Psicofarmaci
«I demoni nella mente». La campionessa olimpica Simone Biles vittima degli psicofarmaci?
In queste Olimpiadi appena concluse un episodio soprattutto ci riempi di angoscia e disgusto. Quello che riguarda Simone Biles.
La giovanissima ginnasta aveva vinto 4 ori e un bronzo ai giochi di Rio nel 2016. All’epoca fummo inondati di informazioni sulla sua storia personale: finita in casa di affidamento, viene adottata dal nonno materno e la nuova moglie. Si allena 32 ore alla settimana, per cui la famiglia opta per l’homeschooling. La famiglia è molto cattolica…
Tutti incantati dalla ragazzina di colore che ce l’ha fatta. La magia sembra perdurare anche durante queste disgraziate olimpiadi edochiane (cioè, di Tokyo) del 2020 – cioè 2021. Quando annuncia che si ritira dalle competizioni, i giornali di tutto il mondo la giustificano in ogni modo. Anzi, di più: la innalzano a livelli munchauseniani.
Il Washington Post scrive che porta il peso di essere la GOAT, acronimo che sta per Greatest of All Times, la migliore di tutti i tempi, e pazienza se lì a bordo pista c’era Nadia Comaneci, la più grande atleta del XX secolo nonché prima ad aver ottenuto il punteggio massimo di 10. Il giornale di Amazon ci fa sapere che ora il suo hashtag su Twitter è associato all’emoji della capra, che si dice appunto goat in inglese.
Perché i giornali di tutto il mondo hanno dimenticato gli oscuri trascorsi con gli psicofarmaci della Biles, di cui pure avevano scritto qualcosa un lustro fa?
Quindi ecco che accusano i «twisties», nuovo termine della ginnastica artistica che tutto il mondo ora ha imparato a conoscere: il twisty è un blocco mentale dell’atleta che perde la sua consapevolezza spaziale durante un esercizio intenso. Simone ne soffrirebbe, e quindi andrebbe compatita all’istante (gli altri atleti, si vede, no).
Poi ecco il colpo di scena: si è ritirata perché è una vittima degli abusi sessuali di Larry Nassar, il medico delle atlete USA dal 1996 al 2017. Il dottor Nassar avrebbe abusato di 150 ginnaste. La Biles, secondo un tweet dell’ex ginnasta Andrea Orris, sarebbe molto traumatizzata.
La stampa va oltre: nel bel mezzo della crisi della ragazza, la BBC e tutta una serie di testate mondiali la definiscono superhuman. Superumana.
A nostro parere non c’è nulla di sovrumano in qualcuno che si ritira in questo modo opaco, e per certi versi egoico in modo quasi tirannico (il mondo è ai suoi piedi, il mondo la implora di competere…) da una parte dei giuochi: perché non è tornata a casa a curarsi, è rimasta fino alla gara in cui ha voluto essere, saltando tutte le altre.
Così come, per citare uno che di superuomini dovrebbe saperla lunga, «umano, troppo umano» ci è sembrato il discorso che ha fatto subito quando ha deciso di collassare la sua Olimpiade.
«Sto combattendo con i demoni». Sì, la ragazza dice di avere «i demoni nella mente».
Ecco, più che sovrumano, ci sembra preternaturale. Anzi no: ci sembra un effetto naturalissimo, se ci ricordiamo una storia in cui la Biles era finita qualche anno fa.
Perché i giornalisti di tutto il mondo possono essersene dimenticati, Renovatio 21 invece la rammenta perfettamente.
Nel 2016 scoppia lo scandalo sul doping russo. Si tratta, con ogni evidenza, di un’arma geopolitica lanciata contro Putin, che negli ultimi anni dell’era Obama lo aveva surclassato in ogni modo, Crimea e Siria in primis.
Ci potrebbe quindi essere la Russia dietro all’hackeraggio della WADA, l’ente mondiale antidoping, nell’estate di quell’anno.
Saltano fuori elenchi di atleti olimpici statunitensi possibilmente dopati, dalle sorelle Venus e Serena Williams in giù.
