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Necrocultura

Denudarsi in chiesa e pisciare sull’altare non è reato ma libertà di espressione: Corte Europea sul caso Femen

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Non è possibile punire chi va in chiesa per denudarsi ed orinare sull’altare: lo stabilisce la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

 

In una scioccante sentenza che ci ricorda in che epoca di abisso dobbiamo sopravvivere, la CEDU ha stabilito che il gesto sacrilego di una attivista delle famigerate FEMEN  non è incitamento all’odio, bensì una forma della libertà di espressione.

 

Chi magari ha dovuto portare in tribunale un social media californiano sta prendendo nota: si può essere bannati per un proprio commento sulla pandemia, ma non per un rude spogliarello in un luogo sacro con minzione dissacratoria inclusa.

 

Il caso riguardava una precedente sentenza emanata da un tribunale nazionale francese, che aveva condannato l’attivista femminista facente parte del gruppo FEMEN che, entrata in una chiesa, aveva mimato l’aborto di Nostra Signora, procedendo poi a pisciare sull’altare nel mentre si spogliava, mostrando sulla schiena l’originalissima scritta «il papa non è un politico».

 

 


I fatti risalirebbero al 2013. Si trattava della chiesa della Madeleine a Parigi, il cui parroco aveva sporto denuncia. Il giudice francese condannò la femena Eloise Bouton a un mese di carcere con la sospensione della pena, che sarebbe poi stata confermata in altri due gradi di giudizio.

 

La CEDU ha ricordato che «una pena detentiva inflitta nell’ambito di un dibattito politico o di interesse generale è compatibile con la libertà di espressione garantita dall’articolo 10 della Convenzione solo in circostanze eccezionali, ad esempio, la diffusione di un discorso di odio o di incitamento alla violenza».

 

«In questo caso, l’azione della ricorrente a cui non è stato rimproverato alcun comportamento offensivo o odioso, aveva l’unico scopo di contribuire al dibattito pubblico sui diritti delle donne».

 

La Corte Europea ha quindi tirato le orecchie alle toghe francesi, osservando che si sono «limitate a esaminare la questione della nudità del suo petto in un luogo di culto, senza prendere in considerazione il significato dato alla sua performance o le spiegazioni fornite sul significato dato alla loro nudità dalle attiviste dei Femen». La CEDU ha quindi disposto il risarcimento alla femen da parte dello Stato per aver violato la sua libertà di espressione.

 

Spogliarsi in chiesa, offendendo la Santa Vergine e urinando su un oggetto sacro, è insomma un diritto umano – se lo si fa con significato – cioè se lo si fa per il femminismo e per il feticidio.

 

La Corte pare aver stabilito che la profanazione di luoghi sacri e l’offesa del sentimento religioso, oltre che agli atti osceni in luogo pubblico, si possano fare a condizione non incitino all’odio e alla violenza: peccato che per i cristiani l’aborto stesso è la massima violenza possibile (quella sull’Immagine di Dio che si riflette nel bambino, innocente, indifeso, affidato alla pace del grembo materno), e quindi qualche credente potrebbe dire che la sceneggiata blasfema ed escrementizia della femena gli appare proprio come un incitamento alla violenza.

 

Tuttavia, è noto che, per il pensiero hitleriano che fa da sistema operativo al mondo moderno, i non-nati non sono persone, quindi possono essere terminati a piacimento. Il lettore di Renovatio 21 sa che questo è ciò che si chiama Cultura della Morte, e che combatterla è il compito che devono darsi gli uomini del XXI secolo al fine di salvare l’umanità dalla catastrofe.

 

Abbiamo così la Necrocultura come diritto umano, sancito dall’Eurocorte più alta che c’è.

 

Una parola sulle FEMEN, le attiviste urlanti con le zizze al vento che dopo le fiammate dei primi anni 2010 sembrano sparite. Dopo varie scaramucce nudiste, il colpo grosso arrivò quando, munite di motosega, tagliarono un crocefisso di legno di quattro metri che simboleggiava la memoria delle vittime di Stalin a Kiev.

