Vaccini
La «scienza vaccinale» del CDC – decenni di inganni
Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo su gentile concessione di Children’s Health Defense
Il conflitto di interessi danneggia la salute dei bambini
[Nota: Questo articolo è il settimo di una serie adattata dall’e-book del Children’s Health Defense Conflicts of Interest Undermine Children’s Health. Il primo e-book The Sickest Generation: The Facts Behind the Children’s Health Crisis and Why It Needs to End, descrive come la salute dei bambini abbia iniziato a peggiorare in maniera drammatica a partire dalla fine degli anni Ottanta, in seguito ai cambiamenti nel piano vaccinale.]
Il Center for Disease Control and Prevention (CDC) [ Il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, il più importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America, NdR] e i partner governativi e privati hanno falsificato la scienza intorno ai vaccini per decenni, lasciando una ben documentata scia di coperture e inganni. Alcuni degli episodi più noti comprendono riunioni segrete, tentativi di tenere dati pubblici fuori dalla portata degli scienziati indipendenti, distruzione e manipolazione di informazioni e altri reati, incluso quello di appropriazione indebita.
Il CDCe i partner governativi e privati hanno falsificato la scienza intorno ai vaccini per decenni, lasciando una ben documentata scia di coperture e inganni.
La falsificazione dei dati sul Thimerosal
Nel giugno 2000 il CDC convocò una commissione scientifica al Simpsonwood Retreat Center vicino ad Atlanta. All’incontro (che doveva essere segreto) oltre 50 esperti – rappresentanti del CDC, della Food and Drug Administration (FDA), delle agenzie di sanità pubblica statali e internazionali e produttori di vaccini – si incontrarono per discutere quelli che hanno definito «argomenti teoretici» sui rischi dei vaccini contenenti thimerosal.
L’oratore principale a Simpsonwood, Thomas (Tom) Verstraeten, era un medico-biostatistico occupato presso l’Epidemic Intelligence Service del CDC. Verstraeten aveva condotto analisi per valutare l’impatto dei vaccini contenenti thimerosal sullo sviluppo di disordini neurologici nei bambini.
I primi risultati – mai resi noti né pubblicati, ma ottenuti tramite l’associazione per la sensibilizzazione sull’autismo SafeMinds dietro richiesta, in base a quanto stabilisce il Freedom Information Act – hanno mostrato effetti impressionanti e statisticamente rilevanti «che supportano una relazione causale tra l’esposizione al mercurio contenuto nei vaccini e l’insorgenza di disordini neurologici nei bambini (in particolare autismo)».
I primi risultati hanno mostrato effetti impressionanti e statisticamente rilevanti «che supportano una relazione causale tra l’esposizione al mercurio contenuto nei vaccini e l’insorgenza di disordini neurologici nei bambini (in particolare autismo)».
Queste prime analisi, che SafeMinds ha chiamato «Generazione Zero», mostrano un rischio elevato (da 2 a 11 volte maggiore) nel gruppo trattato con la concentrazione più elevata confrontato con quello trattato con una concentrazione pari a zero, e gli effetti maggiori sono emersi «per l’esposizione ad alti livelli di mercurio nei primi momenti dell’esposizione».
Tra il febbraio 2000 e novembre 2003, Verstraeten e i colleghi del CDC condussero altri quattro cicli di esami in cui – ad ogni ciclo o «generazione» – veniva ridotto o eliminato l’elevato e statisticamente rilevante rischio riscontrato nei dati della Generazione Zero. Secondo SafeMinds questo riflette una «deliberata» scelta metodologica che porta le scoperte «verso l’irrilevanza».
La presentazione di Verstraeten a Simpsonwood, incentrata sui dati della Generazione Zero, mostrò quanto si trovasse tra due fuochi. Da un lato, Verstraeten aveva descritto segnali di sicurezza che non «possono essere cancellati» – mostrando che i danni neurologici causati dall’esposizione al thimerosal nell’infanzia sono legati al dosaggio – ma aveva anche accennato alla pressione a cui era sottoposto per «ritrattare tutto» e «farlo sparire». A Simpsonwood, Verstraeten affermò: (p. 153)
«Posso guardare questi dati, rigirarli ed esaminarli ancora, aggiungere uno strato, e arrivare a dire che il rischio è elevato. Potrei anche dire che è molto basso, a seconda di come mi vengono presentati. Puoi farlo sparire da qui, ma tornerà fuori più avanti. Il nocciolo della questione è che ci sono certe cose che non scompaiono. Se le elimini da una parte, spunteranno fuori da un’altra. Quindi, in sostanza, il segno non sparisce».
Altri partecipanti al raduno di Simpsonwood avvertirono che bisogna «essere molto, molto attenti che sia tutto in regola prima di elaborare una politica su questo». Alla fine della riunione, tutti eccetto uno erano d’accordo nel valutare l’associazione fra thimerosal e disordini neurologici come «lieve».
