Epidemie
Quale sarà il futuro delle case protette e degli anziani?
Una cosa certa che il COVID-19 ha dimostrato al mondo intero, è che le case protette per anziani non sono affatto posti sicuri. Chi scrive lo dice contro il proprio interesse professionale, lavorativo e quindi finanche economico-familiare.
Non sono posti sicuri non perché gli anziani vengono maltratti — il fenomeno purtroppo esiste, lo sappiamo, in percentuali basse ma probabilmente realisticamente molto più alte vista la difficoltà nel fare emergere gli scandali a causa di perversi meccanismi di omertà che vengono ad instaurarsi —, quanto piuttosto perché si sono dimostrati essere luoghi impreparati e anche un po’ abbandonati davanti alle necessità vere, serie, come lo è stata l’emergenza COVID-19.
Persone fragili, compromesse, in posti altrettanto fragili da un punto di vista sanitario-organizzativo. Questo giudizio non vale per tutti i luoghi, certo, ma per la stragrande maggioranza i essi, sì, dal momento che è proprio la strutturazione delle residenze per anziani a renderle implicitamente fragili e sottoposte al rischio.
Una cosa certa che il COVID-19 ha dimostrato al mondo intero, è che le case protette per anziani non sono affatto posti sicuri
Nella mala gestione dell’emergenza COVID ci sono certamente della responsabilità, di cui gli organi competenti, così come le strutture private dovranno rispondere. È però indubbio — e lo sapevamo tutti — che la maggior parte di tali strutture non sarebbero mai state in grado di riuscire a far fronte ad un simile tsunami, e questo perché il terzo settore è spesso lasciato scoperto di ogni protezione, formazione, prevenzione.
In particolare, l’idea utilitarista attraverso la quale si guarda agli anziani, spesso visti come l’ultima ruota del carro solo perché si giudica la vita non come un bene indisponibile, ma come un bene da pesare in base alle prospettive e all’utilità che essa può dare alla società, fa sì che di essi, tuttalpiù, ci si occupi solo quando ci si è già occupati di tutto il resto.
…L’idea utilitarista attraverso la quale si guarda agli anziani, spesso visti come l’ultima ruota del carro solo perché si giudica la vita non come un bene indisponibile, ma come un bene da pesare in base alle prospettive e all’utilità
Soffermiamoci a riflettere su un dato inconfutabile: mentre il 24 febbraio le Regioni più colpite dal virus accorrevano a chiudere asili, scuole e ogni genere di servizio educativo per bambini, qualcuno si è seriamente interessato di intervenire sulle RSA? A ben pensarci, seppur allora non ci fossero sufficienti dati e sufficienti conferme, i bambini sono stati quelli meno, o potremmo dire affatto colpiti dal virus.
Nemmeno qualcuno fra governanti e autorità sanitarie si è mai posto il problema sul come avrebbero fatto le famiglie, dal giorno dopo in poi e con un regime lavorativo ancora a pieno ritmo — le varie attività sarebbero state chiuse parecchio dopo il 24 febbraio — ad occuparsi dei bambini. Lo Stato, le Regioni, stavano sostanzialmente abbandonando le famiglie: i servizi per i quali il genitore contribuente ha sempre pagato le tasse, hanno chiuso i battenti scaricando il barile e senza procurare alternative a breve termine e, a ben vedere, nemmeno a lungo termine.
Il paragone forse vi parrà esagerato, ma se ci pensate il principio è lo stesso: perché nessuno ha pensato di trovare soluzioni per gli anziani residenti nelle case di riposo? Perché, fra le autorità dei più svariati campi, nessuno ha pensato di proporre, senza ovviamente obbligare, il rientro degli anziani presso il proprio domicilio per un tempo determinato e quantomeno circoscritto al picco epidemico?
Mentre il 24 febbraio le Regioni più colpite dal virus accorrevano a chiudere asili, scuole e ogni genere di servizio educativo per bambini, qualcuno si è seriamente interessato di intervenire sulle RSA?
