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Ormoni

Bambini italiani: l’apocalisse ormonale è già qui

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La notizia – che abbiamo letta qua e là durante la settimana santa – è che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il via libera all’inserimento della triptorelina (principio attivo che inibisce lo sviluppo ormonale) nell’elenco dei medicinali erogabili ai bambini a carico del Servizio Sanitario Nazionale in presenza di una diagnosi di «disforia di genere» (che significa identificazione nel sesso opposto a quello biologico), allo scopo di bloccare la pubertà e preparare la strada alla cosiddetta «riassegnazione del sesso» in via chirurgica.

 

Il minore cosiddetto «gender variant» potrà dunque esercitare fino in fondo la propria autodeterminazione (ecco il vero volto dei «diritti dei bambini»!) e il contribuente pagherà per lui. Troverà tanti bravi «esperti» a sostenerlo e guidarlo lungo l’iter entusiasmante dell’alterazione irreversibile dei propri connotati corporei, e della propria psiche, in spregio al disegno indelebile tracciato per lui da madre natura.

 

La carriera faustiana del famigerato dottor Money prosegue implacabile post mortem la sua ascesa trionfale. I protocolli partoriti dalla mente perversa e criminale del medico di Baltimora diventano pratica seriale nell’intero orbe terracqueo per un fenomeno, immane e incredibile, di psicosi collettiva e contagiosa.

 

Il minore cosiddetto «gender variant» potrà dunque esercitare fino in fondo la propria autodeterminazione (ecco il vero volto dei «diritti dei bambini»!) e il contribuente pagherà per lui. Troverà tanti bravi «esperti» a sostenerlo e guidarlo lungo l’iter entusiasmante dell’alterazione irreversibile dei propri connotati corporei, e della propria psiche, in spregio al disegno indelebile tracciato per lui da madre natura.

 

E sarà un’altra strage di Stato, una modalità alternativa per massacrare gli indifesi. L’accanimento contro la vita innocente è dappertutto fuori controllo. Abbiamo appena inaugurato l’eutanasia nostrana, lugubre eredità di un governo necrofilo che assicurerà presto anche all’Italia i suoi Charlie, Isaiah, Alfie, piccole vite inidonee a superare il controllo di qualità della commissione tecnico-scientifica che stabilisce chi deve vivere e chi deve morire.

 

Ma non bastava. Il sacrificio umano legalizzato – e barbaramente perpetrato anche contro la pietas famigliare, violando il cordone protettivo dei legami di carne e di sangue, e di amore vero – va declinato anche nella chiave della intima manipolazione dei fanciulli, manipolazione fisica e mentale: e alla teoria del gender, programma obbligato di lavaggio del cervello nelle scuole, fa seguito la pratica del gender, sempre a spese del contribuente e, sempre, a prescindere dalla volontà dei genitori, se ci sono.

 

 

La filiera dell’ormone è già piazzata

 

Il placet dell’AIFA, tuttavia, non fa altro che vidimare usi e costumi già diffusi, e non solo in Olanda, nel Regno Unito, in Australia; anche in Italia.

Per dirla con il solito Overton, si tratta di pratiche già «popolari» pure dentro casa nostra. Non soltanto perché sgravate ormai del disagio dell’anomalia – compensata dal fascino invincibile della moda inoculata per via mediatica – ma anche perché bel che organizzate in un meccanismo poderoso, pronto per l’uso, programmato su vasta scala e realizzato con dovizia di uomini e di mezzi

 

La filiera è completa e senza nemmeno una smagliatura. È articolata in una serie di corpi intermedi al lavoro da tempo nei gangli vitali delle istituzioni, centrali e periferiche, e sincronizzati con corporazioni potentissime.

La filiera è completa e senza nemmeno una smagliatura. È articolata in una serie di corpi intermedi al lavoro da tempo nei gangli vitali delle istituzioni, centrali e periferiche, e sincronizzati con corporazioni potentissime.

 

L’UNAR, ente arcobaleno annidato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, sovrintende le operazioni e impartisce le linee di indirizzo. Tanto fondamentale il compito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (dove «razziali» sta abusivamente per: «sessuali e di genere») che Gentiloni, con uno dei tanti colpi di coda del mostro esecutivo di cui era a capo, ha provveduto in articulo mortis a rinnovarne le cariche di vertice, dopo la figura non troppo lusinghiera di Spano, beccato in flagranza dalle Iene a foraggiare con soldi pubblici le orge gay.

