Arte
Fedezzo ci ha ragione!
Così, come se il biennio non ci avesse stupito abbastanza, ci è toccata l’altra sera anche questa realizzazione indicibile: Fedez, che chiamiamo Fedezzo perché anche perfino il suo nome d’arte ci ripugna, ha incredibilmente detto una cosa giusta.
Lo ha fatto attaccando, giustamente, i «cattolici» caduti che partecipano alla campagna di distrazione di massa chiamata ddl Zan.
Fedezzo ha incredibilmente detto una cosa giusta attaccando, giustamente, i «cattolici» caduti che partecipano alla campagna di distrazione di massa chiamata ddl Zan.
Ma andiamo con ordine. Abbisogniamo di fare una piccola introduzione, anzi un disclaimer vero e proprio: per ciò che rappresenta il Fedezzo proviamo profondo disgusto e riprovazione. E non stiamo parlando di questioni ideologiche, anche perché il ragazzino di idee politiche proprio non pare averne (con probabilità proprio per questo è subito acclamato da Conte e dai grillisti). No, parliamo di dettagli più tecnici, umani.
Non sopportiamo il suo volto bullonato, i tatuaggi che deturpano l’anatomia umana (non si capisce mai bene dove abbia il collo, ad esempio), gli accenti che hanno certi bulli para-meridionali della periferia milanese. Perfino la dentatura e lo sguardo ci fastidiano, anzi è proprio tutto che non capiamo: il ragazzo non possiede in nessun modo l’avvenenza apollinea che un tempo dovevano avere i cantanti, né, con estrema probabilità, il talento di un virtuoso di uno strumento. Né bello, né bravo. È furbo? Se leggete sotto, capirete che non ci sembra neanche quello.
No, è solo uno di passaggio, che ha avuto la fortuna di sposare una tizia dotata di oggettiva beltà e innegabile valore imprenditoriale – anche se potete immaginarvi cosa possiamo pensare di una ragazza che a pochi giorni dalla nascita del primogenito mostra in un post una bella foto di latte artificiale (la cui promozione, in Italia, è vietata dalla legge).
Non sopportiamo il suo volto bullonato, i tatuaggi che deturpano l’anatomia umana (non si capisce mai bene dove abbia il collo, ad esempio), gli accenti che hanno certi bulli para-meridionali della periferia milanese
Della musica del Fedezzo non possiamo dire nulla, perché, sul serio, siamo riusciti a preservarci: nemmeno una nota, una sola, è stata da noi udita, perché crediamo di aver capito che faccia rap, cioè la musica dei criminale afroamericani, e copiare in Lombardia o in Lazio il folclore dei narcotrafficanti neri di Baltimora ci è sempre sembrato, nei decenni, il grado zero della creatività umana, qualcosa che andrebbe perseguito dalla legge.
Invece, rap, hi hop, trap e via spacciando sono generi orrendi che, come ha detto qualcuno, mettono in pericolo la stessa Civiltà: se il ragazzo nero vuole essere come Tupac o Jay-Z e non come Condoleeza Rice, non può che produrre un imbarbarimento della sua società, con effetti devastanti in termini di omicidi e crimini vari.
Il crollo dei valori morali di un popolo, quello afroamericano, è partito dall’esempio sbagliato dei suoi cantori dei ghetti. Figuriamoci i loro emuli dell’hinterland maranza, che razza di moralità possono portare alla Nazione.
Un esempio lo abbiamo visto ieri, prima della trasmissione, quando il ragazzino si è filmato mentre metteva in difficoltà i lavoratori RAI in una chiamata in cui annunciava che avrebbe attaccato la Lega Nord.
In pratica, poco prima del concerto per la festa del lavoro, il ricco e famoso, spingeva sulla graticola una serie di lavoratori della TV pubblica
In pratica, poco prima del concerto per la festa del lavoro, il ricco e famoso, spingeva sulla graticola una serie di lavoratori della TV pubblica (dirigenti o loro assistenti che fossero).
