Armi biologiche
Le contraddizioni del Coronavirus. Intervista con il dottor Paolo Gulisano
Renovatio 21 intervista il dottor Paolo Gulisano, medico ed epidemiologo. Il dottor Gulisano è specializzato in Igiene e Medicina Preventiva. Cultore e docente di Storia della Medicina, all’attività di medico affianca da anni un impegno culturale di saggista e scrittore. Ha dedicato libri alla divulgazione della storia della medicina così come alla letteratura britannica e gaelica e alla religione. Renovatio 21 ha idee differenti sull’origine del virus e sul bioterrorismo, ma crediamo che la parola di un esperto vada sempre ascoltata.
Dott. Gulisano, sulla genesi del Coronavirus ci sono diverse ipotesi. Qualcuno, come ad esempio il noto giornalista Paolo Liguori, sostiene che il virus provenga da un laboratorio militare di Wuhan. Pensa che questa tesi possa esser veritiera? Potrebbe trattarsi di un esperimento legato a quelle che alcuni definiscono le nuove armi batteriologiche?
Quando si parla di nuovi virus, spesso nascono ipotesi di prodotti di laboratorio, magari militari – come in questo caso – e di conseguenza il pensiero va a scenari di guerra batteriologica. Se ne legge anche in questi giorni. Innanzitutto va detto che il cosiddetto «bioterrorismo» è una bufala che gira fin dal 2001, dall’attacco alle Torri Gemelle di New York. Da quel momento in poi i media cominciarono a parlare di minacce biologiche, e a diffondere paura. Ricordate l’antrace? Si parlava anche di vaiolo o altri virus. Naturalmente non si è avuto nessun episodio di attacco con mezzi biologici, ma in compenso il business dei mezzi di protezione ai tempi fiorì, così come proliferarono corsi di formazione per medici e infermieri e così via. Quindi comincerei ad escludere questa ipotesi, anche perché un coronavirus che ha una mortalità del 2% anche in una ipotesi fantascientifica non è certo una buona arma biologica. La presenza poi di laboratori militari non è poi così anomala in Cina, dove l’elite medica è proprio rappresentata dalla casta militare. Resta l’ipotesi più plausibile che in questi laboratori si stesse lavorando su materiale virale, magari per la realizzazione di vaccini o di farmaci. In tal caso ci potrebbe essere stata una contaminazione involontaria di un operatore, da cui si sarebbe sviluppato il focolaio epidemico, ma naturalmente non abbiamo che ipotesi in tal senso.
La presenza di laboratori militari non è poi così anomala in Cina, dove l’élite medica è proprio rappresentata dalla casta militare
Parliamo di numeri. La popolazione cinese è regolarmente censita secondo Lei?
Chi può dirlo? La Cina rimane una realtà abbastanza misteriosa. Con buona pace delle grandi imprese che vi fanno a fare lucrosi affari e delle autorità vaticane che hanno avuto l’ardire di definirla «un Paese in cui si realizza la Dottrina Sociale della Chiesa», la Cina è un regime totalitario dove l’informazione è strettamente controllata. Quello che noi sappiamo è quello che ci dicono. Anche i dati che ci trasmettono sono quelli che il Governo cinese autorizza.
E, allora, i numeri che ci arrivano qui riguardo a morti, contagiati e persone in quarantena, pensa siano reali oppure no?
Il regime cinese ha una lunga tradizione di reticenza sui dati sanitari: un significativo precedente è quello della SARS, dove i dati reali dell’epidemia furono a lungo tenuti nascosti e sottostimati. Anche in questo caso dunque potrebbe essere lecito avanzare dei dubbi. Non nella misura, tuttavia, ipotizzata da qualcuno, come il noto virologo Burioni, che ha parlato di diversi zeri da aggiungere alle cifre ufficiali cinesi. La realtà ci dice invece di una epidemia che è stata circoscritta al focolaio iniziale della Provincia di Hubei, un risultato ottenuto con mezzi coercitivi tipici di Stati di Polizia dispotici come il coprifuoco e altre limitazioni delle libertà personali. Misure abituali peraltro in una realtà come la Cina dove i diritti umani, come si può evincere dai rapporti annuali di una organizzazione come Amnesty International, sono ampiamente calpestati.
Il regime cinese ha una lunga tradizione di reticenza sui dati sanitari: un significativo precedente è quello della SARS, dove i dati reali dell’epidemia furono a lungo tenuti nascosti e sottostimati
Possiamo parlare di pandemia?
No. Quantomeno non ancora. Siamo di fronte ad una epidemia che ha colpito- come dicevamo- prevalentemente una Provincia (pur grande territorialmente e per numero di abitanti) di un enorme Stato. La pandemia è definita come un’epidemia generalizzata, che colpisce più Paesi, più continenti. Fuori dalla Cina abbiamo avuto solo casi sporadici, da persone provenienti dalla Cina stessa o da contatti con infetti. L’unica Pandemia circolante è quella da panico indotto dai Media.