 

 

Le autorità ucraine avviarono procedimenti penali per vilipendio e vandalismo. Una delle leader, Inna Shevchenko, fuggì dall’Ucraina per trovare rifugio, un po’ come i nostri terroristi rossi, a Parigi. Nella capitale francese sembra aver goduto di un enorme successo con tutti i crismi delle istituzioni: dopo l’apertura del centro FEMEN parigino, la Shevcenko finì sui francobolli stampati dalla Repubblica con il ruolo di Marianna, simbolo par excellence della Rivoluzione francese, e quindi della Francia moderna e massonica. Le fu quindi concesso ben preso l’asilo politico.

 


I motivi della copertura della bionda nudista di Kherson da parte delle massime istituzioni parigine sono misteriose e hanno dato adito a pettegolezzi, tuttavia sono materialmente consistenti: il presidente Macron la invitò come «consulente» al G7 di Biarritz.

 

Non che arrivata nella ville lumière la femminista si fosse messa tranquilla: il giorno successivo alle dimissione di papa Benedetto XVI era entrata nella cattedrale di Notre Dame esibendo la scritta «basta papi» scritto fra i suoi seni. Nell’occasione, aveva danneggiato anche una campana d’oro. Denunziata, fu assolta.

 

Nel 2013, un gruppo di FEMEN attaccò durante un’incontro all’Università Libera di Bruxelles l’arcivescovo belga monsignor André Leonard, ritenuto «omofobo» dalle pettonudiste in protesta. Salite sul palco, quattro signore con le tette fuori lo insultarono a dovere, e gli fu tirata addosso acqua da bottigliette a forma di Vergine Maria. L’arcivescovo è rimasto in preghiera silenziosa durante l’incidente.

 


Non è la prima volta che la CEDU prende una decisione simile.

 

Quattro anni fa la Corte di Strasburgo aveva deciso che le profanazioni delle Pussy Riots – gruppo russo non dissimile dalle FEMEN, le quali hanno solidarizzato con le colleghe moscovite – nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca costituiva una forma di libera espressione protetta dai diritti umani.

 

La canzone che il gruppo tentò di cantare includevano offese volgari a Putin, al Patriarca di tutte le Russie Cirillo I nonché direttamente a Nostro Signore. Performance precedenti delle ragazze del gruppo includevano oscenità stomacanti.

 

La Possy Riot Nadja Tolokonnikova, che faceva parte del collettivo di «artisti» chiamato Voina («guerra», in russo), prese parte a quella che i media locali definirono «un’orgia pubblica» al Museo di Biologia Timirjazev, una «performance» pensate per fare satira sul proposito dell’allora presidente Medvedev di fare più figli. La Tolokonnikova, in quel momento, era visibilmente incinta.

 

 

Un’altra «performance» del collettivo Voina, rimasta ben impressa nella mente dei russi, fu realizzata in un supermercato di San Pietroburgo, dove un’«artista» si infilò su per la vagina un pollo congelato. I critici delle Pussy Riot ricordano spesso questo episodio, talvolta offrendo prodotti di polleria alle ragazze Pussy.

 

Le Pussy Riot furono arrestate anche durante le Olimpiadi di Sochi, dove tentarono una grottesca performance, ma furono subito fermate da cosacchi che usarono la frusta.

 

 

Tanto dolore, tuttavia, alla fine qualcosa ha pagato. Alcune di loro, come la Tolokonnikova, ora godono di una vita tra le star americane, partecipando a serie TV (come House of Cards su Netflix) e facendosi paparazzare in luoghi ultra-esclusivi come gli Hamptons circondate da vedettes hollywoodiane.

 

Tornano a Strasburgo, da notare come l’avvocato delle Pussy Riots abbia poi saltato la staccionata: ora è divenuto giudice della CEDU.

 

Sempre nel 2018, la Corte aveva condannato anche la Lituania, che si era permessa di sanzionare comunicazioni che raffiguravano Cristo e la Vergine Maria in maniera blasfema.

 

Ribadiamo il significato ultimo di quanto accaduto alla Corte di Strasburgo: la Necrocultura è divenuta un diritto umano.

 

Ora, come si sia arrivati a questo ci è chiaro. Così come speriamo vi siano più chiari, dopo quanto abbiamo raccontato, i poteri che sono stati dietro a questo filone del progetto, ramo tette-fuori-blasfeme.