Li insultava, li mazzerava, li spingeva al silenzio. Il tutto con argomenti di stupidità belluina – sono un’artista e dico quello che voglio – l’idea infantile di qualcuno che non ha idea di cosa sia la responsabilità un editore nazionale: e gli scandali, e le querele, e la mossa falsa che ti fa l’ospite pazzo che ti distrugge l’azienda e la carriere per sempre… lui, il Fedezzo, cosa ne sa? Nulla, pure nato nella Milano dei terruncielli (quei personaggi portati avanti nei primi Ottanta da Abatantuono al cinema e nei tanti teatri di cabaret: arte sublime che sta ad anni luce dalle musichette automatiche del Ferragno), egli ha dimenticato cosa è la vita fuori dal proprio privilegio.
E giù, a urlare al telefono, a favore di videoclip da dare in pasto ai social, frasi deliranti contro i malcapitati: chiede loro se hanno verificato se quanto intende dire è falso (!?) e sostiene che non essendoci bestemmie (perché dovrebbero esserci?!?) non dovrebbero in alcun modo doverlo censurare. Dice che si vergogna per loro: ma siccome poi lo fa lo stesso, non capiamo perché debba arrabbiarsi, se non per indicare al ludibrio nazionale chi sta dall’altra parte del telefono e la RAI tutta (cioè, il piatto dove sta mangiando).
Sentire questo personaggio berciare a vuoto di «diritti civili» nel momento che tutti i nostri diritti costituzionali sono finiti giù per lo scarico, ci pone in uno stato di disperazione
Sentire questo personaggio berciare a vuoto di «diritti civili» nel momento che tutti i nostri diritti costituzionali sono finiti giù per lo scarico, ci pone in uno stato di disperazione. Davvero, la bassezza del ragionamento, la pochezza dell’esperienza professionale e della vita in generale, la cieca volontà di delazione (che sappiamo essere divenuta una virtù) ci lasciano basiti: anche perché tutta la politica penta-piddina e i loro scribi e influencer, da Mentana a Conte, hanno preso le difesa del divo che urla contro i lavoratori RAI.
Nessuno che si sia interrogato sul fatto che il video di maltrattamenti (stile reality alla Master chef, ci viene da dire) potrebbe essere stato solo una trovata per il semplice motivo che se vuoi davvero lanciarti in una cosa scandalosa al concerto sindacale del 1° maggio lo fai e basta. Ci sono esempi continui, come quello che ricorse alla blasfemia contro la Santa Eucarestia sostituendola con un preservativo (invece che di lavoro, da anni al mega-rave sindacale si parla di peni).
E poi c’è il modello supremo: Elio e le Storie Tese che nel 1991 improvvisano un pezzo lunghissimo che attacca l’intero arco della corruzione italiana facendo nomi e cognomi, compreso quello dei direttore della RAI Enrico Manca.
Lo ricordate? Il povero Vincenzo Mollica rimase lì con il cerino in mano.
Lo scandalo doveva essere, letteralmente, telefonato. Ci sono cascati tutti. Pazienza, a noi del resto di quel che accade in TV non importa davvero nulla: chi guarda Fedezzo crede ai TG e indossa la mascherina mentre guida in auto da solo. Non è il nostro pubblico, e ogni giorno che passa lo reputiamo sempre meno redimibile
Esattamente 30 anni fa, ieri, #1maggio1991, Elio e le Storie Tese, censurati sul palco del #concertoprimomaggio col famoso Ti Amo Ciarrapico.#concertone #Fedez #DDLZan pic.twitter.com/o5aePBFWAl
— Titti Troccoli (@tixxxtweety) May 2, 2021
No, lo scandalo doveva essere, letteralmente, telefonato. Ci sono cascati tutti. Pazienza, a noi del resto di quel che accade in TV non importa davvero nulla: chi guarda Fedezzo crede ai TG e indossa la mascherina mentre guida in auto da solo. Non è il nostro pubblico, e ogni giorno che passa lo reputiamo sempre meno redimibile.
Poi però è arrivata la parte di cui volevamo scrivervi: quella in cui il ragazzino ne ha davvero detta una giusta, anzi giustissima.
