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Economia

Ezra Pound, Poesia contro Usura

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Maggio 1945: in una località presso Pisa, un uomo viene rinchiuso settimane in una gabbia d’acciaio delle dimensioni di 1,8 x 1,8 metri, una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal caldo dei giorno e dal freddo della notte. La gabbia è anche  illuminata di notte dai riflettori. Le sbarre, inoltre, sono state avvolte da filo spinato come ulteriore elemento di sicurezza nei confronti di eventuali tentativi di evasione del  prigioniero.

 

Ma chi è l’uomo che vi sta rinchiuso, dormendo sul pavimento di cemento?  È un uomo di sessant’anni, americano, di nome Ezra Pound. Non è un pericoloso criminale, ma un gigante della cultura, uno scrittore che ha segnato la storia della letteratura.

 

Per quale motivo Pound si trovava in quel campo, in quelle condizioni disumane? Per un reato di opinione. L’americano da anni trapiantato in Italia aveva avuto modo di apprezzare il Fascismo. In particolare, i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e una politica economica di ricerca di una terza via alternativa al liberismo capitalista e al collettivismo comunista. Nel 1935 aveva scritto un libro, Jefferson e/o Mussolini,  in cui dava un’interpretazione liberale e artistica del primo ministro italiano, paragonato al terzo presidente degli Stati Uniti d’America e definito l’erede della politica agraria e populista di Jefferson.

 

Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società

Ma com’era finito Pound anni prima in Europa e in Italia? Inseguendo il sogno di quella cultura medievale che aveva studiato a Filadelfia, all’università. Era affascinato dalla letteratura cortese e dal Dolce Stil Novo, ed era stato in Francia e in Italia. Poi la sua passione per la pittura Preraffaellita lo aveva portato a Londra, e qui si era fermato.

 

Negli anni antecedenti la Prima guerra mondiale, Pound fu tra i principali promotori dell’Imagismo e del Vorticismo, due correnti artistiche estremamente innovative.

 

In seguito, insieme a Thomas Stearns  Eliot, fu tra i principali esponenti del Modernismo, un movimento letterario che si proponeva la ricerca di nuove tecniche narrative e poetiche che rinnovassero il romanzo e la poesia ottocentesca di derivazione romantica, con una forte attenzione alla mitologia, all’antropologia, alla storia delle religioni e con una ricerca di un linguaggio preciso e oggettivo che attingesse anche alla lingua parlata.

 

Inevitabile che a tale movimento aderisse anche un personaggio come James Joyce, che divenne amico di Pound e che a lui fu debitore della pubblicazione dell’Ulisse.

 

Pound era un americano, ma rivolse il suo sguardo alla vecchia Europa. Trascorse gran parte della sua vita in Italia, dopo aver soggiornato a Londra e a Parigi. Era nato al tramonto del XIX secolo, nel 1885, in un’America profonda, quasi di frontiera,  nell’Idaho.

 

La conclusione della Prima guerra mondiale, con la distruzione di antichi imperi come quello asburgico e l’emergere di nuovi Stati nazionali e di altrettanti nuovi nazionalismi, lasciò l’Europa in una condizione di grave crisi.

 

Il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista

Per molti intellettuali fu sempre più chiaro che il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista.

 

Molti artisti decisero di cavalcare decisamente l’onda rivoluzionaria: dalla Francia alla Germania fino all’Inghilterra, i primi a intuire che il vecchio mondo borghese e romantico dell’Ottocento era finito, furono gli artisti e gli scrittori delle avanguardie. Futuristi, cubisti, espressionisti, dadaisti, costruttivisti, tutti accomunati dal furore iconoclasta di una rivolta totalizzante che avrebbe spazzato via le certezze del passato.

 

Ezra Pound si unì in un primo tempo a questi innovatori dell’immaginazione, dall’espressionista Gottfried Benn, al vorticista Wyndham Lewis, forti della loro carica di vitalismo, irrazionalità, giovanilismo.