 

Ma l’esercito addestrato alla realizzazione del piano eversivo a suon di corsi «di aggiornamento» è sparpagliato un po’ dappertutto, e in buona parte non sa neanche per cosa sta combattendo e al servizio di chi. Come i giornalisti vanno rieducati all’uso di un linguaggio inclusivo, gli insegnanti formati alla lotta continua contro gli stereotipi sessuali e sociali per formare a loro volta i discepoli alla fluidità permanente, così le forze di polizia devono anteporre l’allarme-discriminazione al meno impellente, quasi trascurabile, allarme-criminalità. Soprattutto, le truppe cammellate degli psicologi di regime devono infiltrare capillarmente ogni struttura pubblica e privata che si rispetti.

Le truppe cammellate degli psicologi di regime devono infiltrare capillarmente ogni struttura pubblica e privata che si rispetti

 

Il tutto compone una rete radicatissima che si autosostiene e si autoalimenta e il cui terminale è l’industria farmaceutica, dispensatrice provvidente di «cure» costosissime per gente sanissima: del resto, creare malattie per vendere medicine ai sani è un affarone senza pari.

 

Si sono inventati i bambini trans e la loro «disforia di genere», e ora puntano a monetizzare la scoperta, rovinando la vita a bambini che avrebbero tranquillamente superato una naturale fase di transizione identitaria proprio grazie a quella pubertà che si pretende di inibire chimicamente.

Il tutto compone una rete radicatissima che si autosostiene e si autoalimenta e il cui terminale è l’industria farmaceutica, dispensatrice provvidente di «cure» costosissime per gente sanissima: del resto, creare malattie per vendere medicine ai sani è un affarone senza pari

 

La rete stesa – dicevamo – non lascia scampo, ed esercita una forza adescatrice straordinaria su giovani corpi messi a fluttuare in mezzo alle correnti senza saper nuotare, figli persi di genitori più persi di loro.

 

Un caso visto con i miei occhi

 

Mi è capitato per caso, l’anno passato, a margine di una delle mie conferenze sul gender, di raccogliere lo sfogo di una nonna.

 

Il suo nipote maschio, adolescente, si era convinto di voler vivere da femmina. Lei se ne è accorta per i capelli sempre più lunghi (e passi..), poi per le unghie laccate di rosso, e da lì è partito un flash back di mesi e mesi trascorsi, durante i quali a sua insaputa la macchina sanitaria e socio-assistenziale aveva cucinato a fuoco lento il contorno, oltre alla vittima. Eppure non è effemminato – mi dice la nonna – si sta sviluppando in modo del tutto normale, è grande e grosso, gode di ottima salute, cresce bene, è bravo a scuola; solo, è un po’ chiuso e ha sempre privilegiato la compagnia delle coetanee femmine (circostanza che la nonna aveva interpretato in modo diametralmente opposto a quello rivelatosi corretto).

La mamma appoggia risolutamente il figlio in questa sua scelta, si fida ciecamente degli «esperti» che lo hanno preso in carico e che, soprattutto, lo fanno sentire bene. Hanno studiato per questo, e si vede, sanno di scienza.

 

La mamma – continua la signora – lo ha accompagnato subito in un centro specializzato da cui è uscito con la diagnosi di «disforia di genere» in mano; da qui è stato reindirizzato presso una équipe di psicologi, psicoterapeuti ed endocrinologi preposta a gestire il transito, tutto compreso. Gli hanno consigliato di frequentare regolarmente il circolo dell’Arcigay con tanti nuovi amici tutti molto arci, che lo hanno accolto benissimo, lo hanno messo a proprio agio, arciaccettato e arcisostenuto. È seguito in particolare da una psicologa, che lo riceve tassativamente da solo e nessun altro può essere presente alle sedute. Intanto, fa gli esami clinici propedeutici alla terapia ormonale, che – come ha spiegato il ragazzino alla nonna – gli procurerà alcuni effetti collaterali ma di lieve entità, tipo rossore al volto qualche sbalzo di umore o altri piccoli fastidi, tutti innocui.

