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Vaccini e feti abortiti, il peccato di scandalo (e una domanda)

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«Ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla “Cultura della Morte” che li sostiene. E da questo punto di vista, l’uso di vaccini la cui produzione è collegata all’aborto provocato costituisce almeno una cooperazione materiale passiva mediata remota all’aborto, e una cooperazione materiale passiva immediata alla loro commercializzazione. Inoltre, sul piano culturale, l’uso di tali vaccini contribuisce a creare un consenso sociale generalizzato all’operato delle industrie farmaceutiche che li producono in modo immorale».

 

Con queste parole si avviava alla conclusione il documento emesso nel 2005 dalla Pontificia Accademia per la Vita, uno fra i più citati, in ambiente cattolico, per tirare da una parte all’altra della giacca la Chiesa sulla questione morale legata ai vaccini prodotti con linee cellulari di feti abortiti.

«Ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla “Cultura della Morte” che li sostiene. E da questo punto di vista, l’uso di vaccini la cui produzione è collegata all’aborto provocato costituisce almeno una cooperazione materiale passiva mediata remota all’aborto»

 

Questo è possibile per il semplice fatto che, come più volte abbiamo avuto modo di dire dalle colonne di Renovatio 21, il documento è per sua stessa natura ambiguo. Come ambigui sono praticamente tutti i pronunciamenti della chiesa conciliare anche se molti, specie in ambiente cattolico tradizionalista, paiono averlo dimenticato per avere qualcosa al quale appellarsi per rendere virtù alla posizione «iper-vaccinista» dell’ora presente.

 

Passando oltre, senza considerare il penoso pronunciamento della PAV nel 2017 — pronunciamento avvenuto precisamente il 31 luglio 2017, guarda caso lo stesso giorno dell’approvazione della cosiddetta Legge Lorenzin in materia di vaccinazioni — arriviamo al dicembre del 2020, con il documento emesso questa volta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. 

 

All’interno di esso leggiamo un interessante passaggio: 

 

«Infatti, l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti. Si chiede, quindi, sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né agli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi»

 

Dai due passaggi sopracitati — 2005, PAV; 2020, CDF — emerge un evidente sentire comune, di per sé assolutamente giusto: la condanna alla produzione di vaccini eticamente inaccettabili. 

 

Cos’ha fatto, cosa sta facendo o cosa ha intenzione di fare chi condanna la produzione di tali vaccini per far sì che essa cessi? Quali azioni concrete di protesta, di ostracismi vari o di boicottaggio sono messe in atto per fermare un tale crimine che tutti sembrerebbero voler condannare all’unanimità?

Questo sentire comune, allo stesso tempo, sembra essere espresso anche da quegli ambienti cattolici che da un anno a questa parte circa hanno preso una posizione più che favorevole all’utilizzo dei vaccini, specie quelli anti-COVID per arginare una presunta quanto poco realistica «pandemia». 

 

La domanda, perciò,  è di vitale importanza per analizzare e conseguente comprendere la questione che si pone nella sua completezza: cos’ha fatto, cosa sta facendo o cosa ha intenzione di fare chi condanna la produzione di tali vaccini per far sì che essa cessi? Quali azioni concrete di protesta, di ostracismi vari o di boicottaggio sono messe in atto per fermare un tale crimine che tutti sembrerebbero voler condannare all’unanimità? Anche chi ritiene il vaccino di origine fetale «lecito» in casi particolari (ricordiamo che nemmeno la lettera dei documenti vaticani lo ritiene sempre e comunque lecito), una volta affermata questa sua posizione, dovrebbe spendersi quantomeno in favore di rimedi alternativi, impegnandosi in campagne contro tale genere di produzione.

 

Sembra invece che l’unica campagna che interessi i cattolici «ultravax» sia quella per convincere i recalcitranti alla vaccinazione.

 

La risposta è molto semplice: nessuno, quantomeno in Italia, dagli apici della Chiesa ai circoli e circoletti intellettuali ha mai preso qualche decisione concreta per contrastare questo fenomeno di Morte. 

 

Predicano e fingono anzi di condannare l’abominio dell’aborto, ma sono parte della stessa filiera di Morte.

Sembra invece che l’unica campagna che interessi i cattolici «ultravax» sia quella per convincere i recalcitranti alla vaccinazione.