 

 

 

 

Immagine da Twitter, modificata

 

 

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Necrocultura

Clinica per gli aborti gestita dal Tempio satanico: ti ci manda il numero verde per donne incinte

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Il Satanic Temple ha annunciato a inizio anno i suoi piani per creare una clinica nello Stato americano del Nuovo Messico, a cui oggi sono indirizzati i chiamati di un numero verde per donne incinte finanziato con danari pubblici. Lo riporta Lifesitenews.

 

Secondo quanto riferito, il ramo dei servizi medici del Satanic Temple, TST Health, fornisce «screening e appuntamenti di telemedicina» condotti dal nuovo ramo dei servizi medici dell’organizzazione satanica. Alle donne possono quindi essere prescritti farmaci chimici per l’aborto che possono quindi acquistare in farmacia.

 

Secondo il suo sito web, «TST Health fornisce cure religiose gratuite per l’aborto con farmaci di telemedicina, per gentile concessione del Satanic Temple». Il Satanic Temple ha spesso fatto notizia per aver tentato esplicitamente di minare il cristianesimo sulla pubblica piazza impegnandosi in attività blasfeme e promuovendo apertamente l’aborto e l’ideologia transgender – in pratica creando provocazioni per portare avanti l’agenda comune a tutti i partiti e le organizzazioni gosciste del mondo.

 

In un atto di ributtante mancanza di decoro, la clinica feticida satanica prenderebbe il nome dalla madre del giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti pro-vita Samuel Alito. L’organizzazione in passato aveva dato prova di non voler lasciare stare i morti quando inscenò una blasfema «messa rosa» con baci omofili sulla tomba di attivisti anti-gay.

 

Nello Stato del Nuovo Messico gli aborti sono saliti alle stelle nello stato in seguito al rovesciamento del «diritto all’aborto» da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti nella sua decisione Dobbs v. Jackson l’anno scorso. Mentre gli Stati confinanti come il Texas hanno iniziato ad emanare leggi a protezione dei nascituri, il New Mexico è stato tra gli Stati di estrema sinistra che si sono immediatamente mossi per diventare rifugi sicuri per l’aborto, esortando persino le donne a viaggiare da fuori dallo Stato per abortire.

 

L’organizzazione antiabortista New Mexico Alliance for Life ha sottolineato che i cambiamenti recenti hanno portato a più che raddoppiare il tasso di aborti nello Stato, passando da 4.900 aborti nel 2021 a uno sbalorditivo 11.000 nel 2022. Finora nel 2023, secondo quanto riferito, nello stato sono stati commessi 5.300 aborti.

 

L’aborto è attualmente legale nel New Mexico senza limiti gestazionali, periodi di attesa obbligatori o requisiti per la notifica da parte dei genitori. Il governatore dello stato pro-aborto ha anche recentemente stanziato 10 milioni di dollari in dollari dei contribuenti per aiutare a finanziare un aborto strategicamente posizionato al confine del Texas, Stato che invece pro-life.

Il Satanic Temple è in pratica un’organizzazione di troll di alto livello che portano avanti, con mezzi legali e spettacolari consistenti, l’agenda del laicismo (aborto, omosessualismo, etc.) e della compressione del cristianesimo. È stato notato che per le sue azioni i sedicenti satanisti ricevono il plauso della sinistra giovanile, il cui impegno nella Necrocultura è identico.

 

Il Satanic Temple, noto per scenate indegne e richieste, talvolta esaudite, di piazzare elementi satanici nei luoghi pubblici americani (per esempio, una statua del demonio-caprone alato, cioè il Bafometto, che si intrattiene con dei bambini, oppure l’ora di religione satanica nelle scuole elementari) in passato aveva dato luogo a strane proteste pro-aborto davanti a cliniche di Planned Parenthood  con versamenti di latte su ragazze che facevano gesti di contrizione.

 

 

 

 

Il Satanic Temple ha organizzato lo scorso aprile a Boston la Satancon 2023, un megaevento satanista, chiedendo a tutti i partecipanti «prova della vaccinazione COVID» e di «indossare una mascherina chirurgica N-95, KN-95 o usa e getta. Non saranno ammesse ghette, bandane e mascherine di stoffa».