 

La nonna invece, da quando è stata messa al corrente della faccenda, non si dà pace e si chiede cosa può fare, lei, prima che gli apprendisti stregoni alterino l’assetto ormonale del nipote e ne intacchino l’integrità fisica. A lui, sano come un pesce

La mamma appoggia risolutamente il figlio in questa sua scelta, si fida ciecamente degli «esperti» che lo hanno preso in carico e che, soprattutto, lo fanno sentire bene. Hanno studiato per questo, e si vede, sanno di scienza.

 

La nonna invece, da quando è stata messa al corrente della faccenda, non si dà pace e si chiede cosa può fare, lei, prima che gli apprendisti stregoni alterino l’assetto ormonale del nipote e ne intacchino l’integrità fisica. A lui, sano come un pesce. Non si può stare a guardare questo film surreale – mi dice, tra il titubante e l’arrabbiato – senza provare a suggerire al protagonista un altro finale. Ma la regia è troppo forte. Non sapendo dove sbattere la testa, è persino andata a sua volta a colloquio da una psicologa, per sentirsi dire, come da copione, che deve rispettare le scelte del ragazzo e deve volergli bene per quello che è (appunto).

 

Ma in tutto il racconto di questa povera nonna, un racconto lucido, accorato, sofferto, di una storia vera di straordinaria follia – probabilmente una delle tante storie che si stanno apparecchiando in giro per l’Italia, sicuramente una delle innumerevoli considerando anche il resto del mondo, dove l’esplosione delle disforie è dirompente e le vittime dell’epidemia non si contano più – in tutto questo, dicevamo, manca qualcuno.

 

«E il padre, signora?» – chiedo – «C’è un padre? Dov’è?».

 

Sì, mi risponde, certo. Ma mio nipote ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la mamma, si confida solo con lei, tant’è che di tutta la prima parte del percorso nessun altro era stato messo a parte. E mio figlio – dice la signora, quasi a volerlo proteggere, o giustificare – sta volutamente ai margini, desidera evitare tensioni, accetta. Penso gli dispiaccia un po’ per il figlio, ma non lo dice, non vuole creare scompiglio in casa, se ne è fatto una ragione.

Viviamo ormai in una società svirilizzata che non sa più chi è il padre e che, infatti, ha perduto il senso di Dio. O viceversa. Con il padre – con il Padre – viene meno l’autorità che egli incarna, si cancella dall’orizzonte il lògos, la ragione, il Verbo, la verità; si cancella tutto ciò da cui discendono, devono discendere, l’azione, l’amore, la carità. Se l’azione, l’amore, la carità, si staccano dalla guida naturale e razionale su cui misurarsi, l’ordine delle cose è sovvertito ed è imboccata la via maestra verso la barbarie senza fine

Ecco, la soluzione del caso si scopre alla fine. L’abdicazione paterna.

 

Credo che la chiave di lettura non solo di questa vicenda – una tra le tante che fa irruzione sotto i nostri occhi e dentro le nostre vite – ma del delirio fattosi norma e della sua vittoria sulla realtà, stia proprio qui: nella assenza del padre. Da decenni, ma forse da secoli risalendo alle origini del processo rivoluzionario, si lavora giorno e notte per demolire la figura paterna e questo è il risultato: l’annientamento del maschio, per la precisione del pater familias.

 

La cancellazione del padre

 

Viviamo ormai in una società svirilizzata che non sa più chi è il padre e che, infatti, ha perduto il senso di Dio. O viceversa. Con il padre – con il Padre – viene meno l’autorità che egli incarna, si cancella dall’orizzonte il lògos, la ragione, il Verbo, la verità; si cancella tutto ciò da cui discendono, devono discendere, l’azione, l’amore, la carità. Se l’azione, l’amore, la carità, si staccano dalla guida naturale e razionale su cui misurarsi, l’ordine delle cose è sovvertito ed è imboccata la via maestra verso la barbarie senza fine.

