Psicofarmaci
Fedez e il dramma degli psicofarmaci
I giornali negli scorsi giorni ci hanno informato che il cantante tatuato Fedez ha avuto un brutto periodo: «ho sospeso uno psicofarmaco e sono crollato». Ci sembra di capire che la confessione via social serva a chiarire che non ha una crisi in casa («Sono girate voci sulla mia famiglia che non sono corrispondenti al vero») ma dentro di sé, nella sua psiche.
«Non appena mi è stato diagnosticato il tumore al pancreas — per quanto privilegiato io possa essere — ho vissuto un evento molto traumatico e solo oggi ho realizzato di quanto non mi sia preso cura della mia salute mentale e mi sia affidato solo a psicofarmaci» dichiara il ragazzo, riportato dal Corriere della Sera.
Ammettiamo: non abbiamo ben presente cosa significhi prendersi cura della propria salute mentale, ma forse è un limite nostro, di persone che credono che, più che di mente, siamo fatti di anima – vera etimologia della parola psiche.
Tuttavia, non possiamo non notare il dito puntato contro le droghe psichiatriche. Raro sul serio.
«A gennaio mi è stato prescritto questo psicofarmaco antidepressivo molto potente che mi ha cambiato, mi ha agitato tanto e mi ha dato anche effetti collaterali molto forti dal punto di vista fisico fino al punto da provocarmi dei tic nervosi alla bocca e da impedirmi di parlare in maniera libera» confessa il rapper dell’hinterland. Che, in realtà, va generosamente in dettaglio.
"Ho preso gli psicofarmaci sbagliati, Chiara mi è stata vicino", #Fedez rompe il silenzio e chiarisce le sue condizioni di salute pic.twitter.com/YfFV7yXNyJ
— Fanpage.it (@fanpage) March 6, 2023
«Correvo dei rischi importanti e quindi ho dovuto sospenderlo in maniera repentina, senza scalarlo e questo mi ha provocato il cosiddetto effetto rebound: una cosa che non auguro a nessuno».
Per i profani: il rebound è la riemersione della patologia trattata.
«Oltre a provocarmi un annebbiamento importantissimo a livello cognitivo, mi ha dato dei forti spasmi muscolari alle gambe che mi hanno impedito per diversi giorni di camminare, vertigini molto intense, mal di testa incredibili, nausea terribile fino a perdere 5 chili in 4 giorni. Non una bella cosa».
I problemi, nonostante, dica di aver smesso il farmaco, sono un po’ rimasti. «Ad oggi non sono al 100%, ho ancora vertigini, scalmane, sudorazioni, ma giorno dopo giorno miglioro» racconta con i capelli ossigenati. «Ho vissuto un periodo parecchio infelice che mi ha fatto capire tante cose… Mi ha fatto capire quanto io voglia focalizzarmi sulla mia salute mentale e sulla mia famiglia».
Rimangono delle domande. L’uomo parla di uno «psicofarmaco, un antidepressivo molto forte», prescrittogli (cioè, dietro c’è un medico) a gennaio.
Cercando, non siamo riusciti a trovare il nome di questo psicofarmaco. Sarebbe stato d’aiuto, forse, se il cantante di Buccinasco lo avesse segnalato, tuttavia capiamo che è difficile: è così anche per tutti i casi di cronaca nera dove il perpetratore era, magari, sotto SSRI (sertralina, fluoxetina, citalopram, etc.) o qualcos’altro – è quasi sempre impossibile risalire alle prescrizioni di psicodroghe assunte dal soggetto, del resto dietro ci sono società non esattamente piccole, e – a giudicare dal track record di Big Pharma – non esattamente avezze agli scrupoli.
A questo sommate che ai giornali, che hanno quelle aziende come inserzionisti pubblicitari, non è che vada a genio mettere questa pulce nell’orecchio ai loro lettori: ma non è che gli psicofarmaci facciano male? Non è che, in totale eterogenesi dei fini rispetto a quello che dovrebbero fare, rendano le persone diverse, più disperate, perfino alterate pericolosamente nella personalità?
