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Cervello

Il marchio magnetico della Bestia

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Quando un paio di settimane fa hanno cominciato a parlarmene, non volevo crederci.

 

«Ma dai. Ma cosa state dicendo? La zona d’iniezione del vaccino COVID adesso diventerebbe magnetica. Ma cosa state dicendo… via». Ero ad un pranzo di amici genitori dell’asilo.

 

Lì per lì mi sono un po’ disperato. Come possiamo cercare di fare un’informazione limpida, se dobbiamo competere con queste panzane mostruose che circolano senza freno?

 

Poi la mamma di un amichetto di mio figlio mi fa vedere il suo telefonino. Sullo schermo c’è la foto di una ragazza, una sanitaria, che si tira su la manica del camice: attaccata al braccio ha una tessera di un supermercato della zona.

 

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano

«Questa è una mia collega. La foto l’ho fatta venerdì».

 

Rimango basito. «Ma scusa, hai provato ad attaccartela tu al tuo braccio?».

 

«Sì, niente».

 

«Hai provato allora ad attaccarla in altre parti del corpo della tua collega? Sull’avambraccio, sull’altro braccio…?».

 

«Sì, niente».

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano. Così mi metto a scavare nelle reti delle chat – cosa che detesto, e da cui cerco di tenermi lontanissimo. Scopro che la cosa ha già una quantità di video impressionante, la maggior parte totalmente inequivocabili. Magneti grandi e piccoli si attaccano al punto dell’iniezione. È semplicemente pazzesco.

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti.

 

A questo punto ammetto di essere anche io – perfino io – sorpreso. Con questa campagna infame di alterazione genetiva massiva, hanno davvero pure magnetizzato gli esseri umani? È una virata che supera la fantascienza programmatica a cui siamo oramai abituati.

 

Bisogna dare un’occhiata a cosa dicono i vaccinisti, penso subito. Avranno sicuramente tirato fuori una spiegazione, avranno fatto parlare qualche dottore o ricercatore che, dando degli analfabeti funzionali a tutti, darà una spiegazione di qualche tipo del fenomeno.

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo»

 

Invece, niente. Per giorni la cosa è totalmente ignorata, non se ne fa menzione in nessun luogo del mainstream, né ci si applicano di debunker, gli sbufalatori, i fact checker, etc.

 

Solo di recente, ecco che mi segnalano un post in una di quelle misteriose pagine di vaccinisti, dove migliaia di elettori del PD (e non solo) vanno a prendere quella boccata d’aria che li fa sentire superiori al prossimo (quindi non mediocri) per qualche minuto (anche questa, in fondo, è un tipo di fantascienza, di genere «escapista»).

 

 

Il post dei vaccinisti è in teoria ironico. Ci piazza Magneto, il cattivo Marvel degli X-Men, un mutante (che tecnicamente è un uomo con alterazione del DNA) in grado di muovere i metalli attraverso il magnetismo. Il post non fa ridere, ma tantissimi commentano soddisfatti quanto schifo fanno quelli che credono a questa stronzata dei siti di iniezione divenuti magnetici. Sganasciano. Fanno anche loro battute, o almeno tentano. Nessuno, davvero nessuno (e alcuni, siamo pronti a giurare, hanno il pezzo di carta che attesta che hanno fatto medicina, o lo stanno per ottenere) tenta di fornire una spiegazione possibile.

Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli

 

Ad un certo punto, fra i commenti, ne appare uno particolare. Un signora pubblica la foto di suo padre: al braccio ha attaccato un piccolo magnete. Il signore dice che il papà ha fatto da poco l’iniezione, e che questa cosa non se l’aspettavano. Nel messaggio, chiede se qualcuno ha qualche spiegazione. Ribadiamo: chi sta mettendo in circolo foto e video sul fenomeno non può, per logica, essere un no-vax, perché i no-vax il vaccino non se lo fanno.

