Cancro
Messina Denaro, colpo dell’oncologia terminale
La domanda a questo punto è se il cancro ha svolto una funzione antimafia più di decenni di apparati giudiziari e militari della Repubblica. Messina Denaro sconfitto dal tumore, anzi, nemmeno da quello, a dire il vero – perché quando si dice «ha perso la sua battaglia contro il cancro» significa in genere che l’uomo è morto. Lui non lo è, anzi.
È tutto un po’ surreale in questo capitolo finale della saga di Cosa Nostra. Avrete sentito che, a differenza di quando arrestarono Riina e Provenzano, ora e tutto molto tiepido. Eppure hanno preso un fantasma, un personaggio inafferrabile, di cui per tre decadi ci hanno raccontato le più inaudite efferatezze: se è vero che ha strangolato una donna incinta al terzo mese, ecco, non sappiamo se l’Inferno sia abbastanza. Di certo non lo è il 41 bis.
È surreale che l’uomo sembra non essere uscito dalla Sicilia dei paeselli, neanche per curarsi. Provenzano, è stato detto, forse andò a curarsi a Marsiglia. Certo, poi passava il resto del tempo in istato di monachesimo rurale, un casolare disperso tra le terre brulle, la ricotta, i pizzini, e pochissimi, selezionatissimi, comfort: il bucato fatto dalla moglie (che è quello che l’ha fatto beccare, ci hanno detto), una Bibbia, un mangiacassette con caricato su un nastro dove era stata registrata la sigla di Beautiful.
È surreale quel selfie col medico nella clinica oncologica. È surreale che una quantità imbarazzante di vicini di casa lo abbia visto per anni e anni – con in giro identikit abbastanza accurati, mostrati ogni tre per due al telegiornale delle otto.
È surreale vedere i giornaloni parlando di un patrimonio da 13 milioni – una cifra non impossibile nel conto in banca di un piccolo imprenditore risparmioso, un bottegaio magari di seconda o terza generazione, che possiamo aver visto, a dire il vero, anche nelle dichiarazioni dei redditi di certi politici. Ecco i discorsi sull’elegante cappotto Brunello Cucinelli, sulle scarpe da ginnastica firmate, sull’orologio da 35 mila euro: poi però dicono che andava in giro con una 164, un’auto semi-storica: forse è un omaggio all’Alfa Romeo, un segno di fede alfista, dettaglio che potrebbe guadagnargli qualche punto simpatia.
È surreale, ma come sempre, gustoso, che saltino fuori quei dettagli. Ecco che dalla perquisizione, del covo di cui non si aveva idea, saltano fuori Viagra e profilattici, perché al nostro piacevano le donne. Non tutti ricordano, tuttavia, che durante un antico raid in un appartamento dove Messina Denaro doveva incontrare la sua donna, trovarono un Super Nintendo. La passione per titoli del grande gruppo giapponese come Donkey Kong e Super Mario Bros sembra emergere anche da alcune lettere d’amore intercettate. E sarebbero altri punti simpatia per il boss assassino.
Dicevamo, tutto sotto tono. Niente teste di cuoio, raid, ondate di gazzelle con le sirene spiegate, capitani mascherati, adrenalina e testosterone, sostanze che pure sappiamo che nel nuovo corso endocrino dello Stato italiano forse non sono così benaccette.
Certo, c’erano state anticipazioni, talune sfacciate. Briciole di pollicino che a volte erano grandi come panelle sicule.
A novembre su un canale TV nazionale, un uomo che si dice abbia coperto la latitanza dei fratelli Graviano, dice: «Chissà che al nuovo governo non arrivi un regalino… che un Matteo Messina Denaro, che presumiamo sia molto malato, faccia una trattativa lui stesso di consegnarsi per un arresto clamoroso? Così arrestando lui, possa uscire qualcuno che ha ergastolo ostativo senza che si faccia troppo clamore?», nero su bianco alla trasmissione Non è l’Arena. «Tutto potrebbe già essere programmato da tempo».
Pochi giorni fa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si era autolanciato un augurio preciso: «Mi auguro di essere il ministro che arresterà Messina Denaro» aveva detto Piantedosi ad Agrigento, dove vi era un vertice sull’Immigrazione, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il 15 gennaio, il giorno prima dell’arresto, Dagospia pubblica un articolo del Corriere della Sera sul fantomatico archivio di Totò Riina. Il neofita scopre tante cose interessanti. Vi si parla della «mancata perquisizione del covo di Riina» seguito all’arresto.
