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Vaccini

“Herd Immunity” o “Nerds Immunity”?

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Il dibattito sui vaccini porta sempre più, inevitabilmente, ad uno scontro frontale tra chi sposa come “dogma di fede” l’infallibilità dei vaccini e chi prova a dissentire anche di una sola virgola da questa assurda pretesa.
Chi contesta l’ipotesi è solitamente privo di argomenti, se non quelli che, ripetutamente, si vanno sentendo alla televisione per bocca delle varie Lorenzin e Boldrini – quest’ultima che si inventa pure il reato di fake news per non permettere più a nessuno di confutare qualcosa che è ritenuto scientificamente ineccepibile, quando in realtà di ineccepibile non ha niente. La medicina – andiamo anche noi ripetendolo per vedere se qualcuno ha la cortezza di comprendere un dato oggettivo – NON è una scienza, men che meno una scienza esatta. I vaccini agiscono in campo medico e quindi è beninteso che non godano di alcun marchio di infallibilità, ancor meno con i criteri demenziali con cui vengono somministrati e promossi, ovvero tramite profilassi di massa.
Le credibilità di coloro i quali, privi di argomenti, dicevamo, sobbalzano dallo scranno non appena viene messo in dubbio un qualche risvolto della profilassi vaccinista, viene avulsa hic et nunc dallo stesso rifiuto di entrare in non pochi argomenti che evidenzierebbero la fallacia di certi aspetti circa il vaccino, esigendo appunto che puri “atti di fede” vengano considerati e immagazzinati come verità scientifiche. Come dice un tale, “medicina e religione sono due cose diverse”.
Purtroppo però, il belame compulsivo e sistematico di chi ha accettato questi dogmi, si fa via via sempre più prorompente e spietato con chi non si allinea sulla stessa scia d’onda. Basti vedere i recenti casi, anche quelli che coinvolgono i grillini che di fatto non hanno detto niente di significativo e rilevante: con la loro classica sagacia da rompi scatole del “devo avere l’ultima parola io”, hanno chiesto di fare più informazione sui vaccini, epperò considerati da loro come grande risorsa insuperabile. Stiamo parlando della solita vigliaccaggine penta-stellata, tirante del sasso e ritirante della mano, giusto per accaparrare qualche voto in più facendo la parte dei controcorrente. Eppure contro questa presa di posizione ridicola è sobbalzato il New York Times, il Pd, questo e quell’altro, a ricordare che nulla deve essere detto: va bene così, l’informazione non ci deve essere giacché l’ “atto di fede” implica l’affidamento totale e perpetuo, senza bisogno di conoscere e vedere. Ergo, ai caproni basta dire che i vaccini hanno debellato questa e quest’altra ancora malattia; sono sicuri, efficaci e comportano pochi rischi      ( vedasi a questo proposito il bugiardino del Tripedia ( difterite, tetano, pertosse ) ove è scritto, cito: “Le reazioni avverse riportate durante l’uso post-approvazione del vaccino Tripedia includono porpora trombocitopenica idiopatica, SIDS [ che sta a significare Sudden Infant Death Syndrome, cioè la sindrome da morte improvvisa del neonato ndA ], reazione anafilattica, cellulite, autismo [avete letto bene: AUTISMO ndA], convulsioni/convulsioni da grande male, ENCEFALOPATIA, ipotonia, NEUROPATIA, sonnolenza e apnea” ), e potete star certi che questi si accoderanno issando e sventolando il vessillo della sicurezza farmacologica, nonostante questa “vanti” l’insufficienza di studi epidemiologi seri, oltre che l’assenza di veri e propri sistemi di controllo a garanzia di un’effettiva sicurezza ed efficacia di un farmaco, quale è il vaccino, con una natura preventiva e non curativa ( ancora non si capisce infatti come qualcosa che previene possa debellare un’epidemia già in atto in tutta la sua ferocia, come l’esempio del vaiolo spesso cavalcato ).
In questo caso sì, vale il modus di Joseph Goebbels, nonostante qualcuno cerchi di rigirarlo erroneamente a suo piacimento, per utilizzarlo contro una minoranza zittita ed inascoltata: basta ripetere un certo numero di volte qualunque cosa per farla diventare nozione accettata come vera e indiscutibile. I dati confermano che questo vale per chi sostiene l’infallibilità dei vaccini, non per chi non la sostiene.
Il caso più esilarante lo vediamo proprio nell’argomento che vorremmo brevemente trattare in questa sede, quello che coinvolge tanti pecoroni: la cosiddetta “herd-immunity”, che tradotto suona“immunità di gregge”.
In questo specifico caso, l’”articolo di fede” proposto e accettato dai laboriosi studiosi da social network, sarebbe quello che, se non si sottopone a vaccino profilassi almeno il 95% del popolo bue nei riguardi di una determinata malattia infettiva, l’ecatombe sanitaria bussa violentemente alla porta del suolo nazionale – ma che dico: continentale!
E perché proprio il 95%? Perché non il 90, il 97, il 98, il 98,5%? Da dove proviene questo misterioso dato che si rifà ad un 95% per ottenere assoluta sicurezza sanitaria? Chi cerca trova, dicono, ma in questo caso si può star certi che non si troverà un benemerito nulla, giacché non esiste alcun dato oggettivo a probare questo dato. Nessuna indagine, nessuna pubblicazione scientifica sul tema basata su fatti veri, reali.
Se risaliamo agli Anni Trenta troveremo un tale di nome Hedrich, che pubblicò un articolo (Hedrich AW . Monthly estimates of the child population “susceptible” to measles, 1900–1931, Baltimore,Maryland. Am J Hyg 1933;17:613-636) in cui pose il limite al 53%, rifacendosi su di un’esperienza del tutto personale, accaduta nei pressi di Baltimora. Da questo dato, pur fantasioso che sia, ad un 95%, ci passa di gran lunga un oceano.
