Occulto
Sacerdote si scaglia contro la massoneria: «si oppone alla Chiesa cattolica e ha la sua caduta come uno dei suoi obiettivi»
Il vicario generale della diocesi di Evansville, Indiana, ha ricordato con forza ai cattolici che la Chiesa non consente ai suoi membri di aderire alle logge massoniche. Lo riporta il sito canadese Lifesitenews.
«Non possiamo sostenere le organizzazioni … che si oppongono alla Chiesa cattolica e hanno la sua caduta come uno dei loro obiettivi», afferma padre Alex Zenthoefer ha spiegato in The Message, il giornale della diocesi, all’inizio di questo mese.
Padre Zenthoefer ha detto al sito Lifesitenews che un numero crescente di laici si è avvicinato a lui negli ultimi mesi informandolo che sono massoni.
«Su richiesta di alcuni fedeli… ho scritto questo articolo, in primo luogo, con l’intenzione di aiutare le persone a prendere coscienza dei principi della massoneria» ha dichiarato il sacerdote, che opera nella zona dell’Indiana dove nel XX secolo furono attive numerose figure di spicco del Ku Klux Klan. Secondo quanto riportato, i massoni avrebbero messo radici nello Stato già ai primi dell’Ottocento, con persistenti oggidì oltre 400 logge e 50 mila «fratelli».
A nice reminder from my diocese's vicar general about why Catholics can't be Masons.
If a Catholic is a Mason, he ought not present himself for Holy Communion without first dissociating himself from that group and making a good confession. pic.twitter.com/9yIsvvZm8i
— Fr. Ryan Hilderbrand (@FrHilderbrand) May 17, 2023
La massoneria è stata condannata da più di sette papi nel corso della storia della Chiesa, a cominciare da Clemente XII nel 1738. Tuttavia, il Codice di diritto canonico del 1983 rivisto non ne faceva esplicita menzione. Il precedente Codice di diritto canonico del 1917, invece, puniva i cattolici con la scomunica automatica se ritenuti colpevoli di associazione con la massoneria.
Nel novembre del 1983, il Cardinale Joseph Ratzinger, che prestava servizio come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, emanò una «Dichiarazione sulle Associazioni massoniche» che cercava di chiarire l’omissione. Il «giudizio negativo» della Chiesa nei confronti della Massoneria «rimane immutato», ha detto. Ogni cattolico che diventa massone è «in uno stato di peccato grave e non può ricevere la Santa Comunione». La scomunica per i «liberi muratori», dunque, è ribadita.
Nel suo articolo sul giornale diocesano, don Zenthoefer fa riferimento alla dichiarazione di Ratzinger del 1983 per sostenere la sua conclusione secondo cui esiste una «esplicita ostilità nella tradizione massonica nei confronti della Chiesa cattolica».
Il sacerdote indica quindi anche quelli che crede siano tre problemi principali con la Massoneria, il primo è che «sminuisce il ruolo della fede e propone un fondamento alternativo per vivere la propria vita».
«Durante il rito di iniziazione – scrive padre Zenthoefer – il candidato esprime il desiderio di cercare la “luce”, ed è assicurato che riceverà la luce dell’istruzione spirituale che non potrebbe ricevere in un’altra Chiesa, e che otterrà il riposo eterno nella “loggia celeste” se vive e muore secondo i principi massonici. Tale secolarismo mette i membri a rischio di perdere di vista Gesù Cristo come Signore della vita e della salvezza».
Il secondo punto è che i rituali massonici mettono i cattolici in contrasto con la loro fede.
«Poiché la massoneria coinvolge non cristiani, l’uso del nome di Gesù è proibito all’interno della loggia. Quando si raggiunge il 30° grado nella gerarchia massonica, chiamato Kadosh, la persona schiaccia con il piede la tiara papale e la corona reale, e giura di liberare l’umanità “dalla schiavitù del dispotismo e dalla schiavitù della tirannia spirituale». Dei rituali inquietanti della framassoneria Renovatio 21 ha scritto in passato.
L’ultimo problema menzionato da Zenthoefer è l’odio che i leader massonici nutrono per la Chiesa.
«C’è un’esplicita ostilità nella tradizione massonica nei confronti della Chiesa cattolica. Negli Stati Uniti, uno dei leader della massoneria, il generale Albert Pike (morto nel 1891) definì il papato “un nemico mortale e infido” e scrisse: “Il papato è stato per mille anni il torturatore e la maledizione di l’umanità, l’impostura più spudorata, nella sua pretesa di potere spirituale di tutte le età”. Tali parole, insieme ai riti massonici, illustrano una divisione reale e inconciliabile tra cattolicesimo e massoneria».
Come riportato da Renovatio 21 quando un paio di anni fa Black Lives Matter ne tirò giù inconsapevolmente la statua, il Pike (sospetto fondatore del Ku Klux Klan e unico militare confederato ad essere commemorato con una statua, tirata giù un paio di anni fa da Black Lives Matter) sarebbe stato – secondo documenti messi in dubbio da alcuni storici – corrispondente di Giuseppe Mazzini, ipermassone terrorista al soldo di Londra e di altri poteri oscuri che è riuscito nella grande combo di essere considerato «padre della patria» dell’Italia unita (che ancora gli dedica piazze e vie centrali) e a morire latitante – evidentemente era più coperto di Bin Laden o Messina Denaro.
Nella sorprendente corrispondenza tra Pike e Mazzini, è ben delineata l’idea di provocare guerre mondiali per spazzar via la religione cristiana e sostituirla con un culto illuminista dai tratti satanici.
«La prima Guerra Mondiale doveva essere combattuta per consentire agli “Illuminati” di abbattere il potere degli zar in Russia e trasformare questo paese nella fortezza del comunismo ateo» riassume il commodoro della marina canadese William Guy Carr nel libro Pawns in the Game. «Le divergenze suscitate dagli agenti degli “Illuminati” fra Impero britannico e tedesco furono usate per fomentare questa guerra. Dopo che la guerra ebbe fine si doveva edificare il comunismo e utilizzarlo per distruggere altri governi e indebolire le religioni» scrive Carr.
L’afflato religioso di questo processo di trasformazione storica è leggibile direttamente nelle lettere tra i due massoni.
