Famiglia
Il Natale degli orfani della Signora Blu
Natale: nell’immaginario che ciascuno si porta dietro dall’età infantile, c’è una buona dose di storie a base di bambini senza casa abbandonati al freddo e alla crudeltà della società sino alla redenzione fiabesca: la piccola fiammiferaia, i bambini di Dickens, l’orfanella e le stelle d’oro, la stessa leggenda di San Nicola poi trasformatosi nella persistenza della cultura popolare nel tizio chiamato «Babbo Natale».
Mi sono talvolta chiesto, specie durante il Santo Natale quale idea del Creatore e del creato possa avere un bambino orfano, cioè un piccolo essere umano al picco della sua immaginazione – e quindi della sua devozione potenziale. Come l’innocenza può spiegarsi l’ammasso di dolore ed irrazionalità di un mondo tremendo, se non è neanche minimamente schermata dalla presenza dei genitori?
Una risposta mi arrivò, tempo addietro, dalla lettura di un articolo di un giornale statunitense.
Una mitologia, una religione segreta sorprendentemente coerente era stata elaborata con grande dettaglio dal mondo degli orfani
Nel giugno 1997 la giornalista Linda Edwards pubblicò una storia nel Miami New Times con il titolo Myths Over Miami («Le leggende sopra Miami») in cui elencava una serie di racconti vividi uditi da bambini senzatetto della grande città della Florida.
La Edwards intervistò i piccoli vagabondi nei rifugi dei barboni e lungo le strade, facendo una scoperta sensazionale: una mitologia, una religione segreta sorprendentemente coerente era stata elaborata con grande dettaglio dal mondo degli orfani. Secondo la giornalista, questa sorta di canone teologico era condiviso da tutti i bambini senzatetto di età inferiore ai 10 anni, e probabilmente – scriveva – non solo a Miami, ma in tutti gli Stati Uniti, con esempi da Chicago e Oakland, in California.
Una sorta di canone teologico condiviso da tutti i bambini senzatetto di età inferiore ai 10 anni
Queste storie rappresentavano, e rappresentano tuttora, «un esempio eclatante di “poligenesi”, termine usato dagli studiosi di folclore per designare l’apparizione simultanea di storie vivide e simili in luoghi lontani fra loro». Un caso che conferma idee come quella dell’inconscio collettivo proposto da Carl Gustav Jung.
Trasmessa per via orale da bambini nei rifugi per homeless, tale religione – a cui talvolta ci si riferisce come secret stories, «storie segrete» – era un miscuglio ricco e bizzarro, carico di orrore e pericolo imminente. Agli occhi dello studioso delle religioni essa appare come uno strano, struggente, disperato culto gnostico. Le leggende si accompagnavano a rituali e credenze per evocare o contenere le forze demoniache, che erano tremende e quotidianamente attive nella vita di strada.
11 settembre in Paradiso
Secondo l’articolo, questi bambini credevano che la notte di Natale di qualche anno prima i demoni avessero assaltato il cielo, mandando in frantumi il palazzo di marmo di Dio e facendolo fuggire; da allora Dio non era mai più tornato, di lui non si hanno notizie, forse è esiliato da qualche parte. Di conseguenza, sono rimasti solo gli angeli a difendere ciò che era rimasto del Cielo e della Terra dopo questo repentino golpe demoniaco.
Il disastro – una sorta di 11 settembre in Paradiso – fu stato tenuto segreto dal resto del mondo, ma i bambini senzatetto furon stati allertati dai parenti morti che, come spiriti, avevan il compito di trasmettere la notizia. In particolare i genitori o i fratelli morti, per il credo degli street children, appaiono in alcuni momenti per guidare i vivi: non vengono dall’aldilà. Tali spiriti (i bimbi evitano la parola ghost, che secondo loro richiama baggianate della cultura popolare come il fantasmino Casper, preferendo sempre il termine spirit) nel quale la religione degli scugnizzi americani non crede, al massimo risiedono in una sorta di campo di base degli angeli da qualche parte nelle foreste paludose delle Everglades, un luogo magico custodito da alligatori giganti che divorano gli intrusi e dove scorre un fiume di acqua limpida, fredda e potabile. Per assicurarsi che i cari defunti arrivassero lì, una foglia di palma fresca doveva essere posta sulle loro tombe per fungere da pass per l’ingresso nell’accampamento angelico.
