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Spirito

Mons. Viganò, omelia per la Festa della Purificazione

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Renovatio 21 pubblica questa omelia di Monsignor Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

LUMEN AD REVELATIONEM

Omelia dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò  nella festa della Purificazione di Maria Santissima

 

 

 

Tu es qui restitues hæreditatem meam mihi.

Ps 15, 5

 

 

 

I miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato al cospetto di tutti i popoli. Con queste parole il vecchio Simeone loda il Signore per avergli concesso il privilegio di poter assistere al compimento delle Profezie, potendo stringere tra le sue braccia il Messia bambino, condotto al Tempio per essere offerto al Signore secondo le prescrizioni dell’antica Legge. Quel cantico breve ma profondo è ripetuto tutti i giorni a Compieta, perché la preghiera che la Chiesa recita alla fine della giornata ci prepari alla fine del nostro esilio terreno con lo sguardo rivolto a Nostro Signore. 

 

La festa odierna era dedicata, sino alla riforma del 1962, alla Purificazione della Beata Vergine, ed era perciò una ricorrenza mariana di indole penitenziale, evidenziata dal colore violaceo dei paramenti; così com’era penitenziale la natura del rito di Purificazione cui tutte le madri ebree dovevano sottoporsi quaranta giorni dopo il parto (Lev 12, 2). Anche la Santa Chiesa conserva nel Rituale Romanum la speciale Benedizione per le puerpere, ormai caduta in disuso ma che sarebbe pia pratica ripristinare nel suo significato spirituale.

 

Come per il rito del Battesimo di Nostro Signore nel Giordano, così anche il rito della Purificazione non aveva strettamente senso né utilità per Maria Santissima, essendo Ella purissima e senza macchia in virtù dell’Immacolata Concezione. Con la Sua sottomissione alla Legge allora vigente, Nostra Signora ci dà un esempio di obbedienza ai precetti religiosi, affinché non dimentichiamo che siamo figli dell’ira e che meritiamo la Grazia solo per i meriti infiniti che il Salvatore ha acquistato per noi con la Sua Passione e Morte sulla Croce.

 

La riforma di Roncalli – cui lavorarono molti degli stessi esperti che posero mano alla riforma della Settimana Santa sotto Pio XII e poi all’intero corpus liturgicum con il rito montiniano – modificò la denominazione della festa da Purificazione della Beata Vergine a Presentazione al tempio di Nostro Signore. La motivazione era di impostare la celebrazione in chiave cristocentrica – cosa di per sé lecita e che venne per questo accolta con favore dai parroci. In realtà lo scopo degli autori della riforma del 1962 era di aprire la finestra di Overton conciliare, dischiusa con l’Ordo Hebdomadæ Sanctæ instauratus.

 

Lo scopo inconfessabile, e per questo da tenere rigorosamente occultato per non compromettere i futuri sviluppi, consisteva nell’indebolire il culto della Vergine e dei Santi – come si evince ad esempio dalla riclassificazione delle feste del Santorale – in funzione filoprotestante. Comprendiamo allora come, sotto le apparenze di un cambiamento innocuo e dottrinalmente accettabile, si volesse non tanto enfatizzare la centralità di Nostro Signore nel ciclo liturgico, quanto usarla come pretesto per estrometterne la Madre di Dio, considerata un ostacolo al dialogo ecumenico.

 

Così, per piccoli passi, i novatori riuscirono a far dimenticare la dottrina della Mediazione e della Correndenzione di Maria Santissima, senza negarla esplicitamente. 

 

I Cattolici sanno bene che rendere culto di iperdulia alla Vergine nulla toglie al culto di latria dovuto alla Maestà divina, ma anzi propizia il Figlio per mezzo della Sua augustissima Madre, nella Quale Egli ha compiuto meraviglie: quia fecit mihi magna qui potens est. Invece gli eretici mostrano il loro orrore al solo nominare Nostra Signora, perché la Sua umiltà e la Sua obbedienza costituiscono un intollerabile affronto all’orgoglio e alla disobbedienza di Satana, loro padre.