«La sorveglianza del covo fu smantellata poche ore dopo l’arresto del boss, nessuno vide la famiglia Riina uscirne per rientrare a Corleone e nessuno si accorse dei mafiosi che, secondo il racconto dei pentiti, tornarono per portare via tutto. A cominciare dall’archivio di Riina, che chissà se esisteva e se davvero è l’arma di ricatto che (…) protegge ancora la latitanza di Matteo Messina Denaro. Ma proprio la perquisizione rinviata e mai eseguita alimenta i sospetti, veri o falsi che siano».
E quindi, se l’archivio, con tutti i ricatti possibili ivi contenuti, fossero mai nelle mani di Messina Denaro, è possibile che alla base di questa cattura vi sia davvero un accordo?
Perché lo stanno dicendo tutti, non solo pubblicamente sui canali TV, come abbiamo visto sopra. Un accordo raggiunto tra la Stato e il vertice della Mafia, affinché gli siano consentite cure.
Il lettore cerchi di capire. Ci hanno infilato per anni espressioni come «trattativa Stato-mafia» e «Mafia cancro per la società» (quest’ultima detta anche da un presidente della Repubblica siciliano). Ora l’arresto di Messina Denaro le realizza materialmente, ed è una cosa un filino grottesca. Una trattativa Stato-mafia basata sul cancro?
E a dire il vero, il tema della trattativa – negata con forza dal ministro dell’Interno – non ci appassiona, così come, in questo freddo finale di partita con quello che era diventato un nemico cinematografico e letterario non ci interessa.
Il potere di Messina Denaro, e della mafia siciliana, era oramai assai limitato. La strapotente controparte americana, quella con cui i servizi americani organizzarono lo sbarco in Sicilia nella Seconda Guerra Mondiale (con i locali che, si dice, cantavano «Viva l’America, viva la Mafia!») non esiste praticamente più, distrutta dalle inchieste dei giudici (iniziò, sapete, Rudolph Giuliani) e in generale dal decadimento del codice d’onore, con pentiti (rat, nel gergo americano) che spuntavano ovunque. L’episodio che mi piace ricordare, per significare la fine della mafia americana, è l’assassinio del boss Francesco «Frank Boy» Cali, vertice del clan Gambino, il quale fu ammazzato nel 2019 sull’uscio di casa da un ragazzino ossessionato da QAnon, e che probabilmente non sapeva nemmeno chi stava uccidendo: un tempo, non solo nessuno avrebbe osato, ma non sarebbe nemmeno riuscito ad avvicinarsi.
Ecco allora che i giornali ci dicono, dopo aver parlato di ben 13 milioni di euro da recuperare, che in verità i soldi in ballo sarebbero 4 miliardi, anzi 5. In teoria, dovremmo rimanere impressionati, se non fosse che abbiamo sentito su Report che in Calabria girano transazioni da mezzo trilione (500 miliardi).
E quindi, chi sta colpendo, lo Stato, con questo strambo colpo di grazia tumorale? Un nemico che ha tanto nome perché ci hanno fatto tanti film e tanti romanzi? Il nemico che fece stragi trent’anni fa per poi assopirsi nella campagna trapanese?
Neanche questo, infine, ci interessa in questo articolo – sono analisi che si faranno poi, ammesso che si sia qualcuno che abbia il coraggio di farle.
Quello che rileva è la cifra storica, metastorica, psichica, metapsichica, antropologica, umana di quanto potrebbe essere appena successo.
Messina Denaro, se fosse vero dell’accordo, si sarebbe arreso, prima che allo Stato, all’oncologia terminale. Questa è una svolta senza precedenti nella storia della mafia, che era una società che si basava, ci hanno detto in libri e film, sull’onore, il cui rito di iniziazione, il sangue versato su un santino che ti brucia in mano, stava a significare che l’uscita dalla mafia era possibile solo tramite la morte (come il rosso dei cardinali: un’altra organizzazione che con l’onore e le uscite di scena tradizionali dei boss sembra avere qualche difficoltà).
