Spirito
La Chiesa Ortodossa Ucraina dichiara l’indipendenza da Mosca?
Persino i grandi giornali, solitamente per nulla avvezzi a trattare di questioni ecclesiastiche ortodosse, hanno presentato stamane titoli relativi a una presunta separazione della Chiesa Ortodossa Ucraina dal Patriarcato di Mosca.
Poco importa se questi stessi giornali fino a ieri cianciavano insistentemente di un inesistente «Patriarcato ucraino autocefalo» (e noi avevamo contestato qui questa baggianata): per i giornalisti oggi era importante rilanciare questa notizia.
Cosa c’è di vero? Mettiamo un po’ di ordine.
La risoluzione del Concilio della Chiesa Ucraina del 27 maggio
Nella mattinata di ieri, venerdì 27 maggio, presso la Chiesa di S. Pantaleone nel parco di Feofanija a Kiev, dopo un breve incontro del Santo Sinodo, si è riunito il Concilio locale della Chiesa Ortodossa Ucraina.
Il Concilio locale è una prerogativa di diritto della Chiesa Ucraina, in quanto dotata di una speciale forma di larga autonomia all’interno della Chiesa Russa, garantita dal Patriarca Alessio II di Mosca con un tomos speciale nel 1990, e include la partecipazione di tutti i vescovi canonici dell’Ucraina.
Alla conclusione dei lavori, in serata, segnata dalla celebrazione di un servizio commemorativo per i caduti della guerra, è stata pubblicata una risoluzione conciliare, con i seguenti punti:
1)
Il Concilio condanna la guerra come una violazione del comandamento di Dio Non uccidere (Es. 20, 13), ed esprime le proprie condoglianze a tutti quelli che han sofferto a causa della guerra.
2)
Il Concilio si appella alle autorità dell’Ucraina e alle autorità della Federazione Russa perché continuino i processi negoziali e ricerchino un forte e ragionevole accordo che possa metter fine allo spargimento di sangue.
3)
Il Concilio esprime il proprio disaccordo con la posizione del Patriarca Cirillo di Mosca e di tutta la Rus’ riguardo la guerra in Ucraina.
4)
Il Concilio ha adottato importanti emendamenti e addizioni allo Statuto dell’amministrazione della Chiesa Ortodossa Ucraina, indicando la completa autosufficienza e indipendenza della Chiesa Ortodossa Ucraina.
5)
Il Concilio ha approvato le risoluzioni del Concilio dei Vescovi della Chiesa Ortodossa Ucraina e le decisioni del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Ucraina che si è riunito nel periodo intercorso dall’ultimo Concilio (8 luglio 2011).
Il Concilio approva le attività della Cancelleria e delle istituzioni sinodali della Chiesa Ortodossa Ucraina.
6)
Il Concilio ha considerato di restaurare la pratica di consacrare il Crisma nella Chiesa Ortodossa Ucraina.
7)
Per il periodo della legge marziale, quando i rapporti tra le eparchie e il centro di governo della Chiesa sono complicati o assenti, il Concilio ritiene opportuno conferire ai vescovi diocesani il potere di prendere decisioni autonome su diverse questioni della vita diocesana, che rientrano nella competenza del Santo Sinodo o del primate della Chiesa ortodossa ucraina, informandone il clero, se possibile.
8)
Di recente, la Chiesa ortodossa ucraina ha dovuto affrontare una nuova sfida pastorale. Durante i tre mesi di guerra, oltre 6 milioni di cittadini ucraini sono stati costretti a lasciare il Paese. Si tratta principalmente di ucraini delle regioni meridionali, orientali e centrali dell’Ucraina. Sono in gran numero fedeli della Chiesa ortodossa ucraina.
Pertanto, la metropolia di Kiev della Chiesa ortodossa ucraina sta ricevendo da vari Paesi richieste di aprire parrocchie ortodosse ucraine. Ovviamente molti dei nostri compatrioti torneranno in patria, ma molti rimarranno in residenza permanente all’estero.
A questo proposito, il Concilio esprime la sua profonda convinzione che la Chiesa ortodossa ucraina non può lasciare i suoi fedeli senza cure spirituali, e che deve stare al loro fianco nelle loro prove e fondare comunità ecclesiali nella diaspora.
9)
Consapevole della sua speciale responsabilità dinanzi a Dio, il Concilio si rammarica profondamente per la mancanza d’unità nell’Ortodossia ucraina. L’esistenza dello scisma è vista dal Concilio come una ferita profonda e dolorosa nel corpo della Chiesa.