Riflettete: mentre il governo Conte-bis, a colpi di CPDM impediva ogni tipo di libertà e soprattutto ogni tipo di assembramento, nessuno ha pensato di intervenire nei luoghi dove l’assembramento e la fragilità dei pazienti è da sempre all’ordine del giorno: le strutture per anziani.
Dai dati, infatti, avremmo poi potuto pian piano percepire che gran parte dell’ecatombe nazionale — ovviamente non tutta — e del contagio sarebbe passata da lì.
Una delle prime azioni è stata chiudere asili e scuole per impedire gli assembramenti, ma nessuno che sia intervenuto in un terreno molto più pericoloso come si è potuto poi osservare a disastro già avvenuto. Un paradosso che è costato tantissimo. È costato morte, dolore, disperazione, solitudine, afflizione dei tanti operatori sanitari mandati in trincea senza armi, chiamati a calarsi nella insolita veste di becchini quotidiani con tutto il trauma che questo comporta e comporterà sulla psiche e sulla professione alla quale si erano votati.
Mentre una sottospecie di lockdown improvvisato procedeva indiscriminatamente, attuato non si sa attraverso quali criteri, i contagi aumentavano comunque e il 44% di essi si registrava nelle RSA.
Mentre una sottospecie di lockdown improvvisato procedeva indiscriminatamente, attuato non si sa attraverso quali criteri, i contagi aumentavano comunque e il 44% di essi si registrava nelle RSA
Ovvio che non si sarebbe potuto pretendere uno svuotamento di tutte queste strutture per garantire il domicilio a ciascuno degli ospiti: molti pazienti residenti in esse hanno bisogno di un sostegno e di una supervisione medico-infermieristica H24, e le attitudini delle stesse famiglie non potrebbero mai essere corrisposte a questo genere di necessità.
Parimenti, però, si sarebbe potuto investire almeno un pensiero su tutti quegli anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti che ivi risiedono, magari proponendo un protocollo che in un certo qual modo spostasse i servizi prestati in struttura presso il domicilio, con tutte le dovute precauzioni e con l’utilizzo di tutti i dispostivi di protezione individuale necessari.
Con il senno di poi ogni cosa è più semplice da analizzare a da proporre, ma come più volte abbiamo scritto sulle colonne di Renovatio 21, il terremoto che ha travolto le RSA era già scritto da inizio epidemia. La verità è che nessuno, come già detto, si è interessato a far sì che tutto ciò fosse evitato.
Mentre piangiamo morti e feriti, quella fetta di popolazione che ha resistito alla fame, alla guerra e alla persecuzione per morire oggi sola, lontana dai propri affetti e chiusa dentro ad un tunnel senza uscita, sarebbe bene iniziare a riflettere e a trovare spunti per proporre una riforma del terzo settore, in particolare per quella parte rivolta agli anziani.
Pochi giorni fa l’OMS annunciava come se nulla fosse che «arriveranno altre pandemie» — evidentemente avranno contatti diretti con i laboratori che i virus, i batteri e i vaccini di tanto in tanto li creano su misura —, prefigurando uno stato di emergenza ad abundantiam, già proposto dalla Protezione Civile durante le ultime comunicazioni pubbliche. Qualora questo dovesse rivelarsi vero, pur facendo poco affidamento sulle già abbastanza fallaci previsioni OMS, il problema tornerebbe a porsi in maniera probabilmente irreversibile e ancor più grave: se questa volta è andata male, non è escluso che la prossima volta possa andare anche molto, molto peggio.
La cancellazione del modello famigliare di tipo patriarcale, ha aumentato un marcato senso di «autonomia» aumentando parallelamente l’isolamento delle persone. I figli si parcheggiano all’asilo, i vecchi all’ospizio e così si ha il tempo per fare jogging
Ecco perché occorre ripensare l’assetto sanitario-assistenziale rivolto alle persone anziane, per garantire loro una protezione sia dal punto di vista della salute, che dal punto di vista psico-affettivo. Non ci si può più permettere di rinchiudere le persone all’interno di una struttura senza sapere se rivedranno mai i loro cari, senza sapere se rivedranno quella luce all’interno di quel tunnel che in molti casi, nonostante tutte queste chiusure, si è rivelato comunque essere un tunnel senza uscita.