«Simone Biles potrebbe passare alla storia dello sport come la prima atleta narcolettica a vincere quattro medaglie d’oro in una sola olimpiade»
Tutti gli atleti USA avrebbero assunto sostanze proibite grazie allo scudo dell’uso terapeutico: se prendi quel farmaco perché hai una malattia, non è esattamente doping. La chiamano TUE, «Therapeutic Use exemption». Basta dire che hai quella malattia.
E quindi eccoti che nella lista trovi la nuova eroina atletica americana, fresca degli ori brasiliani.
La Biles avrebbe fatto uso di anfetamine e psicofarmaci. In una disciplina dove la concentrazione è tutto, è possibile considerarlo doping?
«Simone Biles potrebbe passare alla storia dello sport come la prima atleta narcolettica a vincere quattro medaglie d’oro in una sola olimpiade», scherzavano alcuni dei massimi esperti di antidoping italiani. A riportarlo era Repubblica del 14 ottobre 2016. Non è chiaro se se ne siano ricordati cinque anni dopo quando dovevano scrivere della misteriosa disfunzione dell’atleta a Tokyo.
Era riportata anche una bella scaletta cronologica.
«Nel settembre del 2012, quindi subito dopo le olimpiadi di Londra, all’inizio del quadriennio olimpico di Rio, la Biles viene autorizzata ad assumere 15mg al giorno di anfetamine per via orale (ha appena 15 anni). L’autorizzazione viene rinnovata nel 2013 e nel 2104».
«Nel 2015 la sua patologia ha un’evoluzione e si passa dall’anfetamina al dexmetilfenoidato (una sostanza dagli effetti non dissimili) con un’autorizzazione che scadrà nel 2018».
«Le date sono importanti perché è una coincidenza perlomeno suggestiva che nel 2013, cioè proprio a un anno di distanza dall’inizio della terapia a base di anfetamine, che la Biles diventa la Biles, comincia cioè a stupire e a vincere gare» ammette il quotidiano romano.
«Se l’autenticità delle carte fosse confermata – spiegava a Repubblica una fonte autorevole – non ci sarebbe alcun illecito. Certo risulta comunque quantomeno singolare che una atleta di quel livello abbia gareggiato alle olimpiadi sotto gli effetti di una terapia che di solito si prescrive ai narcolettici».
Una narcolettica che volteggia in aria come una trottola: di per sé quasi una barzelletta, o una nuova possibilità di civiltà sportiva – esistono le paralimpiadi per narcolettici? Lì la Biles vincerebbe a man bassa.
«Nel 2013, cioè proprio a un anno di distanza dall’inizio della terapia a base di anfetamine, che la Biles diventa la Biles, comincia cioè a stupire e a vincere gare»
Possiamo dire che nell’ambiente in molti sapevano, compresa qualche collega italiana surclassata, che all’epoca ammiccò a possibili indagini. Anche tra coloro che si occupano di PED (performance enhancing drugs, cioè il doping che va dagli anabolizzanti alle sostanze nootropiche, cioè di potenziamento del cervello) la storia è risaputa ed è stata discussa in qualche tweet varie volte.
I giornali del mainstream, invece no: ed è questa la notizia.
«Ho l’ADHD e ho preso farmaci da quanto ero una bambina» si è giustificata all’epoca la Biles. L’ADHD, il Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività, è una sindrome sempre più diagnosticata ai bambini americani – un’idea di per sé rifiutata con forza da alcuni psichiatri, che la definiscono alla stregua di una nuova malattia inventata (una volta si diceva: «bimbo discolo», «distratto», etc.) dall’influenza di Big Pharma sulla classe medica.
Perché, se diagnosticata, l’ADHD apre alla prescrizione di anfetamine come l’Adderall, uno psicofarmaco che dai bambini è tracimato – spesso legalmente, ma anche no – verso altre categorie adulte: le casalinghe che vogliono avere energie, gli studenti unversitari che vogliono stare svegli a studiare per gli esami, e non ultimi – cosa decisiva per il caso in questione – gli atleti, come per esempio i giocatori di football americani, dove la focalizzazione è tutto.
