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Necrocultura

Feto in barattolo trovato fra i cespugli. Rito satanico o rifiuto sanitario, è sempre guerra all’Imago Dei

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Accade a Bassano, piccola e ricca cittadina in provincia di Vicenza. Il fatto risale ad una settimana fa, ma la notizia, forse perché un po’ scioccante, è stata data solo da poche ore.

 

Secondo quanto riportato dalle cronache, i carabinieri stavano conducendo un’operazione antidroga, andando a cercare luoghi dove gli spacciatori potrebbero nascondere gli stupefacenti.

 

Ecco che durante il setaccio, dietro un cespuglio, gli agenti fanno una scoperta agghiacciante: un barattolo, con dentro un essere umano grande quanto il palmo di una mano. Un feto di sei mesi, conservato in un liquido che probabilmente è formalina. Parte la segnalazione alla procura di Vicenza.

 

«Un feto nel cespuglio. L’ipotesi di riti satanici» è il primo titolo del quotidiano locale, Il Giornale di Vicenza, che parla di possibile «pista del satanismo». «Il timore è che dietro al ritrovamento possa celarsi un mercato clandestino destinato a qualche setta per effettuare riti occulti». Altre testate regionali e nazionali seguono. Non è immediatamente chiaro da dove i giornalisti traggano questa prospettiva.

 

Buttare lì l’idea che in zona, oltre ai pusher, operi evidentemente una setta diabolica è un po’ tanto da digerire per il cittadino che paga le tasse e compra i giornali per sentirsi protetto e rassicurato.

 

Ecco che infatti la cosa dura poco. L’indomani, lo stesso giornale titola «Il feto nascosto nel cespuglio a San Giorgio. Sfuma la pista satanica».

 

«Pochi i dettagli trapelati ieri nell’ambito di questa delicata indagine: il ritrovamento è avvenuto in particolare in contra’ San Giorgio di Bassano e a quanto pare la pista del satanismo, che pure in un primo momento era stata giudicata plausibile per giustificare una presenza tanto macabra, starebbe via via perdendo credibilità, anche perché nei paraggi non sono stati trovati altri indizi, come candele, segni e quant’altro» scrive il seguitissimo quotidiano locale.

 

La storia, a questo punto, vira su tutt’altro versante, quello della Sanità pubblica, che – almeno sulla carta – è molto meno inquietante. «La procura della Repubblica di Vicenza sta indagando per il reato di illecito smaltimento di rifiuti speciali di tipo sanitario» viene detto, epperò viene respinta l’ipotesi che venga dal vicino ospedale, che nei mesi scorsi avrebbe subito un furto.

 

Quindi: non sono satanisti, ma nemmeno le strutture sanitarie di zona.

 

E quindi, da dove viene questo bambino, asportato dal ventre materno quando era quasi considerabile a termine?

 

La figura umana, a quanto ci è dato di capire, sarebbe integra, e non fatta a pezzi come avviene con i normali aborti chirurgici operati nei nostri ospedali a carichi del contribuente. Perché quindi è conservato nel barattolo?

 

Il luogo in cui è stato ritrovato non fa pensare in nessun modo ad un tentativo di disfacimento. Perché era stato piazzato in quell’area, in quel cespuglio?

 

Bisogna considerare che, in fondo, la pratica è più comune di quanto si possa pensare. L’ex ministro e Commissario Europeo Emma Bonino, eterna figura della politica italiana pure candidata da Monti alla Presidenza alla Repubblica, partecipava ad aborti clandestini prima della legge 194/78 – così come l’attuale ministro della Famiglia del governo Meloni, e poi rivendicava l’uso dei barattoli per il feto abortito.

 

In un’intervista a Neera Fallaci, sorella di Oriana, pubblicata su Oggi nel 1976 la grande amica di George Soros diceva, descrivendo il cosiddetto metodo Karman (quello che aspira il feto, facendolo a pezzi), che «prima di tutto occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata (…) alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi è un buon motivo per farsi quattro risate».

 

Ma mica è solo la Bonino – anzi, tanta altra gente ha esibito i feti in un barattolo. Negli anni, molto si è scritto della collezione di stranezze dell’artista americano Joe Coleman, tra cui un feto deforme in vaso di vetro che questi dice di aver adottato con il nome di Junior – di questo bambino in barattolo esiste una foto con un giovane Leonardo di Caprio.