«Dobbiamo creare un Rito superiore che rimarrà ignoto – scrive Mazzini a Pike il 22 gennaio 1870 – al quale apparterranno quei massoni di alto Grado che sceglieremo. Nei confronti dei nostri Fratelli in Massoneria, questi uomini dovranno impegnarsi alla segretezza più severa (…) attraverso questo Rito supremo governeremo ogni Massoneria, ed esso diverrà l’unico centro internazionale, il più potente perché la sua direzione sarà sconosciuta (…) allora ovunque i cittadini (…) e la moltitudine disingannata dal cristianesimo, i cui adoratori saranno da quel momento privi di orientamento alla ricerca di un ideale, senza più sapere ove dirigere l’adorazione, riceveranno la vera luce attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero rivelata finalmente alla vista del pubblico, manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e dell’ateismo conquistati e schiacciati allo stesso tempo!»
Le denunce papali della massoneria erano un evento comune nella Chiesa prima del Concilio Vaticano II. L’enciclica Humanum Genus di Papa Leone XIII del 1884 è forse la più nota. In esso, definisce la massoneria una «piaga fatale» il cui «scopo ultimo» è «il totale rovesciamento di quell’intero ordine religioso e politico del mondo che l’insegnamento cristiano ha prodotto».
Interrogato sull’argomento, tuttavia, padre Zenthoefer non ha dato una risposta netta all’infiltrazione della massoneria nella chiesa cattolica.
Come riportato da Renovatio 21, una conferma abbastanza netta potrebbe arrivare dalle ultime dichiarazioni della sorella dello spericolato giornalista Mino Pecorelli, trucidato nel marzo 1979 quando – sostiene la signora – stava per andare in Vaticano a consegnare al papa l’elenco dei membri di una vera e propria loggia massonica vaticana, con nomi di cardinale e vescovi, pubblicata dalla sua rivista OP qualche tempo prima.
A sostenere l’influenza massonica sulla chiesa del Novecento fu l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che ha sostenuto come nei decenni successivi al Concilio Vaticano II l’abbraccio da parte del Concilio della libertà religiosa, dell’ecumenismo e della collegialità fosse un’implicita approvazione da parte della Chiesa dei principi massonici di libertà, uguaglianza, e fraternità.
Il sacerdote cattolico americano Charles Murr, l’autore del libro Murder in the 33rd Degree («Assassinio al 33° grado»), crede che nel 1978 Papa Giovanni Paolo I sia stato assassinato da forze massoniche, scrivendo che il monsignor Annibale Bugnini, il principale architetto del «nuova messa» negli anni ’60 con cui si sostituiva il rito tridentino, apparteneva a una loggia massonica.
Tuttavia, dall’elezione al Soglio di Bergoglio una fase di affetto caloroso verso la chiesa pare essere scoppiata nei cuori dei massoni, ammesso che li abbiano, anche fuori da quelli già abbondantemente infiltrati in Vaticano e nelle diocesi di tutto il mondo.
Dopo il conclave, partì la dichiarazione festante dell’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi: «con papa Francesco nulla sarà più come prima. Chiara la scelta di fraternità per una Chiesa del dialogo, non contaminata dalle logiche e dalle tentazioni del potere temporale.
Il vertice della massoneria italiana pareva essere andato in sollucchero alla visione del gesuita uscito dal conclave.
«La semplice croce che ha indossato sulla veste bianca lascia sperare che una Chiesa del popolo ritrovi la capacità di dialogare con tutti gli uomini di buona volontà e con la massoneria che, come insegna l’esperienza dell’America Latina, lavora per il bene e il progresso dell’umanità, avendo come riferimenti Bolivar, Allende e José Martí, solo per citarne alcuni. È questa la ‘fumata bianca’ che aspettiamo dalla Chiesa del nostro tempo».
Nel 2021, la Gran Loggia massonica di Spagna ha lodato Papa Francesco per le sue osservazioni sulla «Giornata internazionale della fraternità umana». Il gruppo grembiulista lo ha ringraziato pure per la sua enciclica del 2020 Fratelli Tutti. «L’ultima enciclica di papa Francesco mostra quanto sia lontana l’attuale Chiesa cattolica dalle sue precedenti posizioni», hanno scritto. Di fatto, già la parola «fratelli» nel titolo aveva fatto storcere il naso a quanti hanno fiuto per gli odori massonici.
Nel 2022 il Bergoglio ha nominato il cardinale Matteo Zuppi presidente della Conferenza episcopale italiana. Zuppi aveva ricevuto grandi elogi da Gioele Magaldi, ex Gran Maestro del Grande Oriente Democratico e dominus di tale movimento Roosevelt durante un’intervista ad Adnkronos. «Conosco però il mondo Vaticano e tra i cardinali quello che stimo di più è Matteo Zuppi, che tra l’altro mi ha sposato. Sarebbe un ottimo Papa». (Il papabile secondo loggia ci mancava, o forse no. Va così)
Lo Zuppi, che ora dovrebbe gestire il supposto piano vaticano per la pace in Ucraina (già rifiutato da Zelens’kyj, pure in faccia allo stesso papa), non è l’unico nome di cardinale da fare: nel 2016 ci fu il caso conclamato del cardinale Gianfranco Ravasi, già monsignore televisivo poi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura vaticano, che scrisse sul Sole 24 ore una lettera indirizzata ai «Fratelli massoni», informandoli che nonostante le passate ostilità tra Chiesa e Massoneria, le «varie dichiarazioni sull’incompatibilità delle due appartenenze non impediscono, però, il dialogo». Davvero il caso di dire Fratelli Tutti.
«Da 340 anni a questa parte, vale a dire da quando nel 1738 papa Clemente XII scomunicò i massoni, non c’era mai stato un intervento di questo tipo da parte di un alto esponente delle gerarchie ecclesiastiche come Ravasi» replicò stimolato il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi.
Questi sviluppi, così come altri, hanno indotto l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, a concludere che attualmente il Vaticano è un collaboratore consapevole nella struttura di potere massonica globale che ha come scopo l’introduzione del regno dell’anticristo.
Monsignor Carlo Maria Viganò nel 2020 aveva definito Fratelli Tutti come «il manifesto ideologico di Bergoglio – la sua Professio fidei massonicae – e la sua candidatura alla presidenza della Religione Universale, ancella del Nuovo Ordine Mondiale».
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Rivelata l’identità di Jack lo Squartatore. Ma non era il principe Windsor?