Nel 2001 il CDC esternalizzò la gestione e la coordinazione del VSD a una compagnia privata – America’s Health Insurance Plan (AHIP) – conferendole anche la responsabilità di mantenere la «direzione strategica» dei progetti del VSD
In una e-mail dopo l’incontro a Simpsonwood, nel luglio 2000, indirizzata al ricercatore di Harvard Philippe Grandjean – uno dei massimi esperti di neuro-tossicologia e degli effetti del mercurio – Verstraeten si scusò per averlo trascinato in una «spinosa discussione» su thimerosal e neurosviluppo. Verstraeten scrisse: «Non voglio diventare un paladino delle lobby anti-vaccini e far sembrare che creda che il thimerosal è o era pericoloso, ma penso che dovremmo ricorrere alla vera argomentazione scientifica e non lasciare che i nostri standard siano dettati dal desiderio di scartare una teoria che non ci piace».
Verstraeten (allora dipendente di GlaxoSmithKline) pubblicò i dati sul thimerosal su Pediatrics nel 2003. Nell’articolo erano contenute le ultime generazioni di analisi – con criteri di esclusione, esposizioni e modelli statistici rielaborati.
Comunque, Verstraeten contestava l’affermazione secondo cui lui o il CDC avessero «edulcorato» i risultati originali. In una lettera all’editore di Pediatrics del 2004, definì i risultati «neutrali», asserendo che «il nocciolo della questione è lo stesso: un’associazione tra il thimerosal e i disturbi neurologici non può essere confermata né smentita, perciò sono necessari altri studi» [enfasi aggiunta].
Nel frattempo, altri ricercatori del CDC – diretti da Julie Gerberding (divenuta in seguito una delle principali manager di Merk) – si sono affrettati a pubblicare una manciata di studi epidemiologici, poco approfonditi, per rafforzare il consenso di Simpsonwood.
Scritti da scienziati pagati dalle industrie, gli studi esaminavano un solo disturbo neurologico (l’autismo) e sembravano scagionare completamente il thimerosal. La maggior parte degli studi aveva intenzionalmente esaminato dati provenienti da paesi fuori dagli Stati Uniti, sottoposti a un’esposizione minore al thimerosal (la popolazione svedese, quella olandese in generale, quella nei reparti psichiatrici olandesi e quella del Regno Unito). Questo ha reso più facile nascondere una potenziale associazione tra il thimerosal e l’insorgenza di disturbi neurologici. Nonostante le numerose critiche e gli studi manipolati, il CDC continua a tirarli in ballo come prove della possibile sicurezza del thimerosal.
Il Deputato Dave Weldon: «Il trattamento che quei ricercatori hanno ricevuto dal CDC … è stato terribile e imbarazzante. Sarei curioso di sapere se al Dr. Verstraeten [allora alla GSK] … abbia affrontato la stessa procedura … per accedere al VSD».
L’esternalizzazione del Vaccine Safety Datalink
I dati di Verstraeten, che includono quelli di oltre 100.000 bambini nati tra il 1992 e il 1997, provengono dal Vaccine Safety Datalink (VSD). Il VSD, finanziato dai contribuenti, è una raccolta di informazioni mediche e vaccinali raccolte dalle grandi aziende sanitarie (HMO), istituito nel 1990 per studiare la sicurezza dei vaccini presenti sul mercato. I ricercatori del CDC e le HMO pubblicavano regolarmente studi in favore dei vaccini usando i dati del VSD, confrontando un vaccino con l’altro per assicurare il risultato di «rischio non significativo» nel gruppo esaminato.
Nel 2001, un anno dopo che Verstraeten aveva condiviso i risultati sul thimerosal a Simpsonwood, il CDC esternalizzò la gestione e la coordinazione del VSD a una compagnia privata – America’s Health Insurance Plan (AHIP) – conferendole anche la responsabilità di mantenere la «direzione strategica» dei progetti del VSD. Anche se il CDC afferma di voler«soddisfare» le richieste dei ricercatori indipendenti per l’utilizzo dei dati del VSD, in pratica il controllo privato della AHIP ha reso i dati irraggiungibili a chiunque sia estraneo al CDC e al HMO. Nel 2005, l’Institute of Medicine (IOM) pubblicò in un rapporto intitolato Vaccine Safety Research, Data Access, and Public Trust, in cui descriveva «la limitata possibilità di ricercatori esterni indipendenti di condurre studi a conferma delle ipotesi note o nuovo studi … dopo il 1 gennaio 2001. [enfasi aggiunta], compresi studi «che i membri del settore pubblico ritengono prioritari». (Capitolo 5)
Nel 2002, due ricercatori indipendenti tentarono di accedere ai dati del VSD e persistettero fino a riuscirci – ma solo dopo aver superato numerosi ostacoli che possono spiegarsi solo come un’intenzionale ostruzione da parte del CDC. Tra questi, l’invio di una proposta di 200 pagine e il superamento dei lunghissimi processi di approvazione del CDC; inoltre, è stato necessario presentare proposte separate e superare altri processi per ogni HMO, a volte con una spesa elevata [spesso la proposta viene accettata ma rifiutata in un secondo momento], il rifiuto del CDC al riesame dei dati dagli studi basati sui dati di CDC e VSD (mentre il CDC afferma che i dati originali non esistono più o che sono «danneggiati») e il pagamento di migliaia di dollari come tariffa di utilizzo per accedere ai dati in una stanza senza finestre e con le guardie armate a sorvegliarla.