Il nostro governo – in particolare il nostro premier – inizialmente ha parlato di «situazione sotto controllo», poi ha dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi: non le pare un contro senso?
L’impressione che ha dato Conte è di volere trarre il massimo profitto politico da una situazione allarmante (o meglio allarmata) che è difficilmente interpretabile nei suoi sviluppi. L’accorrere all’Ospedale Spallanzani dove era stato isolato il virus millantando l’eccellenza della Sanità Italiana, affermare che eravamo stati i primi ad ottenere questo isolamento – che non era assolutamente vero – è stata un’operazione di propaganda politica, per dire quanto è bravo questo governo. Poi si sono dovute mettere in atto le misure per impedire l’arrivo giornaliero di persone dalla Cina – che in un’ottica prudenziale devono essere considerate potenzialmente portatrici del virus – e allora sono risultate evidenti le contraddizioni, soprattutto di ordine ideologico rispetto al pensiero politico dei «porti aperti, accoglienza per tutti, inclusione» e così via. Ci si è resi conto che in un mondo globalizzato anche le malattie sono globali, e questo pone problemi e suscita riflessioni.
Ci si è resi conto che in un mondo globalizzato anche le malattie sono globali, e questo pone problemi e suscita riflessioni
È possibile arrestare rientri e partenze da parte della popolazione cinese secondo Lei? E, questa, può essere una soluzione in grado di incidere sulla sicurezza sanitaria?
Le misure atte a creare un cordone sanitario di protezione, come le quarantene, sono atti doverosi suggeriti dalla stessa Organizzazione Mondiale della Salute. È chiaro che se il virus viaggia attraverso i portatori, questi devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria. In assenza di farmaci efficaci, la prevenzione della diffusione dell’infezione resta il modo migliore per controllare l’epidemia. Il problema però è che non ci sono solo voli arerei diretti dalla Cina, e sembra che persone di origine cinese stiano comunque entrando ancora per altre vie o con altri mezzi nel nostro Paese .
Siamo di fronte a palesi contraddizioni: da una parte si agita il fantasma della pandemia, dall’altra si continua a enfatizzare la retorica dei “porti aperti” da una parte un Paese in piena emergenza, dall’altra si allontanano dalle scuole i bambini non vaccinati stigmatizzati come piccoli untori che devono restare in quarantena perenne a casa loro
Quali speranze ripone nel Ministro Speranza?
Che non sprechi risorse pubbliche in sedicenti campagne preventive. Nel 2009 il governo italiano del tempo, guidato da Berlusconi, abboccò come molti altri paesi alla bufala della pandemia da Influenza A/ H1N1, che non si verificò mai. Il governo di allora comprò 10 milioni di dosi di inutili vaccini, che poi vennero eliminati al 90% perché inutilizzati. Fu uno spreco colossale di denaro pubblico che avrebbe potuto essere utilizzato molto meglio.
La solidarietà alla popolazione cinese spazia dalla visita del sindaco di Milano Giuseppe Sala nel quartiere milanese di Chinatown alla garanzia che tutti i bambini cinesi saranno regolarmente fatti entrare negli asili. Tutto bello e giusto, ma come mai la stessa moneta non si usa con i bambini non vaccinati, ovvero soggetti certamente sani?
Anche in questo caso si è trattato di un gesto dimostrativo di propaganda politica, per non venir meno della Sinistra al proprio ruolo di partito dell’accoglienza, dell’inclusione, dell’antirazzismo. Ancora una volta siamo di fronte a palesi contraddizioni: da una parte si agita il fantasma della pandemia, dall’altra si continua a enfatizzare la retorica dei “porti aperti” e si demonizza chi richiede controlli sui flussi migratori; da una parte si cerca di trasmettere un messaggio tranquillizzante sui bambini cinesi appena rientrati da un Paese in piena emergenza, mentre dall’altra si allontanano dalle scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati stigmatizzati come piccoli potenziali untori, e che quindi devono restare in quarantena perenne a casa loro.
Nel 2009 il governo italiano del tempo, guidato da Berlusconi, abboccò come molti altri paesi alla bufala della pandemia da Influenza A/ H1N1, che non si verificò mai. Il governo di allora comprò 10 milioni di dosi di inutili vaccini, che poi vennero eliminati al 90% perché inutilizzati.
A proposito di vaccini: possibile che le uniche aziende a volare in borsa siano quelle che hanno promesso di trovare un vaccino contro il Coronavirus in tempi brevi?
Il nuovo Coronavirus era appena stato identificato che già venivano annunciati vaccini prossimi venturi. D’altra parte, pur essendo questi virus studiati da anni, e avendo avuto l’epidemia di SARS nel 2003, in tutti questi anni non si è arrivati a produrre alcun tipo di vaccino per alcun Coronavirus. Difficile quindi affermare che lo si possa fare oggi, magari nel giro di poche settimane. Perché diffondere l’illusione della immediata realizzazione di un vaccino per un virus individuato da un mese, quando sappiamo bene che per preparare un vaccino servono molti anni di studi e ricerche, occorrono test clinici in vitro o in vivo su animale e poi su uomo, e gli studi e i risultati poi vanno attentamente valutati? Eppure c’è chi lo fa, e queste intemerate di ricercatori possono portare su di loro l’attenzione dei media, o meglio ancora lucrosi finanziamenti e financo il rialzo dei titoli di borse di società quotate. Infine, non si comprende perché quella della vaccinazione dovrebbe essere l’unica obbligata soluzione alle malattie infettive. E i farmaci antivirali? E le misure igieniche di isolamento, profilassi, e soprattutto di stili di vita sani? Perché trascurarli?
