Vaccini
La vera storia del dottor Wakefield e del vaccino MPR
Renovatio 21 pubblica questa analisi approfondita del caso contro il Dr. Andrew Wakefield scritta da Mary Holland, JD (juris doctor, espressione che si usa negli USA per definire un dottore in legge). Mary Holland è la direttrice del Graduate Lawyering Program presso la School of Law della New York University. Ha scritto e curato libri e articoli sui diritti umani. Ha lavorato per un giudice federale, ha lavorato presso il Comitato degli Avvocati per i Diritti Umani e presso importanti studi legali statunitensi. Si è laureata all’Harvard College e ha conseguito la specializzazione alla Columbia University. È co-fondatrice e membro del consiglio di amministrazione del Center for Personal Rights (Centro per i Diritti personali).
Questo scritto compone il capitolo 25 del libro Vaccine Epidemic, di cui consigliamo la lettura.
Introduzione
Se avete sentito il nome del dottor Wakefield – e probabilmente l’avete sentito – avete ascoltato due storie. Avete appreso che il Dr. Wakefield è un imbroglione, un ricercatore non eticamente corretto e un buffone che è stato «cancellato» dal registro inglese dei medici e il cui articolo del 1998 sull’autismo e le malattie gastrointestinali è stato «ritirato» da un’importante rivista medica. Avete anche sentito una storia molto diversa, che il Dr. Wakefield è uno scienziato brillante e coraggioso, un medico compassionevole amato dai suoi pazienti e un campione per le famiglie con autismo e danni da vaccino. Qual è la verità?
Il Dr. Wakefield è stato punito per aver sostenuto la possibilità di scegliere la vaccinazione
Chi è il dottor Andrew Wakefield?
Il Dr. Wakefield si laureò alla St. Mary’s Hospital Medical School dell’Università di Londra nel 1981; fu l’unico della quarta generazione della sua famiglia a studiare medicina in quell’ospedale universitario. Proseguì la sua carriera in chirurgia gastrointestinale con una specializzazione in malattie infiammatorie intestinali. Nel 1985 diventò membro del Royal College of Surgeons e nel 2001 fu ammesso al Royal College of Pathologists. Ricoprì incarichi accademici presso il Royal Free Hospital e pubblicò oltre 140 articoli scientifici originali, capitoli di libri e commenti scientifici.
I retroscena della controversia
All’inizio degli anni ’90, il Dr. Wakefield iniziò a studiare un possibile legame tra il virus del morbillo e le malattie intestinali. Pubblicò uno studio nel 1993, «Prove di infezione persistente del virus del morbillo nella malattia di Crohn» e fu coautore di un articolo del 1995 pubblicato su The Lancet, «Il vaccino contro il morbillo è un fattore di rischio per le malattie infiammatorie intestinali?».
All’incirca nello stesso periodo, il Dr. Wakefield scrisse un manoscritto inedito di 250 pagine contenente una revisione della letteratura scientifica disponibile sulla sicurezza dei vaccini contro il morbillo. Stava rapidamente emergendo come uno degli esperti mondiali di vaccinazione anti morbillo.
All’inizio degli anni ’90, il Dr. Wakefield iniziò a studiare un possibile legame tra il virus del morbillo e le malattie intestinali. Stava rapidamente emergendo come uno degli esperti mondiali di vaccinazione anti morbillo
Nel 1996, un legale, l’avvocato Barr dello studio legale Dawbarns, contattò il Dr. Wakefield e gli chiese se volesse lavorare come consulente in una causa legale per la difesa di bambini danneggiati dai vaccini contenenti il virus del morbillo. L’avvocato stava intentando la causa per conto dei genitori che sostenevano che i vaccini avevano causato disabilità ai loro figli, compreso l’autismo.
Sei mesi prima di questo, e indipendentemente dallo svolgimento del contenzioso, alcuni genitori di bambini con autismo e gravi sintomi gastrointestinali avevano preso contatti con il Dr. Wakefield grazie alle sue pubblicazioni sul vaccino contro il morbillo, chiedendo aiuto per il dolore e la sofferenza dei loro figli, che essi ritenevano essere stati causati dal vaccino. Il Dr. Wakefield prese due decisioni importanti, ma separate, in quel momento: di cercare di aiutare le famiglie alle prese con autismo e problemi gastrointestinali e di diventare un consulente nel caso legale riguardante i vaccini e l’autismo.
Il Dr. Wakefield è stato reso un esempio
Barr chiese al Dr. Wakefield di studiare due questioni:
(1) se il morbillo potesse persistere dopo l’infezione o la ricezione del vaccino MPR; e
(2) se il virus del morbillo potesse portare a complicazioni, come il morbo di Crohn o l’autismo.
A causa di ritardi burocratici nel suo ospedale, tuttavia, il Dr. Wakefield non iniziò questo studio relativo al contenzioso fino all’ottobre 1997. Nel luglio 1997, il Dr. Wakefield e il suo collega, il professor John Walker-Smith, avevano già esaminato i «12 del Lancet»: dodici pazienti con autismo e sintomi gastrointestinali che erano alla base del caso di studio nell’articolo pubblicato nel 1998 su The Lancet.
The Lancet, i media, il Ministero della Salute britannico, l’industria farmaceutica e anche con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, per screditare il Dr. Wakefield
Il Dr. Wakefield e altri avevano raccomandato che questi pazienti consultassero il Prof. Walker-Smith, medico eminente descritto dai suoi pari come uno dei più importanti gastroenterologi pediatrici del mondo.
Il prof. Walker-Smith si era recentemente trasferito al St. Mary’s Hospital da un’altra istituzione e aveva portato con sé gli stessi privilegi clinici e le autorizzazioni etiche di cui godeva nel suo precedente ospedale. Il professore, un suo collega (il dottor Simon Murch) e un team di altri medici svolsero un ampio lavoro clinico su questi bambini malati che il prof. Walker-Smith riteneva «clinicamente idonei», mentre il dottor Wakefield coordinò un dettagliato esame dell’attività di ricerca dei tessuti ottenuti mediante biopsia.