 

Tuttavia, al povero signore che chiede una mano a capire, viene risposto con una valanga di scherno. Fanno altre battute su magneto. Gli dicono che il padre era sudaticcio. Qualcuno immancabilmente ghigna qualcosa sul 5G. Insomma lo prendono per il culo. Altri mettono in dubbio la foto, e dal sarcasmo irrispettoso si passa all’aggressività.

 

«Le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica»

Ho poi visto che anche la mediasfera mainstream finalmente è uscita con qualcosa. Un video del giornale agnelliano La Stampa, praticamente senza audio – avete presente, quei video a tesi con la musichetta e i sottotitoli temporizzati, tipici dell’era social. Il video, come annuncia il titolo rimbalzato anche su Dagospia, sostiene di svelare il mistero. È completamente inutile guardarlo tutto, perché non disvela niente. Negli ultimi secondi fa vedere una ragazza che dice di essersi inventata tutto, ha leccato la carta di credito per incollarsela al braccio, era una burla di cui si pente.

 

Capite: questa spiegazione dovrebbe bastarci, e mettere a letto per sempre questa mostruosa dissonanza cognitiva ingeneratasi da questa storia folle.

 

Neanche per sogno. Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli.

 

Passano i giorni, e il materiale si accumula. Affiorano studi su Pubmed, l’archivio online che funge da Biblioteca pubblica della Medicina USA. Nel 2014 quattro studiosi hanno vergato un articolo  intitolato «Superparamagnetic nanoparticle delivery of DNA vaccine»(«Trasporto di nanoparticelle superparamagnetiche del vaccino a DNA»).

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna»

 

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo. In particolare, la durata della trasfezione genica, specialmente per l’applicazione in vitro, può essere significativamente ridotta dalla magnetofezione rispetto al tempo necessario per ottenere un’elevata trasfezione genica con protocolli standard».

 

«Le SPION che sono state rese stabili in condizioni fisiologiche possono essere utilizzate sia come agenti terapeutici che diagnostici grazie alle loro caratteristiche magnetiche uniche. Le preziose caratteristiche delle nanoparticelle di ossido di ferro nelle bioapplicazioni includono uno stretto controllo sulla loro distribuzione dimensionale, le proprietà magnetiche di queste particelle e la capacità di trasportare particolari biomolecole verso obiettivi specifici. L’interiorizzazione e l’emivita delle particelle all’interno del corpo dipendono dal metodo di sintesi».

 

I vari specialisti – beninteso, quelli che accettano di parlarne – brancolano nel buio. Salta fuori che ci sarebbe una ditta tedesca che produce questi SPION, ma nel sito scrivono che servono solo ed esclusivamente per ricerca medica ed esperimenti scientifici: qui invece pare che stiano somministrandoli all’intera popolazione mondiale, ma del resto sappiamo tutti che siamo porcellini d’India di un grande esperimento. In questa Norimberga 2.0, il lager è esteso quanto tutto il mondo.

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa

 

Potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica

Non è finita. Torna alla luce anche un recente studio del MIT, il più prestigioso politecnico USA. L’esperimento aveva il compito di registrare – e influenzare – l’attività cerebrale animale. «Un team di scienziati del MIT ha quindi costruito un tipo di nanoparticella magnetica sensibile al calore in grado di fornire stimolanti chimici in profondità nei tessuti cerebrali e rilasciarli su richiesta, fornendo un nuovo mezzo per modulare a distanza i comportamenti dei soggetti del test» scrive il sito Labroots., riprendendo lo studio finito su Nature Nanotechnology.

 

Tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata

L’articolo del 2019 descrive quello che poi sarebbe divenuto il sistema di trasporto dei vaccini mRNA come Pfizer e Moderna: microbolle di grasso. «Le particelle liposomiali sono minuscole strutture simili a bolle spesso costituite da doppi strati di fosfolipidi. Grazie alla loro biocompatibilità, capacità di intrappolare una varietà di piccole e grandi molecole e versatilità nell’adottare un’ampia gamma di proprietà fisico-chimiche e biologiche, i liposomi sono un vettore popolare nella scienza biomedica, in grado di fornire qualsiasi cosa, dal DNA plasmidico per l’editing genetico, a agenti chemiotossici nella terapia del cancro».