Come si spiega la richiesta dei medici italiani che invitano a vaccinarsi contro l’influenza per non cadere nella psicosi del Coronavirus? Ha senso?
La ratio di questo suggerimento è di agevolare le diagnosi differenziali: se uno è vaccinato contro l’influenza, la si può escludere (teoricamente) da una ipotesi diagnostica in caso di sintomatologia febbrile e polmonare. Siamo peraltro negli ultimi giorni dell’epidemia influenzale annuale, e le indicazioni erano da parte ministeriale come sempre di vaccinare a novembre e a dicembre. Ci vogliono oltretutto diversi giorni prima che un vaccino faccia effetto, per cui sembra davvero ormai tardi e poco utile vaccinare.
Un’altra contraddizione palese: gli extracomunitari che sbarcano vengono vaccinati (almeno in alcune Regioni) contro Difterite Tetano e Poliomielite. Perchè, se sono tutti sani? Inoltre vengono anche testati per la Tubercolosi, e qui sarebbe interessante che le autorità sanitarie dessero qualche notizia sugli esiti di queste analisi
L’ex ministro Lorenzin, invece, ha affermato che «i virus “viaggiano”, specialmente in aereo, in prima classe, non sulle barche della speranza». Come commenta questa frase (indirizzata peraltro a Salvini), da medico infettivologo quale è Lei?
È una affermazione antiscientifica. I microrganismi veicolati dalle persone viaggiano con loro, qualunque sia il mezzo di trasporto e la condizione sociale. Anche qui una contraddizione palese: gli extracomunitari che sbarcano vengono vaccinati (almeno in alcune Regioni) contro Difterite Tetano e Poliomielite. Perchè, se sono tutti sani? Inoltre vengono anche testati per la Tubercolosi, e qui sarebbe interessante che le autorità sanitarie dessero qualche notizia sugli esiti di queste analisi, anche e soprattutto per essere pronti ad affrontare adeguatamente una malattia non virtuale, ma reale, e di ritorno nel nostro Paese, come la Tubercolosi.
Tornando, per concludere, al lato finanziario, pensa che questa pandemia possa in qualche modo distruggere i mercati cinesi e, quindi, incidere a livello globale in un sistema economico e sociale vittima della più agguerrita globalizzazione?
Sicuramente il Coronavirus ha messo in luce la fragilità del sistema sanitario del regime cinese. Ci sono problemi di affidabilità che potrebbero avere delle conseguenze sulle scelte di molte imprese che hanno investito nel Colosso d’Oriente. Un parametro molto importante. Peccato che non si siano avute – e non si hanno nemmeno ora- altrettante preoccupazioni rispetto alla tutela dei diritti umani sistematicamente calpestati in uno dei più terribili regimi al mondo, un mix micidiale di Comunismo e Turbocapitalismo. Un mix che piace alle aziende occidentali che si recano là in cerca di lucrosi profitti.
Cristiano Lugli
Armi biologiche
Vaccino per l’antrace approvato nonostante la mancanza di informazioni pubblicamente disponibili su test e ingredienti
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo l’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici.
Giovedì la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato un vaccino contro l’antrace per adulti di età compresa tra 18 e 65 anni, secondo Emergent BioSolutions, il produttore del vaccino.
Il vaccino, Cyfendus, è approvato per l’uso dopo un’esposizione sospetta o confermata al Bacillus anthracis, noto anche come antrace, ma deve essere somministrato insieme ad altri farmaci antibatterici, ha riferito Reuters.
Emergent ha affermato di aver consegnato Cyfendus al Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) degli Stati Uniti dal 2019, in base allo stato di autorizzazione all’uso pre-emergenza
L’efficacia di Cyfendus per la profilassi post-esposizione è stata testata solo su animali.
La dottoressa Meryl Nass, esperta di bioterrorismo e antrace, ha dichiarato a The Defender di essere scettica sul fatto che il vaccino offra nuovi sostanziali benefici per la salute.
«Data la storia dei numerosi fallimenti dell’azienda e la mancanza di adeguati test di sicurezza o efficacia dei precedenti vaccini contro l’antrace, ci si possono solo aspettare problemi», ha detto Nass.
«Il fatto che non ci sia un’etichetta disponibile, non ci siano informazioni su come è stato testato, quale placebo è stato usato, eccetera – tutto ciò aumenta la costernazione e la preoccupazione che le persone dovrebbero avere riguardo al valore di questo prodotto», ha aggiunto Nass.