 

Prendiamo dall’Enciclopedia Treccani la definizione precisa di «filiera»:

 

«Filiera – Sequenza delle lavorazioni, effettuate in successione, al fine di trasformare le materie prime in un prodotto finito (…). Una f. si riferisce normalmente a uno specifico prodotto, ossia al sistema delle attività economiche legate tra loro lungo tutte le fasi di trasformazione, realizzazione e distribuzione di un particolare bene».

 

Già la definizione della Treccani ci sembra delineare palesi analogie con la catena infernale di produzione dei vaccini derivanti da aborti procurati ma, essendo gli autori del presente articolo particolarmente distanti da un certo mondo «intellettuale», per spiegare e far comprendere il concetto di filiera a coloro che in malafede o per ignoranza voltano lo sguardo dall’altra parte a dispetto dell’evidenza, preferiremmo rifarci ad un esempio decisamente più «terra a terra», comprensibile persino all’animo puro e ingenuo di un bambino: un grandissimo cantante italiano — che preferiamo all’italo-spagnolo Miguel Bosé — Sergio Endrigo, con il suo intramontabile pezzo «Ci vuole un fiore», pubblicato nell’ottobre del 1974.

«Per fare un vaccinato (magari “cattolico” e “prolife”) ci vuole un vaccino / Per farsi un vaccino ci vuole chi lo inocula / Per fare chi lo inocula ci vuole chi lo vende / Per fare chi lo vende ci vuole chi lo produce /  Per fare chi lo produce ci vuole il tessuto umano da cui ricavare le linee cellulari / Per avere i tessuti umani ci vogliono molti aborti volontari “utili” alla causa / Per fare un vaccinato, quindi, ci vogliono molti aborti…»

 

Il motivo della famosissima canzone è semplice ed orecchiabile: «Le cose d’ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare / Per fare un tavolo ci vuole il legno /Per fare il legno ci vuole l’albero / Per fare l’albero ci vuole il seme / Per fare il seme ci vuole il frutto / Per fare il frutto ci vuole il fiore / Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore / Per fare un tavolo ci vuole un fiore»

 

È proprio così, bisogna saper guardare ed ascoltare ciò che sta dietro alle cose, non accontentandosi di accettarne passivamente il significato che il canto delle sirene del mondo vuol farci credere.

 

Se in modo quasi irriverente sostituissimo le parole della canzone con altre, caratterizzanti la cosiddetta filiera di Necrocultura che sorregge il castello di carta dei vaccini, ne ricaveremmo un altrettanto illuminante racconto:

 

«Per fare un vaccinato (magari “cattolico” e “prolife”) ci vuole un vaccino / Per farsi un vaccino ci vuole chi lo inocula / Per fare chi lo inocula ci vuole chi lo vende / Per fare chi lo vende ci vuole chi lo produce /  Per fare chi lo produce ci vuole il tessuto umano da cui ricavare le linee cellulari / Per avere i tessuti umani ci vogliono molti aborti volontari “utili” alla causa / Per fare un vaccinato, quindi, ci vogliono molti aborti…»

 

A molti potrebbe sembrare un discorso semplicistico, ma riteniamo che i fatti siano in effetti molto semplici ed evidenti: se non volessi veramente gli aborti all’origine della catena, se non volessi la dannazione eterna di molte persone all’interno della filiera a causa della loro complicità a questo orrendo crimine, l’unica arma nelle mie mani, nel mio piccolo, per combattere con i fatti questo sistema sarebbe senza ombra di dubbio il rifiuto categorico e la resistenza — anche eroica, se il Signore me lo dovesse chiedere.

 

I nostri «cattoliconi» benpensanti, infatti, da una parte li condannano perché «produttori» di vaccini insanguinati da un crimine gravissimo, dall’altra risultano essere il primo motore delle loro azioni efferate, incentivandone la produzione stessa, diventando i veri e propri consumatori

In caso contrario, evidentemente, oltre ad essere complice e, in fin dei conti, la causa vera dell’aborto procurato originario, sarei, secondo la morale cristiana, fonte di evidente scandalo nei confronti di molti miei fratelli coinvolti nella filiera. I nostri «cattoliconi» benpensanti, infatti, da una parte li condannano perché «produttori» di vaccini insanguinati da un crimine gravissimo, dall’altra risultano essere il primo motore delle loro azioni efferate, incentivandone la produzione stessa, diventando i veri e propri consumatori.