Thompson consegnò al Deputato Posey oltre mille pagine di documenti che mostravano le diffuse frodi nel settore vaccini del CDC
Il Deputato Dave Weldon scrisse a Gerberding: «Il trattamento che quei ricercatori hanno ricevuto dal CDC … è stato terribile e imbarazzante. Sarei curioso di sapere se al Dr. Verstraeten [allora alla GSK] … abbia affrontato la stessa procedura … per accedere al VSD».
La distruzione dei dati su autismo-MPR
Agli inizi del 2000, il Dr. William Thompson, scienziato che studiava la sicurezza dei vaccini presso il CDC, fu scelto dal CDC per condurre uno studio volto a rompere il controverso legame causale tra vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR) e autismo.
Inaspettatamente, i dati non collaborarono, anzi, mostravano un aumento del 250% dei casi di autismo nei giovani afro-americani che avevano ricevuto il vaccino prima dei tre anni (rispetto ai ragazzi afro-americani vaccinati dopo i tre anni). Comunque, quando Thompson e colleghi pubblicarono lo studio sul vaccini MPR nel 2004, l’articolo non riportava queste scoperte, nonostante meritassero «ulteriore e immediata verifica». L’analisi del CDC mostrò anche l’aumento del rischio di autismo nei bambini vaccinati con il vaccino MPR che si stavano sviluppando normalmente e che non avevano problemi medici, ma l’articolo pubblicato «citò il fatto … in maniera superficiale».
Nel 2014, Thompson cercò la protezione degli informatori federali e riportò al Deputato Wiliam Posey l’omissione di dati cruciali sull’autismo nella pubblicazione del 2004. Thompson sostenne di essersi rivolto alle personalità più influenti del CDC, tra cui il Capo Dipartimento e autore Frank DeStefano, che ordinò a Thompson e ai colleghi di buttare i dati in un gigantesco bidone della spazzatura per distruggere ogni prova della correlazione tra MPR e autismo.
Thompson consegnò al Deputato Posey oltre mille pagine di documenti che mostravano le diffuse frodi nel settore vaccini del CDC. Espresse anche la volontà di comparire, dietro ordinanza del giudice, davanti alla Commissione di Sorveglianza e Riforme Governative (OGR). Il Direttore della Commissione OGR, l’ex Deputato Jason Chaffetz, si oppose fino alla fine del mandato nel 2017. (Secondo un rapporto del Guardian, le industrie farmaceutiche sono stati i principali donatori della sua campagna elettorale.)
Chiudere un occhio
A conferma dell’atmosfera da guardie e ladri che si respirava al CDC, un altro episodio tristemente noto risale alla metà degli anni 2000 ma è tutt’ora irrisolto. La pagina dei «latitanti più ricercati» del sito del Department of Health and Human Services (HHS) Ufficio dell’Ispettore Generale (OIG), mostrava che uno scienziato danese, tale Dr. Poul Thorsen, «aveva messo in atto un piano per sottrarre sovvenzioni» [ottenute dal CDC] tra il 2004 e il 2010.
L’accusa descriveva come Thorsen avesse trasferito 1 milione di dollari di fondi del CDC al suo conto corrente personale tramite ricevute false e «errata allocazione» di altri fondi. Thorsen si rifugiò in Danimarca per evitare il processo con 22 accuse di frode telematica e riciclaggio di denaro ed venne inserito sulla lista dei più ricercati dell’OIG già nel 2012. Anche se la sua residenza in Danimarca è nota, HHS e il Dipartimento di Giustizia statunitense non hanno fatto pressioni per l’estradizione, nonostante l’esortazione di Posey a considerare la vicenda come prioritaria.
Il CDC trattò Thorsen come uno dei suoi prima, durante e dopo le accuse di appropriazione indebita. Thorsen era infiltrato a tal punto che, anche come scienziato straniero, possedeva un indirizzo e-mail governativo del CDC e un conto corrente riconducibile al CDC. Sin da suo arrivo al CDC, l’agenzia scelse lo spietato Thorsen come partner ideale per montare e pubblicare studi epidemiologici falsati per mascherare le correlazioni tra MPR e autismo e tra thimerosal e autismo, tra cui alcune analisi apparse sul New England Journal of Medicine and Pediatrics nel 2002 e 2003.
In seguito, gli ufficiali del CDC «continuarono a includere [Thorsen] in discussioni quando era ormai chiaro che avesse falsificato documenti e sottratto denaro», anche organizzando incontri, collaborazioni e pubblicazioni con lui dopo le accuse. Il CDC non era nemmeno turbato dal fatto (scoperto da Children’s Health Defense nel 2017 ma noto al CDC sin dal 2009) che Thorsen e collaboratori non avessero le autorizzazioni etiche per gli studi sul vaccino MPR nel 2002 e altri studi successivi. Anziché ritirare gli studi non autorizzati, il CDC decise di insabbiare ogni attività illecita.