Emergent ha affermato che il farmaco è in fase di sviluppo da 20 anni in collaborazione con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), precedentemente diretto dal dottor Anthony Fauci.
Paul Williams, vicepresidente senior di Emergent, ha affermato che l’antrace «rimane una minaccia alla sicurezza nazionale ad alta priorità».
Cyfendus è composto dal vaccino contro l’antrace adsorbito (AVA) di Emergent, commercializzato come Biothrax, più un adiuvante aggiuntivo, il cui nome non è stato rivelato dalla società.
Cyfendus viene somministrato in due dosi nell’arco di 14 giorni per suscitare una risposta immunitaria che la società ha affermato: «può essere particolarmente importante in risposta a un’emergenza sanitaria pubblica su larga scala che coinvolge l’antrace».
Nass ha detto che durante la paura dell’antrace del 2001, quando i politici e le organizzazioni dei media in tutto il paese hanno ricevuto l’antrace per posta, cinque persone sono morte, ma «tutti quelli che hanno preso gli antibiotici in anticipo non hanno contratto l’antrace e nessuno di loro è morto».
«Quindi», ha detto Nass, «gli antibiotici hanno funzionato». Nass ha sottolineato che dopo l’esposizione all’antrace, è necessario un trattamento immediato, non per il periodo di tempo più lungo necessario affinché un vaccino funzioni.
«Il fatto che sia necessario somministrarlo insieme agli antibiotici», ha detto Nass, «che è quello che dovresti avere quando sei esposto all’antrace, solleva la domanda: quali benefici aggiuntivi otterrai da questo vaccino? Non lo so».
Le azioni di Emergent hanno guadagnato il 16,2% nel trading pre-mercato dopo aver annunciato l’approvazione della FDA.
L’analista di benchmark Robert Wasserman ha affermato che l’approvazione fornisce “maggiori garanzie” che la società raggiungerà i suoi guadagni previsti per il 2023 di 260-280 milioni di dollari, ha riferito Bloomberg Law.
Il picco dei prezzi arriva sulla scia di «alcuni anni difficili», finanziariamente per l’azienda, ha riferito FiercePharma.
La società, fondata nel 1998 come appaltatore governativo BioPort per distribuire e produrre il vaccino contro l’antrace per le forze armate statunitensi, ha raggiunto il suo apice finanziario all’inizio della pandemia dopo aver ottenuto lucrosi contratti per la produzione di vaccini Johnson & Johnson e AstraZeneca COVID- 19.
Ma un rapporto del Congresso nel 2021 ha rivelato che la società ha nascosto probabili problemi di contaminazione nello stabilimento agli ispettori della FDA e alla fine ha dovuto distruggere 400 milioni di dosi di vaccino, il che ha portato il prezzo delle sue azioni a scendere da 133 a 7 dollari.
Storia del vaccino contro l’antrace
Il vaccino contro l’antrace è stato sviluppato e in uso limitato nelle forze armate dal 1970.
Biothrax è stato prodotto da Emergent dal 2002. Prima dell’annuncio di giovedì, era l’unico vaccino contro l’antrace autorizzato per l’uomo negli Stati Uniti.
Nass ha spiegato che nel 1997, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD) ha reso obbligatorio il vaccino come parte del programma di immunizzazione del vaccino contro l’antrace (AVIP) per tutti i 2,5 milioni di membri del servizio militare, inclusi il personale in servizio attivo e di riserva e gli appaltatori civili.
Il DOD ha implementato il programma di vaccinazione di massa nel 1998.
Le segnalazioni di reazioni avverse e dissenso da parte dei membri del servizio hanno portato a udienze del Congresso e all’inizio del 2000, il Comitato per la riforma del governo della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha raccomandato di interrompere il programma obbligatorio, sebbene non sia stato ufficialmente interrotto.
Nel 2000, più di 500.000 membri del servizio avevano ricevuto almeno una dose del vaccino, progettato per essere somministrato in sei dosi.
L’impianto in cui il governo ha prodotto il vaccino contro l’antrace ha dovuto affrontare una serie di problemi normativi ed è stato chiuso nel 1997, secondo Nass.
BioPort lo ha acquisito dal Michigan Biologic Products Institute di proprietà statale nel 1998 e lo ha ricostruito, ma non è stato autorizzato dalla FDA a produrre il vaccino. Quindi per un periodo i vaccini non erano disponibili.
Quindi, a partire dal 18 settembre 2001 – una settimana dopo gli attacchi dell’11 settembre – quando gli americani erano in uno stato di paura o di accresciuta preoccupazione, i media iniziarono a riferire che una forma sofisticata, armata e mortale di antrace era stata inviata per posta a numerose testate giornalistiche e politici americani.
Nuove lettere continuarono ad apparire nelle sei settimane successive ei media e il governo lasciarono intendere che fossero in qualche modo collegate agli attacchi dell’11 settembre.
