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Transumanismo

Ci siamo già convertiti al transumanesimo ma non lo ammettiamo

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Il mondo sta cambiando molto in fretta. Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti. Senza rendercene conto abbiamo già accettato la loro ideologia e stiamo cominciando a metterla in atto. I medici occidentali hanno rinunciato a curare la malattia e a noi appare ovvio che si punti tutto sul mRNA. Non importa se la strategia è mortifera, abbiamo ormai assimilato questo modo di ragionare.

 

 

 

L’isolamento deciso dalla politica per contrastare il COVID-19 ha favorito una redistribuzione mondiale delle ricchezze a favore di pochi protagonisti della Rete (Microsoft, Alphabet…). Nel medesimo tempo, alcuni fondi d’investimento (Vanguard, Blackrok…), che già gestivano somme astronomiche di denaro e potevano imporre i propri interessi agli Stati, sono passati nelle mani di poche famiglie. Esistono ormai differenze di ricchezza stratosferiche fra un numero esiguo di super-miliardari e il popolo.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

Come sempre accade nei periodi di cambiamento di sistema politico, la classe sociale che aspira al potere impone la propria visione.

 

Nel tempo in cui viviamo è il transumanesimo: l’idea che i progressi scientifici consentano una trasformazione della biologia umana fino a vincere la morte. Quasi tutti i cinquanta patrimoni più ingenti del mondo sembrano aderire alla fantasia secondo cui la tecnica sostituirà gli uomini, come la scienza spodestò le superstizioni.

 

Per imporre la nuova doxa, i detentori di queste immense ricchezze hanno iniziato a controllare i nostri pensieri e a costringerci ad agire secondo la nuova ideologia.

 

Il fenomeno più recente è proprio la nostra reazione alla pandemia di COVID-19. Storicamente, e senza eccezioni, nelle precedenti epidemie i medici cercavano di curare i malati. Ma questo è il mondo che fu. Nel nuovo mondo transumanista nessuno deve essere curato, tutti devono essere protetti con una nuova tecnologia, l’mRNA.

 

La maggior parte degli Stati sviluppati vietano ai medici di curare i pazienti e alle farmacie di vendere medicinali che potrebbero aiutare i malati (idrossiclorochina, ivermictina e così via). Una rivista medica di riferimento, The Lancet, ha persino pubblicato un articolo secondo cui un vecchio farmaco utilizzato da milioni di persone uccideva i malati di COVID che lo assumevano. I giganti d’internet censurano gli account che ne fanno l’apologia: a ogni costo bisogna far sì che l’mRNA divenga la sola e unica scelta.

 

Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti

Non sono un medico. Non conosco l’efficacia di questi farmaci. Ma devo constatare come il dibattito venga chiuso ancor prima d’iniziare. Non m’intrometto nella discussione scientifica, mi limito a prendere atto dell’impossibilità della discussione.

 

Ma la diatriba che oppone l’mRNA alla medicina tradizionale non è conclusa. Il 22 settembre 2021 Joe Biden ha organizzato un vertice globale virtuale per distribuire 500 milioni di dosi di vaccino mRNA. Con generale sorpresa, gli Stati che avrebbero dovuto ricevere un dono tanto generoso hanno boicottato il summit: non pensano che l’mRNA sia la soluzione che fa per loro (1).

 

Per comprenderne la ragione basta una calcolatrice: gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche.

 

Ci lasciamo affascinare dal transumanesimo perché non ci poniamo domande sul divieto di curare il COVID. Ma fuori dall’Occidente il transumanesimo non è altrettanto influente.

 

 

Propaganda

La storia ci ha insegnato che per imporre un nuovo regime occorre innanzitutto addomesticare le persone affinché agiscano concordemente alla nuova ideologia. Dopo che i sudditi hanno cominciato a ubbidire, è molto difficile retrocedere. Il dado è tratto.

 

La propaganda ha operato a dovere; non mira infatti a controllare il discorso, ma a usarlo per modificare i comportamenti. (2)

 

Gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche

Siccome abbiamo tutti rinunciato a sperimentare cure contro il COVID, tutti abbiamo aderito prima all’mRNA, ora al green-pass.

 

Siamo pronti a entrare nel nuovo regime − da non confondere con la «dittatura», concetto del mondo d’antan − che non sappiamo come sarà, ma che stiamo costruendo.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni

Infatti, mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là.