Jack lo Squartatore, l’assassino seriale che ha terrorizzato la Londra vittoriana e non è mai stato catturato, sarebbe stato un produttore di sigari epilettico che è caduto nell’alcolismo e nella follia dopo che un infortunio gli è costato il lavoro. Lo riporta la testata britannica Sunday Telegraph, che cita il lavoro della ricercatrice Sarah Bax Horton.
Prove recentemente scoperte di «caratteristiche fisiche distintive» indicherebbero un uomo di nome Hyam Hyams come il misterioso e famigerato assassino, ha dichiarato la Bax Horton, la quale peraltro discende da un sergente di polizia che ha lavorato agli omicidi irrisolti.
La studiosa ha in uscita un volume sulla questione, One-Armed Jack: Uncovering the Real Jack the Ripper («Jack braccio solo: scoprendo il vero Jack lo squartatore»).
Le cartelle cliniche di Hyams, ottenute da «varie infermerie e manicomi», corrispondevano alle descrizioni dei testimoni di un uomo sulla trentina di altezza media e corporatura con un braccio rigido, ginocchia piegate e un’andatura irregolare, ha spiegato.
Il fascicolo di Hyams menzionava un infortunio che lo rendeva incapace di «piegare o estendere» il braccio sinistro, nonché un’incapacità di raddrizzare le ginocchia che risultava in un’andatura asimmetrica e trascinata, che secondo Bax Horton sarebbe stata causata da «alcuni danni cerebrali a causa della sua epilessia».
Lo Hyams era diventato abile con un coltello nel corso del suo lavoro di produttore di sigari, ma la sua epilessia e l’alcolismo lo hanno fatto entrare e uscire dai manicomi e le sue condizioni sono peggiorate rapidamente dopo che un incidente lo ha reso incapace di lavorare, secondo Bax Horton.
Il personaggio avrebbe aggredito sua moglie diverse volte, convinto che stesse tradendo, e alla fine è stato arrestato per le aggressioni anche alla madre. Hyams sarebbe diventato particolarmente violento in seguito a crisi epilettiche, secondo i suoi documenti, ed è stato allora che avrebbe commesso gli omicidi passati alla storia come l’opera di Jack lo Squartatore.
Almeno cinque donne, tutte prostitute o mendicanti, brutalmente squarciate e mutilate dentro e intorno Whitechapel durante un periodo di tre mesi nel 1888.
Mentre diverse lettere di scherno che si presume siano state scritte dall’assassino – alcune accompagnate da parti del corpo inclusa metà di un rene umano – furono inviate alla polizia durante quel periodo, non è noto se ce ne fossero effettivamente scritto dal responsabile degli omicidi.
Non ci furono più omicidi di Jack lo Squartatore dopo che Hyams fu catturato come un «pazzo errante» dalla polizia e rinchiuso in un manicomio nel 1889, ha sottolineato Bax Horton. Vi morì nel 1913.
Gli omicidi di Whitechapel non sono mai stati risolti, nonostante la polizia avrebbe intervistato più di 2.000 persone e indagato su oltre 300 sospetti.
Anche più di un secolo dopo, Bax Horton menziona una «lunga lista» di 100 possibili colpevoli che rimane aperta e difficilmente verrà ristretta da ulteriori ricerche, dato che tutti i registri della polizia dell’epoca furono distrutti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Difficile che questa sia quindi la parola fine sul caso che ha intrigato il mondo per più di un secolo, visto che molti «ripperologist» (ossia appassionati esperti di Jack the Ripper, non diversamente dei «mostrologi» che abbiamo in Italia riguardo i delitti del Mostro di Firenze) rimarranno convinti della veridicità di altre teorie, che fornivano tutt’altro tipo di sospetti.
Già all’epoca in vari avevano indicato a molti che lo Squartatore aveva un impiego regolare e viveva a livello locale, mentre altri ritenevano che l’assassino fosse un uomo di classe superiore istruito, forse un medico o un aristocratico che si avventurò a Whitechapel da una zona più agiata – medici inquietanti ce ne erano quindi anche prima del COVID, apprendiamo.
La teoria del medico dietro ai brutali omicidi dello squartatore è al centro del fumetto From Hell, divenuto anni fa pellicola con Johnny Depp di ottima fattura.
Tra i sospetti dell’epoca, ad ogni modo, vi erano anche il pittore post-impressionista Walter Sickert nonché Lewis Carroll, l’autore di Alice nel Paese delle meraviglie, noto per la sua passione per le giovinette.
Non dimentichiamo che la lista dei possibili Jack lo squartatore ha incluso anche un membro della famiglia reale britannica, il principe Alberto Vittorio, duca di Clarence e Avondale, nome per esteso Alberto Vittorio Cristiano Edoardo di Sassonia-Coburgo-Gotha (1864-1892): il lettore di Renovatio 21 sa che in Albione i Sassonia-Coburgo-Gotha hanno preso poi il nome di Windsor, scatenando le ironie del Kaiser («Le allegri comari di Sassonia-Coburgo-Gotha», fu la battuta scespiriana dell’Imperatore tedesco).
Alberto Vittorio il figlio maggiore di Alberto Edoardo, principe di Galles che ascese poi al trono come re Edoardo VII, e di Alessandra di Danimarca, che la storia ricorderà come regina Alessandra. Sua nonna era la regina Vittoria, suo prozio re Leopoldo I del Belgio, il nonno Cristiano IX di Danimarca… in pratica Jack lo squartatore potrebbe essere imparentato con ogni possibile casato aristocratico europeo.
La stampa nel 1962 raccontò per la prima volta che il principe avrebbe potuto essere quantomeno il committente degli osceni omicidi, presumendo che Alberto Vittorio avesse un figlio con una donna di Whitechapel – lui o qualcuno legato alla protezione della famiglia reale britannica avrebbe dunque ordinato gli assassinii per coprire le marachelle sessuali dell’Alberto Vittorio.
Tali scenari sono negati a gran voce dicendo che quando vennero massacrate le vittime il principe si trovava lontano.
Tuttavia la teoria attecchì, al punto che nel 1964 lo storico britannico Philip Magnus parlò della morte del principe per pandemia influenzale come un «misericordioso atto della provvidenza»: al trono salì invece Giorgio V, noto per la sua sobrietà.