L’Adderall, scrive Wikipedia, «provoca effetti come euforia, desiderio sessuale, un miglior controllo cognitivo come migliorare l’attenzione, la concentrazione e l’impulsività. A queste dosi, induce effetti fisici come diminuzione del tempo di reazione, resistenza alla fatica e una maggiore forza muscolare». Insomma, pare proprio sia doping.
Vale la pena di ricordare gli effetti collaterali: a livello fisico, ipertensione, ipotensione, tachicardia, dolore addominale, diarrea, nausea inappetenza, cambio della libido, digrignare die denti, perdita del controllo della vescica, rinite, tic nervosi, vista offuscata, insonnia, secchezza delle fauci.
Da un punto di vista psicologico, abbiamo cambi di umore, ansia, senso di grandiosità, irritabilità, comportamenti ossessivi e, per gli utilizzatori più addentro, la cosiddetta «psicosi da anfetamina», un disturbo mentale caratterizzato da sintomi psicotici (ad esempio allucinazioni, ideazione paranoide, deliri, pensiero disorganizzato, comportamento grossolanamente disorganizzato) che coinvolge e si verifica tipicamente a seguito di dosi elevate psicostimolanti.
Perché nessuno, davvero nessuno, neanche in questo caso dove gli effetti della psico-droga legale potrebbero essere autoevidenti, se la sente di mettere in discussione delle terapie che, invece che benessere, creano demoni?
La dipendenza da Adderall e di altre sostanze simili (come il Ritalin) riempie le cronache americane di storie mostruose: famiglie distrutte, carriere universitarie troncate, carriere sportive disintegrate. Dolori che poi magari si curano con gli oppioidi, e da lì alla morte – su Renovatio 21 lo abbiamo scritto spesso – in USA il passo è divenuto brevissimo.
Ora, pare che, come accade in vari Paesi Africani, in Giappone alcuni psicofarmaci non possano entrare per legge. «Se portate Adderall in Giappone per qualsiasi motivo, rischiate l’arresto e la reclusione» scrive nelle FAQ un sito di scambi studenteschi di Kyoto. «Attualmente, l’unico farmaco usato per trattare l’ADHD legale in Giappone è Concerta. Sebbene il Ritalin sia disponibile in Giappone per il trattamento dei disturbi del sonno, non è prescritto ai pazienti con ADHD».
Le regole farmaceutiche in Giappone sarebbero quindi belle stringenti. Ecco che qualcuno ha ipotizzato che la Biles possa aver sperimentato una sindrome di astinenza da psicofarmaco: possibile.
O è anche possibile il contrario: i «demoni» con cui ha lottato la Biles sono generati dall’unione delle droghe che assume con la pressione che prova nel momento più importante degli ultimi cinque e dei prossimi quattro anni.
Il documentarista e sollevatore di pesi Chris Bell, autore di film sugli steroidi e sugli abusi di farmaci, ha indagato la faccenda, prima ipotizzando a Rio l’uso di Adderall, poi quello di Ritalin e Focalin.
Qualcuno ha ipotizzato che la Biles possa aver sperimentato una sindrome di astinenza da psicofarmaco
«Nel 2016 Simone Biles ha rivelato di avere l’ADHD e per questo prende Ritalin e Focalin. Ha ricevuto un’esenzione per uso terapeutico nel 2016 e ha portato a casa 4 medaglie d’oro a Rio. Avanti veloce a Tokyo 2020 e il Ritalin è illegale al 100% in Giappone. Un po’ mi chiedo cosa sia successo» scrive in un tweet.
In un altro tweet si pone la vera domanda: «Mentre sto cercando di scoprire se Simone Biles stava usando farmaci per l’ADHD o no mi sono imbattuto in un documento di 10 pagine pubblicato dal Team USA sulle regole per portare le anfetamine in Giappone che mi porta a una domanda più oscura. Quanto del Team USA è sotto lo speed legale?». Lo speed è il modo in cui gli americani chiamano le anfetamine illegali vendute per la strada.
La domanda che si pone Bell è di tipo sportivo.
Noi ci racconteremmo se ci rispondessero ad altri due tipi di questione.
Perché i giornali di tutto il mondo hanno dimenticato gli oscuri trascorsi con gli psicofarmaci della Biles, di cui pure avevano scritto qualcosa un lustro fa?