La cancellazione del modello famigliare di tipo patriarcale, di cui nessuno vorrebbe più sentir parlare nonostante sia quello che ha forgiato i nostri nonni e le nostre belle terre, ha aumentato un marcato senso di “autonomia” aumentando parallelamente l’isolamento delle persone. I figli si parcheggiano all’asilo, i vecchi all’ospizio e così si ha il tempo per fare jogging.
Questa è la mentalità che abbiamo costruito ma che ora abbiamo la possibilità di decostruire.
Difficile pensare che il COVID abbia cambiato radicalmente il modo di pensare: l’uomo moderno, anestetizzato da qualsiasi genere di miraggio effimero e fugace, fa presto a rigettarsi nel proprio habitat. Però forse la sensibilità di qualcuno è stata toccata, perché la morte e il dolore lasciano sempre e comunque un segno in grado di far maturare profonde riflessioni, financo bioetiche.
I traumi che gli anziani subiscono lasciando la propria famiglia, la propria casa e i propri spazi sono incalcolabili. Lo stesso vale per i loro parenti, spesso costretti a tali scelte perché lasciati senza un valido sostegno.
I traumi che gli anziani subiscono lasciando la propria famiglia, la propria casa e i propri spazi sono incalcolabili
Le circostanze createsi con l’emergenza COVID possono spingere verso una nuova sinergia fra assistenza socio-sanitaria e famiglia, la quale non deve più sentirsi lasciata sola nella gestione di un malato. Lo Stato, proprio per evitare tutti quei rischi che comporta l’assembramento, dovrebbe rivedere il modello di sostegno a quelle famiglie costrette a lasciare un proprio caro in una casa di cura. Dovrebbe farsi carico, il Sistema Sanitario Nazionale insieme alla politica, di questa assoluta ed urgente necessità.
La famiglia deve essere accompagnata per potersi riappropriare di quel senso di appartenenza che vede negli anziani le radici inossidabili delle generazioni passate e future.
Se svuotiamo la mente dai preconcetti che le circostanze e la cultura dominante ci hanno inculcato, potremo facilmente intuire che in fondo non è affatto etico che una persona, dopo una vita di gioie, dolori, sacrifici, rinunce e soddisfazioni finisca in una casa di riposo insieme ad altre persone con le quali non ha mai spartito nulla.
La famiglia deve essere accompagnata per potersi riappropriare di quel senso di appartenenza che vede negli anziani le radici inossidabili delle generazioni passate e future
Rinforzare il servizio domiciliare, spostare le professioni sanitarie presso il domicilio potrebbe senz’altro essere una soluzione, per quanto difficile e tutta da costruire, non solo per evitare quanto è successo in piena epidemia, ma anche per restituire dignità, affetto e calore alle persone più fragili.
Pensiamoci: quanti morti avremmo evitato, quanto dolore in meno se tanti servizi residenziali avessero spostato le proprie risorse e la propria professionalità verso i domicili dei pazienti residenti nelle strutture per un periodo adatto almeno a far rientrare l’emergenza?
Da questa riflessione e da questo punto si potrebbe ripartire per interrogarci su come affrontare il futuro di queste realtà, per troppo tempo abbandonate a se stesse.
Cristiano Lugli
Epidemie
Riappare l’ameba mangia-cervello
Un residente dello Stato americano della Georgia è morto per una rara infezione causata dal protozoo Naegleria fowleri, noto colloquialmente come «ameba mangia-cervello».
Si tratta della terza persona a morire negli Stati Uniti quest’anno a causa della creatura microscopica, che pare diffondersi sempre più a Nord.
Il Dipartimento della Sanità Pubblica della Georgia ha confermato venerdì che l’infezione da ameba Naegleria fowleri è stata la causa della morte del cittadino georgiano il cui nome, età e sesso sono stati nascosti.
