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Armi biologiche

«Il Coronavirus è una bioarma»

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In un lungo articolo apparso su Lifesitenews, il biologo e sinologo Steven W. Mosher si è interrogato su un argomento che per qualche ragione sembra non interessare a politici e giornalisti, nonostante la sua capitale importanza: le origini del coronavirus.

 

«Gli scienziati comunisti cinesi ei loro alleati presso l’Organizzazione mondiale della sanità hanno insistito sul fatto che il virus è emerso da un mammifero esotico – un pipistrello, forse, o un pangolino – che per qualche motivo veniva venduto in un mercato del pesce a Wuhan. Quando i principali virologi americani, il dottor Anthony Fauci e altri, sostenevano l’idea che le infezioni da COVID provenissero da un animale mangiato per il cibo, era “caso chiuso”. Da allora i media americani hanno venduto quella storia. Nel gennaio 2020, la National Public Radio stava già segnalando: “Un mercato umido a Wuhan sta prendendo la colpa come probabile fonte dell’attuale epidemia di coronavirus che sta investendo il mondo”. Anche il National Geographic è intervenuto, dicendo: “I mercati umidi hanno lanciato il coronavirus”».

 

La versione dei «mercati umidi», mai provata,  è finita per favorire la narrativa dell’origine che più spinge la Cina ora: il COVID è arrivato dall’estero – ovviamente – con il cibo surgelato, forse con il pesce o perfino con il gelato (!)

Renovatio 21 ricorda come questa versione dei «mercati umidi», mai provata (nonostante il fatto sospetto dell’immediata costruzione e distruzione mercato del pesce vicino ad uno dei laboratori virologici di Wuhan) sia finita per favorire la narrativa dell’origine che più spinge la Cina ora: il COVID è arrivato dall’estero –ovviamente –con il cibo surgelato, forse con il pesce o perfino con il gelato (!).

 

Nessuno poteva fare un’ipotesi del genere, in realtà: il Partito Comunista Cinese non faceva entrare nessuno a Wuhan – anzi, il suo lungo silenzio, che alcuni ritengono colpevole e programmato («la Cina usa il virus come arma politica», disse un diplomatico britannico), indica che Pechino tutto voleva tranne che chiarezza sulle origini dell’epidemia – semmai, qualcuno ha ipotizzato, voleva il contrario.

 

Il primo a lanciare l’allarme nelle primissime settimane, quando ancora l’ondata non aveva colpito il mondo, fu il dottor Francis Boyle, un esperto di politica delle bioarmi, principale contributore delle leggi contro il bioterrorismo per il governo americano. Boyle suggeriva che il coronavirus con cui abbiamo a che fare qui è «un’arma di guerra biologica».

 

Boyle, parlando dell’Istituto di virologia di Wuhan, un possibile l’epicentro dell’epidemia, ricordava che ci sono state «precedenti segnalazioni di problemi con quel laboratorio e cose fuoriuscite da esso». Tuttto vero: era ciò che diceva l’inquieto servizio di TG3 Leonardo di più di un lustro fa, che altro non faceva che riprendere un articolo uscito all’epoca su Nature: come ricorderete, il video, divenuto virale, fu bollato da tutti – compreso lo stesso telegiornale – come fake news, come manipolazione dei fatti. A Roma, all’epoca, sedeva un governo indicato come molto, molto filocinese, al punto da essere accusato di infilare nei decreti punti che favorivano la Cina per gli appalti alla infrastruttura tecnologica ritenuta fondamentale per il futuro del Paese – il 5G.

Francis Boyle, un esperto di politica delle bioarmi autore delle leggi USA sul bioterrorismo, è stato il primo a suggerire il coronavirus con cui abbiamo a che fare qui è «un’arma di guerra biologica»

 

La dottoressa Yan Li-Meng, fuggita dalla Cina lo scorso aprile, definisce senza remore il virus come «un’arma biologica senza restrizioni», dicendo che si trattava di un coronavirus di pipistrello isolato dall’Esercito Popolare di Liberazione (EPL)  che è stato riprogettato utilizzando la ricerca di ingegneria genetica di gain of function («guadagno di funzione») per renderlo più contagioso e mortale.

 

«Non è un segreto che il regime comunista cinese, nonostante sia un firmatario della Convenzione sulle armi biologiche, considera lo sviluppo delle armi biologiche una parte fondamentale per raggiungere il dominio militare. Dal 2007, i ricercatori del governo cinese hanno scritto pubblicamente sullo sviluppo di armi biologiche utilizzando la controversa ricerca sul “guadagno di funzione” per rendere i virus più letali. Il vicepresidente dell’Accademia cinese delle scienze mediche militari, He Fuchu, ha affermato nel 2015 che i biomateriali erano le nuove “vette strategiche di comando” della guerra» scrive Mosher.

 

La dottoressa Yan Li-Meng, fuggita dalla Cina lo scorso aprile, definisce senza remore il virus come «un’arma biologica senza restrizioni»

Non solo: nel 2017, il principale commentatore della televisione di stato cinese ha rivelato che la guerra biologica, utilizzando virus, era una nuova priorità nell’ambito della politica di sicurezza nazionale di Xi Jinping.

 

Il generale dell’EPL Zhang Shibo è andato ancora oltre quello stesso anno nel suo libro, La nuova posizione di superiorità della guerra , sostenendo che «lo sviluppo della biotecnologia moderna sta gradualmente mostrando forti segni caratteristici di una capacità offensiva», incluso il potenziale di «specifici attacchi genetici etnici».

 

«Non è un segreto che il regime comunista cinese, nonostante sia un firmatario della Convenzione sulle armi biologiche, considera lo sviluppo delle armi biologiche una parte fondamentale per raggiungere il dominio militare»

«Per essere perfettamente chiari, ciò di cui parla il generale Zhang sono armi biologiche che uccidono altre razze, ma per le quali le persone che gli somigliano hanno un’immunità naturale o acquisita. Un’arma del genere colpirebbe selettivamente africani o caucasici o giapponesi o coreani, ma lascerebbe indenne la tua stessa popolazione» scrive Mosher.

