Big Pharma
Buon Natale, Tiffany Dover
Buon Natale Tiffany Dover, ovunque tu sia. Buon Natale, come si usa dire, a te e alla tua famiglia, visto che ne hai già una bellissima, nonostante la tua relativamente giovane età.
Buon Natale alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi, che – altro che Silent Night – stanno passando in silenzio tutta questa fine anno.
Buon Natale Tiffany Dover, Buon Natale alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi, che – altro che Silent Night – stanno passando in silenzio tutta questa fine anno
Buon Natale ai giornalisti di tutto il globo che – a differenza delle migliaia e migliaia precipitati da tutto il mondo sulla tua bacheca a chiedere una spiegazione – ti hanno ignorata, se non per dare una qualche forma di smentita, ancorché manchevole o ridicola.
È curioso questo fatto delle smentite date senza che prima sia data la notizia (ma davvero, in TV giornali italiani o americani, avete visto mezza parola, sulla ragazza che perde i sensi appena fatto il vaccino della salvazione planetaria?).
Dobbiamo dire che noi di Renovatio 21, vecchie volpi, l’abbiamo già vista un po’ di volte, questa cosa: ricordiamo, soprattutto, il caso dei vescovi kenyoti che accusarono la campagna di vaccinazione locale contro il tetano, chiaramente a guida transnazionale e non-governativa (c’era, in fondo alla filiera, tu-sai-chi), di aver reso sterili le donne dei villaggi per tramite di un vaccino – lo sostennero pure le reti di medici cattolici locali e qualche altro ricercatore – che induceva il corpo ad attaccare la gonadotropina corionica umana (HCG). Una bella storia, di certo. Che torna un po’ attuale, visto che le autorità britanniche hanno informato di un possibile rischio per le gravidanze, e l’ex direttore della Pfizer parla di un vaccino che attaccherebbe la placenta…
È curioso questo fatto delle smentite date senza che prima sia data la notizia
Vedemmo, all’epoca, qualche smentita apparire sulle testate mondiali anglofone – in Italia, figurarsi – ma se si cercava la notizia precedente alla smentita non la si trovava o la si trovava con estrema difficoltà. Come ora, del resto: della Tiffany parlano in pratica solo i siti antibufale.
Qui siamo dalle parti del caso kenyota: orde di debunker, di vario grado e varia ebetudine, si sono lanciati a urlare al complottista e alla fake news, senza – come sempre – avere nemmeno un briciolo di materiale per smentire le ipotesi di chi nell’affaire Dover non può non vedere che molto non torna.
Il filmato che ha fatto uscire il suo ospedale, ammesso che quella sia lei, sembra davvero un hostage video, come quelli dei rapiti dall’ISIS
Perché il filmato che ha fatto uscire il suo ospedale, ammesso che quella sia lei, sembra davvero un hostage video. Avete presente, i video con gli ostaggi, scarni ed enigmatici, divenuti popolari ai tempi dell’islamismo dei tagliagole di Al Qaeda e dell’ISIS. E notate anche che in quel video, e in quelle foto, la Tiffany appare mascherata.
Basterebbe poco a fugare ogni dubbio. Una frasetta, una ripresina di pochi secondi: sto bene, basta con questa speculazione. Lì ci starebbe pure una lamentela per l’intimità violata, magari anche qualche accenno immancabili alle minacce ricevute alla famiglia (lo dicono sempre), la promessa di sparire perché spaventata da questa attenzione universale che l’ha trafitta come un ago crudele.
Non che la ragazza avesse la propensione alla privacy più estrema: le immagini in cui appare sorridente che posa guardando in camera sono distribuite ad abundantiam su Instagram, Facebook, perfino qualcosa su YouTube. E una che si fa vaccinare in mondovisione, potrebbe anche sentire la responsabilità di parlare dei postumi dell’innesto in pubblico.