 

Chiedere qualcosa che non può essere fatto senza peccato da parte di chi dà non può essere mai lecito, quando il peccato viene dalla cosa stessa che è richiesta, e non dalla cattiveria personale di chi dà. 

 

Questo è lo scandalo in senso stretto: non tanto e non solo, come popolarmente si intende, un cattivo esempio pubblico, ma anche semplicemente indurre un altro a peccare o a restare nel suo peccato. I prodotti provenienti da aborti esistono solo grazie agli aborti compiuti: non possono essere realizzati senza questo crimine iniziale. Quindi non possono essere richiesti senza approvare quel peccato iniziale. 

 

L’illiceità della produzione da linee fetali non viene da una malizia del produttore, nel qual caso una causa proporzionata mi scuserebbe dal peccato di scandalo (se io compro il caffè da uno sfruttatore, la malizia è di chi produce in quel modo, non dal prodotto che in sé può essere realizzato altrimenti): viene dal prodotto come tale, intrinsecamente cattivo, e quindi inaccettabile. Richiederlo quindi è sempre illecito. 

Questo è lo scandalo in senso stretto: non tanto e non solo, come popolarmente si intende, un cattivo esempio pubblico, ma anche semplicemente indurre un altro a peccare o a restare nel suo peccato

 

Non si capisce per quale passaggio logico possa essere illecito e peccaminoso produrre da linee cellulari umane (come ammette lo stesso Vaticano, lo abbiamo visto), e invece lecito consumare tali prodotti, almeno in alcuni casi. Il discorso della causa proporzionata e della cooperazione materiale non regge in questo caso, perché è indiscutibile principio morale che non sia mai lecito chiedere ciò che non può essere dato senza peccato da chi dà, quando l’opera richiesta è intrinsecamente cattiva. Quel discorso della causa sufficiente vale solo quando la cattiveria di ciò che è richiesto viene dalla malizia di chi dà, non dalla cosa richiesta.

 

Del resto lo scandalo (nel senso che abbiamo visto) non sta solo nel consumare il prodotto proveniente da aborti, ma anche nel favorire il perpetuarsi di tale pratica.

 

Non si capisce come si avrebbe il dovere (a detta del Vaticano stesso) di lottare attivamente contro tali produzioni, senza dover prendere anche il principale e fondamentale strumento per farlo, cioè il rifiutarne la somministrazione.

Non si capisce come si avrebbe il dovere (a detta del Vaticano stesso) di lottare attivamente contro tali produzioni, senza dover prendere anche il principale e fondamentale strumento per farlo, cioè il rifiutarne la somministrazione

 

Aspettiamo con ansia che tutti gli strenui «difensori della vita» non solo comprendano questo tutto sommato semplicissimo concetto, ma diano anche esempio di coerenza — facta, non verba — opponendosi concretamente alla produzione di simili vaccini. 

 

Tuttavia siamo certi che non lo faranno mai, poiché farlo significherebbe rifiutare totalmente i vaccini stessi, opponendosi all’offerta — e quindi alla produzione — attraverso  il rifiuto dell’inoculazione e della stessa loro funzione sul mercato farmaceutico. 

 

 

Cristiano Lugli 

Alessandro Corsini 

 

 

 

 

 

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Vescovo rimosso per non aver ceduto all’idolatria del vaccino

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Renovatio 21 riprende dal sito di Aldo Maria Valli Duc in Altum questo articolo del dottor Paolo Gulisano.

 

 

In una Chiesa in cui l’eresia sta dilagando tra i pastori, può capitare che un bravo vescovo, fedele alla dottrina della Chiesa e sostenitore del diritto alla vita, subisca la rimozione dalla sua carica da parte di Roma.

 

Cos’ha fatto di male? Ha forse messo in discussione il celibato dei sacerdoti? Ha benedetto coppie gay? Ha detto che non sappiamo cosa abbia in realtà detto Gesù perché ai suoi tempi non c’erano registrazioni?

 

No di certo. La sua colpa è stata quella di non aver appoggiato, negli scorsi due anni, la campagna vaccinale COVID.

 

Il sito pro life americano LifeSiteNews, che ha seguito attentamente la vicenda, anche perché il vescovo in questione è un grande difensore della vita umana, ne ha raccontato nei giorni scorsi la storia.

 

I fatti vedono come protagonista monsignor Daniel Fernández Torres, portoricano, allontanato dalla sua diocesi di Arecibo.