«Un residente della Georgia è morto per infezione da Naegleria fowleri, una rara infezione che distrugge il tessuto cerebrale, causando gonfiore del cervello e di solito la morte», ha detto l’agenzia sanitaria dello Stato. «L’individuo è stato probabilmente infettato mentre nuotava in un lago o in uno stagno d’acqua dolce in Georgia».
Non solo è il terzo caso segnalato di morte correlata a Naegleria fowleri quest’anno negli Stati Uniti, ma il sesto in Georgia dal 1962 – abbiamo, dunque un’impennata nell’ultimo anno nello Stato, mentre a livello nazionale parrebbero esserci stati, sempre dal 1962, 154 casi.
A marzo, un uomo in Florida era morto a causa dell’infezione dopo averla probabilmente acquisita usando l’acqua del rubinetto per lavarsi i seni nasali.
«L’ameba è presente in natura e non esiste un test ambientale di routine per Naegleria fowleri nei corpi idrici; e poiché è molto comune nell’ambiente, i livelli delle amebe che si trovano naturalmente non possono essere controllati», hanno detto i funzionari sanitari americani. «La posizione e il numero di amebe nell’acqua possono variare nel tempo all’interno dello stesso specchio d’acqua».
Secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), l’ameba è «termofila», nel senso che ama gli ambienti caldi, ma non è mai stata trovata in acqua salata. La sua predilezione per il calore significa che in genere non si trova nelle parti più fredde del mondo, compresi gli Stati Uniti settentrionali.
Negli ultimi anni, sono stati riscontrati casi più a Nord, anche in Minnesota, dove gli inverni possono essere brutalmente freddi. Uno studio del 2021 della Cleveland Clinic ha monitorato il costante spostamento dell’ameba verso Nord dalla fine degli anni ’70.
L’infezione è rara e non può avvenire per ingestione dell’ameba o per diffusione da persona a persona; accade solo quando l’ameba entra in contatto con il naso. Se l’infezione prende piede, progredisce rapidamente, provocando forti mal di testa, febbre, nausea e vomito tra i cinque ei 12 giorni di infezione, che progrediranno fino a torcicollo, convulsioni e coma.
La morte è il risultato quasi inevitabile, con solo quattro casi confermati su 154 sopravvissuti all’infezione dal 1962. Il decesso dell’infetto avviene in genere solo cinque giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.
La causa del rapido deterioramento è l’ameba, un piccolo organismo unicellulare, che si nutre del tessuto cerebrale della vittima.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 un cittadino del Missouri e un bambino del Nebraska sono stati ammazzati dall’ameba mangia-cervello.
Le amebe mangiatrici di cervello, che sono organismi unicellulari, di solito prosperano in laghi, fiumi, canali e stagni caldi d’acqua dolce, sebbene possano essere presenti anche nel suolo. Entrano nel corpo attraverso il naso e da lì poi si spostano nel cervello. Il CDC ritiene che le persone di solito si infettano mentre nuotano nei laghi e nei fiumi.
Uno studio del CDC pubblicato nel 2020, ha rilevato che cinque dei sei casi di meningoencefalite amebica primaria (PAM), come viene chiamata l’infezione cerebrale causata da Naegleria fowleri, si sono verificati durante o dopo il 2010.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è emersa la rilevazioni di vibrio vulnificus, cioè di un tipo di batteri «carnivori», nelle spiagge della Florida.
Negli ultimi 15 anni, una malattia neurodegenerativa estremamente rara che mangia il cervello umano lasciando buchi è diventata sempre più comune in Giappone, ma il caso PAM statunitense sembra molto diverso.
Prioni sarebbero stati invece alla base di un’epidemia di cervi-zombie nel 2019.
Epidemie
Fauci denunciato dal senatore Paul
Il senatore Rand Paul ha presentato una denuncia penale al Dipartimento di giustizia, affermando che Anthony Fauci ha mentito mentre era sotto giuramento riguardo alla ricerca sul guadagno di funzioni a Wuhan finanziata dal NIH di Fauci.