Sorvoliamo sui retroscena: ad esempio, la storia per cui il tizio sta lanciando una linea di smalto per trans (ma perché dovrebbero volere uno smalto diverso da quello delle donne? Non è che questo non abbia capito davvero una mazza del transessualismo? Mah)
Sorvoliamo sui retroscena: ad esempio, la storia per cui il tizio sta lanciando una linea di smalto per trans (ma perché dovrebbero volere uno smalto diverso da quello delle donne? Non è che questo non abbia capito davvero una mazza del transessualismo? Mah).
Sorvoliamo sulla presa di coscienza, che non sappiamo come le menti (?) progressiste abbiano esorcizzato da sé, che invece che parlare di lavoro si parli di omosessuali, e pure l’idea – che non capiamo come tollerabile per gli LGBT – che a difendere la categoria sia un etero che forse sotto i tatuaggi e bianco e viene pure da un mondo musicale, quello della musica dei neri americani, che in passato si è distinto per gravi e conclamate forme di omofobia.
Lo stesso problema di coscienza lo devono aver sentito i gay che a Milano guidano la moda. Sl contrario di quanto si possa pensare, essi, per lo meno quelli al comando e quelli sotto che vogliono prenderne il posto, sono veri tradizionalisti: l’arrivo della Ferragna, e la disruption che ha portato nella filiera (media, fotografi, sfilate, etc.) non sappiamo quanto sia loro piaciuta, e non sappiamo se piaccia il non raffinatissimo marito periferico, ora autoproclamatosi paladino dei loro diritti.
Sorvoliamo sui dettagli, per esempio i contenuti. Come abbiamo detto anche sopra, non è che possiamo pretendere che questo offra opere e pensieri di qualche spessore. Lui ha con probabilità degli «autori», una che gli dava mano sui social fu doxata dai giornali e da Dagospia.
Neanche loro sono esattamente sul pezzo: l’idea di fare Fedezzo vs. Salvini, nel momento il film del momento è Godzilla v. Kong, non era malaccio e stava funzionando (anche se l’ha già usata Saviano, e non è andata benissimo): loro però, invece che preparare un dossierino sul Capitano (i materiali glieli avrebbero portati volentieri anche certi partiti) tirano fuori le parole di un candidato ad un consiglio comunale in Emilia. Dire «pretestuoso» è davvero un eufemismo.
Occasione sprecata. Va così, non potete farci niente.
«L’antibortista, però, non si è accorto che il Vaticano ha investito più di 20 milioni di euro in un’azienda farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo. Quindi, cari anti-abortisti, caro Pillon, avete perso troppo tempo a cercare il nemico fuori e non vi siete accorti che il nemico ce l’avevate in casa. Che brutta storia»
Poi il colpo di scena per il piccolo mondo catto-antico. Il «musicista» cita a sorpresa un personaggio minoritario del circuito pro-life – forse gli autori si sono convinti che l’opposizione al dl Zan sia tutta lì, tra questo e Pillon, onorevole leghista sorridente bersaglio del mondo gay (un altro onorevole che con le sue manovre, a nostro giudizio, ha fatto più danno che altro).
Tuttavia, nonostante la bassezza di contenuto visibile anche qui, è a questo punto che il Fedezzo inanella una verità sacrosanta:
«L’antibortista, però, non si è accorto che il Vaticano ha investito più di 20 milioni di euro in un’azienda farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo. Quindi, cari anti-abortisti, caro Pillon, avete perso troppo tempo a cercare il nemico fuori e non vi siete accorti che il nemico ce l’avevate in casa. Che brutta storia».
Mamma mia quanta verità tutta in un colpo.
Renovatio 21 lo aveva scritto qualche giorno fa. Report lo aveva rivelato ad inizio settimana: sì, il Vaticano finanziava farmaceutiche che producono pillole della morte, farmaci che i documenti stessi della Chiesa ritengono non contraccettivi ma abortivi – quindi non solo intrinsecamente sbagliati ma anche assassini stragisti.
