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È morto Unabomber, vittima del MK Ultra

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Ted Kaczynski, meglio noto come Unabomber, è deceduto in una prigione americana all’età di 81 anni. Stava scontando l’ergastolo per una serie mortale di attentati dinamitardi attraverso i quali sperava di portare alla fine della società industriale.

 

Secondo il Federal Bureau of Prisons (l’ente federale per le carceri USA), Kaczynski è stato trovato privo di sensi nella sua cella sabato mattina presto ed è stato portato d’urgenza in ospedale, dove è stato dichiarato morto.

 

L’FBI aveva arrestato Kaczynski nel 1996 dopo una lunga indagine, che alcuni hanno descritto come una delle più lunghe e costose cacce all’uomo nella storia degli Stati Uniti.

 

Le autorità, tuttavia, sono riuscite a rintracciarlo dopo che il fratello aveva riconosciuto il suo stile in un manifesto che aveva inviato a diverse testate giornalistiche. Il documento, intitolato «La società industriale e il suo futuro» fu pubblicato dal Washington Post e del New York Times nel 1995

 

Il solitario terrorista americano aveva promesso di astenersi da ulteriori violenze se i media avessero accettato di pubblicarlo. A quel punto, aveva ucciso tre persone e ne aveva mutilate altre 23.

 

Tra il 1978 e il 1995, Unabomber ha spedito e piazzato un totale di 16 bombe, prendendo di mira accademici, uomini d’affari e altri che riteneva fossero alla base della società industriale, la quale, secondo Kaczynski, doveva essere distrutto, anche con mezzi violenti.

 

Unabomber viveva da recluso in una baracca nelle zone rurali del Montana dal 1971 e sosteneva il ritorno a una società primitiva con peculiare inclinazione ambientalista. Il soprannoma deriva dal nome in codice affibbiatogli dalla fallimentare indagine dell’FBI, UNABOM – derivato da «UNiversity and Airline BOMber», perché le vittime sembravano essere scelte tra l’università e le compagnie aeree.

 

Nella sua giovinezza, Kaczynski era stato riconosciuto come una delle più grandi menti matematiche dell’intero Paese, a nemmeno 16 anni era già studente universitario ad Harvard, a 25 era già divenuto assistente professore all’Università della California di Berkeley.

 

Kaczynski è stato trasferito al carcere di massima sicurezza di Florence nello stato del Colorado dopo che un tribunale di Sacramento, in California, aveva emesso una condanna a quattro ergastoli senza condizionale nel 1998. Nel dicembre 2021, era stato trasferito in un centro medico federale a Butner, nella Carolina del Nord, a causa del suo peggioramento della salute. Il famigerato finanziere Bernie Madoff, la mente dietro al più grande schema Ponzi di sempre, è morto nella medesima struttura penitenziaria lo stesso anno per cause naturali, secondo quanto riportato dai media.

 

Secondo quanto riportato domenica dall’agenzia Associated Press, Kaczynski si sarebbe suicidato. L’uomo, è stato detto, aveva 81 anni e soffriva di cancro in fase avanzata. Le fonti di AP non avrebbero rivelato in che modo Unabomber si sarebbe tolto la vita.

 

L’uomo aveva tentato di impiccarsi in attesa del processo nel 1998, ma ha insistito sul fatto che non era malato di mente. Sebbene gli fosse stata diagnosticata la schizofrenia paranoica, piuttosto che presentare una dichiarazione di follia si dichiarò colpevole di tre capi di imputazione per omicidio di primo grado e 13 capi di imputazione per il trasporto di ordigni esplosivi.

 

Al momento in cui scriviamo non abbiamo ancora notizia di quando sarà eseguita l’autopsia.

 

È tuttavia fondamentale rilevare come il Kaczynski possa essere considerato una vittima del programma di controllo mentale della CIA chiamato MK Ultra, una serie di esperimenti terrificanti e illegali che i servizi americani conducevano, grazie a psichiatri compiacenti in operazioni anche molto elaborate, sulla stessa popolazione americana.

 

Appena entrato sedicenne ad Harvard, il piccolo, geniale Kaczynski fu sottoposto ad un mostruoso esperimento psicologico che durò tre anni, dal 1959 al 1962.