I dubbi sui progetti e sull’etica del CDC non si limitano alla divisione vaccini. Nel 2017, una dozzina di scienziati del CDC sporsero denuncia affermando che «le pratiche discutibili e poco etiche» erano diventate «la norma e non rare eccezioni» come risultato di una influenza di industria e politica
Non fidatevi
I dubbi sui progetti e sull’etica del CDC non si limitano alla divisione vaccini. Nel 2017, una dozzina di scienziati del CDC sporsero denuncia affermando che «le pratiche discutibili e poco etiche» erano diventate «la norma e non rare eccezioni» come risultato di una influenza di industria e politica. I quattro casi descritti sopra mostrano che la cultura della disonestà e le violazioni etiche che caratterizzano l’impresa dei vaccini statunitense sono strettamente intrecciate.
Considerata l’aggressiva determinazione del CDC di «vaccinare tutti i bambini», la lunga storia di criminalità vaccinale dovrebbe allarmare tutti gli americani.
© 25 giugno 2019, Children’s Health Defense, Inc. Questo lavoro è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD
Gravidanza
Molte donne incinte sono state costrette a vaccinarsi contro il COVID. Ecco cosa è successo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
I contenuti del vaccino COVID-19 vengono biodistribuiti nel flusso sanguigno in poche ore e attraversano «tutte le barriere fisiologiche, tra cui la barriera materno-placentare-fetale e le barriere ematoencefaliche sia nella madre che nel feto», spiega l’esperto di medicina materno-fetale, Dr. James Thorp.
Mentre un normale vaccino deve essere sottoposto a 10-12 anni di sperimentazioni prima di essere rilasciato, durante la pandemia le vaccinazioni COVID-19 sono state rese disponibili al pubblico solo 10 mesi dopo lo sviluppo, per gentile concessione di un’autorizzazione all’uso di emergenza.
Anche le donne incinte sono state sottoposte alle iniezioni e in molti casi sono state obbligate a riceverle.
«La spinta di questi vaccini sperimentali COVID-19 a livello globale è la più grande violazione dell’etica medica nella storia della medicina, forse dell’umanità», ha detto a Tucker Carlson il dottor James Thorp, esperto di medicina materno-fetale.
Thorp e colleghi hanno pubblicato uno studio di preprint che ha rilevato rischi sorprendenti per le donne in gravidanza che hanno ricevuto le iniezioni, insieme ai loro bambini non ancora nati.
I risultati sono stati così disastrosi che i ricercatori hanno concluso che le donne in gravidanza non dovrebbero ricevere vaccini COVID-19 fino al completamento di ulteriori ricerche.
I ricercatori hanno spiegato:
«Si consiglia una moratoria mondiale sull’uso dei vaccini COVID-19 in gravidanza fino a quando gli studi prospettici randomizzati non documenteranno la sicurezza in gravidanza e il follow-up a lungo termine nella prole».
Vaccini COVID legati a un rischio 27 volte maggiore di aborto spontaneo
Thorp e colleghi hanno utilizzato i dati del Vaccine Adverse Events Reporting System (VAERS) dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) per valutare gli eventi avversi vissuti dalle donne in età riproduttiva dopo aver ricevuto un vaccino COVID-19, rispetto alla ricezione di un vaccino antinfluenzale.
Rispetto al vaccino antinfluenzale, i vaccini COVID-19 sono stati associati a un aumento significativo degli eventi avversi (AE), tra cui:
- Anomalie mestruali
- Aborto
- Anomalie cromosomiche fetali
- Malformazione fetale
- Igroma cistico fetale
- Disturbi cardiaci fetali
- Aritmia fetale
- Arresto cardiaco fetale
- Malperfusione vascolare fetale
- Anomalie della crescita fetale
- Sorveglianza fetale anormale
- Trombosi placentare fetale
- Riduzione del fluido amniotico
- Morte fetale/natimortalità
I ricercatori hanno osservato:
«Quando normalizzati in base al tempo disponibile, alle dosi date o alle persone ricevute, tutti gli eventi avversi del vaccino COVID-19 superano di gran lunga il segnale di sicurezza su tutte le soglie riconosciute… La gravidanza e le anomalie mestruali sono significativamente più frequenti dopo le vaccinazioni COVID-19 rispetto a quelle influenzali».
In particolare, i dati hanno rivelato un rischio 27 volte più elevato di aborto spontaneo e un rischio più che doppio di esiti fetali avversi in sei diverse categorie, secondo l’internista e cardiologo certificato Dr. Peter McCullough.
Le infermiere sono diffidate dal parlare?
I problemi hanno iniziato ad apparire poco dopo che sono stati lanciati i vaccini COVID-19, con un’e-mail trapelata da un grande ospedale della California inviata in avvertimento a 200 infermieri.
L’e-mail, del settembre 2022, conteneva come oggetto «Gestione della morte», che si riferiva a un aumento dei nati morti e delle morti fetali.
Un servizio TCW della giornalista Sally Beck ha condiviso il contenuto dell’e-mail, che recitava:
«Sembra che l’aumento dei pazienti deceduti [bambini] che stiamo vedendo continuerà. Ci sono stati 22 decessi [nati morti e morti fetali] ad agosto [2022], il che equivale al numero record di decessi nel luglio 2021, e finora a settembre [2022] ce ne sono stati 7 ed è solo l’ottavo giorno del mese».