Signore e signori cattolici e pro-life, è proprio così: il nemico ce lo avete in casa.
Abbiamo aggiunto: la Conferenza Episcopale tedesca possedeva il 100% di un editore di libri erotici. E altri fondi del Vaticano hanno finanziato il film biografico sulle prodezze dell’omosessuale affitta-uteri Elton John, oltre che le aziende di quell’esempio di virtù cattolica che è l’ebreo Lapo Elkhan.
Ecco, a saperlo, avremo portato noi al Fedezzo, anzi ai suoi sperduti «autori», tutto questo materiale, e anche oltre.
Perché, signore e signori cattolici e pro-life, è proprio così: il nemico ce lo avete in casa.
Il nemico vaticano, che dite di voler servire, in realtà da anni serve il dio dei massacri e della perversione
Il nemico vaticano, che dite di voler servire, in realtà da anni serve il dio dei massacri e della perversione – perché, oltre agli scandali finanziari e farmaceutici, ci sono quelli sessuali che sono pronti ad eruttare in ogni momento, magari coinvolgendo anche il vertice, come il caso rivoltante della Casita de Dios, accaduto nell’Argentina di Bergoglio.
Il nemico vaticano vi sta usando, cari pro-life, anche in questa partitella con il mondo moderno: vuole l’accordo, il compromesso, e bisogna che il dissenso cattolici ingenui o genuini (quello che dopo una vita a seguire il catechismo non può credere che una cosa del genere possa succedere) venga messo dentro un recinto allettante, di modo che il manovratore possa stipulare i suoi accordi senza la pressione di questo orpello inutile che è il popolo – quello strano ente per il quale il fondatore della Chiesa sacrificò la sua vita umana.
Se non lo avete capito: CEI e Sacro Palazzo vogliono solo arrivare ad emendamento, quello per il quale sarà concesso di leggere ancora San Paolo in chiesa, magari in versione edulcorata, magari omettendo il Deuteronomio e anche la Genesi (c’è quella cosa di Sodoma…). Un compromesso, e poi via, si riparte.
Il nemico vaticano vi sta usando, cari pro-life, anche in questa partitella con il mondo moderno: vuole l’accordo, il compromesso
La faccenda è persino più triste di così: non solo, a differenza del Fedezzo, non vi rendete conto che la gerarchia vi ha già venduti, ma siete così sciocchi da non vedere che, as usual, quella dei diritti omosessuali è solo una mascherata, un diversivo, un’arma di distrazione di massa: vi tengono inchiodati a battervi il petto in questa cosa stupida che si chiama identità («io sono cattolico!» «io sono di destra!» «io sono per la famiglia!») mentre, sotto il naso, stanno ricombinando il DNA delle vostre cellule.
Sbraitate contro Fedezzo per la «libertà di parola», la «libertà di educazione», quando da sotto gli occhi vi hanno tolto la libertà di lavorare, muovervi, associarvi, parlare, mangiare, perfino respirare.
Sbraitate contro Fedezzo per la «libertà di parola», la «libertà di educazione», quando da sotto gli occhi vi hanno tolto la libertà di lavorare, muovervi, associarvi, parlare, mangiare, perfino respirare
Parlate di «libertà di espressione» quando vi hanno tolto la libertà perfino dentro al nucleo delle vostre cellule, dove per legge ora sarà iniettato mRNA alieno.
Il saggio indica la Luna, l’idiota guarda il dito, dice il proverbio cinese. Ebbene, state tutti guardando il dito, e lo capiamo pure perché ci hanno messo a puntarlo dei neon identitari irresistibili, cartelloni con personaggi improbabili, perfino il concertazzo sindacale dei lavoratori divenuto trans-comizio tamarrissimo.
E continuate pure a rimirarlo, questo dito. Mica vi vogliamo impedire l’intrattenimento, per povero che sia.
Parlate di «libertà di espressione» quando vi hanno tolto la libertà perfino dentro al nucleo delle vostre cellule, dove per legge ora sarà iniettato mRNA alieno
Solo poi non lamentatevi se riesce a prendervi per il culo perfino uno come il Fedezzo.
