Nucleare
Abu Dhabi, con l’aiuto di Pechino, rilancia la sfida nucleare in Medio oriente
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Nel week-end gli Emirati hanno sottoscritto alcuni accordi con entità cinesi operative nel settore dell’energia atomica. Un allargamento nella partnership, dopo l’impianto sud-coreano di Barakah. La scorsa settimana la Turchia ha inaugurato la centrale di Akkuyu, collegati in video Erdogan e Putin. Le ambizioni nucleari dei sauditi nella sfida a tutto campo con gli alleati-rivali nella regione.
Continua la corsa al nucleare in Medio oriente, regione sinora storicamente legata alla produzione di energia da combustibili fossili a partire dal petrolio di cui è ricca. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono gli Emirati Arabi Uniti (EAU) che nel fine settimana hanno sottoscritto una serie di accordi con entità cinesi.
Nel frattempo Riyadh prosegue lo sviluppo dei piani nucleari, a dispetto dei timori per una corsa agli armamenti nell’area. E la Turchia ha già inaugurato – la scorsa settimana – la centrale atomica realizzata e finanziata dalla Russia, conferma ulteriore dei rapporti sempre più stretti fra Ankara (membro NATO) e Mosca, nel mirino di gran parte della comunità internazionale per l’invasione dell’Ucraina.
Tornando ad Abu Dhabi la Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC), responsabile nazionale dello sviluppo atomico, ha siglato tre accordi con organizzazioni cinesi con l’obiettivo di potenziare la produzione di energia atomica a basse emissioni di carbonio. Gli Emirati, che quest’anno ospitano il summit sul clima COP28 e vogliono ottenere il 6% del fabbisogno dal nucleare, hanno individuato in Pechino un partner chiave nel piano di transizione energetica, confermando una volta di più la crescente influenza cinese in Medio oriente.
I tre memorandum d’intesa (MoU), spiega in una nota ENEC, riguardano la collaborazione nelle operazioni riguardanti l’energia nucleare, nei reattori nucleari a temperatura molto alta e nella fornitura e negli investimenti sul combustibile nucleare. Le realtà cinesi coinvolte sono China Nuclear Power Operations Research Institute, China National Nuclear Corporation Overseas e China Nuclear Energy Industry Corporation.
L’accordo segna un ulteriore allargamento nella partnership strategica nel settore, perché Abu Dhabi sta già costruendo una centrale nucleare multi-unità (la prima nel mondo arabo) con la sud-coreana Korea Electric Power Corp (KEPCO). Una volta completato, l’impianto di Barakah avrà quattro reattori con 5.600 megawatt (MW) di capacità totale – equivalenti a circa il 25% del picco della domanda negli Emirati Arabi Uniti.
La scorsa settimana la Turchia ha inaugurato la centrale di Akkuyu, costruita grazie alla partnership con Mosca, segnando un ulteriore avvicinamento fra i due presidenti Recep Tayyp Erdogan (domenica alla prova del voto) e Vladimir Putin, entrambi collegati in video per l’occasione.
Affacciata sul Mediterraneo, a due passi da Cipro, essa fornirà energia elettrica a 15 milioni di persone e potrà sostenere circa il 10% del fabbisogno complessivo del Paese. Il progetto da 20 miliardi di dollari porta la firma del gigante russo del settore Rosatom; il primo reattore dovrebbe entrare in funzione entro l’estate.
La centrale sorge in una zona sismica di quinto grado, fattore che solleva le preoccupazioni degli esperti, in particolare dopo il sisma del 6 febbraio al confine con la Siria; tuttavia, i costruttori replicano che si tratta della zona «più sicura» della Turchia. Durante la cerimonia Erdogan ha anticipato «provvedimenti» per la costruzione di «una seconda e una terza centrale nucleare in Turchia il prima possibile», mentre Putin ha parlato di «vantaggi economici reciproci».
Infine l’Arabia Saudita che, pur in un quadro di alleanze, prosegue la sfida aperta con gli Emirati per la supremazia nella regione del Golfo dall’energia alla finanza, dall’industria del divertimento al settore delle tecnologie, al calcio.