Il suo profilo Instagram, dicono, ha nelle ultime ore totalizzato 30 mila followers in più. Nessuno di essi, a quanto sembra, ha avuto nemmeno mezza risposta.
Mostrateci il suo viso scoperto, senza mascherina. Perché si può pensare che la maschera la sta indossando perché ha avuto come effetto collaterale una bella paresi di Bell
Ma tant’è: ci vorrebbe poco a far cadere tutto questo castello di carte. Mostrateci che è viva. Mostrateci il suo volto. Mostrateci il suo viso scoperto, senza mascherina. Perché, ad una certa, più che al fatto che la maschera la indossa una sosia, si può pensare che la maschera la sta indossando perché la vaccinazione ha avuto come effetto collaterale una bella paresi di Bell che gli deturpa l’espressione facciale.
Che Tiffany sia morta, o abbia un danno anche minimo, come mezza faccia in paralisi, non cambia molto: se quest’informazione divenisse una notizia, lo shock politico-scientifico-finanziario non troverebbe limite. Nessuno vorrebbe più fare il vaccino (pensiamo soprattutto alle signore: avete mai visto come vi riduce, una paralisi facciale?). Le azioni di Pfizer crollerebbero, tirandosi giù magari l’intero mercato azionario mondiale.
E notate bene: siccome un’immagine vale mille parole, l’eventuale notizia del danno a questa fanciulla che abbiamo visto in faccia devasterebbe il mondo più della notizia dei morti nella sperimentazione del vaccino Pfizer, che di fatto non se li è filati nessuno. (Renovatio 21, ovvio, sì, molto)
Ci sarebbe, in panchina a scaldarsi, il candidato numero 2, il vaccino Moderna – ma il problema dell’affidabilità rimarrebbe, e i dubbi della popolazione pure, perché anche il Moderna come il Pfizer è basato sulla controversa tecnologia mRNA, che del resto mai prima d’ora era stata approvata per uso umano.
Che Tiffany sia morta, o abbia un danno anche minimo, come mezza faccia in paralisi, non cambia molto: se quest’informazione divenisse una notizia, lo shock politico-scientifico-finanziario non troverebbe limite
Il candidato numero 3, il vaccino AstraZeneca (quello di Oxford, dove dapprima si erano concentrate – per vari motivi non sempre chiarissimi – le attenzioni anche del governo italiano) ha dato problemi non da poco, con i ricercatori che hanno ammesso di aver sbagliato dosi, e la stampa americana che ha attaccato duramente l’intero impianto del farmaco e della sua sperimentazione, nonché le mosse della multinazionale farmaceutica nelle relazioni con il regolatore.
In pratica, se qualcosa di anche lievemente brutto è accaduto a Tiffany, il mondo si sveglierebbe senza il vaccino. C’est-à-dire, senza il salvatore, il messia della religione nazisanitaria globale. Cioè, senza speranza, senza futuro, con la popolazione di tutto l’Occidente che freme in lockdown (cioè, il sistema di controllo sociale con cui governi dicono di attendere il vaccino liberatore).
È, ribadiamo, innanzitutto un problema politico: perché perderebbero legittimità tutti quei governi che hanno arrestato popoli di milioni di persone spostando la data della liberazione ogni settimana più in là. La ricetta per la rivolta, per il collasso sociale.
In pratica, se qualcosa di anche lievemente brutto è accaduto a Tiffany, il mondo si sveglierebbe senza il vaccino. C’est-à-dire, senza il salvatore
È un problema scientifico, perché anche gli ultimi residui di credibilità di cui dovrebbe godere «la scienza» andrebbero dissolti nelle pernacchie, se non nel risentimento, della popolazione che la scienza dice di saper aiutare, dice di dover controllare. Potete notarlo voi stessi: il balletto sul Coronavirus Premium – il «mutante inglese» appena sfornato – che sarebbe coperto dal vaccino o non sarebbe coperto dal vaccino, con gli esperti che si scontrano asserendo tutto e il contrario di tutto.