 

Della crudeltà di questo evento parla in Harvard and the Unabomber di Alston Chase e riassunto in Mind Wars: Brain Research and the Military in the 21st Century  («Guerre mentali: la scienza del cervello e l’esercito nel 21° secolo») di Jonathan Moreno, filosofo e bioeticista americano figlio del padre della tecnica psicoterapica dello psicodramma Jacob Levy Moreno. Della faccenda parla anche il recente libro sui crimini medici,  The Icepick Surgeon: Murder, Fraud, Sabotage, Piracy, and Other Vile Deeds Perpetered in Name of Science («Il chirurgo con il rompighiaccio: omicidio, frode, sabotaggio, pirateria e altri atti vili perpetrati in nome della scienza»).

 

L’esperimento di Harvard cu fu sottoposto il minorenne Kaczynski mirava alla decostruzione psichica dei giovani, utilizzando un’intensa umiliazione, provocando loro un forte stress.

 

L’esperimento – ma sarebbe più corretto dire la tortura – era in gestione a Henry A. Murray, uno psichiatra proveniente dal patriziato di Nuova York, noto per i suoi interessi junghiani e per aver supervisionato nel 1960 gli esperimenti harvardiani con droghe psichedeliche del collega psichiatra Timothy Leary, poi divenuto trafficante latitante e guru della controcultura drogastica degli anni Sessanta.

 

Murray aveva conseguito il dottorato in biochimica presso l’Università britannica di Cambridge. Nel 1937 divenne direttore della Harvard Psychological Clinic e l’anno successivo fu consulente per il governo britannico, istituendo il loro comitato di selezione degli ufficiali. Durante la seconda guerra mondiale Murray aveva lasciato Harvard e lavorato come tenente colonnello per l’Office of Strategic Services (OSS) – l’organizzazione che sarebbe stata poi chiamata «CIA».

 

Il lavoro di Murray per i servizi segreti angloamericani ha lasciato il segno. James Miller, responsabile della selezione degli agenti segreti presso l’OSS durante la seconda guerra mondiale, ha affermato che il test della situazione di Murray è stato utilizzato dal British War Officer Selection Board e poi dall’OSS per valutare potenziali agenti. Varie fonti sostengono che in seguito i suoi esperimenti sarebbero stati parte del progetto MK Ultra.

 

Dalla fine del 1959 all’inizio del 1962, l’operazione di Murray selezionò 22 studenti universitari di Harvard e cercò di misurare le loro risposte allo stress estremo.

 

Murray affermava di sottoporre le sue cavie umane ad attacchi «veementi, radicali e personalmente offensivi”. La sua esperienza avrebbe specificamente adattato la decostruzione psichica all’ego, alle idee care e alle convinzioni dell’individuo. Successivamente, chiedeva ai soggetti di vedere ripetutamente il filmato di se stessi che subivano abusi.

 

Kaczynski aveva 17 anni quando iniziò l’esperimento triennale. Secondo quanto mostrato anche nella riuscita serie TV Manhunt: Unabomber, Murray si era prima ingraziato il ragazzino, divenendogli amico – qualcosa di assolutamente importante per un bambino prodigio nemmeno maggiorenne, e di famiglia non abbiente come quelle dei rampolli che solitamente finiscono senza meriti Harvard, che era appena arrivato nel contesto del campus, lontano dai suoi cari e con chissà quali ansie.

 

Murray incoraggiò il giovane Ted a scrivere le sue idee, per poi complimentarsi con lui, e stabilire un rapporto estremamente amicale. Nell’esperimento, poi, lo psichiatra capovolgeva la situazione, dava appuntamento in uno spazio chiuso al ragazzino dove lo insultava, assieme ad altre persone, dicendo che il suo pensiero non valeva niente, e arrivando a dirgli – secondo quanto riportato – che anche sua madre non aveva considerazione di lui.

 

Non sono poche le persone che ritengono che siano stati questi esperimenti a disgregare la mente del piccolo genio e a trasformarlo in un feroce ecoterrorista.

 

Molto è stato reso noto dei danni criminali compiuti da soggetti del MK Ultra: si fanno spesso i nomi di Charles Manson, leader di una setta stragista, e il mafioso irlandese americano Whitey Bulger – e di recente, sono emerse possibili connessioni con l’assassino di John Lennon Mark Chapman.

 

Come riportato da Renovatio 21, sono stati portati all’opinione pubblica in questi anni esperimenti MK Ultra svolti dalla CIA che comprendevano dosare LSD a cittadini inconsapevoli ed altri esperimenti su bambini danesi, nonché altre torture al di fuori di ogni possibile etica medica.