Beck riferisce che a un’infermiera, Michelle Gershman, che lavora nel reparto neonatale, è stato negato il bonus perché ha parlato dell’aumento delle morti fetali.
«Avevamo un decesso fetale al mese. Poi è salito a uno o due a settimana», ha detto Gershman.
«La sua esperienza, e l’esperienza dei medici che lavorano con donne in gravidanza, è contraria all’osservazione e ai consigli ufficiali sicuri ed efficaci, ma nessuno era libero di parlare a causa di una diffida imposta nel settembre 2021 dall’American Board of Obstetrics and Gynecology (ACOG)» ha raccontato la Beck.
«All’inizio del lancio, nel dicembre 2020, le donne incinte che erano operatrici sanitarie o ritenute a rischio di COVID hanno iniziato a ricevere le iniezioni. A maggio 2021, il vaccino veniva raccomandato a tutte le donne americane in gravidanza, nonostante nessuno dei produttori di vaccini avesse completato i rapporti di tossicologia riproduttiva negli animali e nessuno avesse iniziato studi clinici su donne in gravidanza».
«Due mesi dopo, gli ospedali hanno notato un enorme aumento di aborti spontanei, nati morti, nascite pretermine, complicazioni della gravidanza e anomalie mestruali».
I vaccini COVID dovrebbero essere di categoria X
Secondo McCullough, l’mRNA dei vaccini COVID-19 circola nel corpo per 28 giorni o più e la proteina spike può innescare coagulazione, sanguinamento e danni ai tessuti.
A causa di questa e di altre preoccupazioni, afferma che, in modo prudente, le iniezioni di COVID-19 dovrebbero ricevere la designazione «Categoria X» durante la gravidanza, il che significa che «il rischio dell’uso del farmaco nelle donne in gravidanza supera chiaramente ogni possibile beneficio. Il farmaco è controindicato nelle donne che sono o potrebbero rimanere incinte».
Sfortunatamente, i funzionari sanitari negli Stati Uniti continuano ad affermare la sua sicurezza, anche per popolazioni fragili come questa, come hanno fatto fin dall’inizio.
«Incredibilmente, nella primissima settimana di vaccinazione di massa nel dicembre del 2020», ha scritto McCullough, «i notiziari hanno raffigurato madri incinte ben intenzionate a cui sono state iniettate nanoparticelle lipidiche sintetiche intrecciate con mRNA di lunga durata codificante per la proteina Spike dell’Istituto di virologia di Wuhan».
Lo studio di Thorp ha anche riferito che i dati di Pfizer hanno mostrato che i contenuti delle iniezioni di COVID-19 vengono biodistribuiti nel flusso sanguigno in poche ore e attraversano «tutte le barriere fisiologiche tra cui la barriera materno-placentare-fetale e le barriere ematoencefaliche sia nella madre che nel feto».
Uno studio separato sta, infatti, esaminando l’utilizzo di nanoparticelle lipidiche ionizzabili (LPN) come quelle utilizzate come piattaforme di rilascio di mRNA nelle iniezioni di COVID-19, come strumenti per somministrare farmaci alla placenta, perché sono così efficaci nel raggiungerla.
«Gli LNP migliorano la stabilità dell’mRNA, il tempo di circolazione, l’assorbimento cellulare e la consegna preferenziale a tessuti specifici rispetto all’mRNA senza piattaforma portante», hanno scritto i ricercatori.
Ma lo studio contiene alcuni dati preoccupanti, che sono stati condivisi su Twitter:
I funzionari sanitari hanno affermato che i vaccini COVID-19 sono sicuri ed efficaci per le donne in gravidanza sulla base di uno studio di 42 giorni di Pfizer che ha coinvolto 44 ratti.
Inoltre, lo studio sui ratti Pfizer-BioNTech ha rivelato che l’iniezione ha più che raddoppiato l’incidenza della perdita preimpianto e ha anche portato a una bassa incidenza di malformazioni della bocca/mascella, gastroschisi (un difetto alla nascita della parete addominale) e anomalie nell’arco aortico destro e nelle vertebre cervicali nei feti.
«In quello studio il tasso di perdita fetale è RADDOPPIATO (dal 4,2% al 9,8%) ma ha avuto un impatto limitato sul numero complessivo di feti», ha twittato Jikkyleaks, condividendo il grafico sopra.
Il tweet continua:
«È così che queste informazioni vengono nascoste. Quella singola diapositiva avrebbe dovuto essere sufficiente a richiedere molte più indagini, perché mostrava meno feti in OGNI GRUPPO».
Scioccante calo dei tassi di natalità dopo i vaccini Covid
I tassi di natalità in vari Paesi europei sono diminuiti significativamente alla fine del 2021, mesi dopo che i vaccini COVID-19 sono stati ampiamente utilizzati.