Quindi, neanche il Fedez, quello che non ha problemi ad attaccare politici e quant’altro, che ha i soldi, la Lamborghini e la moglie più bella d’Italia (dicono), riesce a fare quel nome. Tuttavia, è già tanto così, e c’è da essergliene grati. Mica tutti possono essere come Elon Musk, che invece si è scagliato contro una psicodroga facendo gentilmente nome e cognome: nel suo caso, attaccò il Bupropione, venduto come Wellbutrin, dicendo che è peggio dell’Adderall – lo stimolante che sta rovinando generazioni di americani.
Wellbutrin is way worse than Adderall imo. It should be taken off the market.
Every time that drug has come up in conversation, someone at the table has a suicide or near suicide story.
— Elon Musk (@elonmusk) April 30, 2022
La SIP, Società Italiana di Psichiatria, è intervenuta sul tema, perché in effetti la confessione del ragazzo col piercing è tanta roba. Per i farmaci «è fondamentale “seguire le istruzioni” del proprio medico, sia quando si devono assumere sia quando si devono interrompere. Una brusca interruzione decisa autonomamente, è sempre da evitare». Il dottore «deve comunicare chiaramente al paziente i rischi di eventuali effetti collaterali del farmaco prescritto».
Ah ecco, gli effetti collaterali. Per esempio: negli SSRI, che sono le psicodroghe più vendute in Occidente, la lista è lunghetta: cefalea, disturbi gastrointestinali, sonnolenza o insonnia, affaticamento, nervosismo e tremori, sudorazione e/o bocca secca, sogni lucidi (termine da bugiardino, ma che si tratti forse degli incubi?), scarsa concentrazione, vasodilatazione, sanguinamento vaginale, difficoltà respiratorie, visione offuscata, alterazione del gusto, frequente minzione. E poi: pensieri autolesionistici e/o suicidi.
Immaginiamo quanto spesso questa lista venga sciorinata di fronte al paziente depresso cui si vuole prescrivere il farmaco: prenda questo inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina: potrebbe avere l’effetto di farle ideare il suo suicidio, dopo averle dato problemi intestinali, agli occhi, alla bocca, ai genitali, alla mente in generale. Forse è così e siamo noi che non sappiamo quanto siano bravi con il consenso informato: del resto anni di campagna vaccinale mRNA ce lo garantiscono.
Tutto questo ammasso di rischi, per poi scoprire che esiste una sindrome di sospensione: vertigini, astenia, scosse alla testa (brain-zaps), sintomi simil- influenzali «ma anche sintomi che ricalcano la malattia trattata, quali ansia, agitazione, insonnia» scrive Wikipedia. Ecco il rebound. Hai preso il farmaco, ti ha fatto male, appena lo smetti, torna tutto come prima, o forse peggio.
Infine, non possiamo non rammentare l’effetto collaterale temuto delle disfuzioni sessuali, e questo sia negli uomini che nelle donne: disfunzioni erettili, sparizione della libido, anorgasmia (cioè incapacità di arrivare all’orgasmo), anedonia (incapacità di provare piacere: cosa che ha effetti anche fisici nella lubrificazione del sistema riproduttivo femminile). Sulla cosa Renovatio 21, anni fa, ha pubblicata una testimonianza importante di una nostra lettrice.
Contrariamente ai rumors che il Fedez diceva di voler smentire, con la moglie sembra vada tutto bene.
«In questo periodo ne sono state dette di ogni, ma mia moglie è l’unica persona che mi è stata al fianco. Mi dispiace abbia dovuto subire una tempesta di merda mediatica totalmente immeritata».
In realtà, a leggere le cronache, sembra non stare benissimo neanche lei.
«Fermarsi a respirare e a pensare, ricordandosi che è normale avere paura, è normale chiedersi se ce la farai, è normale offrire aiuto a chi intorno a te ne ha bisogno ma anche chiederlo a chi sai può esserti di supporto» scrive la bellissima mega-influencer sul suo preziosissimo account Instagram. «Mi è capitato dopo settimane di cose emotivamente complesse che mi sono successe e ci sono successe come famiglia (…) A volte ho provato anche dello sconforto trovandomi a chiedermi cosa sarebbe successo se fossi crollata anche io».