I test clinici comprendevano colonscopie, risonanze magnetiche e punture lombari per valutare i disturbi mitocondriali. Gli «studi clinicamente indicati» non richiesero l’autorizzazione del comitato etico del Royal Free Hospital, perché i test erano richiesti a beneficio dei singoli pazienti. La ricerca del Dr. Wakefield fu coperta da un’appropriata approvazione etica.
Nel 1998, per annunciare la pubblicazione dell’articolo di The Lancet scritto dal Dr. Wakefield e da altri dodici scienziati, il preside della St. Mary Medical School indisse una conferenza stampa. Anche se questa non era una pratica standard, il decano presumibilmente cercava di migliorare la visibilità della scuola nell’ambito della ricerca d’avanguardia.
L’articolo fu definito sulla rivista medica come un «rapporto preliminare», con la precisazione che «non ha dimostrato un’associazione tra il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e la sindrome descritta. Sono in corso studi virologici che possono aiutare a risolvere questo problema».
Nel 1992 due diverse combinazioni di vaccini MPR erano state ritirate dal mercato britannico perché non erano sicure, quindi la vaccinazione MPR era già un argomento caldo prima della pubblicazione dell’articolo di The Lancet
Durante la conferenza stampa, il Dr. Wakefield fu interrogato sulla sicurezza del vaccino MPR. Nel 1992 due diverse combinazioni di vaccini MPR erano state ritirate dal mercato britannico perché non erano sicure, quindi la vaccinazione MPR era già un argomento caldo prima della pubblicazione dell’articolo di The Lancet.
Il Dr. Wakefield rispose che, data la scarsità della ricerca sulla sicurezza del vaccino MPR combinato e fino a quando non fossero stati fatti ulteriori studi sulla sicurezza, i vaccini avrebbero dovuto essere separati nelle loro componenti. In precedenza aveva informato i suoi colleghi che questa era la sua opinione e che l’avrebbe espressa, se glielo avessero chiesto.
La conferenza stampa del 1998 scatenò una tempesta mediatica, con un gran numero di genitori che sollevarono domande scomode sulla sicurezza della «iniezione trivalente» e richiesero vaccini singoli per il morbillo, la parotite e la rosolia.
Nel bel mezzo della controversia, nell’agosto 1998, il governo britannico prese un’importante decisione. Rese indisponibili i componenti separati del vaccino contro il morbillo, gli orecchioni e la rosolia, forzando così la mano ai genitori preoccupati. A quel punto, i tassi di vaccinazione contro il morbillo tra i bambini del Regno Unito diminuirono significativamente. Le epidemie di morbillo diventarono più frequenti e comportarono alcuni casi di gravi complicazioni e decessi. Qualcuno cercò di incolpare il dottor Wakefield di aver spaventato irresponsabilmente i genitori e di aver scatenato una crisi sanitaria pubblica.
Il governo britannico aveva un grosso problema tra le mani: un problema che presto si sarebbe fatto strada verso gli Stati Uniti.
Nel bel mezzo della controversia, nell’agosto 1998, il governo britannico rese indisponibili i componenti separati del vaccino contro il morbillo, gli orecchioni e la rosolia. Qualcuno cercò di incolpare il dottor Wakefield di aver spaventato irresponsabilmente i genitori e di aver scatenato una crisi sanitaria pubblica
La polemica che circondava il Dr. Wakefield ribolliva. Nel febbraio 2004 raggiunse un punto critico quando il Dr. Richard Horton, redattore di The Lancet, tenne una conferenza stampa per dichiarare che l’articolo del 1998 era «gravemente viziato» perché il Dr. Wakefield non aveva rivelato il conflitto di interesse con lo studio da lui condotto connesso al contenzioso.
Il reporter britannico Brian Deer pubblicò la storia sul Sunday Times, descrivendo nel dettaglio i presunti conflitti di interesse non rivelati. Subito dopo la pubblicazione, il Deer inviò una lettera dettagliata al British General Medical Council (GMC), che regola la pratica della medicina. Il GMC in seguito avviò un procedimento contro il Dr. Wakefield che culminò con la sua radiazione nel maggio 2010 e con il ritiro dell’articolo di The Lancet del 1998.
Le accuse contro il dottor Wakefield
La molto pubblicizzata, pluriennale e multimilionaria accusa contro il dottor Wakefield affermava che:
– Il Dr. Wakefield fu pagato 55.000 sterline inglesi (circa 90.000 dollari USA) da parte dei legali per lo studio pubblicato su The Lancet ed egli non rivelò questo conflitto di interessi;
– Lui e i suoi colleghi eseguirono test medici non necessari sui bambini nello studio del 1998 e non disponevano di adeguate autorizzazioni etiche;
– I bambini dello studio del 1998 furono selezionati ai fini del contenzioso (come descritto nell’articolo del Sunday Times) e non vennero segnalati da medici locali; e
– Effettuò prelievi di sangue ad alcuni bambini alla festa di compleanno di suo figlio da usare come campioni di controllo nello studio del 1998 con cinica indifferenza per il disagio che questo poteva causare ai piccoli.
Sulla base dei suoi risultati, il GMC concluse che il Dr. Wakefield aveva compiuto una «grave scorrettezza professionale» e tenuto un comportamento «disonesto», «fuorviante» e «irresponsabile», giustificando la sanzione della sua rimozione dalla professione medica.
Esaminiamo le accuse del GMC e le prove.
Mancata comunicazione del pagamento da parte dei querelanti
Il Dr. Wakefield accettò 55.000 sterline per condurre uno studio per la causa collettiva riguardante i vaccini e l’autismo. Si trattava di fondi per la ricerca da cui il Dr. Wakefield non ricavò personalmente alcun compenso. Il Dr. Wakefield iniziò questo studio solo dopo che la serie di casi per il Lancet 12 era stata presentata.
Documenti legali dimostrano che l’ospedale del Dr. Wakefield era a conoscenza di questo studio e della quantità di denaro ricevuto, la maggior parte del quale servì a pagare lo stipendio del tecnico di laboratorio incaricato.