 

Tuttavia, tanti segreti sono ancora da rivelare, e tante spiegazioni vanno ancora elaborate. Alcuni di queste Ted Kaczynski se le è appena portate con sé nella tomba.

 

 

 

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

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Tecnologia di lettura della mente: Orwell ci ha avvertiti. Ora è realtà.

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Renovatio 21 ripubblica questo articolo apparso su The Conversation.

 

Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili — potremmo essere diretti verso il mondo dello «psicoreato» di George Orwell, dove lo stato considera un crimine il solo elaborare pensieri ribelli su un regime autoritario?

 

 

Per la prima volta, i ricercatori sono riusciti a utilizzare GPT1, un precursore del chatbot di Intelligenza Artificiale (AI) ChatGPT, per tradurre le immagini MRI in testo nel tentativo di capire cosa sta pensando qualcuno.

 

Questa recente scoperta ha permesso ai ricercatori dell’Università del Texas di Austin di «leggere» i pensieri delle persone come un flusso continuo di testo, basato su ciò che stavano ascoltando, immaginando o guardando.

 

Questo solleva importanti preoccupazioni per la privacy, la libertà di pensiero e persino la libertà di sognare senza interferenze.

 

Le nostre leggi non sono pronte per affrontare l’uso commerciale diffuso della tecnologia di lettura della mente — la legge sulla libertà di parola non si estende alla protezione dei nostri pensieri.

 

Ai partecipanti allo studio del Texas è stato chiesto di ascoltare audiolibri per 16 ore mentre erano all’interno di uno scanner MRI. Allo stesso tempo, un computer ha «imparato» ad associare la loro attività cerebrale dalla risonanza magnetica a ciò che stavano ascoltando.

 

Una volta addestrato, il decodificatore era in grado di generare testo dai pensieri delle persone mentre ascoltavano una nuova storia o ne immaginavano una propria.

 

Secondo i ricercatori, il processo era laborioso e il computer è riuscito solo a cogliere l’essenza di ciò che le persone stavano pensando.

 

Tuttavia, i risultati rappresentano una svolta significativa nel campo delle interfacce cervello-macchina che, fino ad ora, si sono basate su impianti medici invasivi. I dispositivi precedenti non invasivi potevano decifrare solo una manciata di parole o immagini.

 

Ecco un esempio di ciò che uno dei soggetti stava ascoltando (da un audiolibro):

 

«Mi alzai dal materasso ad aria e premetti il viso contro il vetro della finestra della camera da letto, aspettandomi di vedere gli occhi che mi fissavano, invece ho trovato solo l’oscurità».

 

Ed ecco cosa il computer «ha letto» dall’attività cerebrale del soggetto:

 

«Ho continuato a camminare fino alla finestra e ad aprire il vetro, mi sono alzato in piedi e ho sbirciato fuori, non ho visto nulla e ho guardato di nuovo in alto, non ho visto nulla».

 

I partecipanti allo studio hanno dovuto cooperare per addestrare e utilizzare il decodificatore in modo da mantenere la privacy dei loro pensieri.

 

Tuttavia, i ricercatori avvertono che «gli sviluppi futuri potrebbero consentire ai decodificatori di aggirare questi requisiti». In altre parole, la tecnologia di lettura della mente potrebbe un giorno essere applicata alle persone contro la loro volontà.

 

La ricerca futura potrebbe anche accelerare il processo di formazione e decodifica.

 

Mentre ci sono volute 16 ore per addestrare la versione attuale della macchina a leggere ciò che i partecipanti stavano pensando, questo diminuirà significativamente negli aggiornamenti futuri. E come abbiamo visto con altre applicazioni AI, è anche probabile che il decodificatore diventi più preciso nel tempo.

 

C’è un’altra ragione per cui questo rappresenta un cambio di passo.

 

I ricercatori hanno lavorato per decenni su interfacce cervello-macchina in una corsa per creare tecnologie di lettura della mente in grado di percepire i pensieri di qualcuno e trasformarli in testo o immagini. Ma in genere, questa ricerca si è concentrata sugli impianti medici, soprattutto per aiutare i disabili a esprimere i loro pensieri.

 

Neuralink, la società di neurotecnologie fondata da Elon Musk, sta sviluppando un impianto medico che può «permetterti di controllare un computer o un dispositivo mobile ovunque tu vada».

 

Ma la necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico al cervello per avere un dispositivo impiantato è probabile che rimanga un ostacolo all’uso di tale tecnologia.

 

Tuttavia, i miglioramenti nella precisione di questa nuova tecnologia non invasiva potrebbero renderla un punto di svolta.

