Mentre gli Stati Uniti si stanno decisamente avviando verso la guerra civile, il presidente Joe Biden fa leva sui credenti di sinistra di tutte le confessioni. Considera gli elettori di Donald Trump persone che, ingannate nella fede, bisogna riportare sulla retta via. Continuando a strumentalizzare le religioni, il Partito Democratico divide il Paese, non in base alle confessioni, ma al modo di concepire la fede. Il presidente Biden aspira a riunire tutti i cittadini sotto il proprio magistero e proseguire nella direzione tracciata da Barack Obama. Di fatto, lungi dal placare gli animi, radicalizza suo malgrado il dibattito politico.
Politica
Papa Biden e i cristiani di sinistra
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Joe Biden fa leva sui credenti di sinistra di tutte le confessioni. Considera gli elettori di Donald Trump persone che, ingannate nella fede, bisogna riportare sulla retta via
Ho precedentemente presentato i partigiani della cultura woke (risveglio) statunitense come «Puritani senza Dio»: una sintesi per sottolineare come molti di loro non credano in Dio. Vorrei precisarne meglio l’immagine, affrontando l’impronta dei credenti nella sinistra statunitense.
È un argomento raramente affrontato negli Stati Uniti (1) e completamente ignorato in Europa, dove si tralasciano sempre gli aspetti eccessivi che le religioni assumono a casa del nostro signore, gli USA.
Innanzitutto è opportuno precisare il contesto:
- Gli Stati Uniti sono stati fondati da una setta puritana, i Padri Pellegrini, arrivati nel XVII secolo a bordo del Mayflower. Lasciarono l’Inghilterra, attraversarono l’Atlantico e trovarono un continente pressoché deserto, ove affermare la propria esigenza di purezza e costruire una «Città sulla collina» che illuminasse il mondo. Oggi gli Stati Uniti sono in realtà campioni mondiali della libertà religiosa, ma non della libertà di coscienza; basti questo esempio: la testimonianza di chi ha rinnegato la chiesa di appartenenza non è ammissibile in tribunale.
Il candidato democratico delle elezioni presidenziali del 2004, John Kerry, era un cattolico che aveva considerato la possibilità di farsi prete. Credette di poter contare sull’elettorato della propria comunità religiosa, ma non vi riuscì. I cattolici di sinistra non erano ancora organizzati. Il discorso di Kerry sull’aborto scioccò il futuro cardinale Burke, che chiese alla conferenza episcopale di rifiutare a Kerry l’eucarestia
- Durante la guerra fredda il presidente Eisenhower volle fare degli Stati Uniti la nazione campione della Fede, un baluardo contro il «comunismo senza Dio» dei sovietici (2). Fece distribuire libri di propaganda «cristiana» a tutti i soldati e istituì al Pentagono un gruppo ecumenico di preghiera – oggi conosciuto come La Famiglia – e lo diffuse in tutto il mondo occidentale (3). Tutti i presidenti del Comitato dei capi di stato-maggiore ne hanno fatto e ne fanno parte, nonché numerosi capi di Stato e di governo stranieri.
- Dopo il crollo dell’Unione Sovietica gli statunitensi cominciarono a staccarsi dalle Chiese: oggi il 17% si dichiara agnostico, alcuni persino atei. Continua ad aumentare anche il numero di credenti che asseriscono di non appartenere ad alcuna particolare Chiesa. Il discorso politico non si rivolge più soltanto ai credenti di qualsiasi religione cristiana, né di altre religioni, ma anche ai non-credenti.
Un’evoluzione che trova per la prima espressione nella Convention del Partito Democratico del 2012: benché numerosi seminari fossero organizzati da gruppi religiosi, i testi presentati e adottati non menzionavano più Dio. Il Partito continuava a essere composto da una schiacciante maggioranza di credenti, ma voleva rivolgersi a tutti, prendendo atto del cambiamento degli statunitensi.
