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Epidemie

COVID-19 e Vitamina D: ci stiamo perdendo qualcosa?

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Come abbiamo fatto altre volte, per esempio con l‘acido ascorbico (Vitamina C), diamo il consiglio di procurarvi come potete le vitamine di cui si parla, come la Vitamina D, e farne scorta, fermo restando che riportiamo questo articolo per la vostra informazione ed intrattenimento, non siamo medici e che l’assunzione di qualsiasi farmaco o anche integratore dovrebbe essere prima discussa minuziosamente con il vostro medico curante. Come potete leggere in fondo all’articolo, «La vitamina D ha una potenziale tossicità ad alti livelli tra cui ipercalcemia e calcoli renali».

 

Oltre a sentire il vostro medico, vi invitiamo a leggere la pagina dell’Istituto Superiore di Sanità italiano relativa alle Vitamine: «La carenza di vitamina D comporta il rischio di rachitismo nei bambini, con conseguente deformazione delle ossa e arresto della crescita, e di osteomalacia negli adulti, una intensa forma di decalcificazione ossea. Un eccesso di vitamina D, al contrario, può causare calcificazioni diffuse negli organi, contrazioni e spasmi muscolari, vomito, diarrea. La normale esposizione ai raggi del sole è sufficiente a coprire il fabbisogno di vitamina D negli adulti, e va quindi assunta solo durante la fase di accrescimento e durante la gravidanza e l’allattamento. In questi casi l’assunzione dovrebbe essere di 10µg al giorno come integratore, vista la scarsa presenza di vitamina D negli alimenti, con l’eccezione dell’olio di fegato di merluzzo.
».

 

 

[Nota CHD: Con gli Stati Uniti in gran parte chiusi e le morti per COVID-19 in aumento, vogliamo condividere le seguenti informazioni e domande con i nostri lettori. Si prega di condividere ampiamente sui social media, in particolare con gli operatori sanitari in prima linea, i funzionari del governo e chiunque possa essere interessato a studiare la Vitamina D e i coronavirus.]

 

 

La vitamina D è un ormone steroideo liposolubile che regola oltre 200 geni nel corpo umano

Introduzione

La letteratura sul ruolo della vitamina D sul sistema immunitario è esplosa negli ultimi 10 anni, in particolare il suo effetto sulle infezioni virali e i disturbi autoimmuni. Circa l’80% della letteratura è degli ultimi dieci anni e gran parte è stata pubblicata all’estero. Ci sono studi che dimostrano che un sufficiente apporto di vitamina D contribuisce a ridurre la mortalità nei pazienti che necessitano di ventilazione. Esiste una vasta e crescente letteratura sul ruolo della vitamina D nella prevenzione delle infezioni virali e nella riduzione della loro gravità.

 

Le fasce di popolazione maggiormente a rischio di contrarre forme gravi di COVID-19 (anziani e soggetti con problematiche di salute pregresse) e i tempi dell’epidemia (fine dell’inverno nell’emisfero settentrionale quando i livelli di vitamina D della popolazione sono generalmente più bassi) sono coerenti con uno stato generale di carenza di vitamina D, fattore di rischio per il COVID-19. La percentuale relativamente bassa di infezioni nei bambini può essere motivata da un maggiore consumo di latte, alimento arricchito con vitamine A e D. La vitamina D è sia una vitamina sia un ormone steroideo che ricopre una vasta gamma di ruoli nei nostri corpi.

 

Le fasce di popolazione maggiormente a rischio di contrarre forme gravi di COVID-19 (anziani e soggetti con problematiche di salute pregresse) e i tempi dell’epidemia (fine dell’inverno nell’emisfero settentrionale quando i livelli di vitamina D della popolazione sono generalmente più bassi) sono coerenti con uno stato generale di carenza di vitamina D, fattore di rischio per il COVID-19

Uno studio del 2018 basato sui dati NHANES del 2001-2010 ha rilevato che il 28,9% degli adulti americani era carente di vitamina D (siero 25 (OH) D <20 ng / ml) e un ulteriore 41,4% degli adulti americani presentava un apporto insufficiente (siero 25 (OH) D tra 20 ng/ml e 30 ng/ml).

 

Gli americani di colore, i meno istruiti, i poveri, gli obesi, i fumatori, i sedentari e i consumatori sporadici di latte e derivati sono coloro che presentano una forte carenza di vitamina D.