 

Sono molto rari i fondi sovrani che possono competere, quindi quasi tutti ne dipendono.

 

 

I media corporativi

I media corporativi (corporate media) si sono messi di buona lena a servizio del progetto.

 

Da molto tempo, in particolare dopo la fine della guerra fredda, il giornalismo si autodefinisce ricerca dell’obiettività, benché sia noto a tutti si tratti di qualcosa che concretamente non esiste.

 

In un tribunale non viene chiesto ai testimoni di dar prova di obiettività, ma si esige che «dicano la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità».

 

Mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là

Ognuno di noi percepisce la verità in modo parziale, perché condizionato dalla propria situazione. In un incidente che coinvolge un pedone, la maggior parte dei testimoni-pedoni gli daranno ragione; la maggior parte dei testimoni-automobilisti invece affermeranno che la ragione sta dalla parte della vettura. Soltanto l’insieme delle testimonianze permette di ricostruire l’accaduto.

 

I media corporativi hanno reagito all’avvento dei nuovi protagonisti della comunicazione (blog e social-network), dapprima cercando di screditarli: sono toccanti, ma non sono abbastanza preparati, sono su un piano diverso dal nostro.

 

I giornalisti professionisti hanno stabilito una distinzione fra libertà di pensiero − per tutti − e libertà d’informare − soltanto per loro. Poco a poco si sono trasformati in maestri di scuola: gli unici autorizzati a dare il voto, bello o brutto che sia, a chi tenta d’imitarli. A questo scopo si sono inventati la verifica delle affermazioni (fact checking), come se il loro lavoro fosse assimilabile a un gioco televisivo.

 

Preoccupati che responsabili politici potessero mettersi dalla parte degli elettori, invece che dalla parte dei detentori dei grandissimi patrimoni, i media corporativi hanno esteso la verifica ai politici.

 

on si contano più le trasmissioni dove un leader è sottoposto al fact checking della redazione. Il discorso politico, che dovrebbe essere un’analisi dei problemi della società e dei modi di risolverli, è ridotto a una serie di dati verificabili negli annuari statistici.

 

I media corporativi si sono inizialmente affermati come «quarto potere»; in seguito, dopo aver assorbito gli altri, sono diventati il Principale Potere.

 

Dobbiamo la nozione di Quarto Potere al politico e filosofo britannico del XVIII secolo Edmund Burke: un potere che s’è formato affiancandosi agli altri, ossia ai poteri spirituale, temporale e dei commons (i popolani). Burke, conservatore liberale, non ne contestava la legittimità, che però oggi − e ognuno può constatarlo − non si fonda su valori, bensì sul denaro dei proprietari.

 

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili.

 

Così vent’anni fa i giornali che contestavano le mie tesi le presentavano sommariamente, per poi immediatamente screditarle, definendole «complottiste». Oggi non osano nemmeno più riassumerle: non sono «verificabili». S’accontentano di liquidarmi come «non affidabile». E di fronte a giornalisti non professionisti più giovani, i media si limitano a insultarli. Il fossato che separa gli uni dagli altri è sempre più profondo.

 

Un fenomeno particolarmente evidente nel caso dei Gilet Gialli, semplici cittadini che protestavano contro quest’evoluzione sociologica del mondo, prima che l’isolamento ne favorisse il trionfo. Ricordo una deputata che, durante un dibattito su una rete televisiva d’informazione continua, chiedeva a un’esponente dei Gilet Gialli quale sussidio avrebbe soddisfatto i manifestanti.

 

Risposta: «non abbiamo bisogno di sussidi, vogliamo un sistema più giusto». I media corporativi si sono rapidamente liberati da individui come la signora, che riflettono sui problemi della società, sostituendoli con altri, portavoce di rivendicazioni concrete e immediate. Hanno fatto tutto il possibile per censurarne il pensiero.

 

 

Voti belli o brutti

Altra soluzione studiata dalla nuova élite dominante: il ripristino dell’Index librorum prohibitorum.

 

Un tempo la Chiesa − che non era soltanto comunità di credenti, ma anche potere politico − pubblicava l’elenco di libri proibiti per tutti, tranne che per il clero. L’intenzione era proteggere il popolo dagli errori e dalle menzogne dei contestatori. L’Indice fu abolito. Per reazione, i credenti privarono la Chiesa del potere politico.