È particolarmente deplorevole che le recenti azioni del patriarca di Costantinopoli in Ucraina, che hanno portato alla formazione della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», abbiano solo approfondito l’equivoco e portato allo scontro fisico. Ma anche in tali circostanze di crisi, il Concilio non perde la speranza di riprendere il dialogo.
Affinché il dialogo abbia luogo, i rappresentanti della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina» devono:
a) Fermare il sequestro di chiese e il trasferimento forzato delle parrocchie della Chiesa ortodossa ucraina.
b) Rendersi conto che il loro status canonico, come sancito dallo «Statuto della Chiesa ortodossa in Ucraina», è in realtà non autocefalo e di gran lunga inferiore alle libertà e alle opportunità per le attività ecclesiastiche previste dallo Statuto di governo della Chiesa ortodossa ucraina.
c) Risolvere la questione della canonicità della gerarchia della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», perché per la Chiesa ortodossa ucraina, così come per la maggior parte delle Chiese ortodosse locali, è abbastanza chiaro che per il riconoscimento della canonicità della gerarchia della «Chiesa ortodossa dell’Ucraina» è necessario ripristinare la successione apostolica dei suoi vescovi.
Il Concilio esprime la sua profonda convinzione che la chiave del successo del dialogo deve essere non solo il desiderio di restaurare l’unità ecclesiale, ma anche una sincera aspirazione a costruire la propria vita sulla base della coscienza cristiana e della purezza morale.
10)
Riassumendo il lavoro svolto, il Concilio offre una preghiera di ringraziamento al Signore misericordioso per la possibilità della comunione fraterna ed esprime l’auspicio per la fine della guerra e la riconciliazione delle parti belligeranti. Nelle parole del santo apostolo ed evangelista Giovanni Teologo, «grazia, misericordia e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nella carità» (2 Giovanni 1, 3) siano con tutti noi, specialmente con i fratelli e le sorelle in Cristo risorto.
Interpretazione, commenti e conseguenze delle decisioni conciliari
Se i punti 1-3, che esprimono in modo chiaro la posizione della Chiesa Ucraina sulle questioni belliche, hanno un valore del tutto relativo a livello ecclesiologico, ben più rilevanti appaiono altri punti del documento conciliare.
Anzitutto il punto 4, da leggere in associazione al punto 6, che ha fatto scatenare i giornalisti nostrani: il documento parla di emendamenti allo Statuto che ne rafforzano l’indipendenza, ma non menziona quali siano questi emendamenti.
Inoltre, il documento conciliare non usa esplicitamente la parola «autocefalia». L’Arciprete Nikolaj Danilevich, rappresentante della Chiesa Ucraina per le relazioni esterne, ha commentato a riguardo con queste parole:
«L’UOC si è disassociata dal Patriarcato di Mosca e ha confermato il suo stato d’indipendenza, e ha operato adeguati cambiamenti al proprio statuto. Ogni riferimento alla connessione dell’UOC con la Chiesa Ortodossa Russa sono stati rimossi dagli statuti. Di fatto, gli statuti dell’UOC sono ora quelli di una Chiesa autocefala».
Non sappiamo se le parole di padre Danilevich debbano essere prese alla lettera; infatti, il Santo Sinodo della Chiesa Ucraina, riunitosi qualche settimana fa, rispondendo alle richieste provenienti da alcuni vescovi che chiedevano a gran voce l’autocefalia, aveva insistito che le decisioni del futuro Concilio non avrebbero dovuto travalicare il campo canonico, né introdurre ulteriore divisione nella Chiesa di Cristo.
In effetti, benché la Chiesa Ucraina abbia uno stato di ampia autonomia, non può ovviamente proclamare se stessa autocefala, ma deve ricevere un riconoscimento da parte del Patriarcato di Mosca che ne detiene la giurisdizione canonica.
Ad esempio, per dare un’idea di come si dovrebbero svolgere le procedure canoniche, durante la riunione di ieri del Santo Sinodo della Chiesa Russail metropolita Innocenzo di Vilnius ha portato all’attenzione del Sinodo la richiesta di indipendenza della Chiesa Lituana: i vescovi riuniti hanno preso nota della richiesta e istituito una commissione, presieduta dal Patriarca Cirillo, che valuterà la fondatezza delle richieste lituane e prenderà le adeguate decisioni. La Chiesa Ucraina non ha fatto nulla di tutto ciò.