 

Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili, anche a un prezzo elevato. Le macchine per la risonanza magnetica costano attualmente tra 150.000 e 1 milione di dollari.

 

Conseguenze legali ed etiche

La legge sulla privacy dei dati attualmente non considera il pensiero come una forma di dati. Abbiamo bisogno di nuove leggi che impediscano l’emergere di psicoreati, violazioni dei dati del pensiero e persino un giorno, forse, l’impianto o la manipolazione del pensiero.

 

Per passare dalla lettura del pensiero all’impianto potrebbe volerci ancora molto tempo, ma entrambi richiedono una regolamentazione preventiva e una supervisione.

 

I ricercatori dell’Università di Oxford stanno sostenendo un «diritto legale all’integrità mentale», che descrivono come «un diritto contro le interferenze significative e non consensuali con la propria mente».

 

Altri stanno cominciando a difendere un nuovo diritto umano alla libertà di pensiero. Questo si estenderebbe oltre le definizioni tradizionali di libertà di parola, per proteggere la nostra capacità di riflettere, meravigliarci e sognare.

 

Un mondo senza regole potrebbe diventare distopico molto rapidamente. Immagina che un capo, un insegnante o un funzionario statale sia in grado di invadere i tuoi pensieri privati — o peggio, di essere in grado di cambiarli e manipolarli.

 

Stiamo già vedendo tecnologie di scansione oculare implementate nelle aule per tracciare i movimenti oculari degli studenti durante le lezioni, per capire se stanno prestando attenzione.

 

Cosa succede quando le tecnologie di lettura della mente sono le prossime?

 

Allo stesso modo, cosa succede sul posto di lavoro quando i dipendenti non sono più autorizzati a pensare alla cena o a qualcosa al di fuori del lavoro? Il livello di controllo abusivo dei lavoratori potrebbe superare qualsiasi cosa mai immaginata.

 

George Orwell ha scritto in modo convincente dei pericoli dello «psicoreato» in cui lo stato considera un crimine solamente il pensare pensieri ribelli su un regime autoritario.

 

La trama di 1984 di Orwell, tuttavia, era basata su funzionari statali che leggevano il linguaggio del corpo, diari o altre indicazioni esterne di ciò che qualcuno stava pensando.

 

Con la nuova tecnologia di lettura della mente, il romanzo di Orwell diventerebbe davvero molto breve — forse anche breve come una singola frase: «Winston Smith pensò tra sé e sé: “Abbasso il Grande Fratello”, dopo di che fu arrestato e giustiziato».

 

 

Joshua Krook

 

 

Questo articolo è ripubblicato da The Conversation con una licenza Creative Commons.

 

 

Joshua Krook è un accademico, autore e giornalista interessato al diritto, alla storia, all’istruzione superiore, alla psicologia sociale, alla progettazione di videogiochi e alle insidie della specializzazione. È ricercatore in Intelligenza Artificiale Responsabile presso l’Università di Southampton, in Inghilterra.

 

 

 

 

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Cervello

«Intelligenza Organoide»: ecco i biocomputer fatti di «minicervelli» cresciuti in laboratorio

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Un team di scienziati ha sviluppato «minicervelli» in un laboratorio con l’obiettivo di collegarli insieme per formare dei «biocomputer» super performanti.

 

In un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Science, un team di ricercatori ha delineato una tabella di marcia per raggiungere tale obiettivo, un nuovo campo multidisciplinare che chiamano «intelligenza organoide», o semplicemente OI.

 

Coniare il nuovo termine ha lo scopo di «stabilire l’OI come una forma di vero e proprio calcolo biologico che sfrutta gli organoidi cerebrali utilizzando i progressi scientifici e di bioingegneria in modo eticamente responsabile», si legge nel suddetto documento.

 

I biocomputer costituiti da minicervelli o organoidi – piccole strutture 3D costituite da cellule staminali progettate per imitare la forma e la capacità di apprendimento del cervello – potrebbero rappresentare un enorme salto in avanti in termini di potenza di calcolo.

 

«Mentre i computer basati su silicio sono certamente migliori con i numeri, i cervelli sono più bravi nell’apprendimento», ha affermato John Hartung, autore corrispondente e professore di microbiologia alla John Hopkins University, in una recente dichiarazione.

 

Hartung ha utilizzato una semplice analogia per contrastare gli approcci.

