Bioetica
Alfie e l’invasione degli ultracorpi
Paradigma di sterminio e sostituzione dell’essere umano
La sorte di Alfie Evans da Liverpool non differisce da quella dei tantissimi innocenti condannati a morte dai burocrati becchini affacendati giorno e notte a servire il sistema di potere transnazionale che a grandi passi si sta impadronendo dei consessi umani e, una a una, delle nostre vite.
Questo sistema di potere è un’idra vorace che si sforza di apparire in pubblico nella veste rassicurante di sommo tutore del «miglior interesse» delle sue vittime: indossa la maschera beffarda che molti suoi lacchè – chierici e laici – sono accorsi a loro volta ad acquistare al mercato delle idee false e vincenti nel tempo delle «verità» capovolte, onde incassare tutte le prebende del caso.
La cupola felicemente unita sotto la ragione sociale di una grande impresa funebre dispone a piacimento dei corpi e dei cervelli della massa turlupinata e offesa, ridotta ad accettare il suo stesso sterminio con le buone o con le cattive. E tutti noi ci scopriamo spettatori impotenti e indifesi di una trama ordita altrove, che sta già catturando anche i figli di un’Italia piegata ai venti che soffiano impetuosi da nord.
Le DAT sono state confezionate apposta per assicurare all’Italia un luminoso futuro di «accompagnamento» degli improduttivi alla dolce morte massiva
Forse non ci siamo ancora resi conto che quell’Alfie per cui ci siamo indignati e prodigati e per cui abbiamo pianto tutte le nostre lacrime non è una triste prerogativa della perfida Albione, perché, mentre l’Italia per bene trepidava per lui, i dipendenti nostrani della cupola di cui sopra ben sapevano che l’humus culturale e la rete normativa erano già stesi anche in casa nostra, pronti per regalarci domani, grazie allo squarcio aperto contra legem a suo tempo dalla povera Eluana, la schiera italica di martiri giustiziati, finalmente anche qui, a norma di legge.
Le DAT sono state confezionate apposta in fretta e furia da un parlamento (appunto) in articulo mortis, per assicurare all’Italia – ex culla del diritto e centro della ex cristianità – un luminoso futuro di «accompagnamento» degli improduttivi alla dolce morte massiva, segnando un altro fondamentale passo avanti verso la totale reificazione dell’essere umano.
Ma nessuno spiega quale sia e a che punto sia il definitivo cambio di paradigma, teorico e pratico, che punta a travolgere e stravolgere l’ordine della creazione, la concezione stessa dell’uomo e della sua natura spirituale, a beneficio della massa telecomandata già rapinata del suo Dio.
Proviamo a farlo noi.
Perché non si tratta solo dell’eliminazione dell’essere umano, ma – per quanto incredibile – della sua sostituzione su scala planetaria.
Perché non si tratta solo dell’eliminazione dell’essere umano, ma – per quanto incredibile – della sua sostituzione su scala planetaria.
Perché il ricordo di Alfie deve restare vivo
Dunque, al di là dello slancio generoso che ha fatto di Alfie in men che non si dica un cittadino italiano – slancio per cui ci siamo sentiti per una volta tutti orgogliosi della nostra patria – in realtà lo iato tra Liverpool e Roma è solo apparente.
L’Italia sconta appena un po’ di ritardo nella applicazione pratica dei protocolli comuni previsti da una agenda comune che, come abbiamo visto, deve essere portata avanti ad ogni costo spazzando via tutto quanto si frapponga a ostacolo della sua rapida realizzazione.
È per questo che la storia del piccolo guerriero di Liverpool deve restare viva nella memoria di tutti. Perché, in ragione dei suoi protagonisti e antagonisti, dei modi e dei tempi e dei luoghi del suo dispiegarsi, essa è un paradigma di dolore e di vittoria.
Questa cosa il Potere lo ha capito bene, e infatti in tutti i modi ha cercato di cancellare le tracce e la memoria di un sacrificio umano che già ha scosso tante coscienze assopite, ma che è capace di essere, ancora, pericolosamente fecondo.
Improvvisamente un bambino malato che non voleva morire, insieme ai suoi genitori che lo volevano difendere dai carnefici, ha fatto emergere dalla palude mefitica dell’indistinto la sagoma del bene e quella del male, e noi le abbiamo potute vedere e quasi toccare, queste sagome, e abbiamo capito chi ci sta dietro, chi le disegna, chi le anima e quale abisso le separa.
Dio si serve dei piccoli per scuotere l’umanità, Maria Sua madre appare ai pastorelli e non ai potenti della terra.
Dio si serve dei piccoli per scuotere l’umanità, Maria Sua madre appare ai pastorelli e non ai potenti della terra.