Documenti legali dimostrano che l’ospedale del Dr. Wakefield era a conoscenza di questo studio e della quantità di denaro ricevuto, la maggior parte del quale servì a pagare lo stipendio del tecnico di laboratorio incaricato
I documenti dimostrano inoltre che il Dr. Wakefield aveva reso noto in un giornale nazionale più di un anno prima della pubblicazione dell’articolo del 1998 che stava lavorando con i contendenti. Il Dr. Horton, redattore di The Lancet, era stato informato e avrebbe dovuto essere ben consapevole del ruolo del Dr. Wakefield nel contenzioso relativo al vaccino prima della pubblicazione dell’articolo del 1998.
«Necessità medica» e autorizzazioni etiche
I 12 bambini dello studio del Lancet erano malati. Ad ogni bambino furono effettuati esami con l’intento di aiutare quel bambino. L’amministrazione ospedaliera era pienamente consapevole degli esami in corso e non sollevò obiezioni. Poiché tutti i test erano «clinicamente idonei» e non condotti per scopi di ricerca, non fu richiesta alcuna autorizzazione etica oltre a quanto già in possesso del Prof. Walker-Smith.
In particolare, nessun paziente, genitore o tutore accusò mai il Dr. Wakefield o testimoniò contro di lui per violazioni etiche o procedure mediche inutili. Il Dr. Wakefield e i suoi colleghi respingono la decisione del GMC secondo cui i test per i 12 del Lancet non erano necessari.
I bambini presi in carico di Lancet 12
Il GMC contestò che i bambini fossero stati presi in carico per via della controversia e non attraverso i normali canali medici. Questo non è corretto. I genitori iniziarono a contattare il Dr. Wakefield molto prima dell’inizio del contenzioso e indipendentemente da esso. Poiché lo studio del contenzioso non era ancora iniziato nel momento in cui lo studio di The Lancet fu completato e presentato alla rivista, questa conclusione è falsa. Il Dr. Wakefield e i suoi colleghi respingono questa accusa; le famiglie li contattarono direttamente grazie alla loro competenza medica.
Prelievo dei campioni di sangue di controllo durante la festa di compleanno di un bambino
Il Dr. Wakefield predispose il prelievo di campioni di sangue di controllo da bambini sani, in normale via di sviluppo nel corso della festa di compleanno di suo figlio. La maggior parte dei genitori dei bambini erano colleghi medici e amici. Fece questo con il consenso pienamente informato dei bambini e dei genitori e diede ai bambini cinque sterline ciascuno per il loro disturbo. La procedura fu intrapresa da un medico adeguatamente qualificato utilizzando una tecnica standard. I bambini furono felici di essere d’aiuto e continuarono a godersi la festa di compleanno.
Anche se questo è effettivamente un metodo non convenzionale per la raccolta di campioni di sangue di controllo, non si tratta affatto di un «grave scorrettezza professionale» o di una violazione etica tale da giustificare la revoca dell’abilitazione.
Il GMC ha distrutto la reputazione professionale e i mezzi di sussistenza del Dr. Wakefield e The Lancet e altre riviste lo hanno privato del suo successo professionale con la ritrattazione
La descrizione di questo incidente da parte del GMC come esempio di «cinica indifferenza» per la sofferenza dei bambini sembra essere una grossolana esagerazione. Infatti, l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito ha assolto il professor Walker-Smith nel marzo 2012 e la rivista The Lancet ha lasciato intendere che sta considerando di annullare la sua ritrattazione.
Il GMC non riuscì a provare il suo caso contro il dottor Wakefield. Utilizzando il rapporto di Brian Deer come prova, il GMC sembra aver intenzionalmente messo in conflitto lo studio Lancet 12 e il successivo studio del processo per creare l’apparenza di un conflitto di interessi di natura economica.
La stampa, e in particolare il giornalista Brian Deer, processò il dottor Wakefield nel tribunale dell’opinione pubblica, mentre il GMC lo stava perseguendo nel suo tribunale di controllo
Allo stesso modo, il GMC sembra aver applicato erroneamente gli standard di ricerca etica a esami che erano «clinicamente indicati» per bambini gravemente malati. Il conflitto tra terapia e ricerca non solo danneggiò gravemente il Dr. Wakefield e i suoi colleghi, ma creò un precedente pericoloso per la pratica della medicina. I responsabili sanitari governativi (di incerta competenza) criticarono il Prof. Walker-Smith, l’autorità mondiale più eminente in gastroenterologia pediatrica, sulla base del suo giudizio clinico su quali esami fossero necessari.
Quali decisioni mediche metteranno in dubbio i regolatori la prossima volta? La stampa, e in particolare il giornalista Brian Deer, processò il dottor Wakefield nel tribunale dell’opinione pubblica, mentre il GMC lo stava perseguendo nel suo tribunale di controllo. Deer sostenne che il Dr. Wakefield aveva una domanda di brevetto in attesa per un vaccino singolo contro il morbillo e sperava di «guadagnare» invitando i genitori a rinunciare all’MPR per vaccini singoli contro il morbillo. Le prove dimostrano che il Dr. Wakefield non era titolare di un brevetto per un vaccino singolo contro il morbillo.
Il St. Mary’s Hospital aveva un brevetto per un vaccino terapeutico singolo contro il morbillo con le benefiche proprietà immunitarie del fattore di transito, destinato a persone già infettate dal virus del morbillo. Questo vaccino contro il morbillo non era un prodotto preventivo per persone non esposte al virus; in altre parole, non c’era una possibile concorrenza tra il vaccino MPR e il vaccino singolo per morbillo per il quale l’ospedale, e non il Dr. Wakefield, aveva un brevetto.
Le prove dimostrano che il Dr. Wakefield non era titolare di un brevetto per un vaccino singolo contro il morbillo
Nel 2009, Deer accusò anche il Dr. Wakefield di aver falsificato i dati. Il GMC non formulò mai questa accusa, ma i media la colsero e, in particolare, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti la usò frequentemente nel procedimento Omnibus sull’autismo presso il Tribunale per i Risarcimenti contro il Governo Federale degli Stati Uniti. In quei procedimenti finalizzati a determinare se le famiglie potessero ricevere un risarcimento per l’autismo indotto da vaccino MPR, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si diede da fare per descrivere il Dr. Wakefield come l’autore di una frode scientifica, anche se egli non era direttamente rilevante per il procedimento.
