e, enigmaticamente, il M5S decise di fare un governo col PD, che poi, con Roberto Speranza e soci, durò per quasi tutto il biennio pandemico.

 

Chi conosce la politica italiana sa che esiste un pattern di accuse ai figli e reazioni della politica di superficie: nel 1953 si ebbe il caso Montesi, quando venne trovata annegata la 21enne Wilma Montesi, una bella ragazza di Roma il cui caso era stato chiuso con la spiegazione di un malore a seguito di un pediluvio in mare. La stampa non accettò e si cominciò a parlare di complotto di copertura di potenti personaggi che sarebbero stati implicati. Fu messo alla gogna mediatica il giovane jazzista Piero Piccioni, conosciuto anche come Piero Morgan e noto per le sue colonne sonore dei film di Alberto Sordi, il cui padre, Attilio Piccioni, era vicepremier e ministro degli Esteri, nonché tra i massimi esponenti della DC: a causa dello scandalo, che aveva portato in carcere a Regina Coeli il figlio poi scagionato completamente, si dimise da ogni carica. Il caso Montesi rimane irrisolto.

 

I casi recenti sono chiaramente diversi, sia per gravità sia per ramificazioni politiche – la società, del resto, è molto cambiata.

 

Tuttavia, non è la questione politica che ci preme qui analizzare: notiamo, invece, una possibile lettura delle ultime cronache sotto l’aspetto, come dire, sociofarmaceutico.

 

È emerso che la ragazza avrebbe fatto uso di cocaina prima della serata in discoteca dove avrebbe incontrato La Russa junior. È un punto su cui subito si è speso il presidente del Senato nella sua nota diramata dopo i fatti. «Lascia oggettivamente molti dubbi il racconto di una ragazza che, per sua stessa ammissione, aveva consumato cocaina prima di incontrare mio figlio», ha chiosato La Russa senior. «Un episodio di cui Leonardo non era a conoscenza. Una sostanza che lo stesso Leonardo sono certo non ha mai consumato in vita sua» (particolare non impossibile, vista la pragmatica allergia alle droghe riscontrabile nei vecchi ambienti missini di cui il padre fu protagonista).

 

La dichiarazione ha scatenato la reazione dell’avvocato della ragazza intervistato dal Corriere della Sera: «senza entrare nel merito dell’inchiesta coperta dal segreto, la domanda che mi pongo da normale cittadino e non da avvocato è come possa una ragazza aver assunto cocaina e non ricordare nulla fino all’indomani. La cocaina è nota perché provoca eccitamento, non sonnolenza» dice il legale, «ciò a cui dovranno rispondere i magistrati è se abbia assunto a sua insaputa sostanze diverse dalla cocaina che le hanno provocato un tale stordimento da non farle ricordare nulla e, in caso affermativo, chi gliele abbia date e se ci sia no il coinvolgimento di Leonardo La Russa».

 

È l’ipotesi implicita del «drink», dopo cui la ragazza non ricorda più nulla, corretto magari con la «droga dello stupro». La pista sarebbe stata già scartata: «le analisi sul sangue della ragazza escludono la presenza di GHB, adombrata invece (…) nella denuncia» scrive La Verità. «Non è stata trovata traccia della cosiddetta droga dello stupro, il GHB o di inibitori della volontà simili».

 

È interessante notare, quindi, come tutto il caso cominci a gravitare intorno alle sostanze psicoattive: gli uni additano la cocaina, gli altri lasciano intendere la possibilità dell’uso di droghe da blackout.

 

In verità – e qui sta il punto che vogliamo sottolineare – le analisi hanno portato a galla la presenza di altre droghe specifiche: gli psicofarmaci.

 

«La ragazza ai medici dell’associazione Donna aiuta donna ha dichiarato di aver fumato cannabis e sniffato cocaina due volte prima di incontrare La Russa jr e ha raccontato di assumere psicofarmaci come Xanax, un ansiolitico, e fluoxetina, un antidepressivo (che possono essere utilizzati negli attacchi di panico)». Come noto, la fluoxetina è uno psicofarmaco SSRI (cioè inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) conosciuto con il nome commerciale di Prozac.