È un problema finanziario perché, ripetiamo, i mercati sono luoghi umorali. Un vaccino che non vuole nessuno significa lockdown di attività economiche prolungate, e quindi significa catastrofe sia per l’economia reale che per quella speculativa, un ecatombe numerica mai vista prima.
Per noi che siamo antivaccinisti, un mondo con il supervaccino fallito e sepolto sarebbe un grande regalo, un regalo di Natale che ci meritiamo viste le innumeri lettere che abbiamo mandato a Santa Claus in tutti questi anni
Tiffany, insomma, potrebbe essere per il sistema mondiale una bella gatta da pelare. Gli altri che sono stati male dopo l’inoculazione hanno usato la cortesia di farlo lontani dalle dirette TV. E insomma…
Certo, per noi che siamo antivaccinisti, un mondo con il supervaccino fallito e sepolto sarebbe un grande regalo, un regalo di Natale che ci meritiamo viste le innumeri lettere che abbiamo mandato a Santa Claus in tutti questi anni. Noi che ancora anni fa a Babbo Natale scrivevamo di Ranieri Guerra, di Ricciardi, di Bill Gates, dell’OMS, della logica dell’obbligo, del pericolo che avremo corso abbandonando, dopo quella politica, economica, famigliare, anche la sovranità biologica.
È arrivato il tempo di scartare i regali.
Buon Natale, Tiffany Dover. Ovunque tu sia. Non sai, in realtà, quanto ti vogliamo bene.
Buon Natale, Tiffany Dover. Ovunque tu sia. Non sai, in realtà, quanto ti vogliamo bene.
Roberto Dal Bosco
Big Pharma
Tornado distrugge impianto della Pfizer
Un tornado ieri ha squarciato un enorme impianto farmaceutico Pfizer nella Carolina del Nord, USA, spargendo «50.000 pallet di medicinali» in tutta la proprietà. Lo riportano diverse testate americane.
Pfizer ha dichiarato al media locale ABC 11 che un tornado ha danneggiato il suo spazio di produzione di Rocky Mount che si trova su 100 ettari nella parte orientale della Carolina del Nord.
«Stiamo valutando la situazione per determinare l’impatto sulla produzione (…) I nostri pensieri sono con i nostri colleghi, i nostri pazienti e la comunità mentre ricostruiamo da questo incidente meteorologico», ha affermato la società.
Secondo il sito web dell’azienda, l’impianto di Rocky Mount è «uno dei più grandi impianti di iniettabili al mondo».
Pfizer building destroyed by a tornado in North Carolina. 50,000 pallets of medicines destroyed.????
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— Wall Street Silver (@WallStreetSilv) July 19, 2023
«In questa struttura viene prodotta un’ampia gamma di prodotti, tra cui anestesia, analgesia, terapeutici, antinfettivi e bloccanti neuromuscolari. Questi prodotti sono disponibili in presentazioni di piccolo volume, come fiale, fiale e siringhe, e presentazioni di grande volume, come sacche IV e flaconi semirigidi» è scritto.
Un dipendente Pfizer ha detto ad ABC 11 che il tornado ha devastato la struttura per 60-90 secondi. Ha detto che il tornado sembrava «come se fosse esplosa una bomba».
L’azienda è sotto i riflettori non solo per essere il principale produttore del vaccino COVID nella forma di siero genico sperimentale a mRNA – con i relativi profitti e le polemiche sugli esperimenti con virus mutanti portati alla luce dagli scoop di Project Veritas.
Il CEO di Pfizer Albert Bourla, solitamente taciturno con i giornalisti che lo incontrano per strada a Davos e poco propenso a farsi vedere al Parlamento Europeo che lo chiama a testimoniare, ha recentemente firmato una lettera con altri 200 dirigenti di Big Pharma a favore della liberalizzazione della pillola per l’aborto.