Non per caso questo piccolo figlio dell’uomo ha generato tanto dolore nei buoni e, insieme, tanto imbarazzo ai potenti.
Parla da solo, anzi grida, il silenzio imposto su una morte troppo scomoda.
Tanto scomoda, tanto vergognosa, tanto dissonante con quella natura che si cerca in tutti i modi di reprimere, che quanti sono stati complici del misfatto hanno poi voluto non solo cancellare alla vista il corpo del reato, ma quasi rimuoverlo dal proprio vissuto a costo di mettere a nudo le proprie vergogne.
Quanta paura può fare un martire innocente. Tanta da azzerare persino la pietà, esteriore e interiore, in chi dovrebbe essere, della pietà cristiana, il dispensatore di professione.
Basti pensare che, quando Alfie è potuto tornare a casa, da morto, qualche giorno prima del suo funerale, il vescovo di Liverpool, che già tanto si era speso a sostegno dell’ospedale degli orrori, ha vietato a tutti i preti della diocesi di andare a casa dei genitori per portare loro conforto e recitare un rosario.
Quanta paura può fare un martire innocente. Tanta da azzerare persino la pietà, esteriore e interiore, in chi dovrebbe essere, della pietà cristiana, il dispensatore di professione.
Una cellula sana di un mondo malato
Combattendo la sua guerra contro i cattivi, Alfie ci ha mostrato uno scenario da vertigine. Può sembrare il set di un film di fantascienza, ma ci siamo finiti dentro davvero con le nostre vite, e per le nuove generazioni tutto questo orrore è in predicato di assumere le sembianze sinistre della normalità.
Può sembrare il set di un film di fantascienza, ma ci siamo finiti dentro davvero con le nostre vite, e per le nuove generazioni tutto questo orrore è in predicato di assumere le sembianze sinistre della normalità.
L’uccisione di Alfie Evans, certo, è stata la prova generale del cosiddetto aborto post-natale. Quello teorizzato da Peter Singer («Se il feto non ha lo stesso diritto alla vita di una persona, ci sembra allora che non lo abbia neanche il neonato, e che la vita di un neonato abbia così meno valore di quello che ha la vita di un maiale, di un cane o di uno scimpanzè per l’animale non umano») e sul quale si è costruito una fama, derivativa e funesta, il duo bioetico nostrano Minerva-Giubilini.
Ma l’uccisione di Alfie Evans non è solo questo.
Egli è stato martire di un’altra guerra epocale, una guerra di cui pochi, quasi nessuno, ha ancora contezza: la guerra per la sostituzione della stirpe dell’uomo.
Egli è stato martire di un’altra guerra epocale, una guerra di cui pochi, quasi nessuno, ha ancora contezza: la guerra per la sostituzione della stirpe dell’uomo.
Egli è stato martire di un’altra guerra epocale, una guerra di cui pochi, quasi nessuno, ha ancora contezza: la guerra per la sostituzione della stirpe dell’uomo.
Alfie doveva morire perché era il figlio naturale di una giovanissima coppia inglese non abbiente e poco istruita, e non era sufficientemente sano – o forse lo era e poi qualcosa è cambiato…
La regia ha allora impartito il suo ordine categorico:
«Cari genitori, vostro figlio è difettoso, rottamatelo. Prima o dopo la nascita, fa lo stesso, basta sia eliminato (i pezzi di ricambio, peraltro, possono sempre tornare utili). La tecnica è in grado di offrirvene uno di qualità migliore, e con garanzia. Affidatevi alla scienza che ve lo fabbrica in provetta, selezionandolo con le caratteristiche desiderate”. Fivet, designer babies, CRISPR-CAS9: l’ingegneria genetica permette oggi di scegliere la propria discendenza e di produrla artificialmente (sulla carta) più sana e più forte, senza subire l’alea connessa alla roulette russa della natura».
Ma qualcosa è andato storto, alla regia, perché i due ragazzini non abbienti e poco istruiti dei sobborghi inglesi non hanno abboccato al piano predisposto per loro, hanno osato ribellarsi sul serio e hanno saputo opporre una resistenza eroica, oltre ogni immaginazione e oltre ogni umana possibilità. Come solo uno strumento della Provvidenza divina può fare.
Hanno difeso la vita del loro figlio malato fino a stanare tutte le responsabilità e a scoprire tutti gli altari rovesciati eretti dalla schiera dei senza-dio.
Il potere è inciampato in una giovane coppia rimasta incredibilmente preservata dal germe antinatalista, contraccettivo, eugenetico ed eutanasico che ha aggredito l’occidente suicida.
Il potere è inciampato in una giovane coppia rimasta incredibilmente preservata dal germe antinatalista, contraccettivo, eugenetico ed eutanasico che ha aggredito l’occidente suicida.
Per Thomas e Kate Evans, Alfie era semplicemente il loro bambino, una sacra creatura di Dio da amare da curare e da proteggere, non una suppellettile difettata e intercambiabile al mercato della vita come il mondo vuole rendere i bambini: oggetti utili a colmare esigenze emotive, affettive e, se del caso, sessuali, di adulti vuoti e disperati.
A ben guardare, dunque, è la scienza riprogenetica il vero perno su cui si regge la proposta di business zootecnico per la famiglia moderna, e l’eutanasia infantile è solo la componente complementare del piano diabolico.
L’Inghilterra e l’invasione degli ultracorpi
Che la nostra non sia una ricostruzione immaginifica e strampalata, lo dimostra la storia recente del piccolo Charlie Gard, anche lui messo a morte in Inghilterra sotto lo sguardo straziato di un mondo ancora refrattario ad accettare l’abominio dell’uccisione deliberata di un bambino.
I genitori di Charlie, giovani fotogenici e slegati quanto basta dalla dottrina cattolica, erano la coppia ideale per realizzare senza saperlo questa forma di trasbordo biologico inavvertito per cui, rinunciato a un figlio, se ne cerca un altro con garanzia di qualità.
la scienza riprogenetica il vero perno su cui si regge la proposta di business zootecnico per la famiglia moderna, e l’eutanasia infantile è solo la componente complementare del piano diabolico.
Si parlava per Charlie di malattia mitocondriale.
Come ricorda il Daily Mail in una intervista alla signora Gard, “qualsiasi bambino concepito naturalmente potrebbe avere da una a quattro probabilità di patire la stessa difficile condizione di Charlie”; e Connie Gard di rimando spiega: «Avremmo bisogno di avere un tipo di fecondazione in vitro chiamato diagnosi genetica preimpianto, noto come PGD, in cui vengono sottoposti a screening gli embrioni per questa condizione».
Così il fratellino di Charlie sarà verosimilmente prodotto in laboratorio e, dopo la tragedia in mondovisione, i Gard diventeranno, loro malgrado, la famiglia-poster della provetta onnipotente.
Di più: è molto probabile che verrà loro proposta la Three Parents IVF, ossia la fecondazione in provetta con donazione di mitocondri da soggetto terzo rispetto alla coppia. In pratica, l’ovulo fecondato avrà il nucleo di una donna e i mitocondri di un’altra: tre DNA per una creatura.
Gli effetti a lungo termine sono ovviamente sconosciuti, ma chi siamo noi per giudicare la scienza e il progresso.
Così il fratellino di Charlie sarà verosimilmente prodotto in laboratorio e, dopo la tragedia in mondovisione, i Gard diventeranno, loro malgrado, la famiglia-poster della provetta onnipotente.
Ora, le storie di Charlie e di Alfie non sono avvenute in Inghilterra per una sfortunata coincidenza: l’Inghilterra possiede un ente apposito che si occupa di provette, la Human Fertilization and Embryology Authority (HFEA).
Come qualsiasi consorzio statale o privato di bioetica, esso agisce come una sorta di ufficio permessi.
Proprio quest’anno, l’HFEA ha detto sì per due casi di Three parents IVF, che nella neolingua orwelliana dell’uomo prodotto in laboratorio si chiama anche «donazione mitocondriale» (l’utero in affitto, nella neolingua, è GPA, «gestazione per altri»).
Ma la connessione geografica ha radici ben più profonde, perché proprio a Londra si è consumato il grande tradimento della Cristianità ad opera di un potere corrotto e sanguinario come quello di Enrico VIII, re adultero e assassino.
L’Inghilterra, improvvisamente trovatasi priva del fondamento della religione, cercò subito di sostituirlo con qualcos’altro: la scienza. Ecco Newton, ecco le filosofie empiriste, il tutto con un afflato esoterico di cui non diremo qui, ma che porta con sé un preciso connotato sulfureo.
La cosiddetta modernità, nata in Inghilterra dallo sfregio a Cristo e al suo Regno, trova oggi il suo nuovo compimento scientifico, sino al livello micrologico, con la fabbricazione di umani al di fuori del concepimento e la correlativa strage di embrioni. (Il sesso e la crudeltà erano, alla fine, i peccati di Enrico VIII…).
La FIVET, come noto, moltiplica per venti i numeri dell’aborto: per ogni bambino che arriva fra le braccia della famigliola «pianificata», si ammazzano (si scartano, si disintegrano, si congelano) almeno una ventina di embrioni.
La FIVET, come noto, moltiplica per venti i numeri dell’aborto: per ogni bambino che arriva fra le braccia della famigliola «pianificata», si ammazzano (si scartano, si disintegrano, si congelano) almeno una ventina di embrioni.
L’obiettivo della modernità travestita da progresso è desessualizzare la procreazione, interrompere la continuità umana e sostituirla con la programmazione di una stirpe slegata dalla sacra unione tra un uomo e una donna ed estranea al susseguirsi delle generazioni.
Estranea, cioè, alla «tradizione», ovvero al tramandarsi, secondo una catena naturale, del testo più antico: il DNA.
L’incarnazione rinnegata
Non ci vuole molto per capire che questa è la vera guerra in corso. La guerra al concepito. Cioè a quel momento, unico e irripetibile, in cui la vita umana si forma e si trasmette.
Et incarnatus est. Lo si diceva in ginocchio, una volta, quando la Chiesa onorava davvero Cristo e i suoi martiri.
Perché la chiesa ha autorizzato l’uccisione di Alfie? Perché quella che regna oggi è la chiesa anticoncezionale che ha dichiarato guerra al concepimento, cioè al tramite per il quale Dio stesso venne sulla Terra.
L’obiettivo della modernità travestita da progresso è desessualizzare la procreazione, interrompere la continuità umana e sostituirla con la programmazione di una stirpe slegata dalla sacra unione tra un uomo e una donna ed estranea al susseguirsi delle generazioni. Estranea, cioè, alla «tradizione», ovvero al tramandarsi, secondo una catena naturale, del testo più antico: il DNA.
Di più: è la chiesa che non vuole martiri, perché i martiri sono il seme dei cristiani.
Tra convegni di ingegneria genetica in Cappella Sistina e proclami malthusiani della Pontificia Accademia per la Vita, è evidente come questa gerarchia sia ormai sfacciatamente impegnata nella diffusione della Necrocultura secondo i dettami dell’agenda mondialista.
Il che implica il rinnegamento dei principi cardine su cui si regge tutto l’impianto della morale cristiana.
Sotto attacco è la «tradizione» realizzata proprio attraverso il concepimento; il libro della genetica trasmesso di generazione in generazione con la legge naturale della vita è il testo sacro che vogliono manomettere i biomodernisti della provetta.
Ma alla fine di questa analisi, spregiudicata solo in apparenza, tocca ancora un passaggio ulteriore, perché è inevitabile porsi a questo punto un interrogativo teologico, di cui vogliamo lasciare la risposta a chi legge.
Se lo spirito si incarna nel corpo al momento del concepimento della nuova vita (così come venne annunziato alla Vergine Maria), ci chiediamo: per i bambini fabbricati in laboratorio da mani umane, che ne è dell’anima?
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 366 recita:
«La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è “prodotta” dai genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale».
Nell’orizzonte, reale e attuale, che abbiamo tratteggiato, Alfie è stata un’estrema, imprevista resistenza al modello di bambino intercambiabile proposto – e ove necessario imposto – alla famigliola moderna interprete obbligata della pianificazione genitoriale (che in inglese, si dice per l’appunto planned parenthood).
L’esercito di creature di laboratorio è pronto a invadere il nostro mondo, già despiritualizzato a morte.
Alfie è stata un’estrema, imprevista resistenza al modello di bambino intercambiabile proposto – e ove necessario imposto – alla famigliola moderna interprete obbligata della pianificazione genitoriale
Ecco l’invasione degli ultracorpi: le provette, i frigoriferi, le leggi 40, servivano solo a questo.
Grazie ad Alfie Evans, alla sua dolcissima mamma e al suo papà di tempra antica, abbiamo vissuto il compatimento autentico di un dolore cocente e abbiamo potuto ammirare, in questo dolore, la forza invincibile della natura umana toccata dalla grazia.
Alfie ha donato la vita per smascherare il male nel mondo, e per vincerlo. Davanti alla sua missione non possiamo che inchinarci e metterci, ciascuno per la propria piccola parte, sotto la stessa insegna del piccolo gladiatore.
L’insegna della Vita secondo il volere di Dio e non dell’uomo.
L’insegna di quella umanità decisa a resistere all’invasione delle creature sintetiche e del principe del mondo.
Bioetica
L’aborto via pillola può essere chimicamente fermato: nuovo studio
Uno studio sull’annullamento degli effetti della pillola abortiva scritto da un professore di un’università cattolica è stato accettato da una rivista accademica dopo mesi di sfide e rifiuti a causa dell’oggetto del paper. Lo riporta Lifesitenews.
Il dottor Stephen Sammut, un neuroscienziato che lavora come professore di psicologia presso la Franciscan University di Steubenville in Ohio, ha dichiarato al sito prolife canadese che il suo studio scientifico è stato finalmente accettato dalla rivista accademica Scientific Reports dopo essere stato rifiutato altrove durante il processo di revisione tra pari.
Lo studio sostiene la possibilità di utilizzare l’ormone progesterone per invertire gli effetti del mifepristone, un farmaco utilizzato per gli aborti indotti chimicamente. Sebbene sia associato a un’istituzione cattolica, il professore sostiene che la ricerca è radicata nella scienza oggettiva piuttosto che nelle convinzioni personali.
«I miei risultati sono importanti perché la fede non influisce sul loro risultato», ha detto Sammut a LifeSiteNews. «Sto studiando un processo chimico all’interno di un sistema fisiologico. Gli esperimenti sono condotti sui topi e nessuna quantità di acqua santa o catechesi li convertirebbe in alcuna fede».
Secondo Sammut, i topi «non sono nemmeno inclini all’influenza sociale o politica, né alle decisioni di alcun tribunale! Quello che mostrano i miei esperimenti è una prospettiva oggettiva, puramente fisiologica».
L’articolo, intitolato «Inversione mediata dal progesterone dell’interruzione della gravidanza indotta da mifepristone in un modello di ratto: un’indagine esplorativa», è stato originariamente presentato alla rivista ad accesso aperto Frontiers il 5 ottobre 2022. Sammut ha spiegato di aver raggiunto il Fase di «convalida finale» del processo di revisione prima di essere respinta dal comitato editoriale della rivista il 24 febbraio 2023.
Il 15 marzo, il documento è stato presentato alla rivista Scientific Reports, dove è stato accettato alla fine di giugno in seguito alla revisione paritaria, per poi essere pubblicato il 6 luglio.
Felpa crociata con Croce patente ricamata. Detta anche croix pattée in francese e Tatzenkreuz in tedesco, la Croce Patente ha braccia strette al centro che si presentano spesso in forma curva. Indossate questo segno antico ed universale.
Sammut ha spiegato che, durante il processo di revisione con Frontiers, lui e la sua assistente di ricerca Christina Camilleri hanno risposto a ciascuna delle «domande e commenti dei revisori che richiedevano una risposta». Dopo aver ipotizzato dai commenti dei revisori e dell’editore responsabile che l’articolo sarebbe stato accettato, «all’improvviso abbiamo ricevuto la notifica che il manoscritto era stato rifiutato in quanto “non soddisfaceva gli standard stabiliti affinché la rivista fosse considerata per la pubblicazione”».
“Questo era vago e strano poiché la questione dei manoscritti che soddisfano gli standard delle riviste viene solitamente affrontata quando l’articolo viene inviato per la prima volta”, ha detto Sammut a LifeSiteNews. “Pertanto, ho chiesto alla redazione di indicare ‘chiaramente ed esattamente’ ‘quali aspetti dell’articolo non si adattano alla qualità accettabile dalla rivista’”.
Tra le obiezioni sollevate contro il paper, c’era il fatto che esso «potrebbe essere interpretato come a sostegno della nozione di un’inversione farmacologica dell’interruzione di gravidanza indotta nell’uomo, un concetto che, in linea con le recenti dichiarazioni dell’American College of Obstetrics and Gynecology negli Stati Uniti e del Royal College of Obstetrics and Gynecology nel Regno Unito non può essere supportata».
In pratica, si tratta di un rilievo politico e bioetico allo studio.
Il preciso riferimento è ad una dichiarazione congiunta rilasciata dalle suddette organizzazioni mediche in cui si affermava che non vi è «alcuna prova» che «l’uso del progesterone per invertire l’effetto del mifepristone… aumenti la probabilità di continuare la gravidanza, rispetto alla sola gestione dell’attesa».
Il mifepristone è un farmaco che impedisce all’ormone progesterone di produrre il suo effetto nel corpo per sostenere una gravidanza. Viene tipicamente utilizzato insieme al misoprostolo, che induce il travaglio per far nascere il bambino morto. Il trattamento di inversione della pillola abortiva consiste nell’assunzione di progesterone, il più rapidamente possibile dopo l’assunzione di mifepristone, per annullare l’impatto del farmaco mortale al fine di tentare di salvare il bambino.
Il dottor Matthew Harrison, uno dei pionieri della tecnica di inversione della pillola abortiva, aveva dichiarato sempre a LifeSiteNews nel 2019 che questo processo «ha un senso biologico», spiegando l’importanza di testare il processo sugli animali e ha citato uno studio che ha rilevato che la maggior parte dei cuccioli di ratto senza il trattamento è morta mentre l’80% ha sperimentato un’inversione di successo dagli effetti del mifepristone.
Harrison ha notato che la ricerca ha anche trovato differenze nei rivestimenti uterini all’interno dei due gruppi di ratti, il che ha confermato che «il progesterone ha sostanzialmente annullato tutti gli altri effetti della RU-486», cioè del mifepristone.
Un rapporto del dicembre 2022 ha anche mostrato che 4.000 bambini negli Stati Uniti sono stati salvati nell’ultimo decennio da tale processo di inversione della pillola abortiva.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2021 un medico inglese, il dottor Dermot Kearney, è stato minacciato di radiazione dall’ordine perché salvava i bambini dall’aborto chimico. Il Kearny prescriveva il progesterone, mentre, durante il lockdown, la sanità britannica aveva autorizzato l’invio per via postale del farmaco abortivo alle donne gravide.
In Italia l’era dell’aborto chimico fai-da-te fu annunciata, sempre in pandemia, dal ministro della Salute Roberto Speranza, che cambiò la direttiva per rendere il suo uso possibile anche senza ricovero.
La verità sulla pillola abortiva l’ha detta ad una convention dei conservatori americani il mese scorso l’attivista Abby Johnson, un tempo manager di una clinica per aborti, ora convertitasi alla difesa della vita umana. Le donne che prendono la pillola dell’aborto «stanno mettendo questi bambini nel water, bambini completamente formati – 12, 14, 16 settimane di gravidanza – forse hanno un’emorragia nel loro bagno, incapaci di raggiungere una struttura di pronto soccorso, guardano nella toilette e vedono il bambino loro completamente formato che galleggia lì nella water» ha dichiarato la Johnson.
In realtà, alla storia della Johnson manche una parte. Quel «bambino pienamente formato», una volta scaricato tirando l’acqua, finisce nelle fogne. E qui, oltre agli escrementi di altri esseri umani e ad ogni altra sozzura, troverà delle creature ben felici di incontrarlo – per divorarlo. Topi, rane, pesci… festeggiano la RU486, che tanta carne umana tenere e prelibata fa giungere loro senza che facciano alcuno sforzo, nella plastica immagine della catena alimentare ribaltata: le bestie mangiano gli esseri umani.
Questa è la cruda realtà dell’aborto domestico reso da ciò che il premio Nobel Jerome Lejeune definiva «il pesticida umano». Un farmaco che, ricorda il caso delle email trapelate recentemente dalla sanità britannica, può avere conseguenze mortali: si può chiedere, al di là delle statistiche e degli episodi che potete vedere negli articoli linkati, nel caso dell’attivista abortista argentina 23enne morta pochi giorni dopo aver assunto il farmaco per uccidere il figlio concepito nel suo grembo – certo, magari, anche qui, non c’è nessuna correlazione.
Ad aprile il mondo ha appreso che più di 200 dirigenti di Big Pharma, tra cui il CEO di Pfizer Albert Bourla, avevano firmato una lettera aperta in cui condannano la sentenza di un giudice federale americano contro l’approvazione da parte dell’ente regolatore farmaceutico Food & Drug Administration (FDA) del mifepristone – noto per lo più in Italia con la sigla RU486.
Non crediamo che i recenti allarmi sull’inquinamento dei fiumi da parte del «pesticida umano» servirà a far desistere qualcuno. Anzi, assieme all’inquinamento da pillola anticoncezionale che sta facendo diventare i pesci transessuali, si tratta forse dell’unico inquinamento che il sistema e la sua propaganda considerano come accettabile.
Ambiente
Il terrorismo climatico e ambientale come nuova tappa della strategia della tensione emergenziale. Intervista al prof. Luca Marini
Il clima e l’ambiente stanno diventando il pretesto per giustificare nuove crisi e nuovi «whatever it takes», secondo la famosa espressione di Mario Draghi, quello che stampava miliardi di euro BCE con il quantitative easing e poco dopo metteva la popolazione nazionale sotto la sorveglianza della piattaforma bioelettronica del green pass.
Uno Stato in continua emergenza può permettere di infliggere alla popolazione cambiamenti radicali di tipo economico, politico, sociale, psicologico. Lo Stato moderno pare aver scoperto l’emergenza come forma di governo, di controllo della cittadinanza, e quindi di esistenza dello Stato stesso.
Di questa deriva emergenziale, nella peculiare prospettiva costituita dalla riflessione bioetica, torniamo a parlare con il professor Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, già vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica.
Il professor Marini ha recentemente curato il volume Ecotruffa. Le mani sul clima (Edizioni La Vela, Lucca) con il contributo di climatologici, chimici, ingegneri, economisti e politologi. Il volume, ampiamente recensito in questi giorni anche dalla grande stampa, è già destinato a sollevare polemiche proprio nel momento in cui taluni, abbiamo visto, arrivano a invocare il reato di «negazionismo climatico».
Allora, prof. Marini, cosa c’entra la bioetica con l’ambiente?
Pochi sanno che il termine «bioetica», già presente nel dibattito teologico tedesco degli anni Venti, ha acquisito l’attuale notorietà solo dopo la pubblicazione del libro Bioethics: a bridge to the future, pubblicato nel 1971 da un noto oncologo americano. E quasi nessuno ricorda che l’oncologo in questione, Van Rensselaer Potter II [1911-2001, ndr], utilizzò il termine «bioetica» nel contesto peculiare della salvaguardia dell’ambiente in un momento storico di forte sensibilità per le sorti del pianeta e dell’habitat umano, che di lì a breve avrebbe condotto alla prima conferenza internazionale sull’ambiente: la celebre conferenza di Stoccolma del 1972. In seguito, come invece tutti sanno, il termine «bioetica» è stato utilizzato quasi esclusivamente in ambito medico-sanitario e anche i successivi sviluppi della riflessione bioetica, che hanno portato alla nascita del biodiritto, non sono andati al di là del peculiare ambito della biomedicina.
Col tempo la bioetica avrebbe quindi subito una vera e propria reductio ad unum?
Personalmente ritengo che si sia trattato di una riduzione epistemologica pianificata a tavolino allo scopo precipuo di concentrare e pilotare il dibattito bioetico verso l’esaltazione acritica delle rutilanti prospettive della biomedicina, evitando così che l’opinione pubblica si ponesse troppi dubbi in merito ai rischi e ai limiti delle biotecnologie e delle altre tecnologie biomedicali. È prova di ciò l’esperienza italiana, dove il dibattito bioetico, biopolitico e biogiuridico si è di fatto esaurito nelle contrapposizioni ideologiche, culturali e confessionali sui temi di inizio-vita (clonazione, cellule staminali, statuto dell’embrione) e di fine-vita (accertamento della morte, stato vegetativo, testamento biologico), senza peraltro produrre alcun risultato concreto: basti pensare, tra i tanti, al problema degli embrioni soprannumerari.
Né sembra che la bioetica, almeno in Italia, sia andata molto più lontano dei temi che lei ha appena ricordato.
Dirò di più. Oggi, dopo la grande truffa del COVID, la bioetica medica deve considerarsi clinicamente morta: azzerati i principi di beneficenza, non maleficenza e giustizia, calpestato il principio di precauzione, stuprato il principio del consenso informato, della cosiddetta riflessione bioetica non restano che gli escamotages verbali di quanti, ossequiando il feticcio costituito dal preteso primato della scienza e della medicina, si sforzano di legittimare la deriva totalitaristica di governi tecnocratici espressi dalle élites finanziarie internazionali.
La scomparsa della bioetica medica, purtroppo, non ha comportato la rivalutazione della bioetica ambientale.
Direi proprio di no. Anzi, il terrorismo climatico e ambientale, orchestrato dalle élites poc’anzi citate con la complicità dei soliti circuiti accademici, politici e mediatici, costituisce la nuova tappa di quella strategia della tensione avviata dal COVID e intesa a strumentalizzare situazioni di crisi – reali o fittizie – per giustificare e legittimare, sul piano etico-giuridico, l’introduzione di meccanismi di soggiogamento di intere popolazioni, in tutto simili al green pass vaccinale.
Può farci un esempio di quanto sostiene?
Basti pensare alla normativa europea sul cosiddetto «efficientamento» energetico delle abitazioni o degli autoveicoli che, ponendo limiti severi rispettivamente alla vendita degli immobili o all’acquisto di automobili difformi dagli standard introdotti, viene di fatto a svuotare di contenuti il diritto di proprietà. Oppure alla cronaca italiana delle scorse settimane, dove gli allagamenti e le inondazioni hanno rapidamente scalzato, nella comunicazione mainstream, la pretesa crisi idrica di cui tanto si è parlato in precedenza. Oppure al caldo di questi giorni, tipico di una calda estate mediterranea, subito spacciato dai soliti galantuomini come sintomo evidente di una «situazione fuori controllo». O una volta per tutte, a quanto sta emergendo, e probabilmente emergerà in modo ancora più eclatante in futuro, sulla manipolazione dei dati climatici da parte dei cosiddetti esperti dell’ONU sul climate change.
Cosa fare, quindi?
Personalmente, ritengo che per arrestare la deriva in atto sia necessario, oggi più che mai, promuovere e sollecitare una adeguata riflessione pubblica sul grado di controllo che le élites finanziarie internazionali esercitano sui circuiti scientifici, accademici, produttivi, comunicativi, politici e decisionali nella società contemporanea, mettendo in guardia i cittadini in merito ai rischi per i diritti e le libertà fondamentali derivanti da questo controllo e dalla manipolazione dell’informazione da esso derivante.
E in questo quadro come vede la costellazione di movimenti del dissenso politico che si è sviluppata negli ultimi due anni?
Male. L’impegno politico, anche in funzione dissidente, è davvero relativo, perché la politica – esattamente come la violenza – è solo una scorciatoia rispetto alla conoscenza e all’approfondimento dei problemi. Ciò che occorre non è politica, almeno per come funziona in Italia, né tantomeno violenza, ma formazione, cultura e senso critico: proprio ciò che non vogliono le élites finanziarie, i governi liberisti e i media transumanisti. Ognuno tragga le sue conclusioni.
Bioetica
La CEDU rigetta di una richiesta contro la Polonia sulla restrizione all’aborto
L’8 giugno 2023 la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha rigettato la denuncia presentata da otto donne contro la legislazione polacca che vieta l’aborto in caso di malformazione fetale, creando un precedente legale, mentre un migliaio di denunce simili sono state presentate in questa corte.
La CEDU è stata interrogata sulla possibile contraddizione della decisione della Corte costituzionale polacca del 2021 che limita l’accesso all’aborto, con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Sotto il comunismo, l’aborto era praticato in Polonia come in tutti i paesi sottomessi alla dittatura rossa. Dopo la caduta del muro di Berlino, una legge del 1993 ha limitato l’accesso all’aborto, depenalizzandolo nei casi di stupro, pericolo per la salute della madre o malformazione del feto.
Nel 2020 la Corte costituzionale polacca, reagendo a una richiesta dei parlamentari polacchi, ha stabilito che quest’ultima eccezione non era compatibile con la Costituzione polacca che garantisce la «tutela legale della vita».
Così, da gennaio 2021, non è più possibile ricorrere all’aborto in caso di malformazione del feto, se non vi è pericolo per la madre.
Una richiesta femminista
Un’associazione femminista, la Federazione per le donne e la pianificazione familiare, ha messo a disposizione delle donne moduli online per presentare una richiesta alla CEDU, con il pretesto della violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Delle otto donne ricorrenti, solo quattro erano incinte. Due di loro portavano in grembo bambini sani e le altre due soffrivano di malattie che potevano comportare un rischio di malformazione del feto. Le altre quattro hanno detto di aver rimandato il loro desiderio di avere un figlio per paura di non ricevere assistenza medica se il feto dovesse avere un difetto congenito.
La Corte ha osservato, da un lato, che le due ricorrenti, che affermavano di soffrire di condizioni che si supponevano comportassero un aumento del rischio di malformazione del feto, non avevano fornito alcuna prova medica a sostegno delle loro affermazioni nelle loro domande.
Inoltre, i giudici hanno ritenuto che il rischio di una futura violazione dei diritti possa essere invocato solo molto raramente per introdurre una richiesta: «non è stata prodotta alcuna prova convincente, che dimostri l’esposizione a un rischio reale di essere danneggiate dalle modifiche della legge», riassume la CEDU.
Infine, secondo la CEDU, l’obiettivo dei ricorrenti era quello di chiedere alla Corte di rivedere la legge e la sua applicazione nel suo complesso, al fine di generare un dibattito politico sulle questioni relative alla procreazione e all’interruzione della gravidanza in Polonia. Per questi motivi, la Corte ha dichiarato all’unanimità i ricorsi inammissibili.
Osservazioni molto interessanti
Nelle osservazioni scritte inviate alla Corte, l’ex Commissario europeo per la Salute, Tonio Borg, e diversi ex giudici della CEDU, hanno ricordato che la Corte non ha mai sancito il diritto all’aborto, e che tale diritto non può essere dedotto dalla Convenzione europea sui Diritti umani.
Inoltre, quando la Convenzione fu adottata nel 1950, nessuno degli Stati che parteciparono alla sua stesura aveva autorizzato l’aborto.
Se l’aborto può essere considerato, rispetto al diritto europeo dei diritti umani, come un’eccezione al principio di tutela della vita umana, in nessun caso esso costituisce un diritto che verrebbe imposto agli Stati malgrado le loro leggi nazionali, sostengono gli autori di queste osservazioni scritte.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine di Adrian Grycuk via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Poland (CC BY-SA 3.0 PL)