«Avete perso troppo tempo a cercare il nemico fuori e non vi siete accorti che il nemico ce l’avevate in casa. Che brutta storia». Tutto vero.
Il Fedezzo ci ha ragione!
Immagine di Greta via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
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Deputata russa chiede il bando delle Barbie
Un membro della Duma di Stato russa, Maria Butina, ha chiesto la rimozione delle bambole Barbie dal mercato russo, sostenendo che il loro produttore Mattel stava promuovendo un «agenda LGBT» invece dei valori della famiglia.
La Butina sostiene che il film Barbie recentemente pubblicato funge da «pubblicità per il Partito Democratico [USA] e il suo programma», riporta RT.
«Cosa vediamo? Gay, trans e donne che hanno conquistato il mondo. Non c’è niente sull’unione tra un uomo e una donna, niente sull’amore», Butina, un membro della Camera bassa del Parlamento russo, è stata condannata dagli Stati Uniti per essere un agente straniero e imprigionato per 18 mesi, un’affermazione che nega, ha detto sabato a Duma TV.
La giovane deputata ha sostenuto che la Russia dovrebbe promuovere marchi di bambole nazionali che si adattano meglio ai valori della società.
La Russia ha inizialmente vietato la «propaganda LGBTQ» rivolta ai minori nel 2013. Le restrizioni sono state ulteriormente inasprite lo scorso dicembre, quando la promozione di «rapporti sessuali non tradizionali» e il transgenderismo sono stati completamente banditi.
A luglio, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un disegno di legge che limita rigorosamente l’accesso alla chirurgia di riassegnazione sessuale e la possibilità di cambiare legalmente il proprio sesso.
Come riportato da Renovatio 21, la propaganda LGBT va verso il bando totale in Russia.
Il film di Barbie, con Margot Robbie e Ryan Gosling, è uscito nelle sale il 21 luglio 2023 ed è diventato un successo al botteghino. Il film, tuttavia, non viene proiettato in Russia a causa dell’attuale boicottaggio del Paese da parte della Warner Bros. a seguito del suo conflitto militare con l’Ucraina.
Il film presenta la Barbie come una figura femminista messianica che salva il mondo dai suoi stereotipi cattivi, dotando alla fine il suo Paese d’origine, Barbieland, di una Costituzione che impedisca l’avvento della società patriarcale, che nel frattempo ha tentato pericolosamente il Ken.
La pellicola si conclude con la prima visita di Barbie, divenuta umana, dal ginecologo. Poteva andare peggio: potevano infliggerci direttamente la sua prima interruzione di gravidanza.
L’attuale dell’aumento attenzione dovuta alla produzione hollywoodiana non ha tuttavia gettato luce sui possibili rapporti tra Barbie e l’omonimo Klaus Barbie (1913-1991), gerarca nazista conosciuto come «il boia di Lione» finito nel dopoguerra a lavorare per i servizi americani e boliviani.
Un film del 2001, Rat Race, notava l’omonimia mettendo in scena un vero e proprio «Museo Barbie».
Immagine di Pavel Starikov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
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Anche i nerd vanno in guerra: trovata brigata russa di appassionati di cartoni giapponesi
Un’unità militare russa si è trovata sotto i riflettori dei media, dopo che i video umoristici dei soldati che riprendono un veicolo Bradley (veicolo di fabbricazione statunitense donato all’esercito ucraino) sono diventati virali.
Più che per il trofeo militare, ad attirare la loro attenzione sarebbe l’interesse segnalato dai soldati per gli anime, cioè per i cartoni giapponesi.
Una delle clip mostrava i militari dell’unità di Kerch in posa davanti a un pezzo apparentemente intatto di armi fabbricate negli Stati Uniti, ringraziando sarcasticamente il presidente ucraino Vladimir Zelensky per aver consegnato loro «questo bel veicolo». Un’altra clip mostrava uno di loro che faceva una smorfia alla telecamera, con il trofeo sullo sfondo, e diceva: «Ecco, gloria alla Russia!».