 

Quelli con disturbi intestinali (Morbo di Crohn o celiachia) che non assumono una quantità sufficiente di vitamina D tramite l’alimentazione e quelli con malattie epatiche o renali, il cui corpo presenta una capacità ridotta di convertire la vitamina D nella sua forma attiva, possono altresì essere soggetti ad un aumentato rischio di carenza indipendentemente dall’età. La vitamina D è un ormone steroideo liposolubile che regola oltre 200 geni nel corpo umano.

 

 

Domande che richiedono risposte

Sulla base dell’ampiezza della ricerca sulla vitamina D nei disturbi respiratori acuti e delle numerose infezioni virali in cui lo stato della vitamina D svolge un ruolo importante, è necessario rispondere alle seguenti domande:

 

  • I pazienti ospedalizzati per COVID-19 presentano carenza di vitamina D (livelli sierici 25 (OH) D <20 ng / ml) o insufficienza (livelli tra 20 ng / ml e 30 ng / ml)?
  • I pazienti ospedalizzati con COVID-19 presentano carenze di vitamina D maggiori di quanto ci si aspetterebbe dai controlli?
  • La maggior parte dei pazienti ospedalizzati in COVID-19 che necessitano di terapia intensiva hanno carenza di vitamina D?
  • Somministrare alte dosi di vitamina D ai pazienti COVID-19 riduce la necessità di ventilazione meccanica e/o il tempo per cui si rende necessaria?
  • Somministrare alte dosi di vitamina D agli operatori sanitari riduce il rischio di contrare il COVID-19?
  • Se si riscontra una carenza di vitamina D nei pazienti COVID-19 gravi, quale raccomandazione dovrebbe essere fatta al pubblico, in particolare a quelli che si trovano in quarantena e/o combattono l’infezione a casa?

 

Mentre solo il tempo e gli studi daranno risposte definitive a queste domande, i test sulla vitamina D sono facilmente accessibili, gli integratori sono economici nell’ambito della terapia intensiva COVID-19 dovremmo considerare qualsiasi cosa che possa ridurre il numero di casi, ricoveri e decessi. Anche una riduzione del 10% in una di queste categorie avrebbe un impatto notevole.

 

 

I test sulla vitamina D sono facilmente accessibili, gli integratori sono economici nell’ambito della terapia intensiva COVID-19 dovremmo considerare qualsiasi cosa che possa ridurre il numero di casi, ricoveri e decessi

La letteratura sostiene l’importanza di un apporto sufficiente di vitamina D

Ci sono studi che suggeriscono che una quantità sufficiente di vitamina D riduce il rischio di infezioni respiratorie acute. Inoltre, la letteratura sostiene l’importanza della vitamina D nel ridurre la morbilità e la mortalità in contesti di terapia intensiva. Quanto segue è un esempio della letteratura.

 

Un articolo del 2017 apparso sul BMJ afferma quanto segue: «Sono stati identificati 25 studi controllati randomizzati idonei (per un totale di 11.321 partecipanti, da 0 a 95 anni di età)… L’integrazione di vitamina D ha ridotto il rischio di infezione acuta del tratto respiratorio tra tutti i partecipanti (odds ratio corretto 0,88, intervallo di confidenza al 95% da 0,81 a 0,96; P per eterogeneità <0,001).”Gli effetti protettivi sono stati maggiori in coloro che erano carenti (livelli sierici <25 nmol / L = 10 ng / ml) e in coloro che assumevano vitamina D regolarmente (su base giornaliera o settimanale) rispetto a dosi elevate di bolo».

 

La letteratura sostiene l’importanza della vitamina D nel ridurre la morbilità e la mortalità in contesti di terapia intensiva

Un altro articolo del 2018 , riferito in particolare ai contesti di terapia intensiva, suggerisce che i risultati non significativi in alcuni grandi studi sull’integrazione di vitamina D sono probabilmente il risultato dell’inclusione negli studi di soggetti che presentano un apporto sufficiente di vitamina D e non escludono gli integratori di vitamina D nei gruppi di controllo.

 

Gli autori hanno chiarito che «tre diverse meta-analisi confermano che i pazienti con basso livello di vitamina D trascorrono una degenza più lunga in terapia intensiva e presentano un aumento della morbilità e della mortalità» e che «questo ormone svolge un importante ruolo pleiotropico (ha più di un effetto) nel contesto di malattie critiche e può favorire il recupero da una grave malattia acuta».

 

Un piccolo studio iraniano del 2019 ha raccomandato studi di follow-up più ampi dopo aver randomizzato 44 pazienti adulti ventilati meccanicamente a 300.000 UI di vitamina D rispetto al placebo. Lo studio ha riscontrato una riduzione significativa della mortalità (61,1% contro 36,3%) e una riduzione non significativa di 10 giorni sul tempo di ventilazione.

