Spirito
Mons. Viganò: Meditazione nella Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria
Renovatio 21 pubblica questo scritto di Monsignor Carlo Maria Viganò.
MEDITAZIONE
nella Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria
15 Settembre 2022
Juxta crucem tecum stare
Et me tibi sociare
in planctu desidero.
In questo giorno solenne, nel quale la Chiesa celebra la Beatissima Vergine Maria Addolorata, la mia meditazione avrà come oggetto i Sette Dolori, che nell’iconografia sacra vediamo simboleggiati da sette spade che trafiggono il Cuore Immacolato della Madonna.
Li vorrei contemplare nella loro relazione con gli eventi della Chiesa, di cui Nostra Signora è Madre e Regina. Non solo: Ella è figura della Chiesa, e tutto ciò che diciamo della Madre di Dio, possiamo in qualche modo applicarlo alla Sposa dell’Agnello.
Questo vale tanto per i trionfi e le glorie di entrambe, quanto per i loro dolori e la partecipazione alla Passione redentrice di Cristo.
I. Nostra Signora nel tempio ascolta la profezia di Simeone
Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima (Lc 2, 34-35).
Sono le parole di Simeone alla Vergine, nelle quali è annunciata la Passione redentrice del divino Salvatore e la corredenzione della Sua santissima Madre. Ma esse valgono anche per la Chiesa, che è qui per la rovina e la risurrezione di molti, e segno di contraddizione. Anch’essa partecipa nel Corpo Mistico a «ciò che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1, 24), nuovo Israele, lumen ad revelationem gentium, città posta sul monte, nuova Gerusalemme.
Per questo anche noi, figli della Chiesa, sentiamo trafiggerci l’anima nel vedere la Sposa dell’Agnello, destinata ad essere Domina gentium, salire il suo Calvario, respinta come il Verbo eterno da coloro che camminano nelle tenebre: et mundus eum non cognovit (Gv 1, 10), et sui eum non receperunt (Gv 1, 11).
E se alla Madre di Dio fu risparmiato l’oltraggio al quale non volle sottrarsi Nostro Signore, era nondimeno opportuno che il Corpo fosse flagellato e umiliato dal nuovo Sinedrio, come lo fu il suo Capo.
Quis est homo, qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
II. La fuga in Egitto
Dinanzi alla persecuzione di Erode, la Vergine e San Giuseppe fuggono in Egitto, per mettere in salvo il Bambino Gesù. Abbandonano tutto, lasciano la loro casa e l’attività, i parenti e gli amici, per custodire il Signore e sottrarlo alla furia omicida di Erode.
Immaginiamo il dolore della Madonna, nel vedere minacciata la vita del Suo Figlio. Immaginiamo la preoccupazione di San Giuseppe, esule in terra straniera, in mezzo ai pagani, solo con la Sposa e Gesù Bambino.
Anche noi, come i Cristiani perseguitati, siamo costretti all’esilio, alla fuga, alle mille incognite di doverci allontanare dalla nostra casa e dai nostri cari per porre in salvo il Sacerdozio e la Santa Messa, tramite i quali il Signore perpetua il Suo Sacrificio.
Ci troviamo a dover fuggire addirittura dalle chiese, dai monasteri, dai seminari: perché un nuovo Erode cerca di eliminare quel segno di contraddizione che lo accusa, e che vorrebbe sostituire con una religione umana, ecumenica, ecologista e panteista; un Cristianesimo senza Cristo, un Sacerdozio senz’anima soprannaturale, una Messa senza sacrificio.
Questa spada che trafigge il Sacratissimo Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria trapassa anche il nostro. Ma come la fuga in Egitto fu relativamente breve, così sarà anche la nostra; aspettiamo che l’angelo ci ripeta le parole che rivolse a San Giuseppe: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino (Mt 2, 19-20).
Tui Nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
pœnas mecum divide
III. Il ritrovamento di Nostro Signore nel tempio
Dopo essersi recati a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, la Vergine e San Giuseppe si uniscono alla carovana per tornare a casa, ma si accorgono che Gesù non è né con loro, né con i loro parenti. Lo cercano per tre giorni, tornando a Gerusalemme, e Lo trovano nel tempio, con i dottori della Legge, intento a schiudere le profezie messianiche dell’Antico Testamento e a rivelarSi loro
Quale tormento devono aver provato Maria e Giuseppe, nel temere di aver smarrito Colui del Quale l’Arcangelo Gabriele aveva detto: «Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33).