Nel suo libro del 2010, Callous Disregard [«Cinica indifferenza», NdR], il Dr. Wakefield mostra che le accuse di frode di Deer sono false.
Il CPR non trovò alcuna prova della frode scientifica del Dr. Wakefield. Al contrario, molti scienziati e laboratori in tutto il mondo confermarono i risultati del Dr. Wakefield riguardo a infiammazione e sintomi gastrointestinali gravi in un’alta percentuale di bambini con autismo. Nella sua ritrattazione del 2 febbraio 2010, The Lancet non denunciò una frode. Basandosi esclusivamente sul procedimento del GMC, ritirò l’articolo, affermando che gli autori non avevano indicato i pazienti come loro rappresentati e che il team di studio non aveva ricevuto l’approvazione del comitato etico dell’ospedale.
Molti scienziati e laboratori in tutto il mondo confermarono i risultati del Dr. Wakefield riguardo a infiammazione e sintomi gastrointestinali gravi in un’alta percentuale di bambini con autismo
Le conclusioni del GMC e la fiducia riposta in esse da The Lancet appaiono infondate.
Il significato dell’accusa a Wakefield
Allora, cosa riguardava veramente questa importante accusa? Se non ci sono state frodi scientifiche, conflitti di interessi non rivelati, nessuna violazione etica nell’esecuzione di esami su bambini malati e nessuna lamentela da parte dei pazienti o delle loro famiglie, qual è stato il vero motivo? Lo scandalo internazionale e il processo multimilionario si è limitato a punire un medico per aver prelevato sangue da bambini in occasione di una festa di compleanno, con il loro consenso e quello dei loro genitori? Certo che no.
Il dottor Wakefield era, e rimane, un dissidente dell’ortodossia medica. L’establishment medico lo ha sottoposto a un moderno processo mediatico a causa del suo dissenso
Il dottor Wakefield era, e rimane, un dissidente dell’ortodossia medica. L’establishment medico lo ha sottoposto a un moderno processo mediatico a causa del suo dissenso. La ricerca del Dr. Wakefield ha sollevato dubbi fondamentali sulla sicurezza dei vaccini e sull’eziologia dell’autismo. Il Dr. Wakefield è stato punito per la sua temerarietà nel mettere in guardia l’opinione pubblica sui rischi dei vaccini e nell’esortarla a usare il proprio giudizio. Il Dr. Wakefield è stato punito per aver sostenuto la possibilità di scegliere la vaccinazione.
La ricerca del Dr. Wakefield ha sollevato dubbi fondamentali sulla sicurezza dei vaccini e sull’eziologia dell’autismo
Lo scopo del procedimento, come in ogni processo mediatico, era quello di comunicare ad altri medici e scienziati e al pubblico l’errore commesso dal colpevole. Un processo mediatico offre una facciata di giusto processo ma, in fondo, rivela potere assoluto.
Il chiaro intento dell’accusa era quello di dissuadere altri dal seguire le orme del Dr. Wakefield e di insegnare la lezione che chiunque nella comunità medica o scientifica osi mettere pubblicamente in discussione la sicurezza e l’efficacia dei vaccini sarà punito con la massima severità. Il GMC sembra aver deciso che, se il prezzo di una tale lezione sono l’ignoranza scientifica sui legami tra autismo e vaccini e la sofferenza dei bambini gravemente malati, così sia.
Il Dr. Wakefield è stato reso un esempio.
Il Dr. Wakefield è stato punito per la sua temerarietà nel mettere in guardia l’opinione pubblica sui rischi dei vaccini e nell’esortarla a usare il proprio giudizio
Il GMC ha distrutto la reputazione professionale e i mezzi di sussistenza del Dr. Wakefield e The Lancet e altre riviste lo hanno privato del suo successo professionale con la ritrattazione.
Il GMC si è accordato con The Lancet, i media, il Ministero della Salute britannico, l’industria farmaceutica e anche con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, per screditare il Dr. Wakefield.
Tra non molto tempo, il mondo probabilmente riconoscerà che è stato il dottor Wakefield, non i suoi detrattori, a difendere la pratica della medicina e il progresso della scienza. Il Dr. Wakefield rimane un dissidente indomito di fronte ad un’istituzione medica e scientifica repressiva.
Il Center for Personal Rights è fiducioso che il mondo guarderà indietro al procedimento contro il Dr. Wakefield, il Dr. Walker-Smith e il Dr. Murch con vergogna e rimorso.
A tempo debito, il mondo ha reso omaggio anche ai dissidenti per i diritti umani: Nelson Mandela è uscito dal carcere in Sudafrica sotto apartheid per diventare il suo presidente più amato; Andrei Sakharov ha lasciato l’esilio in Russia per diventare il suo faro morale; Vaclav Havel è uscito da una prigione ceca per diventare il suo primo presidente post-comunista; e Liu Xiaobo, un sostenitore cinese dei diritti umani, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2010 in contumacia perché era in carcere. Con il tempo, la Cina abbraccerà le dee do Liu per creare un futuro migliore.
Tra non molto tempo, il mondo probabilmente riconoscerà che è stato il dottor Wakefield, non i suoi detrattori, a difendere la pratica della medicina e il progresso della scienza. Il Dr. Wakefield rimane un dissidente indomito di fronte ad un’istituzione medica e scientifica repressiva.
Gravidanza
Molte donne incinte sono state costrette a vaccinarsi contro il COVID. Ecco cosa è successo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
I contenuti del vaccino COVID-19 vengono biodistribuiti nel flusso sanguigno in poche ore e attraversano «tutte le barriere fisiologiche, tra cui la barriera materno-placentare-fetale e le barriere ematoencefaliche sia nella madre che nel feto», spiega l’esperto di medicina materno-fetale, Dr. James Thorp.