#Russian fighters captured an #American M2A2 Bradley ODS-SA combat vehicle in the Zaporozhye region. pic.twitter.com/tKy1vxtGav
— Rajendran (@Rajendr67215893) July 12, 2023
M2 #Bradley is captured by Russian volunteer anime lovers pic.twitter.com/98H6PXoU37
— WeAreRussiaNs (@WeWeWeRTwE) July 12, 2023
Il filmato è apparso all’inizio della settimana ed è stato ampiamente condiviso sui social network russi, prima di farsi strada sui media nazionali. Man mano che l’interesse cresceva, alcune testate russe hanno riferito che i combattenti – tutti volontari in servizio all’esercito russo – erano anche fan degli anime.
«Anime» è parola giapponese di tipo gairaigo, cioè un termine importato dall’estero e quindi nipponizzato: viene da animēshon, il giapponese per la parola inglese animation, animazione. In tutto il mondo, ora la parola anime sta indicare i cartoni giapponesi, che sono diffusi ed apprezzati dalla gioventù internazionale oramai da decenni.
Russian anime company on the Donbass front pic.twitter.com/il3HCosLG8
— senore_amore (@SenoreAmore) July 13, 2023
Le immagini pubbliche condivise sull’app di messaggistica Telegram da uno dei membri della squadra militare russa mostrano il vivo interesse per gli anime. In una foto, si può vedere un combattente di Kerch indossare un elmetto con l’immagine di una ragazza-volpe (in giapponese kitsune) disegnata con la lingua fuori e gli occhi incrociati, un’espressione facciale nota come «ahegao» che compare negli anime erotici, detti anche hentai (che significa «perverso»), o ecchi (parola che indica la lettera latina «H», quindi riferimento al lemma precedente). Gli hentai sono di fatto perversi assai, anzi aggiungono livelli di perversione non possibili alla pornografia fotografica.
#Russia ???????? / #Ukraine ????????
Kerch Detachment of the Russian Armed Forces going full anime mode pic.twitter.com/V6nfGH13fY
— Nexx_ (@_Nex3_) July 13, 2023
Un’altra immagine mostra l’uomo dietro il canale, che si chiama Lesiy, con una toppa sul giubbotto balistico raffigurante una ragazza anime armata con un colbacco.
Dopo l’improvvisa ascesa dell’unità alla fama su internet, Lesiy ha reagito con un post scherzoso che mostrava due ragazze anime in piedi accanto a un veicolo blindato, con la didascalia: «Sembra che abbiamo aperto il vaso di Pandora».
Il tema dell’anime fa parte di uno scherzo in corso per i soldati. Leshiy, il cui vero nome è Vladislav, ha descritto il servizio in prima linea dell’unità come la partecipazione a «un festival di anime» nel Donbass in uno dei suoi primi incarichi l’anno scorso.
Donbas anime! pic.twitter.com/rVAiF6qMZ3
— Korobochka (コロボ) ????????✝️???????? (@cirnosad) March 8, 2022
Ma almeno un membro dell’unità di Kerch è un vero appassionato. Un militare di 19 anni soprannominato Shmyga è stato menzionato l’anno scorso dal leader di un gruppo di fan di anime russo, coinvolto nel supporto alle truppe russe.
Secondo la testata russa Readovka, molto presente su Telegram, il soldato in questione «ama le ragazze degli anime» e porta con sé un dakimakura, un grande cuscino in stile giapponese raffigurante un personaggio degli anime.
Non è la prima volta che vediamo succedere questo crossover tra manga e conflitto russo ucraino.
Ancora nel 2014, al momento dell’annessione della Crimea, circolarono quantità di immagini del procuratore crimeano Natal’ja Poklonskaja – divenuta virale per la sua determinazione e la sua bellezza – disegnata con gli stilemi degli anime.