 

È su di esse che si innesta il potere magnetico: «le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica (BBB) ​​nella regione cerebrale mirata e utilizzando l’energia termica generata dall’ipertermia magnetica per rilasciare stimolanti chimici incapsulati all’interno di queste bolle lipidiche».

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa.

 

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna».

 

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso

 

Ora che ci pensiamo, Renovatio 21 ha dato notizia lo scorso marzo di una startup americana che propone una tecnologia per «scavare» il cervello umano con dei magneti. E sappiamo come gli esperimenti su impianti cerebrali in grado di guarire il Parkinson o lo stress post-traumatico (la maggior parte delle cavie sono soldati USA veterani degli orrori di Iraq e Afghanistan) sia finanziata da anni dal settore pubblico e militare – la DARPA, l’avveniristico ente Ricerca & Sviluppo del Pentagono. Sappiamo come tecnologie cerebrali estremamente invasive abbiamo i loro esperimenti spudorati come pure i loro investitori giganti – come Facebook. In Cina, dove sono più avanti, forme non sottocutanee di controllo del pensiero sono utilizzate sui bambini a scuola.

 

Ma stiamo andando troppo oltre. C’è un effetto molto più semplice che possiamo prevedere: tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata.

 

Quindi, potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica.

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare…

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso, che ora, nonostante i morti e il teatrino grottesco con militari da Sturmtruppen e professori ridicoli, è stato approvato. Il popolo ha votato Sì: prendeteci pure i diritti, prendeteci pure un pezzo della nostra salute, magari – conformarci nella speranza che si torni alla normalità varrà pure questo sacrificio.

 

E non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare… Ora potrebbe aver iniziato a farlo con la forza magnetica.

 

Ci sono due versi dell’Apocalisse di San Giovanni che spesso, negli anni, sono stati citati a sproposito. Quando si parla dell’ascesa della Bestia nei tempi ultimi, ci è detto che essa «faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap 13, 16-17)

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia

Ebbene, stavolta non ci pare che suonino male.

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine da Facebook

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Cervello

Tecnologia di lettura della mente: Orwell ci ha avvertiti. Ora è realtà.

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Renovatio 21 ripubblica questo articolo apparso su The Conversation.

 

Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili — potremmo essere diretti verso il mondo dello «psicoreato» di George Orwell, dove lo stato considera un crimine il solo elaborare pensieri ribelli su un regime autoritario?

 

 

Per la prima volta, i ricercatori sono riusciti a utilizzare GPT1, un precursore del chatbot di Intelligenza Artificiale (AI) ChatGPT, per tradurre le immagini MRI in testo nel tentativo di capire cosa sta pensando qualcuno.

 

Questa recente scoperta ha permesso ai ricercatori dell’Università del Texas di Austin di «leggere» i pensieri delle persone come un flusso continuo di testo, basato su ciò che stavano ascoltando, immaginando o guardando.

 

Questo solleva importanti preoccupazioni per la privacy, la libertà di pensiero e persino la libertà di sognare senza interferenze.

 

Le nostre leggi non sono pronte per affrontare l’uso commerciale diffuso della tecnologia di lettura della mente — la legge sulla libertà di parola non si estende alla protezione dei nostri pensieri.

 

Ai partecipanti allo studio del Texas è stato chiesto di ascoltare audiolibri per 16 ore mentre erano all’interno di uno scanner MRI. Allo stesso tempo, un computer ha «imparato» ad associare la loro attività cerebrale dalla risonanza magnetica a ciò che stavano ascoltando.

 

Una volta addestrato, il decodificatore era in grado di generare testo dai pensieri delle persone mentre ascoltavano una nuova storia o ne immaginavano una propria.

 

Secondo i ricercatori, il processo era laborioso e il computer è riuscito solo a cogliere l’essenza di ciò che le persone stavano pensando.