 

«Ad esempio, AlphaGo [cioè l’Intelligenza Artificiale che ha battuto il giocatore di Go numero uno al mondo nel 2017, ndr] è stato addestrato sui dati di 160.000 giochi», ha aggiunto lo scienziato. «Una persona dovrebbe giocare cinque ore al giorno per più di 175 anni per provare tutti questi giochi».

 

Grazie alla sua incredibile capacità di memorizzare informazioni e apprendere in modo molto più efficiente dal punto di vista energetico rispetto ai computer convenzionali, c’è «un’enorme differenza di potenza rispetto alla nostra tecnologia attuale» tra il cervello umano e un computer convenzionale, ha affermato Hartung.

 

Gli scienziati hanno già insegnato con successo ai minicervelli come completare compiti semplici. Ad esempio, nel 2021, i ricercatori sono riusciti a insegnare a un certo numero di organoidi a giocare al videogioco «Pong».

 

Più recentemente, un team di ricerca dell’Università della Pennsylvania ha inserito con successo neuroni umani nel cervello di alcuni ratti con cortecce visive danneggiate, al fine di ripristinare parzialmente le funzionalità di queste aree danneggiate del loro cervello.

 

Tuttavia prima di poter costruire supercervelli da minuscoli organoidi in grado di completare in modo efficiente compiti complessi, gli scienziati hanno ancora molto lavoro da lavorare. I minicervelli cresciuti in laboratorio, spesso indicati come organoidi cerebrali, sono semplicemente troppo piccoli e dovrebbero essere portati da circa 50.000 cellule ciascuno ad almeno dieci milioni, ha spiegato Hartung.

 

Oltre agli sforzi per ampliarli, il ricercatore e i suoi colleghi stanno lavorando a nuovi modi per far comunicare gli organoidi tra loro, il che significa che devono trasmettere le conoscenze acquisite esprimendole in qualche modo.

 

«Abbiamo sviluppato un dispositivo di interfaccia cervello-computer che è una sorta di tappo EEG per organoidi, che abbiamo presentato in un articolo pubblicato lo scorso agosto», ha affermato Hartung nella dichiarazione. «È un guscio flessibile che è densamente ricoperto da minuscoli elettrodi che possono sia raccogliere segnali dall’organoide, sia trasmettergli segnali».

 

Come riporta Futurism campo dell’Intelligenza Organoide ha appena iniziato a scavare la superficie di ciò che potrebbe possibile scoprire e sviluppare e gli scienziati coinvolti si sono – ovviamente! – mostrati entusiasti delle potenzialità di tali studi.

 

Il sapore frankensteiniano, faustiano, alchemico e transumanista di questo esperimento non li sfiora neanche per sogno.

 

Gli scienziati rivendicano, ad esempio, che un giorno si potranno forse coltivare organoidi cerebrali personalizzati per aiutare i pazienti affetti da disturbi neurali come l’Alzheimer, o testare «se determinate sostanze, come i pesticidi, causano problemi di memoria o di apprendimento», come suggerisce Hartung. «Da qui in poi, si tratta solo di costruire la comunità, gli strumenti e le tecnologie per realizzare il pieno potenziale di OI».

 

La realtà è che la domanda filosofica, bioetica che bisogna porsi dà le vertigini.

 

Questi cervelli sono umani? Pensano come gli umani? Soffrono come gli umani?

 

Se sì vanno accordati loro dei diritti?

 

È giusto utilizzarli in esperimenti come componenti di una macchina – cioè, in termini umani, come schiavi?

 

Tanto rumore per i diritti animali, ma per i diritti organoidi non ancora c’è una parola.

 

Tuttavia la questione è emersa, come riportato da Renovatio 21, nel caso dei topi umanizzati, ossia roditori di laboratorio in cui vengono iniettate parti di essere umano (cellule staminali, tessuti, talvolta presi da aborti) oppure creati direttamente inserendo geni umani.

 

 

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Cervello

«Libertà cognitiva» per evitare lo spionaggio cerebrale: la proposta dell’esperto legale

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È ora di pensare seriamente al fatto che persino la nostra sovranità cerebrale – quello che un tempo si chiamava «foro interiore» e veniva considerato inviolabile, sacro – sta per essere infranta.

 

In una dinamica di controllo pervasivo della società e degli individui, non siamo distanti – tecnologicamente e temporalmente – dallo scenario in cui enti come Stati e aziende potranno leggere i nostri pensieri senza il nostro permesso.