 

«E, in effetti, nel sangue sono state trovate tracce di benzodiazepine, sostanze calmanti e ipnoinducenti contenute, per esempio nello Xanax» continua l’articolo de La Verità, che riporta voci di corridoio interessanti: «in Procura, tra i magistrati che hanno in mano il fascicolo, c’è chi sostiene che anche le benzodiazepine mescolate all’alcol possano dare gli stessi sintomi della droga dello stupro. Ma al momento siamo al livello di chiacchiere da bar o poco più».

 

Quindi, riassumiamo: c’è un uso consistente di droghe psicoattive ma legali, riscontrabili dalle analisi ematologiche. C’è l’idea che possano avere indotto, in combinazione con altre sostanze (non dimentichiamo l’alcol) al vuoto di memoria di cui si parla. Tuttavia, tutti brancolano ancora nel buio.

 

Nessuno sa dire con certezza, pare di capire, se gli psicofarmaci possano generare blackout della coscienza, e di conseguenza le condizioni di uno stupro da GHB.

 

Certo, non sarebbe una bella pubblicità per queste droghe, vendute in massa alla popolazione: solo in Italia, sarebbero 8 milioni le persone a cui il medico prescrive la psicodroga legalizzata, e parliamo di adulti, anziani, bambini, specie durante e dopo la pandemia.

 

Si punta il dito sulla cocaina – viste le voci – e sul GHB – viste le ipotesi, e un certo trend presso la classe dirigente visto in fatti di cronaca recenti. Ma no, sugli psicofarmaci si è sorvolato. Perché dire che essi possono contribuire a drammi del genere, sarebbe davvero un brutto colpo.

 

Non c’è solo la questione dello strapotere pubblicitario di Big Pharma, che può togliere ai giornali le inserzioni: come scriviamo spesso su Renovatio 21, passano mesi prima di sapere che cosa prendeva lo stragista randomatico USA – quello che chiamano «active shooter» –  che colpisce la scuola, il supermercato la banca, etc. A volte, proprio non viene fuori nulla, solo che l’assassino di massa «era in cura». L’idea che gli psicofarmaci possano indurre a idee auto ed eterodistruttive è tema di cui oramai cominciano a parlare apertis verbis certe voci in primo piano, come Tucker Carlson o il candidato presidenziale americano Robert F. Kennedy jr.

 

Qui c’è però qualcosa di più che vogliamo dire: nessuno ha parlato di un ruolo degli psicofarmaci perché essi oramai sono considerati una condizione naturale della biologia del cittadino. Non sono considerati, cioè, sostanze che alterano la psiche (anche se questo è quello che fanno, ed è proprio il motivo per cui vengono prescritti e consumati), sono tratti secondari, pastiglie che rientrano nella norma della sanità della persona, non come la cocaina o il GHB.

 

La destigmatizzazione degli psicofarmaci ha portato a questo: si accusano altre sostanze, magari altre persone, magari la stessa persona, senza sollevare il dubbio che essi giochino una parte cospicua nei vari drammi.

 

Questo è un caso speciale, per l’accaduto e per le accuse ad un rampollo VIP di Stato. Tuttavia, per milioni di altri malanni inflitti dalla psicofarmaceutica legale alla popolazione, nulla è detto.

 

Senza parlare delle stragi senza un perché, perfino i grandi giornali dicono come oramai sia noto il fatto che gli antidepressivi creano dipendenza.

 

È altrettanto di dominio pubblico il fatto che gli psicofarmaci creino disfunzioni sessuali, e i problemi che possono dare alle donne in gravidanza.

 

Riguardo al ruolo delle sostanze legalmente prescritte nelle stragi in famiglia, e pure in certi incidenti aerei, qualcuno, come Renovatio 21, pur con la sua pallida voce, si pone qualche domanda.