 

E se nella Sua sapienza infinita il Signore ha voluto che fosse la Vergine Immacolata a conculcare il capo dell’antico Serpente, per quale motivo dovremmo noi pretendere – come fanno i Protestanti – di trattare direttamente con Lui, disprezzando la potente Mediatrice che ai piedi della Croce Egli ci ha dato come Madre e Avvocata? Non offenderemmo noi il Signore, trattando con poco riguardo e con diffidenza la gloria di Gerusalemme, la gioia di Israele, l’onorificenza del nostro popolo?

 

Lasciamo da parte queste osservazioni e meditiamo i Misteri di questa festa, nella quale la vera Religione trionfa sulla superstizione soppiantando le preesistenti feste pagane con il rito della Benedizione delle Candele. San Gelasio Papa volle istituire questa festa perché alla fine del sec. V vi erano ancora in Roma persone dedite ai culti degli idoli, che recavano fiaccole per la città. Cristo, Lux mundi, si riappropria dunque del simbolo della luce che i pagani Gli avevano usurpato.

 

In questo senso è significativo ricordare l’interpretazione mistica di Sant’Anselmo: la cera – egli dice – opera delle api, è la carne di Cristo; lo stoppino, che sta dentro, ne è l’anima; e la fiamma, che brilla nella parte superiore, ne è la divinità. Carne, anima, divinità: l’unione di questi elementi ha permesso a Nostro Signore di redimerci come Capo del genere umano, espiando la colpa infinita di Adamo grazie all’infinito valore del Suo Sacrificio, il Sacrificio dell’Uomo-Dio appunto, offerto alla Maestà del Padre in riparazione del Peccato Originale e di tutte le colpe commesse da tutti gli uomini fino alla fine dei tempi.

 

Quia viderunt oculi mei salutare tuum, quod parasti ante faciem omnium populorum, dice Simeone. La salvezza è un evento esteso a tutti e, a differenza del popolo che fu l’eletto, il popolo cristiano non si distingue per razza, ma per adozione. Con il Battesimo siamo infatti costituiti figli di Dio, Suoi eredi e coeredi di Cristo, come dice San Paolo (Rom 8, 14-19) e come canta il Salmista: Il Signore è parte della mia eredità e mio calice (Sal 15, 5). Per questo la salvezza è stata preparata al cospetto di tutti i popoli; per questo tutti i popoli sono chiamati a conoscere, adorare e servire il vero Dio. Laudate Dominum omnes gentes (Sal 116, 1), et adorabunt eum omnes reges terrae; omnes gentes servient ei (Sal 71, 11). 

 

Lumen ad revelationem gentium, et gloriam plebis tuæ Israël. La rivelazione delle genti e la gloria del popolo di Dio – che è la Santa Chiesa – sono intimamente legate: senza predicazione non c’è rivelazione; e senza rivelazione non c’è gloria per la Gerusalemme celeste, per il nuovo Israele. Ma se le infedeltà della Sinagoga nel riconoscere la luce di Cristo hanno causato la sua caduta e la dispersione dei suoi figli, quanto maggiore potrà essere il disonore per quanti vivono sotto la Nuova ed Eterna Alleanza, sono rinati in Cristo e risorti con Lui, ma non predicano la salvezza che Dio ha realizzato mediante la Passione del Suo divin Figlio? 

 

Quando Nostro Signore incontrò gli scribi nel Tempio, spiegando loro il senso delle Scritture e in particolare mostrando loro come le profezie si compissero in Lui, la Sinagoga era ancora fedele all’Alleanza con Dio. Ma quando Egli venne denunciato dal Sinedrio a Ponzio Pilato con l’accusa di blasfemia – essendoSi proclamato Dio – perché fosse messo a morte, i Sommi Sacerdoti avevano rinnegato la Fede, accecati dal timore di perdere il proprio prestigio con la venuta del Messia, che gli Ebrei consideravano come Salvatore non solo spirituale, ma anche e soprattutto temporale e politico. La loro apostasia li portò a tacere quelle verità contenute nell’Antico Testamento, che sconfessavano il loro tentativo di adeguare la Religione alla convenienza del tempo e delle circostanze, e che tanti severi ammonimenti aveva meritato dagli ultimi Profeti di Israele. Il popolo ebreo, tenuto nell’ignoranza dall’autorità religiosa del tempo, era certamente disorientato e scandalizzato, dal momento che la loro semplice Fede insegnava loro che era ormai giunto il tempo della nascita del Messia nella città di Betlemme. Per questo un’intera casta sacerdotale – la tribù di Levi – venne dispersa con la distruzione del Tempio ad opera dell’Imperatore Tito: ancor oggi i figli della Sinagoga sono dispersi nel mondo senza un luogo di culto, e senza poter ricostruire la genealogia dei Leviti per celebrare i sacrifici. Tremendo destino di un popolo, a causa del tradimento dei suoi sacerdoti! 