 

Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici

Qualcuno, invece, come T.S. Eliot, autentico conservatore che non aveva subito il fascino oscuro dei totalitarismi, e che aveva visto nel Cristianesimo la sola, vera risposta alle domande del cuore dell’uomo, scelse di essere un testimone lucido e solitario, mentre il suo sogno di restaurare una società tradizionale con il passare del tempo si infrangeva di fronte all’inarrestabile evoluzione del progresso e della massificazione.

 

In quegli anni, Pound iniziò l’amicizia Eliot, il quale disse poi che l’amico gli aveva davvero cambiato la vita. I suoi incoraggiamenti, la sua stima, il suo intelligente lavoro di editing avevano portato alla pubblicazione della Terra desolata, che gli aveva spalancato le porte della gloria letteraria.

 

Dal canto suo, Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società.

 

Per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale

I Cantos dovevano essere per l’America e per la Modernità quello che era stata la Divina Commedia per l’Europa. Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici.

 

E se per l’America desiderava questa scoperta, questo ricollegarsi alle proprie radici classiche europee, per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale. Forse era troppo ambizioso, o forse era un sognatore, ma Pound ci ha lasciato nella sua opera queste visioni, queste speranze. Non illusioni: sapeva bene che il nostro mondo è segnato dal male, dalla Caduta, che non può più essere un Paradiso Terrestre.

 

Proprio per questo si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo. Per certi versi, il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro».

Si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo

 

Il Pound saggista fu sicuramente un autore di grande interesse, ma fu nella poesia che raggiunse vette elevatissime di pensiero. Perfino le sue visioni politiche e economiche trovano un’espressione compiuta nei versi poetici. Come ad esempio nei Canti Pisani:

 

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala! Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala. (…)
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro»

 

C’è, nelle pagine di Pound, l’eco di un’epica religiosa. Nato nella tradizione protestante puritana degli Stati Uniti, Pound aveva avuto però modo di incontrare il Cattolicesimo, in particolare nei tanti anni trascorsi in Italia. Era proprio il cattolicesimo italiano ad affascinarlo, più che quello americano, portato dagli emigrati, o quello delle Isole Britanniche. Scherzando (ma forse non troppo) asseriva che nel cattolicesimo italiano c’erano degli elementi arcaici, pagani, che lo incuriosivano.

 

E poi c’era la grande costruzione della Civitas Christiana medievale che suscitava la sua ammirazione, perfino la sua commozione. Rimase sempre in lui tuttavia uno spirito sincretistico, che lo portò a interessarsi delle religioni dell’Oriente, in particolare il Confucianesimo. Era il segno di un animo inquieto, curioso, mai sazio di conoscenza. Un vero cuore inquieto agostiniano.

 

Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo

Negli anni 1930 Ezra Pound rivolse i suoi interessi sempre più alla politica e all’economia, pubblicando un pamphlet dal titolo ABC dell’economia. Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo.

 

Ancora una volta, oltre le teorie, pur validamente esposte, fu con la poesia che Pound scolpì il suo pensiero. Un vero capolavoro fu la lirica Con usura.

 

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia 
per istoriarne la facciata,

Con usura 
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 

con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 
harpes et luz 
e l’Annunciazione dell’Angelo 
con le aureole sbalzate,
con usura 
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte 
in casa ma per vendere e vendere 
presto e con profitto, peccato contro natura, 
il tuo pane sarà staccio vieto 
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto, 

CON USURA 
la lana non giunge al mercato 

falsa i confini, con usura 
nessuno trova residenza amena. 
Si priva lo scalpellino della pietra, 
il tessitore del telaio 
CON USURA 
la lana non giunge al mercato 
e le pecore non rendono 
peggio della peste è l’usura, spunta 
l’ago in mano alle fanciulle 
e confonde chi fila.
Pietro Lombardo non si fe’ con usura 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 
né fu ‘La Calunnia’ dipinta con usura. 
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis, 
nessuna chiesa di pietra viva firmata : ‘Adamo me fecit’. 
Con usura non sorsero 
Saint Trophine e Saint Hilaire, 
usura arrugginisce il cesello 
arrugginisce arte ed artigiano 
tarla la tela nel telaio, nessuno 

CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito; 
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama 
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling 
usura soffoca il figlio nel ventre 
arresta il giovane amante 
cede il letto a vecchi decrepiti, 
si frappone tra giovani sposi 
CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

 

Il sogno di Pound tramontò nel 1945. Sebbene vivesse da anni in Italia, era sempre rimasto orgogliosamente un cittadino americano, ma il suo Paese (o per meglio dire le istituzioni americane) non gli perdonarono la simpatia e  la stima che aveva manifestato nei confronti del regime mussoliniano con scritti e discorsi. Venne accusato di tradimento e rinchiuso in un campo di concentramento.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo

Lui, che aveva tenuto delle trasmissioni radiofoniche, chiese di poterne tenere ancora una, dal titolo  Ashes of Europe Calling (Chiamata dalle ceneri d’Europa), in cui raccomandava la pace con il Giappone,  l’istituzione di uno Stato ebraico in Palestina, e la clemenza verso la Germania. La richiesta fu respinta e il testo fu inviato all’FBI.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo.

 

Fu internato per tredici anni nel manicomio di St. Elizabeth’s a Washington. Uscito da lì,  Pound decise di lasciare per sempre gli Stati Uniti e scelse come meta del suo esilio l’Italia, un Paese dove aveva soggiornato a lungo e che amava profondamente, e dove morì nel 1972, a Venezia.

 

Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta

In Italia ritrovò anche la figlia Mary, avuta dalla lunga relazione con Olga Rudge. Mary fu preziosa collaboratrice del padre, e lo ospitò a lungo nel Castello di Brunnenburg, presso Merano, in Sud Tirolo, un pezzo storico di terra austriaca che il nazionalismo italiano aveva strappato nel 1919 alla Madre Patria. Il castello apparteneva al grande egittologo Boris de Rachewiltz, il marito di Mary.  Fu in questo luogo incantato che Pound trascorse in pace gli ultimi anni della sua esistenza. Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

 

Articolo precedemente apparso su Ricognizioni, e pubblicato su gentile concessione dell’autore.

 

 

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Economia

Anche la Bolivia inizia a commerciare in yuan, allontanandosi dal dollaro

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In una conferenza stampa del 27 luglio, il ministro delle Finanze boliviano Marcelo Montenegro ha riferito che il suo governo ha iniziato a utilizzare lo yuan negli accordi commerciali e che una filiale di una banca cinese non ancora identificata aprirà nel paese per facilitare questo processo.

 

Per ora, le transazioni in yuan vengono effettuate elettronicamente attraverso il Banco Union gestito dallo Stato.

 

La Bolivia è il terzo Paese sudamericano ad adottare lo yuan per l’insediamento nel commercio, dopo Brasile e Argentina.

 

Montenegro ha spiegato che il governo ha fatto ricorso all’uso dello yuan per affrontare una significativa carenza di dollari iniziata lo scorso febbraio, causata in parte dai maggiori costi che ha dovuto pagare per le importazioni di gasolio, benzina e alcuni generi alimentari.

 

Il ministro delle finanze ha riferito che da marzo, le transazioni in yuan relative al commercio con la Cina ammontavano a circa 40,2 milioni di dollari (278,8 milioni di yuan), ovvero il 10% del commercio estero della Bolivia per quel periodo, secondo la testata economica argentina Ambito Financiero del 27 luglio.

 

Il Montenegro ha dichiarato che «questa è ancora una piccola quantità, ma aumenterà nel tempo».

 

La Bolivia esporta in gran parte minerali come argento, zinco e piombo, così come carne bovina in Cina, e importa automobili, pneumatici e beni strumentali, tra gli altri prodotti.

 

In un incontro del 20 luglio con l’ambasciatore cinese in Bolivia Huang Yazhong, riportato dal quotidiano del Partito Comunista Cinese in lingua inglese Global Times, Edwin Rojas Ulo, governatore della Banca Centrale della Bolivia, ha sottolineato che il settore finanziario è parte integrante della collaborazione Cina-Bolivia nella promozione della Belt and Road Initiative. Rojas ha sottolineato che la Banca Centrale continuerà a cooperare con le istituzioni finanziarie cinesi «per favorire uno sviluppo sano» nel commercio e negli investimenti bilaterali.