I dati, compilati da un team di ricercatori europei, hanno rilevato cali dei tassi di natalità in tutti i Paesi studiati, tra cui:
- Germania
- Austria
- Svizzera
- Francia
- Belgio
- Paesi Bassi
- Danimarca
- Estonia
- Finlandia
- Lettonia
- Lituania
- Svezia
- Portogallo
- Spagna
- Repubblica Ceca
- Ungheria
- Polonia
- Romania
- Slovenia
- Islanda
- Irlanda del Nord
- Montenegro
- Serbia
Il team ha spiegato:
«Prima di tutto va notato che ogni singolo paese europeo esaminato mostra un calo mensile dei tassi di natalità fino a oltre il 10% rispetto agli ultimi tre anni. Si può dimostrare che questo segnale molto allarmante non può essere spiegato da infezioni COVID-19.
«Tuttavia, si può stabilire una chiara correlazione temporale con l’incidenza delle vaccinazioni COVID nella fascia di età di uomini e donne tra i 18 e i 49 anni. Pertanto, devono essere richieste analisi statistiche e mediche approfondite».
Il calo dei tassi di natalità variava da un minimo dell’1,3% in Francia a un massimo del 19% in Romania.
Sette Paesi hanno registrato un calo del tasso di natalità superiore al 10%, mentre 15 paesi hanno registrato un calo superiore al 4%. Si diceva che il calo della Svizzera avesse superato il calo verificatosi dalla prima guerra mondiale, dalla seconda guerra mondiale, dalla Grande Depressione e dal rilascio di contraccettivi orali.
Non è stata trovata alcuna connessione tra il calo dei tassi di natalità e le infezioni o i ricoveri per COVID-19, con il team che ha osservato:
«Le reazioni avverse relative agli organi riproduttivi femminili e i risultati dello studio relativi alla fertilità maschile indicano un’interpretazione causale dell’associazione tra declino delle nascite e vaccinazioni Covid-19».
I vaccini COVID influenzano i cicli mestruali
Non è noto in che modo le iniezioni di COVID-19 influenzino la salute riproduttiva negli uomini e nelle donne.
Ad esempio, The Vaccine Reaction ha riportato:
«Ad oggi, l’inserto del produttore per i vaccini COVID approvati dalla FDA afferma esplicitamente che non è stato testato per il potenziale di compromettere la fertilità maschile».
Tuttavia, i dati sull’infertilità negli Stati Uniti dopo il lancio dei vaccini COVID non sono disponibili.
Nel frattempo, le donne di tutto il mondo hanno segnalato cambiamenti nei loro cicli mestruali in seguito alle iniezioni di COVID-19 e i funzionari sanitari hanno in gran parte ignorato i rapporti o li hanno etichettati come aneddotici.
Ma uno studio pubblicato su Obstetrics & Gynecology — e finanziato dal National Institute of Child Health and Human Development e dal National Institutes of Health Office of Research on Women’ s Health — conferma un’associazione tra la durata del ciclo mestruale e le vaccinazioni COVID-19.
Gli studi clinici per i vaccini COVID-19 non hanno raccolto dati sui cicli mestruali dopo l’iniezione e il VAERS non raccoglie attivamente nemmeno le informazioni sul ciclo mestruale, rendendo difficile determinare inizialmente se le iniezioni stavano avendo un effetto.
I rapporti aneddotici sui social media, tuttavia, sono numerosi e, secondo lo studio, «suggeriscono che i disturbi mestruali sono molto più comuni».
Lo studio di Obstetrics & Gynecology ha coinvolto 3.959 individui di età compresa tra i 18 e i 45 anni. Coloro che non avevano ricevuto il vaccino COVID-19 non hanno notato cambiamenti significativi nel ciclo 4 durante lo studio rispetto ai primi tre cicli.
Tuttavia, coloro che hanno ricevuto i vaccini COVID-19 presentavano cicli mestruali più lunghi quando hanno ricevuto le iniezioni.
I cicli più lunghi sono stati notati per entrambe le dosi dell’iniezione, con un aumento di 0,71 giorni dopo la prima dose e un aumento di 0,91 giorni dopo la seconda dose.
Rilevate modifiche del ciclo di otto giorni o più
Le diminuzioni complessive sono state descritte come clinicamente non significative.
Tuttavia, alcune donne, in particolare quelle che hanno ricevuto due iniezioni nello stesso ciclo mestruale, hanno mostrato cambiamenti significativi, tra cui un aumento di due giorni della durata del ciclo e, in alcuni casi, cambiamenti nella durata del ciclo di otto giorni o più.
Considerando che un ciclo mestruale regolare è «un segno evidente di salute e fertilità», qualsiasi cambiamento potrebbe avere importanti conseguenze.
Inoltre, il team ha osservato: «Rimangono domande su altri possibili cambiamenti nei cicli mestruali, come sintomi mestruali, sanguinamento non programmato e cambiamenti nella qualità e nella quantità del sanguinamento mestruale».
Nel loro insieme, i legami con l’aborto spontaneo, i cambiamenti riproduttivi e il calo dei tassi di natalità sollevano importanti bandiere rosse sulla sicurezza delle iniezioni di COVID-19 per le persone in età riproduttiva.
Pertanto, il team di ricerca europeo ha fatto eco a Thorp nel chiedere una moratoria sulle vaccinazioni COVID-19 per le donne in gravidanza e ha fatto un ulteriore passo avanti suggerendo una sospensione per tutti gli individui in età riproduttiva:
«Data la notevole rilevanza individuale e sociale del legame tra campagne di vaccinazione e calo dei tassi di natalità, dovrebbe essere richiesta l’immediata sospensione della vaccinazione COVID-19 per tutte le persone in età fertile e riproduttiva».
