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Cosa c’è nel libro del cardinale Müller?

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In un libro-intervista pubblicato in italiano da Solferino, il 27 gennaio 2023, intitolato In buona fede, scritto a quattro mani con la giornalista del quotidiano italiano Il Messaggero Franca Giansoldati, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto di la Congregazione per la dottrina della fede, critica il modo in cui papa Francesco affronta alcuni temi delicati, ed è preoccupato per la «confusione dottrinale» che regna intorno al sinodo sulla sinodalità.

 

 

L’agenzia romana I.Media ripresa da cath.ch il 29 gennaio, cita diversi estratti del libro. Innanzitutto il cardinale Müller nega di essere un «avversario» di Francesco: «Chi fa critiche costruttive è accusato […] di essere un nemico di Francesco».

 

Tuttavia, «se ci sono cose da segnalare per migliorare la situazione generale, l’unico modo è parlare chiaro», dice, prendendo l’esempio di santa Caterina da Siena che ebbe «parole durissime contro i papi, ma mai contro il papato».

 

Certo, l’ex prefetto della Congregazione della Fede riviene sul suo brutale licenziamento avvenuto il 30 giugno 2017, come un «fulmine a cielo sereno», ma le sue critiche più aspre prendono di mira i più stretti consiglieri del Papa. Deplora l’esistenza di un «cerchio magico che gravita attorno a Santa Marta, formato da persone […] non preparate dal punto di vista teologico».

 

Ritiene che in Vaticano «sembra che ormai le informazioni circolino in modo parallelo, da una parte sono attivi i canali istituzionali purtroppo sempre meno consultati dal pontefice, e dall’altra quelli personali utilizzati persino per le nomine dei vescovi o dei cardinali».

 

Il cardinale Müller indica il caso di mons. Gustavo Zanchetta, «controverso, perché godeva di uno status privilegiato di amico del Papa». Quest’ultimo, condannato per abusi ai danni di seminaristi nel suo Paese, era stato impiegato per diversi anni dal Papa nella banca vaticana.

 

Più in generale, il porporato tedesco denuncia il trattamento di favore riservato ai sacerdoti italiani condannati per abusi. Questi, afferma, beneficiano dell’intercessione di «amici influenti» a Santa Marta che «i chierici di nazionalità polacca, americana o di altra nazionalità non hanno», e che sono condannati dalla giustizia della Chiesa.

 

 

Autoritarismo e clientelismo

Non è certo, ci sembra, che questa influenza ufficiosa sia all’origine di tutte le disgrazie e le decisioni arbitrarie che il cardinale Müller denuncia.

 

Dice così di non comprendere l’intervento del Papa nella diocesi di Tolone: ​​il Papa ha vietato a mons. Dominique Rey di ordinare quattro futuri sacerdoti «perché appartenevano alla categoria dei conservatori».

 

Pur riconoscendo di non sapere se ci siano altri problemi dietro questa vicenda, ritiene che il Papa abbia usurpato le prerogative del vescovo in carica. Anche la diocesi di Tolone sarà oggetto di una visita canonica nei prossimi mesi.

 

Il cardinale Müller cita anche il caso di un vescovo del centro Italia che sarebbe stato «licenziato» perché aveva espresso il suo disaccordo con «alcune misure anti-COVID» prese dal Governo. «Il Papa non avrebbe dovuto poterlo mettere sotto accusa», insiste, ricordando che può farlo solo se il vescovo mette a rischio la fede cattolica o l’unità della Chiesa.

 

Infine, il presule tedesco deplora la sostituzione, per ragioni ideologiche, di mons. Livio Melina alla guida del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia. Quest’ultimo è stato sostituito da mons. Vincenzo Paglia «che non ha competenze specifiche in questo campo», un affronto – secondo lui – al principio della «libertà accademica».