 

E non scordiamoci gli studi ambientali, che dimostrano come le sostanze psicoattive prescritte dal medico finiscano escrete nei fiumi, dove stanno alterando la psiche della fauna ittica. Pisci impazziti a causa degli psicofarmaci pisciati dai cittadini democratici, quelli della raccolta differenziata, dei libri di Greta e delle aziende ESG.

 

Una catastrofe, intima e pubblica, dopo l’altra. Tuttavia, si preferisce sorvolare. Nonostante la quantità di materia inquietante che esce in continuazione.

 

La settimana scorsa un nuovo studio ha rivelato che «l’uso di benzodiazepine e l’interruzione dell’uso» possono creare «lesioni al sistema nervoso ed effetti negativi sulla vita», con un buon il 54,4% degli intervistati ha riportato pensieri suicidi o tentato suicidio.

 

Casi importanti, come quello del cantante Fedez – che pure dovrebbe raccogliere tanta attenzione – spariscono subito. «Ho sospeso uno psicofarmaco e sono crollato». I giornali hanno trattato la cosa in velocità; dopo poche ore erano tornate le storie sulla moglie Ferragni, i jet privati, etc. I medici, pure, non è che abbiano fatto registrare una grande reazione alla testimonianza.

 

La SIP, Società Italiana di Psichiatria, ha fatto sapere a ridosso del caso Fedez che con gli psicofarmaci farmaci «è fondamentale “seguire le istruzioni” del proprio medico, sia quando si devono assumere sia quando si devono interrompere. Una brusca interruzione decisa autonomamente, è sempre da evitare». Il dottore «deve comunicare chiaramente al paziente i rischi di eventuali effetti collaterali del farmaco prescritto».

 

Leggete il bugiardino. Fidatevi del medico bravo. Caso chiuso.

 

In prospettiva, è molto chiaro perché ciò avvenga. La demonizzazione di ogni altra droga che non sia lo psicofarmaco di Stato (che è semplicemente una psicodroga che ce l’ha fatta: anche le altre sostanze un tempo magari erano pure legale) segue un quadro preciso, che diventa chiarissimo se si legge Il mondo nuovo di Aldous Huxley, uno dei profeti, col fratello Julian, del Nuovo Ordine che stiamo vedendo dipanarsi sotto i nostri occhi.

 

Nel celebre romanzo huxleyano, infatti, la popolazione è perennemente drogata da psicofarmaci che devono ricevere in continuazione, per costume e per obbligo della società del futuro. Generalmente, si crede che Huxley avesse scritto un libro di distopia, da cui prendeva le distanze. Se si legge il resto delle sue opere, come anche Ritorno al mondo nuovo, si capisce che non è esattamente così.

 

Una società dello psicofarmaco continuo e compulsivo è nei programmi. Alcuni parlano di «neuroabilitazione morale obbligatoria» per i problematici: i bioeticisti già ne discutono, quindi significa che il concetto passerà. Così come è possibile ricordare le proposte di pillole psicoattive somministrate di nascosto per garantire la conformità ai lockdown.

 

Ecco perché, anche in casi drammatici come quello in corso sui giornali, degli psicofarmaci non si deve parlare: perché, integralmente normalizzati al punto da essere giudicati ininfluenti nella vita della persona, ci verranno offerti, a breve, in quantità, e, magari, con tanto di green pass allegato.

 

Lo scopo del sistema è proprio quello: disporre della vostra psiche, guidarvi biochimicamente, alla bisogna, spegnervi, mandarvi in blackout.

 

Perché lo scopo del sistema che vuole psicodrogarvi è proprio uno stupro globale. Lo stupro della dignità umana.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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Psicofarmaci

Xanax e Valium associati a lesioni cerebrali e suicidio

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Un nuovo studio rivela che «l’uso di benzodiazepine e l’interruzione dell’uso» possono creare «lesioni al sistema nervoso ed effetti negativi sulla vita».

 

Lo studio è stato pubblicato pochi giorni fa su PLOS One.