 

Come riportava Renovatio 21 anni prima della pandemia, le cosiddette «bombe etniche», armi biologiche di attaccare solo gli individui di una determinata razza o gruppo etnico, non sono una prerogativa della sola Cina, in molti – dagli USA a Israele, etc. – ci stanno lavorando da decenni. La Cina, anche qui, avrebbe fatto quello che fa con ogni prodotto: ha copiato realizzano però un prodotto non sicuro, pericoloso – per quanti prodotti comuni è esattamente così?

 

Tornando al coronavirus, quindi, «non c’è dubbio che il Partito Comunista Cinese sia intenzionato a sviluppare armi di guerra biologica offensiva da alcuni anni. Ma possono? Cosa sappiamo delle capacità della Cina?» si chiede Mosher.

 

«Sappiamo che la Cina ha imparato la genetica inversa – le tecniche di splicing genetico necessarie per creare una super arma biologica – perché abbiamo insegnato ai loro migliori scienziati come farlo. In realtà è anche peggio di così: potremmo aver effettivamente pagato gli scienziati cinesi che hanno creato il virus cinese che ora sta devastando il mondo».

Il generale cinese  Zhang Shibo: «lo sviluppo della biotecnologia moderna sta gradualmente mostrando forti segni caratteristici di una capacità offensiva», incluso il potenziale di «specifici attacchi genetici etnici»

 

Il discorso qui cade su un personaggio molto discusso nelle ultime settimane: il dottor Peter Daszak. Poco prima dell’epidemia di Wuhan, Daszak, capo di un’organizzazione chiamata EcoHealth Alliance, ha rilasciato un’intervista sul suo lavoro con l’Istituto di virologiaWuhan Institute of Virology, che definiva un «laboratorio di livello mondiale degli standard più elevati».

 

Daszak, spiegava di aver finanziato la ricerca presso l’Istituto di virologia di Wuhan da 15 anni. Il lavoro ha coinvolto la raccolta di coronavirus dalla natura e l’utilizzo di tecniche chiamate «guadagno di funzione» (gain of function) per renderli più infettivi e mortali.

 

I coronavirus erano perfetti per questo lavoro, diceva entusiasta Daszak: «Puoi manipolarli in laboratorio abbastanza facilmente. È una proteina spike. La proteina Spike guida molto di ciò che accade con il coronavirus, il rischio zoonotico. Quindi puoi ottenere la sequenza, costruire la proteina. E abbiamo lavorato con Ralph Baric presso l’Università del North Carolina per farlo. Inseriamo la sequenza nella spina dorsale di un altro virus e poi lavoriamo in laboratorio».

 

Daszak affermava che la ricerca che stava conducendo in collaborazione con il laboratorio di Wuhan era necessaria per creare un vaccino per prevenire la prossima pandemia globale. Alla luce di quanto accaduto da allora, però, la sua intervista del 9 dicembre 2019 sembra quasi una confessione. Chiaramente l’uomo non aveva idea che il Partito Comunista Cinese potesse avere in mente altri usi per i coronavirus pericolosi oltre alla ricerca sui vaccini.

«La conclusione è che la Cina, grazie in parte alla formazione e ai finanziamenti ricevuti dagli Stati Uniti, aveva tutto il necessario per creare un’arma biologica mortale: la struttura, la tecnologia e il biomateriale grezzo»

 

«La conclusione è che la Cina, grazie in parte alla formazione e ai finanziamenti ricevuti dagli Stati Uniti, aveva tutto il necessario per creare un’arma biologica mortale: la struttura, la tecnologia e il biomateriale grezzo» ammette il sinologo americano.

 

Per quanto riguarda lo stesso Daszak, una volta iniziata la pandemia, l’ultima cosa di cui voleva parlare era il suo lavoro con il laboratorio di Wuhan. Ha subito appoggiato l’affermazione della Cina secondo cui proveniva da un mercato umido e ha attaccato chiunque dicesse il contrario come un teorico della cospirazione senza regole In un’intervista ad aprile con DemocracyNow ha insistito: «L’idea che questo virus sia scappato da un laboratorio è solo pura sciocchezza. Semplicemente non è vero. Lavoro con quel laboratorio da 15 anni. Sono alcuni dei migliori scienziati del mondo».

 

Come riportato da Renovatio 21, Daszak è stato, in quello che è definibile come il più allucinante, gravissimo conflitto di interessi del secolo, uno degli inviati dell’OMS a Wuhan lo scorso febbraio: in pratica, guidava il team che doveva stabilire l’origine del virus: un po’ come l’oste che dice che il vino è buono, o la volpe a guardia del pollaio, vedete un po’ voi la metafora che vi piace di più.

 

Gli inviati OMS guidati da Daszak fecero una visita al laboratorio per, pensate, ben 3 ore, ovviamente sotto lo stretto controllo delle autorità cinesi che hanno supervisionato tutto il loro viaggio di indagine. I cinesi, per mesi avevano rifiutato di far entrare l’OMS, poi trattarono su una lista di possibili scienziati, fra cui c’era, guarda te la vita, pure Daszak. La task force OMS di Daszak assolse il laboratorio di Wuhan e cementificò l’idea del virus nato dal pipistrello a ferro di cavallo (il quale, come il lettore saprà, vive circa 1000 chilometri più a Sud).

 

«Se le prime infezioni da coronavirus fossero un semplice risultato di trasmissione accidentale da animale a uomo, come affermato, ciò potrebbe essere accaduto ovunque in Cina. È curioso che l’epicentro dell’epidemia si trovi a solo un paio di miglia di distanza da dove si trova l’unico laboratorio di livello 4 della Cina. Un caso?»

Non sorprende che il rapporto di 120 pagine che è risultato dalla missione OMS abbia dedicato solo un paio di pagine al laboratorio di Wuhan e ha concluso che era «estremamente improbabile» che il virus provenisse da lì. Una situazione ridicola: Jamie Metzl, un altro biologo-sinologo che ha servito come funzionario della sicurezza nazionale nell’amministrazione Obama, ha dichiarato all’emittente TV CBS  che non per lui non è possibile chiamare lo sforzo dell’OMS «indagine».