Il candidato democratico delle elezioni presidenziali del 2004, John Kerry, era un cattolico che aveva considerato la possibilità di farsi prete. Credette di poter contare sull’elettorato della propria comunità religiosa, ma non vi riuscì. I cattolici di sinistra non erano ancora organizzati. Il discorso di Kerry sull’aborto scioccò il futuro cardinale Burke, che chiese alla conferenza episcopale di rifiutare a Kerry l’eucarestia; dopo la disfatta contro George W. Bush, papa Benedetto XVI alluderà a una sua possibile scomunica de facto.
L’elezione nel 2008 del Democratico Barack Obama, presentata come vittoria delle organizzazioni dei neri, fu in realtà un’ancor più grande vittoria dei cristiani di sinistra, in preponderanza bianchi. Il capo di gabinetto, John Podesta, militante cattolico, aveva radunato tutte le conventicole dei cristiani di sinistra, protestanti e cattolici, per sostenere l’ascensione di Obama alla Casa Bianca.
L’elezione nel 2008 del Democratico Barack Obama, presentata come vittoria delle organizzazioni dei neri, fu in realtà un’ancor più grande vittoria dei cristiani di sinistra, in preponderanza bianchi
Anche l’approvazione della legge sull’obbligo dei lavoratori di contrarre un’assicurazione sanitaria con una società privata è, prima di tutto, una vittoria dei cristiani di sinistra contro quelli di destra. I primi volevano seguire i precetti della loro religione, i secondi preservarne i valori. Si noti che Gesù di Nazaret si è sempre rifiutato di dissertare sulla teoria: ha sempre insegnato attraverso l’esempio. Si noti anche che la scelta legislativa di Obama non è stata politica: non si è mai preoccupato delle richieste dei concittadini.
Obama è uomo di grande cultura religiosa, non soltanto cristiana, ma anche mussulmana. Non si sa molto sulla sua fede, ma si è sempre mostrato molto rispettoso di qualsiasi religione. Il che gli ha consentito di apparire dotato di saggezza e di federare a sé credenti di ogni provenienza.
Obama ha riformato l’Ufficio della Casa Bianca per Iniziative Religiose, creato dal predecessore George W. Bush. Ha fatto in modo che le sovvenzioni federali fossero equamente erogate ai culti. Nominò a capo dell’Ufficio il giovane Joshua DuBois, con il compito di coordinare i credenti di sinistra, e gli ha affiancato un Consiglio composto dalle figure religiose più prestigiose:
L’anno scorso queste personalità religiose hanno partecipato attivamente ai dibattiti sulle statue da demolire e alle manifestazioni Black Lives Matter
- reverenda Traci Blackmon, preposta al diritto alla sanità di tutti;
- reverenda Jennifer Butler, fondatrice di Faith in Public Life;
- reverendo Jim Wallis, editore della rivista Sojourners e assistente spirituale del presidente;
- pastore Michael McBride, per combattere l’uso delle armi e le violenze da parte della polizia sui neri;
- la scrittrice di successo Rachel Held Evans, autrice di Un anno di femminilità biblica: come una donna liberata ha ritrovato se stessa seduta sul proprio tetto, con il capo coperto, e chiamando il proprio marito «padrone»;
- il rabbino David Saperstein, direttore del Religious Action Center of Reform Judaism, designato ambasciatore degli Stati Uniti per la libertà di culto nel mondo;
- Harry Knox, leader della Human Rights Campaign’s Religion and Faith Program, nonché direttore della Religious Coalition for Reproductive Choice, leader per la difesa dei diritti dei gay e del diritto di abortire;
- Rami Mashashibi, direttore dell’Inner-City Muslim Action Network, che dopo gli attentati dell’11 Settembre s’impegnò perché si facesse distinzione fra mussulmani e terroristi.
L’anno scorso queste personalità religiose hanno partecipato attivamente ai dibattiti sulle statue da demolire e alle manifestazioni Black Lives Matter.