Perché nessuno, davvero nessuno, neanche in questo caso dove gli effetti della psico-droga legale potrebbero essere autoevidenti, se la sente di mettere in discussione delle terapie che, invece che benessere, creano demoni?
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Immagine di Agência Brasil Fotografias via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Droga
Psicofarmaci usati come droghe da sballo: i giovani lo hanno capito, le istituzioni no
Nel 2022 quasi 300 mila ragazzini hanno assunto psicofarmaci senza ricetta, con un record assoluto in Toscana. La maggior parte dei consumatori è femmine.
Uno studio del CNR, citato dal quotidiano milanese La Verità, riporta che il 10,8% della popolazione tra i 15 e i 19 anni consuma psicofarmaci per «uso ricreativo».
Non si tratta, quindi, di droghe da prescrizione usate per curare disturbi emotivi, ma veri e propri «psicofarmaci dello sballo» spesso miscelati appositamente con altre droghe o con l’alcool per ampliarne l’effetto stupefacente: benziodiazepine, cannabis, energy drink, sono ingredienti di «cocktail» psicoattivi di cui i farmaci da farmacia sono un elemento fondamentale.
Si tratta di una tendenza in crescita: il consumo di psicofarmaci senza ricetta tra i giovani era dell’11,3%, con una pausa negli anni successivi che includevano i mesi di lockdown, dove tuttavia come noto è aumentata la prescrizione di tali droghe farmaceutiche. Oggi la tendenza è aumentata: farebbe uso illegale di psicodroghe legalizzate un giovane su 10.
Secondo quanto riportato, la tipologia degli psicofarmaci più utilizzati è quella delle droghe per dormire (5%), quella dei farmaci per l’umore e le diete (1,7%) e per l’aumento dell’attenzione (1,2%). I farmaci SPM («senza prescrizione medica») sarebbero consumati più da ragazze (10,8%) che da ragazzi (4,9%), con il Centro Italia divenuto zona con più alto livello di consumo (50,4 dosi ogni mille abitanti al giorno; al Nord sono 46,9, al sud 37,7). Con 66 dosi per mille abitanti al dì la regione Toscana è in cima alla classifica, mentre in fondo con 35 dosi troviamo Campania e Basilicata.
Il 42% dei giovani si rifornirebbe negli armadietti di casa, visto che in Italia le quantità prescritte e quelle vendute non sono sempre corrispondenti, lasciando quindi grandi quantità di farmaci inutilizzati nelle case delle famiglie italiane. Il 28% dei ragazzi ammette invece di cercare gli psicofarmaci su internet, dove si è creato un vero e proprio mercato nero delle psicodroghe legalizzate, a riprova del loro aspetto fondamentale nella cultura dello sballo.
In più casi di presunti stupri recenti è emersa la circolazione di psicofarmaci tra gli interessati: nel caso della presunta violenza carnale consumatasi a Capodanno 2020 a Primavalle (Roma), secondo una chat letta in aula di tribunale, una quattordicenne scriveva: «le pasticche di Xanax e Rivotril ve le regalo, tanto è Capodanno. Le ho portate da casa, senza dire altro», riporta La Verità.
Come riportato da Renovatio 21, tracce di vari psicofarmaci unite all’uso di cocaina e cannabis (ma non di GHB, droga dello stupro) sarebbero state trovate nel sangue della ragazza che accusa il figlio del presidente del Senato La Russa di averla violentata dopo una serata in discoteca: in particolare si è parlato dell’ansiolitico Xanax e dello psicofarmaco SSRI fluoxetina, una sostanza nota con il nome commerciale di Prozac.
Apprendiamo sempre dal quotidiano milanese che in un recente congresso di addetti ai lavori psicofarmaceutici questi si sarebbero «affrettati a spiegare che gli psicofarmaci, “assieme ad un percorso terapeutico a 360 gradi, sono fondamentali per curare le malattie mentali anche nei giovani e giovanissimi”». Insomma, giù le mani dalle pasticche psicoattive diffuse congiuntamente da Big Pharma e dallo Stato.