I parenti morti agiscono quindi come intermediari tra gli angeli e i bambini, portano notizie dalla battaglia contro i demoni. Questi spiriti hanno le esatte fattezze di quando erano vivi, persino indossano i medesimi vestiti, ma possiedono intorno a loro lievi aureole colorate. All’inizio, uno spirito non può che muovere le labbra senza produrre suoni, ma alla fine, mentre imparano a comunicare dal mondo degli spiriti, possono essere ascoltati, avvertendo e consigliando i bambini. Un bambino ha raccontato di suo cugino morto manifestandosi per congratularsi con lui per aver vinto una gara di spelling in un rifugio, per poi mostrargli una scorciatoia per la sua scuola elementare che evitava i branchi di ubriachi e avvertendolo della fuga di Satana dalla sua prigione.
Un altro caso straziante è quello di Miguel, un bimbetto di otto anni. Suo padre, un immigrato nicaraguense,faceva il turno di notte in una stazione di servizio di Miami. Miguel camminava sempre per strada da solo per portare a suo padre una bibita proprio prima di andare a letto, così da fare due chiacchiere con il papà. Poi una notte il padre fu assassinato: «la polizia dice che i ladri hanno lasciato dei fiammiferi accesi sopra di lui prima di ucciderlo», ricorda Miguel.
La madre di Miguel non parlava inglese ed era analfabeta. Spesso veniva pagata meno di due dollari l’ora per i lavori temporanei che poteva trovare a Little Havana (lavare i pavimenti dei negozi, lavare i piatti nei ristoranti). Dopo la morte del marito, perse il suo appartamento. A prescindere da dove dormissero Miguel e la sua famiglia orfana (i bancali di una chiesa, un letto di rifugio, un marciapiede), lo spirito di suo padre appariva, insanguinato e bruciato in ogni parte del corpo da minuscole fiammelle.
Gli insegnanti di Miguel lo acchiappavano spesso mentre scappava dalla sua scuola nel centro di Miami, con i suoi piccoli pugni pieni di verdi foglie di palma, determinato a trovare la tomba di suo padre. Quando alla fine un assistente sociale lo portò al cimitero, Miguel si rifiutò di offrirle spiegazioni. «Ho bisogno di mio padre per trovare gli angeli» disse Miguel a alla Edwards in una struttura caritatevole dell’Esercito della Salvezza situata vicino al quartiere di Liberty City. «Andrò lì quando verrò ucciso».
Satana e le porte dell’Inferno
Come risultato della scomparsa di Dio, i demoni trovarono delle «porte d’accesso» al mondo umano. I bambini credono che questi portali si nascondano in frigoriferi abbandonati, Jeep Cherokees con finestre oscurate, specchi e «la città fantasma», cioè come essi chiamano un cimitero nella contea di Dade. Attraverso le «porte», i demoni (chiamati proprio in questo modo: ogni wicked spirit, «spirito cattivo», è definito «demone») vengono a sfamarsi: essi si cibano delle emozioni disforiche degli umani. Gelosia, odio e paura.
Attraverso dei «portali», i demoni vengono sulla Terra a sfamarsi: essi si cibano delle emozioni disforiche degli umani. Gelosia, odio e paura
Satana aveva un odio speciale per Miami a causa di un’umiliazione che aveva sofferto lì mentre era in perlustrazione alla cerca di porte di accesso per i suoi demoni. Satana non ebbe problemi ad infiltrarsi tra la gente benestante di South Beach, nonostante fosse coperto di scaglie d’oro e d’argento; i bimbi ritengono che «la gente ricca talvolta può essere davvero stupida e venire fregata». Il demonio trovò una delle sue possibili bocche dell’Inferno sotto un edificio sul lungo di Ocean Drive, l’Hotel Colony.
Tuttavia, mentre era intento a corrompere il proprietario con 10 Mercedes, Satana fu catturato dagli angeli e intrappolato sotto il fiume che scorre attraverso Miami. A causa di questo, la sua pelle diventò di colore bordeaux, le corna crebbero dalla sua testa e il fiume bollì e si trasformò in sangue, mentre le urla spettrali dei bambini che aveva assassinato risalirono dalle sue profondità.
Ma, dicono le storie segrete, Satana non rimase intrappolato a lungo. Scappò dalla sua prigione fluviale per tornare alla sua opera di devastazione. Allineati contro l’esercito di demoni erano gli angeli, che amano i neon abbondanti di Miami perché ne mordicchiano la luce per permettere loro di volare.
Le pallottole della Signora Blu
La principale figura di questo esercito di creature del bene è la Blue Lady, che ha la pelle pallida e vive nell’oceano; non può usare il suo potere per contrattaccare i maligni liberamente, però, perché a causa di un incantesimo demoniaco bisogna conoscere il suo nome segreto per riuscire ad evocarla – e purtroppo in pochi conoscono quel nome.
«Se tu e i tuoi amici siete su un angolo di una strada quando una macchina viene sparando proiettili e un bambino urla il suo vero nome, tutti saranno al sicuro – racconta una delle fonti di Linda Edwards, un bimbetto di nome Andre – anche se le pallottole ti strappano la pelle, la Blue Lady le fa cadere a terra. Lei può parlare con noi, anche senza che venga pronunciato il suo nome. Lei dice “tieni duro”».
Un’altra ragazza ha descritto di aver visto la Signora Blu, con fiori che scendono dalle sue braccia, e i disegni dei bambini spesso la mostrano mentre protegge i bambini sparando con la rivoltella a demoni e gangster.
Una volta che hanno visto la faccia di un bambino, sia la Blue Lady che i demoni possono sempre trovarli di nuovo. Lo stesso vale per gli spiriti. I bambini vivevano nella paura della più terrificante figura in questa orda di demoni. Essa era chiamata con una espressione spagnuola: La Llorona, cioè «colei che piange». È conosciuta anche come Bloody Mary, un demone di tale potenza da essere temuta dagli angeli e persino dallo stesso Satana.
La madre sanguinaria
La Llorona, o Bloody Mary, piange sangue o lacrime nere da orbite vuote e si nutre del terrore dei bambini. Credevano che se si svegliassero di notte e la vedessero, sarebbero stati segnati a morte. Una bambina di 10 anni di nome Otius, descrisse come Bloody Mary predava i bambini: «Alcune ragazze senzatetto sentono le unghie graffiare sulla pelle delle loro braccia. La loro mano sembra un fuoco rosso. È Bloody Mary che le trascina in schiavitù – facendole entrare nelle gang, facendole divenire pazze».
Bloody Mary può essere evocata in una stanza buia cantando il suo nome davanti a uno specchio cosparso di acqua dell’oceano; e quando arriva, fa esplodere i vetri mutilando le sue vittime prima di ucciderle. I bambini credevano che portasse un rosario rosso che usava come arma, colpendo i bambini in faccia per ucciderli. I bambini credevano anche che lei fosse la grande alleata di Satana. Secondo le storie segrete, aveva ucciso il suo stesso bambino e aveva quindi giurato di uccidere tutti i bambini umani.
Secondo le storie segrete, Bloody Mary aveva ucciso il suo stesso bambino e aveva quindi giurato di uccidere tutti i bambini umani
C’era tuttavia una solida speranza: su 1.000 ragazze senzatetto, una era definita la Special One, una bambina intelligente, coraggiosa, pura, una bambina che poteva fungere da esempio per le altre. Bloody Mary non poteva toccarla, e in sua presenza fuggiva, lasciando intravedere un volto grazioso e luminoso nella sua scia, cioè l’immagine di come era prima che fosse consumata dal male.
In una allucinante, rivoltante distorsione blasfema, i bimbi credevano che Dio, negli ultimi giorni prima di fuggire dal Cielo, fosse stato quasi sopraffatto da tutte le crisi sulla Terra create da Bloody Mary, e questa distrazione le permise di prendere d’assalto le mura con il suo esercito di demoni e cacciare fuori Dio; ma che non era solo questo che fece fuggire Dio – lo fece, impazzito dal dolore, quando realizzò la vera identità di Bloody Mary: la Madre di Cristo. Era così sconvolto, che era fuggito per non farsi più trovare.