Uno scandalo venuto alla luce già nei suoi anni lo collegavano ad un bordello per omosessuali in Cleveland Street a Londra. Il pettegolezzo che ne uscì è che tra i frequentatori vi fosse anche il principe.
Lo storico Theo Aronson nel 1994 nel libro Prince Eddy and the Homosexual Underworld scrive che le dissolutezze di cui si è vagheggiato fossero in effetti le sue inclinazioni omoerotiche; secondo il biografo il principe nutriva un’adorazione nei confronti della madre, elegante e possessiva, ed era un uomo non riconosciuto per la sua virilità: si ritraeva dai giochi rudi.
Vari altri storici sostengono che non vi siano prove riguardo l’omosessualità di prince Eddy. E nemmeno che egli fosse Jack lo squartatore.
Poi ognuno, si spera, è libero di pensare quello che vuole – anche se la libertà di pensiero, in questi anni, è stata squartata proprio da medici e da regnanti.
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Arrestato il presunto serial killer della spiaggia
L’architetto di New York City Rex Heuermann, 59 anni, è stato arrestato giovedì dalla polizia della contea di Suffolk in relazione a una serie di omicidi irrisolti nella vicina Long Island che hanno fatto brancolare nel buio gli investigatori per più di un decennio. Lo riporta il New York Times.
Corpi di donne e anche di un uomo di una bambina piccola era stati scoperti nell’ultimo decennio vicino alla remota spiaggia di Gilgo Beach, sulla riva sud Long Island, terrorizzando i residenti e lasciando le famiglie delle vittime nel dolore. Alcune morti risalivano fino a un decennio prima, indicando quindi che il cosiddetto «serial killer di Long Island» (detto LISK, o anche «macellaio di Manorville» o «Squartatore di Craiglist») era in attività da lungo tempo.
Heuermann è stato accusato di tre capi di omicidio di primo grado e tre capi di omicidio di secondo grado negli omicidi di Amber Lynn Costello, Megan Waterman e Melissa Barthelemy, i cui corpi sono stati trovati avvolti in tela mimetica da caccia a circa 400 metri l’uno dall’altro su un tratto di spiaggia. Tutte avevano vent’anni, erano minute e lavoravano come accompagnatrici. Erano scomparse tra il 2009 e il 2010.
Heuermann non è stato accusato dell’uccisione della Brainard-Barnes, ma «è il principale sospettato della sua morte», secondo la domanda di rilascio su cauzione presentata da Allen Bode, l’assistente capo procuratore distrettuale della contea di Suffolk. Le prove nel suo caso «si adattano al modus operandi dell’imputato».
I pubblici ministeri hanno chiesto nei documenti del tribunale che Heuermann fosse trattenuto senza cauzione sulla base di circostanze tra cui «la natura grave e atroce di questi omicidi seriali», la pianificazione che li ha portati, la storia del sospettato di possesso di armi da fuoco e “le sue recenti ricerche di materiale sadico, pedopornografia, immagini delle vittime e dei loro familiari».
L’uomo, che era stato arrestato a Manhattan giovedì notte, è comparso venerdì pomeriggio in un tribunale della contea di Suffolk, dove ha parlato a bassa voce solo per identificarsi, mentre il procuratore distrettuale Raymond A. Tierney descriveva le prove del DNA che lo collegavano al crimine, raccolte da crosta di pizza, bottiglie e capelli umani.
Il giudice Riha detto che stava ordinando che fosse trattenuto «a causa dell’estrema depravazione delle accuse». Fuori dal tribunale l’avvocato dell’Heuermann, ha detto che le prove erano circostanziali e che il suo cliente aveva pianto, dicendogli: «non sono stato io», riporta il NYT.
Gli investigatori hanno dichiarato di aver collegato Heuermann agli omicidi utilizzando non solo il DNA, ma la tecnologia che ha individuato le posizioni dei telefoni cellulari usa e getta che credevano l’assassino avesse usato per contattare le vittime nelle ore prima della loro scomparsa.
«Rex Heuermann è un demone che cammina in mezzo a noi, un predatore che rovina le famiglie», ha detto Rodney K. Harrison, commissario della contea di Suffolk. Nonostante le critiche sulla lunga indagine, ha detto, gli investigatori non si sono mai scoraggiati.
Il corpo della Barthelemy è stato il primo ad essere scoperto, l’11 dicembre 2010, quando un agente di polizia che conduceva un esercizio di addestramento con il suo cane ha trovato i suoi resti. Due giorni dopo, la polizia ha trovato i resti delle altre tre donne. Nello stesso anno, trovarono i resti di Valerie Mack, una madre di 24 anni del sud del New Jersey che aveva pagato i conti come escort ed era scomparsa da 20 anni. Nei mesi successivi sono stati portati alla luce anche i resti di altre sei persone – quattro donne, un uomo e una bambina di 2 anni, figlia di una delle donne. Queste sei morti rimangono irrisolte.
I pubblici ministeri hanno avviato un’indagine intricata che ha visto una rottura nel marzo 2022 quando gli investigatori hanno scoperto che Heuermann possedeva un camion Chevrolet Avalanche al momento degli omicidi. Un testimone aveva visto una valanga parcheggiata in uno dei vialetti delle donne assassinate poco prima che scomparisse, ha scritto Bode, il pubblico ministero, nella sua schedatura.
Gli investigatori hanno appreso che l’assassino aveva usato telefoni usa e getta per contattare le vittime nelle ore precedenti la loro scomparsa. Utilizzando la tecnologia di mappatura, hanno scoperto che le chiamate alle vittime provenivano da due luoghi chiave collegati all’Heuermann: vicino a casa sua sulla First Avenue a Massapequa Park e parti di Manhattan vicino al suo ufficio tra la Fifth Avenue e la 36ª Street.
È stato vicino al suo ufficio di Nuova York che è stata fatta una serie di telefonate per tormentare la famiglia della Barthelemy, usando il suo telefono, riporta il NYT citando il fascicolo del tribunale. Una telefonata è arrivata nel luglio 2009 alla sorella della Barthelemy, Amanda. «Pensi che le parlerai mai più?» le disse una voce dolce e calma, secondo una persona a conoscenza della chiamata. Quando ha detto al chiamante che sperava di parlare di nuovo con sua sorella, lui ha risposto che l’aveva uccisa dopo aver fatto sesso con lei. Alcuni secondi dopo, il chiamante ha riattaccato.