 

Satanisti, abortisti e vaccinisti. Tout se tient.

 

 

 

 

 

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Militaria

L’aborto per l’esercito americano è «un obbligo sacro», dice l’ammiraglio del Consiglio per la Sicurezza Nazionale USA

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Il Coordinatore per la Comunicazione Strategica del Consiglio Nazionale della Casa Bianca John Francis Kirby ha dichiarato che consentire alle donne soldato di abortire è un obbligo sacro per l’Esercito USA.

 

Durante una conferenza stampa, un giornalista ha chiesto a Kirby, un ammiraglio in pensione, perché l’aborto fosse ritenuto «fondamentale per la prontezza militare». «Sono davvero contento che tu abbia fatto questa domanda», ha risposto l’ammiraglio Kirby. «No, lo sono davvero. Un membro su cinque delle forze armate statunitensi è donna. Il 20%. Siamo una forza di soli volontari. Nessuno ti costringe ad andare: ti offri volontario per andare. Lo farò per alcuni anni, o per tutta la vita, e potrebbe costarmi la vita farlo».

 

«Quando ti iscrivi e ottieni quel contratto, hai tutto il diritto di aspettarti … che i militari si prendano cura di te e delle tue famiglie» ha continuato il Kirby nella sua tirata, probabilmente non considerando il fatto che uccidere tuo figlio non è prendersi cura della tua famiglia, ma distruggerla, cancellarla.

 

«Le nostre politiche, siano esse diversità, inclusione ed equità, o individui transgender che si qualificano fisicamente e mentalmente per servire e farlo con dignità» ha continuato l’ex ammiraglio che, a questo punto ha iniziato a battere la mano sul podio «oppure femmine in servizio, una su cinque, oppure femmine membri di famiglia» che devono «essere in grado di contare sul tipo di assistenza sanitaria, sulla sanità riproduttiva specificamente… hanno bisogno di servire… questa è un fondamentale obbligo sacro dei leader militari».

 

Il discorso di Kirby, con dietro una bandiera piena di stelle a cinque punte, è un po’ confuso ma il significato di fondo è chiarissimo: l’esercito americano guarda all’aborto delle proprie soldatesse come ad un sacramento.

 

 

Non pago, l’ammiraglio in pensione ha continuato con un’aneddotica abortista personale recente: in una recente conversazione con membri del servizio femminile e le loro mogli alla Casa Bianca gli è stato detto che «le leggi sull’aborto in questo paese che sono ora in fase di approvazione stanno assolutamente avendo un effetto sulla loro volontà di continuare a prestare servizio in uniforme o per incoraggiare i loro coniugi a continuare a prestare servizio. Quindi, se non pensate che ci sarà un problema di mantenimento e morale del personale, ripensateci».

 

Il Kirby si riferisce ovviamente alla recente sentenza Dobbs della Corte Suprema, che ha abolito l’aborto come diritto federale, relegando le decisioni agli Stati. Con evidenza, l’uomo che rappresenta il Pentagono non è d’accordo – anche se i numeri dicono che vi è stata una drammatica diminuzione degli aborti, e conseguente, possibile, aumento della popolazione.

 

Riavvolgete: i capi militari stanno dicendo che vogliono meno figli di militari. Una volta i vertici militari volevano famiglie con tanti figli per dare alla patria, in caso, carne da cannone. Ora non è più così: l’esercito più ricco del mondo – si dice che il budget a breve potrebbe arrivare al trilione – lavora attivamente per la Necrocultura.

 

L’effetto può essere straniante: un uomo delle Forze Armate che parla dell’aborto come sacro. Tuttavia non più di un mese fa il vicepresidente Kamala Harris era arrivata a promuovere l’aborto parlando di Dio.

 

Con ogni evidenza, la fazione goscista del potere americano ha cominciato una vera «sacralizzazione» del feticidio. Si tratta di un fenomeno moderno che abbiamo già intravisto anche in Canada, non plus ultra delle società «laiche» (cioè atee e massoniche) progressiste in tutto l’Occidente, dove l’eutanasia di Stato, che galoppa seminando morte in modo indicibile, sta assumendo via via un carattere addirittura mistico.