 

In uno studio pilota di follow-up del 2018 hanno scoperto che in pazienti critici e ventilati, con carenza di vitamina D e anemia, la vitamina D ad alte dosi ha aumentato l’emoglobina

Inoltre, un gruppo di ricerca di Emory ha pubblicato uno studio pilota nel 2016 che ha mostrato che alte dosi di vitamina D contribuivano a ridurre la degenza ospedaliera dei pazienti in terapia intensiva ventilati. In uno studio pilota di follow-up del 2018 hanno scoperto che in pazienti critici e ventilati, con carenza di vitamina D e anemia, la vitamina D ad alte dosi ha favorito l’aumento di emoglobina.

 

Uno studio del 2017 ha scoperto che «l’ integrazione mensile di alte dosi di vitamina D3 ha ridotto l’incidenza di ARI (infezioni respiratorie acute) negli anziani presenti nelle unità di lunga degenza, ma è stata associata a un maggiore tasso di cadute senza un aumento delle fratture».

 

Uno studio del 2015 pubblicato su Thorax ha scoperto che la carenza di vitamina D era comune nei pazienti che avevano sviluppato sindrome da distress respiratorio acuto in seguito a esofagectomia.

 

Uno studio del 2018 sull’Indian Journal of Anesthesia non ha riportato risultati significativi nei pazienti sottoposti a respirazione meccanica sulla base della carenza o sufficienza di vitamina D al momento del ricovero, ma ciò era probabilmente dovuto alla ridotta dimensione del campione. Le tendenze per i giorni in terapia intensiva, giorni di ventilazione meccanica, giorni di prove di respirazione spontanea e mortalità a 30 giorni sono state tutte più favorevoli nel gruppo con sufficiente apporto di vitamina D.

 

In un altro studio iraniano del 2018 condotto su 46 pazienti con carenza di vitamina D e polmonite associata alla ventilazione meccanica, una singola dose di 300.000 UI di vitamina D rispetto al placebo ha ridotto significativamente i livelli sierici di IL-6 e ha ridotto significativamente la mortalità. L’IL-6 è una citochina che si trova in quantità elevate nella sindrome da distress respiratorio acuto.

 

A differenza degli studi riportati sopra, un ampio studio austriaco del 2014 su 492 pazienti gravemente malati con carenza di vitamina D non ha mostrato risultati significativi con l’integrazione di vitamina D per la maggior parte delle sue misure di esito. L’unico risultato significativo è stata la riduzione della mortalità ospedaliera nel sottogruppo con gravi carenze di vitamina D.

 

Tuttavia, questa popolazione di studio comprendeva pazienti chirurgici, neurologici e medici ed è possibile che la vitamina D sia rilevante solo per le infezioni respiratorie. Inoltre, lo studio non ha riportato eventi avversi gravi dopo la somministrazione di dosi molto elevate di vitamina D in una popolazione in condizioni critiche.

 

Uno studio sui ratti del 2017 ha dimostrato che il pretrattamento con calcitriolo (la forma attiva della vitamina D) ha ridotto il danno polmonare acuto indotto dai lipopolisaccaridi modulando il sistema renina-angiotensina. ACE e ACE2 fanno parte di questo sistema e ACE2 è il sito di legame di SARS-CoV2 sulle cellule.

 

È in corso un dibattito irrisolto sul fatto che gli inibitori della conversione dell’angiotensina (ACE-inibitori) usati per trattare la pressione sanguigna e le condizioni cardiache aumentino o diminuiscano il rischio di infezione da SARS-CoV2. Come la carenza di vitamina D potrebbe adattarsi a questa discussione rimane una domanda aperta.

 

 

È interessante notare che uno studio caso-controllo del 2018 su 532 lavoratori giapponesi ha scoperto che in un sottogruppo di partecipanti senza vaccinazione, la sufficienza di vitamina D era associata a un rischio significativamente più basso di influenza

Ricerche sulla vitamina D in altre infezioni virali

La carenza di vitamina D è stata studiata in molti virus e, generalmente, livelli sufficienti di vitamina D portano a tassi più bassi di infezione e una riduzione della gravità. Questa ricerca è una combinazione di studi in vitro e in vivo. Non esiste una letteratura specifica sui coronavirus, quindi abbiamo cercato ricerche sulla vitamina D in altre infezioni virali tra cui influenza, HIV, Dengue, Epstein Barr, epatite B ed epatite C. Seguono alcuni esempi:

 

Uno studio cinese del 2018 su due diversi dosaggi di vitamina D somministrati a 400 neonati ha mostrato un rischio significativamente più basso di influenza A, riduzione della carica virale e riduzione della durata dei sintomi nel gruppo con la dose più alta.