Una competizione che tocca anche il nucleare, con Riyadh che spinge sull’acceleratore per rafforzare le ambizioni nucleari a dispetto delle preoccupazioni per la proliferazione regionali delle armi (anche atomiche). A fine 2020 i sauditi, col sostegno cinese, hanno iniziato a costruire un impianto di estrazione dell’uranio nella città nord-occidentale di al-Ula.
Al contempo la russa Rosatom ha annunciato la partecipazione al bando per la costruzione della prima centrale e si è proposta come potenziale appaltatore per lo sviluppo del sito.
I recenti colloqui fra Xi Jinping e Mohammed bin Salman (MbS) durante la visita a Riyadh del leader cinese hanno alimentato le speculazioni sui piani del regno. Esperti affermano che lo stesso bin Salman stia negoziando con Cina e Corea del Sud per strappare il miglior prezzo e le condizioni più vantaggiose in termini di energia e affidabilità, per poi procedere.
Studi preliminari indicano che l’Arabia Saudita possiede circa 60mila tonnellate di minerale di uranio, il cui arricchimento resta materia sensibile perché può essere usato per produrre energia o armi atomiche, facilmente ottenibili considerando le ampie risorse finanziarie e umane di cui beneficiano i sauditi.
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Ambiente
La guerra nucleare non è peggiore del cambiamento climatico: la perla del segretario di Stato USA
La minaccia dell’annientamento termonucleare non è più grave della minaccia del cambiamento climatico, ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken.
Tale dichiarazione è stata infilata durante un’apparizione alla trasmissione australiana 60 Minutes domenica, quando al capo della diplomazia statunitense è stato chiesto se la guerra nucleare o il cambiamento climatico rappresentassero «la più grande minaccia per l’umanità».
«Beh, non puoi, credo, avere una gerarchia», ha risposto Blinken. «Ci sono alcune cose che sono in primo piano… incluso il potenziale conflitto, ma non c’è dubbio che il clima rappresenti una sfida esistenziale per tutti noi».
«Quindi per noi, questa è la sfida esistenziale dei nostri tempi», ha continuato il chitarrista del Dipartimento di Stato, aggiungendo che questo «non significa che nel frattempo non ci siano gravi sfide all’ordine internazionale come l’aggressione della Russia contro l’Ucraina».
Tale prospettiva climatico-apocalittica è ben diffusa nelle élite americane e mondialiste, come visibile nel caso del gruppo estremista chiamato Wolrd Economic Forum.
A Davos, a inizio anno, l’ex vicepresidente americano Al Gore aveva equiparò la quantità di anidride carbonica a «600 mila bombe di Hiroshima buttate sulla Terra ogni giorno». Si tratta di una colossale idiozia, ovviamente, ma il papavero del Partito Democratico USA, insignito nel tempo da una combo imprendibile di Premio Nobel e Premio Oscar, lo disse urlando e puntando il dito, senza che nessuno dei potenti nell’audience lo fact-checkasse al momento e lo svergognasse (come è poi avvenuto in rete).
Non c’è da sorprendersi quindi se, con uno sforza che possiamo definire perverso e infinitamente pericoloso, un alto funzionario USA riesce nell’impresa di mettere sullo stesso piano il Cambiamento Climatico e la prospettiva, sempre più vicina, di uno scontro a base di atomiche tra le superpotenze.
Le forze di Kiev hanno anche tentato ripetutamente di prendere di mira le centrali nucleari russe, ha avvertito il Cremlino all’inizio di questo mese, accusando l’Ucraina e i suoi sponsor di «terrorismo nucleare».
Come riportato da Renovatio 21, varie discussioni stanno facendo capire che l’uso di armi nucleari sta nemmeno troppo gradualmente venendo detabuizzato nel contesto americano così come in quello russo, con discorsi sulla possibilità di lanciare atomiche tattiche contro i Paesi europei che sostengono Kiev.
Negli Stati Uniti, gli avvertimenti sull’imminente minaccia di un conflitto nucleare sono arrivati principalmente dall’ala «isolazionista» del Partito Repubblicano. L’ex presidente Trump che ha dichiarato ad aprile che il mondo stava affrontando «il periodo più pericoloso» della storia a causa di armi nucleari e leadership «incompetente» a Washington.