 

L’aborto non è il solo valore fondamentale, «sacro», recentemente invocato da Kirby per gli USA.

 

Nell’annunciare reazioni diplomatiche contro l’Uganda e le sue nuove leggi anti-sodomia, Kirby aveva definito i diritti LGBT come «parte fondamentale della nostra politica estera».

 

Quindi, la diplomazia degli USA, e financo il suo esercito, servono a propalare aborto e omosessualismo. Reagan definì l’Unione Sovietica «l’impero del male». Ora una definizione per gli Stati Uniti dell’era Biden la trovi il lettore.

 

Nel frattempo, ricordiamo come l’Uganda è stata improvvisamente teatro di attacchi terroristici con enormi stragi sia sul suo territorio che all’estero. Subito dopo l’approvazione della legge anti-LGBT, decine di persone in Uganda sono state uccise e ferite dai militanti di un gruppo estremista – il quale non si faceva vivo dal 1998 – che hanno attaccato una scuola secondaria nella parte occidentale del Paese. Due settimane prima, 54 suoi soldati ugandesi stati trucidati dai terroristi islamici di al-Shabbab mentre si trovavano in Somalia per una missione di pace dell’Unione Africana.

 

C’è stato un tempo in cui la «politica estera» profonda degli USA poteva essere chiamata, da giornalisti come da osservatori politici italiani, «Strategia della Tensione».

 

Il «valore fondamentale», con annesse tinte sacre, all’epoca era all’anticomunismo, il contenimento dell’influenza sovietica – che in Italia era considerevole. Di qui, dice la teoria, la quantità di bombe nelle piazze, nelle stazioni, sui treni, nelle banche…

 

È possibile pensare che, con nuovi «sacri valori fondamentali» in pista, vi sia una nuova Strategia della Tensione in partenza?

 

È una teoria cospirativa socialmente accettabile, come lo è la teoria della Strategia della Tensione di decadi fa? Abbiamo paura, purtroppo, che non lo sia…

 

 

 

 

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

 

 

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Eutanasia

Iniziata l’eutanasia delle persone autistiche. Renovatio 21 ve lo aveva detto 6 anni fa: a quando i bambini danneggiati da vaccino?

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È uscito un nuovo studio sull’eutanasia nei Paesi Bassi, firmato da una specialista in cure palliative presso la Kingston University (Gran Bretagna), Irene Tuffrey-Wijne, che ha rivelato qualcosa che, per qualcuno è ancora scioccante.

 

Il rapporto della ricercatrice britannica dice sostanzialmente che numerose persone autistiche e persone con disabilità intellettive sono state soppresse solo perché sentivano di non poter condurre una vita «normale».

 

La Tuffrey-Wijne ha condotto la ricerca esaminando 900 fascicoli di casi dal 2012 al 2021 e ha scoperto 39 casi che coinvolgevano persone autistiche o con disabilità intellettive.

 

Il sito del gruppo pro-life Live Action scrive che all’inizio di quest’anno era già stato rivelato che i Paesi Bassi hanno ucciso un numero record di persone attraverso l’eutanasia, 115 delle quali non avevano malattie oltre a problemi psichiatrici.

 

In molti casi, questioni di dinamica sociale e famigliare sono citate come causa di sofferenza. Viene raccontato il caso di una paziente, una donna di età inferiore ai 30 anni, «non era in grado di fare amicizia e si era isolata, anche all’interno della sua stessa famiglia».

 

Vi è quindi il caso della morte di Stato per un signore sulla settantina descritto come mai stato in grado di «stare al passo con la società», con «tratti autistici gli rendevano sempre più difficile far fronte ai cambiamenti che lo circondavano».

 

E ancora la storia dell’eutanasia del maschio sulla quarantina che soffriva di «ansia, lamentele compulsive e solitudine a causa dei limiti derivanti da ASD [disturbo dello spettro autistico, ndr], disturbo ossessivo-compulsivo, lesioni cerebrali acquisite e disturbo della personalità».

