Grande Reset
I figli del Grande Reset già governano il mondo
In una intervista pubblicata mesi fa, Monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare in Kazakistan e fiero oppositore della follia pandemica e del suo vaccino ricavato dall’industria fetale» poneva una questione semplice: come è possibile che praticamente in ogni Paese del mondo la risposta al coronavirus è stata la medesima?
«Trovate le stesse modalità in Libano, in Kazakistan, in Brasile, in Italia – perfino i dettagli, le prescrizioni sanitarie… hanno messo le maschere a tutti, come se fossimo degli schiavi, e poi dovete fare comunque il vaccino».
Monsignor Schneider è abituato a viaggiare per il mondo con grande frequenza. Ovunque sia stato, Sua Eccellenza avrebbe trovato le medesime restrizioni, le medesime imposizioni da parte dello Stato.
Lockdown, obblighi di vaccinazione, «protocolli» di cura, pass sanitari… E poi i media a senso unico, e i politici pure.
Come è stato possibile una simile perfetta ridondanza in ogni angolo del pianeta?
Abbiamo ripetuto varie volte che questo, alla fine il COVID costituisce un processo di allineamento: i social media e i media mainstream ora dicono la stessa cosa; il sindacato va d’accordissimo con il padronato; la destra e la sinistra sono al governo insieme…
Qualcuno si è chiesto come questa incredibile mutazione dello scenario politico-sociale di ogni Paese sia potuta avvenire con questa spaventosa simmetria
Tuttavia, qualcuno si è chiesto come questa incredibile mutazione dello scenario politico-sociale di ogni Paese sia potuta avvenire con questa spaventosa simmetria.
In molti hanno cominciato a notare, durante il biennio pandemico, il rumore di certe mani che si sfregavano, che ad un certo punto cominciò ad essere impossibile da ignorare… ecco che, improvvisamente, si cominciava a parlare di quello che qualche anno fa si chiamava con semplicità «il Club di Davos» (oggi si preferisce chiamarlo World Economic Forum, o WEF). Ecco, spuntano i discorsi di Klaus Schwab, qualcuno comincia ad accorgersi che ha scritto dei libri – l’ultimo pubblicato in Italia, La quarta rivoluzione industriale, ha la prefazione di John Elkann, l’erede di Gianni Agnelli, ed è una lettura obbligata per manager certi rampanti.
Ecco che, improvvisamente, si iniziava a sentire questa espressione sinistra, ma usata come fosse bella e solare: «Grande Reset».
Essere a gennaio nella piccola cittadina svizzera poco al di là del confine italiano è uno status symbol del livello più alto possibile. Perché Davos – come abbiamo ricordato su queste pagine – ci vanno uomini di potenza termonucleare, sia che si tratti di trilioni di dollari o di veri e propri missili a testata atomica. Renovatio 21 ha ricordato, per esempio, l’eccezionale edizione 2017, quando tutta l’élite del «Partito di Davos» (copyright Steve Bannon) era spaventata a morte dall’elezione di Trump: ebbene, acclamarono al Forum, come un salvatore, il capo della Cina comunista, Xi Jinping, con i giornali in mano ai gruppi industriali, compresi i nostri, a leccare per terra dove il cinese passava.
Eccerto: «Xi Jinping a Davos difende la globalizzazione». Gli industriali applaudono l’oligarca comunista. Non una grinza. Se ci seguite sapete anche perché.
Tuttavia la capacità di unire i superpotenti della Terra grazie a una rubrica magica – del genere che aveva, pià o meno così, anche Aurelio Peccei – non basta a spiegare la perfetta consonanza della politica pandemica.
E così, qualche mese fa, l’economista tedesco Ernst Wolff ha cominciato a parlare di una «scuola» interna a Davos, la «Young Global Leaders», dove vengono fatti studiare giovani di belle speranze già segnalati e portati alla corte di Schwab.
I loro nomisono rilevanti per comprendere gli eventi mondiali durante la pandemia
Il tedesco ritiene che i loro nomi sono rilevanti per comprendere gli eventi mondiali durante la pandemia.
Il WEF parte nel 1971. A quel punto lo Schwabbo è ancora un pischello: ha 32 anni, tuttavia ha potuto studiare negli USA, dove è entrato nelle grazie di un uomo speciale, che all’epoca appariva quasi invincibile: Henry Kissinger. Il quale oltre che invincibile sta dimostrando di essere anche immortale: a 99 anni sta per uscire con un nuovo libro di analisi storica e geopolitica finissima.