Pubblicato originariamente da Mercola.
Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.
Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Reazioni avverse
Danno cardiaco subclinico più diffuso di quanto si pensasse dopo la vaccinazione mRNA: nuovo studio
Il danno al cuore è più comune di quanto si pensasse dopo aver ricevuto il booster COVID-19 a base di mRNA, indica un nuovo studio. Lo riporta la testata statunitense Epoch Times.
Un operatore sanitario su 35 in un ospedale svizzero aveva segni di lesioni cardiache associate al vaccino mRNA hanno scoperto i ricercatori.
«L’aumento dei marcatori di danno miocardico associato alla vaccinazione di richiamo mRNA si è verificato in circa una persona su 35 (2,8%), un’incidenza maggiore di quella stimata nelle meta-analisi dei casi ospedalizzati con miocardite (incidenza stimata 0,0035%) dopo il secondo vaccinazione», hanno scritto gli studiosi nel documento, pubblicato dall’European Journal of Heart Failure.
In una popolazione generalmente sana, il livello sarebbe di circa l’1%, hanno detto i ricercatori.
Il gruppo che ha sperimentato gli effetti avversi è stato seguito per soli 30 giorni e la metà aveva ancora livelli insolitamente alti di troponina cardiaca T ad alta sensibilità, un indicatore di danno cardiaco subclinico, al follow-up.
Le implicazioni a lungo termine dello studio rimangono poco chiare poiché poche ricerche hanno monitorato nel tempo le persone con lesioni cardiache dopo la vaccinazione con RNA messaggero, che è noto per causare miocardite e altre forme di danno cardiaco.
«Secondo le attuali conoscenze, il muscolo cardiaco non può rigenerarsi, o solo in misura molto limitata nel migliore dei casi. Quindi è possibile che ripetute vaccinazioni di richiamo ogni anno possano causare danni moderati alle cellule del muscolo cardiaco», ha affermato in una nota il professore dell’ospedale universitario di Basilea Christian Muller, cardiologo e ricercatore capo.
Nessuno dei pazienti ha manifestato un evento cardiaco avverso maggiore, come insufficienza cardiaca, entro 30 giorni dalla vaccinazione di richiamo e nessuno ha avuto alterazioni dell’elettrocardiogramma.
Alle persone con livelli elevati è stato consigliato di evitare un intenso esercizio fisico, che potrebbe aver mitigato problemi più gravi, hanno detto i ricercatori.
I ricercatori hanno ipotizzato che l’incidenza di lesioni cardiache associate al vaccino fosse più diffusa di quanto si pensasse in precedenza a seguito della vaccinazione di richiamo dell’RNA messaggero a causa della mancanza di sintomi o di sintomi lievi, definendo la lesione come un forte aumento della troponina T cardiaca ad alta sensibilità il terzo giorno dopo la vaccinazione senza evidenza di una causa alternativa.
I livelli di troponina cardiaca dovevano raggiungere il limite superiore della norma, 8,9 nanogrammi per litro nelle donne e 15,5 nanogrammi per litro negli uomini.
A tutti i lavoratori dell’ospedale universitario di Basilea programmati per ricevere un richiamo di siero mRNA per la prima volta è stata offerta la possibilità di partecipare allo studio, a meno che non abbiano avuto un evento cardiaco o siano stati sottoposti a intervento chirurgico al cuore entro 30 giorni dalla vaccinazione. I lavoratori hanno ricevuto un richiamo, che è la metà del livello di dosaggio delle iniezioni della serie primaria, dal 10 dicembre 2021 al 10 febbraio 2022. La coorte è risultata essere di 777 lavoratori, di cui 540 donne. L’età media era di 37 anni.
Tra i partecipanti, 40 avevano livelli elevati di troponina cardiaca. Cause alternative sono state identificate in 18. Per gli altri 22, i ricercatori hanno determinato che avevano «lesioni miocardiche associate al vaccino». L’età media dei 22 era 46. Tutti tranne due erano donne, rendendo la percentuale di donne con livelli elevati superiore alla percentuale di uomini (3,7% contro 0,8%), che contrasta con la maggior parte della letteratura precedente sulla miocardite indotta da vaccino. Ciò potrebbe derivare dal fatto che le donne fanno una dose di vaccino più elevata per peso corporeo, hanno detto i ricercatori.
I livelli basali non sono stati registrati perché la task force COVID-19 dell’ospedale e i ricercatori hanno deciso che lo studio «dovrebbe interferire il meno possibile con la motivazione del personale ospedaliero a ottenere la prima vaccinazione di richiamo mRNA e la logistica della stessa vaccinazione di richiamo».
Nessuna delle persone con marcatori elevati aveva una storia di malattie cardiache. Mentre la metà manifestava sintomi, la maggior parte dei sintomi erano aspecifici come la febbre. Due partecipanti soffrivano di dolore toracico. E due, secondo la definizione del caso della Brighton Collaboration, probabilmente soffrivano di miocardite.