 

E allora un bambino, privo per definizione della capacità di intendere e di volere, ma titolare di molti diritti, può ficcarsi in un infernale imbuto a senso unico, magari con la complicità unilaterale di una madre che ha perduto il lume della ragione identificando il bene del figlio con il benessere fallace e passeggero che discende dall’assecondare pulsioni e mode del momento.

 

Eppure l’alternativa ci sarebbe, e sarebbe pure tanto più semplice della strada tortuosa, cruenta, dolorosa, mutilante, irreversibile, che i soloni della scienza ci indicano come obbligata: basterebbe aiutare questo bambino ad affrontare le proprie paure e le proprie insicurezze, a vincere la propria supposta inadeguatezza; a crescere sviluppando l’uomo che è in lui, o che lui già è. Basterebbe fare quello che ogni vero padre dovrebbe fare.

 

Ma, prima di questo, bisognerebbe cominciare a ricostruire nelle menti e nei cuori il senso stesso della paternità demolita. Ed è lavoro immane, perché comporta risalire una corrente impetuosa da cui tutti, chi più chi meno, siamo trascinati perché ci siamo nati dentro.

bisognerebbe cominciare a ricostruire nelle menti e nei cuori il senso stesso della paternità demolita. Ed è lavoro immane, perché comporta risalire una corrente impetuosa da cui tutti, chi più chi meno, siamo trascinati perché ci siamo nati dentro

 

Intanto, non ci resta che guardare l’inferno trasferito sulla terra e riflesso nelle immagini dissonanti dei volti di questi bambini. Su di loro l’AIFA ha solo apposto l’ennesimo timbro dell’ennesima falsa Autorità venduta alla più orrenda delle ideologie.

 

La chiesa tace e acconsente. Il Padre Nostro ha fatto il suo tempo.

 

Elisabetta Frezza

 

Fonte: Riscossa Cristiana

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Bioetica

L’aborto via pillola può essere chimicamente fermato: nuovo studio

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Uno studio sull’annullamento degli effetti della pillola abortiva scritto da un professore di un’università cattolica è stato accettato da una rivista accademica dopo mesi di sfide e rifiuti a causa dell’oggetto del paper. Lo riporta Lifesitenews.

 

Il dottor Stephen Sammut, un neuroscienziato che lavora come professore di psicologia presso la Franciscan University di Steubenville in Ohio, ha dichiarato al sito prolife canadese che il suo studio scientifico è stato finalmente accettato dalla rivista accademica Scientific Reports dopo essere stato rifiutato altrove durante il processo di revisione tra pari.

 

Lo studio sostiene la possibilità di utilizzare l’ormone progesterone per invertire gli effetti del mifepristone, un farmaco utilizzato per gli aborti indotti chimicamente. Sebbene sia associato a un’istituzione cattolica, il professore sostiene che la ricerca è radicata nella scienza oggettiva piuttosto che nelle convinzioni personali.

 

«I miei risultati sono importanti perché la fede non influisce sul loro risultato», ha detto Sammut a LifeSiteNews. «Sto studiando un processo chimico all’interno di un sistema fisiologico. Gli esperimenti sono condotti sui topi e nessuna quantità di acqua santa o catechesi li convertirebbe in alcuna fede».

 

Secondo Sammut, i topi «non sono nemmeno inclini all’influenza sociale o politica, né alle decisioni di alcun tribunale! Quello che mostrano i miei esperimenti è una prospettiva oggettiva, puramente fisiologica».

 

L’articolo, intitolato «Inversione mediata dal progesterone dell’interruzione della gravidanza indotta da mifepristone in un modello di ratto: un’indagine esplorativa», è stato originariamente presentato alla rivista ad accesso aperto Frontiers il 5 ottobre 2022. Sammut ha spiegato di aver raggiunto il Fase di «convalida finale» del processo di revisione prima di essere respinta dal comitato editoriale della rivista il 24 febbraio 2023.

 

Il 15 marzo, il documento è stato presentato alla rivista Scientific Reports, dove è stato accettato alla fine di giugno in seguito alla revisione paritaria, per poi essere pubblicato il 6 luglio.

 

 

 

 

Felpa crociata con Croce patente ricamata. Detta anche croix pattée in francese e Tatzenkreuz in tedesco, la Croce Patente ha braccia strette al centro che si presentano spesso in forma curva. Indossate questo segno antico ed universale.