Difficile comunque spiegare il successo dell’iniziativa: il WEF (che si è chiamato European Management Forum sino al 1987) riesce a mettere insieme440 dirigenti di 31 nazioni già al suo primo incontro nel febbraio 1971. Un risultato piuttosto notevole, per alcuni inspiegabile, considerando che a tirare le fila c’è un ragazzo così giovane come il Klaus. Il Forum all’inizio conta tra i partecipanti solo manager. Poco più in là, a Davos scatta il diluvio di politici e personaggi dei media e della mega-finanza che gli riconosciamo ora.
Nel 1992 lo Schwab fonda un’istituzione parallela, la scuola Global Leaders for Tomorrow, che è stata ribattezzata Young Global Leaders nel 2004. Non si accede per invito: pare invece che per seguire i corsi bisogna presentare una domanda di ammissione e lasciarsi scrutinare: il processo di selezione, dicono, è piuttosto rigoroso. «Ogni anno, il Forum dei giovani leader globali intraprende un rigoroso processo per identificare i leader più promettenti e avvincenti del mondo di età inferiore ai 40 anni» scrive il sito ufficiale del YGL.
Facciamo qualche nome della prima classe, quella del 1992, per vedere se qualche nome vi suona: Angela Merkel, Bill Gates, Tony Blair
Facciamo qualche nome della prima classe, quella del 1992, per vedere se qualche nome vi suona: Angela Merkel, Bill Gates, Tony Blair… Qualcuno sostiene che siano stati alunni anche Sarkozy e Viktor Orban, ma non troviamo conferme.
Edizione dopo edizione, siamo arrivati alla cifra di 1.300 diplomati YGL. Moltissimi di loro sono diventati leader di peso nel loro Paese di origine e in tutto il mondo.
Prendiamo la Germania. Quattro studenti di Schwab sono ex e attuali ministri della salute per la Germania, tra cui Jens Spahn, che è il controverso ministro federale della Salute dal 2018.
Philipp Rösler, ministro della Salute tedesco dal 2009 al 2011, è stato nominato amministratore delegato del WEF da Schwab nel 2014.
Annalena Baerbock, leader dei Verdi tedeschi che è stata la prima candidata del partito a cancelliere alle elezioni federali e che ora è ministro degli Esteri di Berlino, con posizioni piuttosto anti-Putin.
Spostiamoci nell’altro emisfero: Jacinda Ardern, il premier della Nuova Zelanda che ha istituito lockdown draconiani (l’ultimo sta partendo ora) anche per un solo caso nel Paese, dichiarando apertis verbis che «non vi sarà fine al programma di vaccinazione» e vantandosi in TV della creazione di una società a due livelli in cui i non vaccinati sono cittadini di serie B privati delle libertà.
Non sorprende trovare nella lista il nome di Emmanuel Macron, presidente della Francia, e ancora prima, ministro dell’Economia e agente per la Banca d’affari Rothschild. Il Macrone è un Young Global Leaders classe 2017.
Sebastian Kurz, fino a poco tempo fa giovanissimo cancelliere d’Austria, poi espunto di colpo per uno scandaletto. Al suo posto, un governo di lockdown durissimi e obbligo vaccinale totale con multe e carcere speciale per i non vaccinati. (Ora Kurz lavora per il geniale miliardario Peter Thiel, il quale però detesta Davos).
Nella lista troviamo anche il governatore della California Gavin Newsom, che è stato selezionato per la classe del 2005. Newsom è sopravvissuto quest’anno ad un processo di recall, ossia una elezione popolare per sfiduciarlo dopo la gestione disastrosa della pandemia; in autunno era sparito per settimane, si mormorò che il suo bel volto fu temporaneamente sfigurato da una paresi di Bell a seguito della terza dose, ma non c’è possibilità di verificare. Newsom è espressione della ricchissima famiglia petrolifera Getty. Suo padre aiutò i Getty a far avere alla ‘Ndrangheta il danaro del riscatto del giovane Getty rapito: un evento che, di rimbalzo, cambiò per sempre il traffico intercontinentale degli sutpefacenti, lanciando i calabresi nell’Olimpo delle mafie più ricche ed efficienti.
Jeff Bezos, il padrone di Amazon, è un diplomato del 1998: all’epoca, Amazon era un’azienda che perdeva centinaia di milioni di dollari. Ora è l’uomo più ricco del mondo, con attività robotizzate proprio come raccontato da Schwab nel suo libro sulla Quarta Rivoluizione industriale. Con Amazon, ha guadagnato cifre immense dalla pandemia.
Chelsea Clinton, che quando non è in Vaticano lavora ad una cosa oscura chiamata Fondazione Clinton, è del gruppo anche lei.