La foto che pubblica non è, volutamente, delle migliori: un selfie stesa a terra, occhio vitreo, l’ombra del telefono sulla faccia arrossata ed umida, i capelli così. Se l’effetto era farla vedere in difficoltà, l’immagine lo rende benissimo. È funzionalmente fotogenica anche qui – non c’è che dire, è davvero, sempre, una fuoriclasse.
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«Certo a volte vorrei concedermi di dirmi “Chiara ci sei anche tu, oggi puoi essere fragile, puoi sbagliare, puoi essere tu quella che chiede aiuto”. Succederá [con accento acuto, sic, ndr], lo so. Per ora è il momento di tirare dritto e provare a far funzionare le cose, di aggiustarle senza fingere che tutto vada bene, ma provando a farle andare bene veramente» continua la moglie del Fedez ferito dallo psicofarmaco, senza nominarlo (né il marito, né lo psicofarmaco).
Abbiamo una notizia per tutti: è possibile curare tutto questo male. Senza farmaci. Senza prescrizioni mediche.
Similia similibus curantur. Il principio basilare dell’alchimia, e dell’omeopatia. I simili si curano con i simili. Ma non è di ritrovati magici o pillole di zucchero che stiamo parlando.
Perché se il problema è la psiche, cioè l’anima, allora solo lo Spirito può essere la cura. È inutile pensare che non sia così: la religione vissuta è il più grande antidoto ai mali della mente, chiunque lo sa. Chiunque può verificare che, con il disincantamento del mondo, cioè con la caduta della vita spirituale delle nazioni scristianizzate, è contestualmente aumentano il consumo di psicodroghe, l’ammasso delle persone infelici, il suicidio.
È qualcosa che, con molta sincerità e carità, vorremmo dire a Fedez e alla Ferragni. Perché ci sembrano, almeno a vedere da fuori, un po’ lontani dalla soluzione. Il Federico ha dato scandalo facendosi baciare e tocacciare da un altro cantante in diretta mondovisiva a Sanremo, probabilmente per una politica di épater le bourgeois che prevede di grattar vie le ultime resistenze al mondo liquefatto – le persone rimaste religiose nonostante il Vaticano gender pro-leggi sodomite – mentre la moglie, dallo stesso altissimo palco offertole dal contribuente italiano, si è mostrata con un indicibile collana a forma di utero.
«I diritti riproduttivi sono diritti umani. Perché l’accesso all’aborto sicuro e alla procreazione assistita è una questione di diritti umani a cui non dobbiamo rinunciare» ha fatto sapere spiegando la scelta dell’orrido monile.
Pochi giorni fa, siamo informati che la stessa «cavalca l’onda delle croci-gioiello da appendere al collo (…) Una moda che certo non ha lanciato lei, ma che è ritornata prepotentemente tra le star americane, da Kim Kardashian – che completa i suoi look con i crocifissi già da diversi mesi (…) a Rihanna»
«Chiara Ferragni invece si è sempre dichiarata atea, così come Fedez, il marito, al punto da non voler battezzare i loro figli, (…) la coppia non è andata (…) si è sposata dopo una lunga convivenza a Noto in Sicilia, ma solo con rito civile».
Epperò, sui social compare improvvisamente in primo piano mentre indica la croce al collo, anzi ne ha due. «Crocine qui» recita la didascalia con link. «Tutti i gioielli sono placcati oro o argento e le pietre sono cubic zirconia». Segue emoji.
C’è da capirla. Per lei la croce è un segno come un altro, un segno morto, buono per essere venduto portato al collo tra tanti altri: oggi una croce, domani un utero per significare l’aborto…
Per noi invece la croce non è un segno: è un simbolo, come diceva Jung, il portatore di un significato talmente ampio da non potere essere nemmeno del tutto compreso dalla mente.
Forse non è nemmeno un simbolo: la croce è la realtà, materiale ed incontrovertibile. È il sacrificio di Dio, è il sacrificio di sé, è l’accettazione del dolore, e al contempo la vittoria su di esso.
Vincere il dolore, vincere la morte. Sono cose che anche i ricchi e i famosi desiderano, e che si raggiungono solo in un modo. Qualcosa impedisce loro di capirlo.