 

Tuttavia, i risultati rappresentano una svolta significativa nel campo delle interfacce cervello-macchina che, fino ad ora, si sono basate su impianti medici invasivi. I dispositivi precedenti non invasivi potevano decifrare solo una manciata di parole o immagini.

 

Ecco un esempio di ciò che uno dei soggetti stava ascoltando (da un audiolibro):

 

«Mi alzai dal materasso ad aria e premetti il viso contro il vetro della finestra della camera da letto, aspettandomi di vedere gli occhi che mi fissavano, invece ho trovato solo l’oscurità».

 

Ed ecco cosa il computer «ha letto» dall’attività cerebrale del soggetto:

 

«Ho continuato a camminare fino alla finestra e ad aprire il vetro, mi sono alzato in piedi e ho sbirciato fuori, non ho visto nulla e ho guardato di nuovo in alto, non ho visto nulla».

 

I partecipanti allo studio hanno dovuto cooperare per addestrare e utilizzare il decodificatore in modo da mantenere la privacy dei loro pensieri.

 

Tuttavia, i ricercatori avvertono che «gli sviluppi futuri potrebbero consentire ai decodificatori di aggirare questi requisiti». In altre parole, la tecnologia di lettura della mente potrebbe un giorno essere applicata alle persone contro la loro volontà.

 

La ricerca futura potrebbe anche accelerare il processo di formazione e decodifica.

 

Mentre ci sono volute 16 ore per addestrare la versione attuale della macchina a leggere ciò che i partecipanti stavano pensando, questo diminuirà significativamente negli aggiornamenti futuri. E come abbiamo visto con altre applicazioni AI, è anche probabile che il decodificatore diventi più preciso nel tempo.

 

C’è un’altra ragione per cui questo rappresenta un cambio di passo.

 

I ricercatori hanno lavorato per decenni su interfacce cervello-macchina in una corsa per creare tecnologie di lettura della mente in grado di percepire i pensieri di qualcuno e trasformarli in testo o immagini. Ma in genere, questa ricerca si è concentrata sugli impianti medici, soprattutto per aiutare i disabili a esprimere i loro pensieri.

 

Neuralink, la società di neurotecnologie fondata da Elon Musk, sta sviluppando un impianto medico che può «permetterti di controllare un computer o un dispositivo mobile ovunque tu vada».

 

Ma la necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico al cervello per avere un dispositivo impiantato è probabile che rimanga un ostacolo all’uso di tale tecnologia.

 

Tuttavia, i miglioramenti nella precisione di questa nuova tecnologia non invasiva potrebbero renderla un punto di svolta.

 

Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili, anche a un prezzo elevato. Le macchine per la risonanza magnetica costano attualmente tra 150.000 e 1 milione di dollari.

 

Conseguenze legali ed etiche

La legge sulla privacy dei dati attualmente non considera il pensiero come una forma di dati. Abbiamo bisogno di nuove leggi che impediscano l’emergere di psicoreati, violazioni dei dati del pensiero e persino un giorno, forse, l’impianto o la manipolazione del pensiero.

 

Per passare dalla lettura del pensiero all’impianto potrebbe volerci ancora molto tempo, ma entrambi richiedono una regolamentazione preventiva e una supervisione.

 

I ricercatori dell’Università di Oxford stanno sostenendo un «diritto legale all’integrità mentale», che descrivono come «un diritto contro le interferenze significative e non consensuali con la propria mente».

 

Altri stanno cominciando a difendere un nuovo diritto umano alla libertà di pensiero. Questo si estenderebbe oltre le definizioni tradizionali di libertà di parola, per proteggere la nostra capacità di riflettere, meravigliarci e sognare.

 

Un mondo senza regole potrebbe diventare distopico molto rapidamente. Immagina che un capo, un insegnante o un funzionario statale sia in grado di invadere i tuoi pensieri privati — o peggio, di essere in grado di cambiarli e manipolarli.

