Connettiti con Renovato 21

Spirito

Dichiarazione di Mons. Viganò sulla Messa antica negata all’Istituto di Cristo Re

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questa dichiarazione di Monsignor Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

 

DICHIARAZIONE

sulla sospensione delle celebrazioni 

dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

nell’Arcidiocesi di Chicago

 

 

 

Il Cardinale Blase Cupich, con l’autoritarismo burocratico che contraddistingue i funzionari della chiesa bergogliana, ha ordinato ai Canonici dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, che svolgono il loro Ministero nell’Arcidiocesi di Chicago, di sospendere le funzioni pubbliche in rito antico a partire dalla fine del mese di Luglio, revocando le facoltà loro concesse a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum

 

È evidente a chiunque che questa decisione ha lo scopo di impedire l’esercizio di un diritto che nessuna Autorità ecclesiastica può negare, a fortiori condizionandolo all’accettazione di principi dottrinali e liturgici che sono in palese conflitto con il Magistero immutabile della Chiesa Cattolica. 

 

Ogni battezzato ha infatti il diritto di assistere alla Santa Messa e di vedersi amministrare i Sacramenti nella forma che il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI ha riconosciuto non essere mai stata abrogata.

 

Privare i fedeli di Chicago di questo loro diritto è un gravissimo abuso, e il fatto che la decisione di Cupich sia tacitamente approvata dal Sinedrio romano aggiunge alle malversazioni dell’Ordinario la conferma di un piano più vasto, volto a cancellare in tutto l’Orbe cattolico quel segno di contraddizione che è rappresentato dalla Messa apostolica. Segno di contraddizione perché la sua stessa esistenza è una silenziosa condanna di decenni di deviazioni dottrinali, morali e disciplinari. 

 

Non è un mistero che Bergoglio abbia in odio la Tradizione, e che non perda occasione per deridere e screditare quanti vogliono rimanere Cattolici e non sono disposti ad apostatare la Fede.

 

Così come sono altrettanto notorie le sue predilezioni in materia di collaboratori e confidenti: tutti accomunati dalla sodomia, dalla brama di potere e dalla corruzione in materia finanziaria.

 

Non deve quindi stupire che uno dei suoi pupilli – amico intrinseco del molestatore seriale McCarrick assieme ad altri non meno discussi Prelati come Wuerl e Tobin – ricambi l’immeritata promozione alla Sede di Chicago mostrandosi ligio esecutore degli ordini del suo benefattore.

 

Una promozione alla quale – mi permetto di ricordare – mi opposi strenuamente quando servivo la Santa Sede come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti e che oggi appare ancor più scandalosa dopo le inquietanti rivelazioni di Church Militant (qui e qui) a proposito del coinvolgimento di Cupich nell’occultamento delle prove relative ai crimini sessuali del defunto Card. Joseph Bernardin.

 

Nel 2019 Cupich venne indagato delle autorità federali e del procuratore generale dell’Illinois proprio per non aver consegnato la documentazione incriminante sull’Arcivescovo Bernardin e su altri suoi complici, in possesso della Diocesi. E veniamo a sapere che su quel campione di progressismo che Cupich vorrebbe veder canonizzato (qui) gravano le pensanti accuse di una delle vittime di abusi, a cui la Congregazione dei Vescovi, la Segreteria di Stato e l’Arcidiocesi di Chicago non hanno mai dato seguito, nonostante menzionassero la profanazione del Santissimo Sacramento nel corso di un rituale satanico con minorenni compiuto nel 1957 dall’allora giovane prete Bernardin e dal suo confratello John J. Russell, poi consacrato Vescovo e ora defunto. 