«I giovani che un tempo ricorrevano alle droghe dello sballo più tradizionali (cocaina, cannabis e anfetamine) hanno spostato l’attenzione sugli psicofarmaci, certamente perché sono più facilmente disponibili e meno costosi, ma anche perché, essendo legali, non sono percepiti come droghe» scrive La Verità.
Vogliamo aggiungere che se i ragazzi cercano gli psicofarmaci come droghe è perché essi lo sono: cioè, danno effetto alla mente esattamente paragonabili a quelli delle droghe illegalizzate.
I giovani cioè hanno capito che gli psicofarmaci sono potenti droghe psicotrope in grado di alterare pesantemente il cervello: le istituzioni invece, no, non lo hanno ancora capito. E non è possibile sapere quanti stipendi siano pagati per continuare a non comprenderlo.
Droga
Psicofarmaci, cocaina, droghe dello stupro globale
Il caso delle accuse all’ultimogenito del presidente del Senato La Russa non può che ricordare quello del figlio di Grillo e la combriccola di amici. Erano più o meno lo stesso periodo, luglio, ma del 2019 – oramai quattro anni fa, quando cadde il governo Conte 1 e, enigmaticamente, il M5S decise di fare un governo col PD, che poi, con Roberto Speranza e soci, durò per quasi tutto il biennio pandemico.
Chi conosce la politica italiana sa che esiste un pattern di accuse ai figli e reazioni della politica di superficie: nel 1953 si ebbe il caso Montesi, quando venne trovata annegata la 21enne Wilma Montesi, una bella ragazza di Roma il cui caso era stato chiuso con la spiegazione di un malore a seguito di un pediluvio in mare. La stampa non accettò e si cominciò a parlare di complotto di copertura di potenti personaggi che sarebbero stati implicati. Fu messo alla gogna mediatica il giovane jazzista Piero Piccioni, conosciuto anche come Piero Morgan e noto per le sue colonne sonore dei film di Alberto Sordi, il cui padre, Attilio Piccioni, era vicepremier e ministro degli Esteri, nonché tra i massimi esponenti della DC: a causa dello scandalo, che aveva portato in carcere a Regina Coeli il figlio poi scagionato completamente, si dimise da ogni carica. Il caso Montesi rimane irrisolto.
I casi recenti sono chiaramente diversi, sia per gravità sia per ramificazioni politiche – la società, del resto, è molto cambiata.
Tuttavia, non è la questione politica che ci preme qui analizzare: notiamo, invece, una possibile lettura delle ultime cronache sotto l’aspetto, come dire, sociofarmaceutico.
È emerso che la ragazza avrebbe fatto uso di cocaina prima della serata in discoteca dove avrebbe incontrato La Russa junior. È un punto su cui subito si è speso il presidente del Senato nella sua nota diramata dopo i fatti. «Lascia oggettivamente molti dubbi il racconto di una ragazza che, per sua stessa ammissione, aveva consumato cocaina prima di incontrare mio figlio», ha chiosato La Russa senior. «Un episodio di cui Leonardo non era a conoscenza. Una sostanza che lo stesso Leonardo sono certo non ha mai consumato in vita sua» (particolare non impossibile, vista la pragmatica allergia alle droghe riscontrabile nei vecchi ambienti missini di cui il padre fu protagonista).
La dichiarazione ha scatenato la reazione dell’avvocato della ragazza intervistato dal Corriere della Sera: «senza entrare nel merito dell’inchiesta coperta dal segreto, la domanda che mi pongo da normale cittadino e non da avvocato è come possa una ragazza aver assunto cocaina e non ricordare nulla fino all’indomani. La cocaina è nota perché provoca eccitamento, non sonnolenza» dice il legale, «ciò a cui dovranno rispondere i magistrati è se abbia assunto a sua insaputa sostanze diverse dalla cocaina che le hanno provocato un tale stordimento da non farle ricordare nulla e, in caso affermativo, chi gliele abbia date e se ci sia no il coinvolgimento di Leonardo La Russa».
È l’ipotesi implicita del «drink», dopo cui la ragazza non ricorda più nulla, corretto magari con la «droga dello stupro». La pista sarebbe stata già scartata: «le analisi sul sangue della ragazza escludono la presenza di GHB, adombrata invece (…) nella denuncia» scrive La Verità. «Non è stata trovata traccia della cosiddetta droga dello stupro, il GHB o di inibitori della volontà simili».