 

Uno studio simile risalente al 2010 su scolari giapponesi ha scoperto che 1200 UI/die di vitamina D hanno ridotto le infezioni da influenza A dal 18,6% nel gruppo placebo al 10,8% nel gruppo che assumeva vitamina D. I bambini con asma che ricevevano integrazione presentavano anche un rischio ridotto di attacchi di asma.

 

È interessante notare che uno studio caso-controllo del 2018 su 532 lavoratori giapponesi ha scoperto che “in un sottogruppo di partecipanti senza vaccinazione, la sufficienza di vitamina D (≥30 ng / mL) era associata a un rischio significativamente più basso di influenza (odds ratio 0,14; confidenza al 95% intervallo 0,03-0,74)”.

 

La carenza di vitamina D è stata studiata in molti virus e, generalmente, livelli sufficienti di vitamina D portano a tassi più bassi di infezione e una riduzione della gravità

Uno studio del 2018 sui giovani con HIV ha mostrato che la vitamina D ad alte dosi ha attenuato l’attivazione immunitaria e la spossatezza causata dalla terapia antiretrovirale.

 

Uno studio del 2016 su 466 neonati sudafricani (metà infetti da HIV) ha scoperto che bassi livelli di vitamina D e SNP su alcuni geni aumentavano il rischio di tubercolosi e morte.

 

Un articolo del 2018 sulla vitamina D negli stati di infezione da HIV riporta: «Alti livelli di espressione di Vitamina D e VDR sono anche associati alla resistenza naturale all’infezione da HIV-1. Per contro, la carenza di Vitamina D è collegata a maggiore infiammazione e attivazione immunitaria, bassa conta delle cellule T CD4+ nel sangue periferico, progressione più rapida della malattia da HIV e tempi di sopravvivenza più brevi nei pazienti con infezione da HIV»

 

Un articolo del 2018: «Alti livelli di espressione di Vitamina D e VDR sono anche associati alla resistenza naturale all’infezione da HIV-1. Per contro, la carenza di Vitamina D è collegata a maggiore infiammazione e attivazione immunitaria, bassa conta delle cellule T (…)  progressione più rapida della malattia da HIV e tempi di sopravvivenza più brevi nei pazienti con infezione da HIV»

Un piccolo studio del 2020 su pazienti sani ha mostrato che una dose maggiore di vitamina D riduceva la suscettibilità all’infezione da DENV-2 (dengue) nelle cellule del sangue. Uno studio del 2017  sui macrofagi derivati da monociti umani ha scoperto che «DENV si legava in modo meno efficiente ai macrofagi differenziati con vitamina D3, causando una minore infezione».

 

La situazione di carenza di vitamina D e infezione da virus di Epstein-Barr nella sclerosi multipla recidivante/remittente (RRMS) è più sfumata. Sebbene ciascuno di essi sia un fattore di rischio indipendente per la RRMS, studi recenti hanno scoperto che l’integrazione di vitamina D ad alte dosi ha portato a livelli di anticorpi significativamente inferiori a EBNA-1. In questo caso, i livelli inferiori di anticorpi comportano un minor rischio di recidiva e di nuove lesioni alla risonanza magnetica.

 

Una meta-analisi del 2019 degli studi sullo stato della vitamina D nelle infezioni croniche da epatite B ha scoperto che «i livelli di vitamina D erano più bassi nei pazienti affetti da epatite cronica B e inversamente correlati alla carica virale».

 

Uno studio israeliano del 2018 ha scoperto che l’epatite B trasfettava le cellule tumorali del fegato sottoregolando i recettori della vitamina D per consentire al virus di replicarsi.

 

La scorsa settimana, l’ex direttore del CDC, il dott. Tom Frieden, ha suggerito che la vitamina D potrebbe ridurre le infezioni da coronavirus

In uno studio israeliano del 2012, l’aggiunta di vitamina D alla terapia antivirale standard nei pazienti con infezione da epatite C cronica ha migliorato la risposta virale.

 

Uno studio del 2015 su bambini egiziani  affetti da epatite C ha scoperto che i casi trattati con vitamina D e antivirali hanno mostrato una “risposta virologica precoce e prolungata” significativamente più elevata rispetto ai controlli.

 

Bisognerebbe considerare un fattore aggiuntivo. I polimorfismi a singolo nucleotide che influenzano la funzione del recettore della vitamina D e il metabolismo della vitamina D nella sua forma attiva influiscono sulla sufficienza, quindi identificare i pazienti con quei polimorfismi aiuterà a identificare quelli a maggior rischio di carenza di vitamina D. Esiste anche una letteratura emergente su questi fattori genetici.