 

Ecco quindi il ragazzo di 20 anni a cui è stata data la morte di Stato perché si sentiva solo ed era stato vittima di bullismo da bambino.

 

Ecco la donna eutanatizzata perché «soffriva dell’isolamento sociale a cui aveva portato il suo comportamento. Le riunioni erano disturbate dalle sue urla. La gente la trovava ripugnante e nessuno voleva starle vicino. Non riusciva a dare un senso alla sua vita in nessun altro modo».

 

In un terzo dei casi esaminati, le persone con autismo e disabilità intellettiva erano considerate «non curabili», quindi ritenute senza alcuna speranza di migliorare la vita dei pazienti. Pertanto, costoro sono stati sottoposti a eutanasia – cioè uccisi dallo Stato per via medica – senza che gli fosse offerto ulteriore supporto o risorse.

 

La ricercatrice inglese ha detto all’Associated Press che queste esperienze hanno sollevato in lei una domanda scomoda. «Non ho dubbi che queste persone stessero soffrendo», ha dichiarato la Tuffrey-Wijne. «Ma la società è davvero d’accordo con l’invio di questo messaggio, che non c’è altro modo per aiutarli ed è solo meglio essere morti?». È una domanda, per chi comprende l’esistenza e la potenza della Necrocultura, forse un po’ ingenua.

 

Gli attivisti di Live Action scrivono che ciò è dovuto al fatto che in Olanda «l’eutanasia è in gran parte non regolamentata» e cioè quindi «consente alle persone con disabilità e autismo di essere uccise – come ha scoperto Tuffrey-Wijne – nonostante non siano affatto malate fisicamente».

 

Il lettore di Renovatio 21 sa invece che non si tratta di mancanza di regolamentazione, ma di vero e proprio fondamentalismo eutanatico, di cui i neerlandesi sono diventati campioni, – nel 2020 una persona ogni 25 è morta per eutanasia, un bel record. Con l’eutanasia dei bambini , cioè l’uccisione dei neonati «difettosi», già oramai lanciata.

 

Lo Stato olandese è già di per sé modello per l’anarco-tirannia in salsa europea: i «diritti» delle minoranze etnosessuali sono rispettatissimi (tanto che anche miliziani ISIS arrivano tranquillamente tra i migranti), la droga è legale , e anche quella illegale si trova grazie alla sanguinaria criminalità maghrebina (la «Mocro Mafia») che hanno fatto del Paese «un Narco-Stato 2.0», dicono i sindacati di polizia; al contempo, però, ti sparano se protesti contro il lockdown o la chiusura degli allevamenti di bovino.

 

La Cultura della Morte che permea la società olandese – dove giovani donne chiedono di morire anche senza essere fisicamente malate, mentre in TV passano documentari su quelle che prima di uccidersi fanno una festa in discoteca con le amiche – rende l’Olanda un regno oscuro che funge da monito per l’intera civiltà occidentale.

 

Perché era chiaro, almeno per Renovatio 21 e per chi ci segue, che sarebbe successo. Era inevitabile che le persone che soffrono di autismo finissero nel tritacarne dello Stato utilitarista, perché incapaci di funzionare nella società della massimizzazione del piacere, e quindi ritenuti sacrificabili – la parola giusta, perché il lettore può comprendere qui che si tratta di sacrifici umani appena truccati da una benevolente evoluzione dello Stato moderno.

 

Era inevitabile che l’eutanasia avrebbe iniziato a bussare alla porte di coloro che, essendo «nello spettro», vivono, per i nazisti della nuova eugenetica, «vite indegne di essere vissute» – Lebensunwertes Leben, dicevano i tedeschi negli anni in cui cominciarono a eliminare i disabili, che sono – ricordiamo per inciso – gli stessi anni in cui veniva introdotta la diagnosi dal dottor Hans Asperger, lui stesso accusato di aver mandato qualche suo piccolo paziente autistico a essere trucidati in una clinica del programma di sterminio eutanatico Aktion T4.

 

Oggi sono sparite le svastiche e le ossessioni mortifere antisemite (o meglio: sono state traslocate in Ucraina, dove vengono da noi abbondantemente finanziate), ma la sete per le stragi rimane la stessa, immutata nei decenni, nei secoli.