Metafora per il lettore
Questa storia è disturbante quanto spettacolare, tanto che dopo una decade l’articolo è riemerso in piena era social media con migliaia di condivisioni, forum in rete che fanno le pulci all’articolo (molti lo ritengono un falso). Ci sono echi di altre credenze nella religione degli orfani – il nome Bloody Mary e la sua evocazione sono storielle di paura familiari ai bambini in tutto il mondo occidentale, mentre Blue Lady assomiglia a Yemaya, una dea Santeria cubana, ed Erzulie, uno dei Loa del Vudù; nulla di simile a una mitologia coerente a livello nazionale tra i bambini tuttavia era stata rivelata prima.
Gli scrittori di romanzi immediatamente vi si ispirarono. Stephen King usò alcuni aspetti della storia in uno dei suoi libri. L’autrice fantasy Mercedes Lackey vi basò sopra un libro, Mad Maudlin. La (quella sì demoniaca) Disney acquistò i diritti dell’articolo della Edwards nel 2000, al fine di realizzare un film (che ancora non si è visto) tramite la mano del «maestro dell’horror» (ah, Topolino!) Clive Barker, un omosessuale capace di fantasie particolarmente cruente come visibile in Hellraiser.
Questa religione degli orfani è, per l’appunto, la religione di un popolo innocente e abbandonato. Un popolo tradito, sotto costante attacco del male
Tuttavia, non è fiction quello che questa storia ispira a me.
Questa religione degli orfani è, per l’appunto, la religione di un popolo innocente e abbandonato. Un popolo tradito, sotto costante attacco del male, un popolo i cui difensori vivono in riserve indiane; un popolo che in qualche modo resiste alla lusinga del male che appare il vincitore materiale della storia della creazione.
È un credo disperato sino alla perversione, perché divenuto cieco, privo di riferimenti, dove il vertice ha misteriosamente abdicato alle sue sacre responsabilità, e la figura della madre diventa orrenda assassina prima del suo stesso figlio e poi dei figli dell’uomo tutti…
Il vertice ha misteriosamente abdicato alle sue sacre responsabilità, e la figura della madre diventa orrenda assassina prima del suo stesso figlio e poi dei figli dell’uomo tutti
Caro lettore, cosa ti ricorda tutto questo? Davvero non riesci a vederlo?
Viviamo un incredibile momento, taciuto da tutti, dove le forze del male hanno preso il Sacro Palazzo, dove il capo umano è fuggito, dove la Madre (l’istituzione era chiamata anche così, Madre Chiesa, prima che accettasse il gender con l’Amoris Laetitia) è diventata massacratrice di Cristo in riti in cui oltraggia il Suo corpo nel modo più osceno, e assassina materiale dei bambini, quando, come con l’avallo della legge 194/1978 e della 40/2004 tollera e financo stimola de facto la strage dei bimbi innocenti.
Una chiesa infestata dai demoni, sotto cui qualcuno pure è riuscito a mantener la Fede, nell’attesa di una santa persona (una Vergine?) che faccia sfuggire il mostro di iniquità che la neochiesa è divenuta.
I bambini di Miami, nella loro disperazione, lo hanno in qualche modo capito.
Siamo stati abbandonati, ma non per sempre
Siamo stati abbandonati, ma non per sempre.
Buon natale, lettore, che sei anche tu orfano come me della nostra madre.
Buon Natale, dal profondo di quel poco di cuore innocente che ci è ancora rimasto.
Roberto Dal Bosco
Famiglia
Famiglia il provetta: il padre della figlia è in realtà suo fratellastro
Una lettera arrivata alla rivista americana The Atlantic rende conto della catastrofe che la produzione di bambini in provetta causa alla famiglia.
Il livello di oscenità è indicibile, tuttavia si tratta di situazioni allucinanti che sono all’ordine del giorno, in quanto rese possibili dalla tecnologia di riproduzione artificiale degli esseri umani.
Lori Gottlieb è la psicoterapeuta che tiene sulla prestigiosa (e goscista) magazine statunitense la rubrica «Dear Therapist»). Lo scorso 27 febbraio ha pubblicato la seguente lettera anonima.
Caro terapista,
Quando ho sposato mio marito, aveva due figli adulti e io non ne avevo. Entrambi volevamo avere un figlio insieme, ma mio marito ha subito una vasectomia dopo la nascita del suo secondo figlio, troppo tempo fa per annullare la procedura.