Il senatore Paul ha inoltrato copie degli scambi di e-mail del 2020 che mostrano Fauci che conferma di sapere che «gli scienziati dell’Università di Wuhan sono noti per aver lavorato a esperimenti di guadagno di funzione».
L’e-mail che Fauci ha inviato all’allora ispettore generale del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani Garrett Grisby, cita una conversazione che Fauci ha avuto con «scienziati altamente credibili», che «erano preoccupati per il fatto che dopo aver visto le sequenze di diversi isolati del nCov c’erano mutazioni nel virus che sarebbe stato molto insolito essersi evolute naturalmente nei pipistrelli e c’era il sospetto che questa mutazione fosse stata inserita intenzionalmente».
This directly contradicts everything he said in committee hearing to me, denying absolutely that they funded any gain of function, and it’s absolutely a lie. That’s why I sent an official criminal referral to the DOJ. https://t.co/Y191SmMiIr
— Rand Paul (@RandPaul) July 29, 2023
«Dopo una lunga discussione, alcuni degli scienziati si sono sentiti più fortemente su questa possibilità, ma altri due la pensavano diversamente. Ritenevano che fosse del tutto concepibile che questo potesse essersi evoluto naturalmente anche se queste mutazioni non erano mai state viste prima in un virus di pipistrello», ha scritto Fauci.
«Le ragioni di ciascuna parte dell’argomento sono troppo complicate per occupartene», ha scritto Fauci.
Il senatore ha ripetutamente promesso di smascherare il ruolo di Fauci nell’insabbiamento delle origini del COVID.
Il senatore Paul è noto per i suoi scontri con Fauci durante la pandemia, arrivando a dire che l’infettivologo «potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».
Tre mesi fa il senatore aveva «grigliato» l’amministratore delegato di Moderna Stephane Bancel in un’audizione di una Commissione del Senato sui farmaci, facendo rivelazioni che hanno portato Paul a dire che non vaccinerebbe i suoi figli contro il COVID.
Rand Paul è medico oftalmologo e figlio dell’ex senatore, medico anche lui ma specializzato in ginecologia, Ron Paul, inesausto e sincero eroe delle cause libertario-conservatrici in USA.
Paul il mese scorso non si è fatto problemi ad attaccare anche Bill Gates definendolo «il più grande finanziatore della ricerca di virus nelle caverne per portarli nelle grandi città»
Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo una nuova iniziativa sui vaccini per coronavirus di Gates e Fauci ha ricevuto un finanziamento da 5 miliardi di dollari dall’amministrazione Biden.
Mentre le trame dietro l’operato di Fauci vengono rovinosamente a galla, l’Italia continua grottescamente a premiare il dottore plenipotenziario pandemico: a giugno l’uomo era a Siena (provincia dove peraltro sono siti alcuni stabilimenti di produzione vaccinale) per ricevere una laurea ad honorem.
Nel maggio 2021, l’ambasciatore italiano negli USA, Armando Varricchio, aveva insignito il Fauci dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Armi biologiche
Vaccino per l’antrace approvato nonostante la mancanza di informazioni pubblicamente disponibili su test e ingredienti
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo l’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici.
Giovedì la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato un vaccino contro l’antrace per adulti di età compresa tra 18 e 65 anni, secondo Emergent BioSolutions, il produttore del vaccino.
Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo un’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici, ha riferito Reuters.
Emergent ha affermato di aver consegnato Cyfendus al Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) degli Stati Uniti dal 2019, in base allo stato di autorizzazione all’uso pre-emergenza
L’efficacia di Cyfendus per la profilassi post-esposizione è stata testata solo su animali.
La dottoressa Meryl Nass, esperta di bioterrorismo e antrace, ha dichiarato a The Defender di essere scettica sul fatto che il vaccino offra nuovi sostanziali benefici per la salute.