 

I ricercatori dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado hanno affermato che quando i pazienti entrano nella fase di sospensione di Xanax, Valium e Klonopin, affrontano significativi sintomi di astinenza.

 

«Nonostante il fatto che le benzodiazepine siano state ampiamente prescritte per decenni, questo sondaggio presenta nuove prove significative che un sottogruppo di pazienti sperimenta complicazioni neurologiche a lungo termine», ha affermato il dottor Alexis Ritvo, assistente professore di psichiatria presso la Facoltà di Medicina Università del Colorado e direttore medico dell’organizzazione no profit Alliance for Benzodiazepine Best Practices.

 

Il dottor Ritvo ha dichiarato che la comunità medica deve rivalutare il modo in cui prescrive le benzodiazepine.

 

Lo studio rappresenta uno sforzo collaborativo tra CU Anschutz, Vanderbilt University Medical Center e diverse organizzazioni di difesa della droga specializzate nell’aumentare la consapevolezza dei danni delle benzodiazepine.

 

«I pazienti segnalano effetti a lungo termine delle benzodiazepine da oltre 60 anni. Io sono uno di quei pazienti. Anche se ho preso le mie medicine come prescritto, avverto ancora sintomi su base giornaliera al quarto anno senza benzodiazepine. Il nostro sondaggio e il il nuovo termine BIND (disfunzione neurologica indotta da benzodiazepine) dà voce all’esperienza del paziente e indica la necessità di ulteriori indagini», ha affermato il dottor Christy Huff, uno dei coautori dell’articolo e cardiologo e direttore della Benzodiazepine Information Coalition.

 

Circa il 76,6% degli intervistati presentava sintomi di lunga durata dopo aver scontato l’uso di benzodiazepine. Quasi la metà degli intervistati ha avuto questi dieci sintomi per più di un anno:

 

  1. Bassa energia
  2. Difficoltà di messa a fuoco
  3. Perdita di memoria
  4. Ansia
  5. Insonnia
  6. Sensibilità alla luce e ai suoni
  7. Problemi digestivi
  8. Sintomi scatenati da cibi e bevande
  9. Debolezza muscolare
  10. Dolore fisico

 

La parte più allarmante dello studio era che i sintomi sopra elencati erano nuovi e distinti e non erano stati sperimentati prima che gli intervistati usassero Xanax, Valium e Klonopin. Molti intervistati hanno riferito di relazioni danneggiate, perdita del lavoro e aumento delle spese mediche.

 

Inoltre, il 54,4% degli intervistati ha riportato pensieri suicidi o tentato suicidio.

 

Per gli psicofarmaci non benzodiazepinici non va meglio: come sa il lettore di Renovatio 21 gli SSRI – le droghe psicofarmaceutiche più nuove e diffuse, che inibiscono selettivamente la ricaptazione della serotonina – sono associate ad effetti avversi spaventosi, dalla distruzione delle funzioni sessuali a, come nel caso delle benzodiazepine, propositi suicidiari.

 

L’idea che vi sia il consumo di SSRI dietro alle continue stragi pubbliche americane, che un tempo non c’erano anche in presenza nella società della medesima circolazione delle armi, è ora accennata anche dal candidato alle presidenziali USA Robert F. Kennedy jr.

 

Crediamo che un analogo discorso debba essere fatto per i casi di cronaca nera domestica italiana, le note «stragi familiari» perpetrate da padri, madri, figli, ci cui i giornali scrivono magari che erano sotto cure psichiatriche, omettendo però, per qualche motivo, le sostanze psicoattive che gli erano state prescritte.

 

Per le stesse tragedie, ricordiamo come una vulgata politico-psichiatrica di sinistra incolpi direttamente l’esistenza stessa della famiglia come fattore di morte.

 

Anche la diffusione di psicodroghe legali rappresenta, a questo punto, un elemento di attacco alla famiglia e alla legge naturale.

 

 

 

 

 

Immagine di pubblico dominio CCO via Wikimedia.

 

 

 

 

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