Al contrario degli «isolazionisti» repubblicani, il democratico Blinken potrebbe, come tanti personaggi neocon che spingono da decenni per la guerra contro la Russia, avere un «conflitto di interessi» (diciamo così) forse di carattere famigliare nell’ipotesi di una guerra in Ucraina.
Blinken proviene, come Victoria Nuland (recentemente promossa a vice segretario di Stato), da una famiglia di ebrei di Nuova York – nello specifico, zona Yonkers – anche questi iniettati nell’alta diplomazia USA. Il padre Donald Blinken era ambasciatore in Ungheria, lo zio Alan ambasciatore in Belgio. Il nonno Maurice Henry Blinken fu uno dei primi finanziatori dello Stato di Israele.
«Ogni giorno che questa battaglia per procura continua, rischiamo una guerra globale», ha detto Trump a marzo, sostenendo che «dovremmo sostenere il cambio di regime negli Stati Uniti» per scongiurare il più grande rischio corso dall’umanità nella sua storia.
«La Terza Guerra Mondiale non è mai stata così vicina come in questo momento». In quell’occasione, Trump si scagliò direttamente contro l’ora vice di Blinken, Victoria Nuland, chiamandola per nome e accusandola del disastro dell’ora presente.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’accordo Cina-Niger sull’uranio è stato firmato quattro settimane prima del colpo di Stato
Un mese prima del colpo di stato militare di questa settimana in Niger, il governo era in trattative con la Cina su diversi progetti economici, tra cui l’estrazione dell’uranio, di cui il Niger è una delle principali fonti mondiali
La relazione tra questo fatto e il colpo di stato in corso è da chiarire, tuttavia è chiaro che si tratta di un deal importante per il Paese africano. Così come è chiaro che dove c’è uranio, può esserci caos politico e militare.
Secondo un articolo del 6 luglio di Voice of America, l’ambasciatore cinese in Niger Jiang Feng ha affermato che Pechino costruirà un parco industriale che includerà strutture agricole e alimentari, manifatturiere, minerarie e immobiliari, secondo un tweet di un funzionario del presidente del Niger Mohamed Bazoumche affermava che l’accordo è stato il risultato di un forum sugli investimenti Cina-Niger che ha avuto luogo lo scorso aprile.
Il tweet menzionava anche che l’ambasciatore cinese ha recentemente visitato il punto di partenza dell’oleodotto di esportazione Niger-Benin e lo aveva descritto come «molto impressionante». Con la China National Petroleum Corporation come sviluppatore, il gasdotto di 2.000 km consentirebbe al Niger senza sbocco sul mare di aumentare la sua produzione di greggio e accedere al commercio internazionale attraverso un terminal sulla costa del Benin, dicono i funzionari.
Il tweet ha fatto seguito alla visita di una delegazione della National Uranium Company of China (CNUC), che ha discusso della ripresa dell’esplorazione e dell’estrazione dell’uranio nella miniera della regione settentrionale del Niger, chiusa da anni.
Il ministro delle miniere del Niger Ousseini Hadizatou Yacouba e il presidente del CNUC Xing Yongguo hanno firmato un nuovo accordo a Niamey il 27 giugno per rilanciare la miniera di uranio.
La China National Petroleum Corporation (CNPC) e la China National Nuclear Corporation (CNNC) hanno investito rispettivamente 4,6 miliardi di dollari e 480 milioni di dollari nelle industrie del petrolio e dell’uranio del Niger.
Il Niger rappresenta il 5% del minerale di uranio di più alta qualità del mondo, secondo la World Nuclear Association. La Francia è stata il principale operatore in questo campo.
Il Niger è anche ricco di petrolio, carbone e fosfati, al quarto posto a livello mondiale nelle riserve di fosfati. I fosfati sono una risorsa chiave per l’agricoltura, l’alimentazione, la produzione chimica e le industrie farmaceutiche, nessuna delle quali è stata sviluppata in Niger.
Come riportato da Renovatio 21, la settimana scorsa il capo della guardia presidenziale del Niger, il generale Abdourahamane Tchiani, che ha architettato il rovesciamento del presidente Mohamed Bazoum questa settimana, si è dichiarato il nuovo leader del Paese.