Successivamente, i media e figure come John McCain hanno collegato l’antrace a Saddam Hussein in Iraq. Nel 2008, l’FBI ha accusato lo scienziato dell’esercito americano Bruce Ivins di essere responsabile degli attacchi, sebbene Ivins si sia tolto la vita prima che potesse essere perseguito e le affermazioni dell’FBI sono ampiamente messe in dubbio.
ProPublica, McClatchy e PBS Frontline, che hanno svolto le proprie indagini, hanno messo in dubbio le prove dell’FBI.
Anche il Government Office of Accountability (GAO) e le National Academies of Science hanno scoperto che l’FBI non disponeva di dati a sostegno delle sue affermazioni.
Ma il clamore creato dalle lettere all’antrace ha spinto il pubblico americano a sostenere una legislazione draconiana come il Patriot Act, ha sostenuto il dottor Joseph Mercola.
È diventata anche la principale giustificazione per continuare a produrre il vaccino e somministrarlo alle persone di servizio, ha scritto Pam Long su The Defender.
Nel 2002, poco dopo che la FDA ha approvato il nuovo impianto di vaccini di BioPort, il GAO ha emesso un rapporto al Congresso sull’AVIP.
Il rapporto ha elencato un numero significativo di reazioni avverse al vaccino – più del doppio del tasso riportato dal produttore – insieme all’esodo di massa di piloti militari e altro prezioso personale militare che ha rifiutato il mandato.
Ha anche notato che le reazioni avverse all’antrace erano molto simili ai sintomi della sindrome della Guerra del Golfo e che molti veterani hanno segnalato il vaccino come causa di questa malattia, che hanno anche riportato nelle udienze del Congresso, secondo Nass.
Dal 2000 al 2018, il mandato militare contro l’antrace è stato contestato più volte in tribunale per mancanza di approvazione e licenza della FDA e per mancanza di provata efficacia contro l’inalazione fatale di antrace.
Durante questo periodo, il DOD ha limitato il vaccino contro l’antrace a un gruppo più piccolo di “truppe a rischio” e ha interrotto e ripreso il programma diverse volte.
Prima del 2001, il DOD ha concluso che gli agenti biologici come l’antrace non erano una minaccia per le vittime di massa a causa del numero limitato di Paesi con l’esperienza e la sofisticazione necessarie per armare e diffondere l’antrace.
Secondo un’indagine della giornalista investigativo Whitney Webb, gli attacchi all’antrace del 2001 hanno anche salvato Emergent Biosolutions, poi BioPort, da rovina finanziaria.
Brenda Baletti
Phd.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Armi biologiche
Gli Stati Uniti creano un’agenzia pandemica permanente
Il governo degli Stati Uniti ha lanciato una nuova agenzia per prepararsi a pandemie e altre «minacce biologiche», con il presidente Joe Biden che ha scelto un generale dell’aeronautica in pensione per guidare il progetto.
Venerdì la Casa Bianca ha annunciato la creazione dell’Office of Pandemic Preparedness and Response Policy (OPPR). L’agenzia avrà il compito di ideare una risposta alle crisi di salute pubblica, coordinare la ricerca scientifica e gli sforzi medici contro le pandemie e fornire rapporti regolari al Congresso.
«Questo sarà un ufficio permanente nell’ufficio esecutivo del presidente incaricato di guidare, coordinare e attuare azioni relative alla preparazione e alla risposta a minacce biologiche o agenti patogeni noti e sconosciuti», ha dichiarato la Casa Bianca in un comunicato stampa.
Il nuovo ufficio sarà guidato dal maggiore generale dell’aeronautica in pensione Paul Friedrichs, che attualmente è assistente speciale del presidente Joe Biden e direttore senior per la sicurezza sanitaria globale e la difesa biologica presso il Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Friedrichs in precedenza ha lavorato come al Pentagono come Joint Staff Surgeon, cioè alto ufficiale medico dello Stato Maggiore, dove ha anche consigliato la task force militare COVID -19.
L’OPPR entrerà ufficialmente in vigore il 7 agosto, dopodiché Friedrichs inizierà a mettere insieme una squadra. Le sue responsabilità includeranno garantire che la scorta nazionale strategica sia ben attrezzata con forniture mediche e collaborare con il Congresso per ottenere finanziamenti per gli sforzi di preparazione degli Stati Uniti, secondo il New York Times.
Oltre a elaborare una risposta del governo alle future pandemie, l’agenzia consulterà con l’industria, la comunità scientifica e il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani (HHS) per sviluppare la «prossima generazione di contromisure mediche», compresi i vaccini. Il suo lavoro si concentrerà su COVID-19, vaiolo delle scimmie, poliomielite, influenza aviaria e umana e RSV, tra gli altri agenti patogeni.
Assumendo il ruolo del team di risposta al COVID-19 della Casa Bianca, che è stato chiuso a maggio, l’ufficio è stato creato nell’ambito di un ampio pacchetto di spese governative varato alla fine del 2022. Sarà tenuto a presentare una «revisione della preparazione» ai legislatori ogni due anni e un «rapporto di previsione» separato ogni cinque anni.