Medesimamente si può citare l’ottimo testo Janeway’s Immunobiology di Kenneth Murphy, della Washington School of Medicine di Saint Louis, testo la cui autorevolezza è riconosciuta universalmente e dove viene riferito come valore percentuale per raggiungere la c.d. immunità di gregge l’80%. Anche nel suddetto caso però si lascia spazio all’opinione, poiché nulla di quanto asserito circa il dato percentuale necessario è giustificato e basato su fatti; le ipotesi e i pareri personali, pur essendo comunemente cavalcati, in campo scientifico non trovano degna cittadinanza e, essendo che tutto va rigorosamente dimostrato, hanno altrettanta vita breve.
Alla stregua di Goebbels però, ancora volta, il mantra del 95% come immunità di gregge viene ripetuto in tutti i salotti di sottocultura medico-mediatica, ripetuto a gran voce dal sequel di uditori che ormai non vogliono sentir altro. Il 95% deve essere raggiunto, punto e basta! Il perché non si sa, ma non importa: fides est fides. 
Porsi qualche domanda? E perché mai! Che importa se il famoso caso di poliomielite, accaduto in Albania più o meno vent’anni fa ( e rimasto poi unico ), si è verificato laddove la copertura vaccinale toccava il 99%? E che altro importa se in Svizzera – cantone tedesco – ed in Austria, Paesi in cui la gente si vaccina molto meno contro le malattie tradizionali, abbassando di gran lunga la soglia di “immunità”, non sia giammai stata in corso un’epidemia od un aumento di casi di infezione? Orbene, nessuno di questi dati è mai preso in considerazione, ma anzi tuttalpiù è messo a tacere.
Sappiamo altresì che in Austria la media dei casi di morbillo tocca l’8,75 per ogni milione di abitanti, con una copertura vaccinale che si aggira intorno al 76%. La Germania invece, coperta per il 97%, di casi ne ha 12,22 per milione di abitanti.
Pare strano che questa piccola disfatta di sicurezze circa l’immunità di gregge, non venga presa in considerazione da niuno.
Fra tutto questo calderone di ipotesi e di dati scartati dagli scalda salotto e dai perdi-giorno del commento compulsivo, esiste pure un altro fatto: non sostanziale, eppure certamente interessante quantomeno per arricchire un panorama  tendenzialmente spocchioso e fatto di paraocchi. Nell’universo mondo delle malattie esistono, si sa, quei soggetti detti “portatori sani” di una malattia, ovverosia coloro i quali che, pur risultando asintomatici, hanno dentro di loro i germi di una determinata patologia. Questo avviene anche per malattie importanti come la poliomielite, prima ancora che per la meningite di cui esistono tanti portatori sani. Per quanto riguarda la prima, è doveroso ricordare l’ultimo caso di poliomielite verificatosi in Italia nel 1982, contratta da un padre di famiglia che venne a contatto con le feci del piccolo figlio vaccinato. Così come riconosciuto dallo stesso Tribunale di Milano.
Non è quindi da escludere, come nel caso del morbillo di cui già si è abbondantemente parlato su queste pagine, che la popolazione vaccinata covi in potenza la possibilità di trasmettere la malattia contro la quale è vaccinata. Il caso di Disneyland, lo ripetiamo a chi fosse sfuggito, ha ancora molto da insegnare.
Verosimilmente, circa l’efficacia dei vaccini, va anche presa in considerazione la loro attività reale: come con ogni farmaco ( e i vaccini ripetiamo ancora che sono tali ) accade che non su tutti i soggetti siano efficaci e, se lo sono, non lo saranno mai in egual misura. Numerosi sono i casi dimostrati di vaccinati che dal vaccino non hanno sortito nessun vantaggio preventivo. D’altrocanto è pure vero che l’efficacia di un atto sanitario come il vaccino può scemare con il tempo, facendo conseguentemente scemare anche l’immunità conquistata.
Va da sé che, se la copertura della popolazione deve essere mantenuta, sarebbe necessario eseguire controlli periodici per verificare il perdurare dell’immunità, ma visto che il risultato sarebbe quello poc’anzi citato, e cioè lo scemare di essa con il passare del tempo, l’unica proposta a non risultare ridicola come tutte quelle attuali sarebbe la ripetizione delle vaccinazioni a vita, con continui e regolari richiami.
Tolto questo il resto sono chiacchiere, di gran lunga grossolane e prive di un contraddittorio che abbia almeno una caratteristica potersi ritenere tale. Invece che sparare a mò di mitragliatrice sputa scemenze, bisognerebbe piuttosto rendersi conto di quanto gli anticorpi dei nostri figli siano pressoché azzerati già dalla nascita. Essi si ammalano già da neonati delle malattie che un tempo erano destinate a bambini un po’ più grandicelli, a causa del risultato ottenuto dalla vaccinazione compulsiva e massiva alla quale sono sottoposti. In questo modo, ovvero senza lasciar che gli anticorpi si formino sul “campo di battaglia”, si renderanno sempre più prorompenti agenti patogeni di scarsa importanza, almeno originariamente.
Ma tutto ciò è oscuro ( e resterà sicuramente tale ) per i greggi al pascolo nei social, che brucano ogni cosa gli viene propinata dall’alto del Ministero della Sanità, dai Veronesi e dall’Unione Europea assolutamente “pro-vax”. Questi luminari dell’aborto, della fecondazione in vitro, dell’eutanasia, della sodomia esa- e plurivalente, dell’immigrazione di massa presa a carico dalle ONG e della massoneria imperante, avranno tutti certamente buone intenzioni. Saranno tutti certamente dediti a pensare all’altrui salute e al bene del popolo.
In questo incubo, convinti di essere in un bel sogno da cui destarsi non vogliono, continueranno ad albergare tutti coloro i quali contribuiscono abbondantemente al raggiungimento della “Nerds Immunity”.
Cristiano Lugli
Articolo precedentemente pubblicato qui.