Durante la sua campagna presidenziale contro Trump, Hillary Clinton non ha fatto che minimi accenni alla propria fede, ma si è molto spesso rivolta ai credenti, soprattutto evangelici. Impostando il proprio discorso sui precetti del cristianesimo, che imporrebbero di confessare il peccato originale della schiavitù e di accogliere tutti i migranti, non è riuscita a convincere gli elettori. Soltanto dopo la sconfitta elettorale Hillary Clinton ha annunciato di considerare di diventare pastora metodista.
Durante il mandato di Obama, i credenti di sinistra statunitensi hanno creduto – a torto o a ragione – che papa Francesco si rivolgesse in particolare a loro
Il suo rivale, Donald Trump, che invece non sembra assillato dalla religione, è riuscito ad attirare la maggioranza dei cristiani di destra, in particolare gli evangelici bianchi, presentandosi non come credente, ma come un «ragazzo che avrebbe fatto ciò che andava fatto» e avrebbe salvato i valori che i cristiani di sinistra trascuravano. I cristiani di destra ne hanno apprezzato la sincerità e l’hanno visto come un miscredente inviato da Dio per salvare l’America.
Durante il mandato di Obama, i credenti di sinistra statunitensi hanno creduto – a torto o a ragione – che papa Francesco si rivolgesse in particolare a loro. Hanno infatti interpretato la sua prima lettera apostolica, Evangelii gaudium (2013) – in cui esortava i fedeli a evangelizzare il mondo – una giustificazione del loro impegno politico laddove affrontava «l’opzione preferenziale per i poveri».
Tuttavia, contrariamente a quanto pensano i credenti di sinistra statunitensi, la Chiesa cattolica non ha mai insegnato a preferire alcuni uomini rispetto ad altri. I credenti di sinistra hanno soprattutto inteso l’enciclica Laudato si’ (2015) – dedicata alle questioni ambientali – un sostegno alla propria militanza ecologista. Nell’insieme, considerando tutte le confessioni di appartenenza, ritengono papa Francesco il leader religioso oggi più legittimo.
Joe Biden è il secondo presidente cattolico dopo John Kennedy. Ma mentre Kennedy doveva dimostrare la propria indipendenza e che non avrebbe accettato imposizioni da un papa straniero, Biden cerca invece in tutti i modi di essere incoronato da un papa adulato dai suoi elettori
Joe Biden è il secondo presidente cattolico dopo John Kennedy. Ma mentre Kennedy doveva dimostrare la propria indipendenza e che non avrebbe accettato imposizioni da un papa straniero, Biden cerca invece in tutti i modi di essere incoronato da un papa adulato dai suoi elettori. Durante la campagna presidenziale ha diffuso una clip in cui spiega quanto debba alla propria fede. Quando perse moglie e figlia in un incidente, poi un figlio malato di cancro, la fede gli permise di superare il dolore e di conservare la speranza.
All’inizio dell’articolo accennavo al gruppo di preghiera del Pentagono. Da quando il generale Eisenhower l’ha istituito, ogni anno viene organizzato a febbraio un incontro di preghiera con il presidente in carica degli Stati Uniti. Quest’anno tutti aspettavano il discorso del presidente Biden. Si è svolto in videoconferenza ed è durato quattro minuti: Biden ha condannato «l’estremismo politico» (allusione al predecessore) e decantato la fratellanza tra «americani».
Il nuovo presidente considera gli americani «buoni», l’ha proclamato nella cerimonia d’investitura. Il Partito Democratico ricerca la Giustizia sociale nella tradizione dei Social Gospel degli anni Venti del secolo scorso. Tutti gli americani avrebbero dovuto perciò seguirlo spontaneamente. Ma sfortunatamente i credenti di destra sono stati abbagliati da Donald Trump, uomo senza religione. Hanno votato questo miliardario senza rendersi conto di tradire la propria fede. Per questa ragione Biden ritiene sia suo dovere aprir loro gli occhi e perseguire, loro malgrado, anche la loro felicità.
Il presidente Biden non cerca di comprendere perché i credenti di destra abbiano votato Trump: ha sempre considerato questo voto un’anomalia intellettuale. E oggi tenta di equiparare il gruppo QAnon a una setta delirante che crede di vedere Satana ovunque a Washington. In ogni dichiarazione Biden si sforza di presentare la presidenza Trump come un errore, una deleteria parentesi senza futuro.