 

È invero difficile, se non del tutto impossibile, trovare una qualche giustificazione alla decisione di Cupich, che considera la celebrazione della Messa di sempre come un peccato di leso Concilio, ma che guarda caso sa essere indulgente e comprensivo verso i sodomiti, i molestatori di bambini, gli abortisti e i profanatori delle Specie Eucaristiche. Cupich pro domo sua. Il quale, incaricato da Bergoglio di presiedere la Commissione sui reati sessuali del Clero americano e interrogato sul mio Memoriale del 2018, commentava con scandalosa improntitudine: 

 

«Il Papa ha un’agenda più ampia: egli deve andare avanti con altre cose, a proposito di ambiente e protezione dei migranti e portare avanti il lavoro della Chiesa. Non scenderemo nella tana del coniglio per questo… Qualche anno fa, se un Cardinale si fosse permesso di rispondere così, sarebbe venuto giù il mondo; ma oggi evidentemente i tempi sono cambiati… Ci si può permettere anche un po’ di insolenza. Tanto si sa che i media non si stracceranno le vesti per così poco» (qui e qui).

 

Avete letto bene: «Per così poco».

 

Nel mondo secolare, se un manager impedisse ai suoi sottoposti di svolgere il proprio lavoro e incoraggiasse i dipendenti disonesti e corrotti promuovendoli e coprendo i loro reati sarebbe licenziato in tronco e gli verrebbe chiesto un risarcimento milionario per il danno di immagine causato all’azienda.

 

Invece, nel variopinto carrozzone della lavender mafia protetta da Bergoglio queste forme di sordida complicità col male e di feroce avversione al Bene sono diventate la norma, confermando che la corruzione morale è il necessario corollario della deviazione dottrinale e della licenza in materia liturgica. La crisi dell’Autorità ecclesiastica – a partire dal suo vertice – è incontrovertibile, come confermano la creazione di Cupich a Cardinale e i nomi dei Porporati del prossimo Concistoro. 

 

Se nelle questioni temporali i governanti obbedienti al deep state si avvalgono di funzionari corrotti per realizzare il golpe bianco del great reset, sul fronte ecclesiale vediamo Cardinali e Prelati non meno corrotti, obbedienti alla deep church, che con il placet di Bergoglio portano a compimento il piano eversivo del Vaticano II, destinato a sfociare nella Religione dell’Umanità vagheggiata dalla Massoneria.

 

Ma se da una parte è doveroso denunciare e condannare gli intollerabili abusi di questi rinnegati che hanno come scopo la distruzione della Chiesa di Cristo e la cancellazione del Santo Sacrificio della Messa; dall’altra occorre a mio parere riconsiderare quanto certe forme di spensierata accettazione del Vaticano II da parte dell’Istituto di Cristo Re abbiano a torto lasciato credere ai suoi membri che Roma avrebbe chiuso un occhio su fibbie e cappemagne, a patto che non criticassero il Concilio o il Novus Ordo

 

Questo ci mostra che – al di là delle estemporanee connotazioni cerimoniali un po’ troppo ancien régime (peraltro molto moderate a Chicago e in genere negli Stati Uniti) – è la Messa tridentina in sé ad essere una formidabile professione di Fede e una impietosa confutazione dei raffazzonamenti della liturgia riformata, che la celebri un vecchio parroco o un novello sacerdote, a prescindere dal fatto che indossi la pianeta romana o la casula medievale. È quella Messa, la Messa per eccellenza, celebrata nell’unico Rito davvero straordinario non perché occasionale, ma perché incomparabilmente superiore alla brutta copia protestantizzata del rito montiniano, che un Curato d’Ars avrebbe visto con orrore. 

 

Questa Messa, la Messa della Santa Chiesa, la Messa degli Apostoli e dei Martiri di tutti i tempi, la nostra Messa è il vero scandalo di costoro. Non lo sono i fiocchi e i cappelli romani; non lo sono le mozzette e i rocchetti: il vero discrimen è la Messa Cattolica, e contro di essa si scagliano, con la rabbia degli eretici, coloro che predicano l’accoglienza e l’inclusività, valide per tutti e senza condizioni ad eccezione dei buoni sacerdoti e dei buoni fedeli. Basterebbe questo, in realtà, per ignorare totalmente gli ultimi rantoli di una Gerarchia accecata nell’intelletto e nella volontà perché aliena alla Grazia. 