 

La scorsa settimana, l’ex direttore del CDC, il dott. Tom Frieden, ha suggerito che la vitamina D potrebbe ridurre le infezioni da coronavirus.

 

Speriamo che questo articolo convincerà medici e ricercatori a esaminare più da vicino la vitamina D come potenziale opzione preventiva e terapeutica. Come abbiamo affermato in un nostro recente video, riteniamo che le scarse risorse di cui disponiamo dovrebbero essere concentrate sulla ricerca di cure più che su un vaccino che potrebbe non arrivare mai.

Riteniamo che le scarse risorse di cui disponiamo dovrebbero essere concentrate sulla ricerca di cure più che su un vaccino che potrebbe non arrivare mai

 

Infine, un avvertimento

Questo non è un consiglio medico e non dovreste assumere alte dosi di vitamina D senza consultare il medico curante, in particolare se avete patologie pregresse. La vitamina D ha una potenziale tossicità ad alti livelli tra cui ipercalcemia e calcoli renali. Una dose giornaliera di 800 UI – 2000 UI di vitamina D è generalmente considerata sicura e sarà sufficiente nella maggior parte delle persone, ma di più non è necessariamente meglio.

 

Le informazioni del NIH [Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America, ndr] sul dosaggio di vitamina D e le interazioni farmacologiche sono disponibili qui. [qui invece trovate informazioni dall’ISS italiano, fermo restando che dovete discuterne con il vostro medico curante, ndr]

 

Questo non è un consiglio medico e non dovreste assumere alte dosi di vitamina D senza consultare il medico curante, in particolare se avete patologie pregresse

Si prega di condividere queste informazioni.

 

 

Katie Weisman e il Team di CHD

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

© 7 aprile 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD

 

 

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Epidemie

Riappare l’ameba mangia-cervello

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Un residente dello Stato americano della Georgia è morto per una rara infezione causata dal protozoo Naegleria fowleri, noto colloquialmente come «ameba mangia-cervello».

 

Si tratta della terza persona a morire negli Stati Uniti quest’anno a causa della creatura microscopica, che pare diffondersi sempre più a Nord.

 

Il Dipartimento della Sanità Pubblica della Georgia ha confermato venerdì che l’infezione da ameba Naegleria fowleri è stata la causa della morte del cittadino georgiano il cui nome, età e sesso sono stati nascosti.

 

«Un residente della Georgia è morto per infezione da Naegleria fowleri, una rara infezione che distrugge il tessuto cerebrale, causando gonfiore del cervello e di solito la morte», ha detto l’agenzia sanitaria dello Stato. «L’individuo è stato probabilmente infettato mentre nuotava in un lago o in uno stagno d’acqua dolce in Georgia».

 

Non solo è il terzo caso segnalato di morte correlata a Naegleria fowleri quest’anno negli Stati Uniti, ma il sesto in Georgia dal 1962 – abbiamo, dunque un’impennata nell’ultimo anno nello Stato, mentre a livello nazionale parrebbero esserci stati, sempre dal 1962, 154 casi.

 

A marzo, un uomo in Florida era morto a causa dell’infezione dopo averla probabilmente acquisita usando l’acqua del rubinetto per lavarsi i seni nasali.

 

«L’ameba è presente in natura e non esiste un test ambientale di routine per Naegleria fowleri nei corpi idrici; e poiché è molto comune nell’ambiente, i livelli delle amebe che si trovano naturalmente non possono essere controllati», hanno detto i funzionari sanitari americani. «La posizione e il numero di amebe nell’acqua possono variare nel tempo all’interno dello stesso specchio d’acqua».

Secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), l’ameba è «termofila», nel senso che ama gli ambienti caldi, ma non è mai stata trovata in acqua salata. La sua predilezione per il calore significa che in genere non si trova nelle parti più fredde del mondo, compresi gli Stati Uniti settentrionali.

 

Negli ultimi anni, sono stati riscontrati casi più a Nord, anche in Minnesota, dove gli inverni possono essere brutalmente freddi. Uno studio del 2021 della Cleveland Clinic ha monitorato il costante spostamento dell’ameba verso Nord dalla fine degli anni ’70.

 

L’infezione è rara e non può avvenire per ingestione dell’ameba o per diffusione da persona a persona; accade solo quando l’ameba entra in contatto con il naso. Se l’infezione prende piede, progredisce rapidamente, provocando forti mal di testa, febbre, nausea e vomito tra i cinque ei 12 giorni di infezione, che progrediranno fino a torcicollo, convulsioni e coma.