E, certo, gli psicofarmaci, in questo percorso, non aiutano. Per niente.
Roberto Dal Bosco
Immagine screenshot da Twitter
Immagine di Greta via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Droga
Psicofarmaci usati come droghe da sballo: i giovani lo hanno capito, le istituzioni no
Nel 2022 quasi 300 mila ragazzini hanno assunto psicofarmaci senza ricetta, con un record assoluto in Toscana. La maggior parte dei consumatori è femmine.
Uno studio del CNR, citato dal quotidiano milanese La Verità, riporta che il 10,8% della popolazione tra i 15 e i 19 anni consuma psicofarmaci per «uso ricreativo».
Non si tratta, quindi, di droghe da prescrizione usate per curare disturbi emotivi, ma veri e propri «psicofarmaci dello sballo» spesso miscelati appositamente con altre droghe o con l’alcool per ampliarne l’effetto stupefacente: benziodiazepine, cannabis, energy drink, sono ingredienti di «cocktail» psicoattivi di cui i farmaci da farmacia sono un elemento fondamentale.
Si tratta di una tendenza in crescita: il consumo di psicofarmaci senza ricetta tra i giovani era dell’11,3%, con una pausa negli anni successivi che includevano i mesi di lockdown, dove tuttavia come noto è aumentata la prescrizione di tali droghe farmaceutiche. Oggi la tendenza è aumentata: farebbe uso illegale di psicodroghe legalizzate un giovane su 10.
Secondo quanto riportato, la tipologia degli psicofarmaci più utilizzati è quella delle droghe per dormire (5%), quella dei farmaci per l’umore e le diete (1,7%) e per l’aumento dell’attenzione (1,2%). I farmaci SPM («senza prescrizione medica») sarebbero consumati più da ragazze (10,8%) che da ragazzi (4,9%), con il Centro Italia divenuto zona con più alto livello di consumo (50,4 dosi ogni mille abitanti al giorno; al Nord sono 46,9, al sud 37,7). Con 66 dosi per mille abitanti al dì la regione Toscana è in cima alla classifica, mentre in fondo con 35 dosi troviamo Campania e Basilicata.
Il 42% dei giovani si rifornirebbe negli armadietti di casa, visto che in Italia le quantità prescritte e quelle vendute non sono sempre corrispondenti, lasciando quindi grandi quantità di farmaci inutilizzati nelle case delle famiglie italiane. Il 28% dei ragazzi ammette invece di cercare gli psicofarmaci su internet, dove si è creato un vero e proprio mercato nero delle psicodroghe legalizzate, a riprova del loro aspetto fondamentale nella cultura dello sballo.
In più casi di presunti stupri recenti è emersa la circolazione di psicofarmaci tra gli interessati: nel caso della presunta violenza carnale consumatasi a Capodanno 2020 a Primavalle (Roma), secondo una chat letta in aula di tribunale, una quattordicenne scriveva: «le pasticche di Xanax e Rivotril ve le regalo, tanto è Capodanno. Le ho portate da casa, senza dire altro», riporta La Verità.
Come riportato da Renovatio 21, tracce di vari psicofarmaci unite all’uso di cocaina e cannabis (ma non di GHB, droga dello stupro) sarebbero state trovate nel sangue della ragazza che accusa il figlio del presidente del Senato La Russa di averla violentata dopo una serata in discoteca: in particolare si è parlato dell’ansiolitico Xanax e dello psicofarmaco SSRI fluoxetina, una sostanza nota con il nome commerciale di Prozac.
Apprendiamo sempre dal quotidiano milanese che in un recente congresso di addetti ai lavori psicofarmaceutici questi si sarebbero «affrettati a spiegare che gli psicofarmaci, “assieme ad un percorso terapeutico a 360 gradi, sono fondamentali per curare le malattie mentali anche nei giovani e giovanissimi”». Insomma, giù le mani dalle pasticche psicoattive diffuse congiuntamente da Big Pharma e dallo Stato.
«I giovani che un tempo ricorrevano alle droghe dello sballo più tradizionali (cocaina, cannabis e anfetamine) hanno spostato l’attenzione sugli psicofarmaci, certamente perché sono più facilmente disponibili e meno costosi, ma anche perché, essendo legali, non sono percepiti come droghe» scrive La Verità.