 

In un’intervista al Guardian la professoressa dell’Università di legge Duke Nita Farahany, una critica della «neurotecnologia» che può hackerare il cervello, ha affermato che sebbene la tecnologia dell’interfaccia cervello-computer «non sia ancora in grado di leggere letteralmente i nostri pensieri complessi», pare però che questa possibilità non sia per niente da escludere in un prossimo futuro non troppo lontano dal venire.

 

«Ci sono almeno alcune parti della nostra attività cerebrale che possono essere decodificate», ha detto la Farahany al quotidiano britannico. «Ci sono stati grandi miglioramenti negli elettrodi e negli algoritmi di addestramento per trovare associazioni utilizzando grandi set di dati e intelligenza artificiale».

 

«Si può fare di più di quanto la gente pensi», ha aggiunto la scienziata.

 

Parlando del concetto futuristico di «libertà di pensiero», l’esperta legale ha sottolineato che dovremmo iniziare a pensare ai nostri diritti prima che le tecnologie di hacking del cervello, come la Neuralink di Elon Musk – che ha appena ottenuto l’approvazione per i primi testi sull’uomo – e tante altre, abbiano la possibilità di diventare mainstream.

 

«Le applicazioni relative alla sorveglianza del cervello sul posto di lavoro e all’uso della tecnologia da parte di governi autoritari, incluso come strumento di interrogatorio, le trovo particolarmente provocatorie e agghiaccianti», ha detto la professoressa Farahany al Guardian. «Vediamo che la tecnologia inizia a essere utilizzata in modi che sono più simili alla sorveglianza neurale involontaria».

 

Per evitare tale scenario più-che-orwelliano, l’accademica propone la creazione di un nuovo diritto civile, che chiama «libertà cognitiva», che dovrebbe essere accompagnato da aggiornamenti ad altre libertà integrali come «privacy, libertà di pensiero e autodeterminazione».

 

La sorveglianza digitale dei lavoratori sta già diventando una pratica decisamente comune e l’attuale tecnologia di monitoraggio del cervello è già in grado di rilevare «il tuo livello di affaticamento, impegno, concentrazione, noia, frustrazione e stress… con elevata precisione».

 

Come riportato da Renovatio 21, tecnologie di rilevamento dell’attività cerebrale degli studenti, anche in tenera età, sono già operative in Cina.

 

Gli standard di libertà cognitiva, sostiene la Farahany, «proteggono la nostra libertà di pensiero e meditazione, la privacy mentale e l’autodeterminazione sul nostro cervello e sulle nostre esperienze mentali».

 

«Cambierebbe le regole predefinite in modo da avere diritti sulla mercificazione dei nostri dati cerebrali», ha aggiunto. «Darebbe alle persone il controllo sulle proprie esperienze mentali e le proteggerebbe dall’uso improprio della loro attività cerebrale da parte di attori aziendali e governativi, ponderati rispetto agli interessi della società».

 

Per quanto possa sembraci strano e apparentemente lontano, questa sorta di controllo cerebrale è un aspetto che dobbiamo prendere seriamente in considerazione, soprattutto dato l’interesse delle aziende di spingere le loro ricerche di mercato e di marketing fin dentro i nostri pensieri – anche, addirittura, nei nostri sogni, che possono essere hackerati a fini pubblicitari.

 

Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

 

Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore.  Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.

 

«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad un incontro al WEF con il fondatore di Google Sergej Brin, aveva dimostrato tutta la sua frenesia in materia.

 

 

«Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti, misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone, oppure posso sentire come reagiscono alcune persone alle tue risposte. È immaginabile?» chiede il guru globalista svizzero.

 

«Penso che sia immaginabile», risponde il Brin, che prosegue descrivendo un possibile futuro transumanista in cui la coscienza potrebbe essere trapiantata nelle macchine.

 

«Penso che tu possa immaginare che, beh, verrai trapiantato, sai, su Internet per così dire, per vivere per sempre in un regno digitale. Sai, puoi immaginare che solo nella tua incarnazione biologica vivrai per un’età molto lunga».

 

Siamo al transumanismo spinto, impudico, tracotante. Ma ciò non riguarda solo noi e le nostre scelte. Esattamente come i vaccini, ciò riguarda soprattutto i nostri figli, sui quali già si allungano i bisturi della chirurgia cerebro-cibernetica.

 

Per impiantare i microchip nei bambini, dice Davos in un documento emerso tempo fa, ci sono «ragioni solide e razionali».

 

Chi rideva e parlava di complottismo adesso, per favore, vada a nascondersi.

 

 

 

 

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