Va notato che esistono realtà e laboratori dentro e fuori l’università per lo studio delle minacce biologiche che furono pesantemente finanziati dopo l’11 settembre 2001. Alcune delle esercitazioni eseguite prima della pandemia (Robert Kennedy jr. ne ha contate almeno 20 dal 2000) interessano realtà e personaggi interessata dalle estensioni alla guerra biologica dell’emergenza dell’attentato alle due torri.
Come riportato da Renovatio 21, per la strategia nazionale alla biodifesa la Casa Bianca ha stanziato l’anno passato 88 miliardi di dollari.
Immagine di Lisa Fernando, DOD, di pubblico dominio CC0
Armi biologiche
Kennedy parla di bioarmi etniche. Lo accusano di antisemitismo
Robert Kennedy era ad una cena nell’Upper East Side di Nuova York in compagnia di tante persone, presumibilmente all’interno degli eventi della sua campagna elettorale.
La serata al ristorante Tony’s Di Napoli, è stato riportato, è stata piena di domande al candidato presidenziale democratico, il quale, come sempre, non si è tirato indietro.
Vi sarebbero stati momenti di polemica tra ospiti vegliardi un po’ avvinazzati, durante i quali «il candidato ha mantenuto una compostezza costante di fronte alla crisi».
Il New York Post scrive che ad un certo punto la cena sarebbe stata interrotta da un forte e squassante peto: ci sembra giusto trasmettere ai lettori anche questo particolare. L’autore della ventosità, secondo quanto riportato, sarebbe l’ex editorialista Doug Dechert, l’organizzatore della serata, il quale, visibilmente ubriaco, avrebbe emesso la «sonora e prolungata» flatulenza nel mentre urlava, forse per sottolineare la comunicazione non verbale, «sto scoreggiando!»
Dechert, l’ospite dell’evento, si era infuriato con un critico d’arte ottuagenario, Anthony Haden-Guest (il quale sembrava in realtà assopito per lunghe porzioni della serata) durante una discussione e aveva gridato a squarciagola: «La bufala climatica!» Il Dechert, insomma, ce l’aveva con la storia del cambiamento climatico.
«La stanza, che comprendeva una manciata di giornalisti e il responsabile della campagna di Kennedy, l’ex deputato Dennis Kucinich, era sbalordita, apparentemente incerta sul fatto che Dechert stesse scoreggiando personalmente contro Haden-Guest o all’idea stessa del riscaldamento globale» scrive Page Six, il sito di gossip gestito dal New York Post. «Purtroppo, possiamo assicurare ai lettori che non c’era spazio per dubitare che il clima fosse cambiato nelle immediate vicinanze del tavolo da pranzo».
Fin qui tutto bene, diciamo. Nel senso: mai si era visto un pezzo del genere per un candidato presidenziale – e nota bene che alle cene dei donatori di qualsiasi candidato, perfino per fare il sindaco del paesino, in America se ne possono vedere di ogni, specialmente se i vecchietti (che sono spesso quelli che hanno i soldi da donare) alzano il gomito.
In realtà la notizia della serata non è questo irresistibile teatrino tutto newyorkese.
Il giorno dopo il mondo della stampa è esploso quando, in un articolo separato sul New York Post, è stato scritto che a quella cena Kennedy aveva parlato di bioarmi, in particolare di armi in grado di colpire solo determinati ceppi etnici.
«Dobbiamo parlare di bioarmi» dice Kennedy seduto al tavolo. «Ne so abbastanza di bioarmi perché ho scritto un libro negli ultimi due anni e mezzo».
«La tecnologia che abbiamo ora… abbiamo messo centinaia di milioni di dollari nel targeting etnico dei microbi. I cinesi hanno fatto la stessa cosa». I commensali ascoltano in silenzio.
VIDEO:
Robert F. Kennedy Jr. claims coronavirus was an "ethnically targeted" bioweapon designed to be more deadly for caucasians and blacks — and spare Jews and Chinese https://t.co/xfAdovs0sY pic.twitter.com/og4xHdKs7x
— Jon Levine (@LevineJonathan) July 15, 2023
«Di fatto, c’è una questione sul fatto che il COVID-19 sia etnicamente mirato. Il COVID-19 attacca certe razze in modo sproporzionato. Le razze che sono più immuni al COVID-19, a causa delle differenze genetiche dei recettori ACE2… Il COVID-19 è mirato per attaccare i caucasici [cioè i bianchi europei, ndr] e i neri».
«Le persone che sono più immuni sono gli ebrei askenaziti e i cinesi». A questo punto la donna a fianco del candidato beve un sorso dal suo bicchiere.
«Non sappiamo se è davvero mirato in questo modo o meno, ma ci sono studi che mostrano il differenziale etnico-razziale e il suo impatto».
«Sappiamo che i cinesi stanno spendendo centinaia di milioni di dollari per sviluppare bioarmi etniche. E anche noi stiamo sviluppando bioarmi etniche».
«Tutti quei biolaboratori in Ucraina riguardavano la raccolta di DNA russo, DNA cinese, così da bersagliare le persone secondo la razza».