 

Eppure, dinanzi all’evidenza della severità con cui il Signore giudica i Suoi Ministri specialmente quando vengono meno ai loro doveri sacri e ingannano i fedeli, i chierici della Nuova Alleanza sembrano considerare con leggerezza le proprie mancanze, le proprie infedeltà, i propri silenzi dinanzi a chi proclama l’errore e nega o tace la Verità. In costoro troviamo la medesima hybris, la stessa folle presunzione di sfidare il Cielo, che è punita irremissibilmente con la nemesis, fatale punitrice dell’abuso dell’autorità e dell’orgoglio.

 

Lo ricordino bene i tiranni di questo mondo, investiti di cariche civili ed ecclesiastiche, e quanti prestano loro servile ossequio per timore di apparire controcorrente o di essere additati come «rigidi», «integralisti», non «inclusivi» e «divisivi». Ci pensino quanti, servendosi fraudolentemente di un’autorità per lo scopo opposto a quello che la legittima, credono di poter spadroneggiare sui loro sudditi: nil inultum remanebit

 

Accostiamoci dunque al Santo Sacrificio con il santo Timor di Dio, purificandoci dai peccati con il ricorso frequente alla Confessione e recitando con contrizione l’Atto di dolore non appena commettiamo qualche mancanza.

 

La nostra disposizione spirituale ad emendarci e a renderci meno indegni dei divini Misteri ci aiuti ad accogliere con raccoglimento e fervore il Santissimo Sacramento nella Comunione eucaristica: la Luce di Cristo illumini la nostra mente in questi momenti di prova e infiammi il nostro cuore dell’amore di Carità, per essere a nostra volta luce per illuminare le genti. Sia la nostra vita una quotidiana testimonianza di veri figli di Dio, sicché possiamo esclamare con il Salmista: il Signore è mia parte di eredità e mio calice.

 

E così sia.

 

 

+ Carlo Maria

Arcivescovo

 

2 Febbraio 2023

In Purificatione Beatæ Mariæ Virginis

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa omelia di Monsignor Viagnò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Gender

Malawi, i cattolici manifestano contro il matrimonio omosessuale

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Su invito dell’episcopato, il 13 luglio i cattolici del Malawi e altri cristiani hanno manifestato in tutto il Paese contro il matrimonio omosessuale e per la difesa del matrimonio e della famiglia. Migliaia di persone hanno ricordato pacificamente l’importanza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.

 

Il Malawi, piccolo stato africano avvolto intorno all’omonimo lago, ha una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti, di cui il 77,3% cristiani, che si suddivide in 17,2% cattolici, 33,5% protestanti e 26,6% membri di chiese africane. I musulmani rappresentano il 13,8%.

 

In Malawi, le relazioni omosessuali sono punibili fino a 14 anni di carcere. Ma nel 2012 il ministero della Giustizia aveva dichiarato una moratoria su arresti e azioni penali per atti contro natura commessi. Tuttavia, nel 2016, l’ordinanza è stata sospesa dalla Corte Costituzionale per verifica.

 

Attualmente, l’Alta Corte sta esaminando un caso che coinvolge un cittadino olandese, un dipendente di una ONG e una donna transgender del Malawi, che chiedono il riconoscimento dei loro «diritti fondamentali», in altre parole, la modifica della legge attraverso il loro caso.

 

La Conferenza episcopale del Malawi, a causa delle «discussioni e dei dibattiti fuorvianti in corso in questo momento in varie sedi» ha deciso di «rendere nota e chiara la sua posizione», per questo dirama una lettera e organizza questo evento.

 

La lettera sottolinea l’importanza della famiglia per la società e afferma che la «famiglia» deve includere un marito, sua moglie ei loro figli. Ricorda inoltre che gli atti sessuali sono consentiti solo tra persone sposate (maschio e femmina) e che ogni atto deve esprimere amore e apertura alla procreazione.