 

Sammut ha spiegato che, durante il processo di revisione con Frontiers, lui e la sua assistente di ricerca Christina Camilleri hanno risposto a ciascuna delle «domande e commenti dei revisori che richiedevano una risposta». Dopo aver ipotizzato dai commenti dei revisori e dell’editore responsabile che l’articolo sarebbe stato accettato, «all’improvviso abbiamo ricevuto la notifica che il manoscritto era stato rifiutato in quanto “non soddisfaceva gli standard stabiliti affinché la rivista fosse considerata per la pubblicazione”».

 

“Questo era vago e strano poiché la questione dei manoscritti che soddisfano gli standard delle riviste viene solitamente affrontata quando l’articolo viene inviato per la prima volta”, ha detto Sammut a LifeSiteNews. “Pertanto, ho chiesto alla redazione di indicare ‘chiaramente ed esattamente’ ‘quali aspetti dell’articolo non si adattano alla qualità accettabile dalla rivista’”.

 

Tra le obiezioni sollevate contro il paper, c’era il fatto che esso «potrebbe essere interpretato come a sostegno della nozione di un’inversione farmacologica dell’interruzione di gravidanza indotta nell’uomo, un concetto che, in linea con le recenti dichiarazioni dell’American College of Obstetrics and Gynecology negli Stati Uniti e del Royal College of Obstetrics and Gynecology nel Regno Unito non può essere supportata».

 

In pratica, si tratta di un rilievo politico e bioetico allo studio.

 

Il preciso riferimento è ad una dichiarazione congiunta rilasciata dalle suddette organizzazioni mediche in cui si affermava che non vi è «alcuna prova» che «l’uso del progesterone per invertire l’effetto del mifepristone… aumenti la probabilità di continuare la gravidanza, rispetto alla sola gestione dell’attesa».

 

Il mifepristone è un farmaco che impedisce all’ormone progesterone di produrre il suo effetto nel corpo per sostenere una gravidanza. Viene tipicamente utilizzato insieme al misoprostolo, che induce il travaglio per far nascere il bambino morto. Il trattamento di inversione della pillola abortiva consiste nell’assunzione di progesterone, il più rapidamente possibile dopo l’assunzione di mifepristone, per annullare l’impatto del farmaco mortale al fine di tentare di salvare il bambino.

 

Il dottor Matthew Harrison, uno dei pionieri della tecnica di inversione della pillola abortiva, aveva dichiarato sempre a LifeSiteNews nel 2019 che questo processo «ha un senso biologico», spiegando l’importanza di testare il processo sugli animali e ha citato uno studio che ha rilevato che la maggior parte dei cuccioli di ratto senza il trattamento è morta mentre l’80% ha sperimentato un’inversione di successo dagli effetti del mifepristone.

 

Harrison ha notato che la ricerca ha anche trovato differenze nei rivestimenti uterini all’interno dei due gruppi di ratti, il che ha confermato che «il progesterone ha sostanzialmente annullato tutti gli altri effetti della RU-486», cioè del mifepristone.

 

Un rapporto del dicembre 2022 ha anche mostrato che 4.000 bambini negli Stati Uniti sono stati salvati nell’ultimo decennio da tale processo di inversione della pillola abortiva.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2021 un medico inglese, il dottor Dermot Kearney, è stato minacciato di radiazione dall’ordine perché salvava i bambini dall’aborto chimico. Il Kearny prescriveva il progesterone, mentre, durante il lockdown, la sanità britannica aveva autorizzato l’invio per via postale del farmaco abortivo alle donne gravide.

 

In Italia l’era dell’aborto chimico fai-da-te fu annunciata, sempre in pandemia, dal ministro della Salute Roberto Speranza, che cambiò la direttiva per rendere il suo uso possibile anche senza ricovero.

 

La verità sulla pillola abortiva l’ha detta ad una convention dei conservatori americani il mese scorso l’attivista Abby Johnson, un tempo manager di una clinica per aborti, ora convertitasi alla difesa della vita umana. Le donne che prendono la pillola dell’aborto «stanno mettendo questi bambini nel water, bambini completamente formati – 12, 14, 16 settimane di gravidanza – forse hanno un’emorragia nel loro bagno, incapaci di raggiungere una struttura di pronto soccorso, guardano nella toilette e vedono il bambino loro completamente formato che galleggia lì nella water» ha dichiarato la Johnson.