Niamey riveste una certa importanza per Parigi: il Niger, con il Ciad, rappresenta l’ultimo baluardo della presenza militare francese nel Sahel dopo la cacciata dalle ex colonie Mali e Burkina Faso, dove forze militari hanno rovesciato i governi civili e attivato politiche antifrancesi. In questi casi, come in altri, vi sarebbe il ruolo della società di contractor russa Wagner che, come sottolineato recentemente da George Clooney, è oramai un player fondamentale nella politica del Continente nero.
Evgenij Prigozhin, capo del gruppo Wagner, ha definito il tentativo di golpe in corso come una lotta contro i colonizzatori» – ovvero i francesi. Tale dichiarazione è stata fatta proprio mentre si sta svolgendo a San Pietroburgo il secondo vertice Russia-Africa, dove il Prigozhin ha ricominciato a farsi vedere in totale tranquillità. Accuse contro la Francia «neocoloniale» erano state fatte un anno fa anche dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
Le miniere di uranio di Arlit sono essenziali per il programma nucleare della Francia, che pure ha dimostrato qualche acciacco negli ultimi anni. Macron, nonostante i problemi affrontati dalle centrali francesi (che possono riversarsi anche sull’Italia cliente), non è intenzionato a mollare l’atomo: anzi, ha parlato di una «rinascita dell’industria nucleare francese».
Immagine di NigerTZai via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Nucleare
L’AIEA trova mine antiuomo nella centrale nucleare di Zaporiggia
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) ha pubblicato ieri una dichiarazione secondo cui i suoi esperti della centrale nucleare di Zaporiggia hanno trovato mine antiuomo attorno al perimetro della centrale, al di fuori della sua area di lavoro.
Durante una visita il 23 luglio, il team dell’IAEA ha visto alcune mine situate in una zona cuscinetto tra le barriere perimetrali interne ed esterne del sito, ha riferito la dichiarazione.
Gli esperti hanno riferito che si trovavano in un’area riservata a cui il personale operativo dell’impianto non può accedere e si trovavano di fronte al sito.
Il team non ne ha osservato nessuno all’interno del perimetro interno del sito durante il percorso.
«Come ho riferito in precedenza, l’IAEA era a conoscenza del precedente posizionamento di mine al di fuori del perimetro del sito e anche in particolari punti all’interno. Il nostro team ha sollevato questa scoperta specifica con l’impianto e gli è stato detto che si tratta di una decisione militare e in un’area controllata dai militari», ha affermato il direttore generale Rafael Grossi.
«Tuttavia avere tali esplosivi sul sito è incoerente con gli standard di sicurezza dell’IAEA e le linee guida sulla sicurezza nucleare e crea ulteriore pressione psicologica sul personale dell’impianto, anche se la valutazione iniziale dell’IAEA basata sulle proprie osservazioni e sui chiarimenti dell’impianto è che qualsiasi detonazione di queste mine non dovrebbe pregiudicare la sicurezza nucleare e i sistemi di protezione del sito. Il team continuerà le sue interazioni con l’impianto», ha aggiunto Grossi.
Sembra, a giudicare dalle sue dichiarazioni, che l’IAEA abbia accettato la spiegazione russa secondo cui le mine sono state collocate per motivi di sicurezza, anche se non è d’accordo.
A parte le mine, gli ispettori dell’IAEA non hanno osservato alcuna attrezzatura militare pesante nell’area dell’impianto, ma stanno ancora cercando di accedere ai tetti delle unità 3 e 4 del reattore.
La dichiarazione ha anche riferito che gli ispettori non hanno osservato mine o altri esplosivi nelle aree interne che hanno ispezionato.
La centrale di Zaporiggia è stata al centro di tensioni internazionali per mesi. Nove mesi fa, secondo fonti russe le forze ucraine avrebbero tentato di ricatturare la centrale, fallendo.
Tre settimane fa i russi avevano detto che un attacco ucraino alla centrale sarebbe stato imminente.
La scorsa settimana sarebbe stato ucciso da bombe a grappolo nella zona di Zaporiggia il corrispondente dell’agenzia stampa RIA Novosti e della testata Sputnik Rostislav Zhuravlev.
Immagine di IAEA Imagebank via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)