 

Lasciatecelo dire: sappiamo qual è la prossima porta a cui l’eutanasia busserà. Lo sapete anche voi.

 

Lo abbiamo detto già nel lontano settembre 2017, in quella che fu forse la prima (o al massimo la seconda) conferenza pubblica di Renovatio 21. Era un incontro pubblico a Reggio Emilia organizzato da Cristiano Lugli con una dottoressa e un avvocato sul tema caldo di cui giorni: l’obbligo vaccinale per i nostri figli – la famosa «legge Lorenzin», che ha impedito a tanti bambini non vaccinati di frequentare le scuole materne, praticamente un test per quanto sarebbe successo tre anni dopo con sieri mRNA e green pass.

 

«Abbiamo visto che eliminano completamente i down, perché la loro è una vita indegna di essere vissuta» dicevo indicando il caso dell’Islanda down-free. «E una vita indegna di essere vissuta, va eliminata… voi pensate che sia impossibile? Il re cattolico del Belgio nel 2014 ha firmato una legge per cui si può fare l’eutanasia del bambino, basta che il bambino sia “consenziente”… l’eutanasia infantile è arrivata… qualcuno lo chiama aborto post-natale».

 

 

Andavo oltre, e parlavo del caso di Charlie Gard, il bambino lasciato morire della Sanità inglese, e del suo messaggio, e cioè il «pensare che si possono ammazzare i bambini anche già nati… i bambini danneggiati si possono ammazzare».

 

«Quindi io mi chiedo, e sono conscio della forza di questa mia domanda: quanti anni ci vorranno prima che i bambini autistici finiranno in questo calderone?»

 

Ricordo il gelo che scese nella sala. Da persona che lavora con i teatri, so percepire la temperatura di una sala. Lì era precipitato tutto sottozero all’istante, al punto che mi fermai prima ancora di finire la frase.

 

Stavo dicendo proprio questo: che, ad un certo punto, i bambini danneggiati da vaccino – i casi di autismo che tanti genitori, medici e attivisti imputano all’inoculazione – verranno in un futuro prossimo eutanatizzati dallo stesso Stato che li produce con le leggi per l’obbligo vaccinale.

 

Nemmeno io, che pure lo pensavo, mi ero reso conto dell’immane mostruosità della questione. Dicendolo ad una platea di genitori realizzavo la portata di questa prospettiva prossima. Erano sconvolti loro, ero sconvolto anche io – come padre, sono parte di risonanze anche paradossali, con i miei pensieri che possono venire amplificati, e rimandatimi indietro, da altre anime che devono a costo della vita difendere i loro piccoli come devo farlo io.

 

Il tema è proprio questo: la perversione della genitorialità. Perché l’eutanasia infantile offre una infame, orrenda via di scampo a molti genitori che, oggettivamente, hanno avuto la vita devastata dallo spettro autistico del figlio. Esasperati, estenuati, i genitori arrivano al punto di dichiarare la loro stessa vita, piagata dalle urla, dalla testa sbattuta sul muro, da tanti pensieri, come «indegna di essere vissuta».

 

Ecco che lo Stato moderno, lo Stato della Necrocultura, ti offre la sua mano sterminatrice: uccidi tuo figlio, è legale. Quindi, è giusto.

 

Pensaci: starai meglio, dopo – e magari starà meglio lui, finito nel paradiso dell’eutanasia, o nel niente cosmico che è sempre meglio delle notti insonni, di una vita che sarà sempre dipendente da badanti.

 

Capite il disegno del principe di questo mondo: non gli basta ferire e uccidere – vuole che a farlo siano gli uomini stessi, i genitori che ammazzano i loro figli, gli Stati stessi divenuti macchine di morte. È l’inversione, la perversione finale della società umana ridotta a insieme di assassinii atroci.

 

«Quanto prima che arrivi da noi?», chiedevo nella conferenza.

 

Ecco, ci stiamo arrivando. Gli olandesi sono solo avanti di due passi, o poco più.

 

Preparatevi a difendere la vostra prole da una ferocia che mai avreste voluto immaginare.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

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