 

In realtà, alla storia della Johnson manche una parte. Quel «bambino pienamente formato», una volta scaricato tirando l’acqua, finisce nelle fogne. E qui, oltre agli escrementi di altri esseri umani e ad ogni altra sozzura, troverà delle creature ben felici di incontrarlo – per divorarlo. Topi, rane, pesci… festeggiano la RU486, che tanta carne umana tenere e prelibata fa giungere loro senza che facciano alcuno sforzo, nella plastica immagine della catena alimentare ribaltata: le bestie mangiano gli esseri umani.

 

Questa è la cruda realtà dell’aborto domestico reso da ciò che il premio Nobel Jerome Lejeune definiva «il pesticida umano». Un farmaco che, ricorda il caso delle email trapelate recentemente dalla sanità britannica, può avere conseguenze mortali: si può chiedere, al di là delle statistiche e degli episodi che potete vedere negli articoli linkati, nel caso dell’attivista abortista argentina 23enne morta pochi giorni dopo aver assunto il farmaco per uccidere il figlio concepito nel suo grembo – certo, magari, anche qui, non c’è nessuna correlazione.

 

Ad aprile il mondo ha appreso che più di 200 dirigenti di Big Pharma, tra cui il CEO di Pfizer Albert Bourla, avevano firmato una lettera aperta in cui condannano la sentenza di un giudice federale americano contro l’approvazione da parte dell’ente regolatore farmaceutico Food & Drug Administration (FDA) del mifepristone – noto per lo più in Italia con la sigla RU486.

 

Non crediamo che i recenti allarmi sull’inquinamento dei fiumi da parte del «pesticida umano» servirà a far desistere qualcuno. Anzi, assieme all’inquinamento da pillola anticoncezionale che sta facendo diventare i pesci transessuali, si tratta forse dell’unico inquinamento che il sistema e la sua propaganda considerano come accettabile.

 

 

 

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Contraccezione

I danni antropologici della pillola sulle donne

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

I dibattiti sulla dimensione etica della pillola sono come campi di battaglia ottocenteschi pieni di fumo «dove eserciti ignoranti si scontrano di notte». L’indagine è avvolta da dense nuvole di studi concorrenti, rabbia alimentata dall’ideologia, interessi commerciali e indottrinamento sociale.

 

È raro trovare una panoramica delle questioni che lo inquadri come un problema antropologico, piuttosto che come un problema esclusivamente medico, sociale o ideologico. Fortunatamente, un recente articolo sulla rivista Frontiers in Medicine di tre autori spagnoli, un farmacista, un medico e un bioeticista, affronta di petto questa controversa questione.

 

Il loro punto di partenza è che i contraccettivi a base di ormoni (HBC) sono artificiali. Questo è fondamentale per apprezzarne gli effetti sulle donne e su tutta la società. Scrivono che gli HBC sono associati a conseguenze negative per la salute fisica e psicologica delle donne, nonché a «danni collaterali» tra cui «effetti negativi sulla comunicazione, sfiducia scientifica, cattive relazioni medico-paziente, aumento del carico del paziente, drenaggio economico sul sistema sanitario, e inquinamento ambientale».

 

«Il superamento di queste sfide richiede un’integrazione antropologica della sessualità, poiché l’attenzione solo all’unione corporea genitale non riesce a comprendere l’intima espressione relazionale degli individui, la completa soddisfazione sessuale e i sentimenti intrecciati di fiducia, sicurezza, tenerezza e approvazione della femminilità delle donne» scrivono.

 

Anche se uno mette tra parentesi i possibili effetti negativi sulla salute delle donne, c’è una miriade di altri problemi. L’uso diffuso degli HBC in tutto il mondo ha creato una nuova cultura della libertà sessuale, «che è spesso distaccata dalla natura biologica e trascendente del comportamento sessuale umano radicata nella dimensione antropologica del rapporto sessuale».