Mentre un normale vaccino deve essere sottoposto a 10-12 anni di sperimentazioni prima di essere rilasciato, durante la pandemia le vaccinazioni COVID-19 sono state rese disponibili al pubblico solo 10 mesi dopo lo sviluppo, per gentile concessione di un’autorizzazione all’uso di emergenza.
Anche le donne incinte sono state sottoposte alle iniezioni e in molti casi sono state obbligate a riceverle.
«La spinta di questi vaccini sperimentali COVID-19 a livello globale è la più grande violazione dell’etica medica nella storia della medicina, forse dell’umanità», ha detto a Tucker Carlson il dottor James Thorp, esperto di medicina materno-fetale.
Thorp e colleghi hanno pubblicato uno studio di preprint che ha rilevato rischi sorprendenti per le donne in gravidanza che hanno ricevuto le iniezioni, insieme ai loro bambini non ancora nati.
I risultati sono stati così disastrosi che i ricercatori hanno concluso che le donne in gravidanza non dovrebbero ricevere vaccini COVID-19 fino al completamento di ulteriori ricerche.
I ricercatori hanno spiegato:
«Si consiglia una moratoria mondiale sull’uso dei vaccini COVID-19 in gravidanza fino a quando gli studi prospettici randomizzati non documenteranno la sicurezza in gravidanza e il follow-up a lungo termine nella prole».
Vaccini COVID legati a un rischio 27 volte maggiore di aborto spontaneo
Thorp e colleghi hanno utilizzato i dati del Vaccine Adverse Events Reporting System (VAERS) dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) per valutare gli eventi avversi vissuti dalle donne in età riproduttiva dopo aver ricevuto un vaccino COVID-19, rispetto alla ricezione di un vaccino antinfluenzale.
Rispetto al vaccino antinfluenzale, i vaccini COVID-19 sono stati associati a un aumento significativo degli eventi avversi (AE), tra cui:
- Anomalie mestruali
- Aborto
- Anomalie cromosomiche fetali
- Malformazione fetale
- Igroma cistico fetale
- Disturbi cardiaci fetali
- Aritmia fetale
- Arresto cardiaco fetale
- Malperfusione vascolare fetale
- Anomalie della crescita fetale
- Sorveglianza fetale anormale
- Trombosi placentare fetale
- Riduzione del fluido amniotico
- Morte fetale/natimortalità
I ricercatori hanno osservato:
«Quando normalizzati in base al tempo disponibile, alle dosi date o alle persone ricevute, tutti gli eventi avversi del vaccino COVID-19 superano di gran lunga il segnale di sicurezza su tutte le soglie riconosciute… La gravidanza e le anomalie mestruali sono significativamente più frequenti dopo le vaccinazioni COVID-19 rispetto a quelle influenzali».
In particolare, i dati hanno rivelato un rischio 27 volte più elevato di aborto spontaneo e un rischio più che doppio di esiti fetali avversi in sei diverse categorie, secondo l’internista e cardiologo certificato Dr. Peter McCullough.
Le infermiere sono diffidate dal parlare?
I problemi hanno iniziato ad apparire poco dopo che sono stati lanciati i vaccini COVID-19, con un’e-mail trapelata da un grande ospedale della California inviata in avvertimento a 200 infermieri.
L’e-mail, del settembre 2022, conteneva come oggetto «Gestione della morte», che si riferiva a un aumento dei nati morti e delle morti fetali.
Un servizio TCW della giornalista Sally Beck ha condiviso il contenuto dell’e-mail, che recitava:
«Sembra che l’aumento dei pazienti deceduti [bambini] che stiamo vedendo continuerà. Ci sono stati 22 decessi [nati morti e morti fetali] ad agosto [2022], il che equivale al numero record di decessi nel luglio 2021, e finora a settembre [2022] ce ne sono stati 7 ed è solo l’ottavo giorno del mese».
Beck riferisce che a un’infermiera, Michelle Gershman, che lavora nel reparto neonatale, è stato negato il bonus perché ha parlato dell’aumento delle morti fetali.
«Avevamo un decesso fetale al mese. Poi è salito a uno o due a settimana», ha detto Gershman.
«La sua esperienza, e l’esperienza dei medici che lavorano con donne in gravidanza, è contraria all’osservazione e ai consigli ufficiali sicuri ed efficaci, ma nessuno era libero di parlare a causa di una diffida imposta nel settembre 2021 dall’American Board of Obstetrics and Gynecology (ACOG)» ha raccontato la Beck.
«All’inizio del lancio, nel dicembre 2020, le donne incinte che erano operatrici sanitarie o ritenute a rischio di COVID hanno iniziato a ricevere le iniezioni. A maggio 2021, il vaccino veniva raccomandato a tutte le donne americane in gravidanza, nonostante nessuno dei produttori di vaccini avesse completato i rapporti di tossicologia riproduttiva negli animali e nessuno avesse iniziato studi clinici su donne in gravidanza».
«Due mesi dopo, gli ospedali hanno notato un enorme aumento di aborti spontanei, nati morti, nascite pretermine, complicazioni della gravidanza e anomalie mestruali».
I vaccini COVID dovrebbero essere di categoria X
Secondo McCullough, l’mRNA dei vaccini COVID-19 circola nel corpo per 28 giorni o più e la proteina spike può innescare coagulazione, sanguinamento e danni ai tessuti.
A causa di questa e di altre preoccupazioni, afferma che, in modo prudente, le iniezioni di COVID-19 dovrebbero ricevere la designazione «Categoria X» durante la gravidanza, il che significa che «il rischio dell’uso del farmaco nelle donne in gravidanza supera chiaramente ogni possibile beneficio. Il farmaco è controindicato nelle donne che sono o potrebbero rimanere incinte».
Sfortunatamente, i funzionari sanitari negli Stati Uniti continuano ad affermare la sua sicurezza, anche per popolazioni fragili come questa, come hanno fatto fin dall’inizio.
«Incredibilmente, nella primissima settimana di vaccinazione di massa nel dicembre del 2020», ha scritto McCullough, «i notiziari hanno raffigurato madri incinte ben intenzionate a cui sono state iniettate nanoparticelle lipidiche sintetiche intrecciate con mRNA di lunga durata codificante per la proteina Spike dell’Istituto di virologia di Wuhan».