Il presidente Biden non cerca di comprendere perché i credenti di destra abbiano votato Trump: ha sempre considerato questo voto un’anomalia intellettuale
Per tutti i credenti di sinistra l’unica cosa che conta sono i provvedimenti presi dopo il 20 gennaio a favore dei migranti, delle donne, delle minoranze sessuali, e contro la violazione degli spazi sacri delle minoranze indiane.
Stiamo assistendo a un grosso equivoco. I credenti di sinistra pensano di dover imporre in nome di Dio le proprie convinzioni politiche, mentre il Partito Democratico pensa che non debba pensare in termini politici, ma sedurre gli elettori. La separazione tra Chiese e Stato continua istituzionalmente a esistere, ma non nella pratica quotidiana. Il problema si è spostato: non è più coesistenza fra diverse religioni, ma tra concezioni diverse della Fede.
San Bernardo, che predicò la seconda crociata, riconosceva che «l’inferno è lastricato di buone intenzioni». Ed è esattamente quanto sta accadendo ora negli Stati Uniti: i credenti di sinistra si comportano come fanatici.
Stiamo assistendo a un grosso equivoco. I credenti di sinistra pensano di dover imporre in nome di Dio le proprie convinzioni politiche, mentre il Partito Democratico pensa che non debba pensare in termini politici, ma sedurre gli elettori. La separazione tra Chiese e Stato continua istituzionalmente a esistere, ma non nella pratica quotidiana
Parlano di unità nazionale, ma hanno aperto una caccia alle streghe al cui confronto quella di McCarthy è poca cosa. Al Pentagono stanno licenziando centinaia di consiglieri; hanno tentato di destituire un’eletta della Camera dei Rappresentanti perché contesta la versione ufficiale degli attentati dell’11 Settembre; vogliono arrestare tutti i membri del movimento QAnon.
Dopo la presa del Campidoglio non stanno pacificando gli Stati Uniti, ma li stanno precipitando nella guerra civile.
Thierry Meyssan
NOTE
(1) American Prophets: The Religious Roots of Progressive Politics and the Ongoing Fight for the Soul of the Country, Jack Jenkins, HaperOne (2020.
(2) Modern Viking: the story of Abraham Vereide, pioneer in christian leadership, Norman Grubb, Zondervan (1961). Military chaplains: From religious military to a military religion, Harvey G. Cox, JR, Abingdon Press (1969). Washington: christians in the corridors of power, James C. Hefley & Edward E. Plowman, Tyndale & Coverdale (1975).
(3) The Family: the secret fundamentalism at the heart of American Power, Jeff Sharlet, HarperCollins (2008).
Dopo la presa del Campidoglio non stanno pacificando gli Stati Uniti, ma li stanno precipitando nella guerra civile.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Biden, comandante dei “veri credenti”», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 febbraio 2021.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine di DonkeyHotey via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0). Modifica: immagine ritagliata.
Politica
Trump incriminato per la rivolta del Campidoglio
L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato incriminato da un gran giurì federale per i suoi presunti tentativi di ribaltare le elezioni presidenziali del 2020 martedì.
Il leader repubblicano del 2024 deve affrontare quattro accuse: cospirazione per frodare gli Stati Uniti, cospirazione per ostacolare un procedimento ufficiale, ostruzione e tentativo di ostacolare un procedimento ufficiale e cospirazione contro i diritti.
L’ accusa elenca anche sei complici anonimi, tra cui quattro avvocati, un funzionario del dipartimento di giustizia e un consulente politico.
Il documento di accusa sostiene che diffondendo false affermazioni sulla sua vittoria, «creando un’intensa atmosfera nazionale di sfiducia e rabbia, ed erodendo [ing] la fede pubblica nell’amministrazione delle elezioni», Trump ha gettato le basi per le sue «cospirazioni» – tutto ciò, afferma, «ha preso di mira una funzione fondamentale del governo federale degli Stati Uniti».