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Gravidanza

Molte donne incinte sono state costrette a vaccinarsi contro il COVID. Ecco cosa è successo

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health DefenseLe opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

I contenuti del vaccino COVID-19 vengono biodistribuiti nel flusso sanguigno in poche ore e attraversano «tutte le barriere fisiologiche, tra cui la barriera materno-placentare-fetale e le barriere ematoencefaliche sia nella madre che nel feto», spiega l’esperto di medicina materno-fetale, Dr. James Thorp.

 

 

Mentre un normale vaccino deve essere sottoposto a 10-12 anni di sperimentazioni prima di essere rilasciato, durante la pandemia le vaccinazioni COVID-19 sono state rese disponibili al pubblico solo 10 mesi dopo lo sviluppo, per gentile concessione di un’autorizzazione all’uso di emergenza.

 

Anche le donne incinte sono state sottoposte alle iniezioni e in molti casi sono state obbligate a riceverle.

 

«La spinta di questi vaccini sperimentali COVID-19 a livello globale è la più grande violazione dell’etica medica nella storia della medicina, forse dell’umanità», ha detto a Tucker Carlson il dottor James Thorp, esperto di medicina materno-fetale.

 

Thorp e colleghi hanno pubblicato uno studio di preprint che ha rilevato rischi sorprendenti per le donne in gravidanza che hanno ricevuto le iniezioni, insieme ai loro bambini non ancora nati.

 

I risultati sono stati così disastrosi che i ricercatori hanno concluso che le donne in gravidanza non dovrebbero ricevere vaccini COVID-19 fino al completamento di ulteriori ricerche.

 

I ricercatori hanno spiegato:

 

«Si consiglia una moratoria mondiale sull’uso dei vaccini COVID-19 in gravidanza fino a quando gli studi prospettici randomizzati non documenteranno la sicurezza in gravidanza e il follow-up a lungo termine nella prole».