 

Questa ennesima prova di forza di Cupich, cinica e spietata verso i fedeli ancor prima che verso i Canonici dell’Istituto, può costituire un momento di salutare riflessione su tante omissioni e tanti equivoci che devono essere chiariti, specialmente in materia di accettazione della mens conciliare e del «magistero» bergogliano. Confido che i Canonici di Cristo Re e tutti gli Istituti ex Ecclesia Dei sapranno vedere in questi giorni di prova una preziosa occasione di purificazione, testimoniando con coraggio la necessaria coerenza tra la professione della Fede e la sua espressione cultuale nella Messa, e la conseguente inconciliabilità tra queste e le deviazioni dottrinali e liturgiche del Vaticano II.

 

Perché non è possibile celebrare la Messa di San Pio V e accettare allo stesso tempo gli errori dei suoi nemici. 

 

Cupich lo sa benissimo, ed è per questo che vuole impedire la celebrazione di quella Messa.

 

Sa quanto essa sia un potentissimo esorcismo contro i servi del demonio, mitrati e non.

 

Sa quanto essa sia immediatamente comprensibile a chiunque, per il suo soprannaturale senso del sacro e del divino – il mysterium tremendum di Mosè dinanzi al roveto ardente – e come essa apra gli occhi dei fedeli, ne riscaldi il cuore, ne illumini la mente.

 

Dopo decenni di supplizi inenarrabili, i fedeli possono accostarsi alla Maestà di Dio, convertirsi, cambiare vita, educare santamente i figli, propagare la Fede con l’esempio.

 

Cosa di più auspicabile per un Vescovo che sia davvero Pastore delle pecore affidategli dal Signore? E cosa di più detestabile, per chi quelle pecore le vuole far sbranare dai lupi o veder precipitare nel baratro? 

 

I fedeli, i sacerdoti e i Vescovi hanno il sacro imperioso dovere di insorgere contro le decisioni di questi personaggi ampiamente screditati e di pretendere, senza cedimenti, che la veneranda Liturgia tridentina rimanga inviolabile baluardo di dottrina, di morale, di spiritualità.

 

Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (At 5, 29), specialmente quando costoro hanno mostrato, con la propria condotta riprovevole, di non amare né Dio né i loro fratelli nella Fede. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

20 Luglio 2022

 

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questa dichiarazione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di Church of England via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

Continua a leggere

Gender

Malawi, i cattolici manifestano contro il matrimonio omosessuale

Pubblicato

il

Da

Su invito dell’episcopato, il 13 luglio i cattolici del Malawi e altri cristiani hanno manifestato in tutto il Paese contro il matrimonio omosessuale e per la difesa del matrimonio e della famiglia. Migliaia di persone hanno ricordato pacificamente l’importanza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.

 

Il Malawi, piccolo stato africano avvolto intorno all’omonimo lago, ha una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti, di cui il 77,3% cristiani, che si suddivide in 17,2% cattolici, 33,5% protestanti e 26,6% membri di chiese africane. I musulmani rappresentano il 13,8%.

 

In Malawi, le relazioni omosessuali sono punibili fino a 14 anni di carcere. Ma nel 2012 il ministero della Giustizia aveva dichiarato una moratoria su arresti e azioni penali per atti contro natura commessi. Tuttavia, nel 2016, l’ordinanza è stata sospesa dalla Corte Costituzionale per verifica.

 

Attualmente, l’Alta Corte sta esaminando un caso che coinvolge un cittadino olandese, un dipendente di una ONG e una donna transgender del Malawi, che chiedono il riconoscimento dei loro «diritti fondamentali», in altre parole, la modifica della legge attraverso il loro caso.

 

La Conferenza episcopale del Malawi, a causa delle «discussioni e dei dibattiti fuorvianti in corso in questo momento in varie sedi» ha deciso di «rendere nota e chiara la sua posizione», per questo dirama una lettera e organizza questo evento.

 

La lettera sottolinea l’importanza della famiglia per la società e afferma che la «famiglia» deve includere un marito, sua moglie ei loro figli. Ricorda inoltre che gli atti sessuali sono consentiti solo tra persone sposate (maschio e femmina) e che ogni atto deve esprimere amore e apertura alla procreazione.

 

Continua dicendo che dobbiamo «fare molto di più per sostenere e animare le famiglie… soprattutto oggi che affrontano tanti problemi». Ma, aggiungono i vescovi, «purtroppo questi problemi sono in gran parte imposti all’Africa… da società straniere; approfittando della miseria assoluta dei nostri paesi».