 

Lo yuan è ora utilizzato dall’India per pagare il petrolio russo. Lo stesso dicasi per il Pakistan.

 

L’Iraq ha fatto sapere che userà lo yuan, mollando il dollaro, negli scambi con Pechino, e così anche la Birmania. Il RMB ha ora superato il dollaro come valuta più utilizzata nelle transazioni transfrontaliere cinesi.

 

Tre mesi fa era emerso che lo yuan in Russia aveva sostituito il dollaro come principale valuta estera.  Importante ricordare anche le 65 mila tonnellate di gas liquido acquistate dalla Francia a Pechino pagando sempre in yuan: forse l’atto più esplicativo della situazione dopo la dichiarazione saudita di farsi pagare in danaro cinese il petrolio.

 

Il Brasile nel 2021 aveva incrementato le sue riserve in valuta cinese; Israele nel 2022 ha aumentato la sua riserva di yuan. Qualcuno ritiene che da un anno è di fatto iniziato un passaggio allo yuan delle Banche Centrali.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha suggerito di incorporare lo yuan cinese come forma di valuta accettabile per i Paesi membri da utilizzare per adempiere ai propri obblighi finanziari nei confronti del FMI.

 

La dedollarizzazione prosegue, in ogni angolo della Terra. Impossibile, a questo punto non chiedersi: che sia, anche questa, una catastrofe programmata, uno shock mondiale che hanno progettato da lungo tempo?

 

 

 

 

Immagine di EEJCC via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Economia

I prezzi alla produzione mostrano gli effetti della deindustrializzazione dell’Europa

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Da giugno 2022 a giugno 2023, i prezzi alla produzione dei beni, venduti a società e agenzie che producono beni di consumo e servizi, o ad altre aziende che producono altri beni di produzione, sono diminuiti o sono rimasti invariati nelle maggiori economie del mondo, ad eccezione di quella del Giappone.

 

La Germania, costrettasi alla politica di guerra in una deindustrializzazione in accelerazione forsennata, è il capofila di tale disastro economico: i prezzi dei beni alla produzione dell’industria tedesca a giugno sono scesi di un notevole 14% da settembre 2022.

 

I prezzi alla produzione dell’industria italiana sono scesi del 13% a giugno rispetto a dicembre 2022, mentre quelli del Regno Unito, in calo del 2,7% su base annua a giugno. Quelli dell’industria francese sono rimasti invariati per l’anno a giugno, ma in calo ogni mese da ottobre 2022.

 

I prezzi alla produzione negli Stati Uniti a giugno sono stati sostanzialmente stabili per l’anno (+0,24%), così come quelli della Corea del Sud.

 

I prezzi alla produzione dell’industria brasiliana sono diminuiti del 9,5% su base annua a giugno; quelli dell’India, in calo del 4% per l’anno fino a giugno; e quelli della Cina, in calo del 10,8% nell’anno.

 

Questi numeri di deflazione di prezzi alla produzione – che si possono trovare su Bloomberg, TradingEconomics.com e Moody’s Analytics –e mostrano senza dubbio la contrazione della domanda industriale in tutto il mondo, e specialmente in Europa, nonostante l’enorme e rapido aumento del budget della difesa degli Stati Uniti e i grandi aumenti della spesa bellica in tutta Europa.

 

«Questa deflazione dei prezzi alla produzione alimenterà i prezzi dei beni di consumo e i prezzi dei servizi nei settori della logistica commerciale, dello stoccaggio, dei trasporti» scrive EIRN. «La contrazione della domanda nelle economie europee in contrazione esporterà la deflazione sia in Cina che negli Stati Uniti».

 

La deflazione porterà la minaccia di un calo degli investimenti delle imprese, dell’occupazione e dei salari. Ulteriori strette creditizie e l’aggravarsi di politiche di austerità potrebbero trasformare l’economia europea in un malato terminale, non più guaribile.

 

Come riportato da Renovatio 21, interi settori dell’industria europea, come in Germania l’automotive e la chimica, sono in grave difficoltà, mentre le Banche Centrali, più che ad una soluzione del problema, paiono spingere solo verso l’introduzione delle CBDC, ossia delle valute digitali di Stato.