 

L’articolo è troppo lungo per essere riassunto qui, ma gli autori concludono che una valutazione dell’impatto della pillola sulle donne deve essere olistica. Deve tenere conto di tutte le dimensioni della vita di una donna, non solo se la pillola porta o meno al cancro o allo scompenso cardiaco.

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Droga

Atleti «potenziati» da droghe, verso le Olimpiadi del doping

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Marion Jones. Lance Armstrong. Ben Johnson. Tim Montgomery. Svetlana Podobedova. L’elenco degli atleti che sono stati privati ​​​​delle medaglie d’oro perché hanno usato droghe per migliorare le prestazioni potrebbe continuare all’infinito. Uno degli sport per spettatori ai Giochi Olimpici è rimanere aggiornati su quali atleti sono stati squalificati e su come sono sfuggiti al rilevamento.

 

Ma cosa succederebbe se le Olimpiadi permettessero ai concorrenti di assumere droghe? Stiamo per scoprirlo.

 

Una coalizione di atleti olimpici, medici e scienziati ha annunciato la creazione degli Enhanced Games [«Giochi potenziati», ndt], un rivale dei Giochi Olimpici che celebrerà il meglio dell’umanità e della scienza. Sarà il primo evento sportivo internazionale senza test antidroga.

 

«Dopo aver partecipato a tre Olimpiadi, so in prima persona che tutti i meravigliosi risultati del Movimento Olimpico sono a rischio a causa dell’eccessiva politicizzazione della burocrazia olimpica», afferma Brett Fraser, un nuotatore delle Isole Cayman, che ha aderito il gruppo ribelle come Chief Athletes Officer.

 

«Crediamo che la scienza sia reale e abbia un ruolo importante nel sostenere la prosperità umana», afferma Aron D’Souza, un noto avvocato nato in Australia e residente a Londra, che è la mente dietro gli Enhanced Games. «Non c’è modo migliore per evidenziare la centralità della scienza nel nostro mondo moderno che negli sport d’élite».

 

«Sappiamo tutti che l’uso di sostanze che migliorano le prestazioni nello sport è un segreto di Pulcinella. Il modo più sicuro per livellare il campo di gioco è consentire agli atleti di utilizzare apertamente la scienza per raggiungere il loro pieno potenziale», ha affermato D’Souza.

 

Gli Enhanced Games pagheranno anche gli atleti di successo e costruiranno l’infrastruttura sportiva senza gravare sui contribuenti.

 

In un’intervista al blog Triathlonish, D’Souza ha spiegato la sua filosofia:

 

«In definitiva, gli atleti sono adulti con consenso libero e informato e dovrebbero essere in grado di fare ciò che vogliono con il proprio corpo. Il mio corpo la mia scelta, il tuo corpo la tua scelta».

 

«Non credo che nessun governo o federazione sportiva paternalistica dovrebbe prendere questa decisione per i singoli. Dovremmo prendere noi stessi tali decisioni in base alle nostre tolleranze e soglie di rischio individuali».

 

«Penso che cancelleremo i record del mondo. Vedremo di cosa sono capaci gli esseri umani e sarà un momento di svolta nella storia dell’umanità: una nuova generazione di supereroi».

 

«Vai al cinema oggi. I film più popolari sono i film sui supereroi e questo è letteralmente ciò di cui tratta il nostro movimento, usando la scienza e il meglio dell’umanità e una dose di coraggio per vedere quanto possiamo diventare grandi».

 

«Le Olimpiadi riguardano il passato, gli dei greci e il mondo naturale. Non penso che sia più quello che vogliono i consumatori o gli atleti. Penso che abbiamo una narrativa molto migliore per adattarsi a questo mondo moderno e guidato dalla tecnologia».

 

E ha dichiarato a The Guardian che è anche una sfida morale all’ordine costituito:

 

«Sono un uomo gay e così tanto sulla costruzione di questo movimento mi fa pensare alla storia e all’accettazione delle persone LGBT nella comunità più ampia», ha detto. «Ripensate a 50 anni fa, essere un uomo gay era come essere un uomo “potenziato” oggi. È stigmatizzato, è emarginato, è illegale in un certo senso. Cosa è cambiato? Bene, l’orgoglio è successo. Un movimento di persone, una rivoluzione di persone che si sono mobilitate attorno a un’idea di accettazione».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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