 

La decisione di Bergoglio di rimuoverlo improvvisamente dalla guida della sua diocesi sarebbe stata dovuta in gran parte alla difesa da parte del vescovo delle obiezioni di coscienza nei confronti dei vaccini.

 

Il delegato apostolico di Porto Rico (uno Stato di fatto associato agi Stati Uniti, una sorta di protettorato) ne ha chiesto le dimissioni dopo che il vescovo Fernández Torres si è rifiutato di firmare una lettera emessa dalla conferenza episcopale dell’isola che annunciava un severo obbligo di vaccinazione per sacerdoti e dipendenti delle diocesi.

 

La lettera imponeva anche che all’interno delle chiese ci fosse, durante le Messe, una divisione tra fedeli vaccinati e non vaccinati, una vera e propria segregazione di questi ultimi. Questa lettera era nelle intenzioni dell’episcopato portoricano una decisa e pronta risposta alla sollecitazione venuta dal Vaticano, secondo la quale vaccinarsi sarebbe un «dovere morale», il celebre «atto d’amore» di cui ha parlato Bergoglio.

 

Giorni prima il vescovo Fernández Torres aveva rilasciato una dichiarazione in cui difendeva il diritto di rifiutare la vaccinazione sulla base della coscienza e insisteva sul fatto che «è possibile per un fedele cattolico fare obiezione di coscienza alla presunta natura obbligatoria del vaccino COVID-19».

 

La sua lettera rifletteva le posizioni di numerosi altri presuli e la stessa nota dottrinale del Vaticano sui vaccini COVID, in cui si afferma che «la vaccinazione non è, di regola, un obbligo morale e che, quindi, deve essere volontaria».

 

Il suo sostegno ai diritti di coscienza trovava fondamento anche nel fatto che tutti i vaccini COVID approvati per l’uso negli Stati Uniti erano stati sviluppati o testati con linee cellulari derivate da bambini abortiti.

 

Quella che era una legittima richiesta di tutelare la libertà di coscienza è però sembrata una grave «insubordinazione» al papa, ed è diventata il pretesto per far fuori il vescovo non allineato.

 

Sembra da alcune fonti, riportate da LifeSiteNews, che il più attivo tra i confratelli nell’episcopato a chiedere la testa del vescovo di Arecibo sia stato l’arcivescovo González Nieves, noto per le sue posizioni ultra-progressiste in materia morale e apertamente pro LGBTQI.

 

L’arcivescovo chiamò in suo supporto il cardinale di Chicago Cupich, anch’egli noto per le sue posizioni alla tedesca, chiedendogli una sorta di «visita apostolica» per poi riferire autorevolmente a chi di dovere su quel vescovo «no vax».

 

Il risultato non si fece attendere: monsignor Torres fu immediatamente e immotivatamente rimosso, e al suo posto venne insediato da Bergoglio monsignor Alberto Arturo Figueroa Morales, fino a quel momento vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di San Juan, nonché braccio destro di González Nieves.

 

Il vescovo Torres ha rotto mesi di silenzio con una dichiarazione di qualche giorno fa. «Sento ancora la stessa perplessità che ho provato quando mi è stato chiesto improvvisamente di dimettermi e quando, in modo frettoloso, è stata eseguita la rimozione», ha scritto in una lettera indirizzata a «tutti coloro che mi hanno accompagnato spiritualmente».

 

«Dopo un anno, ribadisco esattamente le stesse parole della dichiarazione pubblica che ho fatto il 9 marzo 2022», ha aggiunto. Nella sua dichiarazione del marzo 2022 il vescovo di Arecibo ha denunciato l’allontanamento da parte di papa Francesco definendolo «un’azione totalmente ingiusta».

 

«Nessun processo è stato fatto contro di me – disse allora – né sono stato formalmente accusato di nulla, ma semplicemente un giorno il delegato apostolico mi ha comunicato verbalmente che Roma mi chiedeva le dimissioni».

 

«Sono stato informato che non avevo commesso alcun crimine ma che presumibilmente non ero stato obbediente al papa né ero stato in sufficiente comunione con i miei fratelli vescovi di Porto Rico», ha spiegato ancora il presule.

 

In effetti, in alcune sue dichiarazioni l’arcivescovo Roberto González Nieves di San Juan aveva affermato che il vescovo Fernández Torres era stato rimosso per presunta “insubordinazione al Papa” ma senza alcuna accusa formale.

 

In realtà non c’è traccia di disobbedienza all’autorità del Sommo Pontefice. Forse di monsignor Torres dava fastidio che il suo seminario fosse fiorente di vocazioni, e che la sua diocesi fosse ricca di iniziative di apostolato con grande beneficio per i fedeli. In seguito al suo licenziamento ci sono state petizioni, raccolte di migliaia di firme, ma Roma non ha riservato loro alcun segno di attenzione.

 

La lettera del vescovo sottolinea il suo dolore per essere stato deposto dalla propria sede, ma esorta i cattolici oltraggiati dagli scandali nella Chiesa a «pregare e avere fiducia».

 

«Quando sono entrato in seminario nel 1990, l’ho fatto pieno di speranza e convinto che Dio mi avesse chiamato a servire la Chiesa per il resto della mia vita».

 

Fernández Torres è stato per anni l’unico prelato cattolico dell’isola che si è battuto regolarmente per la vita, la famiglia e la libertà religiosa, un punto di riferimento morale per l’intero Paese. «Grazie ai lui è stata raggiunta un’unità di intenti per la protezione della vita umana, della famiglia naturale e dei diritti umani fondamentali dell’essere umano», ha detto la senatrice Joanne Rodríguez Veve.

 

Monsignor Hector Aguer, arcivescovo emerito di La Plata (Argentina), in un duro comunicato di denuncia sulla rimozione, definisce Torres «un uomo di Dio, fedele alla grande Tradizione ecclesiale». Evidentemente, essere tale non è bastato. O forse è diventata una colpa.

 

La presunta insubordinazione alle direttive del Jefe Máximo, per non aver prestato culto a una nuova forma di idolatria, gli è costata cara.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

 

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Linee cellulari da feto abortito: ci sono mostri che possiamo vedere

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Renovatio 21 traduce questo articolo su gentile concessione del sito di Children of God for Life. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Ci sono mostri che possiamo vedere. E ci sono mostri che immaginiamo. Quelli che evochiamo spesso ci portano alla distrazione, e questo non è né buono né produttivo.

 

La questione Senomyx è diventata sempre più visibile negli ultimi mesi e ha rotto gli argini. Mi sento obbligato a commentare quelle che ritengo essere potenziali fonti di questa crescente preoccupazione e l’estensione di queste preoccupazioni ad aree che equivalgono a uno spreco di energia emotiva e pratica.

 

Iniziamo con una breve discussione sull’utilità delle linee cellulari nella ricerca e nei test.

 

Le colture cellulari primarie e le linee cellulari consentono l’osservazione diretta delle reazioni chimiche a livello cellulare. Le cellule umane sono piccole fabbriche straordinarie, ciascuna parte di un sistema brillantemente orchestrato che regola la nostra funzione integrata di essere vivente. Sono esempi davvero meravigliosi dell’opera di Dio, ciascuno capace di metabolizzare i nutrienti, fornire la propria energia, produrre un’ampia varietà e numero di molecole e replicarsi, producendo così le generazioni successive.

 

La produzione di molti diversi tipi di molecole è la ragione principale per l’uso di linee cellulari e colture primarie nella ricerca, sviluppo e test. Le linee cellulari e le colture primarie sono considerate necessarie nello sviluppo di vaccini perché i virus non sono in grado di auto-replicarsi: hanno bisogno di una cellula ospite per riprodursi.

 

Oltre ai vaccini, le linee cellulari e le colture primarie vengono utilizzate per osservare e misurare la produzione cellulare di molecole (proteine, in questo caso) in risposta a uno stimolo. Quello stimolo è il composto/farmaco che viene sviluppato e testato. Gli anticorpi sono un esempio delle proteine ​​ricercate e misurate.

 

Le linee cellulari e le colture primarie vengono utilizzate anche per misurare la citotossicità: il livello al quale la sostanza in fase di sviluppo diventa tossica per la cellula e la funzione cellulare inizia a disgregarsi.

 

Perché coprire le basi? Ebbene, gran parte del dialogo recente sull’uso delle linee cellulari è molto lontano dall’utilità delle linee cellulari nei processi di ricerca e sviluppo.

 

Parte di ciò è senza dubbio dovuto a rappresentazioni infondate degli esaltatori di sapidità Senomyx da parte di alcune organizzazioni e al mito ancora perpetrato secondo cui molti farmaci da banco e da prescrizione sono stati sviluppati e testati utilizzando linee cellulari fetali abortite. Non è mia intenzione giudicare le motivazioni, ma i fatti sono fatti e i fatti sono molto più utili e portano a discussioni più produttive rispetto alle accuse presentate come verità.

 

Lo stato attuale rispetto a Senomyx è stato descritto altrove su questo sito, insieme alle difficoltà associate alla ricerca di informazioni affidabili e autorevoli sull’uso effettivo dei loro esaltatori di sapidità, quindi non ne parlerò qui.

 

Affermerò che non faremo accuse non supportate in alcun modo, non più di quanto accetteremo scuse o assicurazioni contraddette dalla letteratura scientifica (Novavax, per esempio), né presenteremo la speculazione come verità.

 

Quando noi della comunità pro-vita ci lasciamo prendere dalla frenesia affermando che tutti i prodotti PepsiCo sono contaminati dall’aborto, che le linee cellulari fetali abortite sono in realtà ingredienti di cibi e bevande e che i prodotti freschi e le carni sono in qualche modo «testati» in linee cellulari fetali abortite, rendiamo più facile per alcuni emarginare il movimento pro-vita in generale.

 

Come mai? Perché quelle cose NON SONO VERE. Va da sé che un’argomentazione supportata da falsità, anche poche, è facilmente compromessa e poco convincente.

 

Seguono un paio di esempi.

 

L’acqua in bottiglia del marchio Aquafina è stata menzionata da molti come uno dei prodotti PepsiCo che viene testato in linee cellulari fetali abortite. Non ci sono prove che io sia stato in grado di trovare che dia questa credibilità.

 

Come mai? «Loro» lo nascondono? Il vero motivo è che nessuno lo fa perché non ha alcun senso. «Testare» l’acqua nelle linee cellulari non aggiunge alcun valore al controllo di qualità, dove la purezza è la parola d’ordine, e in questo caso non vi è alcuna funzione biologica osservabile da «testare».

 

Si prega di fare riferimento al quarto paragrafo, sopra, che descrive l’utilità generale delle linee cellulari. Esattamente cosa si misurerebbe «testando» l’acqua con linee cellulari fetali?

 

Come accennato in precedenza, la purezza della sostanza in esame non sarebbe rivelata dall’uso di linee cellulari fetali abortite. Esistono molti modi per valutare la purezza dell’acqua in bottiglia in modo efficiente e con precisione e i test delle linee cellulari non compaiono in quell’elenco. PepsiCo sta esaminando come viene metabolizzato il prodotto? È acqua. Due atomi di idrogeno legati in modo covalente a un atomo di ossigeno.

 

Il modo in cui il corpo usa l’acqua è un discorsetto e non c’è un solo produttore di acqua in bottiglia che si senta obbligato a rispondere a questa domanda con ogni singola produzione.

 

In effetti, non c’è nulla da «testare», quindi perché una società a scopo di lucro dovrebbe prendersi la briga di incaricare tecnici di laboratorio ben pagati e scienziati del personale con la diluizione di una costosa  sostanza biologica (questa è l’unica cosa che farà l’aggiunta di acqua a una linea cellulare biologica), non misurare nulla e poi versare tutto nello scarico?

 

L’acqua in bottiglia NON È testata nelle linee cellulari fetali. Punto. E i test delle linee cellulari non compaiono in quell’elenco.

 

Ora per carni e prodotti. Vale lo stesso ragionamento generale. Cosa si testerebbe nelle piccole fabbriche di proteine ​​delle cellule umane? Discorsetto ancora più stabilito: il corpo umano metabolizza il cibo per il suo uso. Questo è, in parte, ciò che sostiene la vita. Questo non è qualcosa che richiede test e farlo è come saltare dal tetto ogni mattina per «testare» la forza di gravità, solo per assicurarsi che non sia cambiata dall’oggi al domani.

 

L’intento di questo post non è quello di criticare, ma di riorientare il nostro pensiero e i nostri comportamenti collettivi. Sia che lo chiamiamo «cercare mostri nell’armadio», «mostri immaginari» o «cpmbattere i mulini a vento», ciò che è vero è che il tempo e l’energia non sono allocati in modo produttivo.

 

Ci sono veri mostri che possiamo vedere. Lo sfruttamento dei bambini abortiti nella ricerca è cresciuto drammaticamente negli ultimi decenni e ci vorranno i nostri migliori sforzi per cambiarlo, anche nel mondo post-Roe v. Wade.

 

Se ci lasciamo distrarre, diminuiamo la nostra efficacia e aiutiamo effettivamente coloro che sono disposti a perpetuare l’orribile sfruttamento dei non nati uccisi.

 

 

Jose Trasancos

CEO Children of God for Life

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Il giudice Thomas ricorda che i vaccini utilizzano linee cellulari di feto abortito

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Giovedì, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di ascoltare un caso sulla libertà religiosa e all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari di New York.

 

Due dei giudici incaricati dell’ex presidente Donald Trump alla Corte Suprema sembrano aver concordato con i giudici progressisti nel respingere il caso, consentendo all’obbligo neoeboraceno di rimanere in piedi, mentre Clarence Thomas e gli altri giudici conservatori Samuel Alito e Neil Gorsuch sono indicati come dissenzienti dalla decisione.

 

Nel suo dissenso, Thomas ha riassunto la controversia in quanto i firmatari «si opponevano per motivi religiosi a tutti i vaccini COVID-19 disponibili perché sono stati sviluppati utilizzando linee cellulari derivate da bambini abortiti».

 

Thomas sostiene nel parere che la corte avrebbe dovuto accogliere una petizione per aprire alla piena deliberazione la questione se un mandato come quello di New York possa mai essere neutrale o generalmente applicabile se non esenta la condotta religiosa ma consente una condotta secolare, come esenzioni mediche.

 

Lo Stato consente una stretta esenzione medica per coloro che sono altamente allergici al vaccino COVID-19.

 

«Poiché affronterei questo problema ora nel corso ordinario, prima che la prossima crisi ci costringa di nuovo a decidere complesse questioni legali in una posizione di emergenza, dissento rispettosamente», scrive Thomas nel suo dissenso.

 

È impressionante notare come le parole di Thomas siano state considerate dai media mainstream come delle fandonie degne di essere canzonate.

Quella linea è diventata un punto focale per la presa in giro da parte di diversi media. Alcune testate come  Politico, Business Insider e NBC News , hanno suggerito che Thomas stesse promuovendo disinformazione o affermazioni «fuorvianti».

 

La NBC è arrivata ad affermare che Thomas «ha espresso sostegno giovedì per un’affermazione smentita secondo cui tutti i vaccini COVID sono prodotti con cellule di “bambini abortiti”». Da chi sia stata smentita quest’affermazione, vorremmo saperlo – i bugiardini dicono altro…

 

Come noto, anche dalla tabella pubblicata da Renovatio 21, i vaccini Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson hanno utilizzato tutti cellule fetali abortite durante la fase di test dei loro vaccini; e Johnson & Johnson hanno utilizzato le celle anche durante le fasi di progettazione, sviluppo e produzione.

 

 

La questione dell’uso di cellule di feto abortito nella produzione dei vaccini non è disputabile – e quindi tutte le grandi testate che affermano il contrario diffondo loro le fake news.

 

Notiamo, in un raro e inaspettato caso di obiettività, che anche il famoso fact-checker di sinistra Snopes ha riconosciutoe che il giudice «Thomas non ha affermato che i vaccini COVID-19 contengono cellule fetali abortite» e «la sua affermazione che tali linee cellulari sono state utilizzate nello sviluppo di COVID- 19 vaccini è accurata».

 

Ricordiamo infine che, qualora l’obiezione sia che questi vaccini abbiano utilizzato cellule di feto abortito solo in fase di progetto e di test e quindi non contegano il materiale umano, la questione morale non cambia di una virgola: se un vaccino ha utilizzato le linee cellulari di un feto abortito «solo» nella ricerca e nello sviluppo o nelle fasi di post-produzione, senza quindi inserire la linea cellulare nel prodotto finito rimane ugualmente immorale.

 

Tanto più che, invece, già da molto prima del COVID sono esistiti vaccini che contengono le cellule di feto umano abortito.

 

Riguardo all’uso delle line cellulari nei vaccini non-COVID (quindi, anche i vaccini pediatrici obbligatori per mandare a scuola i vostri bambini), ecco la lista compilata da Renovatio 21 con l’associazione CORVELVA.

 

 

Potete scaricare queste due liste nel documento pdf che carichiamo sul sito.

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