Venerdì, Trump è stato incriminato con l’accusa di aver tentato di «alterare, distruggere, mutilare o nascondere le prove», inducendo qualcun altro a farlo e conservando intenzionalmente informazioni sulla difesa nazionale relative a una presentazione sull’attività militare in un altro Paese.
Ciò si aggiunge all’esistente questione dei 37 capi di imputazioni federali contro di lui che derivavano dal suo presunto possesso illegale di documenti riservati nella sua tenuta di Mar-a-Lago in Florida.
Trump è stato anche incriminato dal tribunale distrettuale di Manhattan ad aprile per 34 capi d’accusa di falsificazione di documenti aziendali relativi al presunto pagamento di somme di denaro all’attrice porno Stormy Daniels.
Trump si è dichiarato finora non colpevole di tutte le accuse e continua a godere di un vantaggio significativo sui suoi principali sfidanti repubblicani.
Secondo l’ordinamento statunitense, le accuse federali non impediscono a un candidato di candidarsi alla presidenza.
Circa un’ora fa Trump ha mandato una lettera ai suoi sostenitori.
Caro amico,
Volevo che tu lo sentissi direttamente da me… Il Dipartimento di Giustizia di Biden mi ha INCRIMINATO un’altra volta – questa volta, per gli eventi che hanno avuto luogo il 6 gennaio.
Come sai, non ho fatto niente di male. È ben documentato che ho detto agli americani di agire «PACIFICAMENTE» e ho scoraggiato l’uso di qualsiasi violenza.
Questo non è altro che un atto eclatante di interferenza elettorale e un ultimo atto di disperazione da parte di Joe il corrotto mentre si schianta nei sondaggi. L’intera amministrazione Biden sa che sono l’UNICO candidato che sconfiggerebbe Joe il corrotto in un’elezione libera ed equa. Sanno quanto sostegno abbiamo dalle persone laboriose del nostro Paese.
Ma ancora più importante, sanno che sono l’unico candidato in grado di smantellare il Deep State e porre fine alla loro morsa sulla nostra Nazione. Quindi, la loro unica speranza è provare a mandarmi in galera per il resto della mia vita.
Un procuratore di stato sostenuto da Soros ha provato per la prima volta a spezzarci quando mi ha incriminato e arrestato all’inizio di questa primavera nonostante non avessi commesso alcun crimine. Ma quando è diventato chiaro che il suo attacco non era riuscito a spezzarci, Joe il corrotto ha convocato un procuratore federale per incriminarmi nonostante non avessi ancora commesso alcun reato.
Ora, sperano di aver finalmente sferrato il colpo finale accusandomi nel ventre della bestia: Washington, D.C. Se queste persecuzioni illegali avranno successo, se gli sarà permesso di appiccare il fuoco alla legge, allora non si fermerà con me. La loro presa si chiuderà ancora più stretta intorno a TE.
Come ho sempre detto, non stanno venendo a prendere me. Stanno venendo a prendere TE. Io sono solo nel mezzo.
E anche dopo 3 accuse, continuerò a ostacolarli, perché il destino della nostra nazione è in bilico nelle elezioni del 2024.
Non è solo la mia libertà in gioco, ma anche la tua – e non lascerò MAI che te la tolgano.
Come riportato da Renovatio 21, l’Italia è stata grande laboratorio anche di questo fenomeno politico, la persecuzione giudiziaria, sfacciata e spesso inconcludente, di un candidato capo di governo. Non è chiaro quanto, al momento della morte, Silvio Berlusconi abbia speso in avvocati, ma svariati anni fa parlò di centinaia di milioni di euro.
E bisogna dire anche che Berlusconi non andava a genio probabilmente alle stesse medesime persone che attaccano Trump – l’odio dello Stato profondo americano, in particolare il Dipartimento di Stato, nei confronti di Silvio era ben noto.