 

Vaccini COVID legati a un rischio 27 volte maggiore di aborto spontaneo

Thorp e colleghi hanno utilizzato i dati del Vaccine Adverse Events Reporting System (VAERS) dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) per valutare gli eventi avversi vissuti dalle donne in età riproduttiva dopo aver ricevuto un vaccino COVID-19, rispetto alla ricezione di un vaccino antinfluenzale.

 

Rispetto al vaccino antinfluenzale, i vaccini COVID-19 sono stati associati a un aumento significativo degli eventi avversi (AE), tra cui:

 

  • Anomalie mestruali
  • Aborto
  • Anomalie cromosomiche fetali
  • Malformazione fetale
  • Igroma cistico fetale
  • Disturbi cardiaci fetali
  • Aritmia fetale
  • Arresto cardiaco fetale
  • Malperfusione vascolare fetale
  • Anomalie della crescita fetale
  • Sorveglianza fetale anormale
  • Trombosi placentare fetale
  • Riduzione del fluido amniotico
  • Morte fetale/natimortalità

 

I ricercatori hanno osservato:

 

«Quando normalizzati in base al tempo disponibile, alle dosi date o alle persone ricevute, tutti gli eventi avversi del vaccino COVID-19 superano di gran lunga il segnale di sicurezza su tutte le soglie riconosciute… La gravidanza e le anomalie mestruali sono significativamente più frequenti dopo le vaccinazioni COVID-19 rispetto a quelle influenzali».

 

In particolare, i dati hanno rivelato un rischio 27 volte più elevato di aborto spontaneo e un rischio più che doppio di esiti fetali avversi in sei diverse categorie, secondo l’internista e cardiologo certificato Dr. Peter McCullough.

 

Le infermiere sono diffidate dal parlare?

I problemi hanno iniziato ad apparire poco dopo che sono stati lanciati i vaccini COVID-19, con un’e-mail trapelata da un grande ospedale della California inviata in avvertimento a 200 infermieri.

 

L’e-mail, del settembre 2022, conteneva come oggetto «Gestione della morte», che si riferiva a un aumento dei nati morti e delle morti fetali.

 

Un servizio TCW della giornalista Sally Beck ha condiviso il contenuto dell’e-mail, che recitava:

 

«Sembra che l’aumento dei pazienti deceduti [bambini] che stiamo vedendo continuerà. Ci sono stati 22 decessi [nati morti e morti fetali] ad agosto [2022], il che equivale al numero record di decessi nel luglio 2021, e finora a settembre [2022] ce ne sono stati 7 ed è solo l’ottavo giorno del mese».

 

Beck riferisce che a un’infermiera, Michelle Gershman, che lavora nel reparto neonatale, è stato negato il bonus perché ha parlato dell’aumento delle morti fetali.

 

«Avevamo un decesso fetale al mese. Poi è salito a uno o due a settimana», ha detto Gershman.

 

 

«La sua esperienza, e l’esperienza dei medici che lavorano con donne in gravidanza, è contraria all’osservazione e ai consigli ufficiali sicuri ed efficaci, ma nessuno era libero di parlare a causa di una diffida imposta nel settembre 2021 dall’American Board of Obstetrics and Gynecology (ACOG)» ha raccontato la Beck.

 

«All’inizio del lancio, nel dicembre 2020, le donne incinte che erano operatrici sanitarie o ritenute a rischio di COVID hanno iniziato a ricevere le iniezioni. A maggio 2021, il vaccino veniva raccomandato a tutte le donne americane in gravidanza, nonostante nessuno dei produttori di vaccini avesse completato i rapporti di tossicologia riproduttiva negli animali e nessuno avesse iniziato studi clinici su donne in gravidanza».

 

«Due mesi dopo, gli ospedali hanno notato un enorme aumento di aborti spontanei, nati morti, nascite pretermine, complicazioni della gravidanza e anomalie mestruali».

 

I vaccini COVID dovrebbero essere di categoria X

Secondo McCullough, l’mRNA dei vaccini COVID-19 circola nel corpo per 28 giorni o più e la proteina spike può innescare coagulazione, sanguinamento e danni ai tessuti.

 

A causa di questa e di altre preoccupazioni, afferma che, in modo prudente, le iniezioni di COVID-19 dovrebbero ricevere la designazione «Categoria X» durante la gravidanza, il che significa che «il rischio dell’uso del farmaco nelle donne in gravidanza supera chiaramente ogni possibile beneficio. Il farmaco è controindicato nelle donne che sono o potrebbero rimanere incinte».

 

Sfortunatamente, i funzionari sanitari negli Stati Uniti continuano ad affermare la sua sicurezza, anche per popolazioni fragili come questa, come hanno fatto fin dall’inizio.