Apriti cielo. Tutta la stampa americana, con nessuna eccezione, si è scagliata contro RFK jr, e senza alcuna pietà.
Ovviamente, ça va sans dire, la prima accusa che gli è arrivata è la più infamante: «antisemita».
Innanzitutto, colpisce che a lanciare la storia, con video e contorno di particolari meteoristici di cui sopra, sia proprio il New York Post: giornale considerato acerrimo nemico dei Biden, di cui Kennedy è in questo momento il principale avversario: avrebbe alle primarie almeno il 20% dei voti dei democratici.
«L’osservazione di Kennedy fa eco alla logora letteratura antisemita che incolpa gli ebrei per l’emergere e la diffusione del coronavirus che ha iniziato a circolare online poco dopo lo scoppio della pandemia, secondo Rapporto sull’Antisemitismo mondiale 2021 del Centro per gli Studi dell’Ebraismo europeo contemporaneo dell’Università di Tel Aviv 2021» scrive il Post.
«Uno studio dell’Università di Oxford del 2020 ha rilevato che quasi 1 britannico su 5 credeva che gli ebrei avessero creato la pandemia di coronavirus per guadagno finanziario».
Subito si è fatta sentire anche l’Anti-Defamation League, organizzazione goscista di difesa della reputazione degli ebrei: «l’affermazione per cui il COVID-19 sia un’arma biologica creata dai cinesi o dagli ebrei per attaccare i caucasici e i neri è profondamente offensiva e alimenta le teorie del complotto sinofobiche e antisemite sul COVID-19 che abbiamo visto evolversi negli ultimi tre anni».
Insomma, la lettera scarlatta, la A di antisemita si è abbattuta su Kennedy.
E subito i giornali hanno ripreso l’uscita che RFK fece durante il lockdown, quando disse che ai tempi del nazismo gli ebrei potevano scappare in Svizzera attraverso i monti, e Anna Frank poteva nascondersi in soffitta: con il sistema di sorveglianza elettronica totale in caricamento non ci sarà più alcuna possibilità di fuga.
Per aver detto una cosa del genere – che riprendeva le profetiche riflessioni che all’epoca Kennedy stava facendo (e Renovatio 21 traducendo qui) sullo strapotere di Gates e dell’Industria dei Big Data unita al governo della Sorveglianza visto col COVID – fu ricoperto di veleno, a ettolitri, e da tutte le parti: perfino la moglie, l’attrice Cheryl Hines (nota per Curb your enthusiasm, una serie non nota in Italia ma popolare assai negli USA) prese le distanze. Qualche rabbino, tuttavia, scrisse parole di sostegno.
Tanto per iniziare: lo studio esiste. Si chiama «Varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e il loro potenziale impatto sull’affinità di legame SARS-CoV-2», ed è stato pubblicato da Biochem Byophys Rep del dicembre 2020.
«La suscettibilità di diverse popolazioni all’infezione da SARS-CoV-2 non è ancora stata compresa» scrive lo studio. «Abbiamo combinato l’analisi delle varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e calcoli di chimica computazionale per sondare gli effetti sull’interazione SARS-CoV-2/ACE2. ACE2-K26R; che è più frequente nella popolazione ebraica ashkenazita».
«Al contrario, [le varianti] ACE2-I468V, R219C, K341R, D206G, G211R (…) sono più frequenti rispettivamente nelle popolazioni dell’Asia orientale, dell’Asia meridionale, dell’Africa e dell’afroamericano, dell’Europa, dell’Europa e dell’Asia meridionale».
Non è una fake news: quando Kennedy accenna a studi sul diverso impatto del COVID in base all’etnia dice il vero; e se accettate, come stanno facendo tutti, che il coronavirus è uscito da un laboratorio che aveva rapporti con l’Esercito di Liberazione del Popolo… fate voi, è davvero 2+2.
Tuttavia, non è il COVID il vero tabù, e nemmeno – udite udite – gli ebrei.
Il tabù, che la società lo comprenda o no, è sulle armi biologiche, sulle quali c’è un trattato che nessuna Nazione rispetta – in primis gli USA.
Per le armi atomiche ci sono stati decenni di discussione, con manifestazioni, convegni, film, incontri diplomatici internazionali. Sulle armi biologiche c’è invece il silenzio assoluto: nessuno sa cosa facciano davvero, dove stiano, quante ce ne siano.
Ogni tanto emerge qualche dato che non quadra: i cadaveri degli africani morti di Ebola spediti negli USA, o i biolaboratori ucraini, sui quali anche noi apponevamo il bollino «complottismo» fino a quando Victoria Nuland non lo ammise ad un’audizione della Commissione Esteri del Senato USA – e qui Kennedy, in quella cena turbolenta, ha fatto benissimo a ricordarlo.
E quindi, veniamo al dunque, alla questione – più taciuta che mai – delle «bombe etniche», le bioarmi che uccidono solo una certa parte della popolazione, salvandone l’altra.