 

Ex responsabili della NATO e dell’amministrazione Bush hanno istituito allo scopo una società newyorkese, NewsGuard, incaricata di stilare una lista dei siti internet non affidabili, fra cui Réseau Voltaire (3). Dal canto loro NATO, Unione Europea, Bill Gates e qualche altro hanno creato CrossCheck, che finanzia in particolare i Décodeurs [decodificatori] di Le Monde (4). Pare che la proliferazione esponenziale delle fonti d’informazione abbia fatto fallire il progetto.

 

Un metodo più recente consiste nel definire a priori non già cosa sia affidabile, ma addirittura cosa sia Verità.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha varato una «Commissione contro la disinformazione e il complottismo», il cui presidente, il sociologo Gérald Bronner, sostiene che lo Stato dovrebbe istituire un organismo per stabilire la Verità sulla base del «consenso scientifico». Bronner ritiene inaccettabile che la parola di «un professore universitario equivalga a quella di un Gilet Giallo» (5)

 

Certamente un metodo non inedito. Nel XVII secolo Galileo sostenne che la Terra girava attorno al Sole e non viceversa. I predecessori di Bronner gli opposero diversi passaggi delle Sacre Scritture, all’epoca considerate fonte rivelata di conoscenza. Il «consenso scientifico» indusse la Chiesa a condannare Galileo.

 

La storia della scienza brulica di esempi analoghi: quasi tutti i grandi scopritori sono stati avversati dal «consenso scientifico» dell’epoca.

 

Il più delle volte le loro idee sono riuscite a trionfare non già con la dimostrazione, ma grazie alla morte di chi le contrastava: i leader del «consenso scientifico».

 

 

Thierry Meyssan

 

NOTE

1) «Boicottaggio generale del Summit Globale contro il COVID-19», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 settembre 2021.

2) «Le tecniche della propaganda militare moderna», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia), Rete Voltaire, 18 maggio 2016.

3) «UE, NATO, NewsGuard e Réseau Voltaire», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 5 maggio 2020.

4) «Dietro Décodex ci sono NATO e Unione europea», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 febbraio 2017.

5) «Emmanuel Macron vara una commissione contro la disinformazione e il complottismo», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 2 ottobre 2021.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Cervello

Chip cerebrali, approvati i primi test sull’uomo per la società di Elon Musk Neuralink

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La società di chip cerebrali di Elon Musk, Neuralink, ha annunciato che l’ente di regolamentazione statunitense Food & Drug Administration (FDA) ha approvato il suo prodotto per la sperimentazione umana.

 

«Questo è il risultato dell’incredibile lavoro del team di Neuralink in stretta collaborazione con la FDA e rappresenta un primo passo importante che un giorno consentirà alla nostra tecnologia di aiutare molte persone», ha scritto l’azienda di Musk in un tweet .

 

«Il reclutamento non è ancora aperto per la nostra sperimentazione clinica. Annunceremo presto ulteriori informazioni!».

 

 

Neuralink è un progetto di Musk fondato nel 2016. Il magnate della tecnologia ha affermato in passato che la connessione del cervello umano a un computer è promettente per un’ampia gamma di applicazioni, dal ripristino della vista e della funzione motoria dei pazienti disabili al controllo mentale dei dispositivi elettronici.

 

Musk ha una sua teoria precisa dietro allo sviluppo della cosiddetta HMI (human-machine interface) che unisce cervello e calcolatore, considerandolo un atto di difesa contro l’Intelligenza Artificiale (AI) che, secondo le previsioni di Musk, diventerà «molto più intelligente degli umani» e controllerà l’intera società.

 

Solo «fondendosi» con la macchina, secondo il Musk, gli esseri umani svilupperanno la capacità di stare al passo e proteggersi da essa. «If you can’t beat them, join them»: se non può batterli, unisciti a loro, spiegò Musk nel popolare podcast di Joe Rogan, raccontando che in futuro l’umanità sarà in grado di comunicare senza avvalersi del linguaggio.

 

L’obiettivo finale di Neuralink è «assicurare il futuro dell’umanità come civiltà rispetto all’IA», aveva assicurato l’imprenditore di origina sudafricana al pubblico in un discorso alla California Academy of Sciences di San Francisco ancora nel 2019.

 

«Dopo aver risolto una serie di malattie legate al cervello, c’è la mitigazione della minaccia esistenziale dell’IA», ha continuato. «Questo è il punto…Questo è qualcosa che penso sarà davvero importante a livello di civiltà».