I ricercatori non sono stati in grado di capire il meccanismo per cui il vaccino danneggia il muscolo cardiaco.
Gli autori hanno segnalato alcuni conflitti di interesse, tra cui il dottor Muller che ha riferito di sovvenzioni da produttori di farmaci come Novartis e Roche. Lo studio è stato finanziato dall’Università di Basilea e dall’Ospedale universitario di Basilea.
I limiti dello studio includono la mancanza di livelli basali e la mancanza di imaging, nonostante l’imaging sia raccomandato da molti cardiologi in caso di sospetta miocardite indotta da vaccino.
Diversi altri studi prospettici esaminano la miocardite dopo la vaccinazione Pfizer. In Tailandia, i ricercatori hanno scoperto che il 29% di 301 adolescenti ha sviluppato effetti cardiovascolari, incluso dolore al petto, dopo una seconda dose di Pfizer. A sette è stata diagnosticata un’infiammazione cardiaca.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana l’esercito americano ha confermato il picco di casi di miocardite con la campagna di vaccinazione delle truppe.
La miocardite, che alcuni ritengono che in forma migliore può essere causata anche dall’infezione di COVID-19, è una malattia che può portare alla morte. Casi certificati di morti per miocardite da vaccino mRNA si sono avuti sia tra giovani che tra bambini piccoli.
La consapevolezza del ruolo del vaccino nella possibile manifestazione di questa malattia cardiaca, specie nei giovani, è diffusa presso praticamente tutte le istituzioni sanitarie dei Paesi del mondo.
Disturbo fino a poco fa abbastanza raro, abbiamo visto incredibili tentativi di normalizzare la miocardite infantile con spot a cartoni animati.
Come riportato da Renovatio 21, la miocardite nello sport è oramai un fenomeno impossibile da ignorare.
Salute
Il figlio di Lebron James ha un attacco di cuore durante l’allenamento
Bronny James, il figlio di 18 anni del giocatore liberale della NBA LeBron James, ha subito un arresto cardiaco ieri durante l’allenamento con la squadra di basket della University of Southern California (USC), secondo TMZ Sports. Non è noto se abbia ricevuto l’iniezione di COVID-19.
Secondo quanto riferito, l’atleta è stato portato d’urgenza in un vicino ospedale dopo aver perso i sensi mentre si allenava con la sua squadra maschile lunedì mattina. Una chiamata di emergenza è stata effettuata alle 9:26 di lunedì 24 luglio dal Galen Center dell’USC. Sul posto è arrivata un’ambulanza a sirene spiegate. Il James aveva terminato la scuola a maggio.
Un portavoce della famiglia James ha rilasciato una dichiarazione: «ieri mentre si allenava Bronny James ha subito un arresto cardiaco. Il personale medico è stato in grado di curare Bronny e portarlo in ospedale. Ora è in condizioni stabili e non più in terapia intensiva. Chiediamo rispetto e privacy per la famiglia James e aggiorneremo i media quando ci saranno maggiori informazioni».
La notizia del malore del giovane cestista ha spinto molti sui social media a chiedersi se fosse correlato al vaccino sperimentale COVID, poiché le segnalazioni di atleti professionisti completamente vaccinati che hanno avuto problemi cardiaci e persino la morte sono salite alle stelle negli ultimi anni.
Non è noto lo status vaccinale del giovane, tuttavia lo è quello del padre, che nel 2021 ha fatto dichiarazioni a riguardo includendo la sua famiglia: «All’inizio ero scettico … ma ho fatto le mie ricerche», aveva detto davanti alle telecamere, per poi precisare di aver deciso per il vaccino «per la mia famiglia e per i miei amici, ecco perché ho deciso di farlo».
For those who are asking…We do not yet know if Bronny got the vaccine. But is father, LeBron James, did. pic.twitter.com/kST7GWCXIf
— DiedSuddenly (@DiedSuddenly_) July 25, 2023
«Non possiamo attribuire tutto al vaccino, ma, per lo stesso motivo, non possiamo attribuire nulla», ha scritto su Twitter Elon Musk. «La miocardite è un noto effetto collaterale. L’unica domanda è se sia raro o comune».
"Yesterday while practicing Bronny James suffered a cardiac arrest. Medical staff was able to treat Bronny and take him to the hospital. He is now in stable condition and no longer in ICU. We ask for respect and privacy for the James family and we will update media when there is… pic.twitter.com/3Ah4Rt4dJx
— Chief Nerd (@TheChiefNerd) July 25, 2023
Il problema della miocardite sportiva globale, scoppiato per qualche motivo proprio nel 2021 (statisticamente l’anno con più calciatori morti sul campo), sta continuando.
Il Basket aveva visto il caso di Imo Essien, giocatore del prestigioso campionato universitario NCAA, crollato sul parquet in partita.
Tuttavia potrebbe trattarsi della punta dell’iceberg. Un ex campione dell’NBA, John Stockton, per anni in forze agli Utah Jazz, ha dichiarato la settimana scorsa che «gli atleti morti a causa del vaccino COVID potrebbero essere migliaia».
Immagine di Foxlifevisuals via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)