Pfizer ha inoltre assunto Lady Gaga come testimonial.
Nessuna delle mosse sopracitate mosse sembra aver portato fortuna, almeno per quanto riguarda improvvise catastrofi meteorologiche che si concentrano su siti di produzione.
Immagine da Twitter
Alimentazione
Famosi farmaci dimagranti sotto inchiesta per collegamento a pensieri suicidi
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
I regolatori europei stanno rivedendo diversi popolari farmaci dimagranti come Ozempic per aver indotto pensieri suicidi tra alcuni utenti. Diversi farmaci dimagranti hanno una storia di legami con ideazione suicidaria e altri effetti collaterali, alcuni gravi.
I regolatori europei stanno rivedendo diversi popolari farmaci dimagranti come Ozempic per aver indotto pensieri suicidi tra alcuni utenti, secondo un servizio della BBC News.
L’agenzia di sorveglianza della salute islandese ha prima segnalato il problema, segnalando almeno due episodi di pensieri suicidi legati a Ozempic e Saxenda di Novo Nordisk e un caso di ideazione di autolesionismo a Saxenda.
L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) sta indagando sui rapporti.
L’EMA ha affermato che indagherà sui farmaci dimagranti che contengono semaglutide o liraglutide, ma che potrebbe espandere la sonda ad altri farmaci della stessa classe, noti come agonisti del recettore del GLP-1, ha detto un portavoce alla BBC.
Gli agonisti del recettore del GLP-1 originariamente erano usati per trattare il diabete di tipo 2, ma ora sono in fase di sviluppo per trattare l’obesità.
L’ultimo farmaco dimagrante di Novo Nordisk, Wegovy, usa anche semaglutide, e Eli Lilly, Amgen e Pfizer stanno sviluppando agonisti del recettore del GLP-1.
I farmaci in esame portano un ampio elenco di effetti collaterali. Nell’etichettatura degli Stati Uniti, le informazioni sul prodotto elencano i pensieri di suicidio come un possibile effetto collaterale , ma le informazioni sul prodotto dell’Unione Europea no.
Questa revisione è stata annunciata poche settimane dopo che l’ EMA ha lanciato un segnale di sicurezza contro il cancro alla tiroide per diversi farmaci nella classe GLP-1, inclusi i prodotti semaglutide di Novo e i farmaci dimagranti prodotti da AstraZeneca e Sanofi.
Il prezzo delle azioni di Novo Nordisk è sceso del 2,25% questa mattina dopo un calo simile lunedì dopo la notizia dell’indagine dell’EMA. Anche il prezzo delle azioni di Eli Lilly è sceso di quasi il 2,3%.
I farmaci per la perdita di peso hanno una storia di collegamenti con l’ideazione suicidaria
Novo Nordisk ha affermato in una dichiarazione che prende molto sul serio tutte le segnalazioni di eventi avversi derivanti dall’uso dei suoi farmaci, che la sicurezza del paziente è una priorità assoluta e che non ha trovato alcuna «associazione causale» tra pensieri suicidi e farmaci.
Commentando l’indagine dell’EMA, un portavoce della Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha dichiarato a Bloomberg News: «se vengono identificati segnali di sicurezza appena identificati, la FDA determinerà quali azioni sono appropriate dopo un esame approfondito del corpus di prove».
Il portavoce ha affermato che gli studi clinici per Wegovy non supportano un aumento del rischio di ideazione suicidaria, ma gli studi clinici per altri farmaci dimagranti sì.
Secondo il Dashboard pubblico del sistema di segnalazione degli eventi avversi (FAERS) della FDA, dal 2018 ci sono state almeno 60 segnalazioni di ideazione suicidaria da parte di pazienti trattati con semaglutide o dei loro operatori sanitari, ha riferito Reuters. Ha altresì riferito che negli studi clinici per Ozempic e Saxenda, Novo Nordisk ha escluso le persone con una storia di disturbi psichiatrici o recente comportamento suicida.