Nel novembre 1998, il giornale britannico Sunday Times riferì che Israele stava tentando di costruire una «etno-bomba» contenente un agente biologico che potesse mirare specificamente ai tratti genetici presenti tra le popolazioni arabe – cioè i cosiddetti palestinesi. La storia fu riportata anche da Wired e da Foreign Report.
A contrastare questa voce, paragonandola all’«accusa del sangue» contro gli ebrei dei tempi antichi (quelli di San Simonino, per essere chiari) fu anche allora, coincidenza, il New York Post, che disse che forse si trattava di un lavoro di fantascienza di un accademico israeliano.
La possibilità di una «bomba genetica» è stata presentata nel 2004 all’interno libro di Vincent Sarich e Frank Miele, Race: The Reality of Human Differences. Nello stesso anno, il Guardian pubblicava un articolo in cui diceva che la British Medical Association (BMA) considerava le armi biologiche progettate per colpire determinati gruppi etnici come una possibilità, ed evidenziava i problemi che i progressi della scienza per cose come «il trattamento dell’Alzheimer e di altre malattie debilitanti potrebbero essere utilizzate anche per scopi malvagi».
In un rapporto intitolato «Rebuilding Amercan Defenses» scritto nel 2000 dai neoconservatori – quelli della guerra in Iraq, e ora della guerra in Ucraina – del Project for a New American Century (Progetto per un nuovo secolo americano, o PNAC), si affermava che «la proliferazione di missili balistici, da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare l’energia militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse diventeranno sempre più accurate, mentre i nuovi metodi di attacco – elettronico, “non letale£, biologico – saranno più ampiamente disponibili».
«Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si svolga, nel tempo, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa da quella attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: nello spazio, nel “cyber-spazio” e forse il mondo dei microbi» dettagliavano i neocon.
Con più precisione: «Forme avanzate di guerra biologica che possono “indirizzare” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica dal regno del terrore in uno strumento politicamente utile».
Non si tratta nemmeno dei soli USA: qualcuno ricorda il Sud Africa dell’apartheid, che avrebbe cercato di utilizzare il suo programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera – un po’ quello di cui medici e vescovi kenyoti hanno accusato le campagne di vaccinazione degli organismi sovranazionali.
Nel maggio 2007, il governo russo ha vietato tutte le esportazioni di campioni biologici umani: un rapporto del capo del servizio segreto FSB Nikolaj Patrushev presentato a Putin affermava dello sviluppo in corso di «armi biologiche genetiche» mirate alla popolazione russa da parte delle istituzioni occidentali, di cui faceva i nomi.
Qualche anno fa sarebbe arrivata una sorta di conferma dal dipartimento della biologia molecolare dell’ala medica 59esima brigata dell’aviazione degli USA, che avrebbe rivelato di aver raccolto specificamente campioni di DNA russo, suscitando forti timori in Russia per lo stato avanzato del possibile programma di armi biologiche diretto dagli Stati Uniti.
Nel 2010 l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato «Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati», elencava diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate:
«Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, è stato consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il loro studio ha generato sei vaste classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono – pur non limitandosi solo a queste – armi biologiche, geni, terapia genica come arma, virus furtivi, malattie scambiabili e altre malattie progettate su misura».
Il documento scriveva precisamente riguardo la possibilità di ideare una «malattia che potrebbe spazzare via un’intera popolazione o un determinato gruppo etnico».
Nel 2016, la rivista Foreign Policy ha suggerito la possibilità di un virus utilizzato come arma biologica etnica che potrebbe sterilizzare una «popolazione etnica geneticamente correlata».
Nel 2017, un libro di testo pubblicato dall’Università di Difesa Nazionale dell’Esercito di Liberazione del Popolo cinese chiamato Scienza della strategia militare presentava il potenziale per la guerra biologica per includere «specifici attacchi genetici etnici»: «lo sviluppo della moderna biotecnologia sta gradualmente mostrando forti segni caratteristici di una capacità offensiva», inclusi «specifici attacchi genetici etnici» scrive il libro.
Anni dopo, avremmo avuto eco di tali discorsi negli interventi del professor Joseph Tritto, praticamente una delle uniche voci a parlare di bioarmi e della corsa della Cina per ottenerle.
La lista è ancora lunga, noi però ci fermiamo, perché speriamo lo si sia capito: le bioarmi etniche sono realtà.
Sta accadendo, ora: qualcuno sta costruendo la tecnologia per far fuori solo la vostra razza, la vostra etnia, la vostra famiglia.
Potete dare dell’antisemita a Kennedy, e pure raccontare delle puzzette alle sue cene: ma la minaccia immane di queste armi dal potere indicibile è su tutti noi.
Prima o poi bisognerà iniziare a parlarne davvero: e non solo alle cene elettorali di Manhattan.
Questo sia di promemoria anche per i lettori italiani: un politico che dice di volervi proteggere, ma che mai nomina il tema delle armi biologiche non merita il vostro voto, né il vostro rispetto.
Roberto Dal Bosco