C’è un precedente fittizio: chi ha visto I Soprano (probabilmente la più grande serie TV di tutti i tempi), ricorderà uno dei personaggi più interessanti, l’azzimato John Sacrimoni detto «Johnny Sacks», che viene arrestato per morire in carcere di cancro: la sua collaborazione con la giustizia, anche solo per il fatto di aver ammesso di far parte della Cosa Nostra (cioè, aver ammesso implicitamente la sua esistenza) gli provocano il disprezzo totale dei colleghi mafiosi, che invocano le maniere old school, la tradizione, l’accettazione stoica della galera o la morte nell’omertà.
Il cancro ha convinto Messina Denaro a consegnarsi? Il cancro è più forte della celebre «mentalità mafiosa»? Il cancro è più forte del codice spirituale dell’antica criminalità sicula?
Beh, non solo c’è il tumore – c’è il fatto che qui si parla di chemioterapia, praticamente l’unica terapia consentita nella nostra società. Già qui, si aprirebbe un dibattito: chi ha passato la vita a sfidare lo Stato nel modo più assoluto e violento, si fida delle cure offerte dallo Stato? Chi sa che dietro al potere c’è il niente, e la menzogna, va a farsi curare come uno qualsiasi, con le cose che il nemico ti propina? Nessun dubbio?
Probabilmente, no: nessun dubbio. Ed è una lezione immensa: non è detto che chi avversa il potere dello Stato moderno abbia capito davvero la sua natura. Ci torna in mente anche quel fatto di cronaca che abbiamo segnalato a suo tempo: elementi ISIS che si fanno il vaccino mRNA.
E poi c’è la questione metafisica della latitanza. Morire latitante è una cosa che va ben al di là della propria vita: è l’esempio dell’immortalità dei propri ideali, davanti a quali nessuna negoziazione è possibile, nessun comfort umano e personale (vedere i parenti, un’ultima volta…).
Ad una certa ci tocca pure rivalutare Mazzini (ma cosa stiamo scrivendo?), morto in latitanza come un Bin Laden qualsiasi, come il sovversivo idealista (massone e maledetto) che egli era. Mica facciamo l’apologia di un reato: ricordiamo solo che un «padre della patria» unitaria e risorgimentale, cui dedicano piazze e viale e statue, ha scelto di morire così.
Più che altro, questa storia di latitanza e cancro non può non farci venire in mente la storia di un’altra figura ritenuta maledetta, il dottor Ryke Geerd Hamer.
Molti lettori lo conosceranno già, altri no. La sua storia è densa come poche altre. Il dottor Hamer era un chirurgo tedesco di grido, con brevetti su strumenti chirurgici e una famiglia stupenda: quattro figli dalla moglie medico, tra cui Birgit (bellissima, miss Germania 1976) Ghunield, Berni… e Dirk.
Il nome Dirk Hamer è conosciuto da molte persone attempate, perché al centro di caso crudele dell’estate 1978. Dirk, 19 anni, va in vacanza su una barca in Corsica. Mentre dorme, viene colpito da colpi di fucile sparati da Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo Re d’Italia, padre del noto personaggio TV Emanuele Filiberto. Alla base ci sarebbe una lita per un gommone con alcuni ospiti della barca.
Dirk perde molto sangue, la gamba va in gangrena, va in coma. Quattro mesi dopo, dopo atroce agonia, il ragazzo muore. Vittorio Emanuele verrà assolto dai giudici francesi, dei quali, in un’intercettazione di quasi trent’anni dopo fatta mentre si trovava in cella a Potenza, disse «Anche se avevo torto… devo dire che li ho fregati».
Il padre, il dottor Hamer, reagì in modo preciso alla morte dell’amato figlio: si ammalò di cancro, un carcinoma al testicolo, che gli verrà asportato. Questo fa scattare nel medico una riconsiderazione dell’intero impianto della medicina oncologica. Comincia a parlare di «conflitti biologici», dei traumi psicologici e delle loro correlazioni con i tumori, parla di shock biologico, cui dà il nome di «Sindrome di Dirk Hamer», in onore del figlio ammazzato. Rovesciando i dogmi della medicina, il medico arriva addirittura a sostenere che virus e batteri sarebbero coinvolti in processi di guarigione – e immaginiamo, oggi più che mai, la felicità di chi sostiene i vaccini e soprattutto li produce.
Anche la moglie si ammalerà di cancro, e proverà per prima le teorie del marito. Morirà nel 1985, venendo sepolta con il figlio Dirk al cimitero acattolico di Roma.
Hamer quindi comincia a curare pazienti, che parrebbero per libertà di cura non optare per la chemio, con quella che lui battezza Nuova Medicina Germanica. Arriva presto la radiazione dall’ordine (1986), ma lui continua a praticare in diversi Paesi, dove i pazienti interessati alle sue teorie – e interessati a rigettare la chemioterapia imposta loro praticamente come unica via di guarigione – non mancano. Viene condannato in Germania (1992), poi in Austria (1993). Viene arrestato in Spagna (2003) e quindi estradato in Francia, dove è condannato a tre anni di carcere (2004). Nel 2007 viene accusato in Germania di «incitamento all’odio razziale», un’accusa pesantissima su suolo tedesco, per suoi discorsi sugli ebrei ritenuti apertamente antisemiti.
Prendiamo tutte queste notizie da Wikipedia, che nella versione italiana mette anche una dettagliatissima lista dei casi di pazienti che sarebbero morti a causa del dottore – di nostro, ci chiediamo se liste di morti nonostante la chemio siano tenute anche per quei dottori che l’anno prescritta. Wikipedia, come ogni altra pubblicazione della terra, è particolarmente ricca di giudizi granitici sulla malvagità del «metodo Hamer»: «il trattamento di Hamer viene descritto non solo come pericoloso ma anche crudele» scrive l’enciclopedia online. «Hamer sostiene inoltre che la maggioranza dei decessi per tumore è da imputare al “conflitto non risolto”, alla tossicità della chemioterapia e a overdose di morfina e altri oppiacei (ammettendo invece altri farmaci antidolorofici)».
Capito? Era pure contro quelli. Immaginiamo qui il disappunto delle farmaceutiche, che non solo vedono contestato un prodotto blockbuster come la chemioterapia, ma pure gli oppioidi, che, come abbiamo scritto tante volte su Renovatio 21, sono ora ima delle prime causa di morte per i cittadini USA.
Torniamo alla vicenda del medico sovversivo. Uscito dalla galera francese nel 2006, Hamer sarebbe scappato in Norvegia, una volta saputo da una telefonata che il governo tedesco lo avrebbe incarcerato di nuovo. Non è chiaro se di lì si sia più mosso, ma pare di capire che il suo «metodo» sia andato avanti, anche in Italia, con annessi giri in tribunale e polemiche sui giornali – anche di recente.
Hamer morì in Norvegia del 2017 da latitante per la giustizia tedesca e UE. «Sono partito un giorno prima della mia cattura e sono venuto in Norvegia, perché la Norvegia non fa parte della Comunità Europea e qui è molto più difficile incarcerarmi» avrebbe detto in un’intervista del 2007. Fino alla fine, ha tenuto duro, senza cedere mai.
Non sposiamo le teorie di Hamer, i suoi discorsi, niente, né i reati connessi alla latitanza, questo sia chiaro. Tuttavia, in luce dell’arresto oncologico di Matteo Messina Denaro, non possiamo non pensare alla sua vicenda.
Ecco, questa ad alcuni può sembrare la vera latitanza di un uomo d’onore – un uomo il cui onore deriva dal proprio dolore, dal caro figlio Dirk e dal suo massacro impunito.
Un uomo che non ha subito il cancro – no, un uomo che lo ha combattuto, e con esso tutto ciò che c’è dietro, tutto il suo potere istituzionale, forse il potere stesso dello Stato nell’era della Cultura della Morte.
Nel momento in cui abbiamo compreso che la nostra libertà di cura, scritta in Costituzione, non vale nulla, queste storie aprono a cambiamenti di proporzione, a ripensamenti immani.
Se rifiutate il farmaco della sanità pubblica, potete considerarvi più sovversivi di un boss mafioso? Le immagini dell’arresto del mostro, così geometriche e silenziose, sono assai meno concitate di quelle della repressione dei manifestanti antipandemici degli scorsi anni.
E quindi, ci viene in mente ancora di chiedere: siete pronti, per non tradire le vostre idee, al sacrificio di tutti i vostri privilegi, diritti, averi?
È una domanda a cui tanti lettori hanno di fatto già risposto al tempo del green pass. Al momento non sappiamo se il geometra Andrea Bonafede, alias Matteo Messina Denaro, aveva il green pass.
Ma non è che ci stupiremmo.
Roberto Dal Bosco
Immagine screenshot da YouTube
Cancro
Coppia gay chiede a madre surrogata ad abortire contro la sua volontà: aveva il cancro
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
La California è diventata un paradiso per la maternità surrogata commerciale. Una delle sue attrattive è che i genitori committenti, in effetti, «possiedono» il bambino in via di sviluppo. La madre surrogata ha solo i diritti specificati in un contratto pre-gravidanza. Ciò garantisce chiarezza legale nelle controversie sul bambino. Può anche creare brutti scenari, come ha sperimentato la surrogata di 37 anni Brittney Pearson.
La signora Pearson stava portando in grembo un bambino per una coppia gay quando ha scoperto, a 22 settimane di gravidanza, di avere un cancro al seno. Ha iniziato il trattamento due settimane dopo.
Inizialmente, dice, i suoi medici curanti al Sutter Health Medical Center di Sacramento le avevano detto che la chemioterapia sarebbe stata compatibile con la gravidanza. La coppia gay ha acconsentito. Ma in seguito, i medici hanno deciso che sarebbe stato necessario un trattamento più aggressivo. I suoi clienti hanno iniziato a insistere perché abortisse perché temevano che il bambino avrebbe avuto problemi di salute. Ma non voleva abortire.
Si sono anche opposti a portare a termine il bambino e ad offrirlo in adozione. La signora Pearson dice che hanno detto che non volevano che il loro «DNA là fuori» fosse raccolto da qualcun altro.
Secondo il Daily Mail, la coppia senza nome «”ha minacciato tutti quelli che potevano con una causa” tra cui Pearson, la sua agenzia e Sutter Health. Ad un certo punto, sostiene, il suo team di oncologia, dopo essere stato minacciato di azioni legali, ha detto che non erano sicuri di poterle fare la chemio e che avrebbero dovuto consultare i propri avvocati».
Apparentemente la coppia gay ha insistito sul fatto che nessuna misura salvavita dovrebbe essere eseguita sul bambino se fosse nato vivo. In quanto genitori legali, erano legalmente autorizzati a dare queste istruzioni ai medici. Hanno anche insistito per avere un certificato di morte. Sembra che il bambino sia nato e sia morto poco dopo.
Jennifer Lahl, del Center for Bioethics and Culture, afferma che non è chiaro perché volessero un certificato di morte. Ha ipotizzato che potrebbe essere stato per evitare di effettuare un pagamento finale alla signora Pearson, dal momento che non aveva consegnato loro un bambino vivo.
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Alimentazione
Aspartame «possibile carcinogenico»: un dibattito lungo decenni, e il ruolo di Donald Rumsfeld nell’approvazione della sostanza alla FDA
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
L’Organizzazione mondiale della sanità dovrebbe classificare l’aspartame come «possibilmente cancerogeno per l’uomo», citando «prove limitate» che lo collegano ai tumori. Ma la mossa riaccende un dibattito decennale sul fatto che il popolare sostituto dello zucchero sia veramente sicuro e perché le autorità di regolamentazione lo abbiano approvato in primo luogo.
La notizia che venerdì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dovrebbe classificare l’aspartame come un «possibile cancerogeno» ha riacceso un dibattito che si è acceso da quando la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato per la prima volta il dolcificante artificiale più di quattro decenni fa.
L’aspartame, venduto con i marchi NutraSweet, Equal e Sugar Twin, è ampiamente utilizzato nelle bibite dietetiche e nei prodotti alimentari senza zucchero e «a ridotto contenuto di zucchero» , tra cui gelati, gomme da masticare, yogurt e condimenti per insalata. Si trova anche in prodotti non alimentari come collutori e medicine per la tosse .
La sentenza di domani – da parte del braccio di ricerca sul cancro quasi indipendente dell’OMS, l’ Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) – significa che l’IARC ha trovato solo prove limitate che collegano l’aspartame al cancro negli esseri umani, sulla base del suo sistema di classificazione dei potenziali pericoli su una scala da «cancerogeno» a «probabilmente non cancerogeno».
La categoria «possibile cancerogeno» della IARC comprende, tra gli altri, anche l’estratto di foglie intere di aloe vera, alcune verdure in salamoia, le radiazioni elettromagnetiche ei gas di scarico dei veicoli.
Mentre decenni di ricerca sponsorizzata dall’industria non hanno rilevato rischi derivanti dall’aspartame, la ricerca indipendente ha identificato un’ampia gamma di danni, dai danni al fegato e ai reni ai rischi di convulsioni e parto prematuro.
L’aspartame è sul radar della IARC da oltre un decennio. Solo dopo che uno studio osservazionale francese di ampia coorte ha scoperto che un’elevata assunzione di dolcificanti artificiali aumentava il rischio di tumori al seno e legati all’obesità, gli scienziati dell’OMS hanno ritenuto che valesse la pena indagare ulteriormente.
Precedenti studi dell’Istituto Ramazzini hanno trovato una correlazione tra i livelli di aspartame – appena quanto raccomandato per l’assunzione giornaliera da parte degli esseri umani – e l’aumento dei tumori maligni in più organi in ratti e topi.
La classificazione IARC non stabilisce livelli di consumo sicuri, ma anche JECFA – l’Organizzazione congiunta per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite e il Comitato di esperti sugli additivi alimentari dell’OMS – sta rivedendo l’aspartame e dovrebbe pubblicare le sue raccomandazioni sui «limiti giornalieri accettati» venerdì, in coincidenza con l’annuncio della IARC, secondo Reuters.
I regolatori ritengono l’aspartame sicuro
L’aspartame è stato utilizzato in più di 6.000 prodotti in tutto il mondo dagli anni ’80. La FDA lo ha approvato nel 1981, ritenendolo sicuro in dosi inferiori a 50 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo.
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha condotto una valutazione completa del rischio nel 2013, trovando anche l’aspartame sicuro per il consumo umano a 40 mg/kg o meno. L’EFSA ha recentemente affermato di non avere motivo di modificare tale valutazione sulla base delle prove attuali.
«C’è stato un numero enorme di studi condotti sull’aspartame, che dimostrano in modo schiacciante che è molto sicuro e non ha alcun potere cancerogeno», ha detto a Reuters il dottor Samuel Cohen, professore di oncologia presso il Centro medico dell’Università del Nebraska. Cohen ha fatto parte di numerosi gruppi di esperti ed è stato consulente per l’industria.
Erik Millstone ed Elisabeth Dawson, nel loro articolo che analizza tutti i 154 studi esaminati dall’EFSA per prendere la loro decisione del 2013 sull’aspartame, hanno scoperto che l’agenzia «aveva costantemente trattato come affidabile una grande maggioranza di studi negativi, mentre scartava tutti gli studi fornendo la prova del danno come inaffidabile».
L’industria dei dolcificanti artificiali ha fatto di tutto per assicurare al pubblico che «l’aspartame è sicuro». È preoccupato che la revisione JEFCA possa «indurre in errore i consumatori», ha riferito Reuters.
Decenni di dibattito sulla sicurezza
Da quando l’aspartame è entrato per la prima volta nell’approvvigionamento alimentare, alcuni scienziati hanno messo in guardia sui potenziali effetti sulla salute, che vanno dai sintomi neurologici al cancro.
Nel 1975, la FDA ha bloccato l’approvazione dell’aspartame, trovando difetti negli studi condotti dall’industria. Una meta-analisi di 164 studi ha rilevato che su «90 studi non sponsorizzati dall’industria, 83 hanno identificato uno o più problemi con l’aspartame».
«Dei 74 studi sponsorizzati dall’industria, tutti e 74 hanno affermato che l’aspartame era sicuro», hanno scritto Ronnie Cummins e Katherine Paul nel 2013, in un articolo pubblicato su Salon.
Nel 1995, la FDA «ha documentato 92 sintomi correlati all’aspartame, tra cui emicrania, perdita di memoria, convulsioni, obesità, infertilità, vertigini, affaticamento, problemi neurologici e una miriade di altri», secondo Cummins e Paul.
«Dal 1981, quando il prodotto ha ottenuto le approvazioni formali, ci sono state polemiche in corso», ha detto a Reuters Peter Lurie, presidente del Center for Science in the Public Interest (CSPI) con sede negli Stati Uniti. «Stiamo spingendo per una revisione IARC ormai da molti anni».
La sentenza della IARC ha conseguenze di vasta portata, secondo CSPI:
«IARC è un’autorità globale sugli agenti cancerogeni. Ha classificato la cancerogenicità di oltre 1.000 agenti, inclusi prodotti chimici, agenti biologici e altre esposizioni (…) L’ American Cancer Society e l’ EPA della California si affidano direttamente alle classificazioni IARC per aggiornare i loro elenchi e mettere in guardia il pubblico sugli agenti cancerogeni».
CSPI ha guidato la lotta per vietare l’aspartame, citando il cancro come principale preoccupazione per la salute. In una revisione delle prove umane e animali, il CSPI ha descritto una serie di potenziali rischi di cancro, tra cui:
- Cancro al fegato e ai polmoni
- Un raro tipo di cancro del tratto urinario
- Linfoma e leucemia, compreso il linfoma non Hodgkin
- Mieloma multiplo
US Right To Know, riferendo su decenni di scienza che indica i gravi rischi per la salute dell’aspartame, ha stabilito che tali rischi includono:
- Malattia cardiovascolare
- Il morbo di Alzheimer
- Convulsioni
- Ictus e demenza
- Disbiosi intestinale
- Obesità
- Disturbi dell’umore
- Mal di testa ed emicranie
- Nascita pretermine e bambini in sovrappeso
- Menarca precoce
- Danno allo sperma
- morbo di Parkinson
A maggio, l’ OMS ha sconsigliato ai consumatori l’uso di dolcificanti non zuccherini (NSS) per il controllo del peso, nominando aspartame, acesulfame K, saccarina e altri prodotti nel loro avvertimento.
«Potrebbero esserci potenziali effetti indesiderati dall’uso a lungo termine di NSS, come un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità negli adulti», ha affermato l’avviso dell’OMS.
Le linee guida dell’OMS hanno provocato un furore di respingimenti da parte dell’industria , con l’industria che ha sostenuto che l’aspartame «può essere utile per i consumatori che desiderano ridurre la quantità di zucchero nella loro dieta».
Numerosi studi contestano questa affermazione, alcuni addirittura concludendo che l’uso di dolcificanti alternativi può indurre un aumento di peso.
Cosa c’entra Donald Rumsfeld?
Se ci fossero così tanti studi negativi, in che modo l’aspartame è entrato nel nostro approvvigionamento alimentare? Questa è la domanda che Cummins e Paul hanno posto nel loro articolo su Salon.
La loro risposta: Donald Rumsfeld, ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti ed ex CEO di Searle, produttore di aspartame. Secondo l’articolo :
«Nel 1981, Rumsfeld, che in precedenza era stato CEO di Searle, scelse personalmente il nuovo commissario della FDA di Reagan, Arthur Hayes Hull, Jr.»
«Il 21 gennaio 1981, il giorno dopo l’insediamento di Ronald Reagan, Searle presentò nuovamente alla FDA l’approvazione per l’uso dell’aspartame come dolcificante nelle bevande. Hull, il nuovissimo commissario della FDA, raccomandato da Rumsfeld, ha nominato una commissione scientifica di cinque persone per rivedere la precedente decisione della commissione d’inchiesta». (Una commissione d’inchiesta era stata costituita nel 1975 quando la FDA mise in dubbio per la prima volta la validità degli studi di Searle sull’aspartame).
«Quando è diventato chiaro che la Commissione Scientifica era sulla buona strada per sostenere il divieto del 1975 con una decisione 3-2, Hull ha installato un sesto membro nella commissione. Ciò ha portato a un voto in stallo. Hull ha quindi espresso personalmente il voto decisivo. Ecco. L’aspartame è stato approvato».
Non molto tempo dopo, Hull lasciò la FDA per lavorare per una società di pubbliche relazioni i cui clienti includevano Searle e Monsanto. La Monsanto in seguito ha acquistato Searle e ha scorporato l’azienda con il nome di NutraSweet.
Per il suo disturbo, Rumsfeld «ha guadagnato un bel bonus di 12 milioni di dollari, presumibilmente per il suo ruolo nell’ungere le ruote per l’approvazione dell’aspartame».
Impatto della classificazione IARC incerto
Gli osservatori affermano di non aspettarsi cambiamenti rapidi dopo l’annuncio di venerdì.
«Non vedo come, senza studi meglio progettati, possiamo trarre conclusioni su questa [sentenza IARC]», ha detto a Reuters Andy Smith, professore presso l’Unità di tossicologia MRC presso l’Università di Cambridge.
La classificazione anticipata dell’aspartame da parte della IARC probabilmente motiverà ulteriori ricerche progettate per «aiutare le agenzie, i consumatori e i produttori a trarre conclusioni più solide».
«Ma probabilmente riaccenderà anche il dibattito sul ruolo della IARC, così come sulla sicurezza degli edulcoranti più in generale», ha riferito Reuters.
John-Michael Dumais
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.
Alimentazione
L’aspartame potrebbe essere etichettato come cancerogeno
Un ramo di ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) starebbe per designare l’aspartame, popolare dolcificante artificiale, come «possibilmente cancerogeno per l’uomo». Lo riporta l’agenzia Reuters.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dovrebbe far uscire la sua sentenza il 14 luglio, dopo aver esaminato 1.300 studi, ha detto giovedì l’agenzia di stampa.
L’IARC non tiene conto dei livelli di consumo quando valuta se una sostanza presenta un rischio di cancro. Reuters afferma che la sentenza ha lo scopo di spingere per ulteriori ricerche sulla questione.
L’aspartame è 200 volte più dolce del saccarosio, il componente principale dello zucchero normale, il che significa che è necessaria una quantità molto minore in una ricetta alimentare. La sostanza viene scomposta in componenti durante la digestione e assorbita dall’organismo.
Lo stesso giorno dovrebbe pervenire un parere separato da un comitato di esperti chiamato JECFA (Comitato Congiunto di Esperti sugli Additivi Alimentari dell’OMS e dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura), insieme alle decisioni dei regolatori nazionali. Quest’anno l’organismo ha effettuato la propria revisione sulla sicurezza dell’aspartame.
Dal 1981, il JECFA ha considerato il sostituto dello zucchero sicuro per l’uomo entro generosi limiti di consumo giornaliero. Questo punto di vista è oggi condiviso a livello globale dalle autorità di regolamentazione della sicurezza alimentare.
Un portavoce della IARC ha detto a Reuters che le due sentenze sarebbero «complementari». Alcuni organismi sanitari nazionali hanno chiesto all’OMS di rilasciarli lo stesso giorno per evitare «confusione e preoccupazione nel pubblico», come afferma una lettera alla dirigenza dell’organizzazione da parte di funzionari sanitari giapponesi.
Frances Hunt-Wood, segretario generale dell’International Sweeteners Association (ISA), che ha tra i suoi membri importanti produttori di alimenti, ha definito l’IARC «non un organismo per la sicurezza alimentare», secondo l’articolo, dichiarando che la revisione «non era scientificamente completa» e «basata pesantemente su ricerche ampiamente screditate».
In passato, le sentenze della IARC sono state utilizzate come prova in procedimenti giudiziari intentati da malati di cancro contro aziende produttrici. Un esempio potrebbe essere il glifosato, l’erbicida utilizzato nel diserbante Roundup della Monsanto, che l’IARC ha classificato come «probabilmente cancerogeno per l’uomo» nel 2015.
Secondo Children’s Health Defense, la tossicità del glifosato era conosciuta dagli anni Ottanta.
Come riportato da Renovatio 21, a fine 2022 l’India ha ordinato agli agricoltori di smettere di utilizzare diserbanti a base di glifosato. Le battaglie degli agricoltori contro Roundup e sementi OGM della Monsanto sono alla base di un film con Christopher Walken, Percy, tratto dalla vera storia del coltivatore Percy Schmeiser.
La Monsanto è stata acquisita dal colosso chimico-farmaceutico tedesco Bayer 5 anni fa. Joe Biden, appena eletto presidente, ha nominato come Segretario dell’Agricoltura Tom Vislack, da alcuni soprannominato «Mister Monsanto», il quale si è guadagnato tale epiteto grazie all’indulgenza dimostrata verso «Big Agri» negli anni in cui ricopriva lo stesso ruolo per Obama, ossia le grandi aziende agricole industriali – durante il suo mandato avvenne l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer.