Vogliamo aggiungere che se i ragazzi cercano gli psicofarmaci come droghe è perché essi lo sono: cioè, danno effetto alla mente esattamente paragonabili a quelli delle droghe illegalizzate.
I giovani cioè hanno capito che gli psicofarmaci sono potenti droghe psicotrope in grado di alterare pesantemente il cervello: le istituzioni invece, no, non lo hanno ancora capito. E non è possibile sapere quanti stipendi siano pagati per continuare a non comprenderlo.
Droga
Psicofarmaci, cocaina, droghe dello stupro globale
Il caso delle accuse all’ultimogenito del presidente del Senato La Russa non può che ricordare quello del figlio di Grillo e la combriccola di amici. Erano più o meno lo stesso periodo, luglio, ma del 2019 – oramai quattro anni fa, quando cadde il governo Conte 1 e, enigmaticamente, il M5S decise di fare un governo col PD, che poi, con Roberto Speranza e soci, durò per quasi tutto il biennio pandemico.
Chi conosce la politica italiana sa che esiste un pattern di accuse ai figli e reazioni della politica di superficie: nel 1953 si ebbe il caso Montesi, quando venne trovata annegata la 21enne Wilma Montesi, una bella ragazza di Roma il cui caso era stato chiuso con la spiegazione di un malore a seguito di un pediluvio in mare. La stampa non accettò e si cominciò a parlare di complotto di copertura di potenti personaggi che sarebbero stati implicati. Fu messo alla gogna mediatica il giovane jazzista Piero Piccioni, conosciuto anche come Piero Morgan e noto per le sue colonne sonore dei film di Alberto Sordi, il cui padre, Attilio Piccioni, era vicepremier e ministro degli Esteri, nonché tra i massimi esponenti della DC: a causa dello scandalo, che aveva portato in carcere a Regina Coeli il figlio poi scagionato completamente, si dimise da ogni carica. Il caso Montesi rimane irrisolto.
I casi recenti sono chiaramente diversi, sia per gravità sia per ramificazioni politiche – la società, del resto, è molto cambiata.
Tuttavia, non è la questione politica che ci preme qui analizzare: notiamo, invece, una possibile lettura delle ultime cronache sotto l’aspetto, come dire, sociofarmaceutico.
È emerso che la ragazza avrebbe fatto uso di cocaina prima della serata in discoteca dove avrebbe incontrato La Russa junior. È un punto su cui subito si è speso il presidente del Senato nella sua nota diramata dopo i fatti. «Lascia oggettivamente molti dubbi il racconto di una ragazza che, per sua stessa ammissione, aveva consumato cocaina prima di incontrare mio figlio», ha chiosato La Russa senior. «Un episodio di cui Leonardo non era a conoscenza. Una sostanza che lo stesso Leonardo sono certo non ha mai consumato in vita sua» (particolare non impossibile, vista la pragmatica allergia alle droghe riscontrabile nei vecchi ambienti missini di cui il padre fu protagonista).
La dichiarazione ha scatenato la reazione dell’avvocato della ragazza intervistato dal Corriere della Sera: «senza entrare nel merito dell’inchiesta coperta dal segreto, la domanda che mi pongo da normale cittadino e non da avvocato è come possa una ragazza aver assunto cocaina e non ricordare nulla fino all’indomani. La cocaina è nota perché provoca eccitamento, non sonnolenza» dice il legale, «ciò a cui dovranno rispondere i magistrati è se abbia assunto a sua insaputa sostanze diverse dalla cocaina che le hanno provocato un tale stordimento da non farle ricordare nulla e, in caso affermativo, chi gliele abbia date e se ci sia no il coinvolgimento di Leonardo La Russa».
È l’ipotesi implicita del «drink», dopo cui la ragazza non ricorda più nulla, corretto magari con la «droga dello stupro». La pista sarebbe stata già scartata: «le analisi sul sangue della ragazza escludono la presenza di GHB, adombrata invece (…) nella denuncia» scrive La Verità. «Non è stata trovata traccia della cosiddetta droga dello stupro, il GHB o di inibitori della volontà simili».