La CNN ha riferito che negli studi clinici per Saxenda per adulti, nove persone su 3.300 che assumevano il farmaco hanno riportato ideazione suicidaria, rispetto a due su oltre 1.900 che hanno ricevuto un placebo.
Un adulto che prendeva il Saxenda ha tentato il suicidio, dicono le informazioni sulla prescrizione. Negli studi clinici pediatrici, uno dei 125 che assumevano Saxenda è morto per suicidio. Le informazioni sulla prescrizione dicono «non c’erano informazioni sufficienti per stabilire una relazione causale con Saxenda».
In effetti, la questione dei pensieri suicidi legati ai farmaci dimagranti è stata un grosso ostacolo alla capacità dell’industria farmaceutica di sviluppare redditizi farmaci dimagranti.
Un precedente farmaco dimagrante – Acomplia (rimonabant) di Sanofi – è stato ritirato dai mercati europei perché causava idee suicide. Non ha mai ottenuto l’approvazione negli Stati Uniti.
Anche le pillole dimagranti Contrave di Currax Pharmaceuticals e Qsymia di Vivus, approvate negli Stati Uniti rispettivamente nel 2014 e nel 2012, riportano avvertenze sulle loro etichette sull’aumento del rischio di pensieri suicidari.
La mania di Wegovy sta rallentando?
Da quando la FDA ha approvato Wegovy, il farmaco è diventato una sensazione, con celebrità e influencer dei social media che condividono regolarmente foto prima e dopo su Instagram e TikTok. Questa esposizione sta contribuendo ad alimentare un nuovo enorme mercato della droga che potrebbe valere 100 miliardi di dollari all’anno per i produttori di farmaci, con la maggior parte dei profitti che vanno ai primi leader Novo Nordisk ed Eli Lilly.
I farmaci iniettabili settimanalmente sono disponibili solo su prescrizione medica, ma sono molto richiesti tra coloro che cercano di perdere peso .
I farmaci hanno causato una sostanziale perdita di peso negli studi clinici . Gli utenti possono pagare più di 1.300 dollari al mese per i farmaci, che spesso non sono coperti da assicurazione.
Wegovy sarebbe così popolare negli Stati Uniti che ci sarebbero carenze, inducendo i pazienti a rivolgersi ad altri prodotti farmaceutici – come Ozempic di Novo Nordisk – che possono essere utilizzati off-label per la perdita di peso e che sono diventati altrettanto popolari.
Mentre Saxenda e Wegovy sono entrambi approvati e autorizzati per la perdita di peso nel Regno Unito, Wegovy non è ancora disponibile, anche se i medici in Inghilterra potrebbero iniziare a offrirlo ad alcuni pazienti come parte di un programma pilota biennale del Servizio Sanitario Nazionale, ha annunciato il governo in Giugno.
I produttori di farmaci non sono gli unici a trarre profitto dai farmaci dimagranti. Le società di telemedicina sono sorte offrendo una prescrizione online per i farmaci in soli 15 minuti.
Aziende come Ro e Calibrate hanno lanciato servizi di telemedicina dedicati alla prescrizione di Wegovy e Ozempic e hanno pubblicato annunci per i loro servizi in luoghi come New York City.
Anche alcune spa mediche statunitensi e farmacie specializzate hanno inseguito i profitti, presumibilmente producendo farmaci di imitazione con semaglutide come ingrediente attivo. Novo Nordisk ha intentato causa contro di loro.
Questi farmaci non sono fatti per un uso a breve termine. Gli studi dimostrano che quando le persone smettono di prenderli, riguadagnano gran parte del peso perso o potenzialmente aumentano di peso ancora di più. La maggior parte delle persone che iniziano a prendere i farmaci e vogliono che gli effetti durino dovranno continuare a prenderli a lungo termine.