Notiamo che la tendenza si estende oltre le procure nazionali: il presidente russo Vladimir Putin probabilmente non potrà più viaggiare agli incontri internazionali a causa delle accuse della Corte Pena Internazionale dell’Aia, che è stato dimostrato non si reggono in piedi.
Trump, Berlusconi e Putin sono chiaramente uniti dall’odio che l’establishment, e la popolazione pavlovizzata dal goscismo ammannito loro dall’oligarcato, hanno verso di loro.
Arte
Deputata russa chiede il bando delle Barbie
Un membro della Duma di Stato russa, Maria Butina, ha chiesto la rimozione delle bambole Barbie dal mercato russo, sostenendo che il loro produttore Mattel stava promuovendo un «agenda LGBT» invece dei valori della famiglia.
La Butina sostiene che il film Barbie recentemente pubblicato funge da «pubblicità per il Partito Democratico [USA] e il suo programma», riporta RT.
«Cosa vediamo? Gay, trans e donne che hanno conquistato il mondo. Non c’è niente sull’unione tra un uomo e una donna, niente sull’amore», Butina, un membro della Camera bassa del Parlamento russo, è stata condannata dagli Stati Uniti per essere un agente straniero e imprigionato per 18 mesi, un’affermazione che nega, ha detto sabato a Duma TV.
La giovane deputata ha sostenuto che la Russia dovrebbe promuovere marchi di bambole nazionali che si adattano meglio ai valori della società.
La Russia ha inizialmente vietato la «propaganda LGBTQ» rivolta ai minori nel 2013. Le restrizioni sono state ulteriormente inasprite lo scorso dicembre, quando la promozione di «rapporti sessuali non tradizionali» e il transgenderismo sono stati completamente banditi.
A luglio, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un disegno di legge che limita rigorosamente l’accesso alla chirurgia di riassegnazione sessuale e la possibilità di cambiare legalmente il proprio sesso.
Come riportato da Renovatio 21, la propaganda LGBT va verso il bando totale in Russia.
Il film di Barbie, con Margot Robbie e Ryan Gosling, è uscito nelle sale il 21 luglio 2023 ed è diventato un successo al botteghino. Il film, tuttavia, non viene proiettato in Russia a causa dell’attuale boicottaggio del Paese da parte della Warner Bros. a seguito del suo conflitto militare con l’Ucraina.
Il film presenta la Barbie come una figura femminista messianica che salva il mondo dai suoi stereotipi cattivi, dotando alla fine il suo Paese d’origine, Barbieland, di una Costituzione che impedisca l’avvento della società patriarcale, che nel frattempo ha tentato pericolosamente il Ken.
La pellicola si conclude con la prima visita di Barbie, divenuta umana, dal ginecologo. Poteva andare peggio: potevano infliggerci direttamente la sua prima interruzione di gravidanza.
L’attuale dell’aumento attenzione dovuta alla produzione hollywoodiana non ha tuttavia gettato luce sui possibili rapporti tra Barbie e l’omonimo Klaus Barbie (1913-1991), gerarca nazista conosciuto come «il boia di Lione» finito nel dopoguerra a lavorare per i servizi americani e boliviani.
Un film del 2001, Rat Race, notava l’omonimia mettendo in scena un vero e proprio «Museo Barbie».
Immagine di Pavel Starikov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Politica
Zelens’kyj usa la legge marziale per rimandare ancora le elezioni
Il presidente ucraino Vladimir Zelens’kyj ha proposto di prorogare lo stato di emergenza, annullando così di fatto le elezioni parlamentari previste per ottobre.
L’ex attore divenuto leader nazionale ha annunciato la legge marziale il 24 febbraio 2022 e da allora l’ha estesa. L’ultima proroga di 90 giorni è stata annunciata il 20 maggio e scadrà il 18 agosto. Se la Verkhovna Rada (il Parlamento monocamerale ucraino) approvasse la richiesta del presidente, l’emergenza si estenderebbe fino al 15 novembre.