Inoltre, la questione della consacrazione del Crisma non è necessariamente un’indicazione di autocefalia, benché negli ultimi 100 anni nella mentalità russa la possibilità di consacrare il Crisma sia stata intesa come il segno maggiore dell’autocefalia di una Chiesa.
Le Chiese di tradizione ellenica, ad esempio, benché autocefale o addirittura Patriarcati antichi, non consacrano il loro Crisma ma lo ricevono da Costantinopoli; nella Chiesa Russa, fino alla Rivoluzione, il Crisma veniva consacrato in quattro o cinque luoghi diversi in tutto il territorio imperiale, inclusa anche Kiev, ove fu consacrato per l’ultima volta nel 1913.
Vladimir Legoida, capo del servizio stampa della Chiesa Ortodossa Russa, ha dichiarato che Mosca non rilascerà alcun commento finché non saranno presentati dei documenti ufficiali che illustrano quali siano gli emendamenti adottati dalla Chiesa Ucraina.
Intanto, il metropolita Ilarion, capo del dipartimento delle relazioni estere della Chiesa Russa, ha rilasciato un breve video in cui spiega che, a quanto gli risulta, la Chiesa Ucraina ha soltanto reso più esplicite le indicazioni dello stato di autonomia (e non autocefalia) che già possiede dal 1990.
Ad ogni modo, alla Liturgia di questa mattina al Monastero delle Grotte di Kiev, sede del metropolita Onofrio di Kiev e di tutta l’Ucraina, è stato regolarmente commemorato il Patriarca Cirillo (nel video sotto, al minuto 1:08:20).
La situazione resta ingarbugliata, e non manca chi ha pensato di leggere in questa decisione conciliare una mossa astuta dettata da Mosca stessa, in un periodo in cui le autorità civili nazionaliste spingono per una campagna contro la Chiesa Ortodossa Ucraina e – addirittura – in alcuni luoghi essa è stata bandita come organizzazione antinazionale; agitare uno spettro di autonomia da Mosca, sebbene indefinito, potrebbe essere un modo di garantire una relativa tranquillità alla Chiesa Ucraina nel periodo bellico, per poi ripristinare lo stato canonico al termine dell’operazione militare speciale.
Infine, merita assolutamente una nota il punto 9, in cui la pseudo-Chiesa nazionalista guidata da Epifanio Dumenko e riconosciuta da Costantinopoli è identificata nella sua non-canonicità, segnalandone peraltro la condizione di inaccettabile subordinazione a Costantinopoli (b) e la mancanza di valida successione apostolica (c).
Un colpo netto a Bartolomeo e ai suoi amici d’oltreatlantico.
Nicolò Ghigi
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Gender
Malawi, i cattolici manifestano contro il matrimonio omosessuale
Su invito dell’episcopato, il 13 luglio i cattolici del Malawi e altri cristiani hanno manifestato in tutto il Paese contro il matrimonio omosessuale e per la difesa del matrimonio e della famiglia. Migliaia di persone hanno ricordato pacificamente l’importanza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.
Il Malawi, piccolo stato africano avvolto intorno all’omonimo lago, ha una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti, di cui il 77,3% cristiani, che si suddivide in 17,2% cattolici, 33,5% protestanti e 26,6% membri di chiese africane. I musulmani rappresentano il 13,8%.
In Malawi, le relazioni omosessuali sono punibili fino a 14 anni di carcere. Ma nel 2012 il ministero della Giustizia aveva dichiarato una moratoria su arresti e azioni penali per atti contro natura commessi. Tuttavia, nel 2016, l’ordinanza è stata sospesa dalla Corte Costituzionale per verifica.
Attualmente, l’Alta Corte sta esaminando un caso che coinvolge un cittadino olandese, un dipendente di una ONG e una donna transgender del Malawi, che chiedono il riconoscimento dei loro «diritti fondamentali», in altre parole, la modifica della legge attraverso il loro caso.
La Conferenza episcopale del Malawi, a causa delle «discussioni e dei dibattiti fuorvianti in corso in questo momento in varie sedi» ha deciso di «rendere nota e chiara la sua posizione», per questo dirama una lettera e organizza questo evento.
La lettera sottolinea l’importanza della famiglia per la società e afferma che la «famiglia» deve includere un marito, sua moglie ei loro figli. Ricorda inoltre che gli atti sessuali sono consentiti solo tra persone sposate (maschio e femmina) e che ogni atto deve esprimere amore e apertura alla procreazione.