 

Credo di ricordare, andando dietro di lustri, un qualche libro del giro cattolico italiano, dove si parlava dei feti in barattolo che, se esibiti, possono avere effetti positivi, mostrando macabramente al pubblico delle conferenze che si parla di esseri umani  e non di «grumi di cellule» – ho cercato a lungo tra i miei libri, non trovo il riferimento, tuttavia bisogna capire come in anni passati il feto imbarattolato non fosse considerato lo spettacolo rivoltante che è, e nemmeno era così desueto.

 

E poi diciamo anche: la «pista satanica» finita subito sui giornali di primo può confondere l’osservatore. Gli adoratori del demonio usano feti in barattolo?

 

Bisogna considerare il luogo. L’Alto Vicentino ha una particolarità: è il luogo dove si erge il Monte Summano.

 

Non si tratta di una montagnola come le altre: la sua doppia cima, finita pure in alcuni proverbi volgari in lingua veneta, era una calamita per pellegrini dell’antichità pagana, si dice, magari provenienti anche da luoghi lontani.

 

Gli archeologi hanno trovato quantità di ossa bruciate, e si pensa quindi che il luogo attirasse i roghi votivi. Furono trovate, ad un certo punto, delle monete che rappresentavano una divinità maschile e una femminile, che corrisponderebbero alle due cime, che sarebbero consacrate alle due divinità – una a simboleggiare la fertilità (la femmina ritratta seduto su un trono fatto di piante e serpenti), una invece a rappresentare il mondo degli inferi, da cui l’idea di alcuni che la parola Summano deriverebbe dal latino «Summus Manium», ovvero il più grande dei Mani, cioè degli spiriti dell’oltretomba. Summamus era la divinità etrusca dei tuoni e della notte.

 

Tuttavia qualche voce sostiene che su quel monte si venerassero divinità ancora più antiche, pre-romane, venetiche: sarebbe il luogo del culto a Reitia, definita potnia theron, «signora delle creature», assimilabile forse a Demetra e Persefone, o la dea della luna e dei boschi Diana. Il cristianesimo, più avanti, avrebbe portato sopra il monte la sua leggenda, raccontando la storia di Sant’Orso, pellegrino dei tempi di Carlo Magno inviato da papa Adriano I ad espiare i suoi peccati, e morto lungo il sentiero proprio sotto il Summano, dando il nome al vicino paesino, che anche oggi si chiama, appunto, Santorso.

 

In questa storia di mistero dell’Alto Vicentino mi era impossibile non pensare al Summano perché è forte in me il ricordo di quanti nei decenni passati mi raccontavano che il monte era teatro di continui riti satanici. Una signora massoterapista, che purtroppo non è più con noi, mi raccontava di ripetuti ritrovamenti di animali sacrificati lungo il sentiero che porta alle due vette.

 

«Dovresti vedere quanta roba dopo il giorno dopo dei solstizi» mi diceva, spiegandomi di aver visto negli anni vari resti di riti sacrificali – migliaia di anni fa, come ore, quel luogo è teatro dei medesimi atti…

 

Ho guardato proprio mentre scrivevo quest’ultima riga in basso a destra dello schermo, e ho visto che, in effetti, oggi è il giorno dopo il solstizio d’estate. Il ritrovamento del barattolo, quindi, per coincidenza è avvenuto in prossimità di questa data considerata così importante dalla spiritualità antica, e non solo.

 

Il fatto è che la gente sottovaluta la persistenza profonda della «vecchia religione» nel contesto locale, in ispecie in Italia. Per «vecchia religione», espressione usata in alcuni studi vecchi di più di un secolo, si intende, nientemeno, che la stregoneria. Che non è come bizzarra e romantica come la vedete in Harry Potter o nei film con Renato Pozzetto – è oscura e piena di orrore, e soprattutto sta vicino a voi.

 

Il revival della stregoneria negli ultimi anni, per esempio nella tendenza religiosa chiamata Wicca, si devono a Charles Godfrey Leland (1824-1903), studioso americano di folclore che soggiornò a Firenze nel 1886, dove incontrò una tale Maddalena, cioè una strega, che gli spiegò come il culto delle streghe ancora si tramandasse nell’Appenino tosco-emiliano.