 

Stiamo già vedendo tecnologie di scansione oculare implementate nelle aule per tracciare i movimenti oculari degli studenti durante le lezioni, per capire se stanno prestando attenzione.

 

Cosa succede quando le tecnologie di lettura della mente sono le prossime?

 

Allo stesso modo, cosa succede sul posto di lavoro quando i dipendenti non sono più autorizzati a pensare alla cena o a qualcosa al di fuori del lavoro? Il livello di controllo abusivo dei lavoratori potrebbe superare qualsiasi cosa mai immaginata.

 

George Orwell ha scritto in modo convincente dei pericoli dello «psicoreato» in cui lo stato considera un crimine solamente il pensare pensieri ribelli su un regime autoritario.

 

La trama di 1984 di Orwell, tuttavia, era basata su funzionari statali che leggevano il linguaggio del corpo, diari o altre indicazioni esterne di ciò che qualcuno stava pensando.

 

Con la nuova tecnologia di lettura della mente, il romanzo di Orwell diventerebbe davvero molto breve — forse anche breve come una singola frase: «Winston Smith pensò tra sé e sé: “Abbasso il Grande Fratello”, dopo di che fu arrestato e giustiziato».

 

 

Joshua Krook

 

 

Questo articolo è ripubblicato da The Conversation con una licenza Creative Commons.

 

 

Joshua Krook è un accademico, autore e giornalista interessato al diritto, alla storia, all’istruzione superiore, alla psicologia sociale, alla progettazione di videogiochi e alle insidie della specializzazione. È ricercatore in Intelligenza Artificiale Responsabile presso l’Università di Southampton, in Inghilterra.

 

 

 

 

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Cervello

«Intelligenza Organoide»: ecco i biocomputer fatti di «minicervelli» cresciuti in laboratorio

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Un team di scienziati ha sviluppato «minicervelli» in un laboratorio con l’obiettivo di collegarli insieme per formare dei «biocomputer» super performanti.

 

In un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Science, un team di ricercatori ha delineato una tabella di marcia per raggiungere tale obiettivo, un nuovo campo multidisciplinare che chiamano «intelligenza organoide», o semplicemente OI.

 

Coniare il nuovo termine ha lo scopo di «stabilire l’OI come una forma di vero e proprio calcolo biologico che sfrutta gli organoidi cerebrali utilizzando i progressi scientifici e di bioingegneria in modo eticamente responsabile», si legge nel suddetto documento.

 

I biocomputer costituiti da minicervelli o organoidi – piccole strutture 3D costituite da cellule staminali progettate per imitare la forma e la capacità di apprendimento del cervello – potrebbero rappresentare un enorme salto in avanti in termini di potenza di calcolo.

 

«Mentre i computer basati su silicio sono certamente migliori con i numeri, i cervelli sono più bravi nell’apprendimento», ha affermato John Hartung, autore corrispondente e professore di microbiologia alla John Hopkins University, in una recente dichiarazione.

 

Hartung ha utilizzato una semplice analogia per contrastare gli approcci.

 

«Ad esempio, AlphaGo [cioè l’Intelligenza Artificiale che ha battuto il giocatore di Go numero uno al mondo nel 2017, ndr] è stato addestrato sui dati di 160.000 giochi», ha aggiunto lo scienziato. «Una persona dovrebbe giocare cinque ore al giorno per più di 175 anni per provare tutti questi giochi».

 

Grazie alla sua incredibile capacità di memorizzare informazioni e apprendere in modo molto più efficiente dal punto di vista energetico rispetto ai computer convenzionali, c’è «un’enorme differenza di potenza rispetto alla nostra tecnologia attuale» tra il cervello umano e un computer convenzionale, ha affermato Hartung.

 

Gli scienziati hanno già insegnato con successo ai minicervelli come completare compiti semplici. Ad esempio, nel 2021, i ricercatori sono riusciti a insegnare a un certo numero di organoidi a giocare al videogioco «Pong».