 

«È essenzialmente un tour di studio altamente sorvegliato e curato – ha detto Metzl, che non ha certamente il pedigree del complottista né dell’anticinese – questo gruppo di esperti ha visto solo ciò che il governo cinese voleva che vedessero… È stato concordato innanzitutto che la Cina avrebbe avuto il potere di veto su chi doveva partecipare alla mission … L’OMS ha accettato… Immaginate se avessimo chiesto all’Unione Sovietica di condurre una inchiesta su Chernobyl. Non ha davvero senso».

 

La Cina ha una lunga storia di incidenti di laboratorio, alcuni dei quali abbiamo dettagliato su Renovatio 21. Nel 2004, ad esempio, il virus della SARS è trapelato due volte (!) da un laboratorio di Pechino e ha causato un focolaio della malattia. L’impianto di Wuhan può anche essere stato all’avanguardia, ma gli standard di sicurezza cinesi in generale sono notevolmente permissivi.

 

«Poi c’è questo: se le prime infezioni da coronavirus fossero un semplice risultato di trasmissione accidentale da animale a uomo, come affermato, ciò potrebbe essere accaduto ovunque in Cina. È curioso che l’epicentro dell’epidemia si trovi a solo un paio di miglia di distanza da dove si trova l’unico laboratorio di livello 4 della Cina. Un caso? Penso di no». Quello che pensa Mosher lo abbiamo pensato tutti – a meno che voto o portafogli tendano verso la Cina.

 

Anche l’ex direttore dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Robert Redfield, ora crede che il coronavirus probabilmente provenisse dal laboratorio di Wuhan. Per aver riportato la notizia data dalla CNN Renovatio 21 è stata bloccata da Facebook.

 

«L’Istituto di virologia di Wuhan non è l’Istituto Nazionale di Sanità», afferma David Asher. «Stava operando un programma segreto e classificato. Dal mio punto di vista, e io sono solo una persona, la mia opinione è che fosse un programma di armi biologiche»

Fin dall’inizio, tuttavia, i media mainstream (in testa i colossi dell’oligarcato che ha programmato la presa di potere di Biden come Washington Post e New York Times) hanno cercato di convincerci che il coronavirus è un prodotto della natura piuttosto che un Frankenstein virale scappato dal laboratorio.

 

Una potente ricerca sulla questione è stata fatta da David Asher, l’ex leader della task force del Dipartimento di Stato che indaga sulle origini di COVID-19. Asher non solo crede che il virus sia fuggito dall’Istituto di virologia di Wuhan, ma anche che sia stato il risultato della ricerca sulle armi biologiche.

 

«L’Istituto di virologia di Wuhan non è l’Istituto Nazionale di Sanità», afferma David Asher. «Stava operando un programma segreto e classificato. Dal mio punto di vista, e io sono solo una persona, la mia opinione è che fosse un programma di armi biologiche».

 

Circolano voci  sull’Internet cinese secondo cui gli Stati Uniti hanno deliberatamente scatenato un’arma biologica americana sulla popolazione cinese: si tratta del famoso caso dello Olimpiadi militari dell’ottobre 2019 tenutesi proprio a Wuhan, dove c’è ragione di sospettare che già vi fosse contagio: la medaglia d’oro olimpica nella sciabola Tagliarol dichiarò di essere tornato dalle gare di Wuhan molto ammalato, anche se non capiva bene cosa fosse l’influenza che si era portato dietro. I suoi superiori militari hanno negato la sua ricostruzione.

 

«È molto caratteristico per i leader del Partito Comunista incolpare il loro principale rivale geopolitico per i crimini che essi stessi commettono»

A differenza che da noi, dove non è possibile neanche lontanamente incolpare la Cina senza incappare nella censura dei social e non solo di quelli, queste voci in Cina non vengono censurate dalle autorità, che al contrario fa sparire tutti rapporti accurati sull’epidemia. Ciò può produrre uno sviluppo di strategia geopolitica non da poco: dopo aver ritardato, sovvertito e sviato l’«indagine» di cartapesta dell’OMS sul laboratorio di Wuhan, la Cina ora chiede all’OMS di indagare sul centro anti-guerra biologica statunitense a Fort Detrick, nel Maryland.

 

«È molto caratteristico per i leader del Partito Comunista incolpare il loro principale rivale geopolitico per i crimini che essi stessi commettono» scrive Mosher.

 

«Con le sue bugie e le sue evasioni, il Partito sta semplicemente cercando di coprire la sua incompetenza nel controllare l’epidemia? Oppure i suoi leader cercano anche di nascondere qualcosa di molto più grave: la loro complicità criminale alle origini dell’epidemia? Anche tenendo conto della propensione del Partito alla segretezza, i molteplici livelli di inganno perpetrati dai funzionari comunisti negli ultimi due mesi, compresi quelli ai massimi livelli, sono stati straordinari».

«Potremmo non sapere mai con certezza se il nuovo coronavirus fosse destinato a essere utilizzato come arma biologica. Ma sappiamo che la stampa, la trasmissione televisiva e i social media occidentali stanno facendo del loro meglio per liquidare la possibilità stessa come una fantasia paranoica»

 

Non resta che constatare la nostra impotenza davanti al mistero dell’origine del virus, e alla probabile minaccia assoluta che esso potrebbe rappresentare – una Chernobyl biologica che dovrebbe metterci tutti in guardia rispetto all’uso della bioingegneria e delle armi biologiche. Sull’energia atomica si è discusso e manifestato ad nauseam, su virus e ingegneria genetica non è stata detta una parola. Le armi atomiche sono ben presenti nel discorso pubblico, la cui pressione ha condotto a trattati etc. Per le bioarmi, praticamente niente: un paio di film, qualche tratto vecchio di decenni che tutti sanno essere disatteso da ogni firmatario.