 

«Incredibilmente, nella primissima settimana di vaccinazione di massa nel dicembre del 2020», ha scritto McCullough, «i notiziari hanno raffigurato madri incinte ben intenzionate a cui sono state iniettate nanoparticelle lipidiche sintetiche intrecciate con mRNA di lunga durata codificante per la proteina Spike dell’Istituto di virologia di Wuhan».

 

Lo studio di Thorp ha anche riferito che i dati di Pfizer hanno mostrato che i contenuti delle iniezioni di COVID-19 vengono biodistribuiti nel flusso sanguigno in poche ore e attraversano «tutte le barriere fisiologiche tra cui la barriera materno-placentare-fetale e le barriere ematoencefaliche sia nella madre che nel feto».

 

Uno studio separato sta, infatti, esaminando l’utilizzo di nanoparticelle lipidiche ionizzabili (LPN) come quelle utilizzate come piattaforme di rilascio di mRNA nelle iniezioni di COVID-19, come strumenti per somministrare farmaci alla placenta, perché sono così efficaci nel raggiungerla.

 

«Gli LNP migliorano la stabilità dell’mRNA, il tempo di circolazione, l’assorbimento cellulare e la consegna preferenziale a tessuti specifici rispetto all’mRNA senza piattaforma portante», hanno scritto i ricercatori.

 

Ma lo studio contiene alcuni dati preoccupanti, che sono stati condivisi su Twitter:

 

I funzionari sanitari hanno affermato che i vaccini COVID-19 sono sicuri ed efficaci per le donne in gravidanza sulla base di uno studio di 42 giorni di Pfizer che ha coinvolto 44 ratti.

 

Inoltre, lo studio sui ratti Pfizer-BioNTech ha rivelato che l’iniezione ha più che raddoppiato l’incidenza della perdita preimpianto e ha anche portato a una bassa incidenza di malformazioni della bocca/mascella, gastroschisi (un difetto alla nascita della parete addominale) e anomalie nell’arco aortico destro e nelle vertebre cervicali nei feti.

 

«In quello studio il tasso di perdita fetale è RADDOPPIATO (dal 4,2% al 9,8%) ma ha avuto un impatto limitato sul numero complessivo di feti», ha twittato Jikkyleaks, condividendo il grafico sopra.

 

Il tweet continua:

 

«È così che queste informazioni vengono nascoste. Quella singola diapositiva avrebbe dovuto essere sufficiente a richiedere molte più indagini, perché mostrava meno feti in OGNI GRUPPO».

 

Scioccante calo dei tassi di natalità dopo i vaccini Covid

I tassi di natalità in vari Paesi europei sono diminuiti significativamente alla fine del 2021, mesi dopo che i vaccini COVID-19 sono stati ampiamente utilizzati.

 

I dati, compilati da un team di ricercatori europei, hanno rilevato cali dei tassi di natalità in tutti i Paesi studiati, tra cui:

 

  • Germania
  • Austria
  • Svizzera
  • Francia
  • Belgio
  • Paesi Bassi
  • Danimarca
  • Estonia
  • Finlandia
  • Lettonia
  • Lituania
  • Svezia
  • Portogallo
  • Spagna
  • Repubblica Ceca
  • Ungheria
  • Polonia
  • Romania
  • Slovenia
  • Islanda
  • Irlanda del Nord
  • Montenegro
  • Serbia

 

Il team ha spiegato:

 

«Prima di tutto va notato che ogni singolo paese europeo esaminato mostra un calo mensile dei tassi di natalità fino a oltre il 10% rispetto agli ultimi tre anni. Si può dimostrare che questo segnale molto allarmante non può essere spiegato da infezioni COVID-19.

 

«Tuttavia, si può stabilire una chiara correlazione temporale con l’incidenza delle vaccinazioni COVID nella fascia di età di uomini e donne tra i 18 e i 49 anni. Pertanto, devono essere richieste analisi statistiche e mediche approfondite».

 

Il calo dei tassi di natalità variava da un minimo dell’1,3% in Francia a un massimo del 19% in Romania.

 

Sette Paesi hanno registrato un calo del tasso di natalità superiore al 10%, mentre 15 paesi hanno registrato un calo superiore al 4%. Si diceva che il calo della Svizzera avesse superato il calo verificatosi dalla prima guerra mondiale, dalla seconda guerra mondiale, dalla Grande Depressione e dal rilascio di contraccettivi orali.

 

Non è stata trovata alcuna connessione tra il calo dei tassi di natalità e le infezioni o i ricoveri per COVID-19, con il team che ha osservato:

 

«Le reazioni avverse relative agli organi riproduttivi femminili e i risultati dello studio relativi alla fertilità maschile indicano un’interpretazione causale dell’associazione tra declino delle nascite e vaccinazioni Covid-19».