 

Continua dicendo che dobbiamo «fare molto di più per sostenere e animare le famiglie… soprattutto oggi che affrontano tanti problemi». Ma, aggiungono i vescovi, «purtroppo questi problemi sono in gran parte imposti all’Africa… da società straniere; approfittando della miseria assoluta dei nostri paesi».

 

Il resto non manca di orgoglio e brio: «nonostante la nostra povertà, dobbiamo alzarci in difesa della famiglia e della cultura anche quando siamo sotto la forte pressione delle società ricche ma virtualmente pagane che purtroppo sembrano respingerci verso la via della colonizzazione». E richiama l’esempio dei martiri dell’Uganda.

 

La lettera continua: «paradossalmente, i martiri dell’Uganda hanno ricevuto la fede che hanno difeso con il loro sangue da eroici missionari degli stessi Paesi che stanno attaccando la stessa fede per la quale sono morti molti missionari come hanno fatto i martiri dell’Uganda».

 

In questa lotta contro i peccati di ignominia, i protestanti si sono associati ai cattolici, oltre che ai musulmani.

 

Questa salutare reazione, che si trova ovunque in Africa, sarà forse il granello di sabbia che potrà fermare la macchina del sinodo mondiale, almeno su questo tema, grazie ai delegati africani.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine di Benjamin Dahlhoff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Spirito

Il corpo incorrotto di un santo perduto nell’incendio siciliano

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Un devastante incendio ha distrutto l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, in Sicilia, provocando la scomparsa del suo patrimonio storico e religioso. E, perdita irreparabile, il corpo incorrotto di san Benedetto da Palermo, che era venerato nella chiesa, è andato perduto tra le fiamme.

 

La Chiesa di Santa Maria di Gesù, eretta nel 1426 dal Beato Matteo Guimerà e situata accanto al convento dei Frati Minori nella città di Palermo, in Sicilia, è stata completamente rasa al suolo da un grande incendio.

 

Oltre alla perdita dell’edificio, i fedeli si rammaricano profondamente di aver perso nell’incendio il corpo incorrotto di San Benedetto da Palermo, che vi era custodito: si sono salvati solo pochi frammenti ossei.

 

San Benedetto da Palermo

Benedetto il Moro o Benedetto il Nero o Benedetto l’Africano (1526-1589) era un francescano italiano, nato in Sicilia, da genitori schiavi. Entrò nei Frati Minori Riformati della Stretta Osservanza in un convento vicino a Palermo. Nel 1578, anche se non sapeva né leggere né scrivere, fu eletto superiore dell’ordine per 3 anni.

 

Egli ricevette dallo Spirito Santo un particolare dono di scienza per spiegare le Sacre Scritture, di intelligenza per risolvere le questioni teologiche, e di consiglio per aiutare tutti coloro che venivano a consultarlo. Verso la fine della sua vita, chiese di essere sollevato dall’incarico e di poter tornare al suo lavoro in cucina. Morì all’età di 63 anni e il suo corpo rimase incorrotto.

 

Nonostante San Benedetto sia compatrono di Palermo, il suo culto nella regione non è molto diffuso. Ciò è dovuto all’abbondanza di altri santi che sono fioriti nel paese, facendo sì che questo umile frate francescano passasse relativamente inosservato.

 

Tuttavia, la sua devozione si diffuse in modi sorprendenti grazie ai marinai che portarono con sé la fede nel loro viaggio verso il Nuovo Mondo. Fu in Brasile che San Benedetto conquistò un gran numero di seguaci.

 

Il suo culto è molto popolare oltreoceano: è il santo patrono dei neri del Nord America e dell’America Latina. La parrocchia è diventata un luogo di pellegrinaggio per centinaia di latinoamericani.

 

Sebbene i vigili del fuoco siano stati informati dell’incidente il prima possibile, non hanno potuto intervenire prontamente. I fedeli hanno cercato di salvare la chiesa da soli.

 

Pochissime invece le ossa del beato Matteo Guimerà, anch’esse conservate nella chiesa, che sono state recuperate.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Gender

Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona

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Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.

 

Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.

 

La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.

 

La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.

 

 

Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.

 

Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.

 

Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.

 

Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».

 

Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».

 

La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.

 

La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.

 

Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.

 

In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».

 

Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».

 

Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.

 

Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.

 

Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».

 

Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».

 

 

 

 

 

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