Gli investigatori hanno appreso che l’Heuermann utilizzava telefoni usa e getta per contattare prostitute o saloni di massaggi e faceva uso di nomi falsi per creare un account di posta elettronica per cercare «prostitute, pornografia sadica e correlata alla tortura» e immagini e video di donne e bambini che subiscono aggressioni sessuali.
Tale account è stato utilizzato anche per inviare selfie «per sollecitare e organizzare attività sessuali» e per cercare podcast e documentari relativi alle indagini. Secondo quanto riportato, avrebbe «ripetutamente» visto «centinaia di immagini che ritraggono le vittime assassinate e i membri delle loro famiglie immediate», ha scritto l’assistente capo procuratore distrettuale della contea di Suffolk.
Heuermann aveva anche cercato articoli su una task force istituita nel 2022 per indagare sugli omicidi.
Tuttavia, mentre stava facendo ricerche sulla task force, questa stava facendo ricerche su di lui. Nel luglio 2022, un detective aveva preso 11 bottiglie da un bidone della spazzatura fuori dalla casa di Heuermann. Gli investigatori hanno confrontato il DNA delle bottiglie con il DNA estratto dai peli trovati su alcuni dei corpi.
Apparentemente corrispondeva alla moglie dell’Heuermann, che si trovava fuori dal Paese o dallo Stato quando ognuna delle tre donne è scomparsa. Gli investigatori hanno concluso che Heuermann aveva in qualche modo trasferito i capelli di sua moglie alle vittime.
A gennaio 2023, l’Heuermann era sotto regolare sorveglianza e gli investigatori lo hanno visto gettare una scatola della pizza in un bidone della spazzatura sul marciapiede fuori dal suo edificio per uffici. Il Suffolk County Crime Laboratory ha analizzato le croste scartate per il DNA, che a giugno corrispondeva a un capello trovato sul corpo della Waterman.
Il sospetto si definisce un architetto, anche se in realtà emerge che il suo forte era la conoscenza dell’intricato sistema regolatorio dell’edilizia di Nuova York, tema sul quale pare di capire offriva consulenze.
Per una volta i vicini non hanno detto «pareva tanto una brava persona… salutava sempre»: lo Heuermann era temuto da molti nel quartiere, che lo consideravano inquietante al punto da ipotizzare, forse per ischerzo, che avesse corpi nel giardino.
Di fatto, i residenti raccontano di un personaggio che se salutato mentre nell’ora domenicale del taglio dell’erba (rito ineludibile delle periferie borghesi USA) il sospetto serial killer non ricambiava il saluto, ma lanciava prolungati sguardi gelidi. Era noto anche per aver rubato in un supermercato locale. Un vicino ha confessato al New York Times di aver indotto i figli a suonare alla sua casa la sera di Halloween solo per poter sbirciare dentro; arrivati a casa, la moglie, una volta saputo da dove provenivano le caramelle, ha buttato immediatamente i doni del presunto omicida seriale.
Il presunto assassino, molto alto e pesante, aveva dato una lunga intervista sul suo lavoro di esperto di architettura ad un canale YouTube che si occupa di proprietà immobiliari.
L’indagine segna un altro colpo della tecnica DNA, che sta rendendo in grado le autorità americane di catturare autori di assassini anche di quaranta e passa anni fa. Il caso più noto è quello del Golden State Killer, preso grazie al fatto che, con la cosiddetta genomica di consumo (servizi di analisi genetica al consumatore come 23andMe, sul quale ha pesantemente investito Glaxo) molti americani hanno uploadato su un server il loro profilo genetico, rendendo rintracciabili anche i loro parenti.
Quello delle indagini a base genetica è un tema che, nonostante gli esiti positivi delle inchieste su serial killer e altri crimini, ha un evidente lato oscuro in fatto di sorveglianza biologica della popolazione. Una discussione bioetica sul tema della «polizia genetica» non è ancora stata fatta, ma è chiaro che la «privacy genetica» (un diritto che non pensavamo nemmeno di dover rivendicare) è di fatto disintegrata dalla presenza di sempre più estese banche del DNA.
Il lettore può notare che era da anni che non si parlava di serial killer. Particolarmente attivi negli anni Settanta, il loro numero si è improvvisamente diradato, nonostante una fiammata di interesse per l’argomento negli anni Novanta.
Alcuni osservatori ipotizzano che vi fossero già cinquanta anni fa network che univano gli omicidi seriali, sia per commercio di foto e filmati delle loro prodezze, sia per vicende più oscure ancora, che prevedono la presenza di gruppi criminali come le mafie o addirittura di agenzie di Stato.
Tali ipotesi sono state fatte anche per i serial killer italiani – anzi, si sono ipotizzate di recente anche improbabili rispondenze tra omicidi seriali statunitensi e nostrani.
È tuttavia sicuramente improbabile che, nell’era di internet e del Dark Web, non ci sia una qualche forma di collegamento tra i mostri che, come indicherebbe il caso dell’assassino della spiaggia, fanno uso abbondante della rete.
C’è un lato del fenomeno dei serial killer di cui non ci hanno ancora parlato?
Siamo sicuri che ci troviamo davanti ad un fatto puramente «naturale», con i mostri che emergono spontaneamente nella nostra società?
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Feti in barattolo, sacrifici umani: la società post-satanista e i suoi riti su tutti noi
Come dovevasi dimostrare, la storia del feto nel barattolo trovato in un cespuglio a Bassano è sparita con rapidità impressionante.
Nessuna testata, locale o nazionale, ha scritto altri articoli: al massimo un secondo pezzo, a distanza di poche ore dalla rivelazione, per dire che l’ospedale della zona non c’entra niente. Poi, il silenzio.
Avevamo già visto questo fenomeno; anzi, lo avevamo già preconizzato: quando trovarono in un capannone in provincia di Bologna quei quaranta barili pieni di feti, Renovatio 21 scrisse già nel titolo che la vicenda si sarebbe inabissata immantinente. Così fu: sepolta.
Stessa, medesima cosa stavolta. La storia choc dell’Alto Vicentino è sparita da ogni radar: giornali e giornalisti non sembrano avere grande curiosità per il mistero, che sicuramente qualche copia la farebbe vendere in più rispetto alle giornate in cui si parla di sagre e della Meloni. In pratica, Renovatio 21 è l’unica realtà che sta tornando sulla cosa; quindi il pezzo che state leggendo è un volo verso l’ignoto, verso il mistero, e i suoi tremori.