 

Più recentemente, un team di ricerca dell’Università della Pennsylvania ha inserito con successo neuroni umani nel cervello di alcuni ratti con cortecce visive danneggiate, al fine di ripristinare parzialmente le funzionalità di queste aree danneggiate del loro cervello.

 

Tuttavia prima di poter costruire supercervelli da minuscoli organoidi in grado di completare in modo efficiente compiti complessi, gli scienziati hanno ancora molto lavoro da lavorare. I minicervelli cresciuti in laboratorio, spesso indicati come organoidi cerebrali, sono semplicemente troppo piccoli e dovrebbero essere portati da circa 50.000 cellule ciascuno ad almeno dieci milioni, ha spiegato Hartung.

 

Oltre agli sforzi per ampliarli, il ricercatore e i suoi colleghi stanno lavorando a nuovi modi per far comunicare gli organoidi tra loro, il che significa che devono trasmettere le conoscenze acquisite esprimendole in qualche modo.

 

«Abbiamo sviluppato un dispositivo di interfaccia cervello-computer che è una sorta di tappo EEG per organoidi, che abbiamo presentato in un articolo pubblicato lo scorso agosto», ha affermato Hartung nella dichiarazione. «È un guscio flessibile che è densamente ricoperto da minuscoli elettrodi che possono sia raccogliere segnali dall’organoide, sia trasmettergli segnali».

 

Come riporta Futurism campo dell’Intelligenza Organoide ha appena iniziato a scavare la superficie di ciò che potrebbe possibile scoprire e sviluppare e gli scienziati coinvolti si sono – ovviamente! – mostrati entusiasti delle potenzialità di tali studi.

 

Il sapore frankensteiniano, faustiano, alchemico e transumanista di questo esperimento non li sfiora neanche per sogno.

 

Gli scienziati rivendicano, ad esempio, che un giorno si potranno forse coltivare organoidi cerebrali personalizzati per aiutare i pazienti affetti da disturbi neurali come l’Alzheimer, o testare «se determinate sostanze, come i pesticidi, causano problemi di memoria o di apprendimento», come suggerisce Hartung. «Da qui in poi, si tratta solo di costruire la comunità, gli strumenti e le tecnologie per realizzare il pieno potenziale di OI».

 

La realtà è che la domanda filosofica, bioetica che bisogna porsi dà le vertigini.

 

Questi cervelli sono umani? Pensano come gli umani? Soffrono come gli umani?

 

Se sì vanno accordati loro dei diritti?

 

È giusto utilizzarli in esperimenti come componenti di una macchina – cioè, in termini umani, come schiavi?

 

Tanto rumore per i diritti animali, ma per i diritti organoidi non ancora c’è una parola.

 

Tuttavia la questione è emersa, come riportato da Renovatio 21, nel caso dei topi umanizzati, ossia roditori di laboratorio in cui vengono iniettate parti di essere umano (cellule staminali, tessuti, talvolta presi da aborti) oppure creati direttamente inserendo geni umani.

 

 

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Cervello

«Libertà cognitiva» per evitare lo spionaggio cerebrale: la proposta dell’esperto legale

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È ora di pensare seriamente al fatto che persino la nostra sovranità cerebrale – quello che un tempo si chiamava «foro interiore» e veniva considerato inviolabile, sacro – sta per essere infranta.

 

In una dinamica di controllo pervasivo della società e degli individui, non siamo distanti – tecnologicamente e temporalmente – dallo scenario in cui enti come Stati e aziende potranno leggere i nostri pensieri senza il nostro permesso.

 

In un’intervista al Guardian la professoressa dell’Università di legge Duke Nita Farahany, una critica della «neurotecnologia» che può hackerare il cervello, ha affermato che sebbene la tecnologia dell’interfaccia cervello-computer «non sia ancora in grado di leggere letteralmente i nostri pensieri complessi», pare però che questa possibilità non sia per niente da escludere in un prossimo futuro non troppo lontano dal venire.

 

«Ci sono almeno alcune parti della nostra attività cerebrale che possono essere decodificate», ha detto la Farahany al quotidiano britannico. «Ci sono stati grandi miglioramenti negli elettrodi e negli algoritmi di addestramento per trovare associazioni utilizzando grandi set di dati e intelligenza artificiale».