 

Questa oscena spirale del silenzio è dovuta al Partito Comunista Cinese ma anche e soprattutto alla complicità che esso ha in Occidente tra politici, industriali, giornalisti.

 

«Potremmo non sapere mai con certezza se il nuovo coronavirus fosse destinato a essere utilizzato come arma biologica. Ma sappiamo che la stampa, la trasmissione televisiva e i social media occidentali stanno facendo del loro meglio per liquidare la possibilità stessa come una fantasia paranoica» scrive sconsolato Mosher.

 

Eppure, le prove ci sono «Sappiamo, perché i generali del EPL ci hanno detto così, che i loro ricercatori stanno correndo per sviluppare armi biologiche letali alla velocità consentita dal loro furto di tecnologia occidentale e campioni di virus rubati. Ed è una supposizione più ragionevole presumere che, a causa di questa spinta a sviluppare un’arma biologica mortale, gli standard di sicurezza siano stati trascurati presso l’Istituto di virologia di Wuhan e il coronavirus mortale sia riuscito a fuggire dal laboratorio».

«In altre parole, qualcuno pensa che le autorità comuniste – una volta perfezionata un’arma biologica alla quale essi stessi avevano un’immunità naturale o indotta – esiterebbero a scatenare una pandemia mortale sull’Occidente per realizzare il loro “sogno cinese” di dominio sul mondo?»

 

Pragmaticamente, dobbiamo ammettere che oramai avere certezza dell’origine militare del virus non cambia molto: «se il nuovo coronavirus fosse già stato militarizzato prima di raggiungere le strade di Wuhan è (quasi) di secondaria importanza. Perché i leader comunisti sono chiaramente impegnati in uno sforzo per sviluppare un’arma del genere come parte integrante della loro strategia per la Repubblica Popolare Cinese per sostituire gli Stati Uniti come potenza dominante sul pianeta».

 

Se portiamo questo ragionamento alle estreme conseguenze, il sangue ci si raggela:

 

«In altre parole, qualcuno pensa che le autorità comuniste – una volta perfezionata un’arma biologica alla quale essi stessi avevano un’immunità naturale o indotta – esiterebbero a scatenare una pandemia mortale sull’Occidente per realizzare il loro “sogno cinese” di dominio sul mondo?».

 

La Cina che può progettare di conquistare il mondo, tramite una pandemia bioingegnerizzata e un possibile sterminio massivo, magari regolato su bioarmi «etniche». Quali barriere impedirebbero allo Stato dei milioni di aborti forzati, degli organi espiantati a prigionieri vivi, dei campi di concentramento da milione di persone, di non intraprendere questa via? La morale?

 

La Cina che può progettare di conquistare il mondo, tramite una pandemia bioingegnerizzata e un possibile sterminio massivo, magari regolato su bioarmi «etniche». Quali barriere impedirebbero allo Stato dei milioni di aborti forzati, degli organi espiantati a prigionieri vivi, dei campi di concentramento da milione di persone, di non intraprendere questa via? La morale?

Qualcuno, fra politici, attivisti, religiosi italiani, vuole farsi carico di un pericolo del genere?

 

Qualcuno vuole combattere questa prospettiva?

 

Qualche persona di buona volontà vuole ascoltare questo grido che da questo sito stiamo lanciando non da uno, ma da diversi anni?

 

Lo scenario, se non lo avete capito, riguarda davvero il bene e il male, e la possibile mutazione, o distruzione, della Civiltà. Qualcuno dei nostri lettori, almeno, lo ha capito?

 

 

 

 

 

 

 

 

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Armi biologiche

Vaccino per l’antrace approvato nonostante la mancanza di informazioni pubblicamente disponibili su test e ingredienti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo l’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici.

 

 

Giovedì la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato un vaccino contro l’antrace per adulti di età compresa tra 18 e 65 anni, secondo Emergent BioSolutions, il produttore del vaccino.

 

Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo un’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici, ha riferito Reuters.

 

Emergent ha affermato di aver consegnato Cyfendus al Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) degli Stati Uniti dal 2019, in base allo stato di autorizzazione all’uso pre-emergenza

 

L’efficacia di Cyfendus per la profilassi post-esposizione è stata testata solo su animali.

 

La dottoressa Meryl Nass, esperta di bioterrorismo e antrace, ha dichiarato a The Defender di essere scettica sul fatto che il vaccino offra nuovi sostanziali benefici per la salute.

 

«Data la storia dei numerosi fallimenti dell’azienda e la mancanza di adeguati test di sicurezza o efficacia dei precedenti vaccini contro l’antrace, ci si possono solo aspettare problemi», ha detto Nass.

 

«Il fatto che non ci sia un’etichetta disponibile, non ci siano informazioni su come è stato testato, quale placebo è stato usato, eccetera – tutto ciò aumenta la costernazione e la preoccupazione che le persone dovrebbero avere riguardo al valore di questo prodotto», ha aggiunto Nass.

 

Emergent ha affermato che il farmaco è in fase di sviluppo da 20 anni in collaborazione con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), precedentemente diretto dal dottor Anthony Fauci.

 

Paul Williams, vicepresidente senior di Emergent, ha affermato che l’antrace «rimane una minaccia alla sicurezza nazionale ad alta priorità».

 

Cyfendus è composto dal vaccino contro l’antrace adsorbito (AVA) di Emergent, commercializzato come Biothrax, più un adiuvante aggiuntivo, il cui nome non è stato rivelato dalla società.

 

Cyfendus viene somministrato in due dosi nell’arco di 14 giorni per suscitare una risposta immunitaria che la società ha affermato: «può essere particolarmente importante in risposta a un’emergenza sanitaria pubblica su larga scala che coinvolge l’antrace».

 

Nass ha detto che durante la paura dell’antrace del 2001, quando i politici e le organizzazioni dei media in tutto il paese hanno ricevuto l’antrace per posta, cinque persone sono morte, ma «tutti quelli che hanno preso gli antibiotici in anticipo non hanno contratto l’antrace e nessuno di loro è morto».