Ma i recenti dati sulle affermazioni delle farmacie mostrano che la maggior parte delle persone che iniziano a prendere Wegovy smette di prenderlo entro un anno, alcune a causa degli effetti collaterali e altre a causa dell’alto costo dei farmaci.
Altri effetti collaterali noti di Semaglutide
Oltre alle preoccupazioni per l’ideazione suicidaria e i pensieri di autolesionismo, stanno diventando evidenti anche il cancro al pancreas e altri effetti avversi legati alla semaglutide.
Uno studio che utilizza i dati di EudraVigilance , il sistema europeo per l’analisi delle reazioni avverse ai farmaci, ha rilevato un’elevata prevalenza di disturbi gastrointestinali tra gli utenti.
Sono stati segnalati anche disturbi metabolici, nutrizionali, oculari, renali, urinari e cardiaci.
C’era un aumentato rischio di retinopatia diabetica. Gli studi suggeriscono anche che l’uso di semaglutide può portare a eventi avversi ai reni.
Oltre al cancro alla tiroide, i ricercatori hanno sollevato preoccupazioni sul potenziale rischio di carcinoma pancreatico associato al farmaco.
Uno studio su 25.617 persone ha anche scoperto che l’uso di agonisti del recettore del GLP-1 produce un aumento di 3,5 volte del tasso di ostruzione intestinale.
I farmaci comportano anche rischi seri e poco discussi per le donne incinte , ha riferito The Defender.
La FDA avverte che l’uso dovrebbe essere interrotto almeno due mesi prima della gravidanza perché il corpo impiega così tanto tempo per eliminare il farmaco.
Nessuno dei due farmaci è stato studiato nelle donne in gravidanza negli studi clinici. Ma negli studi sugli animali, quando ratti, conigli e scimmie sono stati trattati con farmaci semaglutide iniettabili, hanno sperimentato un aumento dei tassi di aborto spontaneo e la loro prole è nata più piccola e ha avuto tassi più elevati di difetti alla nascita.
Brenda Baletti
Phd.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Arte
La catastrofe farmaceutica degli oppioidi. Renovatio 21 recensisce Dopesick
Dopesick – Dichiarazione di dipendenza (in streaming su Disney+, Stars Original) è una serie corale che racconta la catastrofe della dipendenza da oppiacei che ha sconvolto gli Stati Uniti. In particolare a partire dalla diffusione del farmaco OxyContin e, a cascata, dell’ondata di dolore, degrado, violenza e morte che ne è scaturita.
Si tratta di un tema che altre volte abbiamo trattato su Mondoserie – in apparenza, uno potrebbe dire, anche troppo spesso. Tuttavia, siamo dinanzi alla questione principale della società americana, un trauma iniziato circa venti anni fa (come la serie dettaglia benissimo) e ancora lungi dall’essere finito.
Lo scorso novembre il CDC, l’ente per le epidemie USA, ha dichiarato che le morti di overdose sono a circa 100 mila l’anno – e crediamo che si tratti di una cifra per difetto. Secondo l’ente, le morti per overdose sono «accelerate» durante la pandemia, raggiungendo livelli record. Secondo i dati di fine anno, nella città di San Francisco – una città oramai letteralmente invasa da homeless drogati che stanno spingendo gli abitanti a fuggire – le morti per overdose sono il triplo delle morti attribuite al COVID.
Come è iniziato questo disastro?
Gli otto episodi di Dopesick hanno il pregio di raccontarlo piuttosto bene.
Grande affresco della catastrofe
Tratto dal libro Dopesick: Dealers, Doctors and the Drug Company that Addicted America dell’editorialista del New York Times Beth Macy, la storia si concentra sull’epicentro iniziale della catastrofe. Ossia gli Appalachi, le zone montuose dove, prima delle delocalizzazioni cinesi, minatori e operai metallurgici creavano la spina dorsale dell’America materiale.