 

I vaccini COVID influenzano i cicli mestruali

Non è noto in che modo le iniezioni di COVID-19 influenzino la salute riproduttiva negli uomini e nelle donne.

 

Ad esempio, The Vaccine Reaction ha riportato:

 

«Ad oggi, l’inserto del produttore per i vaccini COVID approvati dalla FDA afferma esplicitamente che non è stato testato per il potenziale di compromettere la fertilità maschile».

 

Tuttavia, i dati sull’infertilità negli Stati Uniti dopo il lancio dei vaccini COVID non sono disponibili.

 

Nel frattempo, le donne di tutto il mondo hanno segnalato cambiamenti nei loro cicli mestruali in seguito alle iniezioni di COVID-19 e i funzionari sanitari hanno in gran parte ignorato i rapporti o li hanno etichettati come aneddotici.

 

Ma uno studio pubblicato su Obstetrics & Gynecology — e finanziato dal National Institute of Child Health and Human Development e dal National Institutes of Health Office of Research on Women’ s Health — conferma un’associazione tra la durata del ciclo mestruale e le vaccinazioni COVID-19.

 

Gli studi clinici per i vaccini COVID-19 non hanno raccolto dati sui cicli mestruali dopo l’iniezione e il VAERS non raccoglie attivamente nemmeno le informazioni sul ciclo mestruale, rendendo difficile determinare inizialmente se le iniezioni stavano avendo un effetto.

 

I rapporti aneddotici sui social media, tuttavia, sono numerosi e, secondo lo studio, «suggeriscono che i disturbi mestruali sono molto più comuni».

 

Lo studio di Obstetrics & Gynecology ha coinvolto 3.959 individui di età compresa tra i 18 e i 45 anni. Coloro che non avevano ricevuto il vaccino COVID-19 non hanno notato cambiamenti significativi nel ciclo 4 durante lo studio rispetto ai primi tre cicli.

 

Tuttavia, coloro che hanno ricevuto i vaccini COVID-19 presentavano cicli mestruali più lunghi quando hanno ricevuto le iniezioni.

 

I cicli più lunghi sono stati notati per entrambe le dosi dell’iniezione, con un aumento di 0,71 giorni dopo la prima dose e un aumento di 0,91 giorni dopo la seconda dose.

 

Rilevate modifiche del ciclo di otto giorni o più

Le diminuzioni complessive sono state descritte come clinicamente non significative.

 

Tuttavia, alcune donne, in particolare quelle che hanno ricevuto due iniezioni nello stesso ciclo mestruale, hanno mostrato cambiamenti significativi, tra cui un aumento di due giorni della durata del ciclo e, in alcuni casi, cambiamenti nella durata del ciclo di otto giorni o più.

 

Considerando che un ciclo mestruale regolare è «un segno evidente di salute e fertilità», qualsiasi cambiamento potrebbe avere importanti conseguenze.

 

Inoltre, il team ha osservato«Rimangono domande su altri possibili cambiamenti nei cicli mestruali, come sintomi mestruali, sanguinamento non programmato e cambiamenti nella qualità e nella quantità del sanguinamento mestruale».

 

Nel loro insieme, i legami con l’aborto spontaneo, i cambiamenti riproduttivi e il calo dei tassi di natalità sollevano importanti bandiere rosse sulla sicurezza delle iniezioni di COVID-19 per le persone in età riproduttiva.

 

Pertanto, il team di ricerca europeo ha fatto eco a Thorp nel chiedere una moratoria sulle vaccinazioni COVID-19 per le donne in gravidanza e ha fatto un ulteriore passo avanti suggerendo una sospensione per tutti gli individui in età riproduttiva:

 

«Data la notevole rilevanza individuale e sociale del legame tra campagne di vaccinazione e calo dei tassi di natalità, dovrebbe essere richiesta l’immediata sospensione della vaccinazione COVID-19 per tutte le persone in età fertile e riproduttiva».

 

 

 

Pubblicato originariamente da Mercola.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.

 

© 15 maggio 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Reazioni avverse

Danno cardiaco subclinico più diffuso di quanto si pensasse dopo la vaccinazione mRNA: nuovo studio

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Il danno al cuore è più comune di quanto si pensasse dopo aver ricevuto il booster COVID-19 a base di mRNA, indica un nuovo studio. Lo riporta la testata statunitense Epoch Times.

 

Un operatore sanitario su 35 in un ospedale svizzero aveva segni di lesioni cardiache associate al vaccino mRNA hanno scoperto i ricercatori.