 

«Quindi», ha detto Nass, «gli antibiotici hanno funzionato». Nass ha sottolineato che dopo l’esposizione all’antrace, è necessario un trattamento immediato, non per il periodo di tempo più lungo necessario affinché un vaccino funzioni.

 

«Il fatto che sia necessario somministrarlo insieme agli antibiotici», ha detto Nass, «che è quello che dovresti avere quando sei esposto all’antrace, solleva la domanda: quali benefici aggiuntivi otterrai da questo vaccino? Non lo so».

 

Le azioni di Emergent hanno guadagnato il 16,2% nel trading pre-mercato dopo aver annunciato l’approvazione della FDA.

 

L’analista di benchmark Robert Wasserman ha affermato che l’approvazione fornisce “maggiori garanzie” che la società raggiungerà i suoi guadagni previsti per il 2023 di 260-280 milioni di dollari, ha riferito Bloomberg Law.

 

Il picco dei prezzi arriva sulla scia di «alcuni anni difficili», finanziariamente per l’azienda, ha riferito FiercePharma.

 

La società, fondata nel 1998 come appaltatore governativo BioPort per distribuire e produrre il vaccino contro l’antrace per le forze armate statunitensi, ha raggiunto il suo apice finanziario all’inizio della pandemia dopo aver ottenuto lucrosi contratti per la produzione di vaccini Johnson & Johnson e AstraZeneca COVID- 19.

 

Ma un rapporto del Congresso nel 2021 ha rivelato che la società ha nascosto probabili problemi di contaminazione nello stabilimento agli ispettori della FDA e alla fine ha dovuto distruggere 400 milioni di dosi di vaccino, il che ha portato il prezzo delle sue azioni a scendere da 133 a 7 dollari.

 

Storia del vaccino contro l’antrace

Il vaccino contro l’antrace è stato sviluppato e in uso limitato nelle forze armate dal 1970.

 

Biothrax è stato prodotto da Emergent dal 2002. Prima dell’annuncio di giovedì, era l’unico vaccino contro l’antrace autorizzato per l’uomo negli Stati Uniti.

 

Nass ha spiegato che nel 1997, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD) ha reso obbligatorio il vaccino come parte del programma di immunizzazione del vaccino contro l’antrace (AVIP) per tutti i 2,5 milioni di membri del servizio militare, inclusi il personale in servizio attivo e di riserva e gli appaltatori civili.

 

Il DOD ha implementato il programma di vaccinazione di massa nel 1998.

 

Le segnalazioni di reazioni avverse e dissenso da parte dei membri del servizio hanno portato a udienze del Congresso e all’inizio del 2000, il Comitato per la riforma del governo della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha raccomandato di interrompere il programma obbligatorio, sebbene non sia stato ufficialmente interrotto.

 

Nel 2000, più di 500.000 membri del servizio avevano ricevuto almeno una dose del vaccino, progettato per essere somministrato in sei dosi.

 

L’impianto in cui il governo ha prodotto il vaccino contro l’antrace ha dovuto affrontare una serie di problemi normativi ed è stato chiuso nel 1997, secondo Nass.

 

BioPort lo ha acquisito dal Michigan Biologic Products Institute di proprietà statale nel 1998 e lo ha ricostruito, ma non è stato autorizzato dalla FDA a produrre il vaccino. Quindi per un periodo i vaccini non erano disponibili.

 

Quindi, a partire dal 18 settembre 2001 – una settimana dopo gli attacchi dell’11 settembre – quando gli americani erano in uno stato di paura o di accresciuta preoccupazione, i media iniziarono a riferire che una forma sofisticata, armata e mortale di antrace era stata inviata per posta a numerose testate giornalistiche e politici americani.

 

Nuove lettere continuarono ad apparire nelle sei settimane successive ei media e il governo lasciarono intendere che fossero in qualche modo collegate agli attacchi dell’11 settembre.

 

Successivamente, i media e figure come John McCain hanno collegato l’antrace a Saddam Hussein in Iraq. Nel 2008, l’FBI ha accusato lo scienziato dell’esercito americano Bruce Ivins di essere responsabile degli attacchi, sebbene Ivins si sia tolto la vita prima che potesse essere perseguito e le affermazioni dell’FBI sono ampiamente messe in dubbio.

 

ProPublica, McClatchy e PBS Frontline, che hanno svolto le proprie indagini, hanno messo in dubbio le prove dell’FBI.

 

Anche il Government Office of Accountability (GAO) e le National Academies of Science hanno scoperto che l’FBI non disponeva di dati a sostegno delle sue affermazioni.

 

Ma il clamore creato dalle lettere all’antrace ha spinto il pubblico americano a sostenere una legislazione draconiana come il Patriot Act, ha sostenuto il dottor Joseph Mercola.

 

È diventata anche la principale giustificazione per continuare a produrre il vaccino e somministrarlo alle persone di servizio, ha scritto Pam Long su The Defender.

 

Nel 2002, poco dopo che la FDA ha approvato il nuovo impianto di vaccini di BioPort, il GAO ha emesso un rapporto al Congresso sull’AVIP.

 

Il rapporto ha elencato un numero significativo di reazioni avverse al vaccino – più del doppio del tasso riportato dal produttore – insieme all’esodo di massa di piloti militari e altro prezioso personale militare che ha rifiutato il mandato.

 

Ha anche notato che le reazioni avverse all’antrace erano molto simili ai sintomi della sindrome della Guerra del Golfo e che molti veterani hanno segnalato il vaccino come causa di questa malattia, che hanno anche riportato nelle udienze del Congresso, secondo Nass.

 

Dal 2000 al 2018, il mandato militare contro l’antrace è stato contestato più volte in tribunale per mancanza di approvazione e licenza della FDA e per mancanza di provata efficacia contro l’inalazione fatale di antrace.

 

Durante questo periodo, il DOD ha limitato il vaccino contro l’antrace a un gruppo più piccolo di “truppe a rischio” e ha interrotto e ripreso il programma diverse volte.