 

Il piano di anni di deindustrializzazione, forse, era proprio quello: distruggere le capacità produttive per poi sottomettere più facilmente la popolazione, controllata in ogni suo istante di esistenza grazia al danaro programmabile – che avremo a breve sotto forma di euro digitale.

 

Il piano, visto oggi, non sembra nemmeno così complesso. E, a meno che non succede qualcosa che inverta con decisione tale programma distopico, arriverà a compimento.

 

 

 

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Economia

Putin firma per il rublo digitale

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Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un disegno di legge che introdurrà una valuta digitale della banca centrale (CBDC) nell’economia russa.

 

Secondo l’agenzia di stampa statale russa TASS, il rublo digitale «sarà emesso insieme alle forme di denaro esistenti» dalla Banca di Russia, la banca centrale del Paese.

 

«Sarà possibile effettuare transazioni con il nuovo formato monetario utilizzando la piattaforma del rublo digitale, uno speciale sistema informativo», riferisce TASS.

 

Secondo il disegno di legge, il rublo digitale può essere utilizzato solo «come mezzo per pagamenti e bonifici» e «non prevede la possibilità di aprire un conto bancario utilizzando rubli digitali o di ottenere un prestito in rubli digitali».

 

L’idea di una CBDC russa è stata lanciata per diversi anni. Nel 2020, la Banca di Russia ha pubblicato il suo primo rapporto ufficiale sul rublo digitale.

 

Poco prima dell’inizio della guerra Russia-Ucraina nel febbraio 2022, il rublo digitale ha iniziato la sua fase pilota, con diverse banche russe che hanno preso parte al test.

 

Poiché gli Stati Uniti e l’Europa hanno ora imposto pesanti sanzioni alla Russia, il rublo digitale potrebbe essere un modo per mitigare le restrizioni finanziarie che l’Occidente ha imposto al Paese. Nell’ottobre 2020, un portavoce della Banca di Russia aveva già parlato del potenziale di una CBDC per mitigare le sanzioni estere e ridurre la dipendenza della Russia dal dollaro USA.

 

Sebbene il disegno di legge dia alla Banca centrale russa la possibilità di iniziare a testare la sua CBDC il 1° agosto, l’adozione di massa del rublo digitale può essere prevista solo tra il 2025 e il 2027, ha affermato il vicepresidente della Banca di Russia.

 

Secondo Anatoly Asakov, membro del Consiglio bancario nazionale della Banca di Russia, il rublo digitale sarà programmabile in modo da limitare il modo in cui i cittadini possono spendere la CBDC.

 

Il capo della Banca di Russia, Elvira Nabiullina, ha affermato che nessuno «costringerà nessuno a entrare nel rublo digitale» e che il suo utilizzo sarà «assolutamente volontario, (…) ci aspettiamo davvero che sarà più conveniente, più economico sia per le persone che per le imprese, e inizieranno a usarlo (…) Questa è una nuova opportunità».

 

Durante la pandemia la Russia aveva provato ad introdurre un sistema basato su codice QR per regolare l’accesso degli spazi alle persone immunizzate, tuttavia il sistema pare sia stato bellamente ignorato dalla popolazione. Di fatto, è possibile dire che in Russia, nonostante questo tentativo, non è stato implementato alcun obbligo vaccinale.

 

Un vecchio proverbio sovietico dice che «l’asprezza delle leggi russe è mitigata dal fatto che non è necessario osservarle».

 

I progetti di valuta elettronica di Stato sono ovunque, dall’Australia all’Ucraina, dallo Sri Lanka alla Svizzera. Essi portano il danaro a divenire software, divenire danaro programmabile, in grado di guidare e inibire le scelte del cittadino.

 

Poche settimane fa il capo del Fondo Monetario Kristalina Georgieva ha annunciato che l’organismo internazionale «sta lavorando sodo su una moneta digitale globale», cioè una CBDC mondialista.

 

Anche BRICS, Banca Mondiale si muovono verso CBDC transnazionali.

 

 

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

 

 

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