 

La morte è il risultato quasi inevitabile, con solo quattro casi confermati su 154 sopravvissuti all’infezione dal 1962. Il decesso dell’infetto avviene in genere solo cinque giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.

 

La causa del rapido deterioramento è l’ameba, un piccolo organismo unicellulare, che si nutre del tessuto cerebrale della vittima.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 un cittadino del Missouri e un bambino del Nebraska sono stati ammazzati dall’ameba mangia-cervello.

 

Le amebe mangiatrici di cervello, che sono organismi unicellulari, di solito prosperano in laghi, fiumi, canali e stagni caldi d’acqua dolce, sebbene possano essere presenti anche nel suolo. Entrano nel corpo attraverso il naso e da lì poi si spostano nel cervello. Il CDC ritiene che le persone di solito si infettano mentre nuotano nei laghi e nei fiumi.

 

Uno studio del CDC pubblicato nel 2020, ha rilevato che cinque dei sei casi di meningoencefalite amebica primaria (PAM), come viene chiamata l’infezione cerebrale causata da Naegleria fowleri, si sono verificati durante o dopo il 2010.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è emersa la rilevazioni di vibrio vulnificus, cioè di un tipo di batteri «carnivori», nelle spiagge della Florida.

 

Negli ultimi 15 anni, una malattia neurodegenerativa estremamente rara che mangia il cervello umano lasciando buchi è diventata sempre più comune in Giappone, ma il caso PAM statunitense sembra molto diverso.

 

Prioni sarebbero stati invece alla base di un’epidemia di cervi-zombie nel 2019.

 

 

 

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Epidemie

Fauci denunciato dal senatore Paul

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Il senatore Rand Paul ha presentato una denuncia penale al Dipartimento di giustizia, affermando che Anthony Fauci ha mentito mentre era sotto giuramento riguardo alla ricerca sul guadagno di funzioni a Wuhan finanziata dal NIH di Fauci.

 

Il senatore Paul ha inoltrato copie degli scambi di e-mail del 2020 che mostrano Fauci che conferma di sapere che «gli scienziati dell’Università di Wuhan sono noti per aver lavorato a esperimenti di guadagno di funzione».

 

L’e-mail che Fauci ha inviato all’allora ispettore generale del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani Garrett Grisby, cita una conversazione che Fauci ha avuto con «scienziati altamente credibili», che «erano preoccupati per il fatto che dopo aver visto le sequenze di diversi isolati del nCov c’erano mutazioni nel virus che sarebbe stato molto insolito essersi evolute naturalmente nei pipistrelli e c’era il sospetto che questa mutazione fosse stata inserita intenzionalmente».

 

 

«Dopo una lunga discussione, alcuni degli scienziati si sono sentiti più fortemente su questa possibilità, ma altri due la pensavano diversamente. Ritenevano che fosse del tutto concepibile che questo potesse essersi evoluto naturalmente anche se queste mutazioni non erano mai state viste prima in un virus di pipistrello», ha scritto Fauci.

 

«Le ragioni di ciascuna parte dell’argomento sono troppo complicate per occupartene», ha scritto Fauci.

 

Il senatore ha ripetutamente promesso di smascherare il ruolo di Fauci nell’insabbiamento delle origini del COVID.

 

Il senatore Paul è noto per i suoi scontri con Fauci durante la pandemia, arrivando a dire che  l’infettivologo «potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Tre mesi fa il senatore aveva «grigliato» l’amministratore delegato di Moderna Stephane Bancel in un’audizione di una Commissione del Senato sui farmaci, facendo rivelazioni che hanno portato Paul a dire che non vaccinerebbe i suoi figli contro il COVID.

 

Rand Paul è medico oftalmologo e figlio dell’ex senatore, medico anche lui ma specializzato in ginecologia, Ron Paul, inesausto e sincero eroe delle cause libertario-conservatrici in USA.

 

Paul il mese scorso non si è fatto problemi ad attaccare anche Bill Gates definendolo «il più grande finanziatore della ricerca di virus nelle caverne per portarli nelle grandi città»

 

Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo una nuova iniziativa sui vaccini per coronavirus di Gates e Fauci ha ricevuto un finanziamento da 5 miliardi di dollari dall’amministrazione Biden.

 

Mentre le trame dietro l’operato di Fauci vengono rovinosamente a galla, l’Italia continua grottescamente a premiare il dottore plenipotenziario pandemico: a giugno l’uomo era a Siena (provincia dove peraltro sono siti alcuni stabilimenti di produzione vaccinale) per ricevere una laurea ad honorem.