Lo studio di Thorp ha anche riferito che i dati di Pfizer hanno mostrato che i contenuti delle iniezioni di COVID-19 vengono biodistribuiti nel flusso sanguigno in poche ore e attraversano «tutte le barriere fisiologiche tra cui la barriera materno-placentare-fetale e le barriere ematoencefaliche sia nella madre che nel feto».
Uno studio separato sta, infatti, esaminando l’utilizzo di nanoparticelle lipidiche ionizzabili (LPN) come quelle utilizzate come piattaforme di rilascio di mRNA nelle iniezioni di COVID-19, come strumenti per somministrare farmaci alla placenta, perché sono così efficaci nel raggiungerla.
«Gli LNP migliorano la stabilità dell’mRNA, il tempo di circolazione, l’assorbimento cellulare e la consegna preferenziale a tessuti specifici rispetto all’mRNA senza piattaforma portante», hanno scritto i ricercatori.
Ma lo studio contiene alcuni dati preoccupanti, che sono stati condivisi su Twitter:
I funzionari sanitari hanno affermato che i vaccini COVID-19 sono sicuri ed efficaci per le donne in gravidanza sulla base di uno studio di 42 giorni di Pfizer che ha coinvolto 44 ratti.
Inoltre, lo studio sui ratti Pfizer-BioNTech ha rivelato che l’iniezione ha più che raddoppiato l’incidenza della perdita preimpianto e ha anche portato a una bassa incidenza di malformazioni della bocca/mascella, gastroschisi (un difetto alla nascita della parete addominale) e anomalie nell’arco aortico destro e nelle vertebre cervicali nei feti.
«In quello studio il tasso di perdita fetale è RADDOPPIATO (dal 4,2% al 9,8%) ma ha avuto un impatto limitato sul numero complessivo di feti», ha twittato Jikkyleaks, condividendo il grafico sopra.
Il tweet continua:
«È così che queste informazioni vengono nascoste. Quella singola diapositiva avrebbe dovuto essere sufficiente a richiedere molte più indagini, perché mostrava meno feti in OGNI GRUPPO».
Scioccante calo dei tassi di natalità dopo i vaccini Covid
I tassi di natalità in vari Paesi europei sono diminuiti significativamente alla fine del 2021, mesi dopo che i vaccini COVID-19 sono stati ampiamente utilizzati.
I dati, compilati da un team di ricercatori europei, hanno rilevato cali dei tassi di natalità in tutti i Paesi studiati, tra cui:
- Germania
- Austria
- Svizzera
- Francia
- Belgio
- Paesi Bassi
- Danimarca
- Estonia
- Finlandia
- Lettonia
- Lituania
- Svezia
- Portogallo
- Spagna
- Repubblica Ceca
- Ungheria
- Polonia
- Romania
- Slovenia
- Islanda
- Irlanda del Nord
- Montenegro
- Serbia
Il team ha spiegato:
«Prima di tutto va notato che ogni singolo paese europeo esaminato mostra un calo mensile dei tassi di natalità fino a oltre il 10% rispetto agli ultimi tre anni. Si può dimostrare che questo segnale molto allarmante non può essere spiegato da infezioni COVID-19.
«Tuttavia, si può stabilire una chiara correlazione temporale con l’incidenza delle vaccinazioni COVID nella fascia di età di uomini e donne tra i 18 e i 49 anni. Pertanto, devono essere richieste analisi statistiche e mediche approfondite».
Il calo dei tassi di natalità variava da un minimo dell’1,3% in Francia a un massimo del 19% in Romania.
Sette Paesi hanno registrato un calo del tasso di natalità superiore al 10%, mentre 15 paesi hanno registrato un calo superiore al 4%. Si diceva che il calo della Svizzera avesse superato il calo verificatosi dalla prima guerra mondiale, dalla seconda guerra mondiale, dalla Grande Depressione e dal rilascio di contraccettivi orali.
Non è stata trovata alcuna connessione tra il calo dei tassi di natalità e le infezioni o i ricoveri per COVID-19, con il team che ha osservato:
«Le reazioni avverse relative agli organi riproduttivi femminili e i risultati dello studio relativi alla fertilità maschile indicano un’interpretazione causale dell’associazione tra declino delle nascite e vaccinazioni Covid-19».
I vaccini COVID influenzano i cicli mestruali
Non è noto in che modo le iniezioni di COVID-19 influenzino la salute riproduttiva negli uomini e nelle donne.
Ad esempio, The Vaccine Reaction ha riportato:
«Ad oggi, l’inserto del produttore per i vaccini COVID approvati dalla FDA afferma esplicitamente che non è stato testato per il potenziale di compromettere la fertilità maschile».
Tuttavia, i dati sull’infertilità negli Stati Uniti dopo il lancio dei vaccini COVID non sono disponibili.
Nel frattempo, le donne di tutto il mondo hanno segnalato cambiamenti nei loro cicli mestruali in seguito alle iniezioni di COVID-19 e i funzionari sanitari hanno in gran parte ignorato i rapporti o li hanno etichettati come aneddotici.
Ma uno studio pubblicato su Obstetrics & Gynecology — e finanziato dal National Institute of Child Health and Human Development e dal National Institutes of Health Office of Research on Women’ s Health — conferma un’associazione tra la durata del ciclo mestruale e le vaccinazioni COVID-19.
Gli studi clinici per i vaccini COVID-19 non hanno raccolto dati sui cicli mestruali dopo l’iniezione e il VAERS non raccoglie attivamente nemmeno le informazioni sul ciclo mestruale, rendendo difficile determinare inizialmente se le iniezioni stavano avendo un effetto.
I rapporti aneddotici sui social media, tuttavia, sono numerosi e, secondo lo studio, «suggeriscono che i disturbi mestruali sono molto più comuni».
Lo studio di Obstetrics & Gynecology ha coinvolto 3.959 individui di età compresa tra i 18 e i 45 anni. Coloro che non avevano ricevuto il vaccino COVID-19 non hanno notato cambiamenti significativi nel ciclo 4 durante lo studio rispetto ai primi tre cicli.