Pochissimi diplomati della scuola dei Global Leaders lo elencano nei loro curriculum
C’è pure Richard Branson, l’inventore del marchio Virgin, che non manca mai.
E poi ancora: i fondatori di Google Sergei Brin e Larry page, il grande capo di Facebook Mark Zuckerberg, l’ora più o meno desaparecido magnate del sito cinese Alibaba Jack Ma. Tutti individui che si sono arricchiti spaventosamente in questa crisi senza precedenti.
In più, tra gli alumni ecco tocchi di glamour: Leonardo Di Caprio, Charlize Theron, l’artista dei neon Olafur Eliasson, Michael Schumacher (non sappiamo se prima o dopo l’incidente), l’attore hollywoodiano Ashton Kutcher, il presentatore gay CNN Anderson Cooper (erede della potente famiglia americana Vanderbilt e stagista presso la CIA, nonché affittatore di uteri)
Nel 2012, Schwab e il WEF hanno fondato un’altra istituzione, la «Global Shapers Community», che riunisce coloro che hanno individuato un potenziale di leadership in tutto il mondo e che hanno meno di 30 anni.
Scrive Koening che ad oggi, circa 10.000 partecipanti sono passati attraverso questo programma e tengono regolarmente riunioni in 400 città. Wolff crede che sia l’ennesimo banco di prova in cui i futuri leader politici vengono selezionati, controllati e preparati prima di essere inseriti nell’apparato politico mondiale.
Wolff sottolinea che pochissimi diplomati della scuola dei Global Leaders lo elencano nei loro curriculum. Egli racconta di averlo visto elencato solo su uno: quello dell’economista tedesco Richard Werner, noto critico dell’establishment. L’economista suggerisce che la scuola sembra voler includere anche i critici del sistema tra i suoi ranghi, poiché un altro nome tra i suoi diplomati è Gregor Hackmack, il capo tedesco di Change.org, che era nella sua classe del 2010. Wolff ritiene che ciò sia dovuto al fatto che l’organizzazione vuole presentarsi come equa ed equilibrata, sebbene voglia anche garantire che i suoi critici siano un’opposizione controllata.
Ma perché proprio loro?
«Wolff ritiene possibile che queste persone siano state selezionate per la loro disponibilità a fare tutto ciò che gli viene detto e che siano incastrate fino a fallire in modo che il successivo contraccolpo possa essere sfruttato per giustificare la creazione di una nuova forma di governo globale»
«Wolff ritiene possibile che queste persone siano state selezionate per la loro disponibilità a fare tutto ciò che gli viene detto e che siano incastrate fino a fallire in modo che il successivo contraccolpo possa essere sfruttato per giustificare la creazione di una nuova forma di governo globale» scrive Peter Koenig in un articolo sul sito canadese Global Research,
«Wolff osserva infatti che i politici con personalità uniche e visioni forti e originali sono diventati rari e che il carattere distintivo dei leader nazionali degli ultimi 30 anni è stata la loro mitezza e adesione a una rigida linea globalista dettata dall’alto. Ciò è stato particolarmente evidente nella risposta della maggior parte dei Paesi alla pandemia, dove due anni fa politici che non sapevano nulla dei virus hanno improvvisamente proclamato che il COVID era una grave crisi sanitaria che giustificava il rinchiudere le persone nelle loro case, chiudere le loro attività e distruggere intere economie».
«Determinare esattamente come funziona la scuola è difficile, ma Wolff è riuscito a imparare qualcosa al riguardo. Nei primi anni della scuola, ha coinvolto i membri di ogni classe che si sono incontrati più volte nel corso dell’anno, inclusa una sessione di “formazione per dirigenti” di dieci giorni presso la Harvard Business School. Wolff crede che, incontrando i loro compagni di classe e diventando parte di una rete più ampia, i laureati stabiliscano quindi contatti su cui fare affidamento nelle loro carriere successive».
Il board del WEF include persone come il capo della BCE Christine Lagarde, la regina Rania di Giordania e soprattutto Larry Fink, il CEO di BlackRock, la più grande società di gestione degli investimenti a livello internazionale e che gestisce circa 9 trilioni di dollari all’anno.
Lo scopo materiale del WEF sarebbe quindi facilitare la cooperazione ad alto livello tra le multinazionali e i governi degli Stati, e questo è sotto gli occhi di tutti
Wolff fa il caso dell’alumnus YGL Bill Gates, ad esempio, e dei suoi affari Pfizer, il principale produttore di vaccini mRNA, attraverso le iniziative di salute pubblica della sua Fondazione in Africa da molto prima dell’inizio della pandemia. «Forse non a caso, Gates è diventato uno dei principali sostenitori del lockdown e dei vaccini COVID da quando sono diventati disponibili, e il Wall Street Journal ha riferito che la sua Fondazione aveva ricavato circa 200 miliardi di dollari in “benefici sociali” dalla distribuzione dei vaccini prima che la pandemia anche iniziato» scrive Global Research.