 

 

Fallimento della riforma della Curia

Quanto alla riforma della Curia romana, l’ex prefetto è molto severo contro la nuova costituzione apostolica Prædicate Evangelium. Secondo lui, questa riforma ridurrebbe la Curia romana «a una corporazione che lavora per fornire assistenza ai “clienti”, le conferenze episcopali».

 

Sottolinea anche il paradosso dell’annunciato «decentramento», visto che al contrario «si sono rafforzate le maglie dell’accentramento». Attribuisce il «difetto di fabbrica» di questa riforma al «sentimento antiromano» del conclave che ha eletto papa Francesco nel 2013. La riforma, sostiene, sarebbe stata chiesta dai «cardinali latinoamericani» che intendono «costruire una Chiesa a loro immagine».

 

Al tempo stesso, rileva che l’Annuario pontificio ora cita «Vicario di Cristo e successore di Pietro» come titoli «storici» (e quindi più effettivi) del Papa, segno per lui di «una forma latente di negazione del fondamento petrino del papato».

 

Deplora, inoltre, una Curia dove «i controlli esterni, le verifiche» prendono il sopravvento sull’aspetto spirituale. Sul tema dell’evangelizzazione, si allarma per la mancata reazione alla scristianizzazione in Europa, considerando che il «nichilismo strisciante» che sta colpendo oggi il Vecchio Continente ne mette in pericolo la sopravvivenza.

 

Ben lungi dall’essere un tradizionalista, il porporato non si oppone comunque ad alcuna riforma. Prevede anche la nomina di laici e donne a posti importanti della Curia. Cita in particolare quelle del segretario di Stato, del sostituto, del presidente del Governatorato della Città del Vaticano o anche dei nunzi.

 

Vicino alla teologia della liberazione

Il magistero di papa Francesco è criticato in modo più sfumato: il Documento sulla fratellanza umana [cofirmato con il Grande Imam di Al-Azhar, 4 febbraio 2019] manifesta ai suoi occhi una «buona intenzione», ma sembra anche a lui «elitario», il che gli fa dubitare di poter «penetrare nella massa dei fedeli musulmani». Sottolinea anche l’attualità della Laudato si’ [24 maggio 2015], ma invita a difendere la vita umana dal suo inizio alla sua fine, tanto quanto la natura.

 

Sul piano economico e sociale, il cardinale tedesco, che ricorda la sua vicinanza alla teologia della liberazione del suo «caro amico» Gustavo Gutiérrez, deplora le conseguenze del «supercapitalismo» e difende la sovratassazione dei più ricchi.

 

Denuncia la tentazione antidemocratica che spinge i ricchi, accusandoli di incoraggiare un Grande Reset – grande ripristino –, a controllare ancora di più le masse, soprattutto dopo la crisi pandemica. A differenza di Francesco, si dice contrario all’idea di un salario universale, ma giustifica la posizione del Papa con le situazioni di estrema povertà che esistono in America Latina.

 

 

Timori sulla sinodalità

A proposito di sinodalità, il teologo tedesco ritiene che il termine sinodo promosso dal Pontefice sia diventato «un termine generico». Vede nel suo impiego il segno che una «democratizzazione, una protestantizzazione de facto» sarebbe «in corso» nella Chiesa cattolica. Critica in particolare le proposte «teologicamente insostenibili» del Cammino sinodale tedesco aperto nel 2019, di fronte alle quali, secondo lui, la Santa Sede si è mostrata compiaciuta.

 

In Germania, a suo avviso, la Chiesa sta affrontando una situazione «molto peggiore di uno scisma» perché la Chiesa locale si sta volontariamente separando da Roma, abbandonando le fondamenta del cristianesimo. «Si tratta dunque di apostasia», assicura, attaccando in particolare la promozione dell’intercomunione che «cambia il senso dell’Eucaristia». Afferma che «il rischio è la fine del cristianesimo in Germania».

 

Inoltre, il cardinale Müller si rammarica dell’ambiguità di papa Francesco sulla questione dell’omosessualità o del suo «sostanziale silenzio» su quella dell’indissolubilità del matrimonio. Deplora anche le contraddizioni sull’aborto, soprattutto quando il Papa ha riconosciuto al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il diritto di fare la comunione.

 

 

La questione liturgica

Il porporato tedesco denuncia gli «effetti negativi» del Traditionis custodes, contro la liberalizzazione della messa tridentina voluta da Benedetto XVI. Per lui dietro questa decisione ci sono i membri della Pontificia Università Benedettina Sant’Anselmo di Roma, «più ideologi che teologi», che hanno «manipolato» il Papa.

 

Ritenendo questa decisione non solo «ingiusta» ma «fonte di inutili tensioni», afferma che il problema principale resta la difesa del sacramento dell’Eucaristia, che a suo dire è sempre meno vissuto o compreso dai cristiani.

 

Sulla questione dell’ordinazione sacerdotale delle donne, il cardinale Müller si dice contrario, affermando che non c’è bisogno di parlarne. D’altra parte, riferisce di aver scritto diversi libri sulla possibilità del diaconato femminile, e si dice aperto alla discussione su questo punto.

 

 

Critiche alla diplomazia vaticana con la Cina

Il cardinale tedesco si dice particolarmente preoccupato per il pericolo rappresentato dalla Cina nella società odierna, paragonando Xi Jinping a Benito Mussolini, Adolf Hitler e Stalin. «Con il diavolo non si può scendere a patti», ha detto a proposito dell’accordo segreto firmato nel 2018 tra Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi.

 

Secondo lui, il Vaticano ha facilitato il lavoro della Cina, che vuole che i sacerdoti cinesi diventino agenti della sua propaganda. Afferma di aver consultato «una lettera inviata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che autorizzava i sacerdoti cinesi a firmare una carta che impone [dei] corsi di indottrinamento».

 

«La Chiesa cattolica cinese non deve diventare una sorta di chierichetto dello Stato», dice l’alto presule, riferendosi alle analoghe critiche mosse da Francesco al Patriarca Cirillo al quale ha rimproverato di aver benedetto la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina.

 

Il porporato deplora il trattamento riservato dalla Santa Sede e dal Papa al cardinale Joseph Zen, grande oppositore di Pechino.

 

Si rammarica in particolare che il Vaticano non abbia preso una posizione chiara per difenderlo durante il suo arresto lo scorso maggio, e critica aspramente il silenzio della Santa Sede su Taiwan e Hong Kong. «Con i regimi illiberali [come quello di Pechino] la Chiesa non deve scendere a compromessi», insiste.

 

 

Denuncia del rapporto CIASE

Interrogato sulla crisi degli abusi nel clero, il porporato denuncia i «grossolani errori» commessi dal CIASE in Francia, mettendo in discussione il metodo utilizzato che ha portato a un «numero di vittime anomalo, esagerato, manifestamente gonfiato».

 

Si è anche detto sfavorevole alle commissioni d’inchiesta istituite dai governi, che gli sembravano avere «l’unico scopo di paralizzare la Chiesa e non quello di analizzare un fenomeno aberrante da schiacciare».

 

Il cardinale Müller sostiene che il rapporto dell’arcidiocesi di Monaco sugli abusi del gennaio 2022 sia stato «uno strumento di propaganda per indebolire la figura del papa emerito in Germania», dove ha rappresentato un freno al cammino sinodale tedesco. Il presule tedesco, però, disapprova la scelta del defunto papa di dimettersi nel 2013. Per lui l’esistenza di un papa emerito ha creato confusione e diviso la Chiesa cattolica in due fazioni.

 

 

La missione del prossimo Papa

Contrario a una rinuncia di Francesco, il cardinale Müller ritiene che alcuni incoraggino l’attuale Papa a dimettersi «per orientare meglio il prossimo conclave e individuare, chissà, un giovane candidato vicino alle riforme che nel frattempo sono state avviate».

 

Critica i «tentativi di tanti gruppi di pressione» che mirano a influenzare i voti, citando la Comunità di Sant’Egidio, i gesuiti, i salesiani o anche i cardinali africani. Farlo, dice, è «ontologicamente proibito».

 

«Il prossimo conclave dovrà necessariamente riportare la Chiesa alla sua essenza», ha detto. Il successore di Francesco dovrà fare i conti in particolare con il fatto che ci sono «sempre più vescovi nel mondo che agiscono come se avessero dimenticato di essere pastori interessati alla vita eterna e alla difesa dei principi morali».

 

Secondo l’alto presule, il futuro pontefice dovrà anche difendere i «valori non negoziabili» della Chiesa sulla sessualità oltre ad affrontare i rischi che comporta l’apparizione di un’ideologia «post-umana». In quanto tale, si dice particolarmente preoccupato «dalla corrente transumanista».

 

In definitiva, l’opera appare come un’accusa a tutto campo, ma il cardinale Müller rimane ancora legato al Concilio e alle riforme postconciliari. Deplora energicamente gli eccessi – fin troppo visibili sotto il governo di Francesco – senza però risalire alle cause profonde.

 

Attacca vigorosamente i sintomi, senza toccare la fonte del male. Non vuole una Chiesa allineata servilmente allo spirito del mondo moderno, senza mettere in discussione il Concilio che ha promosso questa apertura.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di michael_swan via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)

 

 

 

 

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Gender

Malawi, i cattolici manifestano contro il matrimonio omosessuale

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Su invito dell’episcopato, il 13 luglio i cattolici del Malawi e altri cristiani hanno manifestato in tutto il Paese contro il matrimonio omosessuale e per la difesa del matrimonio e della famiglia. Migliaia di persone hanno ricordato pacificamente l’importanza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.

 

Il Malawi, piccolo stato africano avvolto intorno all’omonimo lago, ha una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti, di cui il 77,3% cristiani, che si suddivide in 17,2% cattolici, 33,5% protestanti e 26,6% membri di chiese africane. I musulmani rappresentano il 13,8%.

 

In Malawi, le relazioni omosessuali sono punibili fino a 14 anni di carcere. Ma nel 2012 il ministero della Giustizia aveva dichiarato una moratoria su arresti e azioni penali per atti contro natura commessi. Tuttavia, nel 2016, l’ordinanza è stata sospesa dalla Corte Costituzionale per verifica.

 

Attualmente, l’Alta Corte sta esaminando un caso che coinvolge un cittadino olandese, un dipendente di una ONG e una donna transgender del Malawi, che chiedono il riconoscimento dei loro «diritti fondamentali», in altre parole, la modifica della legge attraverso il loro caso.

 

La Conferenza episcopale del Malawi, a causa delle «discussioni e dei dibattiti fuorvianti in corso in questo momento in varie sedi» ha deciso di «rendere nota e chiara la sua posizione», per questo dirama una lettera e organizza questo evento.

 

La lettera sottolinea l’importanza della famiglia per la società e afferma che la «famiglia» deve includere un marito, sua moglie ei loro figli. Ricorda inoltre che gli atti sessuali sono consentiti solo tra persone sposate (maschio e femmina) e che ogni atto deve esprimere amore e apertura alla procreazione.

 

Continua dicendo che dobbiamo «fare molto di più per sostenere e animare le famiglie… soprattutto oggi che affrontano tanti problemi». Ma, aggiungono i vescovi, «purtroppo questi problemi sono in gran parte imposti all’Africa… da società straniere; approfittando della miseria assoluta dei nostri paesi».

 

Il resto non manca di orgoglio e brio: «nonostante la nostra povertà, dobbiamo alzarci in difesa della famiglia e della cultura anche quando siamo sotto la forte pressione delle società ricche ma virtualmente pagane che purtroppo sembrano respingerci verso la via della colonizzazione». E richiama l’esempio dei martiri dell’Uganda.

 

La lettera continua: «paradossalmente, i martiri dell’Uganda hanno ricevuto la fede che hanno difeso con il loro sangue da eroici missionari degli stessi Paesi che stanno attaccando la stessa fede per la quale sono morti molti missionari come hanno fatto i martiri dell’Uganda».

 

In questa lotta contro i peccati di ignominia, i protestanti si sono associati ai cattolici, oltre che ai musulmani.

 

Questa salutare reazione, che si trova ovunque in Africa, sarà forse il granello di sabbia che potrà fermare la macchina del sinodo mondiale, almeno su questo tema, grazie ai delegati africani.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine di Benjamin Dahlhoff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Spirito

Il corpo incorrotto di un santo perduto nell’incendio siciliano

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Un devastante incendio ha distrutto l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, in Sicilia, provocando la scomparsa del suo patrimonio storico e religioso. E, perdita irreparabile, il corpo incorrotto di san Benedetto da Palermo, che era venerato nella chiesa, è andato perduto tra le fiamme.

 

La Chiesa di Santa Maria di Gesù, eretta nel 1426 dal Beato Matteo Guimerà e situata accanto al convento dei Frati Minori nella città di Palermo, in Sicilia, è stata completamente rasa al suolo da un grande incendio.

 

Oltre alla perdita dell’edificio, i fedeli si rammaricano profondamente di aver perso nell’incendio il corpo incorrotto di San Benedetto da Palermo, che vi era custodito: si sono salvati solo pochi frammenti ossei.

 

San Benedetto da Palermo

Benedetto il Moro o Benedetto il Nero o Benedetto l’Africano (1526-1589) era un francescano italiano, nato in Sicilia, da genitori schiavi. Entrò nei Frati Minori Riformati della Stretta Osservanza in un convento vicino a Palermo. Nel 1578, anche se non sapeva né leggere né scrivere, fu eletto superiore dell’ordine per 3 anni.

 

Egli ricevette dallo Spirito Santo un particolare dono di scienza per spiegare le Sacre Scritture, di intelligenza per risolvere le questioni teologiche, e di consiglio per aiutare tutti coloro che venivano a consultarlo. Verso la fine della sua vita, chiese di essere sollevato dall’incarico e di poter tornare al suo lavoro in cucina. Morì all’età di 63 anni e il suo corpo rimase incorrotto.

 

Nonostante San Benedetto sia compatrono di Palermo, il suo culto nella regione non è molto diffuso. Ciò è dovuto all’abbondanza di altri santi che sono fioriti nel paese, facendo sì che questo umile frate francescano passasse relativamente inosservato.

 

Tuttavia, la sua devozione si diffuse in modi sorprendenti grazie ai marinai che portarono con sé la fede nel loro viaggio verso il Nuovo Mondo. Fu in Brasile che San Benedetto conquistò un gran numero di seguaci.

 

Il suo culto è molto popolare oltreoceano: è il santo patrono dei neri del Nord America e dell’America Latina. La parrocchia è diventata un luogo di pellegrinaggio per centinaia di latinoamericani.

 

Sebbene i vigili del fuoco siano stati informati dell’incidente il prima possibile, non hanno potuto intervenire prontamente. I fedeli hanno cercato di salvare la chiesa da soli.

 

Pochissime invece le ossa del beato Matteo Guimerà, anch’esse conservate nella chiesa, che sono state recuperate.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

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Gender

Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona

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Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.

 

Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.

 

La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.

 

La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.

 

 

Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.

 

Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.

 

Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.

 

Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».

 

Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».

 

La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.

 

La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.

 

Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.

 

In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».

 

Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».

 

Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.

 

Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.

 

Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».

 

Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».

 

 

 

 

 

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