«Data la storia dei numerosi fallimenti dell’azienda e la mancanza di adeguati test di sicurezza o efficacia dei precedenti vaccini contro l’antrace, ci si possono solo aspettare problemi», ha detto Nass.
«Il fatto che non ci sia un’etichetta disponibile, non ci siano informazioni su come è stato testato, quale placebo è stato usato, eccetera – tutto ciò aumenta la costernazione e la preoccupazione che le persone dovrebbero avere riguardo al valore di questo prodotto», ha aggiunto Nass.
Emergent ha affermato che il farmaco è in fase di sviluppo da 20 anni in collaborazione con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), precedentemente diretto dal dottor Anthony Fauci.
Paul Williams, vicepresidente senior di Emergent, ha affermato che l’antrace «rimane una minaccia alla sicurezza nazionale ad alta priorità».
Cyfendus è composto dal vaccino contro l’antrace adsorbito (AVA) di Emergent, commercializzato come Biothrax, più un adiuvante aggiuntivo, il cui nome non è stato rivelato dalla società.
Cyfendus viene somministrato in due dosi nell’arco di 14 giorni per suscitare una risposta immunitaria che la società ha affermato: «può essere particolarmente importante in risposta a un’emergenza sanitaria pubblica su larga scala che coinvolge l’antrace».
Nass ha detto che durante la paura dell’antrace del 2001, quando i politici e le organizzazioni dei media in tutto il paese hanno ricevuto l’antrace per posta, cinque persone sono morte, ma «tutti quelli che hanno preso gli antibiotici in anticipo non hanno contratto l’antrace e nessuno di loro è morto».
«Quindi», ha detto Nass, «gli antibiotici hanno funzionato». Nass ha sottolineato che dopo l’esposizione all’antrace, è necessario un trattamento immediato, non per il periodo di tempo più lungo necessario affinché un vaccino funzioni.
«Il fatto che sia necessario somministrarlo insieme agli antibiotici», ha detto Nass, «che è quello che dovresti avere quando sei esposto all’antrace, solleva la domanda: quali benefici aggiuntivi otterrai da questo vaccino? Non lo so».
Le azioni di Emergent hanno guadagnato il 16,2% nel trading pre-mercato dopo aver annunciato l’approvazione della FDA.
L’analista di benchmark Robert Wasserman ha affermato che l’approvazione fornisce “maggiori garanzie” che la società raggiungerà i suoi guadagni previsti per il 2023 di 260-280 milioni di dollari, ha riferito Bloomberg Law.
Il picco dei prezzi arriva sulla scia di «alcuni anni difficili», finanziariamente per l’azienda, ha riferito FiercePharma.
La società, fondata nel 1998 come appaltatore governativo BioPort per distribuire e produrre il vaccino contro l’antrace per le forze armate statunitensi, ha raggiunto il suo apice finanziario all’inizio della pandemia dopo aver ottenuto lucrosi contratti per la produzione di vaccini Johnson & Johnson e AstraZeneca COVID- 19.
Ma un rapporto del Congresso nel 2021 ha rivelato che la società ha nascosto probabili problemi di contaminazione nello stabilimento agli ispettori della FDA e alla fine ha dovuto distruggere 400 milioni di dosi di vaccino, il che ha portato il prezzo delle sue azioni a scendere da 133 a 7 dollari.
Storia del vaccino contro l’antrace
Il vaccino contro l’antrace è stato sviluppato e in uso limitato nelle forze armate dal 1970.
Biothrax è stato prodotto da Emergent dal 2002. Prima dell’annuncio di giovedì, era l’unico vaccino contro l’antrace autorizzato per l’uomo negli Stati Uniti.
Nass ha spiegato che nel 1997, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD) ha reso obbligatorio il vaccino come parte del programma di immunizzazione del vaccino contro l’antrace (AVIP) per tutti i 2,5 milioni di membri del servizio militare, inclusi il personale in servizio attivo e di riserva e gli appaltatori civili.
Il DOD ha implementato il programma di vaccinazione di massa nel 1998.
Le segnalazioni di reazioni avverse e dissenso da parte dei membri del servizio hanno portato a udienze del Congresso e all’inizio del 2000, il Comitato per la riforma del governo della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha raccomandato di interrompere il programma obbligatorio, sebbene non sia stato ufficialmente interrotto.
Nel 2000, più di 500.000 membri del servizio avevano ricevuto almeno una dose del vaccino, progettato per essere somministrato in sei dosi.
L’impianto in cui il governo ha prodotto il vaccino contro l’antrace ha dovuto affrontare una serie di problemi normativi ed è stato chiuso nel 1997, secondo Nass.
BioPort lo ha acquisito dal Michigan Biologic Products Institute di proprietà statale nel 1998 e lo ha ricostruito, ma non è stato autorizzato dalla FDA a produrre il vaccino. Quindi per un periodo i vaccini non erano disponibili.
Quindi, a partire dal 18 settembre 2001 – una settimana dopo gli attacchi dell’11 settembre – quando gli americani erano in uno stato di paura o di accresciuta preoccupazione, i media iniziarono a riferire che una forma sofisticata, armata e mortale di antrace era stata inviata per posta a numerose testate giornalistiche e politici americani.
Nuove lettere continuarono ad apparire nelle sei settimane successive ei media e il governo lasciarono intendere che fossero in qualche modo collegate agli attacchi dell’11 settembre.
Successivamente, i media e figure come John McCain hanno collegato l’antrace a Saddam Hussein in Iraq. Nel 2008, l’FBI ha accusato lo scienziato dell’esercito americano Bruce Ivins di essere responsabile degli attacchi, sebbene Ivins si sia tolto la vita prima che potesse essere perseguito e le affermazioni dell’FBI sono ampiamente messe in dubbio.
ProPublica, McClatchy e PBS Frontline, che hanno svolto le proprie indagini, hanno messo in dubbio le prove dell’FBI.
Anche il Government Office of Accountability (GAO) e le National Academies of Science hanno scoperto che l’FBI non disponeva di dati a sostegno delle sue affermazioni.
Ma il clamore creato dalle lettere all’antrace ha spinto il pubblico americano a sostenere una legislazione draconiana come il Patriot Act, ha sostenuto il dottor Joseph Mercola.
È diventata anche la principale giustificazione per continuare a produrre il vaccino e somministrarlo alle persone di servizio, ha scritto Pam Long su The Defender.
Nel 2002, poco dopo che la FDA ha approvato il nuovo impianto di vaccini di BioPort, il GAO ha emesso un rapporto al Congresso sull’AVIP.
Il rapporto ha elencato un numero significativo di reazioni avverse al vaccino – più del doppio del tasso riportato dal produttore – insieme all’esodo di massa di piloti militari e altro prezioso personale militare che ha rifiutato il mandato.
Ha anche notato che le reazioni avverse all’antrace erano molto simili ai sintomi della sindrome della Guerra del Golfo e che molti veterani hanno segnalato il vaccino come causa di questa malattia, che hanno anche riportato nelle udienze del Congresso, secondo Nass.
Dal 2000 al 2018, il mandato militare contro l’antrace è stato contestato più volte in tribunale per mancanza di approvazione e licenza della FDA e per mancanza di provata efficacia contro l’inalazione fatale di antrace.
Durante questo periodo, il DOD ha limitato il vaccino contro l’antrace a un gruppo più piccolo di “truppe a rischio” e ha interrotto e ripreso il programma diverse volte.
Prima del 2001, il DOD ha concluso che gli agenti biologici come l’antrace non erano una minaccia per le vittime di massa a causa del numero limitato di Paesi con l’esperienza e la sofisticazione necessarie per armare e diffondere l’antrace.
Secondo un’indagine della giornalista investigativo Whitney Webb, gli attacchi all’antrace del 2001 hanno anche salvato Emergent Biosolutions, poi BioPort, da rovina finanziaria.
Brenda Baletti
Phd.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.