 

«L’aumento dei marcatori di danno miocardico associato alla vaccinazione di richiamo mRNA si è verificato in circa una persona su 35 (2,8%), un’incidenza maggiore di quella stimata nelle meta-analisi dei casi ospedalizzati con miocardite (incidenza stimata 0,0035%) dopo il secondo vaccinazione», hanno scritto gli studiosi nel documento, pubblicato dall’European Journal of Heart Failure.

 

In una popolazione generalmente sana, il livello sarebbe di circa l’1%, hanno detto i ricercatori.

 

Il gruppo che ha sperimentato gli effetti avversi è stato seguito per soli 30 giorni e la metà aveva ancora livelli insolitamente alti di troponina cardiaca T ad alta sensibilità, un indicatore di danno cardiaco subclinico, al follow-up.

 

Le implicazioni a lungo termine dello studio rimangono poco chiare poiché poche ricerche hanno monitorato nel tempo le persone con lesioni cardiache dopo la vaccinazione con RNA messaggero, che è noto per causare miocardite e altre forme di danno cardiaco.

 

«Secondo le attuali conoscenze, il muscolo cardiaco non può rigenerarsi, o solo in misura molto limitata nel migliore dei casi. Quindi è possibile che ripetute vaccinazioni di richiamo ogni anno possano causare danni moderati alle cellule del muscolo cardiaco», ha affermato in una nota il professore dell’ospedale universitario di Basilea Christian Muller, cardiologo e ricercatore capo.

 

Nessuno dei pazienti ha manifestato un evento cardiaco avverso maggiore, come insufficienza cardiaca, entro 30 giorni dalla vaccinazione di richiamo e nessuno ha avuto alterazioni dell’elettrocardiogramma.

 

Alle persone con livelli elevati è stato consigliato di evitare un intenso esercizio fisico, che potrebbe aver mitigato problemi più gravi, hanno detto i ricercatori.

 

I ricercatori hanno ipotizzato che l’incidenza di lesioni cardiache associate al vaccino fosse più diffusa di quanto si pensasse in precedenza a seguito della vaccinazione di richiamo dell’RNA messaggero a causa della mancanza di sintomi o di sintomi lievi, definendo la lesione come un forte aumento della troponina T cardiaca ad alta sensibilità il terzo giorno dopo la vaccinazione senza evidenza di una causa alternativa.

 

I livelli di troponina cardiaca dovevano raggiungere il limite superiore della norma, 8,9 nanogrammi per litro nelle donne e 15,5 nanogrammi per litro negli uomini.

 

A tutti i lavoratori dell’ospedale universitario di Basilea programmati per ricevere un richiamo di siero mRNA per la prima volta è stata offerta la possibilità di partecipare allo studio, a meno che non abbiano avuto un evento cardiaco o siano stati sottoposti a intervento chirurgico al cuore entro 30 giorni dalla vaccinazione. I lavoratori hanno ricevuto un richiamo, che è la metà del livello di dosaggio delle iniezioni della serie primaria, dal 10 dicembre 2021 al 10 febbraio 2022. La coorte è risultata essere di 777 lavoratori, di cui 540 donne. L’età media era di 37 anni.

 

Tra i partecipanti, 40 avevano livelli elevati di troponina cardiaca. Cause alternative sono state identificate in 18. Per gli altri 22, i ricercatori hanno determinato che avevano «lesioni miocardiche associate al vaccino». L’età media dei 22 era 46. Tutti tranne due erano donne, rendendo la percentuale di donne con livelli elevati superiore alla percentuale di uomini (3,7% contro 0,8%), che contrasta con la maggior parte della letteratura precedente sulla miocardite indotta da vaccino. Ciò potrebbe derivare dal fatto che le donne fanno una dose di vaccino più elevata per peso corporeo, hanno detto i ricercatori.

 

I livelli basali non sono stati registrati perché la task force COVID-19 dell’ospedale e i ricercatori hanno deciso che lo studio «dovrebbe interferire il meno possibile con la motivazione del personale ospedaliero a ottenere la prima vaccinazione di richiamo mRNA e la logistica della stessa vaccinazione di richiamo».

 

Nessuna delle persone con marcatori elevati aveva una storia di malattie cardiache. Mentre la metà manifestava sintomi, la maggior parte dei sintomi erano aspecifici come la febbre. Due partecipanti soffrivano di dolore toracico. E due, secondo la definizione del caso della Brighton Collaboration, probabilmente soffrivano di miocardite.

 

I ricercatori non sono stati in grado di capire il meccanismo per cui il vaccino danneggia il muscolo cardiaco.