Secondo l’autore uno degli obiettivi delle attuali politiche perseguite da molti governi è distruggere le attività dei piccoli e medi imprenditori in modo che le multinazionali con sede negli Stati Uniti e in Cina possano monopolizzare gli affari ovunque. Come sappiamo, la distruzione programmata della classe media in Paesi come l’Italia è una realtà di lungo corso, la cui evidenza è ora incontrovertibile.
L’obiettivo finale di questo dominio da parte delle grandi piattaforme è vedere l’introduzione di una valuta bancaria digitale
Wolff sostiene che l’obiettivo finale di questo dominio da parte delle grandi piattaforme è vedere l’introduzione di una valuta bancaria digitale e considera la possibilità che due Paesi europei siano già pronti per la valuta elettronica: Svezia e Svizzera. Forse non a caso, la Svezia non ha praticamente avuto restrizioni di lockdowno a causa della pandemia e la Svizzera ha adottato solo misure molto leggere.
L’economista tedesco ritiene che la ragione di ciò potrebbe essere che i due Paesi non avevano bisogno di far crollare le loro economie attraverso misure di lockdown perché erano già pronti a iniziare a utilizzare la valuta digitale prima dell’inizio della pandemia. Egli sostiene che potrebbe essere in preparazione un nuovo ciclo di lockdown che abbatterà per sempre le economie mondiali, portando a una massiccia disoccupazione e, a sua volta, all’introduzione del reddito di base universale e all’uso di una valuta digitale gestita da una banca centrale.
Come ripetuto tante volte da questo sito, tale avrà dei limiti programmabili, sia in termini di ciò per cui le persone possono spenderla sia nel periodo di tempo e nel luogo in cui la si deve spendere. Inoltre, servirà al controllo fiscale totale, espanso su ogni singola azione dell’individuo, e direttamente agito con prelievi sul conto senza più intermediazione.
Quindi: shock, lockdown, crash finanziario e poi la moneta elettronica e un reddito di cittadinanza globale per ciascun sopravvissuto… Si tratta, se non lo avete capito, dell’attuazione dell’idea del WEF per cui «non possiederai nulla e sarai felice», come da slogan dell’organizzazione e da sogno non più così mostruosamente proibito di Klaus Schwabbo.
Si tratta, parimenti, di quel piano che Renovatio 21 aveva raccontato con la storia di quella strana lettera dal Canada uscita a fine 2020…. già il Canada, lo stesso Paese che in queste ore potrebbe vedere una repressione brutale di ogni protesta al Nuovo Ordine.
E di fatto, uno degli studenti più riusciti di Davos è certamente lui, Justin Trudeau.
I figli del Grande Reset oggi governano il mondo, e cercano di portare a compimento il loro piano maledetto
Renovatio 21 lo aveva notato in più occasioni: Trudeau jr. era stranamente impudico quando parlava in consessi pubblici. Ha usato con sincerità e abbondanza proprio quell’espressione, «Grande Reset», che come sapete è proibita nei media mainstream, e chi la usa è solo un complottista da deridere o da reprimere, rinchiudere, far tacere.
Trudeau è ora a capo di un processo di demolizione della democrazia nel suo Paese: insulti a chi osa protestare, nessun incontro, minacce incredibili (i conti bloccati), i finanziamenti rubati, i sostenitori hackerati e doxxati.
Del resto la cosa sconvolgente, o divertente, è che Schwab lo ha pure rivendicato, e c’è il video.
Sì, Schwab rivendica di avere «penetrato», dice, vari gabinetti di governo in tutto il mondo, ma è orgoglioso soprattutto del caso Trudeau. «Metà di quel gabinetto, o forse addirittura più di metà sono Young Global Leader del World Economic Forum». Testuali parole.
Se per i manifestanti di Ottawa il «penetrato» Trudeau è oggi un tiranno, per molti Stati, specie in Europa, è un modello. Il piano con cui egli sta indefessamente portando a termine la mutazione del paradigma politico – con la morte definitiva della democrazia detta liberale – è segno del suo valore come allievo YGL.
I figli del Grande Reset oggi governano il mondo, e cercano di portare a compimento il loro piano perverso e maledetto.
Diamoci una svegliata.