 

Nel maggio 2021, l’ambasciatore italiano negli USA, Armando Varricchio, aveva insignito il Fauci dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

 

 

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Armi biologiche

Vaccino per l’antrace approvato nonostante la mancanza di informazioni pubblicamente disponibili su test e ingredienti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo l’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici.

 

 

Giovedì la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato un vaccino contro l’antrace per adulti di età compresa tra 18 e 65 anni, secondo Emergent BioSolutions, il produttore del vaccino.

 

Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo un’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici, ha riferito Reuters.

 

Emergent ha affermato di aver consegnato Cyfendus al Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) degli Stati Uniti dal 2019, in base allo stato di autorizzazione all’uso pre-emergenza

 

L’efficacia di Cyfendus per la profilassi post-esposizione è stata testata solo su animali.

 

La dottoressa Meryl Nass, esperta di bioterrorismo e antrace, ha dichiarato a The Defender di essere scettica sul fatto che il vaccino offra nuovi sostanziali benefici per la salute.

 

«Data la storia dei numerosi fallimenti dell’azienda e la mancanza di adeguati test di sicurezza o efficacia dei precedenti vaccini contro l’antrace, ci si possono solo aspettare problemi», ha detto Nass.

 

«Il fatto che non ci sia un’etichetta disponibile, non ci siano informazioni su come è stato testato, quale placebo è stato usato, eccetera – tutto ciò aumenta la costernazione e la preoccupazione che le persone dovrebbero avere riguardo al valore di questo prodotto», ha aggiunto Nass.

 

Emergent ha affermato che il farmaco è in fase di sviluppo da 20 anni in collaborazione con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), precedentemente diretto dal dottor Anthony Fauci.

 

Paul Williams, vicepresidente senior di Emergent, ha affermato che l’antrace «rimane una minaccia alla sicurezza nazionale ad alta priorità».

 

Cyfendus è composto dal vaccino contro l’antrace adsorbito (AVA) di Emergent, commercializzato come Biothrax, più un adiuvante aggiuntivo, il cui nome non è stato rivelato dalla società.

 

Cyfendus viene somministrato in due dosi nell’arco di 14 giorni per suscitare una risposta immunitaria che la società ha affermato: «può essere particolarmente importante in risposta a un’emergenza sanitaria pubblica su larga scala che coinvolge l’antrace».

 

Nass ha detto che durante la paura dell’antrace del 2001, quando i politici e le organizzazioni dei media in tutto il paese hanno ricevuto l’antrace per posta, cinque persone sono morte, ma «tutti quelli che hanno preso gli antibiotici in anticipo non hanno contratto l’antrace e nessuno di loro è morto».

 

«Quindi», ha detto Nass, «gli antibiotici hanno funzionato». Nass ha sottolineato che dopo l’esposizione all’antrace, è necessario un trattamento immediato, non per il periodo di tempo più lungo necessario affinché un vaccino funzioni.

 

«Il fatto che sia necessario somministrarlo insieme agli antibiotici», ha detto Nass, «che è quello che dovresti avere quando sei esposto all’antrace, solleva la domanda: quali benefici aggiuntivi otterrai da questo vaccino? Non lo so».

 

Le azioni di Emergent hanno guadagnato il 16,2% nel trading pre-mercato dopo aver annunciato l’approvazione della FDA.

 

L’analista di benchmark Robert Wasserman ha affermato che l’approvazione fornisce “maggiori garanzie” che la società raggiungerà i suoi guadagni previsti per il 2023 di 260-280 milioni di dollari, ha riferito Bloomberg Law.

 

Il picco dei prezzi arriva sulla scia di «alcuni anni difficili», finanziariamente per l’azienda, ha riferito FiercePharma.

 

La società, fondata nel 1998 come appaltatore governativo BioPort per distribuire e produrre il vaccino contro l’antrace per le forze armate statunitensi, ha raggiunto il suo apice finanziario all’inizio della pandemia dopo aver ottenuto lucrosi contratti per la produzione di vaccini Johnson & Johnson e AstraZeneca COVID- 19.

 

Ma un rapporto del Congresso nel 2021 ha rivelato che la società ha nascosto probabili problemi di contaminazione nello stabilimento agli ispettori della FDA e alla fine ha dovuto distruggere 400 milioni di dosi di vaccino, il che ha portato il prezzo delle sue azioni a scendere da 133 a 7 dollari.

 

Storia del vaccino contro l’antrace

Il vaccino contro l’antrace è stato sviluppato e in uso limitato nelle forze armate dal 1970.