 

Gli autori hanno segnalato alcuni conflitti di interesse, tra cui il dottor Muller che ha riferito di sovvenzioni da produttori di farmaci come Novartis e Roche. Lo studio è stato finanziato dall’Università di Basilea e dall’Ospedale universitario di Basilea.

 

I limiti dello studio includono la mancanza di livelli basali e la mancanza di imaging, nonostante l’imaging sia raccomandato da molti cardiologi in caso di sospetta miocardite indotta da vaccino.

Diversi altri studi prospettici esaminano la miocardite dopo la vaccinazione Pfizer. In Tailandia, i ricercatori hanno scoperto che il 29% di 301 adolescenti ha sviluppato effetti cardiovascolari, incluso dolore al petto, dopo una seconda dose di Pfizer. A sette è stata diagnosticata un’infiammazione cardiaca.

 

Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana l’esercito americano ha confermato il picco di casi di miocardite con la campagna di vaccinazione delle truppe.

 

La miocardite, che alcuni ritengono che in forma migliore può essere causata anche dall’infezione di COVID-19, è una malattia che può portare alla morte. Casi certificati di morti per miocardite da vaccino mRNA si sono avuti sia tra giovani che tra bambini piccoli.

 

La consapevolezza del ruolo del vaccino nella possibile manifestazione di questa malattia cardiaca, specie nei giovaniè diffusa presso praticamente tutte le istituzioni sanitarie dei Paesi del mondo.

 

Disturbo fino a poco fa abbastanza raro, abbiamo visto incredibili tentativi di normalizzare la miocardite infantile con spot a cartoni animati.

 

Come riportato da Renovatio 21, la miocardite nello sport è oramai un fenomeno impossibile da ignorare.

 

 

 

 

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Salute

Il figlio di Lebron James ha un attacco di cuore durante l’allenamento

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Bronny James, il figlio di 18 anni del giocatore liberale della NBA LeBron James, ha subito un arresto cardiaco ieri durante l’allenamento con la squadra di basket della University of Southern California (USC), secondo TMZ Sports. Non è noto se abbia ricevuto l’iniezione di COVID-19.

 

Secondo quanto riferito, l’atleta è stato portato d’urgenza in un vicino ospedale dopo aver perso i sensi mentre si allenava con la sua squadra maschile lunedì mattina. Una chiamata di emergenza è stata effettuata alle 9:26 di lunedì 24 luglio dal Galen Center dell’USC. Sul posto è arrivata un’ambulanza a sirene spiegate. Il James aveva terminato la scuola a maggio.

 

Un portavoce della famiglia James ha rilasciato una dichiarazione: «ieri mentre si allenava Bronny James ha subito un arresto cardiaco. Il personale medico è stato in grado di curare Bronny e portarlo in ospedale. Ora è in condizioni stabili e non più in terapia intensiva. Chiediamo rispetto e privacy per la famiglia James e aggiorneremo i media quando ci saranno maggiori informazioni».

 

 

La notizia del malore del giovane cestista ha spinto molti sui social media a chiedersi se fosse correlato al vaccino sperimentale COVID, poiché le segnalazioni di atleti professionisti completamente vaccinati che hanno avuto problemi cardiaci e persino la morte sono salite alle stelle negli ultimi anni.

 

Non è noto lo status vaccinale del giovane, tuttavia lo è quello del padre, che nel 2021 ha fatto dichiarazioni a riguardo includendo la sua famiglia: «All’inizio ero scettico … ma ho fatto le mie ricerche», aveva detto davanti alle telecamere, per poi precisare di aver deciso per il vaccino «per la mia famiglia e per i miei amici, ecco perché ho deciso di farlo».

 

 

 

«Non possiamo attribuire tutto al vaccino, ma, per lo stesso motivo, non possiamo attribuire nulla», ha scritto su Twitter Elon Musk. «La miocardite è un noto effetto collaterale. L’unica domanda è se sia raro o comune».

 

 

 

Il problema della miocardite sportiva globale, scoppiato per qualche motivo proprio nel 2021 (statisticamente l’anno con più calciatori morti sul campo), sta continuando.

 

Il Basket aveva visto il caso di Imo Essien, giocatore del prestigioso campionato universitario NCAA, crollato sul parquet in partita.

 

Tuttavia potrebbe trattarsi della punta dell’iceberg. Un ex campione dell’NBA, John Stockton, per anni in forze agli Utah Jazz, ha dichiarato la settimana scorsa che «gli atleti morti a causa del vaccino COVID potrebbero essere migliaia».

 

 

 

 

 

Immagine di Foxlifevisuals via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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