Non volevamo usare una banca del seme, quindi abbiamo chiesto al figlio di mio marito di essere il donatore. Abbiamo ritenuto che fosse la decisione migliore: nostro figlio avrebbe avuto i geni di mio marito e conoscevamo la salute, la personalità e l’intelligenza del mio figliastro. Ha accettato di aiutare.
Nostra figlia ora ha 30 anni. Come possiamo dirle che suo «padre» è suo nonno, suo «fratello» è suo padre, sua «sorella» è sua zia e suo «nipote» è il suo fratellastro?
Mio marito ed io siamo ansiosi, confusi e preoccupati di dirglielo. Anche questo è difficile per mio marito, perché vuole che nostra figlia sappia che sarà sempre e per sempre suo padre.
Grazie per ogni consiglio che hai da offrire.
Anonima
Il padre, in realtà è il nonno. Il fratello, in realtà è il padre. La madre, in realtà, è anche la matrigna del padre, cioè del fratello.
Capite il caos rivoltante. Capite perché la tragedia greca a casi simili faceva corrispondere maledizioni in grado di distruggere stirpi e città intere, di provocare guerra e distruzione.
La famiglia del mondo moderno si compone grazie alla volontà di potenza biotecnologica, con nessun rispetto per i ruoli conosciuti nella storia dell’umanità, sempre ben definiti, di padre, madre, figlio. Senza nessun rispetto per la legge naturale.
Il problema è che non finisce qui. Già si sono avuti casi come quello del figlio gay che si fabbrica un figlio in provetta e lo fa crescere nel grembo di sua madre: suo figlio è anche suo fratello, il bambino artificiale è nipote e figlio della stessa donna.
Ci sono, inoltre i casi di uteri trapiantati dalla madre alle figlia. I transgender da anni rivendicano la possibilità di impiantare un utero da una donna (viva? Morta?) a un uomo transessuale. C’è stato anche il caso del chirurgo indiano che l’anno scorso ha cercato di mettere incinta un trans. La Bioetica è, ovviamente, d’accordo.
Con la gametogenesi, cioè la creazione di cellule sessuali (spermatozoi e ovuli) a partire da cellule somatiche qualsiasi, un uomo potrà diventare «padre» e un altro uomo la «madre», una «donna» potrà diventare «padre» creando dalle sue cellule uno spermatozoo, e poi magari si avrà anche l’incrocio per cui il «padre» è una donna e la «madre» un uomo.
Ribadiamo: tutto questo è a portata, gli esperimenti sui roditori, come segnalato da Renovatio 21, hanno già funzionato.
Aggiungete l’arrivo dell’ectogenesi – cioè di quell’utero artificiale che il boss dell’utero in affitto ucraino prevede essere disponibile tra 5 e 7 anni – e avete capito che la questione della sessualità come mezzo riproduttivo e della famiglia come luogo della vita è bello che finito. È il sogno ultimo della dottrina gender: un mondo senza generi, senza sesso, soprattutto senza famiglia.
«Se la riproduzione della specie venisse rimpiazzata dalla riproduzione artificiale, i bambini nascerebbero uguali di entrambi i sessi, o indipendenti da questo fattore» (…) la tirannia della famiglia biologica sarebbe finalmente spezzata» scriveva nel libro Dialectics of Sex (1970) la pensatrice femminista Shulamith Firestone.
«Il tabù dell’incesto – scriveva ancora la Firestone – attualmente serve solo a preservare la famiglia: se ci sbarazzassimo della famiglia ci sbarazzeremmo anche delle repressioni che vedono la sessualità posta in formazioni specifiche».
La Firestone si dice terminò la sua vita di lotta con la schizofrenia morendo nel suo appartamento, dove fu trovata in stato di decomposizione dal padrone di casa presumibilmente un mese dopo la morte, avvenuta nel 2012. Nessuno pare si fosse preoccupato per lei, nessuno si era peritato di vedere come stava. Non aveva coniugi, né figli. Non aveva famiglia.
È un’immagine plastica di quello a cui può assomigliare una società senza famiglia: tutti ridotti a individui senza vere relazioni, gratificati però da «diritti» alle perversioni di ogni genere, ad effimeri godimenti materiali, sessuali, pseudo-artistici, finto-spirituali. Stipendio e sadomaso, arte contemporanea e yoga…
Il mondo, da tanto tempo, sta andando nella direzione descritta dalla Firestone. Nessuno pare rendersi conto davvero della cosa, né avere contezza della maledizione che può abbattersi sull’umanità con questo abominio senza fine.