 

«Si può fare di più di quanto la gente pensi», ha aggiunto la scienziata.

 

Parlando del concetto futuristico di «libertà di pensiero», l’esperta legale ha sottolineato che dovremmo iniziare a pensare ai nostri diritti prima che le tecnologie di hacking del cervello, come la Neuralink di Elon Musk – che ha appena ottenuto l’approvazione per i primi testi sull’uomo – e tante altre, abbiano la possibilità di diventare mainstream.

 

«Le applicazioni relative alla sorveglianza del cervello sul posto di lavoro e all’uso della tecnologia da parte di governi autoritari, incluso come strumento di interrogatorio, le trovo particolarmente provocatorie e agghiaccianti», ha detto la professoressa Farahany al Guardian. «Vediamo che la tecnologia inizia a essere utilizzata in modi che sono più simili alla sorveglianza neurale involontaria».

 

Per evitare tale scenario più-che-orwelliano, l’accademica propone la creazione di un nuovo diritto civile, che chiama «libertà cognitiva», che dovrebbe essere accompagnato da aggiornamenti ad altre libertà integrali come «privacy, libertà di pensiero e autodeterminazione».

 

La sorveglianza digitale dei lavoratori sta già diventando una pratica decisamente comune e l’attuale tecnologia di monitoraggio del cervello è già in grado di rilevare «il tuo livello di affaticamento, impegno, concentrazione, noia, frustrazione e stress… con elevata precisione».

 

Come riportato da Renovatio 21, tecnologie di rilevamento dell’attività cerebrale degli studenti, anche in tenera età, sono già operative in Cina.

 

Gli standard di libertà cognitiva, sostiene la Farahany, «proteggono la nostra libertà di pensiero e meditazione, la privacy mentale e l’autodeterminazione sul nostro cervello e sulle nostre esperienze mentali».

 

«Cambierebbe le regole predefinite in modo da avere diritti sulla mercificazione dei nostri dati cerebrali», ha aggiunto. «Darebbe alle persone il controllo sulle proprie esperienze mentali e le proteggerebbe dall’uso improprio della loro attività cerebrale da parte di attori aziendali e governativi, ponderati rispetto agli interessi della società».

 

Per quanto possa sembraci strano e apparentemente lontano, questa sorta di controllo cerebrale è un aspetto che dobbiamo prendere seriamente in considerazione, soprattutto dato l’interesse delle aziende di spingere le loro ricerche di mercato e di marketing fin dentro i nostri pensieri – anche, addirittura, nei nostri sogni, che possono essere hackerati a fini pubblicitari.

 

Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

 

Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore.  Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.

 

«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad un incontro al WEF con il fondatore di Google Sergej Brin, aveva dimostrato tutta la sua frenesia in materia.

 

 

«Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti, misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone, oppure posso sentire come reagiscono alcune persone alle tue risposte. È immaginabile?» chiede il guru globalista svizzero.

 

«Penso che sia immaginabile», risponde il Brin, che prosegue descrivendo un possibile futuro transumanista in cui la coscienza potrebbe essere trapiantata nelle macchine.

 

«Penso che tu possa immaginare che, beh, verrai trapiantato, sai, su Internet per così dire, per vivere per sempre in un regno digitale. Sai, puoi immaginare che solo nella tua incarnazione biologica vivrai per un’età molto lunga».

 

Siamo al transumanismo spinto, impudico, tracotante. Ma ciò non riguarda solo noi e le nostre scelte. Esattamente come i vaccini, ciò riguarda soprattutto i nostri figli, sui quali già si allungano i bisturi della chirurgia cerebro-cibernetica.

 

Per impiantare i microchip nei bambini, dice Davos in un documento emerso tempo fa, ci sono «ragioni solide e razionali».

 

Chi rideva e parlava di complottismo adesso, per favore, vada a nascondersi.

 

 

 

 

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