 

Il resto non manca di orgoglio e brio: «nonostante la nostra povertà, dobbiamo alzarci in difesa della famiglia e della cultura anche quando siamo sotto la forte pressione delle società ricche ma virtualmente pagane che purtroppo sembrano respingerci verso la via della colonizzazione». E richiama l’esempio dei martiri dell’Uganda.

 

La lettera continua: «paradossalmente, i martiri dell’Uganda hanno ricevuto la fede che hanno difeso con il loro sangue da eroici missionari degli stessi Paesi che stanno attaccando la stessa fede per la quale sono morti molti missionari come hanno fatto i martiri dell’Uganda».

 

In questa lotta contro i peccati di ignominia, i protestanti si sono associati ai cattolici, oltre che ai musulmani.

 

Questa salutare reazione, che si trova ovunque in Africa, sarà forse il granello di sabbia che potrà fermare la macchina del sinodo mondiale, almeno su questo tema, grazie ai delegati africani.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine di Benjamin Dahlhoff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

Continua a leggere

Spirito

Il corpo incorrotto di un santo perduto nell’incendio siciliano

Pubblicato

il

Da

Un devastante incendio ha distrutto l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, in Sicilia, provocando la scomparsa del suo patrimonio storico e religioso. E, perdita irreparabile, il corpo incorrotto di san Benedetto da Palermo, che era venerato nella chiesa, è andato perduto tra le fiamme.

 

La Chiesa di Santa Maria di Gesù, eretta nel 1426 dal Beato Matteo Guimerà e situata accanto al convento dei Frati Minori nella città di Palermo, in Sicilia, è stata completamente rasa al suolo da un grande incendio.

 

Oltre alla perdita dell’edificio, i fedeli si rammaricano profondamente di aver perso nell’incendio il corpo incorrotto di San Benedetto da Palermo, che vi era custodito: si sono salvati solo pochi frammenti ossei.

 

San Benedetto da Palermo

Benedetto il Moro o Benedetto il Nero o Benedetto l’Africano (1526-1589) era un francescano italiano, nato in Sicilia, da genitori schiavi. Entrò nei Frati Minori Riformati della Stretta Osservanza in un convento vicino a Palermo. Nel 1578, anche se non sapeva né leggere né scrivere, fu eletto superiore dell’ordine per 3 anni.

 

Egli ricevette dallo Spirito Santo un particolare dono di scienza per spiegare le Sacre Scritture, di intelligenza per risolvere le questioni teologiche, e di consiglio per aiutare tutti coloro che venivano a consultarlo. Verso la fine della sua vita, chiese di essere sollevato dall’incarico e di poter tornare al suo lavoro in cucina. Morì all’età di 63 anni e il suo corpo rimase incorrotto.

 

Nonostante San Benedetto sia compatrono di Palermo, il suo culto nella regione non è molto diffuso. Ciò è dovuto all’abbondanza di altri santi che sono fioriti nel paese, facendo sì che questo umile frate francescano passasse relativamente inosservato.

 

Tuttavia, la sua devozione si diffuse in modi sorprendenti grazie ai marinai che portarono con sé la fede nel loro viaggio verso il Nuovo Mondo. Fu in Brasile che San Benedetto conquistò un gran numero di seguaci.

 

Il suo culto è molto popolare oltreoceano: è il santo patrono dei neri del Nord America e dell’America Latina. La parrocchia è diventata un luogo di pellegrinaggio per centinaia di latinoamericani.

 

Sebbene i vigili del fuoco siano stati informati dell’incidente il prima possibile, non hanno potuto intervenire prontamente. I fedeli hanno cercato di salvare la chiesa da soli.

 

Pochissime invece le ossa del beato Matteo Guimerà, anch’esse conservate nella chiesa, che sono state recuperate.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

Continua a leggere

Gender

Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona

Pubblicato

il

Da

Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.

 

Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.

 

La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.

 

La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.

 

 

Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.

 

Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.

 

Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.

 

Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».

 

Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».

 

La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.

 

La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.

 

Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.

 

In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».

 

Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».

 

Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.

 

Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.

 

Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».

 

Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari