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Eutanasia

Alfie Evans e il vergognoso silenzio della chiesa di Bergoglio

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Tutti conoscono ormai la vicenda del piccolo Alfie Evans, il bambino inglese di ventitré mesi affetto da una misteriosa malattia neurodegenerativa e, per questo, ricoverato da lungo tempo all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool.

 

Per volontà dei medici il bambino, aiutato da un ventilatore a respirare, deve morire. Per il giudice dell’Alta Corte – al quale l’ospedale si è rivolto per poter “staccare la spina”, come si dice nel gergo dell’eutanasia, – la vita di Alfie «è inutile».

 

Thomas Evans e Kate James sono i genitori di Alfie, e da tempo lottano affinché la vita di loro figlio possa essere salvata dalle mani di questi aguzzini che, calpestando la sovranità genitoriale decidono – per legge – di sopprimere un bambino senza che per lui esista, nemmeno lontanamente, un pericolo di vita e quindi un ipotetico accanimento terapeutico.

 

Diversi ospedali – come ad esempio il Bambin Gesù di Roma dove i genitori, peraltro, vorrebbero approdare – si sono resi disponibili attraverso delle equipe di esperti per accogliere il bambino. Altri professionisti hanno avanzato disponibilità ma tutto, stranamente, è risultato inutile: Alfie deve morire, lo vuole la legge.

 

La medicina, che dovrebbe ancora una volta basarsi sul principio del primum non nocere, non solo si arrende, ma altresì si mobilita per uccidere togliendo un sostegno vitale.

La medicina, che dovrebbe ancora una volta basarsi sul principio del primum non nocere, non solo si arrende, ma altresì si mobilita per uccidere togliendo un sostegno vitale.

 

Tutta questa questione, che poggia le proprie riflessioni su principii bioetici, diventerebbe davvero troppo lunga e questa non è la sede per approfondirla. Vogliamo qui, invece, parlare di ciò che sta diventando la vergogna del mondo: ovvero la posizione assunta dalla chiesa (minuscola voluta) nella vicenda di Alfie Evans, ancora più eclatante rispetto a quella che coinvolse il piccolo Charlie Gard, primo bambino innocente morto fra le grinfie dello Stato e fra il silenzio complice della chiesa che ha tradito il proprio mandato.

 

Sì, è proprio questo silenzio complice che lascia attoniti. Un silenzio che, di fatto, è stato anche interrotto da piccoli gesti veramente indegni, come l’intervista rilasciata da Mons. Paglia Vincenzo, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita il quale, di fatto, ha dato ragione ai giudici inglesi.

 

Il peggio del peggio è poi venuto dalla massima autorità della Chiesa, che dopo numerosi solleciti da parte del mondo intero, è intervenuto sulla vicenda udite udite… attraverso un tweet che così recitava:

 

«È la mia sincera speranza che possa essere fatto tutto il necessario per continuare ad accompagnare con compassione il piccolo Alfie Evans e che la profonda sofferenza dei suoi genitori possa essere ascoltata. Prego per Alfie, per la sua famiglia e per tutte le persone coinvolte».

 

Ad accompagnarlo dove non ci è dato saperlo. O forse possiamo immaginarcelo con un piccolo sforzo.

Il Papa, per la religione cattolica, è Vicario di Cristo in terra, custode dell’innocenza e della Vita quale miracolo al quale solo Dio – e nessun altro – può porre inizio e fine. Ebbene, davanti allo strazio di due genitori e davanti all’innocenza di questo bambino, colpevole per i medici e per i giudici solo di essere ammalato, la scesa in campo del Vicario di Cristo è stata attraverso un tweet.

Davanti allo strazio di due genitori e davanti all’innocenza di questo bambino, colpevole per i medici e per i giudici solo di essere ammalato, la scesa in campo del Vicario di Cristo è stata attraverso un tweet

 

Lasciamo ai nostri lettori ogni considerazione.

 

Che dire, poi, sull’altrettanto silenzio assordante della Conferenza Episcopale Inglese, rappresentata dal Card. Vincent Nichols, o su quello del Vescovo di Liverpool, Mons. Malcolm McMahon, più volte chiamato in causa ma sempre silente? Si badi che la famiglia di Alfie ha più volte scritto alla diocesi di intervenire, di scongiurare il papa a pronunciarsi con decisione per salvare loro figlio da una follia omicida priva di ogni sensibilità umana e che guarda alla vita solo qualitativamente, considerando un bambino malato come un rifiuto da scartare, una persona, appunto, «inutile».