 

Biothrax è stato prodotto da Emergent dal 2002. Prima dell’annuncio di giovedì, era l’unico vaccino contro l’antrace autorizzato per l’uomo negli Stati Uniti.

 

Nass ha spiegato che nel 1997, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD) ha reso obbligatorio il vaccino come parte del programma di immunizzazione del vaccino contro l’antrace (AVIP) per tutti i 2,5 milioni di membri del servizio militare, inclusi il personale in servizio attivo e di riserva e gli appaltatori civili.

 

Il DOD ha implementato il programma di vaccinazione di massa nel 1998.

 

Le segnalazioni di reazioni avverse e dissenso da parte dei membri del servizio hanno portato a udienze del Congresso e all’inizio del 2000, il Comitato per la riforma del governo della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha raccomandato di interrompere il programma obbligatorio, sebbene non sia stato ufficialmente interrotto.

 

Nel 2000, più di 500.000 membri del servizio avevano ricevuto almeno una dose del vaccino, progettato per essere somministrato in sei dosi.

 

L’impianto in cui il governo ha prodotto il vaccino contro l’antrace ha dovuto affrontare una serie di problemi normativi ed è stato chiuso nel 1997, secondo Nass.

 

BioPort lo ha acquisito dal Michigan Biologic Products Institute di proprietà statale nel 1998 e lo ha ricostruito, ma non è stato autorizzato dalla FDA a produrre il vaccino. Quindi per un periodo i vaccini non erano disponibili.

 

Quindi, a partire dal 18 settembre 2001 – una settimana dopo gli attacchi dell’11 settembre – quando gli americani erano in uno stato di paura o di accresciuta preoccupazione, i media iniziarono a riferire che una forma sofisticata, armata e mortale di antrace era stata inviata per posta a numerose testate giornalistiche e politici americani.

 

Nuove lettere continuarono ad apparire nelle sei settimane successive ei media e il governo lasciarono intendere che fossero in qualche modo collegate agli attacchi dell’11 settembre.

 

Successivamente, i media e figure come John McCain hanno collegato l’antrace a Saddam Hussein in Iraq. Nel 2008, l’FBI ha accusato lo scienziato dell’esercito americano Bruce Ivins di essere responsabile degli attacchi, sebbene Ivins si sia tolto la vita prima che potesse essere perseguito e le affermazioni dell’FBI sono ampiamente messe in dubbio.

 

ProPublica, McClatchy e PBS Frontline, che hanno svolto le proprie indagini, hanno messo in dubbio le prove dell’FBI.

 

Anche il Government Office of Accountability (GAO) e le National Academies of Science hanno scoperto che l’FBI non disponeva di dati a sostegno delle sue affermazioni.

 

Ma il clamore creato dalle lettere all’antrace ha spinto il pubblico americano a sostenere una legislazione draconiana come il Patriot Act, ha sostenuto il dottor Joseph Mercola.

 

È diventata anche la principale giustificazione per continuare a produrre il vaccino e somministrarlo alle persone di servizio, ha scritto Pam Long su The Defender.

 

Nel 2002, poco dopo che la FDA ha approvato il nuovo impianto di vaccini di BioPort, il GAO ha emesso un rapporto al Congresso sull’AVIP.

 

Il rapporto ha elencato un numero significativo di reazioni avverse al vaccino – più del doppio del tasso riportato dal produttore – insieme all’esodo di massa di piloti militari e altro prezioso personale militare che ha rifiutato il mandato.

 

Ha anche notato che le reazioni avverse all’antrace erano molto simili ai sintomi della sindrome della Guerra del Golfo e che molti veterani hanno segnalato il vaccino come causa di questa malattia, che hanno anche riportato nelle udienze del Congresso, secondo Nass.

 

Dal 2000 al 2018, il mandato militare contro l’antrace è stato contestato più volte in tribunale per mancanza di approvazione e licenza della FDA e per mancanza di provata efficacia contro l’inalazione fatale di antrace.

 

Durante questo periodo, il DOD ha limitato il vaccino contro l’antrace a un gruppo più piccolo di “truppe a rischio” e ha interrotto e ripreso il programma diverse volte.

 

Prima del 2001, il DOD ha concluso che gli agenti biologici come l’antrace non erano una minaccia per le vittime di massa a causa del numero limitato di Paesi con l’esperienza e la sofisticazione necessarie per armare e diffondere l’antrace.

 

Secondo un’indagine della giornalista investigativo Whitney Webb, gli attacchi all’antrace del 2001 hanno anche salvato Emergent Biosolutions, poi BioPort, da rovina finanziaria.

 

 

Brenda Baletti

Phd.

 

 

© 21 luglio 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

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