Roberto Dal Bosco
Grande Reset
Stanno preparando la moneta digitale da impiantare «sotto la pelle»: rivelazioni di un economista tedesco
Un noto economista tedesco afferma che le Banche Centrali intendono concretizzare le valute digitali della banca centrale (CBDC) sotto forma di microchip impiantati sotto la pelle, una tecnologia che consentirebbe il controllo assoluto del governo sulle finanze delle persone e in generale sulla sua vita.
«Mi è stato detto da un banchiere centrale che i CBDC assomigliano a un piccolo chicco di riso che vogliono metterti sotto la pelle», ha detto il professor Richard Werner, un esperto della ampiamente utilizzata (e secondo Werner, abusata) pratica finanziaria del quantitative easing.
Le valute digitali delle banche centrali, a differenza di altre forme di valuta digitale utilizzate oggi, richiedono che gli individui aprano conti bancari direttamente presso banche centrali come la Federal Reserve, dando ai governi il controllo sull’accesso dei cittadini al denaro.
«Dovete pensare ai CDBC come a un sistema di controllo – o a un sistema di permessi –, non a una valuta», ha spiegato il dottor Werner, aggiungendo che il livello di controllo sarebbe tale che i nostri soldi non sarebbero più veramente nostri.
Werner, che ha condiviso il fatto di aver trascorso del tempo in varie Banche Centrali, ritiene che tali CBDC impiantati pianificati siano una «violazione della dignità umana», aggiungendo che i banchieri centrali ritengono che questa opinione comune tra le masse «è un ostacolo».
«Dicono che c’è un problema di fiducia perché le persone sospettano che i governi e le Banche Centrali stiano solo cercando di implementarlo per monitorare, controllare e limitare le transazioni. Hanno assolutamente ragione», ha spiegato l’economista tedesco. «Questa è la vera attrazione per i pianificatori centrali verso questa potente tecnologia».
Secondo Werner, nella «fase iniziale», i CBDC saranno introdotti tramite app basate su telefono, poiché attualmente vengono utilizzate altre forme di valuta digitale.
«Perché non è stato ancora lanciato? Non ce n’è effettivamente bisogno. Questa esigenza deve essere creata», ha dichiarato il professor Werner.
L’economista inoltre previsto che le banche centrali utilizzeranno un approccio del bastone e della carota per persuadere le persone ad adottare le CBDC «sottopelle», iniziando con la generazione di crisi economiche che indurranno una domanda di reddito di base universale (UBI).
Il professore ha ipotizzato che le banche affermeranno di «aver bisogno della tecnologia più recente, l’impianto di chip CBDC», per gestire l’UBI «in modo efficiente», sottolineando che i banchieri hanno «deliberatamente ritardato la loro agenda», poiché la tecnologia necessaria per il lancio era pronta dal 2015 circa.
Il professore ritiene che l’epidemia di COVID, che ha fornito un pretesto per l’imposizione di passaporti vaccinali, sia stato un passo importante verso il loro obiettivo finale di CBDC impiantati. Tali CBDC consentiranno la negazione dell’accesso a beni e servizi in base al rispetto del mandato del governo, come è stato applicato in tutto il mondo mentre COVID era virale.
Allo stesso modo, l’ex vicesegretario statunitense per l’edilizia abitativa Catherine Austin Fitts ha rivelato che le misure attuate sotto la copertura di COVID-19 gettano le basi per una nuova macchina bancaria centrale globale e un «modello normativo ed economico tecnocratico che consente un controllo centrale molto maggiore».
La Fitts, vista con Robert Kennedy jr. a Milano nell’ottobre 2021, ritiene che una sorveglianza digitale e un sistema di credito sociale consentiranno di «adattare o disattivare il “credito” controllato dalla banca centrale su base individuale».
Il direttore generale Agustín Carstens della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) lo ha ammesso, affermando che una Central Bank Digital Currency (CBDC) darebbe alle banche centrali «il controllo assoluto sulle norme e i regolamenti» che regolano l’uso della CBDC, «e la tecnologia per far rispettare quello», come ha mostrato Ivor Cummins, l’intervistatore di Wener, in un video circolante in rete.
Cummins ha sottolineato che mentre i CBDC impiantati possono sembrare «fantasiosi» o «teorici della cospirazione” per alcuni, migliaia di persone hanno già acconsentito all’impianto di microchip sotto la pelle per facilitare le transazioni finanziarie e l’accesso a località selezionate, in particolare in Svezia, Paese dove – notiamo da tempo su Renovatio 21 – il contante è stato praticamente abolito – e curiosamente, Paese dove le restrizioni COVID non sono state imposte sulla popolazione.
Come riportato da Renovatio 21, curiosamente proprio la Svezia è il Paese che da anni sta in testa alla sperimentazione sui microchip corporali.
Di chip impiantati a Davos parla da molto tempo: dai telefonini «costruiti direttamente nei nostri corpi» immaginati dal capo di Nokia ospite di Klaus Schwab, ai farmaci con biochip raccontati dal CEO di Pfizer Albert Bourla, agli articoli sulle ragioni «solide e razionali» per piazzare microchip dentro il corpo dei bambini.
Il microchip, insomma, è da anni avviato ad essere a brevissimo la nuova normalità, con elogi già visibili su canali di Stato occidentali. Tony Blair, sempre lui, parla entusiasta della creazione di sistemi di identificazione digitali, mentre Bill Gates ha più volte negato che il programma di vaccinazione globale da lui spinto e finanziato serva ad un programma di chippaggio universale.
L’idea del reddito universale, indispensabile in quella «società dell’accesso» dove l’individuo vive in una trasparenza totalitaria e «non ha nulla, ma è felice» (come da slogan del World Economic Forum) era stata preconizzata da una «strana lettera dal Canada» segnalata da Renovatio 21 a fine 2020, in cui un anonimo politico canadese raccontava degli sviluppi che erano giù segretamente annunciati per il 2021, dalla demonizzazione dei no-vax ai lager per i dissidenti pandemici alle ipotesi di cancellazione del debito globale. Alcune delle cose raccontate nella lettera sono avvenute, altre, è innegabile, sono in caricamento sul piano globale.
I microchip, secondo Klaus Schwab, sono del resto necessari il Grande Reset, al fine che si attui quella «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» predicata dal guru della setta di Davos.
Come riportato da Renovatio 21, le lodi di Schwab alla Cina comunista e al suo sistema di sorveglianza bioelettronico sono note.
L’Europa si avvia quindi ad essere perfino peggio della società inferta ai Cinesi dall’élite del Partito Comunista: la tecnocrazia biosecuritaria della sorveglianza totale incontra qui il transumanismo, oramai propalato a piene mani dagli agenti del mondialismo.
Le CBDC introdurranno un sistema di programmazione dell’esistenza del cittadino inappellabile e onnipervasivo, molto superiore al credito sociale della Repubblica Popolare Cinese. Ciò, unito ad un impianto tecnologico sull’essere umano, ci spinge a realizzare che siamo davvero di fronte all’«uomo terminale» – non solo nel senso dell’ultima umanità, ma della persona ridotta a terminale, interfaccia, di una grande macchina che lo comanda.
Non è possibile non far collimare lo sforzo di controllo delle nostre vite che si sta dipanando sotto i nostri occhi con le parole di San Giovanni.
«Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap. 13, 11-17).
Marchi distribuiti sull’intera popolazione, statue – oggetti, esseri non viventi – che parlano in modo prodigioso… come non capire che siamo prossimi all’avvento delle Bestie?
Grande Reset
Documento WEF chiede di limitare «l’uso dell’auto privata», con drastica riduzione del numero di auto entro il 2050
Il World Economic Forum (WEF) sta incoraggiando le città a «contenere la crescita dell’uso di auto private» e mira a ridurre drasticamente il numero di auto entro il 2050, secondo un white paper pubblicato di recente.
Il documento si basa ovviamente sui soliti dati sui cambiamenti climatici e i relativi modelli terroristici, ignorando completamente l’incombente collasso della popolazione che oramai è un tema pubblico.
Il documento intitolato «The Urban Mobility Scorecard Tool: Benchmarking the Transition to Sustainable Urban Mobility» è stato pubblicato dal WEF in collaborazione con Visa nel maggio 2023.
Il paper sostiene l’aumento delle «modalità di trasporto condivise, elettriche, connesse e automatizzate (SEAM) e il passaggio a città più compatte» al fine di ridurre il numero di automobili entro il 2050 a 500 milioni in tutto il mondo e ridurre drasticamente le emissioni di carbonio. Si tratta di un ulteriore lancio delle «città da 15 minuti», l’utopia urbanistica che Davos vuole implementare a tutti i costi, e che potrebbe avere una prima realizzazione a Neom, la città nel deserto per miliardari ed androidi che vuole costruire l’uomo forte dell’Arabia Saudita Mohamed bin Salmano.
«Nessuna città o azienda può realizzare questa visione da sola», si legge nel documento. «Attraverso una forte collaborazione tra pubblico e privato, possiamo trovare soluzioni innovative, di impatto e sensibili al contesto per la mobilità per consentire un futuro sostenibile per le città».
Secondo carsMetric, attualmente ci sono oltre 1,45 miliardi di auto nel mondo e il WEF prevede che il numero salirà a 2,1 miliardi entro il 2050 se rimaniamo sulla traiettoria attuale. Una riduzione a 500 milioni di automobili presenterebbe quindi una riduzione del numero di automobili di oltre il 75%.
Il WEF ha recentemente condotto una prova del suo strumento di valutazione della mobilità urbana e ha scelto Buenos Aires, Argentina, Curitiba, Cota Rica e Singapore come città di prova.
Il paper del consesso di tecnocrati nomina «la crescita dell’uso dell’auto privata potenziando il trasporto pubblico, la bicicletta e i servizi di mobilità condivisa» come una delle principali «aree di ambizione» per Buenos Aires. «La capitale dell’Argentina sta cercando di migliorare la mobilità sostenibile per mantenere le persone in movimento offrendo al contempo trasporti più connessi e integrati», afferma il documento, che sottolinea come «la città sta inoltre “abbracciando nuove soluzioni per ridurre la dipendenza dalle auto private e fornire un sistema di trasporto multimodale ben integrato».
Come riportato da Renovatio 21, non è la prima volta che il gruppo del Grande Reset chiede l’abolizione della proprietà privata delle automobili.
Come scrive Lifesitenews, «è diventato evidente che le élite non elette del WEF e di altre organizzazioni globaliste non solo cercano di sostituire le auto a gas con auto elettriche, ma di ridurre radicalmente la proprietà di auto private in generale».
«Per consentire una transizione più ampia dalla proprietà all’utenza, anche il modo in cui progettiamo cose e sistemi deve cambiare», spiegava un articolo del WEF dell’anno scorso, menzionando che una possibilità è che cose come le auto possano utilizzare «profili utente» che «creano una distinzione per lavoro e uso personale sullo stesso dispositivo» consentendo di ridurre il «numero di dispositivi per persona».
«Non avrai nulla e sarai felice», dice il famoso slogan del gruppo di Klaus Schwab. Non avrai nulla significa che non possiederai la tua casa, e neppure i tuoi vestiti – forse neppure il tuo tempo, neppure il tuo corpo. Figurarti se ti lasceranno avere un’auto.
Grande Reset
Bergoglio e Schwab: la chiesa cattolica a Davos
Il sito di informazione ufficiale della Santa Sede Vatican News ha intervistato il parroco di Davos riguardo all’incontro annuale del World Economic Forum che si svolge nella sua parrocchia ogni gennaio.
Padre Kurt Susak, sacerdote a Davos da oltre dieci anni, afferma che «ovunque si sente parlare di crisi. Anche il mondo è in qualche modo in crisi».
Il prete quindi «afferma di aver avuto l’impressione che i partecipanti puntassero “consapevolmente” sulla conferenza di quest’anno “per presentare soluzioni». «Le persone attendono con speranza soluzioni ai conflitti e alle crisi globali».
Don Susak ha poi tuonato che il WEF rischia di perdere «la sua credibilità e legittimità se questo incontro non presentasse ora anche soluzioni riconoscibili alla gente e porti a un miglioramento dei tanti conflitti e sfide».
«Esattamente che tipo di soluzioni potrebbero essere presentate, Susak non lo dice» nota il sito prolife Lifesitenews. «Tuttavia (…) gli incontri del WEF hanno già evidenziato come “l’accesso all’aborto” sia un tema chiave».
Un moderatore di una delle sessioni ha parlato brevemente dell’«iniziativa per la salute delle donne» del WEF, un progetto dell’organizzazione globalista che spinge anche l’aborto e la contraccezione con il pretesto di «salute riproduttiva«. L’iniziativa mira, tra le altre cose, a ridurre «le gravidanze indesiderate e le gravidanze non sicure».
Tra le numerose organizzazioni partner dell’iniziativa pro-aborto ci sono aziende leader come Johnson & Johnson, Merck, CVS Health, Save the Children e la Bill and Melinda Gates Foundation. Bill Gates, habitué di Davos, quest’anno non si è presentato, forse fiutando che poteva succedergli quella cosa accaduta poi al suo amico CEO Pfizer Albert Bourla: arrivano dei giornalisti veri e ti fanno delle domande.
Nell’intervista su Vatican News, il parroco di Davos «non ha menzionato tali attacchi ai nascituri, alla famiglia o alle libertà. Invece, ha notato “ingorghi”, le spese generali per lo svolgimento dell’evento e una mancanza di trasparenza», scrive LSN.
Vatican News parafrasa i commenti di Susak, scrivendo che «c’è un’enorme quantità di traffico con ingorghi, tempi di attesa; la vita normale, come si è abituati qui, in realtà “si svolge in modo molto, molto limitato” durante il periodo del WEF».
«Si critica il fatto che molti argomenti vengano discussi e dibattuti a porte chiuse e che alla fine si sappia ben poco. “Ci sono tesi, opinioni, teorie che alimentano la resistenza contro l’élite che si riunisce al WEF», osserva il parroco.
«Tuttavia, l’intero evento ha anche qualcosa di positivo. Si tratta delle scuole, che hanno in calendario diversi giorni di sci durante la settimana. “Questo fa sempre molto piacere agli alunni. Sono sempre stupito da ciò che gli abitanti di Davos escogitano durante i festeggiamenti», racconta il don Susak.
Don Susak rivelato che da diversi anni la parrocchia organizza eventi di «silenzio e preghiera» ecumenici durante gli incontri del WEF. «Cattolici, Riformati e Chiese evangeliche invitano insieme a pregare la sera, insieme per cercare soluzioni a partire dal Vangelo. In passato, la Chiesa nella sua diversità, nella sua teologia morale, nella sua etica sociale, ha sempre trovato risposte meravigliose alle sfide del tempo. È solo necessario richiamarli alla mente più volte».
Il Vaticano ha infatti avuto un rapporto stretto, anche se poco conosciuto, con il WEF. Papa Francesco ha segnalato la sua intimità con il fondatore globalista del WEF Klaus Schwab, inviando un discorso al WEF quattro volte nei suoi otto anni di pontificato e consentendo una tavola rotonda vaticana annuale a Davos, sede della conferenza annuale del WEF in Svizzera.
«Finora il Vaticano ha inviato ogni anno rappresentanti della Chiesa al Forum Economico mondiale. Negli ultimi anni, il cardinale Peter Appiah Turkson o il cardinale Michael Czerny, e una volta anche il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin» scrive il sito vaticano. «Quest’anno è la prima volta che il Vaticano non ha inviato alcun rappresentante ufficiale o cardinale a Davos».
In un’intervista del 2021 sempre con Vatican News, Don Susak aveva rivelato che Parolin era andato al posto di Papa Francesco, che era stato invitato personalmente da Schwab per il 50° anniversario dell’evento.
«Sono stato davvero sorpreso positivamente di quanto interesse c’è per la Chiesa al WEF, ad esempio, c’è un incontro chiamato “Vatican meets WEF” e lì ho riscontrato un grande interesse da tutto il mondo», aveva dichiarato Susak nel 2021.
Vatican News scriveva che Schwab stesso era stato in Vaticano.
«In effetti, le azioni e gli interessi pubblici di Papa Francesco si allineano strettamente con Schwab, le élite globaliste e il WEF. Nel dicembre 2020, Francesco ha usato la frase “ricostruire meglio”, lo slogan sinonimo di politiche globaliste. La frase era il nome del sito web di Joe Biden dopo le elezioni (BuildBackBetter.gov), in cui affermava di “ripristinare la leadership americana”» nota LSN. «Poco dopo, Bergoglio si è unito ad aziende di tutto il mondo per promuovere un nuovo «sistema economico» del capitalismo in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile propalati, nonostante il loro legame con l’aborto e il suo stesso appello a una vita semplice e austera».
«A ciò è poi seguita una partnership tra il Vaticano e l’ONU, in cui il Papa ha mostrato ancora una volta le sue tendenze globaliste promuovendo l’educazione su “stili di vita sostenibili”, “parità di genere” e “cittadinanza globale”, evitando però di menzionare la fede cattolica».
Tali legami più profondi con le società e i leader globalisti danno ulteriore credito alle convinzioni di alcuni secondo cui Papa Francesco è allineato con l’appello del WEF per un «Grande Reset»: «c’è bisogno di un’autorità speciale legalmente costituita in grado di facilitarne l’attuazione».
«In effetti, durante l’incontro di Davos ritardato dello scorso anno, un funzionario vaticano ha dichiarato che la Chiesa cattolica è “impegnata nelle varie questioni esaminate al forum”» continua LSN. «Padre Leonir Chiarello, Superiore Generale della Congregazione dei Missionari di San Carlo (Scalabriniani), ha individuato otto temi chiave dell’incontro: “clima e natura, economia più giusta… salute e assistenza sanitaria, cooperazione globale, società ed equità”. Ha citato la Laudato Sii e Fratelli Tutti di Papa Francesco come esempi di come la Chiesa cattolica aderisse all’agenda globalista su aspetti particolari».
Insomma, habemus papam: il papa del Grande Reset.
Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)