Tuttavia, coloro che hanno ricevuto i vaccini COVID-19 presentavano cicli mestruali più lunghi quando hanno ricevuto le iniezioni.
I cicli più lunghi sono stati notati per entrambe le dosi dell’iniezione, con un aumento di 0,71 giorni dopo la prima dose e un aumento di 0,91 giorni dopo la seconda dose.
Rilevate modifiche del ciclo di otto giorni o più
Le diminuzioni complessive sono state descritte come clinicamente non significative.
Tuttavia, alcune donne, in particolare quelle che hanno ricevuto due iniezioni nello stesso ciclo mestruale, hanno mostrato cambiamenti significativi, tra cui un aumento di due giorni della durata del ciclo e, in alcuni casi, cambiamenti nella durata del ciclo di otto giorni o più.
Considerando che un ciclo mestruale regolare è «un segno evidente di salute e fertilità», qualsiasi cambiamento potrebbe avere importanti conseguenze.
Inoltre, il team ha osservato: «Rimangono domande su altri possibili cambiamenti nei cicli mestruali, come sintomi mestruali, sanguinamento non programmato e cambiamenti nella qualità e nella quantità del sanguinamento mestruale».
Nel loro insieme, i legami con l’aborto spontaneo, i cambiamenti riproduttivi e il calo dei tassi di natalità sollevano importanti bandiere rosse sulla sicurezza delle iniezioni di COVID-19 per le persone in età riproduttiva.
Pertanto, il team di ricerca europeo ha fatto eco a Thorp nel chiedere una moratoria sulle vaccinazioni COVID-19 per le donne in gravidanza e ha fatto un ulteriore passo avanti suggerendo una sospensione per tutti gli individui in età riproduttiva:
«Data la notevole rilevanza individuale e sociale del legame tra campagne di vaccinazione e calo dei tassi di natalità, dovrebbe essere richiesta l’immediata sospensione della vaccinazione COVID-19 per tutte le persone in età fertile e riproduttiva».
Pubblicato originariamente da Mercola.
Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.
Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Reazioni avverse
Danno cardiaco subclinico più diffuso di quanto si pensasse dopo la vaccinazione mRNA: nuovo studio
Il danno al cuore è più comune di quanto si pensasse dopo aver ricevuto il booster COVID-19 a base di mRNA, indica un nuovo studio. Lo riporta la testata statunitense Epoch Times.
Un operatore sanitario su 35 in un ospedale svizzero aveva segni di lesioni cardiache associate al vaccino mRNA hanno scoperto i ricercatori.
«L’aumento dei marcatori di danno miocardico associato alla vaccinazione di richiamo mRNA si è verificato in circa una persona su 35 (2,8%), un’incidenza maggiore di quella stimata nelle meta-analisi dei casi ospedalizzati con miocardite (incidenza stimata 0,0035%) dopo il secondo vaccinazione», hanno scritto gli studiosi nel documento, pubblicato dall’European Journal of Heart Failure.
In una popolazione generalmente sana, il livello sarebbe di circa l’1%, hanno detto i ricercatori.
Il gruppo che ha sperimentato gli effetti avversi è stato seguito per soli 30 giorni e la metà aveva ancora livelli insolitamente alti di troponina cardiaca T ad alta sensibilità, un indicatore di danno cardiaco subclinico, al follow-up.
Le implicazioni a lungo termine dello studio rimangono poco chiare poiché poche ricerche hanno monitorato nel tempo le persone con lesioni cardiache dopo la vaccinazione con RNA messaggero, che è noto per causare miocardite e altre forme di danno cardiaco.
«Secondo le attuali conoscenze, il muscolo cardiaco non può rigenerarsi, o solo in misura molto limitata nel migliore dei casi. Quindi è possibile che ripetute vaccinazioni di richiamo ogni anno possano causare danni moderati alle cellule del muscolo cardiaco», ha affermato in una nota il professore dell’ospedale universitario di Basilea Christian Muller, cardiologo e ricercatore capo.
Nessuno dei pazienti ha manifestato un evento cardiaco avverso maggiore, come insufficienza cardiaca, entro 30 giorni dalla vaccinazione di richiamo e nessuno ha avuto alterazioni dell’elettrocardiogramma.
Alle persone con livelli elevati è stato consigliato di evitare un intenso esercizio fisico, che potrebbe aver mitigato problemi più gravi, hanno detto i ricercatori.
I ricercatori hanno ipotizzato che l’incidenza di lesioni cardiache associate al vaccino fosse più diffusa di quanto si pensasse in precedenza a seguito della vaccinazione di richiamo dell’RNA messaggero a causa della mancanza di sintomi o di sintomi lievi, definendo la lesione come un forte aumento della troponina T cardiaca ad alta sensibilità il terzo giorno dopo la vaccinazione senza evidenza di una causa alternativa.
I livelli di troponina cardiaca dovevano raggiungere il limite superiore della norma, 8,9 nanogrammi per litro nelle donne e 15,5 nanogrammi per litro negli uomini.
A tutti i lavoratori dell’ospedale universitario di Basilea programmati per ricevere un richiamo di siero mRNA per la prima volta è stata offerta la possibilità di partecipare allo studio, a meno che non abbiano avuto un evento cardiaco o siano stati sottoposti a intervento chirurgico al cuore entro 30 giorni dalla vaccinazione. I lavoratori hanno ricevuto un richiamo, che è la metà del livello di dosaggio delle iniezioni della serie primaria, dal 10 dicembre 2021 al 10 febbraio 2022. La coorte è risultata essere di 777 lavoratori, di cui 540 donne. L’età media era di 37 anni.
Tra i partecipanti, 40 avevano livelli elevati di troponina cardiaca. Cause alternative sono state identificate in 18. Per gli altri 22, i ricercatori hanno determinato che avevano «lesioni miocardiche associate al vaccino». L’età media dei 22 era 46. Tutti tranne due erano donne, rendendo la percentuale di donne con livelli elevati superiore alla percentuale di uomini (3,7% contro 0,8%), che contrasta con la maggior parte della letteratura precedente sulla miocardite indotta da vaccino. Ciò potrebbe derivare dal fatto che le donne fanno una dose di vaccino più elevata per peso corporeo, hanno detto i ricercatori.