Lavoratori rigorosi, chiusi in piccole cittadine, spesso unite dalla religione e dal senso di paese dove tutti conoscono tutti.
In miniera e in fabbrica qualcuno si può far male – e da qui la necessità, magari, di una terapia antidolorifica. Cosa compresa perfettamente dalla famiglia Sackler, l’altro grande quadro che Dopesick riesce a mostrarci.
I Sackler sono miliardari farmaceutici. La generazione precedente, guidata dallo «zio» Arthur M. Sackler, portò un loro farmaco, il Valium – anche conosciuto come Diazepam – ad essere il primo negli USA a superare i 100 milioni di dollari di vendite (valore del denaro del 1971), facendo un uso ossessivo di campagne di marketing allore inedite per il settore.
I Sackler hanno donato milioni e milioni di dollari in filantropia artistica, ed è possibile vederli nella serie nei loro consigli di amministrazione ambientati nelle stanze del Metropolitan Museum adattate per il bisogno, in scene dove lo sfarzo si impasta con l’odio strisciante che provano l’uno per l’altro.
Il centro della nuova generazione è Richard Sackler, qui interpretato con intensità da Michael Stuhlbarg, che rende un personaggio diabolico e autistico al contempo. Richard Sackler vuole scalare la società di famiglia, ma tutti lo disprezzano. Vuole, in cuor suo, superare zio Arthur, e portare la società ad un livello superiore. Magari, addirittura, uscire dal mercato americano.
Tutto questo con un prodotto sul quale sta puntando ogni cosa: l’OxyContin, un oppioide a rilascio temporizzato, con il quale può sostituire il farmaco precedente il cui brevetto è scaduto.
L’impero del male dei filantropi Sackler
La sua campagna è senza sosta: penetra l’ente regolatore del farmaco, l’FDA, probabilmente corrompendola dal di dentro (fa scrivere le avvertenze del prodotto da un membro dell’ente che poi assume), poi parte con una campagna di marketing massiva, istruendo un esercito di rappresentanti a cui è tolto ogni scrupolo a convincere i dottori della superiorità dell’OxyContin.
Richard Sackler riuscirà in molti dei suoi intenti. La società di famiglia, la Purdue Pharma, ammasserà quantità mai viste di danaro. Prenderà il comando dell’azienda in barba al padre che non crede in lui e all’altro zio che lo disprezza. I Sackler, si dirà, ad un certo punto possono dirsi praticamente la famiglia più ricca della Nazione, forse perfino più dei Rockefeller.
Il prezzo: milioni di vite americane distrutte, rovinate e perfino uccise in modo terrificante.
Ogni singolo americano, viene mostrato nelle 8 puntate di Dopesick, diviene a rischio di diventare – magari per un mal di schiena o un mal di denti! – un tossicodipendente. E quindi di finire nel vortice che questo comporta: dolore, follia, crimine. Disoccupazione, ruberie, prostituzione, tragedie famigliari. E ancora, dolore, dolore, e disperazione.
Il caso più drammatico qui mostrato – un caso vero – è quello del dottor Samuel Finnix, dipinto magistralmente da Michael Keaton. Il dottor Finnix, per decenni medico della comunità operaia degli Appalachi, viene convinto da un giovane rappresentante farmaceutico a prescrivere l’OxyContin. Aprendo, di fatto, le porte dell’Inferno per tutta la sua amata cittadina.
Completano l’affresco umano gli sforzi degli inquirenti: Bridget Mayer (Rosario Dawson), amazzone dell’ente antidroga americano FDA, Rick Mountcastle (Peter Sarsgaard) e Randy Ramseyer (John Hoogenakker) dell’ufficio del procuratore della Virginia. Tutti si erano resi conto che al centro della distruzione sociale che stava montando, sensibile già a fine anni Novanta, c’erano l’OxyContin e la Purdue Pharma.