È interessante notare, quindi, come tutto il caso cominci a gravitare intorno alle sostanze psicoattive: gli uni additano la cocaina, gli altri lasciano intendere la possibilità dell’uso di droghe da blackout.
In verità – e qui sta il punto che vogliamo sottolineare – le analisi hanno portato a galla la presenza di altre droghe specifiche: gli psicofarmaci.
«La ragazza ai medici dell’associazione Donna aiuta donna ha dichiarato di aver fumato cannabis e sniffato cocaina due volte prima di incontrare La Russa jr e ha raccontato di assumere psicofarmaci come Xanax, un ansiolitico, e fluoxetina, un antidepressivo (che possono essere utilizzati negli attacchi di panico)». Come noto, la fluoxetina è uno psicofarmaco SSRI (cioè inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) conosciuto con il nome commerciale di Prozac.
«E, in effetti, nel sangue sono state trovate tracce di benzodiazepine, sostanze calmanti e ipnoinducenti contenute, per esempio nello Xanax» continua l’articolo de La Verità, che riporta voci di corridoio interessanti: «in Procura, tra i magistrati che hanno in mano il fascicolo, c’è chi sostiene che anche le benzodiazepine mescolate all’alcol possano dare gli stessi sintomi della droga dello stupro. Ma al momento siamo al livello di chiacchiere da bar o poco più».
Quindi, riassumiamo: c’è un uso consistente di droghe psicoattive ma legali, riscontrabili dalle analisi ematologiche. C’è l’idea che possano avere indotto, in combinazione con altre sostanze (non dimentichiamo l’alcol) al vuoto di memoria di cui si parla. Tuttavia, tutti brancolano ancora nel buio.
Nessuno sa dire con certezza, pare di capire, se gli psicofarmaci possano generare blackout della coscienza, e di conseguenza le condizioni di uno stupro da GHB.
Certo, non sarebbe una bella pubblicità per queste droghe, vendute in massa alla popolazione: solo in Italia, sarebbero 8 milioni le persone a cui il medico prescrive la psicodroga legalizzata, e parliamo di adulti, anziani, bambini, specie durante e dopo la pandemia.
Si punta il dito sulla cocaina – viste le voci – e sul GHB – viste le ipotesi, e un certo trend presso la classe dirigente visto in fatti di cronaca recenti. Ma no, sugli psicofarmaci si è sorvolato. Perché dire che essi possono contribuire a drammi del genere, sarebbe davvero un brutto colpo.
Non c’è solo la questione dello strapotere pubblicitario di Big Pharma, che può togliere ai giornali le inserzioni: come scriviamo spesso su Renovatio 21, passano mesi prima di sapere che cosa prendeva lo stragista randomatico USA – quello che chiamano «active shooter» – che colpisce la scuola, il supermercato la banca, etc. A volte, proprio non viene fuori nulla, solo che l’assassino di massa «era in cura». L’idea che gli psicofarmaci possano indurre a idee auto ed eterodistruttive è tema di cui oramai cominciano a parlare apertis verbis certe voci in primo piano, come Tucker Carlson o il candidato presidenziale americano Robert F. Kennedy jr.
Qui c’è però qualcosa di più che vogliamo dire: nessuno ha parlato di un ruolo degli psicofarmaci perché essi oramai sono considerati una condizione naturale della biologia del cittadino. Non sono considerati, cioè, sostanze che alterano la psiche (anche se questo è quello che fanno, ed è proprio il motivo per cui vengono prescritti e consumati), sono tratti secondari, pastiglie che rientrano nella norma della sanità della persona, non come la cocaina o il GHB.
La destigmatizzazione degli psicofarmaci ha portato a questo: si accusano altre sostanze, magari altre persone, magari la stessa persona, senza sollevare il dubbio che essi giochino una parte cospicua nei vari drammi.
Questo è un caso speciale, per l’accaduto e per le accuse ad un rampollo VIP di Stato. Tuttavia, per milioni di altri malanni inflitti dalla psicofarmaceutica legale alla popolazione, nulla è detto.
Senza parlare delle stragi senza un perché, perfino i grandi giornali dicono come oramai sia noto il fatto che gli antidepressivi creano dipendenza.
È altrettanto di dominio pubblico il fatto che gli psicofarmaci creino disfunzioni sessuali, e i problemi che possono dare alle donne in gravidanza.
Riguardo al ruolo delle sostanze legalmente prescritte nelle stragi in famiglia, e pure in certi incidenti aerei, qualcuno, come Renovatio 21, pur con la sua pallida voce, si pone qualche domanda.
E non scordiamoci gli studi ambientali, che dimostrano come le sostanze psicoattive prescritte dal medico finiscano escrete nei fiumi, dove stanno alterando la psiche della fauna ittica. Pisci impazziti a causa degli psicofarmaci pisciati dai cittadini democratici, quelli della raccolta differenziata, dei libri di Greta e delle aziende ESG.
Una catastrofe, intima e pubblica, dopo l’altra. Tuttavia, si preferisce sorvolare. Nonostante la quantità di materia inquietante che esce in continuazione.
La settimana scorsa un nuovo studio ha rivelato che «l’uso di benzodiazepine e l’interruzione dell’uso» possono creare «lesioni al sistema nervoso ed effetti negativi sulla vita», con un buon il 54,4% degli intervistati ha riportato pensieri suicidi o tentato suicidio.
Casi importanti, come quello del cantante Fedez – che pure dovrebbe raccogliere tanta attenzione – spariscono subito. «Ho sospeso uno psicofarmaco e sono crollato». I giornali hanno trattato la cosa in velocità; dopo poche ore erano tornate le storie sulla moglie Ferragni, i jet privati, etc. I medici, pure, non è che abbiano fatto registrare una grande reazione alla testimonianza.
La SIP, Società Italiana di Psichiatria, ha fatto sapere a ridosso del caso Fedez che con gli psicofarmaci farmaci «è fondamentale “seguire le istruzioni” del proprio medico, sia quando si devono assumere sia quando si devono interrompere. Una brusca interruzione decisa autonomamente, è sempre da evitare». Il dottore «deve comunicare chiaramente al paziente i rischi di eventuali effetti collaterali del farmaco prescritto».
Leggete il bugiardino. Fidatevi del medico bravo. Caso chiuso.
In prospettiva, è molto chiaro perché ciò avvenga. La demonizzazione di ogni altra droga che non sia lo psicofarmaco di Stato (che è semplicemente una psicodroga che ce l’ha fatta: anche le altre sostanze un tempo magari erano pure legale) segue un quadro preciso, che diventa chiarissimo se si legge Il mondo nuovo di Aldous Huxley, uno dei profeti, col fratello Julian, del Nuovo Ordine che stiamo vedendo dipanarsi sotto i nostri occhi.
Nel celebre romanzo huxleyano, infatti, la popolazione è perennemente drogata da psicofarmaci che devono ricevere in continuazione, per costume e per obbligo della società del futuro. Generalmente, si crede che Huxley avesse scritto un libro di distopia, da cui prendeva le distanze. Se si legge il resto delle sue opere, come anche Ritorno al mondo nuovo, si capisce che non è esattamente così.
Una società dello psicofarmaco continuo e compulsivo è nei programmi. Alcuni parlano di «neuroabilitazione morale obbligatoria» per i problematici: i bioeticisti già ne discutono, quindi significa che il concetto passerà. Così come è possibile ricordare le proposte di pillole psicoattive somministrate di nascosto per garantire la conformità ai lockdown.
Ecco perché, anche in casi drammatici come quello in corso sui giornali, degli psicofarmaci non si deve parlare: perché, integralmente normalizzati al punto da essere giudicati ininfluenti nella vita della persona, ci verranno offerti, a breve, in quantità, e, magari, con tanto di green pass allegato.
Lo scopo del sistema è proprio quello: disporre della vostra psiche, guidarvi biochimicamente, alla bisogna, spegnervi, mandarvi in blackout.
Perché lo scopo del sistema che vuole psicodrogarvi è proprio uno stupro globale. Lo stupro della dignità umana.