 

Prima del 2001, il DOD ha concluso che gli agenti biologici come l’antrace non erano una minaccia per le vittime di massa a causa del numero limitato di Paesi con l’esperienza e la sofisticazione necessarie per armare e diffondere l’antrace.

 

Secondo un’indagine della giornalista investigativo Whitney Webb, gli attacchi all’antrace del 2001 hanno anche salvato Emergent Biosolutions, poi BioPort, da rovina finanziaria.

 

 

Brenda Baletti

Phd.

 

 

© 21 luglio 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Armi biologiche

Gli Stati Uniti creano un’agenzia pandemica permanente

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Il governo degli Stati Uniti ha lanciato una nuova agenzia per prepararsi a pandemie e altre «minacce biologiche», con il presidente Joe Biden che ha scelto un generale dell’aeronautica in pensione per guidare il progetto.

 

Venerdì la Casa Bianca ha annunciato la creazione dell’Office of Pandemic Preparedness and Response Policy (OPPR). L’agenzia avrà il compito di ideare una risposta alle crisi di salute pubblica, coordinare la ricerca scientifica e gli sforzi medici contro le pandemie e fornire rapporti regolari al Congresso.

 

«Questo sarà un ufficio permanente nell’ufficio esecutivo del presidente incaricato di guidare, coordinare e attuare azioni relative alla preparazione e alla risposta a minacce biologiche o agenti patogeni noti e sconosciuti», ha dichiarato la Casa Bianca in un comunicato stampa.

 

Il nuovo ufficio sarà guidato dal maggiore generale dell’aeronautica in pensione Paul Friedrichs, che attualmente è assistente speciale del presidente Joe Biden e direttore senior per la sicurezza sanitaria globale e la difesa biologica presso il Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Friedrichs in precedenza ha lavorato come al Pentagono come Joint Staff Surgeon, cioè alto ufficiale medico dello Stato Maggiore, dove ha anche consigliato la task force militare COVID -19.

 

L’OPPR entrerà ufficialmente in vigore il 7 agosto, dopodiché Friedrichs inizierà a mettere insieme una squadra. Le sue responsabilità includeranno garantire che la scorta nazionale strategica sia ben attrezzata con forniture mediche e collaborare con il Congresso per ottenere finanziamenti per gli sforzi di preparazione degli Stati Uniti, secondo il New York Times.

 

Oltre a elaborare una risposta del governo alle future pandemie, l’agenzia consulterà con l’industria, la comunità scientifica e il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani (HHS) per sviluppare la «prossima generazione di contromisure mediche», compresi i vaccini. Il suo lavoro si concentrerà su COVID-19, vaiolo delle scimmie, poliomielite, influenza aviaria e umana e RSV, tra gli altri agenti patogeni.

 

Assumendo il ruolo del team di risposta al COVID-19 della Casa Bianca, che è stato chiuso a maggio, l’ufficio è stato creato nell’ambito di un ampio pacchetto di spese governative varato alla fine del 2022. Sarà tenuto a presentare una «revisione della preparazione» ai legislatori ogni due anni e un «rapporto di previsione» separato ogni cinque anni.

 

Va notato che esistono realtà e laboratori dentro e fuori l’università per lo studio delle minacce biologiche che furono pesantemente finanziati dopo l’11 settembre 2001. Alcune delle esercitazioni eseguite prima della pandemia (Robert Kennedy jr. ne ha contate almeno 20 dal 2000) interessano realtà e personaggi interessata dalle estensioni alla guerra biologica dell’emergenza dell’attentato alle due torri.

 

Come riportato da Renovatio 21,  per la strategia nazionale alla biodifesa la Casa Bianca ha stanziato l’anno passato 88 miliardi di dollari.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Lisa Fernando, DOD, di pubblico dominio CC0

 

 

 

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Armi biologiche

Kennedy parla di bioarmi etniche. Lo accusano di antisemitismo

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Robert Kennedy era ad una cena nell’Upper East Side di Nuova York in compagnia di tante persone, presumibilmente all’interno degli eventi della sua campagna elettorale.

 

La serata al ristorante Tony’s Di Napoli, è stato riportato, è stata piena di domande al candidato presidenziale democratico, il quale, come sempre, non si è tirato indietro.

 

Vi sarebbero stati momenti di polemica tra ospiti vegliardi un po’ avvinazzati, durante i quali «il candidato ha mantenuto una compostezza costante di fronte alla crisi».

 

Il New York Post scrive che ad un certo punto la cena sarebbe stata interrotta da un forte e squassante peto: ci sembra giusto trasmettere ai lettori anche questo particolare. L’autore della ventosità, secondo quanto riportato, sarebbe l’ex editorialista Doug Dechert, l’organizzatore della serata, il quale, visibilmente ubriaco, avrebbe emesso la «sonora e prolungata» flatulenza nel mentre urlava, forse per sottolineare la comunicazione non verbale, «sto scoreggiando!»

 

Dechert, l’ospite dell’evento, si era infuriato con un critico d’arte ottuagenario, Anthony Haden-Guest (il quale sembrava in realtà assopito per lunghe porzioni della serata) durante una discussione e aveva gridato a squarciagola: «La bufala climatica!» Il Dechert, insomma, ce l’aveva con la storia del cambiamento climatico.

 

«La stanza, che comprendeva una manciata di giornalisti e il responsabile della campagna di Kennedy, l’ex deputato Dennis Kucinich, era sbalordita, apparentemente incerta sul fatto che Dechert stesse scoreggiando personalmente contro Haden-Guest o all’idea stessa del riscaldamento globale» scrive Page Six, il sito di gossip gestito dal New York Post. «Purtroppo, possiamo assicurare ai lettori che non c’era spazio per dubitare che il clima fosse cambiato nelle immediate vicinanze del tavolo da pranzo».

 

Fin qui tutto bene, diciamo. Nel senso: mai si era visto un pezzo del genere per un candidato presidenziale – e nota bene che alle cene dei donatori di qualsiasi candidato, perfino per fare il sindaco del paesino, in America se ne possono vedere di ogni, specialmente se i vecchietti (che sono spesso quelli che hanno i soldi da donare) alzano il gomito.