I livelli basali non sono stati registrati perché la task force COVID-19 dell’ospedale e i ricercatori hanno deciso che lo studio «dovrebbe interferire il meno possibile con la motivazione del personale ospedaliero a ottenere la prima vaccinazione di richiamo mRNA e la logistica della stessa vaccinazione di richiamo».
Nessuna delle persone con marcatori elevati aveva una storia di malattie cardiache. Mentre la metà manifestava sintomi, la maggior parte dei sintomi erano aspecifici come la febbre. Due partecipanti soffrivano di dolore toracico. E due, secondo la definizione del caso della Brighton Collaboration, probabilmente soffrivano di miocardite.
I ricercatori non sono stati in grado di capire il meccanismo per cui il vaccino danneggia il muscolo cardiaco.
Gli autori hanno segnalato alcuni conflitti di interesse, tra cui il dottor Muller che ha riferito di sovvenzioni da produttori di farmaci come Novartis e Roche. Lo studio è stato finanziato dall’Università di Basilea e dall’Ospedale universitario di Basilea.
I limiti dello studio includono la mancanza di livelli basali e la mancanza di imaging, nonostante l’imaging sia raccomandato da molti cardiologi in caso di sospetta miocardite indotta da vaccino.
Diversi altri studi prospettici esaminano la miocardite dopo la vaccinazione Pfizer. In Tailandia, i ricercatori hanno scoperto che il 29% di 301 adolescenti ha sviluppato effetti cardiovascolari, incluso dolore al petto, dopo una seconda dose di Pfizer. A sette è stata diagnosticata un’infiammazione cardiaca.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana l’esercito americano ha confermato il picco di casi di miocardite con la campagna di vaccinazione delle truppe.
La miocardite, che alcuni ritengono che in forma migliore può essere causata anche dall’infezione di COVID-19, è una malattia che può portare alla morte. Casi certificati di morti per miocardite da vaccino mRNA si sono avuti sia tra giovani che tra bambini piccoli.
La consapevolezza del ruolo del vaccino nella possibile manifestazione di questa malattia cardiaca, specie nei giovani, è diffusa presso praticamente tutte le istituzioni sanitarie dei Paesi del mondo.
Disturbo fino a poco fa abbastanza raro, abbiamo visto incredibili tentativi di normalizzare la miocardite infantile con spot a cartoni animati.
Come riportato da Renovatio 21, la miocardite nello sport è oramai un fenomeno impossibile da ignorare.
Salute
Il figlio di Lebron James ha un attacco di cuore durante l’allenamento
Bronny James, il figlio di 18 anni del giocatore liberale della NBA LeBron James, ha subito un arresto cardiaco ieri durante l’allenamento con la squadra di basket della University of Southern California (USC), secondo TMZ Sports. Non è noto se abbia ricevuto l’iniezione di COVID-19.
Secondo quanto riferito, l’atleta è stato portato d’urgenza in un vicino ospedale dopo aver perso i sensi mentre si allenava con la sua squadra maschile lunedì mattina. Una chiamata di emergenza è stata effettuata alle 9:26 di lunedì 24 luglio dal Galen Center dell’USC. Sul posto è arrivata un’ambulanza a sirene spiegate. Il James aveva terminato la scuola a maggio.
Un portavoce della famiglia James ha rilasciato una dichiarazione: «ieri mentre si allenava Bronny James ha subito un arresto cardiaco. Il personale medico è stato in grado di curare Bronny e portarlo in ospedale. Ora è in condizioni stabili e non più in terapia intensiva. Chiediamo rispetto e privacy per la famiglia James e aggiorneremo i media quando ci saranno maggiori informazioni».
La notizia del malore del giovane cestista ha spinto molti sui social media a chiedersi se fosse correlato al vaccino sperimentale COVID, poiché le segnalazioni di atleti professionisti completamente vaccinati che hanno avuto problemi cardiaci e persino la morte sono salite alle stelle negli ultimi anni.
Non è noto lo status vaccinale del giovane, tuttavia lo è quello del padre, che nel 2021 ha fatto dichiarazioni a riguardo includendo la sua famiglia: «All’inizio ero scettico … ma ho fatto le mie ricerche», aveva detto davanti alle telecamere, per poi precisare di aver deciso per il vaccino «per la mia famiglia e per i miei amici, ecco perché ho deciso di farlo».
For those who are asking…We do not yet know if Bronny got the vaccine. But is father, LeBron James, did. pic.twitter.com/kST7GWCXIf
— DiedSuddenly (@DiedSuddenly_) July 25, 2023
«Non possiamo attribuire tutto al vaccino, ma, per lo stesso motivo, non possiamo attribuire nulla», ha scritto su Twitter Elon Musk. «La miocardite è un noto effetto collaterale. L’unica domanda è se sia raro o comune».
"Yesterday while practicing Bronny James suffered a cardiac arrest. Medical staff was able to treat Bronny and take him to the hospital. He is now in stable condition and no longer in ICU. We ask for respect and privacy for the James family and we will update media when there is… pic.twitter.com/3Ah4Rt4dJx
— Chief Nerd (@TheChiefNerd) July 25, 2023
Il problema della miocardite sportiva globale, scoppiato per qualche motivo proprio nel 2021 (statisticamente l’anno con più calciatori morti sul campo), sta continuando.
Il Basket aveva visto il caso di Imo Essien, giocatore del prestigioso campionato universitario NCAA, crollato sul parquet in partita.
Tuttavia potrebbe trattarsi della punta dell’iceberg. Un ex campione dell’NBA, John Stockton, per anni in forze agli Utah Jazz, ha dichiarato la settimana scorsa che «gli atleti morti a causa del vaccino COVID potrebbero essere migliaia».
Immagine di Foxlifevisuals via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)