Natalia Poklonskaya (Наталья Поклонская) #flickr https://t.co/iKQgiydz4N
Natalia Poklonskaya (Наталья Поклонская): former Crimea's 'Gorgeous' Attorney General. https://t.co/n6gICylbsM
— Natalia Poklonskaya (@Poklonskayainfo) October 1, 2020
Non possiamo non ricordare anche come, sempre durante la guerra in Donbass di quasi dieci anni fa – sì, in Donbass già allora c’era una guerra – fu un canale di un fansubber (cioè persona che traduce e sottotitola serie e cartoni per la diffusione in rete) di cartoni giapponesi a far conoscere al mondo le vicende e i personaggi di quel conflitto, come per esempio le gesta del comandante Givi e del comandante Motorola – entrambi uccisi negli anni a seguire – i cui discorsi sotto le bombe venivano subbati (cioè sottotitolati) con stilemi e font tipici dei fansub degli anime.
Come dimenticare il comandante Givi che tira una boccata di sigaretta mentre arriva improvvisamente l’artiglieria ucraina e tutti i suoi uomini scappano? (Guardate anche, comunque, il lettering, la grafica dei sottotitoli)
E quindi, chi lo avrebbe mai detto: anche i nerd vanno in guerra?
La realtà semplice e tragica è che al fronte, ora, non ci sono i nerd, ci sono centinaia di migliaia di ragazzi, che la guerra rende uomini, ma restano ragazzi. Uomini veri, ragazzi veri, con le passioni che hanno tutti i loro coetanei in giro per il mondo.
Uomini veri, ragazzi veri – russi, ucraini – per la cui vita dobbiamo pregare.
Non ci è chiaro come siamo finiti ad accettare che una tale quantità di gioventù – con la sua leggerezza, con la sua bellezza, con la sua importanza fondamentale di generazione del presente e del futuro – fosse consegnata alla fornace della guerra.
Fermiamo l’inutile strage, subito! Facciamo vivere questi ragazzi!
Immagine da Telegram
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«Il passeggero» di Cormac McCarthy: «La bellezza fa promesse che non può mantenere»
La bruciante impressione che questo romanzo sia stato scritto proprio per noi non ci lascerà fino alla fine.
Se è vero che «la bellezza fa promesse che non può mantenere», solo pochi sanno cosa si provi quando ci si innamora di una ragazza troppo intelligente per noi: una sarcastica irriverente dal vestitino porpora o una brava stronzetta che ti cita Tommaso in latino. Forse è per questo che, a parte una scellerata scelta editoriale di non pubblicarne subito anche la seconda parte, l’ultimo romanzo di Cormac McCarthy, Il passeggero, ha ricevuto recensioni contrastanti.
Certo, noi uomini di mezza età siamo avvantaggiati dalla consapevolezza che una dracma fa sempre cento leptoni e va bene così, però anche per noi è duro entrare nell’abisso del nichilismo sapendo di dover lasciare per strada qualcosa di infinitamente bello, come la giovinezza, le ragazze e le Papastratos.
È stato scritto di tutto su questa opera, dal capolavoro al trionfo del nichilismo, passando per un delirio incomprensibile di un pinguino con le verruche. La verità è che «i cani dell’inferno possono passare all’interno del vuoto di un cerchio»: in questo libro si trovano più pagine di letteratura che senso nella trama.
Tuttavia, un paio di cose sono assolutamente rilevanti: McCarthy rivoluziona il concetto di «frase minima». Ti conduce nel delirio del pantano nichilista su una canoa rosa, ma ti fornisce una pagaia inossidabile, perché «per il viaggiatore esperto la meta è al massimo un sentito dire», ma il viaggio s’ha da fare. Anche quando la città sembra più vecchia di Ninive o quando si cerca di orientarsi tenendo presente la piantina di Roma antica e non ci si raccapezza più nemmeno sul Palatino, perché a un tratto appare il teatro Marcello o ti esplode di scorcio la maestà del Colosseo e allora capisci «la bontà divina appare in posti strani».