Abbiamo notizie nuove sulla faccenda bassanese? No, cioè sì. Non notizie nuove, ma notizie… vecchie. Il lavoro che fa Renovatio 21, il lettore lo sa e ci vuole bene anche per questo, è quello di unire i puntini – puntini che stranamente sfuggono sempre alle testate mainstream, quelle con i redattori pagatissimi e magari ampi fondi pubblici a sostegno.
Riveliamo, quindi, che circa quattro anni fa, a metà novembre 2019, accadde qualcosa di praticamente identico: un feto in un barattolo trasparente fu trovato in un’aiuola in piazza Benefica, Torino. Ad accorgersi dell’orrore, un signore che passeggiava col cane.
Il contenitore, di sette centimetri di altezza e tre di diametro «liquido trasparente di conservazione, con all’interno un feto embrionale. Da un primo esame dei sanitari il feto dovrebbe avere tra le 10 e le 15 settimane» scrisse all’epoca Il mattino. Anche qui, «sull’accaduto indagano i carabinieri».
Pochi mesi dopo il Pubblico Ministero che segue il caso chiederà l’archiviazione: «Risolto il giallo del feto in piazza Benefica: risale ad almeno vent’anni fa» titolava trionfalmente La Repubblica. A leggere l’articolo, tuttavia, di risolto pare proprio non vi sia nulla: ci fanno sapere che si tratta di «un feto risalente nel tempo, almeno ai primi anni Duemila, poiché il liquido di formaldeide in cui era conservato non viene più usato da anni, da quando il decreto 81 sulla sicurezza lo ha messo fuorilegge». Per qualche motivo ciò gli fa tirare un sospiro di sollievo e chiudere tutto.
«L’inchiesta era stata orientata anche a capire se potesse esserci un reato legato all’aborto» continua Repubblica. «Invece l’esame del feto ha permesso di appurare che si era trattato di un aborto spontaneo, avvenuto prima dei tre mesi di gestazione, e non c’erano tracce che facessero pensare a un aborto indotto e tanto meno a un aborto clandestino. E nulla si è saputo nemmeno sulla provenienza del contenitore — non una provetta professionale ma un barattolo per alimenti».
Cioè fateci capire: una signora ha abortito spontaneamente (ma come lo hanno verificato?), messo il bambino in un vasetto alimentare svuotato, pulito e riempito di formaldeide. Nessun reato, niente di straordinario. Circolare.
Andiamo avanti con la storia del feto nel barattolo di Torino.
Apprendiamo da Repubblica che «in verità, nonostante la maggior parte dei reperti conservati in formalina sia stato distrutto dopo la messa al bando di questa sostanza, negli scantinati delle Molinette e del Sant’Anna sono stati preservati alcuni esemplari anatomici particolarmente significativi dal punto di vista scientifico, con la prospettiva che in futuro possa essere allestito un piccolo museo in cui esporre questo tipo di campioni». Il Sant’Anna è noto alle cronache politiche perché è il luogo dove lavora il ginecologo radicale Silvio Viale, nonché struttura dove nel 2004 si iniziò la sperimentazione della pillola abortiva RU486 – quella per cui il feto può essere espulso nel water di casa, e di lì finire nelle fogne dove lo attendono le fauci di topi, pesci, anfibi della situazione.
Tale museo di «campioni», scriveva ancora il quotidiano ora di proprietà della famiglia Agnelli, costituirebbe «un’idea che non ha ancora un progetto definito. In ogni caso anche il feto oggetto dell’inchiesta potrebbe essere conservato lì». E infatti il sostituto procuratore «non ha disposto la distruzione del reperto ma nella richiesta di archiviazione ha scritto al GIP che fosse disposta la restituzione del campione anatomico alla Città della salute, in previsione appunto di una possibile esposizione».
Dall’aiuola pubblica il feto del mistero trasloca in spazio museale. Un feto che ha fatto carriera, si direbbe.
Mettiamo da parte il proseguo giudiziario, che si è consumato pure con encomiabile velocità: è impossibile non vedere che quella di Torino sia la fotocopia, in tutto e per tutto, di quanto visto a Bassano pochi giorni fa. Un feto imbarattolato, a quanto pare integro, lasciato in un posto pubblico, in mezzo alle piante.
Se andiamo indietro nel 2017 c’era stata una segnalazione, rientrata anche quella a tempo di record. In provincia di Benevento, i carabinieri del comando provinciale scattano «a seguito del rinvenimento di un barattolo in vetro, con all’interno un oggetto dalle presunte fattezze di un feto umano (…) I militari ritrovavano il barattolo indicato, che si presentava ermeticamente sigillato e che conteneva al suo interno un liquido di colore rossastro ed un oggetto». Anche qui, siamo nel verde, «in un’area prospiciente il fiume Calore, seminascosto dietro un terrapieno», scrisse Fanpage.
Tuttavia, anche stavolta, il caso è risolto subito, subitissimo: «ultimati gli accertamenti tecnici, veniva appurato che l’oggetto contenuto nel barattolo, consisteva in due guanti in tessuto, avvolti tra loro con dello spago che erano stati riempiti con una sostanza spugnosa».
Quindi, senza ombra di dubbio, «in base a ciò è stato possibile chiarire, con certezza, la natura del contenuto, ed attribuire il fatto ad uno scherzo di cattivo gusto o ad una “fattura” molto probabilmente legata a motivi sentimentali». Ecco, la storia della «fattura», che chiude l’articolo, inquieta un pochino, tuttavia il titolo – che è quello che la gente davvero legge – rassicura definitivamente il lettore «“Nel barattolo c’è un feto umano”. Ma era solo uno stupido scherzo». La dissonanza cognitiva del lettore democratico è salva, quella del cittadino contribuente pure.
Falso allarme, «uno scherzo», «giallo risolto». Oppure silenzio tombale. Strano il destino di queste storie di feti in barattolo, ritrovati qua e là, in luoghi apparentemente privi di significato. O quasi.