Roberto Dal Bosco
Psicofarmaci
Xanax e Valium associati a lesioni cerebrali e suicidio
Un nuovo studio rivela che «l’uso di benzodiazepine e l’interruzione dell’uso» possono creare «lesioni al sistema nervoso ed effetti negativi sulla vita».
Lo studio è stato pubblicato pochi giorni fa su PLOS One.
I ricercatori dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado hanno affermato che quando i pazienti entrano nella fase di sospensione di Xanax, Valium e Klonopin, affrontano significativi sintomi di astinenza.
«Nonostante il fatto che le benzodiazepine siano state ampiamente prescritte per decenni, questo sondaggio presenta nuove prove significative che un sottogruppo di pazienti sperimenta complicazioni neurologiche a lungo termine», ha affermato il dottor Alexis Ritvo, assistente professore di psichiatria presso la Facoltà di Medicina Università del Colorado e direttore medico dell’organizzazione no profit Alliance for Benzodiazepine Best Practices.
Il dottor Ritvo ha dichiarato che la comunità medica deve rivalutare il modo in cui prescrive le benzodiazepine.
Lo studio rappresenta uno sforzo collaborativo tra CU Anschutz, Vanderbilt University Medical Center e diverse organizzazioni di difesa della droga specializzate nell’aumentare la consapevolezza dei danni delle benzodiazepine.
«I pazienti segnalano effetti a lungo termine delle benzodiazepine da oltre 60 anni. Io sono uno di quei pazienti. Anche se ho preso le mie medicine come prescritto, avverto ancora sintomi su base giornaliera al quarto anno senza benzodiazepine. Il nostro sondaggio e il il nuovo termine BIND (disfunzione neurologica indotta da benzodiazepine) dà voce all’esperienza del paziente e indica la necessità di ulteriori indagini», ha affermato il dottor Christy Huff, uno dei coautori dell’articolo e cardiologo e direttore della Benzodiazepine Information Coalition.
Circa il 76,6% degli intervistati presentava sintomi di lunga durata dopo aver scontato l’uso di benzodiazepine. Quasi la metà degli intervistati ha avuto questi dieci sintomi per più di un anno:
- Bassa energia
- Difficoltà di messa a fuoco
- Perdita di memoria
- Ansia
- Insonnia
- Sensibilità alla luce e ai suoni
- Problemi digestivi
- Sintomi scatenati da cibi e bevande
- Debolezza muscolare
- Dolore fisico
La parte più allarmante dello studio era che i sintomi sopra elencati erano nuovi e distinti e non erano stati sperimentati prima che gli intervistati usassero Xanax, Valium e Klonopin. Molti intervistati hanno riferito di relazioni danneggiate, perdita del lavoro e aumento delle spese mediche.
Inoltre, il 54,4% degli intervistati ha riportato pensieri suicidi o tentato suicidio.
Per gli psicofarmaci non benzodiazepinici non va meglio: come sa il lettore di Renovatio 21 gli SSRI – le droghe psicofarmaceutiche più nuove e diffuse, che inibiscono selettivamente la ricaptazione della serotonina – sono associate ad effetti avversi spaventosi, dalla distruzione delle funzioni sessuali a, come nel caso delle benzodiazepine, propositi suicidiari.
L’idea che vi sia il consumo di SSRI dietro alle continue stragi pubbliche americane, che un tempo non c’erano anche in presenza nella società della medesima circolazione delle armi, è ora accennata anche dal candidato alle presidenziali USA Robert F. Kennedy jr.
Crediamo che un analogo discorso debba essere fatto per i casi di cronaca nera domestica italiana, le note «stragi familiari» perpetrate da padri, madri, figli, ci cui i giornali scrivono magari che erano sotto cure psichiatriche, omettendo però, per qualche motivo, le sostanze psicoattive che gli erano state prescritte.
Per le stesse tragedie, ricordiamo come una vulgata politico-psichiatrica di sinistra incolpi direttamente l’esistenza stessa della famiglia come fattore di morte.
Anche la diffusione di psicodroghe legali rappresenta, a questo punto, un elemento di attacco alla famiglia e alla legge naturale.
Immagine di pubblico dominio CCO via Wikimedia.