 

In realtà la notizia della serata non è questo irresistibile teatrino tutto newyorkese.

 

Il giorno dopo il mondo della stampa è esploso quando, in un articolo separato sul New York Post, è stato scritto che a quella cena Kennedy aveva parlato di bioarmi, in particolare di armi in grado di colpire solo determinati ceppi etnici.

 

«Dobbiamo parlare di bioarmi» dice Kennedy seduto al tavolo. «Ne so abbastanza di bioarmi perché ho scritto un libro negli ultimi due anni e mezzo».

 

«La tecnologia che abbiamo ora… abbiamo messo centinaia di milioni di dollari nel targeting etnico dei microbi. I cinesi hanno fatto la stessa cosa». I commensali ascoltano in silenzio.

 

 

«Di fatto, c’è una questione sul fatto che il COVID-19 sia etnicamente mirato. Il COVID-19 attacca certe razze in modo sproporzionato. Le razze che sono più immuni al COVID-19, a causa delle differenze genetiche dei recettori ACE2… Il COVID-19 è mirato per attaccare i caucasici [cioè i bianchi europei, ndr] e i neri».

 

«Le persone che sono più immuni sono gli ebrei askenaziti e i cinesi». A questo punto la donna a fianco del candidato beve un sorso dal suo bicchiere.

 

«Non sappiamo se è davvero mirato in questo modo o meno, ma ci sono studi che mostrano il differenziale etnico-razziale e il suo impatto».

 

«Sappiamo che i cinesi stanno spendendo centinaia di milioni di dollari per sviluppare bioarmi etniche. E anche noi stiamo sviluppando bioarmi etniche».

 

«Tutti quei biolaboratori in Ucraina riguardavano la raccolta di DNA russo, DNA cinese, così da bersagliare le persone secondo la razza».

 

Apriti cielo. Tutta la stampa americana, con nessuna eccezione, si è scagliata contro RFK jr, e senza alcuna pietà.

 

Ovviamente, ça va sans dire, la prima accusa che gli è arrivata è la più infamante: «antisemita».

 

Innanzitutto, colpisce che a lanciare la storia, con video e contorno di particolari meteoristici di cui sopra, sia proprio il New York Post: giornale considerato acerrimo nemico dei Biden, di cui Kennedy è in questo momento il principale avversario: avrebbe alle primarie almeno il 20% dei voti dei democratici.

 

«L’osservazione di Kennedy fa eco alla logora letteratura antisemita che incolpa gli ebrei per l’emergere e la diffusione del coronavirus che ha iniziato a circolare online poco dopo lo scoppio della pandemia, secondo Rapporto sull’Antisemitismo mondiale 2021 del Centro per gli Studi dell’Ebraismo europeo contemporaneo dell’Università di Tel Aviv 2021» scrive il Post.

 

«Uno studio dell’Università di Oxford del 2020 ha rilevato che quasi 1 britannico su 5 credeva che gli ebrei avessero creato la pandemia di coronavirus per guadagno finanziario».

 

Subito si è fatta sentire anche l’Anti-Defamation League, organizzazione goscista di difesa della reputazione degli ebrei: «l’affermazione per cui il COVID-19 sia un’arma biologica creata dai cinesi o dagli ebrei per attaccare i caucasici e i neri è profondamente offensiva e alimenta le teorie del complotto sinofobiche e antisemite sul COVID-19 che abbiamo visto evolversi negli ultimi tre anni».

 

Insomma, la lettera scarlatta, la A di antisemita si è abbattuta su Kennedy.

 

E subito i giornali hanno ripreso l’uscita che RFK fece durante il lockdown, quando disse che ai tempi del nazismo gli ebrei potevano scappare in Svizzera attraverso i monti, e Anna Frank poteva nascondersi in soffitta: con il sistema di sorveglianza elettronica totale in caricamento non ci sarà più alcuna possibilità di fuga.

 

Per aver detto una cosa del genere – che riprendeva le profetiche riflessioni che all’epoca Kennedy stava facendo (e Renovatio 21 traducendo qui) sullo strapotere di Gates e dell’Industria dei Big Data unita al governo della Sorveglianza visto col COVID –  fu ricoperto di veleno, a ettolitri, e da tutte le parti: perfino la moglie, l’attrice Cheryl Hines (nota per Curb your enthusiasm, una serie non nota in Italia ma popolare assai negli USA) prese le distanze. Qualche rabbino, tuttavia, scrisse parole di sostegno.

 

Tanto per iniziare: lo studio esiste. Si chiama «Varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e il loro potenziale impatto sull’affinità di legame SARS-CoV-2», ed è stato pubblicato da Biochem Byophys Rep del dicembre 2020.

 

«La suscettibilità di diverse popolazioni all’infezione da SARS-CoV-2 non è ancora stata compresa» scrive lo studio. «Abbiamo combinato l’analisi delle varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e calcoli di chimica computazionale per sondare gli effetti sull’interazione SARS-CoV-2/ACE2. ACE2-K26R; che è più frequente nella popolazione ebraica ashkenazita».

 

«Al contrario, [le varianti] ACE2-I468V, R219C, K341R, D206G, G211R (…) sono più frequenti rispettivamente nelle popolazioni dell’Asia orientale, dell’Asia meridionale, dell’Africa e dell’afroamericano, dell’Europa, dell’Europa e dell’Asia meridionale».

 

Non è una fake news: quando Kennedy accenna a studi sul diverso impatto del COVID in base all’etnia dice il vero; e se accettate, come stanno facendo tutti, che il coronavirus è uscito da un laboratorio che aveva rapporti con l’Esercito di Liberazione del Popolo… fate voi, è davvero 2+2.

 

Tuttavia, non è il COVID il vero tabù, e nemmeno – udite udite – gli ebrei.

 

Il tabù, che la società lo comprenda o no, è sulle armi biologiche, sulle quali c’è un trattato che nessuna Nazione rispetta – in primis gli USA.