Il potere trasformativo della droga
La storia più tremenda raccontata da Dopesick rimane quella della giovane minatrice Betsy Mallum (Kaitlyn Dever). Che finisce schiava della droga, degli spacciatori, degli approfittatori, della devastazione che porta nella sua casa. E con nessun «programma» che riesca davvero a farla tornare in sé: la sua stessa natura profonda è stata «rewired», «ricablata». Trasformata.
Perché questo è quello che la crisi degli oppioidi fa: trasforma. Il dottore diventa un drogato, la ragazzina una ladra prostituta, il veterano un trafficante, la casalinga una barbona. Mentre i miliardari diventano ancora più ricchi.
Quella di Dopesick non è una visione gioiosa, né catartica: perché questa storia non è ancora finita. Anzi: la pandemia, come dicevamo sopra, ha peggiorato le cose.
Per chi volesse approfondire, HBO ha fatto uscire qualche mese fa una miniserie documentaria in due puntate, Crime of The Century, che va ancora più a fondo. Facendo i nomi di tutte le altre aziende coinvolte (alcune, ora, fanno i vaccini COVID). E mostrando la portata di questa industria di morte, arrivata a far coltivare il papavero ai contadini della Tasmania, tanta era la necessità degli ingredienti per gli oppioidi.
E in Italia?
Guardando la serie, seduto comodo in Italia, uno non può che finire per chiedersi: e da noi?
Un giornalista italiano, Filippo Facci, è praticamente l’unica voce del Paese che ha cominciato a parlarne. Perché stava capitando a lui.
«Nel giugno 2020 subii un intervento chirurgico molto invasivo, con una travagliata convalescenza che prevedeva l’assunzione di antidolorifici oppioidi od oppiacei: OxyContin, Targin, Depalgos. ossicodone, tramadolo eccetera (…) si comprano in farmacia con la ricetta, o in qualche modo anche senza. I medici italiani ci vanno cauti, ma alla fine il dosaggio te lo fai da solo, a seconda del male che senti».
«Lo scrivente – continua Facci – nell’ arco di soli 15 giorni, divenne un drogato a tutti gli effetti, un dipendente da oppioidi come ne muoiono 50mila all’anno negli Stati Uniti, dove hanno superato le vittime annue di incidenti automobilistici o di armi da fuoco, dove il numero di overdose dal 2006 al 2016 ha superato quello di tutti gli americani morti nelle due guerre mondiali (…). La maggioranza era gente assolutamente normale, che aveva iniziato con ordinarie prescrizioni e poi era passata a cercare su internet, infine dagli spacciatori. Siccome le pillole costano, i più poveri talvolta passano al morfinoide più economico: l’eroina».
Facci scrive di esserne uscito «velocemente, pur con spaventosa fatica: e questo, ripeto, per soli 15 giorni di assunzione. Ci ripenso ogni volta che trovo la fila in farmacia, tutti coi loro ticket, rivolti verso la neo santità del camice bianco».
Istituzioni malvagie
Dalla serie sono lasciate fuori varie ramificazioni della crisi degli oppioidi – per esempio l’ascesa del fentanyl, la droga che uccise Prince: un’eroina cinquanta volte più potente, quindi più letale. Nonché il ruolo della Cina Popolare (che si prende una vendetta contro una popolazione anglo dopo le umilianti Guerre dell’Oppio) e dei cartelli del narcotraffico messicano.
È il fattore umano il centro del racconto di Dopesick. E come esso possa finire stritolato da un mastodonte cieco e genocida, fatto di istituzioni pubbliche e private, ospedali e case farmaceutiche, enti regolatori e famiglie multimiliardarie.
La tragedia degli uomini schiacciati dalle istituzioni malvagie.
Questo può succedere ovunque. Questo succede ovunque.
Articolo previamente apparso su Mondoserie.it
Immagine screenshot da YouTube