 

Non una parola su questa prepotenza di stampo nazista, come lo era la lebensunwertes lebenvita indegna di essere vissuta») di cui si parlava appunto nella Germania hitlerista.

 

Non una risposta davanti al movimento di «Alfie’s Army», con migliaia di genitori, nonni che scendono in piazza e vegliano da settimane davanti all’ospedale affinché i medici sentano la pressione della popolazione.  Ognuna di queste persone, nessuno escluso, ha cercato in questa vicenda l’appoggio di chi dovrebbe difendere la vita con i denti e le unghie sguainate: i rappresentanti della Chiesa.

 

Questo silenzio è complicità. Questo silenzio è malvagio e rappresenta il tradimento, la codardia, il piegamento al mondo perpetrato da coloro che dovrebbero essere i Pastori e che, invece, sono fuggiti abbandonando le pecore, trasformandosi vieppiù in lupi ricoperti di vesti indegne di essere da loro portate.  

Questo silenzio è malvagio e rappresenta il tradimento, la codardia, il piegamento al mondo perpetrato da coloro che dovrebbero essere i Pastori e che, invece, sono fuggiti abbandonando le pecore, trasformandosi vieppiù in lupi ricoperti di vesti indegne di essere da loro portate

 

Numerose testate giornalistiche – alcune cattoliche, altre no – hanno tempestato di lettere e di telefonate la diocesi di Liverpool per poter parlare della vicenda con il vescovo: nessuna risposta. Da tutto il mondo sono state avviate vere e proprie mail bombing nella speranza di scuotere le coscienze di questi traditori. Nulla di nulla.

 

Il piccolo Alfie e tutta la sua famiglia è lasciata nelle mani dello Stato omicida che peraltro utilizzò le parole di Papa Francesco – che si  è detto contro l’accanimento terapeutico (termine oggi usato per giustificare l’abbandono terapeutico e quindi l’eutanasia) – nella prima sentenza di Hayden. Anche in questo caso, il summenzionato  Presidente della Pontificia Accademia per la Vita non ha avuto nulla da obiettare sul fatto che le parole di Bergoglio siano state utilizzate per quella che fu la prima sentenza di condanna a morte per il bambino inglese.

Il piccolo Alfie e tutta la sua famiglia è lasciata nelle mani dello Stato omicida che peraltro utilizzò le parole di Papa Francesco nella prima sentenza di Hayden

 

Nella mattinata di ieri diversi giornalisti hanno nuovamente provato a recarsi agli uffici del vescovo di Liverpool, senza però aver modo di incontrarlo, anche solo per un attimo. La chiesa, o meglio sarebbe dire la neo-chiesa, in questa vicenda ha enormi responsabilità da cui non si potrà sottrarre senza averci perso almeno tutta la faccia.

 

l padre di Alfie, cattolico praticante, ha riferito che da quando Alfie è lì ricoverato ha ricevuto solo una visita da parte di un sacerdote il quale, peraltro sbagliandosi di gran lunga, aveva detto che al bambino sarebbe rimasto poco da vivere. Da lì in poi più nessuno si è presentato.

Anche in questo caso i genitori avevano sollecitato Mons. McMahon affinché portasse la benedizione per gli infermi al loro piccolo, cosicché potesse rendersi conto anche lui dei piccoli miglioramenti che nel tempo ha fatto e dell’amore che anche con un faticoso sguardo riesce a trasmettere.

L’esito di questa richiesta, senza bisogno di specificarlo, potete immaginare quale sia stato.

 

Vogliamo allora riportare qui tutto il dolore di un padre che sta lottando per difendere suo figlio; di un padre che si è sentito abbandonato da chi a lui, a sua volta, dovrebbe essere Padre. I due giovani genitori non cercano altro che aiuto, una semplice possibilità di capire da quale malattia è affetto il bambino e se, eventualmente, può essere curata.

 

Gli aguzzini assetati di sangue non lo concedono, e la chiesa tace inerme perché, in fondo, tutti vogliono che Alfie muoia. E, se possbile, anche alla svelta, così da togliersi via da questa imbarazzante situazione.

Gli aguzzini assetati di sangue non lo concedono, e la chiesa tace inerme perché, in fondo, tutti vogliono che Alfie muoia. E, se possbile, anche alla svelta, così da togliersi via da questa imbarazzante situazione.

 

Vi riportiamo allora la lettera di Tom Evans, padre del piccolo Alfie Evans. Una lettera davvero straziante e toccante, pregna ancora di una flebile speranza. Ve la riportiamo integralmente ma non senza prima aver detto – assumendocene le responsabilità – che il Vaticano, la Conferenza Episcopale Inglese e tutti i traditori silenti che dovrebbero ricoprire un certo ruolo, sono la vergogna del mondo intero.

 

Chi ama davvero la Chiesa deve fuggire da questa falsa chiesa e dai finti pastori che hanno tradito il loro mandato.

Chi ama davvero la Chiesa deve fuggire da questa falsa chiesa e dai finti pastori che hanno tradito il loro mandato.

 

Cristiano Lugli

 

 

LETTERA DI THOMAS EVANS A MONS. MALCOLM McMAHON, VESCOVO DI LIVERPOOL

 

Sua Eccellenza,

 

mi chiamo Thomas Evans e sono il papà di Alfie. Mi sono sentito davvero molto triste nel leggere le dichiarazioni dell’Arcidiocesi, circa la situazione di mio figlio Alfie.

 

Il mio più grande dolore deriva dal fatto di non essere stato riconosciuto come un figlio della Santa Madre Chiesa: sono cattolico, sono stato battezzato e cresimato e guardo a Lei come mio pastore e al Santo Padre come vicario di Gesù Cristo sulla terra.

 

Questo è il motivo per cui ho bussato alla porta della Chiesa per chiedere aiuto nella battaglia per salvare mio figlio dall’eutanasia!

Questo è il motivo per cui ho bussato alla porta della Chiesa per chiedere aiuto nella battaglia per salvare mio figlio dall’eutanasia!

 

 

Alfie è battezzato come me, come Lei, Sua Eccellenza. Vorrei che le preghiere per lui e per noi fossero indirizzate all’unico vero Dio.

 

Sono consapevole che la morte di mio figlio è una possibilità reale e forse non è molto lontana. So che il Paradiso lo sta aspettando poiché non riesco a immaginare quale tipo di peccati possa aver commesso quell’anima innocente, inchiodata al suo letto come a una croce.

 

Ma sono anche consapevole che la sua vita è preziosa davanti agli occhi di Dio e che Alfie stesso ha una missione da compiere.

 

Forse la sua missione è mostrare al mondo intero la crudeltà che sta dietro le parole del giudice. Il giudice ha infatti dichiarato che la vita di Alfie è «futile», sostenendo così la stessa posizione dell’ospedale che vuole che mio figlio muoia per soffocamento.

Forse la sua missione è mostrare al mondo intero la crudeltà che sta dietro le parole del giudice. Il giudice ha infatti dichiarato che la vita di Alfie è «futile», sostenendo così la stessa posizione dell’ospedale che vuole che mio figlio muoia per soffocamento.

 

 

Non sono un dottore, ma posso vedere che mio figlio è vivo e vedo anche che non viene curato. Per mesi ho chiesto all’ospedale e sto ancora chiedendo loro di permetterci di trasferire il nostro bambino, il figlio mio e di Kate, il figlio di Dio, all’ospedale del Papa che ha promesso di prendersi cura di lui, finché Nostro Signore lo permetterà e fino a quando Alfie avrà completato il suo viaggio.

 

Perché non ci lasciano spostare nostro figlio da quell’ospedale?

 

Lei, Sua Eccellenza, si è posto questa domanda?

 

Non vogliamo imporci a lui e non vogliamo accanimento terapeutico per nostro figlio, ma vorremmo almeno che la sua malattia fosse diagnosticata e vorremmo che ricevesse il miglior trattamento possibile.

Secondo me questa è eutanasia e noi non vogliamo che si lasci morire nostro figlio in questo modo. Inoltre: ciò potrebbe costituire un ulteriore precedente, oltre al caso già verificatosi di Charlie Gard, che sarà utilizzato per impedire ai genitori di prendersi cura dei propri bambini malati. Bambini ormai considerati come un peso dallo Stato perché sono malati perciò inutili, improduttivi e costosi.

 

 

E non crediamo che l’ospedale Alder Hey sia in grado di garantire questo: hanno mostrato a noi e al mondo intero che non sono in grado di farlo e semplicemente non vogliono farlo.

 

Loro dichiarano di voler sostituire i trattamenti medici con le cure palliative. Ma in realtà hanno già distribuito cure palliative per mesi e ora sono le stesse cure palliative che vogliono interrompere, insieme alla ventilazione meccanica, per sedarlo e lasciarlo morire per asfissia.

 

Mi sembra che non sia né giusto, né cristiano.

 

Secondo me questa è eutanasia e noi non vogliamo che si lasci morire nostro figlio in questo modo. Inoltre: ciò potrebbe costituire un ulteriore precedente, oltre al caso già verificatosi di Charlie Gard, che sarà utilizzato per impedire ai genitori di prendersi cura dei propri bambini malati. Bambini ormai considerati come un peso dallo Stato perché sono malati perciò inutili, improduttivi e costosi.

 

Quindi, la prego, Eccellenza, accetti la mia richiesta di aiuto e porti la mia voce al Santo Padre, affinché si faccia tutto il possibile per aiutare me e Kate, la mamma di Alfie, a portare nostro figlio fuori dalla Gran Bretagna per essere curato fino alla fine naturale della sua esistenza terrena.

 

Invoco la Sua benedizione e, io e Kate, porgiamo i dovuti rispetti.

 

Thomas Evans

 

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Eutanasia

L’inferno dell’eutanasia canadese

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Il Regno Unito e altri paesi stanno cercando in Canada linee guida su come legiferare per l’eutanasia. Secondo un gruppo chiamato UK Humanists, «possiamo e dovremmo imparare dal Canada per creare leggi che siano giuste per il Regno Unito».

 

Il regime di eutanasia del Canada, che è ufficialmente chiamato «assistenza medica al morire» o MAiD, è spesso descritto come il più radicale del mondo.

 

In un recente articolo su The Spectator (Regno Unito), il giornalista Douglas Murray lo ha descritto come un «percorso infernale». Dopo il marzo 2024, ha affermato, i medici «saranno in grado di uccidere (o assegnare il “suicidio medicalmente assistito”) a persone di qualsiasi età che soffrono di anoressia, depressione, disturbo da stress post-traumatico o un crescente buffet di altri disturbi debilitanti».

 

Gli umanisti britannici negano questa visione pessimistica del futuro. Dopo aver studiato una serie di casi emersi dai media canadesi, il loro rapporto concludeva ottimisticamente: «non crediamo che qualcuno in Canada abbia avuto una morte assistita che non avrebbe dovuto esserne in grado».

 

Tuttavia, un recente articolo sulla rivista Palliative and Supportive Care di tre medici canadesi e un bioeticista tratta più o meno lo stesso argomento in modo molto più dettagliato e giunge a conclusioni molto diverse:

 

«Il regime MAiD canadese non dispone delle salvaguardie, della raccolta dei dati e della supervisione necessarie per proteggere i canadesi dalla morte prematura». Il loro articolo è un’eccellente panoramica dello status quo in Canada prima che la MAiD per malattie mentali diventi legale il prossimo marzo. Tentano di identificare «lacune politiche» come monito per altre giurisdizioni.

 

Sono le seguenti:

 

Raccolta dati inadeguata. I medici si autosegnalano ed è improbabile che riportino errori o omissioni che potrebbero portare a perseguirli per non aver osservato le linee guida. Non sorprende che le storie dei media su persone con disabilità o malattie mentali sottoposte a MAiD non siano state nemmeno menzionate nel rapporto annuale del governo sul programma.

 

Mancanza di controllo. «Piuttosto che il governo si assuma la responsabilità di istituire procedure di indagine, il ministro della Giustizia ha affermato che la supervisione deve essere fornita dai membri della famiglia che si lamentano dopo il fatto per avviare azioni disciplinari o indagini di polizia».

 

Dare priorità all’accesso a MAiD rispetto alla sicurezza e alle esigenze del paziente. Sebbene la Corte Suprema del Canada non abbia stabilito un esplicito «diritto a morire con dignità», i burocrati lo hanno fatto. Anche quando sono disponibili altre opzioni, i pazienti vengono indirizzati verso MAiD. Inoltre, un medico che si oppone alla richiesta di un paziente, «anche se solo in casi specifici per circostanze specifiche (quindi probabilmente anche se tale obiezione si basa sull’opinione che gli standard di cura professionale medica non sono stati soddisfatti)» è considerato un obiettore di coscienza che deve indirizzare il malato ad un medico disponibile.

 

Offrire in modo proattivo MAiD ai pazienti come se fosse una delle tante opzioni terapeutiche standard. Ciò mette sotto pressione i pazienti affinché accettino il MAiD, fa loro sentire che la loro sofferenza è davvero intollerabile e li fa temere di accedere alle cure mediche.

 

Terminologia indefinita nella legislazione. I pazienti possono richiedere MAiD se affrontano la prospettiva di una «morte naturale ragionevolmente prevedibile», anche se la morte non è imminente né la loro condizione terminale. La formulazione della legge è «imprecisa e rende difficili le determinazioni chiare e l’attuazione coerente degli standard di pratica clinica per MAiD».

 

La sofferenza è definita soggettivamente e può essere radicata nel disagio psicosociale. Stanno emergendo sempre più storie di persone che hanno richiesto MAiD perché non potevano accedere ai servizi sociali. Una donna ha persino lasciato un video di uscita in cui diceva: «il governo mi vede come spazzatura sacrificabile». Un ministro del governo ha persino ammesso che «è più facile accedere al MAiD che ottenere una sedia a rotelle in alcune parti del Paese».

 

Offrire in modo proattivo MAiD ai pazienti come se fosse una delle tante opzioni terapeutiche standard. In altre giurisdizioni, ai medici è vietato sollevare il tema dell’eutanasia o del suicidio assistito con i propri pazienti. Non in Canada. «Nessun altro paese al mondo ha normalizzato il suicidio assistito o l’eutanasia in questo modo come potenziale opzione terapeutica di prima linea per affrontare la sofferenza», scrivono gli autori.

 

Nessun trattamento standard deve essere stato provato prima o addirittura essere disponibile. In Belgio e nei Paesi Bassi, l’eutanasia può essere un’opzione solo quando tutte le opzioni terapeutiche sono state esaurite. Ma in Canada, «non è necessario che i trattamenti standard di best practice siano stati tentati in modo appropriato, o addirittura che siano accessibili. Tragicamente, alcune persone scelgono di morire mentre sono in lista d’attesa per un trattamento potenzialmente efficace o perché vengono rifiutate le cure».

 

Contagio suicida. Ci sono prove aneddotiche che alcune persone richiedono MAiD dopo aver sentito parlare di altri casi nei media. Ma il governo presume che MAiD renderà il suicidio meno comune, una posizione che non è supportata da prove.

 

Quindi cosa viene dopo per i canadesi con malattie e disabilità? Gli autori sono preoccupati per la normalizzazione del MAiD «come strumento accessibile per alleviare la sofferenza» e per smettere di essere un peso per i propri cari. Le tariffe stanno aumentando vertiginosamente, anno dopo anno.

 

Nel 2021, MAiD ha rappresentato il 3,3% di tutti i decessi e il 7% in alcune aree.

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Eutanasia

Iniziata l’eutanasia delle persone autistiche. Renovatio 21 ve lo aveva detto 6 anni fa: a quando i bambini danneggiati da vaccino?

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È uscito un nuovo studio sull’eutanasia nei Paesi Bassi, firmato da una specialista in cure palliative presso la Kingston University (Gran Bretagna), Irene Tuffrey-Wijne, che ha rivelato qualcosa che, per qualcuno è ancora scioccante.

 

Il rapporto della ricercatrice britannica dice sostanzialmente che numerose persone autistiche e persone con disabilità intellettive sono state soppresse solo perché sentivano di non poter condurre una vita «normale».

 

La Tuffrey-Wijne ha condotto la ricerca esaminando 900 fascicoli di casi dal 2012 al 2021 e ha scoperto 39 casi che coinvolgevano persone autistiche o con disabilità intellettive.

 

Il sito del gruppo pro-life Live Action scrive che all’inizio di quest’anno era già stato rivelato che i Paesi Bassi hanno ucciso un numero record di persone attraverso l’eutanasia, 115 delle quali non avevano malattie oltre a problemi psichiatrici.

 

In molti casi, questioni di dinamica sociale e famigliare sono citate come causa di sofferenza. Viene raccontato il caso di una paziente, una donna di età inferiore ai 30 anni, «non era in grado di fare amicizia e si era isolata, anche all’interno della sua stessa famiglia».

 

Vi è quindi il caso della morte di Stato per un signore sulla settantina descritto come mai stato in grado di «stare al passo con la società», con «tratti autistici gli rendevano sempre più difficile far fronte ai cambiamenti che lo circondavano».

 

E ancora la storia dell’eutanasia del maschio sulla quarantina che soffriva di «ansia, lamentele compulsive e solitudine a causa dei limiti derivanti da ASD [disturbo dello spettro autistico, ndr], disturbo ossessivo-compulsivo, lesioni cerebrali acquisite e disturbo della personalità».

 

Ecco quindi il ragazzo di 20 anni a cui è stata data la morte di Stato perché si sentiva solo ed era stato vittima di bullismo da bambino.

 

Ecco la donna eutanatizzata perché «soffriva dell’isolamento sociale a cui aveva portato il suo comportamento. Le riunioni erano disturbate dalle sue urla. La gente la trovava ripugnante e nessuno voleva starle vicino. Non riusciva a dare un senso alla sua vita in nessun altro modo».

 

In un terzo dei casi esaminati, le persone con autismo e disabilità intellettiva erano considerate «non curabili», quindi ritenute senza alcuna speranza di migliorare la vita dei pazienti. Pertanto, costoro sono stati sottoposti a eutanasia – cioè uccisi dallo Stato per via medica – senza che gli fosse offerto ulteriore supporto o risorse.

 

La ricercatrice inglese ha detto all’Associated Press che queste esperienze hanno sollevato in lei una domanda scomoda. «Non ho dubbi che queste persone stessero soffrendo», ha dichiarato la Tuffrey-Wijne. «Ma la società è davvero d’accordo con l’invio di questo messaggio, che non c’è altro modo per aiutarli ed è solo meglio essere morti?». È una domanda, per chi comprende l’esistenza e la potenza della Necrocultura, forse un po’ ingenua.

 

Gli attivisti di Live Action scrivono che ciò è dovuto al fatto che in Olanda «l’eutanasia è in gran parte non regolamentata» e cioè quindi «consente alle persone con disabilità e autismo di essere uccise – come ha scoperto Tuffrey-Wijne – nonostante non siano affatto malate fisicamente».

 

Il lettore di Renovatio 21 sa invece che non si tratta di mancanza di regolamentazione, ma di vero e proprio fondamentalismo eutanatico, di cui i neerlandesi sono diventati campioni, – nel 2020 una persona ogni 25 è morta per eutanasia, un bel record. Con l’eutanasia dei bambini , cioè l’uccisione dei neonati «difettosi», già oramai lanciata.

 

Lo Stato olandese è già di per sé modello per l’anarco-tirannia in salsa europea: i «diritti» delle minoranze etnosessuali sono rispettatissimi (tanto che anche miliziani ISIS arrivano tranquillamente tra i migranti), la droga è legale , e anche quella illegale si trova grazie alla sanguinaria criminalità maghrebina (la «Mocro Mafia») che hanno fatto del Paese «un Narco-Stato 2.0», dicono i sindacati di polizia; al contempo, però, ti sparano se protesti contro il lockdown o la chiusura degli allevamenti di bovino.

 

La Cultura della Morte che permea la società olandese – dove giovani donne chiedono di morire anche senza essere fisicamente malate, mentre in TV passano documentari su quelle che prima di uccidersi fanno una festa in discoteca con le amiche – rende l’Olanda un regno oscuro che funge da monito per l’intera civiltà occidentale.

 

Perché era chiaro, almeno per Renovatio 21 e per chi ci segue, che sarebbe successo. Era inevitabile che le persone che soffrono di autismo finissero nel tritacarne dello Stato utilitarista, perché incapaci di funzionare nella società della massimizzazione del piacere, e quindi ritenuti sacrificabili – la parola giusta, perché il lettore può comprendere qui che si tratta di sacrifici umani appena truccati da una benevolente evoluzione dello Stato moderno.

 

Era inevitabile che l’eutanasia avrebbe iniziato a bussare alla porte di coloro che, essendo «nello spettro», vivono, per i nazisti della nuova eugenetica, «vite indegne di essere vissute» – Lebensunwertes Leben, dicevano i tedeschi negli anni in cui cominciarono a eliminare i disabili, che sono – ricordiamo per inciso – gli stessi anni in cui veniva introdotta la diagnosi dal dottor Hans Asperger, lui stesso accusato di aver mandato qualche suo piccolo paziente autistico a essere trucidati in una clinica del programma di sterminio eutanatico Aktion T4.

 

Oggi sono sparite le svastiche e le ossessioni mortifere antisemite (o meglio: sono state traslocate in Ucraina, dove vengono da noi abbondantemente finanziate), ma la sete per le stragi rimane la stessa, immutata nei decenni, nei secoli.

 

Lasciatecelo dire: sappiamo qual è la prossima porta a cui l’eutanasia busserà. Lo sapete anche voi.

 

Lo abbiamo detto già nel lontano settembre 2017, in quella che fu forse la prima (o al massimo la seconda) conferenza pubblica di Renovatio 21. Era un incontro pubblico a Reggio Emilia organizzato da Cristiano Lugli con una dottoressa e un avvocato sul tema caldo di cui giorni: l’obbligo vaccinale per i nostri figli – la famosa «legge Lorenzin», che ha impedito a tanti bambini non vaccinati di frequentare le scuole materne, praticamente un test per quanto sarebbe successo tre anni dopo con sieri mRNA e green pass.

 

«Abbiamo visto che eliminano completamente i down, perché la loro è una vita indegna di essere vissuta» dicevo indicando il caso dell’Islanda down-free. «E una vita indegna di essere vissuta, va eliminata… voi pensate che sia impossibile? Il re cattolico del Belgio nel 2014 ha firmato una legge per cui si può fare l’eutanasia del bambino, basta che il bambino sia “consenziente”… l’eutanasia infantile è arrivata… qualcuno lo chiama aborto post-natale».

 

 

Andavo oltre, e parlavo del caso di Charlie Gard, il bambino lasciato morire della Sanità inglese, e del suo messaggio, e cioè il «pensare che si possono ammazzare i bambini anche già nati… i bambini danneggiati si possono ammazzare».

 

«Quindi io mi chiedo, e sono conscio della forza di questa mia domanda: quanti anni ci vorranno prima che i bambini autistici finiranno in questo calderone?»

 

Ricordo il gelo che scese nella sala. Da persona che lavora con i teatri, so percepire la temperatura di una sala. Lì era precipitato tutto sottozero all’istante, al punto che mi fermai prima ancora di finire la frase.

 

Stavo dicendo proprio questo: che, ad un certo punto, i bambini danneggiati da vaccino – i casi di autismo che tanti genitori, medici e attivisti imputano all’inoculazione – verranno in un futuro prossimo eutanatizzati dallo stesso Stato che li produce con le leggi per l’obbligo vaccinale.

 

Nemmeno io, che pure lo pensavo, mi ero reso conto dell’immane mostruosità della questione. Dicendolo ad una platea di genitori realizzavo la portata di questa prospettiva prossima. Erano sconvolti loro, ero sconvolto anche io – come padre, sono parte di risonanze anche paradossali, con i miei pensieri che possono venire amplificati, e rimandatimi indietro, da altre anime che devono a costo della vita difendere i loro piccoli come devo farlo io.

 

Il tema è proprio questo: la perversione della genitorialità. Perché l’eutanasia infantile offre una infame, orrenda via di scampo a molti genitori che, oggettivamente, hanno avuto la vita devastata dallo spettro autistico del figlio. Esasperati, estenuati, i genitori arrivano al punto di dichiarare la loro stessa vita, piagata dalle urla, dalla testa sbattuta sul muro, da tanti pensieri, come «indegna di essere vissuta».

 

Ecco che lo Stato moderno, lo Stato della Necrocultura, ti offre la sua mano sterminatrice: uccidi tuo figlio, è legale. Quindi, è giusto.

 

Pensaci: starai meglio, dopo – e magari starà meglio lui, finito nel paradiso dell’eutanasia, o nel niente cosmico che è sempre meglio delle notti insonni, di una vita che sarà sempre dipendente da badanti.

 

Capite il disegno del principe di questo mondo: non gli basta ferire e uccidere – vuole che a farlo siano gli uomini stessi, i genitori che ammazzano i loro figli, gli Stati stessi divenuti macchine di morte. È l’inversione, la perversione finale della società umana ridotta a insieme di assassinii atroci.

 

«Quanto prima che arrivi da noi?», chiedevo nella conferenza.

 

Ecco, ci stiamo arrivando. Gli olandesi sono solo avanti di due passi, o poco più.

 

Preparatevi a difendere la vostra prole da una ferocia che mai avreste voluto immaginare.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

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Eutanasia

Eutanasia in Francia, stallo tra operatori sanitari e governo

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Il disegno di legge sull’eutanasia architettato dal governo di Elisabeth Borne si scontra con gli operatori sanitari che la vedono come una «soluzione inaccettabile» e denunciano ancora una volta la «mancanza di consultazione» dell’esecutivo che ha comunque intenzione di fare il possibile per realizzare una delle promesse elettorali nel 2022 del candidato Emmanuel Macron.

 

Il disegno di legge annunciato entro la fine dell’estate 2023 andrebbe, secondo il Ministero della Salute, in tre direzioni: assistenza attiva al morente, cure palliative e sostegno agli «aidants», gli «aiutanti», cioè a coloro che hanno formalmente collaborato alla realizzazione dell’atto del suicidio assistito.

 

Per il governo si sarebbe più orientati – dobbiamo usare il condizionale al momento – verso una pratica che consenta al malato di porre fine alla propria vita da solo, con un minimo di controllo medico, piuttosto che all’eutanasia «dura», dove il cocktail litico viene somministrato dagli stessi operatori sanitari.

 

Distinzione puramente semantica per cullare l’opinione pubblica, perché in realtà si tratta sempre di opporsi seriamente al 5° comandamento di Dio, che è parte integrante della legge naturale scolpita nel cuore di ogni uomo che viene in questo mondo: «Non uccidere».

 

Ma gli aidants non intendono farsi prendere in giro: una quindicina di organizzazioni sanitarie hanno così scritto, il 20 giugno, al Ministro Delegato all’Organizzazione del Territorio e alle Professioni Sanitarie per ribadire il proprio rifiuto ad attuare un’assistenza attiva al morente.

 

«Abbiamo la legittimità di definire ciò che dipende dalla nostra responsabilità professionale. (…) Abbiamo l’impressione di non essere stati ascoltati», protesta Ségolène Perruchio, direttrice del servizio di cure palliative del centro ospedaliero Rives de Seine di Puteaux (Hauts-de-Seine).

 

Per questo professionista sanitario che parla a nome della Società francese di sostegno e cure palliative (SFAP) «non vogliamo che gli operatori sanitari che si oppongono esplicitamente con una clausola di coscienza, siano tenuti a dare la morte».

 

Da parte dell’esecutivo, fedele alla tattica evidenziata in occasione della riforma delle pensioni, si tratta di dare l’illusione della consultazione: «il ministro ha riconosciuto che al gruppo di lavoro dei curanti non è stato sollecitato per una “co -costruzione” della legge, ma semplicemente consultato per la sua competenza medica e il suo posto in prima linea nel processo», deplora Ségolène Perruchuio.

 

È chiaro, per l’operatore, che «l’eutanasia o il suicidio assistito non devono far parte del percorso di cura del paziente», perché «quando un paziente ci dice: “non ce la faccio più” la nostra risposta deve essere quella di migliorare la sua prendersi cura e cercare nuove soluzioni piuttosto che programmare una data per l’eutanasia».

 

Ma altre dissonanze si sono già sentite all’interno del governo. Lo stesso ministro della Salute aveva espresso molto presto delle riserve sulla questione: «accompagnare la morte non è uccidere», ha detto François Braun a Le Monde l’8 aprile 2023.

 

Sul terreno parlamentare il progetto del governo non incontra entusiasmo poiché i gruppi Les Républicains (LR), socialista (SER) e comunista (PC) hanno rifiutato ogni partecipazione in vista di una «co-costruzione» del progetto di legge: una presa di posizione politica e opportunistica, attenta a non esprimere alcuna opinione sostanziale sul dibattito.

 

Resta da vedere come l’esecutivo riuscirà a gestire il contrasta tra sanitari e parlamentari: si parla già della possibilità di rivestire il boccone amaro del suicidio assistito da zucchero con un piano decennale dedicato alle cure palliative.

 

Nel peggiore dei casi, il governo troverà un pregiudizio per legare l’eutanasia alla legge finanziaria, per ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione, che come visto in questi mesi potrebbe essere consumato senza moderazione.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

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