Famiglia
Julia Roberts difende la famiglia e l’essere casalinga
In una lunga intervista data al New York Times, la più grande attrice di Hollywood, Julia Roberts, ha affermato qualcosa di sconvolgente per il tempo presente e nello specifico per i canoni dei media americani: il primato della famiglia sulla carriera.
Quando il giornalista le fa notare che sono oramai vent’anni che non la vediamo in una rom-com (in gergo, una commedia romantica: il classico juliarobertsiano) la diva risponde con un raggio laser:
«Ecco il punto: se avessi pensato che qualcosa fosse abbastanza buono, l’avrei fatto. Ma ho avuto anche tre figli negli ultimi 18 anni. Ciò alza ancora di più l’asticella… È anche l’equazione matematica dell’orario di lavoro di mio marito, dell’orario scolastico dei bambini e delle vacanze estive. Non è solo, “oh, penso di volerlo fare”».
«Ho un senso di grande orgoglio di essere a casa con la mia famiglia e di considerarmi una casalinga».
Boom.
Si tratta di un pensiero inaccettabile per gli standard del mainstream ora completamente intriso di femminismo, cioè quella forma di pensiero creato da gruppi economici malthusiani per cui la vera realizzazione di una donna è nella carriera e secondariamente, se vuole, nella famiglia.
Di solito, questo discorso, con annessa l’untuosa geremiade sulla parità dei sessi sul lavoro, viene fatto da donne con una carriera poco significativa.
Julia Roberts, ritenuta per decenni una A-Lister – cioè, il top degli attori nella Mecca del cinema – invece possedeva una carriera senza eguali al mondo. Tecnicamente, dicendo no ai copioni che le hanno presentato per stare assieme ai figli e al marito, ha rinunciato a decine di milioni di dollari, forse a centinaia, e magari pure ad ulteriori statuette che l’avrebbero spinta ancora più su, se possibile, nell’eternità dell’Olimpo della celluloide.
Invece no: eccotela ad affermare, senza peli sulla lingua, il primato della famiglia, il suprematismo casalingo.
Julia Roberts redpillata?
Anche le dee di Hollywood possono comprendere che la Necrocultura vuole distruggere la donna?
Immagine di David Shankbone via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0); immagine croppata.
Famiglia
Lo schiaffo hollywoodiano per lo sdoganamento della poligamia
Mettiamo subito in chiaro che crediamo che lo schiaffo di Will Smith al presentatore degli Oscar Chris Rock sia farlocco.
Il motivo è presto detto: in moltissimi in questi mesi hanno lamentato la decadenza totale degli Oscar, che in America significa anche e soprattutto il calo totale di ascolti.
Perfino i giornali dell’establishment avevano cominciato a mugugnare: come può sopravvivere uno show del genere ad un pubblico la cui attenzione può durare al massimo qualche secondo?
La cerimonia era stata poi attaccata per la nuova veste woke, politicamente corretta, con quella che chiamano forced diversity: nel film deve esserci un nero, un trans, un asiatico, una lesbica, e via con il ricatto del Cencelli delle minoranze etnosessuali. Perfino personaggi TV liberal influenti come Bill Maher avevano iniziato a schifare la cosa.
Ecco che quindi, come un Sanremo qualsiasi, salta fuori un fuori programma che tiene che scompagina tutto e fa versare inchiostro a iosa. Parrebbe quella che nel settore si chiamava «lucherinata», dal nome del più abile e spregiudicato ufficio stampa del cinema nostrano, il mitico Enrico Lucherini: una storia inventata per far abboccare i media.
Tuttavia, non è sull’ontologia dello schiaffo fra afroamericani (uno infinitamente più dotato dell’altro: parliamo lo schiaffeggiato Chris Rock, considerato un tempo uno dei non plus ultra della comicità dal vivo) che vogliamo dire due cose qui.
Ci preme, più che altro, cercare di capire se si tratti di una tentata manovra di nobilitazione di una delle cose che più indicano la decadenza morale e sociale che ci sta toccando: il concetto di coppia aperta, che, di fatto, è la reintroduzione della poligamia più orgiastica.