Andiamo ancora indietro nel tempo di qualche anno: nell’aprile 2006 a Terlizzi (provincia di Bari), in un cimitero, trovano sotterrato maldestramente un feto di sesso maschile di tre mesi: invece che una bara – perché subito si sospetta di una sorta di pietosa sepoltura di un aborto – il piccolo è inserito, guarda che sorpresa, in un barattolo di vetro. Pure stavolta, non manca il dettaglio del liquido: «il feto, sebbene minuscolo, conservato in “formalina” appariva già abbastanza delineato» scrisse a suo tempo il sito Terlizzi Live. Apprendiamo che all’epoca il sostituto procuratore della Repubblica di Trani aprì «un fascicolo d’inchiesta ipotizzando il reato di occultamento di cadavere a carico di ignoti».
Al momento, ci fermiamo qua, ma abbiamo la sensazione che potremmo andare indietro ancora molto, e trovare altri casi del genere, in anni precedenti, in altre zone d’Italia, in altri Paesi dell’Europa e del mondo.
Parimenti, ci rendiamo conto che siamo gli unici che ad oggi stanno cercando di unire questi puntini: è un pensiero che non ci risulta sia stato già fatto.
E quindi, cosa può essere questo fenomeno allucinante dei feti in barattolo piantati in giro per i nostri territori?
In assenza di una spiegazione da parte di giornalisti, giudici, deputati, soloni vari – insomma quelli pagati, spesso della Stato moderno, per fare inchieste e dare spiegazioni – qualche ipotesi proviamo a tirarla fuori noi.
Sfugge ai più che il laicismo contemporaneo vive le sue «conquiste sociali» come veri fatti religiosi – e ciò è sensibile nel caso dei cosiddetti millennial, generazione cresciuta nel vuoto religioso post-cristiano più marcato, ma non per questo. Provate a parlare con una giovane femminista, o con un suo collega con i capelli colorati e una sessualità più o meno confusa: l’aborto, più che «un diritto», è un dogma. Lo zelo con cui cancellano – cioè negano la parola e l’idea stessa dell’esistenza, come in quella moderna damnatio memoriae che è la cancel culture – chiunque dissenta è incontrovertibilmente qualcosa di assimilabile al puritanesimo, all’iconoclastia, al fondamentalismo, all’estremismo religioso.
Un esempio lampante di quanto stiamo dicendo è visibile in una protesta di pochi giorni a Nuova York, dove un gruppo di giovani (con qualche meno giovane) ha inscenato un rito sorprendente, bizzarro assai per protestare contro la sentenza della Corte Suprema che ha abolito la discriminazione razziale (cioè, la preferenza per l’iscrizione degli studenti neri) nelle università a numero chiuso.
Happening Now: Demonstrators gathered outside the Thurgood Marshall U.S. Courthouse in New York, following Thursday’s Supreme Court ruling against affirmative action in higher education and other recent court rulings pic.twitter.com/Zf6DVspJuf
— Brendan Gutenschwager (@BGOnTheScene) July 4, 2023
In realtà, rituali inquietanti e incomprensibili si erano già visti nelle proteste del Satanic Temple per difendere l’aborto. Memorabile quella davanti ad una «clinica» di Planned Parenthood, la multinazionale dell’aborto finanziata alla sua fondazione dai Rockefeller, in cui versavano per qualche ragione del latte su delle ragazze che facevano gesti di contrizione.
Il Satanic Temple è in pratica un’organizzazione di troll di alto livello che portano avanti, con mezzi legali e spettacolari consistenti, l’agenda del laicismo (aborto, omosessualismo, etc.) e della compressione del cristianesimo. Definendosi come una religione, e per questo con grande copertura costituzionale negli USA, chiedono di istituire l’ora di catechismo satanico nelle scuole dei bambini, protestano contro gli alberi di Natale piazzandovi il Serpente dell’Eden, dissacrano la tomba della madre di un predicatore anti-gay, installano un’immensa statua di Satana-caprone che intrattiene due pargoli, cose così.
Questa settimana hanno perso una delle loro battaglie: una corte federale ha stabilito che il membri del Tempio satanico non possono portare in tribunale la Sanità del Texas adducendo che l’aborto è un loro diritto religioso, come avevano tentato di dire in una causa per far inceppare la sentenza Dobbs della Corte Suprema che ha tolto l’aborto come diritto federale rinviando la decisione ai singoli Stati dell’Unione. Non si tratta di un’idea nuova: in passato, era emerso che anche sparute operatrici abortiste avevano usato questo argomento (lasciateci fare l’aborto, uccidere bambini è parte della nostra religione), così come la cosa era stata rivendicata anche da un gruppo ebraico, che aveva asserito che la fine dell’aborto federale in USA ledeva la loro libertà religiosa.
Chi segue le trovate del Satanic Temple negli anni – riepilogate in un documentario di qualche anno fa chiamato Hail Satan? (2017) non può non aver notato come, in realtà, godano del plauso della sinistra giovanile, che riconosce la bontà delle loro azioni civili a favore del libero feticidio e delle altre cifre della Necrocultura – che è il cuore del goscismo attuale. Per inciso: il Satanic Temple è quello che a fine aprile ha fatto un megaevento luciferista, il Satancon 2023, epperò aperto solo a chi esibiva attestato di avvenuta vaccinazione COVID e mascherina chirurgica N-95. Come possono essere d’accordo quelli del PD?
Nel vuoto morale e religioso dell’ultima generazione, portata dalla Cultura della Morte ad odiare la vita e l’umanità, è possibile vedere come in tantissimi finiscano attratti dall’occulto – sia pure tradotto nelle forme «giovanili» di questa generazione. Quindi, se l’aborto diventa un valore, diventa sacro, esso va protetto con un rito – uno che, magari, ci si inventa, o si attinge da precedenti, sempre però riformulando, remixando, come visibile nelle strambe liturgie dei video sopra.
Il Satanic Temple ha messo quindi solo un brand sopra un fenomeno che esisteva da anni – quello della trasformazione della Cultura della Morte, con i suoi sacramenti legalizzati dallo Stato moderno, in religione vera e propria, pur ancora senza chiese, papi e testi sacri pubblici, ma intuitivamente diffusa presso un’intera generazione.
È per questo che non dobbiamo aver paura di parlare non solo di società post-cristiana, ma pure di società post-satanista. Non c’è più il satanismo di un tempo, il satanismo razionalista dei massoni stile Carducci, il satanismo «personalista» di chi partecipa alle Messe Nere, il satanismo «acido» degli aficionados della musica Metal, e neppure quello dei troll statali visto di recente.