È interessante notare, quindi, come tutto il caso cominci a gravitare intorno alle sostanze psicoattive: gli uni additano la cocaina, gli altri lasciano intendere la possibilità dell’uso di droghe da blackout.
In verità – e qui sta il punto che vogliamo sottolineare – le analisi hanno portato a galla la presenza di altre droghe specifiche: gli psicofarmaci.
«La ragazza ai medici dell’associazione Donna aiuta donna ha dichiarato di aver fumato cannabis e sniffato cocaina due volte prima di incontrare La Russa jr e ha raccontato di assumere psicofarmaci come Xanax, un ansiolitico, e fluoxetina, un antidepressivo (che possono essere utilizzati negli attacchi di panico)». Come noto, la fluoxetina è uno psicofarmaco SSRI (cioè inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) conosciuto con il nome commerciale di Prozac.
«E, in effetti, nel sangue sono state trovate tracce di benzodiazepine, sostanze calmanti e ipnoinducenti contenute, per esempio nello Xanax» continua l’articolo de La Verità, che riporta voci di corridoio interessanti: «in Procura, tra i magistrati che hanno in mano il fascicolo, c’è chi sostiene che anche le benzodiazepine mescolate all’alcol possano dare gli stessi sintomi della droga dello stupro. Ma al momento siamo al livello di chiacchiere da bar o poco più».
Quindi, riassumiamo: c’è un uso consistente di droghe psicoattive ma legali, riscontrabili dalle analisi ematologiche. C’è l’idea che possano avere indotto, in combinazione con altre sostanze (non dimentichiamo l’alcol) al vuoto di memoria di cui si parla. Tuttavia, tutti brancolano ancora nel buio.
Nessuno sa dire con certezza, pare di capire, se gli psicofarmaci possano generare blackout della coscienza, e di conseguenza le condizioni di uno stupro da GHB.
Certo, non sarebbe una bella pubblicità per queste droghe, vendute in massa alla popolazione: solo in Italia, sarebbero 8 milioni le persone a cui il medico prescrive la psicodroga legalizzata, e parliamo di adulti, anziani, bambini, specie durante e dopo la pandemia.
Si punta il dito sulla cocaina – viste le voci – e sul GHB – viste le ipotesi, e un certo trend presso la classe dirigente visto in fatti di cronaca recenti. Ma no, sugli psicofarmaci si è sorvolato. Perché dire che essi possono contribuire a drammi del genere, sarebbe davvero un brutto colpo.
Non c’è solo la questione dello strapotere pubblicitario di Big Pharma, che può togliere ai giornali le inserzioni: come scriviamo spesso su Renovatio 21, passano mesi prima di sapere che cosa prendeva lo stragista randomatico USA – quello che chiamano «active shooter» – che colpisce la scuola, il supermercato la banca, etc. A volte, proprio non viene fuori nulla, solo che l’assassino di massa «era in cura». L’idea che gli psicofarmaci possano indurre a idee auto ed eterodistruttive è tema di cui oramai cominciano a parlare apertis verbis certe voci in primo piano, come Tucker Carlson o il candidato presidenziale americano Robert F. Kennedy jr.
Qui c’è però qualcosa di più che vogliamo dire: nessuno ha parlato di un ruolo degli psicofarmaci perché essi oramai sono considerati una condizione naturale della biologia del cittadino. Non sono considerati, cioè, sostanze che alterano la psiche (anche se questo è quello che fanno, ed è proprio il motivo per cui vengono prescritti e consumati), sono tratti secondari, pastiglie che rientrano nella norma della sanità della persona, non come la cocaina o il GHB.
La destigmatizzazione degli psicofarmaci ha portato a questo: si accusano altre sostanze, magari altre persone, magari la stessa persona, senza sollevare il dubbio che essi giochino una parte cospicua nei vari drammi.
Questo è un caso speciale, per l’accaduto e per le accuse ad un rampollo VIP di Stato. Tuttavia, per milioni di altri malanni inflitti dalla psicofarmaceutica legale alla popolazione, nulla è detto.
Senza parlare delle stragi senza un perché, perfino i grandi giornali dicono come oramai sia noto il fatto che gli antidepressivi creano dipendenza.
È altrettanto di dominio pubblico il fatto che gli psicofarmaci creino disfunzioni sessuali, e i problemi che possono dare alle donne in gravidanza.
Riguardo al ruolo delle sostanze legalmente prescritte nelle stragi in famiglia, e pure in certi incidenti aerei, qualcuno, come Renovatio 21, pur con la sua pallida voce, si pone qualche domanda.
E non scordiamoci gli studi ambientali, che dimostrano come le sostanze psicoattive prescritte dal medico finiscano escrete nei fiumi, dove stanno alterando la psiche della fauna ittica. Pisci impazziti a causa degli psicofarmaci pisciati dai cittadini democratici, quelli della raccolta differenziata, dei libri di Greta e delle aziende ESG.
Una catastrofe, intima e pubblica, dopo l’altra. Tuttavia, si preferisce sorvolare. Nonostante la quantità di materia inquietante che esce in continuazione.
La settimana scorsa un nuovo studio ha rivelato che «l’uso di benzodiazepine e l’interruzione dell’uso» possono creare «lesioni al sistema nervoso ed effetti negativi sulla vita», con un buon il 54,4% degli intervistati ha riportato pensieri suicidi o tentato suicidio.
Casi importanti, come quello del cantante Fedez – che pure dovrebbe raccogliere tanta attenzione – spariscono subito. «Ho sospeso uno psicofarmaco e sono crollato». I giornali hanno trattato la cosa in velocità; dopo poche ore erano tornate le storie sulla moglie Ferragni, i jet privati, etc. I medici, pure, non è che abbiano fatto registrare una grande reazione alla testimonianza.
La SIP, Società Italiana di Psichiatria, ha fatto sapere a ridosso del caso Fedez che con gli psicofarmaci farmaci «è fondamentale “seguire le istruzioni” del proprio medico, sia quando si devono assumere sia quando si devono interrompere. Una brusca interruzione decisa autonomamente, è sempre da evitare». Il dottore «deve comunicare chiaramente al paziente i rischi di eventuali effetti collaterali del farmaco prescritto».
Leggete il bugiardino. Fidatevi del medico bravo. Caso chiuso.
In prospettiva, è molto chiaro perché ciò avvenga. La demonizzazione di ogni altra droga che non sia lo psicofarmaco di Stato (che è semplicemente una psicodroga che ce l’ha fatta: anche le altre sostanze un tempo magari erano pure legale) segue un quadro preciso, che diventa chiarissimo se si legge Il mondo nuovo di Aldous Huxley, uno dei profeti, col fratello Julian, del Nuovo Ordine che stiamo vedendo dipanarsi sotto i nostri occhi.
Nel celebre romanzo huxleyano, infatti, la popolazione è perennemente drogata da psicofarmaci che devono ricevere in continuazione, per costume e per obbligo della società del futuro. Generalmente, si crede che Huxley avesse scritto un libro di distopia, da cui prendeva le distanze. Se si legge il resto delle sue opere, come anche Ritorno al mondo nuovo, si capisce che non è esattamente così.
Una società dello psicofarmaco continuo e compulsivo è nei programmi. Alcuni parlano di «neuroabilitazione morale obbligatoria» per i problematici: i bioeticisti già ne discutono, quindi significa che il concetto passerà. Così come è possibile ricordare le proposte di pillole psicoattive somministrate di nascosto per garantire la conformità ai lockdown.
Ecco perché, anche in casi drammatici come quello in corso sui giornali, degli psicofarmaci non si deve parlare: perché, integralmente normalizzati al punto da essere giudicati ininfluenti nella vita della persona, ci verranno offerti, a breve, in quantità, e, magari, con tanto di green pass allegato.
Lo scopo del sistema è proprio quello: disporre della vostra psiche, guidarvi biochimicamente, alla bisogna, spegnervi, mandarvi in blackout.
Perché lo scopo del sistema che vuole psicodrogarvi è proprio uno stupro globale. Lo stupro della dignità umana.
Roberto Dal Bosco
Psicofarmaci
Xanax e Valium associati a lesioni cerebrali e suicidio
Un nuovo studio rivela che «l’uso di benzodiazepine e l’interruzione dell’uso» possono creare «lesioni al sistema nervoso ed effetti negativi sulla vita».
Lo studio è stato pubblicato pochi giorni fa su PLOS One.
I ricercatori dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado hanno affermato che quando i pazienti entrano nella fase di sospensione di Xanax, Valium e Klonopin, affrontano significativi sintomi di astinenza.
«Nonostante il fatto che le benzodiazepine siano state ampiamente prescritte per decenni, questo sondaggio presenta nuove prove significative che un sottogruppo di pazienti sperimenta complicazioni neurologiche a lungo termine», ha affermato il dottor Alexis Ritvo, assistente professore di psichiatria presso la Facoltà di Medicina Università del Colorado e direttore medico dell’organizzazione no profit Alliance for Benzodiazepine Best Practices.
Il dottor Ritvo ha dichiarato che la comunità medica deve rivalutare il modo in cui prescrive le benzodiazepine.
Lo studio rappresenta uno sforzo collaborativo tra CU Anschutz, Vanderbilt University Medical Center e diverse organizzazioni di difesa della droga specializzate nell’aumentare la consapevolezza dei danni delle benzodiazepine.
«I pazienti segnalano effetti a lungo termine delle benzodiazepine da oltre 60 anni. Io sono uno di quei pazienti. Anche se ho preso le mie medicine come prescritto, avverto ancora sintomi su base giornaliera al quarto anno senza benzodiazepine. Il nostro sondaggio e il il nuovo termine BIND (disfunzione neurologica indotta da benzodiazepine) dà voce all’esperienza del paziente e indica la necessità di ulteriori indagini», ha affermato il dottor Christy Huff, uno dei coautori dell’articolo e cardiologo e direttore della Benzodiazepine Information Coalition.
Circa il 76,6% degli intervistati presentava sintomi di lunga durata dopo aver scontato l’uso di benzodiazepine. Quasi la metà degli intervistati ha avuto questi dieci sintomi per più di un anno:
- Bassa energia
- Difficoltà di messa a fuoco
- Perdita di memoria
- Ansia
- Insonnia
- Sensibilità alla luce e ai suoni
- Problemi digestivi
- Sintomi scatenati da cibi e bevande
- Debolezza muscolare
- Dolore fisico
La parte più allarmante dello studio era che i sintomi sopra elencati erano nuovi e distinti e non erano stati sperimentati prima che gli intervistati usassero Xanax, Valium e Klonopin. Molti intervistati hanno riferito di relazioni danneggiate, perdita del lavoro e aumento delle spese mediche.
Inoltre, il 54,4% degli intervistati ha riportato pensieri suicidi o tentato suicidio.
Per gli psicofarmaci non benzodiazepinici non va meglio: come sa il lettore di Renovatio 21 gli SSRI – le droghe psicofarmaceutiche più nuove e diffuse, che inibiscono selettivamente la ricaptazione della serotonina – sono associate ad effetti avversi spaventosi, dalla distruzione delle funzioni sessuali a, come nel caso delle benzodiazepine, propositi suicidiari.
L’idea che vi sia il consumo di SSRI dietro alle continue stragi pubbliche americane, che un tempo non c’erano anche in presenza nella società della medesima circolazione delle armi, è ora accennata anche dal candidato alle presidenziali USA Robert F. Kennedy jr.
Crediamo che un analogo discorso debba essere fatto per i casi di cronaca nera domestica italiana, le note «stragi familiari» perpetrate da padri, madri, figli, ci cui i giornali scrivono magari che erano sotto cure psichiatriche, omettendo però, per qualche motivo, le sostanze psicoattive che gli erano state prescritte.
Per le stesse tragedie, ricordiamo come una vulgata politico-psichiatrica di sinistra incolpi direttamente l’esistenza stessa della famiglia come fattore di morte.
Anche la diffusione di psicodroghe legali rappresenta, a questo punto, un elemento di attacco alla famiglia e alla legge naturale.
Immagine di pubblico dominio CCO via Wikimedia.