 

«Ho parlato molto dell’intelligenza artificiale nel corso degli anni, ma penso che anche in uno scenario di Intelligenza Artificiale benigna, rimarremo indietro» ha dichiarato Musk, di fatto teorizzando ed approntando materialmente una sorta di «transumanismo di difesa».

 

Finora l’impianto cerebrale ha prodotto risultati contrastanti negli studi sugli animali. Alcuni soggetti del test sulle scimmie a cui è stato impiantato il chip hanno spostato con successo i cursori del computer (per giuocare a Pong), anche se 15 su 23 sarebbero morti per emorragie cerebrali, automutilazione o eruzioni cutanee sanguinolente tra il 2017 e il 2020.

 

 

Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

 

Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore.  Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.

 

«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab. Ci siamo.

 

 

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Intelligenza Artificiale

Card. Eijk: la Chiesa deve dire la sua sull’Intelligenza Artificiale

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Lo afferma con forza il cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi): la proliferazione di nuovi servizi e offerte di Intelligenza Artificiale (IA) richiede una risposta e una considerazione da parte della Chiesa cattolica.

 

 

L’arcivescovo di Utrecht è medico di formazione ed esperto di sessualità e bioetica. Due sono le urgenze per lui: da una parte che la Chiesa sia presente su «chatbot» come ChatGPT o Google Bard, in modo che le risposte comprendano anche il punto di vista religioso.

 

D’altra parte, è necessario riflettere più ampiamente sull’impatto dell’IA e, in particolare, su come il suo utilizzo, anche nel campo della pastorale e dell’assistenza medica, influisca sul modo in cui le società percepiscono gli esseri umani.

 

Il porporato, noto per aver chiesto un chiarimento magisteriale della Chiesa sul tema dell’ideologia di genere, è convinto che la Chiesa debba decidere, anche attraverso un documento ufficiale, sull’impatto dell’IA sull’essere umano, che chiede un intervento molto ampio riflessione.

 

«È difficile avere una panoramica di tutto ciò che l’IA può fare per noi, perché è ancora un ambito poco conosciuto. Ma le tecnologie IA, come i chatbot, possono anche dire qualcosa sulle questioni religiose».

 

Il fatto è che «la risposta del chatbot è il risultato di un calcolo dell’IA. Ma significa che l’aggiunta di informazioni religiose può influenzare le risposte. Per questo, dobbiamo cercare di essere presenti nel campo dell’IA. Ma l’intelligenza artificiale può fare molto di più del testo. (…) Può rispondere raccogliendo dati e mettendoli in ordine o contesto».

 

Un esempio lampante è quello di «Bing» di Microsoft, che grazie all’IA si è trasformato da motore di ricerca a quello di chatbot. Un tale sistema può simulare conversazioni con santi sulla base di informazioni trasmesse sulla vita e le parole dei santi.

 

 

È necessaria cautela, ma senza aspettare troppo

Il cardinale Eijk ammette che serve una certa prudenza, ma allo stesso tempo: «se aspettiamo troppo, altri avranno introdotto più informazioni che determineranno le risposte. (…) Non conosciamo le conseguenze dell’uso diffuso del software chatbot, ma possiamo già prevedere un certo scenario».

 

«Questi software commettono errori, ma cosa succederà tra 10, 20 o anche 5 anni? Ci saranno altri tipi di IA, computer molto più potenti in grado di dare risposte molto più precise. Possiamo influenzare le risposte ora. (…) È comprensibile avere paura, perché l’IA può avere conseguenze molto negative per la nostra società».

 

La questione, prosegue il porporato, non riguarda solo l’uso dei software per l’interazione, ma la questione della «robotizzazione della nostra società, che potrebbe portare alla perdita di molti posti di lavoro, soprattutto per le persone che non hanno svolto alcuno studio specializzato. (…) Perché il robot è una specie di impiegato che non chiede aumento, che lavora 24 ore su 24 senza stancarsi. Potrebbe cambiare radicalmente la nostra società».

 

 

Transumanesimo

Un pericolo reale è anche il rischio di un nuovo «transumanesimo», in cui gli esseri umani possano essere trattati e percepiti come macchine. Così, il card. Eijk ha ricordato che «abbiamo già case di riposo dove i robot portano il cibo. Ma dare da mangiare ai malati è un momento di contatto umano con il malato che si è perso».

 

Il passaggio dalla semplice distribuzione del cibo alla cura del paziente fa sì che, in alcuni aspetti pratici, il contatto umano diventi sempre più impercettibile.

 

Così, «se un robot toglie un paziente dal letto e lo porta sotto la doccia, c’è il rischio che il contatto umano vada completamente perso. Con il miglioramento del software, nulla ostacola questo passaggio».

 

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

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Transumanismo

Osservazioni sull’ascesa del transumanismo

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Sicuramente deve esserci un filo che collega le grandi sfide bioetiche e culturali del nostro tempo: transgenderismo, transumanesimo, riproduzione artificiale, declino demografico, wokeismo (o postmodernismo, o altro), secolarizzazione, ingegneria genetica e così via.

 

O l’esistenza di un tale filo è una paranoica teoria del complotto?

 

Il mondo anglofono diffida delle grandi narrazioni, per una buona ragione. Gli esperimenti del ventesimo secolo con le ideologie hanno portato ai peggiori bagni di sangue della storia.

 

Tuttavia, i pensatori continentali sono più favorevoli alle teorie unificate della storia intellettuale. Un rappresentante di questa tradizione è l’intellettuale pubblico peruviano Miklos Lukacs.

 

Lukacs ha studiato e lavorato in Perù, Cile, Nuova Zelanda e Regno Unito, dove ora vive. Nel suo primo libro, Neo entes: Tecnología y cambio antropológico en el siglo XXINeo entità: tecnologia e cambiamento antropologico nel 21° secolo»), analizza l’ascesa del transumanesimo.

 

Di seguito alcuni stralci di un’affascinante intervista sulla rivista on-line European Conservative.

 

Una credenza nell’inevitabilità del progresso è una specie di religione:

«Viene venduto come un miglioramento materiale, come un’idea di progresso in cui l’essere umano si migliora, si sostituisce a Dio e diventa Dio grazie alla tecnologia. Il problema con questo approccio è che si tratta di una promessa falsa e vuota. La condizione sine qua non di questo processo è che l’essere umano cessi di essere umano. Progredirai, ma il costo di quel progresso è che smetti di essere quello che sei. Quindi, l’homo sapiens può trasformarsi in un homo deus o in qualsiasi tipo di forma, quella che io chiamo una neo-entità. Fondamentalmente, la tecnologia ti permetterà di essere qualunque cosa tu voglia essere e questa è una delle promesse del progresso».

 

Destra contro sinistra è una cornice antiquata per la politica:

«Pertanto, leggere la politica di oggi attraverso la lente del passato, come una disputa tra fazioni di destra e sinistra nate nel XVIII secolo, è anacronistico. La guerra del XXI secolo non è solo una guerra politica, economica, culturale o sociale. La grande guerra del XXI secolo è la guerra antropologica tra le visioni progressiste che concepiscono l’essere umano come migliorabile e quelle che credono che l’essere umano debba mantenere la sua dignità e integrità. Esseri umani al servizio della tecnologia contro tecnologia al servizio degli esseri umani».

 

Il significato del transgenderismo

«In nome di questo progresso tecnologico, tutte le categorie dell’essere umano vengono svuotate del loro contenuto ontologico. Ciò significa che non esiste una categoria sessuale, ma centinaia di generi, o che non vi è alcuna differenza tra adulti e bambini, non solo ontologicamente ma anche moralmente rispetto alle decisioni che possono prendere, e tutti sono inclusi nel termine «persone». Così, sentiamo i politici progressisti affermare che la diversità sessuale è apprezzata dalle «persone» finché c’è il consenso.

 

Il significato della riproduzione artificiale:

«Il rischio maggiore è che tutta la riproduzione umana venga messa nelle mani della tecnologia, e quella sarebbe la fine dell’essere umano. Sarebbe la creazione dell‘homo deus, ma non dell’intera popolazione ma della minoranza che controlla, commercializza, produce, regola e supervisiona queste tecnologie. Disponiamo già di tecniche di preimpianto genetico e di fecondazione in vitro; la legge sui tre genitori del Regno Unito esiste già; l’Università di Eindhoven sta lavorando alla creazione di uteri umani artificiali; e ci sono persino tate con Intelligenza Artificiale postpartum per controllare lo sviluppo dei bambini senza la presenza umana. Questa non è fantascienza, è la realtà.

 

 

Michael Cook

 

 

 

 

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