 

Maddalena trasmise al Leland una serie di pagine che lo statunitense riunì in un libro che chiamò Aradia o il Vangelo delle Streghe, che trabocca di riferimenti contro il Cattolicesimo – tra cui fantasie di omicidio di preti – ed è considerabile a tutti gli effetti come il testo sacro di una contro-religione antigerarchica che ha come oggetto di odio assoluto la Chiesa di Roma. Aradia infatti è il nome di una antica dea venuta sulla terra per insegnare ai contadini delle pratiche magiche che li liberino del giogo della Chiesa. Altri personaggi nominati nel testo esoterico sono la dea romana Diana, il biblico Caino inteso però come figura dai tratti esoterici, e un dio solare chiamato, senza tanto pudore, Lucifero.

 

I territori italiani, vogliamo dire, potrebbero essere ancora fortemente intrisi dalla stregoneria – in alcuni casi per via di tradizione diretta, di tante «Maddalena» che hanno iniziato altre streghe più giovani, e via così nei secoli e nei millenni.

 

Ma cosa facevano, quindi, queste streghe autoctone? Una risposta possiamo averla dal Malleus Maleficarum, noto presso il pubblico italiano come Il Martello delle streghe, è un trattato sulla stregoneria scritto nel 1486 dall’inquisitore tedesco Heinrich Krämer (1430-1505), detto anche Henricus Institor, che ha redatto una sorta di manuale per gli inquisitori che avevano a che fare, in ogni parte d’Europa, con la stregoneria.

 

Leggiamo la Quaestio XI del Malleus: «le streghe ostetriche in diversi modi uccidono nell’utero i concepiti, provocano l’aborto, e se non fanno questo, offrono ai diavoli i bambini appena nati».

 

Il lettore è libero di mettere in fila tutto quanto come vuole: i feti nei barattoli, gli aborti femministi, gli inquisitori di mezzo millennio fa. Le cronache locali e la «vecchia religione», la stregoneria, invisibile ma ancora viva nelle nostre terre, con i suoi dei crudeli.

 

Qualcuno dirà: è un volo pindarico, dai, in fondo si tratta «solo» di un feto in barattolo, finito dietro un cespuglio in campagna. Sono cose che succedono, dai.

 

Sissì, tutto vero. Anzi diremo di più: sono cose che sono già successe, e in misura ancora più inquietante.

 

Renovatio 21 vi parlò l’anno scorso dell’allucinante caso di Granarolo, in provincia di Bologna. Ricorderete i fatti: un ragazzo fa per caricare dei barili per portarli via da un capannone industriale, al fine di «smaltirli da qualche parte». Ne apre uno, e si rende conto che, in un liquido verdastro, galleggiano dei feti umani. I bidoni sono almeno una quarantina.

 

Anche lì, lo shock su giornali si attutisce pochissimi giorni dopo. Viene rinvenuta l’origine dei feti, e quindi la dissonanza cognitiva della popolazione si riduce. Dai primi accertamenti parrebbe che i fusti provengano da una struttura universitaria, in particolare una biblioteca di anatomia che li avrebbe conservati per motivi di ricerca» scrive con sicumera il Corriere. Il cittadino sincero-democratico, a questo punto, dovrebbe tirare un sospiro di sollievo. No?

 

Le aquile giro catto-prolife italico attaccano a dire che bisogna seppellirli – che è tipo guardare il dito se ti indicano la luna. Nessuno fa le domande che vanno fatte.

 

C’è una denuncia? C’è un’indagine? C’è un’interrogazione parlamentare?

 

Quanti sono quei bambini?

 

Da dove vengono? Di chi sono figli?

 

Cosa significa che erano «conservati per motivi di ricerca»?

 

Di quali esperimenti sono stati oggetto?

 

Chi è coinvolto il tutto il traffico sanitario? Aziende pubbliche? Private? Istituzioni?

 

Passano le settimane, i mesi. Nessuno se ne occupa più, non i politici, non i giornali, non i preti, non il vescovo (quello che tra un tortello pro-islam e l’altro, va in Ucraina per la pace), nemmeno noi – che pure avevamo promesso di tentare di andare a fondo.

 

Noi, tuttavia, non abbiamo dimenticato, e non potremmo mai farlo. Perché il nostro compito è farvi unire questi puntini.

 

Quanta distanza credete che ci sia tra quel barattolo nel cespuglio di Bassano e i feti sacrificati per darvi la vaccinazione universale?

 

Quanto lontani sono quei feti nei barili di Bologna da quelli che vengono squartati e venduti alla ricerca medica in America e ovunque altro?

 

Quanto distanti sono le streghe dal mondo drogato dalle pozioni mRNA?

 

La risposta a questo punto dovete darvela da soli.

 

Tuttavia, considerata cosa tutte queste vittime di sacrifici umani – satanici o scientifici che siano, avevano in comune: ognuno di quei bambini era Imago Dei – ognuno di quei bimbi assassinati, e poi utilizzati come strumento medico o diabolico, era fatto ad immagine di Dio.

 

Lo abbiamo tanto ripetuto: la storia moderna, vista nello spirito, altro non è che la storia della lotta contro l’Imago Dei. Il fine della Necrocultura, che si è impossessata degli Stati e delle società umane, è quello di distruggere ed umiliare l’Immagine di Dio, cioè l’essere umano.

 

La cosa, purtroppo, vi riguarda.

 

Perché potete essere belli o brutti, ricchi o poveri, giovani o vecchi, intelligenti o stupidi, buoni o cattivi, bianchi o neri, colti o ignoranti, forti o deboli, bravi o incapaci, santi o peccatori, ma siete, e sarete sempre, Imago Dei – siete stati creati ad immagine della Divinità. E avete avuto la fortuna di nascere invece che essere sacrificati dalle streghe.

 

Per chi non lo ha già fatto, è il momento di capirlo: c’è una guerra contro di voi.

 

Sì, la vostra vita è un capitolo di una guerra cosmica di cui siete parte integrante, e insostituibile.

 

Svegliatevi. Combattete. Rendete grazie a questo dono che vi è stato fatto, il più sacro che vi sia: la Vita.

 

L’orrore dei bambini nei barattoli sta a ricordacelo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Necrocultura

Clinica per gli aborti gestita dal Tempio satanico: ti ci manda il numero verde per donne incinte

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Il Satanic Temple ha annunciato a inizio anno i suoi piani per creare una clinica nello Stato americano del Nuovo Messico, a cui oggi sono indirizzati i chiamati di un numero verde per donne incinte finanziato con danari pubblici. Lo riporta Lifesitenews.

 

Secondo quanto riferito, il ramo dei servizi medici del Satanic Temple, TST Health, fornisce «screening e appuntamenti di telemedicina» condotti dal nuovo ramo dei servizi medici dell’organizzazione satanica. Alle donne possono quindi essere prescritti farmaci chimici per l’aborto che possono quindi acquistare in farmacia.

 

Secondo il suo sito web, «TST Health fornisce cure religiose gratuite per l’aborto con farmaci di telemedicina, per gentile concessione del Satanic Temple». Il Satanic Temple ha spesso fatto notizia per aver tentato esplicitamente di minare il cristianesimo sulla pubblica piazza impegnandosi in attività blasfeme e promuovendo apertamente l’aborto e l’ideologia transgender – in pratica creando provocazioni per portare avanti l’agenda comune a tutti i partiti e le organizzazioni gosciste del mondo.

 

In un atto di ributtante mancanza di decoro, la clinica feticida satanica prenderebbe il nome dalla madre del giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti pro-vita Samuel Alito. L’organizzazione in passato aveva dato prova di non voler lasciare stare i morti quando inscenò una blasfema «messa rosa» con baci omofili sulla tomba di attivisti anti-gay.

 

Nello Stato del Nuovo Messico gli aborti sono saliti alle stelle nello stato in seguito al rovesciamento del «diritto all’aborto» da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti nella sua decisione Dobbs v. Jackson l’anno scorso. Mentre gli Stati confinanti come il Texas hanno iniziato ad emanare leggi a protezione dei nascituri, il New Mexico è stato tra gli Stati di estrema sinistra che si sono immediatamente mossi per diventare rifugi sicuri per l’aborto, esortando persino le donne a viaggiare da fuori dallo Stato per abortire.

 

L’organizzazione antiabortista New Mexico Alliance for Life ha sottolineato che i cambiamenti recenti hanno portato a più che raddoppiare il tasso di aborti nello Stato, passando da 4.900 aborti nel 2021 a uno sbalorditivo 11.000 nel 2022. Finora nel 2023, secondo quanto riferito, nello stato sono stati commessi 5.300 aborti.

 

L’aborto è attualmente legale nel New Mexico senza limiti gestazionali, periodi di attesa obbligatori o requisiti per la notifica da parte dei genitori. Il governatore dello stato pro-aborto ha anche recentemente stanziato 10 milioni di dollari in dollari dei contribuenti per aiutare a finanziare un aborto strategicamente posizionato al confine del Texas, Stato che invece pro-life.

Il Satanic Temple è in pratica un’organizzazione di troll di alto livello che portano avanti, con mezzi legali e spettacolari consistenti, l’agenda del laicismo (aborto, omosessualismo, etc.) e della compressione del cristianesimo. È stato notato che per le sue azioni i sedicenti satanisti ricevono il plauso della sinistra giovanile, il cui impegno nella Necrocultura è identico.

 

Il Satanic Temple, noto per scenate indegne e richieste, talvolta esaudite, di piazzare elementi satanici nei luoghi pubblici americani (per esempio, una statua del demonio-caprone alato, cioè il Bafometto, che si intrattiene con dei bambini, oppure l’ora di religione satanica nelle scuole elementari) in passato aveva dato luogo a strane proteste pro-aborto davanti a cliniche di Planned Parenthood  con versamenti di latte su ragazze che facevano gesti di contrizione.

 

 

 

 

Il Satanic Temple ha organizzato lo scorso aprile a Boston la Satancon 2023, un megaevento satanista, chiedendo a tutti i partecipanti «prova della vaccinazione COVID» e di «indossare una mascherina chirurgica N-95, KN-95 o usa e getta. Non saranno ammesse ghette, bandane e mascherine di stoffa».

 

Satanisti, abortisti e vaccinisti. Tout se tient.

 

 

 

 

 

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Militaria

L’aborto per l’esercito americano è «un obbligo sacro», dice l’ammiraglio del Consiglio per la Sicurezza Nazionale USA

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Il Coordinatore per la Comunicazione Strategica del Consiglio Nazionale della Casa Bianca John Francis Kirby ha dichiarato che consentire alle donne soldato di abortire è un obbligo sacro per l’Esercito USA.

 

Durante una conferenza stampa, un giornalista ha chiesto a Kirby, un ammiraglio in pensione, perché l’aborto fosse ritenuto «fondamentale per la prontezza militare». «Sono davvero contento che tu abbia fatto questa domanda», ha risposto l’ammiraglio Kirby. «No, lo sono davvero. Un membro su cinque delle forze armate statunitensi è donna. Il 20%. Siamo una forza di soli volontari. Nessuno ti costringe ad andare: ti offri volontario per andare. Lo farò per alcuni anni, o per tutta la vita, e potrebbe costarmi la vita farlo».

 

«Quando ti iscrivi e ottieni quel contratto, hai tutto il diritto di aspettarti … che i militari si prendano cura di te e delle tue famiglie» ha continuato il Kirby nella sua tirata, probabilmente non considerando il fatto che uccidere tuo figlio non è prendersi cura della tua famiglia, ma distruggerla, cancellarla.

 

«Le nostre politiche, siano esse diversità, inclusione ed equità, o individui transgender che si qualificano fisicamente e mentalmente per servire e farlo con dignità» ha continuato l’ex ammiraglio che, a questo punto ha iniziato a battere la mano sul podio «oppure femmine in servizio, una su cinque, oppure femmine membri di famiglia» che devono «essere in grado di contare sul tipo di assistenza sanitaria, sulla sanità riproduttiva specificamente… hanno bisogno di servire… questa è un fondamentale obbligo sacro dei leader militari».

 

Il discorso di Kirby, con dietro una bandiera piena di stelle a cinque punte, è un po’ confuso ma il significato di fondo è chiarissimo: l’esercito americano guarda all’aborto delle proprie soldatesse come ad un sacramento.

 

 

Non pago, l’ammiraglio in pensione ha continuato con un’aneddotica abortista personale recente: in una recente conversazione con membri del servizio femminile e le loro mogli alla Casa Bianca gli è stato detto che «le leggi sull’aborto in questo paese che sono ora in fase di approvazione stanno assolutamente avendo un effetto sulla loro volontà di continuare a prestare servizio in uniforme o per incoraggiare i loro coniugi a continuare a prestare servizio. Quindi, se non pensate che ci sarà un problema di mantenimento e morale del personale, ripensateci».

 

Il Kirby si riferisce ovviamente alla recente sentenza Dobbs della Corte Suprema, che ha abolito l’aborto come diritto federale, relegando le decisioni agli Stati. Con evidenza, l’uomo che rappresenta il Pentagono non è d’accordo – anche se i numeri dicono che vi è stata una drammatica diminuzione degli aborti, e conseguente, possibile, aumento della popolazione.