Continua dicendo che dobbiamo «fare molto di più per sostenere e animare le famiglie… soprattutto oggi che affrontano tanti problemi». Ma, aggiungono i vescovi, «purtroppo questi problemi sono in gran parte imposti all’Africa… da società straniere; approfittando della miseria assoluta dei nostri paesi».
Il resto non manca di orgoglio e brio: «nonostante la nostra povertà, dobbiamo alzarci in difesa della famiglia e della cultura anche quando siamo sotto la forte pressione delle società ricche ma virtualmente pagane che purtroppo sembrano respingerci verso la via della colonizzazione». E richiama l’esempio dei martiri dell’Uganda.
La lettera continua: «paradossalmente, i martiri dell’Uganda hanno ricevuto la fede che hanno difeso con il loro sangue da eroici missionari degli stessi Paesi che stanno attaccando la stessa fede per la quale sono morti molti missionari come hanno fatto i martiri dell’Uganda».
In questa lotta contro i peccati di ignominia, i protestanti si sono associati ai cattolici, oltre che ai musulmani.
Questa salutare reazione, che si trova ovunque in Africa, sarà forse il granello di sabbia che potrà fermare la macchina del sinodo mondiale, almeno su questo tema, grazie ai delegati africani.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine di Benjamin Dahlhoff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)
Spirito
Il corpo incorrotto di un santo perduto nell’incendio siciliano
Un devastante incendio ha distrutto l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, in Sicilia, provocando la scomparsa del suo patrimonio storico e religioso. E, perdita irreparabile, il corpo incorrotto di san Benedetto da Palermo, che era venerato nella chiesa, è andato perduto tra le fiamme.
La Chiesa di Santa Maria di Gesù, eretta nel 1426 dal Beato Matteo Guimerà e situata accanto al convento dei Frati Minori nella città di Palermo, in Sicilia, è stata completamente rasa al suolo da un grande incendio.
Oltre alla perdita dell’edificio, i fedeli si rammaricano profondamente di aver perso nell’incendio il corpo incorrotto di San Benedetto da Palermo, che vi era custodito: si sono salvati solo pochi frammenti ossei.
San Benedetto da Palermo
Benedetto il Moro o Benedetto il Nero o Benedetto l’Africano (1526-1589) era un francescano italiano, nato in Sicilia, da genitori schiavi. Entrò nei Frati Minori Riformati della Stretta Osservanza in un convento vicino a Palermo. Nel 1578, anche se non sapeva né leggere né scrivere, fu eletto superiore dell’ordine per 3 anni.
Egli ricevette dallo Spirito Santo un particolare dono di scienza per spiegare le Sacre Scritture, di intelligenza per risolvere le questioni teologiche, e di consiglio per aiutare tutti coloro che venivano a consultarlo. Verso la fine della sua vita, chiese di essere sollevato dall’incarico e di poter tornare al suo lavoro in cucina. Morì all’età di 63 anni e il suo corpo rimase incorrotto.
Nonostante San Benedetto sia compatrono di Palermo, il suo culto nella regione non è molto diffuso. Ciò è dovuto all’abbondanza di altri santi che sono fioriti nel paese, facendo sì che questo umile frate francescano passasse relativamente inosservato.
Tuttavia, la sua devozione si diffuse in modi sorprendenti grazie ai marinai che portarono con sé la fede nel loro viaggio verso il Nuovo Mondo. Fu in Brasile che San Benedetto conquistò un gran numero di seguaci.
Il suo culto è molto popolare oltreoceano: è il santo patrono dei neri del Nord America e dell’America Latina. La parrocchia è diventata un luogo di pellegrinaggio per centinaia di latinoamericani.
Sebbene i vigili del fuoco siano stati informati dell’incidente il prima possibile, non hanno potuto intervenire prontamente. I fedeli hanno cercato di salvare la chiesa da soli.
Pochissime invece le ossa del beato Matteo Guimerà, anch’esse conservate nella chiesa, che sono state recuperate.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Gender
Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona
Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.
Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.
La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.
La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.
Dear friends: God willing, I'll be travelling to Lisbon tonight to speak at @magis2023, the gathering of students from Jesuit schools from around the world, and then at World Youth Day @wyd_en. So I won't be posting as much here. Also, I would very much appreciate your prayers!
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) July 27, 2023
Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.
Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.
Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.
Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».
Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».
La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.
La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.
Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.
In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».
Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».
Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.
Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.
Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».
Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».
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