Può esserci, che cresce sotto la crosta della società, un nuovo satanismo pragmatico e teologico, una religione post-satanista dove le vecchie tradizioni – i riti macabri, le formule magiche, etc. – sono abbandonate e favore di nuove liturgie che mantengono però integra la più alta componente dell’antireligione, e cioè il sacrificio umano.
Il sacrificio umano è illegale: per questo piuttosto raramente, almeno nelle cronache acclarate, i vari gruppi satanici scoperti sono stati trovati colpevoli di uccisioni rituali.
Tuttavia, l’omicidio del feto è perfettamente legale: ecco che quindi, un satanismo abortista porterebbe il satanismo al suo ideale primigenio, quello del sacrificio dell’uomo per il dio – cioè, il demone –, ribaltamento del Cristianesimo per cui è Dio a sacrificarsi per l’uomo.
Il sacrificio umano quindi va celebrato, ripetuto, pubblicizzato: possiamo pensare che la distribuzione di feti in barattoli trasparenti possa significare anche questo?
Forse è così. Ma forse c’è qualcosa di più.
I culti pagani di ogni regione del mondo hanno spesso, come noto, insegnamenti e riti riguardo le direzioni geografiche: nelle religioni precolombiane dell’America Settentrionale come dell’America meridionale, così come nella stregoneria europea (compreso il suo revival attuale, la Wicca) il rito contiene, in genere in partenza, un appello alle «potenze» di punti cardinali, dove talvolta dimorano delle vere e proprie entità che agiscono come guardiani.
C’è, nelle cose sacre, una disposizione geografica, territoriale.
È rimasta anche presso certo cattolicesimo profondo l’usanza di piazzare del sale esorcizzato in vari punti della casa, di modo da tenere lontani dal proprio domicilio i demoni.
Di fatto, nel tradizionismo – cioè, in quel mondo che autenticamente frequenta una messa antica – è ancora pienamente visibile come l’atto della benedizione dell’acqua e del sale – necessari per fare l’acqua santa da mettere nelle acquasantiere – sia in realtà un rito di esorcismo.
Negli anni ho pubblicato video di questo rito registrato presso la Santa Messa Tradizionale che frequento. Uno di questi, filmato forse un lustro fa, fece un pienone di visualizzazioni, con quantità incredibili di commenti da tutto il mondo. Forse l’algoritmo era impazzito a causa del titolo: exorcismus salis et acquae, esorcismo del sale e dell’acqua, attirando masse di visualizzazioni mai viste – o forse, semplicemente, sono in tanti a riconoscere la potenza e la necessità dell’esorcistato cattolico.
Non riesco a trovare quello specifico video ora – potrebbe essere sparito: dovete sapere che quando Facebook chiuse la pagina di Renovatio 21 decise di chiudere anche la pagina della Santa Messa – ma potete accontentarvi di questo.
Chi è stato ad un battesimo secondo la Chiesa tradizionale avrà notato la stessa cosa: il rito è, innanzitutto, un grande esorcismo, cosa evidentissima nella prima parte, dove la «creatura» non può nemmeno entrare nell’edificio sacro.
E quindi, come non pensare che uno stesso pensiero rituale, totalmente invertito come da ordinanza diabolica, non sia ora in uso presso un tipo di satanismo che ancora non si è rivelato?
I feti nel barattolo piazzati nell’erba sono una parte di un rito? Costituiscono un «sacramento»?
Sono forse una forma di rivendicazione del sacro postmoderno (in questa zona facciamo gli aborti!)?
Sono segnali, come pietre miliari, di un network di occultismo femminista, o qualcosa del genere?
Oppure, scendendo nel numinoso, sono dei totem direzionali, delle effigi dei classici demoni dei punti cardinali?
Oppure, ancora più fuori dalla tradizione satanista, agiscono, nella mente di chi li piazza, come delle antenne, come dei modi di diffondere sul territorio il loro significato, il loro «spirito»?
Se la Santa Messa – intesa secondo millenaria tradizione – con tutti i suoi riti è una grande opera di esorcismo, cosa stanno tentando di fare nascondendoci sotto il naso sacrifici umani in barattolo? Stanno per caso tentando di controbattere all’esorcismo con un procedimento di ri-possessione demoniaca della Terra?
I feti nei barattoli disseminati nelle città e nelle campagne, nei cimiteri e lungo i fiumi sono «antenne» del mondo post-satanista, oppure vere e proprie porte messe lì per fare entrare i diavoli in questo piano dell’esistenza?
Dobbiamo collegare questo fenomeno con quello degli aborti connessi ai vaccini? Con le storie delle linee cellulari da feto abortito usate dall’industria alimentare e quella cosmetica? C’è un programma per distribuire, simbolicamente e materialmente, il feticidio in tutto il mondo, dentro i nostri corpi, dietro le nostre case?
Sono domande che mi faccio, conscio che non vi sono molti che hanno il coraggio, o forse la fantasia, o forse la determinazione, per farsele.
Il lettore, se è arrivato fin qui, probabilmente mi è compagno – e se ne fotte di chi sghignazza, di chi storce il naso, di chi vuole tornare subito ad occuparsi di altro, del solito, delle quisquilie da nerd liturgici, delle geremiadi anti-Bergoglio, delle litanie monomaniacale antivaccinare, della NATO e di Putin, etc.
Perché, davanti ad un essere umano imbottigliato e nascosto – sta intorno a noi – non c’è altra reazione possibile. Se sei un uomo rimasto tale, una donna rimasta tale, non è che puoi evitare di pensarci. Non puoi non chiederti perché. Non puoi non interrogarti fino a perdere ore di sonno. Questa cosa deve avere un senso, occulto quanto volete, ma leggibile. Questa cosa deve essere affrontata.
Perché quel feto, che ti guarda attraverso il vetro, è un essere umano. E quel gesto, distribuito nei giardini dietro casa, è un sacrificio umano.
Da qualche parte, per risolvere questa cosa, dovremo pure iniziare. Va bene anche solo rendersi conto del fenomeno. E continuare ad unire i puntini.
Ognuno aiuto che offrirete in questo senso sarà un gesto pionieristico, rivoluzionario, necessario: perché la battaglia contro il Male, ve ne rendiate conto oppure no, la stiamo combattendo per davvero.
Roberto Dal Bosco