Magari si sarebbe potuto evitare il dilungarsi tecnico su Oppenheimer o sul presidente Kennedy, per quanto in entrambi i casi sono certo abbia azzeccato, anzi, per quanto riguarda la balistica dell’omicidio JFK sono sicuro che dica la verità, ma cui prodest? E soprattutto: «com’è che le pecore non si ritirano sotto la pioggia?». Tutte le grandi domande della vita fanno sembrare stupidi se dette ad alta voce: «se la neve fosse nera, i ghiacciai esisterebbero lo stesso?» oppure «esiste una via dal tangibile al numerico che non sia ancora stata esplorata?».
Una buona metà della storia è costruita su deliri di un’amabile schizofrenia, per cui «ogni linea è una linea spezzata» e massime senza tempo, o che lo diventeranno. Come «non diventerai mai ricco vendendo il tuo tempo. Nemmeno facendo saldature subacquee» o «non tutto ciò che puzza è un ricordo» e «la paura non ti segue, ti aspetta al varco».
Questo libro è diverso dall’epopea della frontiera, è in qualche modo la summa di una vita, un’esperienza emotiva diversa dal solito.
Questo libro sembra scritto per noi che odiamo i ristoranti in cui «camerieri in livrea servono piatti di alta cucina a cafoni pieni di boria che hanno pensato di uscire a cena in tenuta da palestra se non addirittura in lingerie». Non abbiamo nulla contro l’alta cucina, né contro i cafoni, né tanto meno contro la lingerie: ma le tute proprio no.
Peggio della tuta quando non si pratica sport c’è solo il mix di alta cucina e cafoni in canottiera. «Ho visto famiglie intere che sarebbe facile spiegare come allucinazioni, orde di idioti sbavanti che brancolano per le strade». Perdonateci ragazzi se noi reietti dall’infanzia di mondi di carta, fionde e boschi, non abbiamo impedito che riducessero la civiltà a un mero guazzabuglio tecnologico postmoderno in grado di annichilire perfino il senso comune.
Questo libro rientra nel novero di quelli che appartengono alla profonda verità di ogni scrittore: si scrive per non dover incenerire il mondo. Perciò, parafrasando Shakespeare, «ci sono più aerei in fondo al mare che sommergibili in cielo».
Dovremo attendere la seconda parte di questa dilogia, Stella Maris, per avere chiaro il quadro d’insieme.
Nel frattempo, possiamo soffermarci una sera a riflettere sul fatto che «quel che l’uomo cerca è la bellezza, pura e semplice. Non c’è altro modo di dirlo. Il fruscìo degli abiti, il profumo. I capelli di lei che gli sfiorano la pancia nuda. Categorie quasi insignificanti per una donna». La domanda è se resistono punti fermi come la bellezza nell’ermeneutica del ventunesimo secolo.
In pochi anni la lingua stessa è stata stravolta: si è passati da «fattoni» a «consumatori», da «sesso» a «genere», da «peccato» a «discernimento», alcuni concetti dell’ermeneutica della quotidianità come quello di «onore» o «sgualdrina», poi, sono ormai del tutto privi di significato. Si è voluto trasformare un mondo di uomini malvagi in una favola invertita di personaggi da aiutare, col risultato che «senza malfattori il mondo dei giusti è completamente spogliato di senso».
Nel mondo dell’esattezza scientifica, dell’inoppugnabilità del controllo tecnico «ogni cosa sembra dipendere dalla velocità della luce, ma nessuno vuol parlare della velocità delle tenebre».
Per questo motivo, Il passeggero è scritto per chi scrive, perché le persone brillanti devono portare un bel fardello, se sia una fatica di Sisifo o meno, non è ancora abbastanza chiaro.
È chiaro, però, a tutte le ragazze più intelligenti di cui abbiamo parlato all’inizio, se non lo è lo diciamo meglio ora, che, se per lo scettico tutti gli argomenti sono viziosi, per noi classicisti drammadipendenti è normale pensare di sedersi sulle macerie del mondo aspettandoci che, alla fine, suoni il telefono.
Fosse anche soltanto per questo, vale la pena di vivere! Per tutti gli altri idioti rimane la schadenfreude.
Articolo previamente apparso su Ricognizioni.