La legge ucraina prevede elezioni parlamentari entro e non oltre il 29 ottobre, con una stagione elettorale di 60 giorni che inizierà il 28 agosto. Tuttavia, proibisce anche la campagna elettorale e il voto durante la legge marziale. Un’altra estensione taglierebbe la stagione elettorale per le elezioni presidenziali, attualmente previste per marzo 2024, scrive RT.
«Se abbiamo la legge marziale, non possiamo avere elezioni. La costituzione proibisce qualsiasi elezione durante la legge marziale», aveva annunciato Zelens’kyj a maggio. Il mese successivo, aveva detto alla BBC che «le elezioni devono svolgersi in tempo di pace, quando non ci sono combattimenti».
Alcuni dei sostenitori dell’Ucraina in Europa e Nord America hanno criticato la possibile cancellazione delle elezioni. L’Ucraina dovrebbe prepararsi al voto il prima possibile, ha detto in un’intervista a maggio il capo dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), «Tiny» Kox.
«Sebbene la democrazia sia molto più che solo elezioni, penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che senza le elezioni la democrazia non può funzionare correttamente», aveva detto Kox all’epoca.
Zelens’kyj ha corso su una piattaforma di pace nel 2019 e ha vinto con il 73% dei voti. Poco dopo, il suo partito appena formato – che prende il nome del telefilm in cui interpretava un immaginario presidente dell’Ucraina, «Servo del popolo» – vinse anche la maggioranza assoluta nella Verkhovna Rada. Alla fine del 2020, si era allontanato dalle posizioni di pace nel Donbass per cui era stato votato e aveva iniziato a parlare apertamente di una soluzione militare per i «territori occupati».
Entro tre mesi dall’escalation del conflitto con la Russia, nel maggio 2022, Zelens’kyj ha promulgato una legge che gli ha permesso di vietare qualsiasi partito politico semplicemente accusato di essere «filo-russo», senza alcun diritto di appello. Da allora ha messo fuori legge una dozzina di partiti, compreso l’ex più grande blocco parlamentare di opposizione.
In pratica, Zelens’kyj, pur avendo cancellato l’opposizione, rimanda le elezioni una grande lezione di democrazia regalataci in realtà da Washington (dove le elezioni sono oramai una barzelletta) e dalla NATO (un organismo di estremo potere ma mai eletto da nessuno).
All’inizio di questo mese, il Servizio federale di Intelligence della Svizzera (FIS) ha accusato Zelens’kyj di aver tentato di danneggiare politicamente il sindaco di Kiev Vitalij Klitschko in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. La FIS ha citato «informazioni credibili» per dire che Zelens’kyj stava «mostrando tratti autoritari» che potrebbero portare a pressioni occidentali, secondo un rapporto riservato trapelato alla testata elvetica Neue Zuerche Zeitung.
Il regime di Kiev ha chiuso vari partiti politici, limitato la libertà dei media e di fatto indebolito totalmente i sindacati.
Zelens’kyj ha altresì dato al suo governo potere di limitare i media, bloccare i siti web, dare ordini persino alle Big Tech. Uno scrittore giornalista americano-cileno che viveva a Kharkov è di fatto desaparecido da mesi.
Come noto, esistono liste nere di persone che esprimono opinioni che non aggradano il regime. Alcuni negli elenchi, come Darja Dugina e Vladen Tatarskij, sono stati assassinati, per poi essere segnati come «liquidati».
Zelens’kyj, il campione della democrazia celebrato come «il Churchill del XXI secolo» (come se Churchill fosse un modello), ha bandito l’intera denominazione cristiana della Chiesta Ortodossa Ucraina (UCO), con persecuzione fisica dei monaci della Lavra (a cui è arrivato a togliere la cittadinanza) perfino nel giorno del Natale ortodosso e proibizione delle preghiere in russo.
Come riportato da Renovatio 21, lo spudorato attacco alla libertà politica, religiosa, individuale portato avanti da Zelens’kyj non gli ha impedito di far il suo show nel «tempio della democrazia» americana, il Campidoglio, dove la superpotenza gli ha assicurato più di 100 miliardi di dollari ed armi sempre più letali per continuare così come sta facendo.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr









