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Lettera aperta di una guardia svizzera che ha resistito alla vaccinazione obbligatoria in Vaticano

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Renovatio 21 pubblica questa lettera aperta di un’ex guardia svizzera che ha rifiutato di sottoporsi all’obbligo vaccinale in vigore ora presso tutto lo Stato del Vaticano. Egli ha quindi perso il lavoro, ma ci tiene a far sentire, infine, la sua voce di cattolico. 

 

 

 

Lettera aperta in risposta alle autorità del Vaticano, al suo capo supremo il Santo Padre Papa Francesco, alla Segreteria di Stato vaticana, alle istituzioni della Città, al Comando della Guardia Svizzera Pontificia

 

Dopo aver ricevuto una raccomandata in data del 20 agosto scorso presso la Guardia Svizzera Pontificia, raccomandata che ha fatto seguito alla lettera della Segreteria di Stato del 10 agosto 2021 e avente per soggetto la vaccinazione contro il COVID-19, tengo a rispondere come mi è stato richiesto, così come a tutte le persone non vaccinate fino a questo giorno.

 

È stato richiesto per il 15 settembre seguente, a queste «persone interessate», di contattare il personale responsabile allo scopo di organizzare la vaccinazione, o eventualmente di far pervenire un certificato medico che attesti l’incapacità di farsi vaccinare. Mi sta a cuore di dare seguito a questo «Appello alla vaccinazione contro il COVID», secondo il mio dovere. Per quel che riguarda il mio stato fisico, al momento e secondo il parere dei medici, non ho da temere un’inattitudine alla vaccinazione. Non ho dunque nessun certificato medico da presentare. Dovrei dunque rispondere all’appello iscrivendomi per la vaccinazione. Devo però riflettere a questa scelta, non con pregiudizi «pro o contro» il vaccino in generale. Si tratta per me di capire che io debba essere «per tale vaccino, amministrato in tali condizioni, a tale popolazione, in un tale luogo».

 

1)

Infatti è questo il principio stesso del vaccino: la prevenzione di un male predisponendo a quest’ultimo per acquisirne l’immunità, tenendo conto dei rischi e dei benefici. «Il dubbio è l’inizio della conoscenza».

 

2)

Ogni vaccino comporta dei rischi, richiede prudenza specialmente quando non è stato sufficientemente testato, secondo l’urgenza o lo stato del paziente. Purtroppo bisogna ammettere la realtà, prendere in considerazione gli eventi avversi.

 

La frequenza di incidenti mortali dopo la vaccinazione è «sottostimata», secondo il Direttore dell’Università di Heidelberg, Peter Schirmacher, che aggiunge: «Il vaccino è la causa della morte nel 30-40% delle autopsie delle persone vaccinate di recente». Ma «il rischio accettabile è quello che è accettato».

 

3)

Un pericolo potrebbe dover essere accettato per un bene più grande, non c’è dubbio, come potrebbe essere l’immunità generale.

Tuttavia, secondo Didier Febvrel, direttore del Servizio sanitario di Marsiglia, «assicurare che il vaccino non presenta alcun pericolo e che è l’arma decisiva contro il virus deriva da una comunicazione utopica e militare del secolo scorso che coincide con la propaganda».

 

4)

Purtroppo, molte volte nella storia degli incidenti hanno avuto luogo proprio per la politicizzazione delle campagne vaccinali, come con l’epatite B, la rosolia in Inghilterra, la crisi H1N1, l’affare POR Walkefield, la varicella scomparsa ma per la quale si continua a vaccinare con rischi mortali…

 

E in tutto questo, l’unico problema sarebbe che ne deriva una cattiva pubblicità per il vaccino! Così i recalcitranti sono sempre più numerosi e alcuni vaccini considerati importanti vengono evitati…

 

E la difesa del vaccino non è certo garantita da un obbligo universale del medesimo, obbligo del resto già deciso il 12 settembre 2019 (prima della «pandemia») nel Global vaccination summit.

 

Allora ci si viene a dire che avremmo un’immunità collettiva, una copertura vaccinale con il 75% della popolazione vaccinata, «salvo che questa non è scienza. Per uno stesso microbo, la contagiosità è differente tra un ceppo e l’altro.

 

In realtà, l’idea stessa, apparentemente assai logica, che più una popolazione è vaccinata meno il virus circola, non è del tutto esatta», ha affermato il Dott. Didier Raoult, dell’IHU di Marsiglia, uno dei massimi infettivologi viventi.

 

5)

Anche secondo questa ideologia, si potrebbe dunque lasciare una parte della popolazione libera di non farsi vaccinare, invece le cose non stanno così, la vaccinazione deve essere qualcosa di globale, senza limiti né discernimento. Ma come sperare l’immunità se i vaccinati stessi sono portatori del virus?

 

«Benché la vaccinazione avanzi a ritmi crescenti, il virus non sta per sparire e i pazienti avranno bisogno di cure sicure ed efficaci», ha detto Stelle Kyriakides, commissaria dell’UE per la Salute e la sicurezza alimentare.

 

6)

Così durante questo anno, vorrei farlo notare, tutti i membri della Guardia Svizzera risultati positivi al COVID-19 erano stati vaccinati, al massimo pochi mesi prima. E che ne è di Israele, uno dei paesi più vaccinati al mondo, in una situazione pandemica assai critica?

 

7)

Care autorità, in risposta alla pressione che ci è stata fatta, avrei potuto difendermi con certificati medici, dichiarando di essere immune per aver contratto la malattia alla fine dell’anno scorso.

 

Di certo non si può essere immunizzati meglio che dalla guarigione dalla malattia stessa. Avrei potuto quindi giustificare in piena logica che non avevo bisogno di vaccino: ma nemmeno questo sarebbe stato accettato!

 

E mi è comunque preferibile testimoniare in piena verità, senza ipocrisie, ciò che è mio dovere testimoniare e sostenere così tutti quelli che si permettono di pensare diversamente, di reagire con intelligenza ed evitare con convinzione ciò che non è ragionevole.

 

Quanti dei miei cari colleghi hanno purtroppo ceduto a un trattamento medico a cui non davano pieno consenso, obbligati dalla forza, per riottenere delle libertà? Per me è fondamentale difendere con convinzione la Libertà.

 

Perché dovrei obbligarmi a qualcosa della cui assurdità sono cosciente? Chi potrebbe obbligarmi?

 

8)

A questo proposito cito la Congregazione per la Dottrina della Fede, che in data 21 dicembre 2020 diceva: «appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria».

 

Che cosa dobbiamo capire? Non è questa l’indicazione che ci viene dalla Chiesa cattolica?

 

9)

In tutti i modi, e soprattutto nei modi più ipocriti, si è arrivati a spaventare la gente sotto pretesto di prevenzione. Quello che davvero fa paura sono coloro che approfittano di questa «finestra di opportunità», che non aspettavano altro per la ricostruzione di un mondo, l’abolizione della società del vicinato, la snaturalizzazione della specie umana con la proliferazione di specifiche leggi (aborto anticipato, embrioni chimera uomo/animale, PMA/GPA).

 

Ciò che fa ancora più paura è l’oblio della Vita lì dove si dovrebbe difendere la Vita! In una situazione così drammatica, la gente non si aspetterebbe altro che un sostegno spirituale, in una crisi simile solo la Fede potrebbe permettere di accettare la situazione.

 

Purtroppo invece lo scandalo maggiore è proprio lì, si è arrivati a sopprimere il sostegno spirituale e sacramentale e ad abbandonare le persone nella necessità. La situazione era sicuramente difficile da gestire, c’era la minaccia dei governi, ma in molti luoghi si è giocato di anticipo e sono le stesse autorità ecclesiastiche ad aver rifiutato di portare i soccorsi soprannaturali alle persone in difficoltà. Il Vaticano ha dato l’esempio! Ci sarebbero qui da riportare tanti aneddoti, che proverebbero l’assurdo delle decisioni prese da degli uomini di poca fede.

 

Più volte, durante le visite, le spiegazioni di storia della Chiesa, ci hanno raccontato la fede dei Padri, l’impegno della Santa Chiesa durante le grandi pestilenze, senza poterci giustificare l’assurdo della situazione attuale.

 

Quante volte ci siamo posti queste domande quando si ammiravano tanti episodi concreti nella storia di Roma e di tutta l’Italia. Stranamente la morale è dissimulata, sembra che in caso di urgenza sia tutto permesso.

 

10)

Che ne è poi del documento della Congregazione per la Dottrina della Fede citato poco sopra? Non ha nessuna portata, anche giuridica, in Vaticano?

 

Che ne è di questo obbligo contro la coscienza delle persone oneste?

 

Che ne è del documento della Pontificia Accademia per la Vita del 5 giugno 2005?

 

Questo documento afferma chiaramente che bisogna combattere i vaccini illeciti, preparati a partire cellule provenienti da feti umani abortiti, pur ammettendo poi che in caso di necessità se ne potrebbe accettare l’uso.

 

«I medici e i padri di famiglia hanno il dovere di ricorrere a vaccini alternativi (se esistenti) (cf Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n.74), esercitando ogni pressione sulle autorità politiche e sui sistemi sanitari affinché altri vaccini senza problemi morali siano disponibili. Essi dovrebbero invocare, se necessario, l’obiezione di coscienza rispetto all’uso di vaccini prodotti mediante ceppi cellulari di origine fetale umana abortiva». 

Dunque secondo la dottrina della Santa Sede, certi vaccini sono chiaramente definiti illeciti, almeno quanto alla loro produzione, e benché sia tollerato di usarli in caso di necessità, si dice che occorre combattere i governi che diffondono tali vaccini.

 

«Ugualmente dovrebbero opporsi con ogni mezzo (per iscritto, attraverso le diverse associazioni, i mass media, ecc.) ai vaccini che non hanno ancora alternative senza problemi morali, facendo pressione affinché vengano preparati vaccini alternativi non collegati a un aborto di feto umano e chiedendo un controllo legale rigoroso delle industrie farmaceutiche produttrici».

 

Perfino il documento della stessa Accademia del 31 luglio 2017, pur essendo più permissivo quanto all’uso di tali prodotti, non manca di ricordare il necessario «impegno comune a far sì che ogni vaccino non abbia alcun riferimento per la sua preparazione ad eventuale materiale di origine abortivo».

 

Ora il Vaticano, l’istituzione della Chiesa, ha scelto il vaccino Pfizer, testato su linee cellulari abortive. Che pensare? Addirittura impone il vaccino a tutti i suoi dipendenti, benché come Stato sovrano, avrebbe la possibilità di scegliere dei prodotti non contaminati dall’aborto, che pure esistono.

 

Come cattolico che segue il Magistero, avrei il dovere di battermi contro le scelte vaccinali della Città del Vaticano? Se si leggono i documenti citati, si deve rispondere di sì.

 

11)

Sì, ho seguito fin qui l’evoluzione di queste restrizioni, dell’obbligo vaccinale, ed ho sopportato fino ad oggi, come vittima, tutto quello che abbiamo dovuto subire.

 

Ho conosciuto tutta la pressione che è stata fatta progressivamente e sovversivamente per convincere le persone a scaricarsi della responsabilità che non ci si vuole assumere.

 

Sono stato testimone di situazioni di ingiustizia, tanto più opprimenti quanto più pesavano su persone dalla sorte più difficile della mia, pur essendo io stesso estenuato. Ho sopportato tutto questo sino alla fine cercando di servire al meglio.

 

Per intuizione della mia coscienza e dopo aver pregato sono stato spinto a discernere le cose in questo modo, e persuaso del mio dovere, difendo così la Libertà e vendico così le persone che sono state messe gravemente alla prova.

 

Ciò che è certo in tutto questo, è che quanto stiamo vivendo non ha più niente di umano né tantomeno di cristiano, ed è davvero intollerabile vedere la santa Città del Vaticano arrivare a questo punto!

 

Che San Michele si degni di proteggere e difendere sempre la Città santa!

 

Acriter et fideliter

 

 

Pierre-André Udressy

Ex guardia svizzera e attuale cittadino indigente del Vaticano

 

Gender

Malawi, i cattolici manifestano contro il matrimonio omosessuale

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Su invito dell’episcopato, il 13 luglio i cattolici del Malawi e altri cristiani hanno manifestato in tutto il Paese contro il matrimonio omosessuale e per la difesa del matrimonio e della famiglia. Migliaia di persone hanno ricordato pacificamente l’importanza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.

 

Il Malawi, piccolo stato africano avvolto intorno all’omonimo lago, ha una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti, di cui il 77,3% cristiani, che si suddivide in 17,2% cattolici, 33,5% protestanti e 26,6% membri di chiese africane. I musulmani rappresentano il 13,8%.

 

In Malawi, le relazioni omosessuali sono punibili fino a 14 anni di carcere. Ma nel 2012 il ministero della Giustizia aveva dichiarato una moratoria su arresti e azioni penali per atti contro natura commessi. Tuttavia, nel 2016, l’ordinanza è stata sospesa dalla Corte Costituzionale per verifica.

 

Attualmente, l’Alta Corte sta esaminando un caso che coinvolge un cittadino olandese, un dipendente di una ONG e una donna transgender del Malawi, che chiedono il riconoscimento dei loro «diritti fondamentali», in altre parole, la modifica della legge attraverso il loro caso.

 

La Conferenza episcopale del Malawi, a causa delle «discussioni e dei dibattiti fuorvianti in corso in questo momento in varie sedi» ha deciso di «rendere nota e chiara la sua posizione», per questo dirama una lettera e organizza questo evento.

 

La lettera sottolinea l’importanza della famiglia per la società e afferma che la «famiglia» deve includere un marito, sua moglie ei loro figli. Ricorda inoltre che gli atti sessuali sono consentiti solo tra persone sposate (maschio e femmina) e che ogni atto deve esprimere amore e apertura alla procreazione.

 

Continua dicendo che dobbiamo «fare molto di più per sostenere e animare le famiglie… soprattutto oggi che affrontano tanti problemi». Ma, aggiungono i vescovi, «purtroppo questi problemi sono in gran parte imposti all’Africa… da società straniere; approfittando della miseria assoluta dei nostri paesi».

 

Il resto non manca di orgoglio e brio: «nonostante la nostra povertà, dobbiamo alzarci in difesa della famiglia e della cultura anche quando siamo sotto la forte pressione delle società ricche ma virtualmente pagane che purtroppo sembrano respingerci verso la via della colonizzazione». E richiama l’esempio dei martiri dell’Uganda.

 

La lettera continua: «paradossalmente, i martiri dell’Uganda hanno ricevuto la fede che hanno difeso con il loro sangue da eroici missionari degli stessi Paesi che stanno attaccando la stessa fede per la quale sono morti molti missionari come hanno fatto i martiri dell’Uganda».

 

In questa lotta contro i peccati di ignominia, i protestanti si sono associati ai cattolici, oltre che ai musulmani.

 

Questa salutare reazione, che si trova ovunque in Africa, sarà forse il granello di sabbia che potrà fermare la macchina del sinodo mondiale, almeno su questo tema, grazie ai delegati africani.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine di Benjamin Dahlhoff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Spirito

Il corpo incorrotto di un santo perduto nell’incendio siciliano

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Un devastante incendio ha distrutto l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, in Sicilia, provocando la scomparsa del suo patrimonio storico e religioso. E, perdita irreparabile, il corpo incorrotto di san Benedetto da Palermo, che era venerato nella chiesa, è andato perduto tra le fiamme.

 

La Chiesa di Santa Maria di Gesù, eretta nel 1426 dal Beato Matteo Guimerà e situata accanto al convento dei Frati Minori nella città di Palermo, in Sicilia, è stata completamente rasa al suolo da un grande incendio.

 

Oltre alla perdita dell’edificio, i fedeli si rammaricano profondamente di aver perso nell’incendio il corpo incorrotto di San Benedetto da Palermo, che vi era custodito: si sono salvati solo pochi frammenti ossei.

 

San Benedetto da Palermo

Benedetto il Moro o Benedetto il Nero o Benedetto l’Africano (1526-1589) era un francescano italiano, nato in Sicilia, da genitori schiavi. Entrò nei Frati Minori Riformati della Stretta Osservanza in un convento vicino a Palermo. Nel 1578, anche se non sapeva né leggere né scrivere, fu eletto superiore dell’ordine per 3 anni.

 

Egli ricevette dallo Spirito Santo un particolare dono di scienza per spiegare le Sacre Scritture, di intelligenza per risolvere le questioni teologiche, e di consiglio per aiutare tutti coloro che venivano a consultarlo. Verso la fine della sua vita, chiese di essere sollevato dall’incarico e di poter tornare al suo lavoro in cucina. Morì all’età di 63 anni e il suo corpo rimase incorrotto.

 

Nonostante San Benedetto sia compatrono di Palermo, il suo culto nella regione non è molto diffuso. Ciò è dovuto all’abbondanza di altri santi che sono fioriti nel paese, facendo sì che questo umile frate francescano passasse relativamente inosservato.

 

Tuttavia, la sua devozione si diffuse in modi sorprendenti grazie ai marinai che portarono con sé la fede nel loro viaggio verso il Nuovo Mondo. Fu in Brasile che San Benedetto conquistò un gran numero di seguaci.

 

Il suo culto è molto popolare oltreoceano: è il santo patrono dei neri del Nord America e dell’America Latina. La parrocchia è diventata un luogo di pellegrinaggio per centinaia di latinoamericani.

 

Sebbene i vigili del fuoco siano stati informati dell’incidente il prima possibile, non hanno potuto intervenire prontamente. I fedeli hanno cercato di salvare la chiesa da soli.

 

Pochissime invece le ossa del beato Matteo Guimerà, anch’esse conservate nella chiesa, che sono state recuperate.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Gender

Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona

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Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.

 

Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.

 

La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.

 

La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.

 

 

Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.

 

Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.

 

Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.

 

Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».

 

Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».

 

La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.

 

La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.

 

Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.

 

In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».

 

Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».

 

Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.

 

Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.

 

Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».

 

Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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