 

Riavvolgete: i capi militari stanno dicendo che vogliono meno figli di militari. Una volta i vertici militari volevano famiglie con tanti figli per dare alla patria, in caso, carne da cannone. Ora non è più così: l’esercito più ricco del mondo – si dice che il budget a breve potrebbe arrivare al trilione – lavora attivamente per la Necrocultura.

 

L’effetto può essere straniante: un uomo delle Forze Armate che parla dell’aborto come sacro. Tuttavia non più di un mese fa il vicepresidente Kamala Harris era arrivata a promuovere l’aborto parlando di Dio.

 

Con ogni evidenza, la fazione goscista del potere americano ha cominciato una vera «sacralizzazione» del feticidio. Si tratta di un fenomeno moderno che abbiamo già intravisto anche in Canada, non plus ultra delle società «laiche» (cioè atee e massoniche) progressiste in tutto l’Occidente, dove l’eutanasia di Stato, che galoppa seminando morte in modo indicibile, sta assumendo via via un carattere addirittura mistico.

 

L’aborto non è il solo valore fondamentale, «sacro», recentemente invocato da Kirby per gli USA.

 

Nell’annunciare reazioni diplomatiche contro l’Uganda e le sue nuove leggi anti-sodomia, Kirby aveva definito i diritti LGBT come «parte fondamentale della nostra politica estera».

 

Quindi, la diplomazia degli USA, e financo il suo esercito, servono a propalare aborto e omosessualismo. Reagan definì l’Unione Sovietica «l’impero del male». Ora una definizione per gli Stati Uniti dell’era Biden la trovi il lettore.

 

Nel frattempo, ricordiamo come l’Uganda è stata improvvisamente teatro di attacchi terroristici con enormi stragi sia sul suo territorio che all’estero. Subito dopo l’approvazione della legge anti-LGBT, decine di persone in Uganda sono state uccise e ferite dai militanti di un gruppo estremista – il quale non si faceva vivo dal 1998 – che hanno attaccato una scuola secondaria nella parte occidentale del Paese. Due settimane prima, 54 suoi soldati ugandesi stati trucidati dai terroristi islamici di al-Shabbab mentre si trovavano in Somalia per una missione di pace dell’Unione Africana.

 

C’è stato un tempo in cui la «politica estera» profonda degli USA poteva essere chiamata, da giornalisti come da osservatori politici italiani, «Strategia della Tensione».

 

Il «valore fondamentale», con annesse tinte sacre, all’epoca era all’anticomunismo, il contenimento dell’influenza sovietica – che in Italia era considerevole. Di qui, dice la teoria, la quantità di bombe nelle piazze, nelle stazioni, sui treni, nelle banche…

 

È possibile pensare che, con nuovi «sacri valori fondamentali» in pista, vi sia una nuova Strategia della Tensione in partenza?

 

È una teoria cospirativa socialmente accettabile, come lo è la teoria della Strategia della Tensione di decadi fa? Abbiamo paura, purtroppo, che non lo sia…

 

 

 

 

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

 

 

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Eutanasia

Iniziata l’eutanasia delle persone autistiche. Renovatio 21 ve lo aveva detto 6 anni fa: a quando i bambini danneggiati da vaccino?

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È uscito un nuovo studio sull’eutanasia nei Paesi Bassi, firmato da una specialista in cure palliative presso la Kingston University (Gran Bretagna), Irene Tuffrey-Wijne, che ha rivelato qualcosa che, per qualcuno è ancora scioccante.

 

Il rapporto della ricercatrice britannica dice sostanzialmente che numerose persone autistiche e persone con disabilità intellettive sono state soppresse solo perché sentivano di non poter condurre una vita «normale».

 

La Tuffrey-Wijne ha condotto la ricerca esaminando 900 fascicoli di casi dal 2012 al 2021 e ha scoperto 39 casi che coinvolgevano persone autistiche o con disabilità intellettive.

 

Il sito del gruppo pro-life Live Action scrive che all’inizio di quest’anno era già stato rivelato che i Paesi Bassi hanno ucciso un numero record di persone attraverso l’eutanasia, 115 delle quali non avevano malattie oltre a problemi psichiatrici.

 

In molti casi, questioni di dinamica sociale e famigliare sono citate come causa di sofferenza. Viene raccontato il caso di una paziente, una donna di età inferiore ai 30 anni, «non era in grado di fare amicizia e si era isolata, anche all’interno della sua stessa famiglia».

 

Vi è quindi il caso della morte di Stato per un signore sulla settantina descritto come mai stato in grado di «stare al passo con la società», con «tratti autistici gli rendevano sempre più difficile far fronte ai cambiamenti che lo circondavano».

 

E ancora la storia dell’eutanasia del maschio sulla quarantina che soffriva di «ansia, lamentele compulsive e solitudine a causa dei limiti derivanti da ASD [disturbo dello spettro autistico, ndr], disturbo ossessivo-compulsivo, lesioni cerebrali acquisite e disturbo della personalità».

 

Ecco quindi il ragazzo di 20 anni a cui è stata data la morte di Stato perché si sentiva solo ed era stato vittima di bullismo da bambino.

 

Ecco la donna eutanatizzata perché «soffriva dell’isolamento sociale a cui aveva portato il suo comportamento. Le riunioni erano disturbate dalle sue urla. La gente la trovava ripugnante e nessuno voleva starle vicino. Non riusciva a dare un senso alla sua vita in nessun altro modo».

 

In un terzo dei casi esaminati, le persone con autismo e disabilità intellettiva erano considerate «non curabili», quindi ritenute senza alcuna speranza di migliorare la vita dei pazienti. Pertanto, costoro sono stati sottoposti a eutanasia – cioè uccisi dallo Stato per via medica – senza che gli fosse offerto ulteriore supporto o risorse.

 

La ricercatrice inglese ha detto all’Associated Press che queste esperienze hanno sollevato in lei una domanda scomoda. «Non ho dubbi che queste persone stessero soffrendo», ha dichiarato la Tuffrey-Wijne. «Ma la società è davvero d’accordo con l’invio di questo messaggio, che non c’è altro modo per aiutarli ed è solo meglio essere morti?». È una domanda, per chi comprende l’esistenza e la potenza della Necrocultura, forse un po’ ingenua.

 

Gli attivisti di Live Action scrivono che ciò è dovuto al fatto che in Olanda «l’eutanasia è in gran parte non regolamentata» e cioè quindi «consente alle persone con disabilità e autismo di essere uccise – come ha scoperto Tuffrey-Wijne – nonostante non siano affatto malate fisicamente».

 

Il lettore di Renovatio 21 sa invece che non si tratta di mancanza di regolamentazione, ma di vero e proprio fondamentalismo eutanatico, di cui i neerlandesi sono diventati campioni, – nel 2020 una persona ogni 25 è morta per eutanasia, un bel record. Con l’eutanasia dei bambini , cioè l’uccisione dei neonati «difettosi», già oramai lanciata.

 

Lo Stato olandese è già di per sé modello per l’anarco-tirannia in salsa europea: i «diritti» delle minoranze etnosessuali sono rispettatissimi (tanto che anche miliziani ISIS arrivano tranquillamente tra i migranti), la droga è legale , e anche quella illegale si trova grazie alla sanguinaria criminalità maghrebina (la «Mocro Mafia») che hanno fatto del Paese «un Narco-Stato 2.0», dicono i sindacati di polizia; al contempo, però, ti sparano se protesti contro il lockdown o la chiusura degli allevamenti di bovino.

 

La Cultura della Morte che permea la società olandese – dove giovani donne chiedono di morire anche senza essere fisicamente malate, mentre in TV passano documentari su quelle che prima di uccidersi fanno una festa in discoteca con le amiche – rende l’Olanda un regno oscuro che funge da monito per l’intera civiltà occidentale.

 

Perché era chiaro, almeno per Renovatio 21 e per chi ci segue, che sarebbe successo. Era inevitabile che le persone che soffrono di autismo finissero nel tritacarne dello Stato utilitarista, perché incapaci di funzionare nella società della massimizzazione del piacere, e quindi ritenuti sacrificabili – la parola giusta, perché il lettore può comprendere qui che si tratta di sacrifici umani appena truccati da una benevolente evoluzione dello Stato moderno.

 

Era inevitabile che l’eutanasia avrebbe iniziato a bussare alla porte di coloro che, essendo «nello spettro», vivono, per i nazisti della nuova eugenetica, «vite indegne di essere vissute» – Lebensunwertes Leben, dicevano i tedeschi negli anni in cui cominciarono a eliminare i disabili, che sono – ricordiamo per inciso – gli stessi anni in cui veniva introdotta la diagnosi dal dottor Hans Asperger, lui stesso accusato di aver mandato qualche suo piccolo paziente autistico a essere trucidati in una clinica del programma di sterminio eutanatico Aktion T4.

 

Oggi sono sparite le svastiche e le ossessioni mortifere antisemite (o meglio: sono state traslocate in Ucraina, dove vengono da noi abbondantemente finanziate), ma la sete per le stragi rimane la stessa, immutata nei decenni, nei secoli.

 

Lasciatecelo dire: sappiamo qual è la prossima porta a cui l’eutanasia busserà. Lo sapete anche voi.

 

Lo abbiamo detto già nel lontano settembre 2017, in quella che fu forse la prima (o al massimo la seconda) conferenza pubblica di Renovatio 21. Era un incontro pubblico a Reggio Emilia organizzato da Cristiano Lugli con una dottoressa e un avvocato sul tema caldo di cui giorni: l’obbligo vaccinale per i nostri figli – la famosa «legge Lorenzin», che ha impedito a tanti bambini non vaccinati di frequentare le scuole materne, praticamente un test per quanto sarebbe successo tre anni dopo con sieri mRNA e green pass.

 

«Abbiamo visto che eliminano completamente i down, perché la loro è una vita indegna di essere vissuta» dicevo indicando il caso dell’Islanda down-free. «E una vita indegna di essere vissuta, va eliminata… voi pensate che sia impossibile? Il re cattolico del Belgio nel 2014 ha firmato una legge per cui si può fare l’eutanasia del bambino, basta che il bambino sia “consenziente”… l’eutanasia infantile è arrivata… qualcuno lo chiama aborto post-natale».

 

 

Andavo oltre, e parlavo del caso di Charlie Gard, il bambino lasciato morire della Sanità inglese, e del suo messaggio, e cioè il «pensare che si possono ammazzare i bambini anche già nati… i bambini danneggiati si possono ammazzare».

 

«Quindi io mi chiedo, e sono conscio della forza di questa mia domanda: quanti anni ci vorranno prima che i bambini autistici finiranno in questo calderone?»

 

Ricordo il gelo che scese nella sala. Da persona che lavora con i teatri, so percepire la temperatura di una sala. Lì era precipitato tutto sottozero all’istante, al punto che mi fermai prima ancora di finire la frase.

 

Stavo dicendo proprio questo: che, ad un certo punto, i bambini danneggiati da vaccino – i casi di autismo che tanti genitori, medici e attivisti imputano all’inoculazione – verranno in un futuro prossimo eutanatizzati dallo stesso Stato che li produce con le leggi per l’obbligo vaccinale.

 

Nemmeno io, che pure lo pensavo, mi ero reso conto dell’immane mostruosità della questione. Dicendolo ad una platea di genitori realizzavo la portata di questa prospettiva prossima. Erano sconvolti loro, ero sconvolto anche io – come padre, sono parte di risonanze anche paradossali, con i miei pensieri che possono venire amplificati, e rimandatimi indietro, da altre anime che devono a costo della vita difendere i loro piccoli come devo farlo io.

 

Il tema è proprio questo: la perversione della genitorialità. Perché l’eutanasia infantile offre una infame, orrenda via di scampo a molti genitori che, oggettivamente, hanno avuto la vita devastata dallo spettro autistico del figlio. Esasperati, estenuati, i genitori arrivano al punto di dichiarare la loro stessa vita, piagata dalle urla, dalla testa sbattuta sul muro, da tanti pensieri, come «indegna di essere vissuta».

 

Ecco che lo Stato moderno, lo Stato della Necrocultura, ti offre la sua mano sterminatrice: uccidi tuo figlio, è legale. Quindi, è giusto.

 

Pensaci: starai meglio, dopo – e magari starà meglio lui, finito nel paradiso dell’eutanasia, o nel niente cosmico che è sempre meglio delle notti insonni, di una vita che sarà sempre dipendente da badanti.

 

Capite il disegno del principe di questo mondo: non gli basta ferire e uccidere – vuole che a farlo siano gli uomini stessi, i genitori che ammazzano i loro figli, gli Stati stessi divenuti macchine di morte. È l’inversione, la perversione finale della società umana ridotta a insieme di assassinii atroci.

 

«Quanto prima che arrivi da noi?», chiedevo nella conferenza.

 

Ecco, ci stiamo arrivando. Gli olandesi sono solo avanti di due passi, o poco più.

 

Preparatevi a difendere la vostra prole da una ferocia che mai avreste voluto immaginare.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

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