Come noto alle cronache, Will Smith e sua moglie sono portatori di questa speciale configurazione affettiva, che solitamente, pensavamo, più che nell’olimpica Hollywood si esprime in tetri locali definiti «per scambisti».
Epperò il caso degli Smith sembrerebbe più problematico di così.
Si disse un paio di anni fa che la moglie Jada Pinketts Smith (di cui non riusciamo a ricordare un film che sia uno) nel 2016 aveva una relazione con un amico del figlio, il rapper August Alsina, di 25 anni più giovane. Il ragazzino cantante raccontò che la relazione aveva il placet del marito, al momento separato. Lei negò. Poi disse che era vero, ma non la cosa del consenso del Principe di Bel Air.
Nel 2019 la Jada ammise in un suo programma su Facebook (dove altro?) che una volta, da giovane, aveva fatto un’orgia a tre. La confessione è avvenuta di fronte alla famiglia, protagonista della trasmissione con lei. Una famiglia che è un inno alla rivoluzione sessuale, sembrerebbe.
Nel 2021 lo Smith affermò che la moglie «non ha mai creduto nel matrimonio convenzionale» e che entrambi hanno avuto rapporti sessuali al di fuori del loro matrimonio. Eccolo qua: «Open Marriage». Matrimonio aperto.
Noi ingenui pensavamo che fosse una cosa per i club degli scambisti, le coppie perverse, quelle che, magari con la pancia piena e in assenza di prole, hanno bisogno di «stimoli» per far sopravvivere il rapporto, evidentemente basato sulla passione fisica che prima o poi può sparire: non riescono ad accettare di aver calcolato male la gittata di una relazione basata sull’attrazione, e sono incapaci di ammettere che il collante tra marito e moglie non può in alcun modo essere il sesso, ma qualcosa di più alto, di metafisico, di eterno. Le coppie che lo comprendono, di solito, hanno figli, così che invece che frequentare club mascherati frequentano più assiduamente, e con in testa tutto tranne il sesso, la scuola, la pediatra, il judo, il supermercato etc.
Quindi, meglio stare alla larga. Vale l’avvertimento che l’anziano giornalista ribelle ma vaccinato Massimo Fini, che cita un caso preciso nel suo Di[zion]ario Erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina.:
«È pericoloso però passare dall’immaginario al reale introducendo nel gioco a due altri individui in carne e ossa. Perché si sa come si comincia ma non dove si va a finire. Il marchese Casati Stampa (l’antico proprietario della villa di Arcore poi passata… nelle mani di Berlusconi) si eccitava molto a osservare la bella moglie mentre si esibiva davanti ad altri o si faceva fottere. Ma un giorno la signora si innamorò di uno di questi amanti teleguidati e il gioco sfuggì di mano all’imprudente marchese che, folle di gelosia, fece una strage: con un fucile da caccia uccise la moglie, l’amante e si suicidò».
Insomma, una cosa pericolosa.
Ma anche una cosa volgare, un po’ da sporcaccioni di provincia. L’adulterio è ineliminabile, tuttavia esso è, da millenni, coperto dal segreto, altrimenti non si capisce più cosa sia: un tradimento che non è un tradimento? Che senso ha? Qualche malizioso direbbe perfino: che gusto c’è?
Insomma, non una cosa da divi di Hollywood, dove i segreti abbondano, e un tempo reggevano in modo miracoloso: pensate all’omosessualità di Rock Hudson, Montgomery Clift, e poi magari quella mai confermata di quell’altro brizzolato di cui non facciamo il nome.
Le cose sono cambiate. Gli Smith rappresentano la fine del segreto hollywoodiano.
Will, uomo dalla carriera misteriosa (perché piace alla gente?), ultimamente non sempre all’altezza, è quindi una Finestra di Overton umana per le corna.
Le corna, da impensabili, ora sono accettabili, razionali. Certo, non sono ancora popolari, ma siamo un certi che un giorno diventeranno legalizzate, nel senso di obbligatorie, come i vaccini, come la perversione forzata del libro di Anthony Burgess Il seme inquieto.