 

Per le armi atomiche ci sono stati decenni di discussione, con manifestazioni, convegni, film, incontri diplomatici internazionali. Sulle armi biologiche c’è invece il silenzio assoluto: nessuno sa cosa facciano davvero, dove stiano, quante ce ne siano.

 

Ogni tanto emerge qualche dato che non quadra: i cadaveri degli africani morti di Ebola spediti negli USA, o i biolaboratori ucraini, sui quali anche noi apponevamo il bollino «complottismo» fino a quando Victoria Nuland non lo ammise ad un’audizione della Commissione Esteri del Senato USA – e qui Kennedy, in quella cena turbolenta, ha fatto benissimo a ricordarlo.

 

E quindi, veniamo al dunque, alla questione – più taciuta che mai – delle «bombe etniche», le bioarmi che uccidono solo una certa parte della popolazione, salvandone l’altra.

 

Nel novembre 1998, il giornale britannico Sunday Times riferì che Israele stava tentando di costruire una «etno-bomba» contenente un agente biologico che potesse mirare specificamente ai tratti genetici presenti tra le popolazioni arabe – cioè i cosiddetti palestinesi. La storia fu riportata anche da Wired e da Foreign Report.

 

A contrastare questa voce, paragonandola all’«accusa del sangue» contro gli ebrei dei tempi antichi (quelli di San Simonino, per essere chiari) fu anche allora, coincidenza, il New York Post, che disse che forse si trattava di un lavoro di fantascienza di un accademico israeliano.

 

La possibilità di una «bomba genetica» è stata presentata nel 2004 all’interno libro di Vincent Sarich e Frank Miele, Race: The Reality of Human Differences. Nello stesso anno, il Guardian pubblicava un articolo in cui diceva che la British Medical Association (BMA) considerava le armi biologiche progettate per colpire determinati gruppi etnici come una possibilità, ed evidenziava i problemi che i progressi della scienza per cose come «il trattamento dell’Alzheimer e di altre malattie debilitanti potrebbero essere utilizzate anche per scopi malvagi».

 

In un rapporto intitolato «Rebuilding Amercan Defenses» scritto nel 2000 dai neoconservatori – quelli della guerra in Iraq, e ora della guerra in Ucraina – del Project for a New American Century (Progetto per un nuovo secolo americano, o PNAC), si affermava che «la proliferazione di missili balistici, da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare l’energia militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse diventeranno sempre più accurate, mentre i nuovi metodi di attacco – elettronico, “non letale£, biologico – saranno più ampiamente disponibili».

 

«Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si svolga, nel tempo, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa da quella attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: nello spazio, nel “cyber-spazio” e forse il mondo dei microbi» dettagliavano i neocon.

 

Con più precisione: «Forme avanzate di guerra biologica che possono “indirizzare” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica dal regno del terrore in uno strumento politicamente utile».

 

Non si tratta nemmeno dei soli USA: qualcuno ricorda il Sud Africa dell’apartheid, che avrebbe cercato di utilizzare il suo programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera – un po’ quello di cui medici e vescovi kenyoti hanno accusato le campagne di vaccinazione degli organismi sovranazionali.

 

Nel maggio 2007, il governo russo ha vietato tutte le esportazioni di campioni biologici umani: un rapporto del capo del servizio segreto FSB Nikolaj Patrushev presentato a Putin affermava dello sviluppo in corso di «armi biologiche genetiche» mirate alla popolazione russa da parte delle istituzioni occidentali, di cui faceva i nomi.

 

Qualche anno fa sarebbe arrivata una sorta di conferma dal dipartimento della biologia molecolare dell’ala medica 59esima brigata dell’aviazione degli USA, che avrebbe rivelato di aver raccolto specificamente campioni di DNA russo, suscitando forti timori in Russia per lo stato avanzato del possibile programma di armi biologiche diretto dagli Stati Uniti.

 

Nel 2010 l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato «Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati», elencava diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate:

 

«Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, è stato consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il loro studio ha generato sei vaste classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono – pur non limitandosi solo a queste – armi biologiche, geni, terapia genica come arma, virus furtivi, malattie scambiabili e altre malattie progettate su misura».

 

Il documento scriveva precisamente riguardo la possibilità di ideare una «malattia che potrebbe spazzare via un’intera popolazione o un determinato gruppo etnico».

 

Nel 2016, la rivista Foreign Policy ha suggerito la possibilità di un virus utilizzato come arma biologica etnica che potrebbe sterilizzare una «popolazione etnica geneticamente correlata».

 

Nel 2017, un libro di testo pubblicato dall’Università di Difesa Nazionale dell’Esercito di Liberazione del Popolo cinese chiamato Scienza della strategia militare presentava il potenziale per la guerra biologica per includere «specifici attacchi genetici etnici»: «lo sviluppo della moderna biotecnologia sta gradualmente mostrando forti segni caratteristici di una capacità offensiva», inclusi «specifici attacchi genetici etnici» scrive il libro.

 

Anni dopo, avremmo avuto eco di tali discorsi negli interventi del professor Joseph Tritto, praticamente una delle uniche voci a parlare di bioarmi e della corsa della Cina per ottenerle.

 

La lista è ancora lunga, noi però ci fermiamo, perché speriamo lo si sia capito: le bioarmi etniche sono realtà.

 

Sta accadendo, ora: qualcuno sta costruendo la tecnologia per far fuori solo la vostra razza, la vostra etnia, la vostra famiglia.

 

Potete dare dell’antisemita a Kennedy, e pure raccontare delle puzzette alle sue cene: ma la minaccia immane di queste armi dal potere indicibile è su tutti noi.

 

Prima o poi bisognerà iniziare a parlarne davvero: e non solo alle cene elettorali di Manhattan.

 

Questo sia di promemoria anche per i lettori italiani: un politico che dice di volervi proteggere, ma che mai nomina il tema delle armi biologiche non merita il vostro voto, né il vostro rispetto.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

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