Il cornuto in America è chiamato cuckold. La parola negli ultimi anni ha assunto un significato perfino politoc: il cuckservative, è il conservatore che, a causa del suo moderatismo, non si rende conto che lo stanno fregando in tutti i modo – un’espressione simile, emersa con l’era Trump, è RINO, Republican in Name Only, Repubblicano solo di nome: uno che vota a destra ma che alla fine si trova fottuto dai democratici, perché intimamente ha accettato di allinearsi con essi, come un cornuto che alla fine dà l’ok agli adulteri della moglie.
Il cuck non è visto in maniera peggiorativa solo dalla destra USA. C’è un’altra categoria che ci lavora sopra: certi neri americani. Perché apprendiamo che nella sottocultura dei cuck, vi sono coloro che vogliono che la moglie li tradisca con un uomo nero, che in gergo si dice «bull», «toro». Alcuni «tori», quindi, ringraziano.
A metà degli anni 2010 in rete cominciarono a dire che una serie liceale per ragazzini, Bella e i Bulldog, conterrebbe alcuni riferimenti alla sottocultura dei cuckold e dei bull. Emerse che lo sceneggiatore, un ragazzo di colore, aveva diretto un film chiamato The Cuckold, in locandina una donna mascherata che abbraccia un signore nero ignudo. Il telefilm per bambini avrebbe quindi avuto tanti punti di contatto con il mondo dei cornuti organizzati: il personaggio principale Bella, un’adolescente bianca, sviluppa una relazione romantica con Troy, un ragazzo di colore che è fisicamente più atletico e sicuro di sé di Newt, un ragazzo bianco non molto maschile che cerca costantemente ma non riesce a conquistare l’affetto di Bella.
Secondo i critici, che chiesero al canale per bambini Nickelodeon di cancellare la serie, la trasmissione sarebbe piena di riferimenti e simboli sottili e non così sottili che fanno eco ai temi dell’internazionale dei cornuti interraziali: il nome del programma, che contiene la parola «bull»; la continua ripetizione della simbologia del toro; una puntata con la presenza concreta di un toro in uno scantinato, che la protagonista (bianca, ovviamente) Bella deve accarezzare bendata. I riferimenti diretti alla sottocultura dei sadomaso e dei cornuti, dicono in rete, si sprecano.
Il fenomeno, insomma, si starebbe facendo largo in vari canali, pronto per essere digerito frontalmente dalla popolazione. Overtonizzato.
Ecco cosa sta a significare lo schiaffo di Will Smith, divenuto protagonista assoluto degli Oscar ben oltre la statuetta vinta.
Il cuck, il cornuto, sa essere mostrare al mondo cos’è l’onore. Macché perverso, malato, passivo. È un uomo maschile, testosteronico. Di più: il cornuto è un cavaliere, pronto a difendere la sua bella dall’offesa subita. Come un tempo. Ricordate i duelli? Will Smith ha fatto una cosa così, «per amore» della moglie programmaticamente fedifraga offesa da una battuta sull’alopecia.
Cornuti è bello. Cornuti è figo. La poligamia family-oriented, la «coppia aperta»: se lo fa l’attore premio Oscar amato da tutti (perché, poi?), perché non dovremmo farlo noi? Se significa non mettere da parte i sentimenti e nemmeno l’onore, perché rinunciare al «poliamore»?
Quello che ne consegue il lettore di Renovatio 21 lo capisce da solo: la glorificazione di un ulteriore veleno teso a uccidere la famiglia naturale, dove la fedeltà è sostituita dalla zozzeria, dove la morale diviene indecenza, dove la promiscuità dove i genitori vanno con gli amici dei figli – in attesa di andare oltre, verso il tabù più tabù, dove la famiglia non può esistere e sull’umanità si abbatte la maledizione e la tragedia, come ben comprendevano gli antichi.
Parlano tutti dello schiaffo (finto) di Will Smith. In realtà stanno mangiando tutti un pezzo della torta dei cuck, dei bull, della società ventura fatta di poligamia e corruzione, di disgusto e abiezione morale normalizzata.
È quel mondo che, spesso, fa invocare non lo schianto farlocco delle sberla, ma quello dell’asteroide sulla superficie di questo pianeta perverso.
Roberto Dal Bosco
Immagine screenshot da YouTube