Grande dev’essere stata la gioia nel ritrovare il giovinetto Gesù nel tempio, ma in quei tre giorni di angoscia senza il proprio Figlio accanto – Lui ch’era sempre stato subditus illis (Lc 2, 51) – tutti i più atroci timori devono averli consumati.
Dinanzi a queste reazioni così umane, così vere, noi dovremmo chiederci quale sia il nostro atteggiamento quando, con il peccato, perdiamo anche noi Gesù, che si allontana da noi non per seguire la propria vocazione, ma perché abbiamo sporcato e colmato di sozzure la dimora della nostra anima.
Guardando alla situazione presente in cui versa la Chiesa, potremmo chiederci – con le parole della «profezia» del Venerabile Pontefice Pio XII che ripetono quelle di Maria di Magdala (Gv 20, 13) – «dove Lo hanno messo?», quando entrando in una chiesa cerchiamo invano un segno della Presenza Reale, una lampada rossa accesa vicino al Tabernacolo.
Ci chiediamo «dove Lo hanno messo?» anche quando, assistendo ai riti riformati, vediamo esaltata la figura del «presidente dell’assemblea», il ruolo della zelatrice del tempio che legge la preghiera dei fedeli, la suora senza velo che distribuisce con ostentazione la Comunione; ma non vi troviamo alcuno spazio, alcuna centralità, alcuna attenzione al Dio Incarnato, al Re dei re, al divino Redentore presente sotto i veli eucaristici.
Chiediamo «dove Lo hanno messo?» quando entrando nella chiesa in cui sino a ieri ci era garantita la celebrazione in rito antico, vi ritroviamo la tavola protestante, e la sede del celebrante posta dinanzi al Tabernacolo vuoto. «Angosciati Ti cercavamo» (Lc 2, 48).
Dov’è dunque il Signore? Nel tempio. In una chiesetta clandestina, in una cappella privata, su un altare di fortuna allestito in una soffitta o in un granaio. Dove Nostro Signore ama stare: con coloro che aprono il cuore e la mente alla Sua Parola, lasciandosi sanare da Lui, permettendoGli di guarirci dalla cecità dell’anima che ci impedisce di vederLo.
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2, 49). Quando non troviamo Nostro Signore, e ci abbandoniamo all’angoscia e alla disperazione, dobbiamo tornare sui nostri passi, andare a cercarLo dove Egli ci aspetta.
Fac, ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
IV. Nostra Signora incontra Gesù che porta la Croce
V. Nostra Signora ai piedi della Croce
VI. Nostra Signora assiste alla crocifissione e morte di Gesù
Ecco un altro Dolore della Vergine e della Chiesa: la vista di Nostro Signore flagellato, coronato di spine, caricato della Croce, fatto oggetto di insulti, schiaffi e sputi.
L’Uomo dei Dolori da una parte; la Mater dolorosa dall’altra. Una Madre in cui la consapevolezza della divinità del Figlio, custodita gelosamente sin dal Fiat, strazia il Suo Cuore contemplando il Re dei Giudei ucciso proprio da loro, sobillati dai Sommi Sacerdoti e dagli Scribi del popolo, complice pavida l’autorità imperiale: «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33).
Ecco il trono di Davide, ecco il regno sulla casa di Giacobbe: il Padre che accetta l’offerta del Figlio, nell’amore dello Spirito Santo, per restaurare l’ordine infranto dal peccato di Adamo ed espiare la colpa infinita del nostro Progenitore. Regnavit a ligno Deus, cantiamo nel Vexilla Regis. Ed è proprio dalla Croce che Cristo regna, coronato di spine.
Ma se il capro espiatorio che veniva simbolicamente caricato delle colpe e dei peccati del popolo era fatto oggetto di disprezzo e inviato a morire fuori delle mura di Gerusalemme, quale destino poteva attendere Colui di cui quel capro era figura, se non prendere su di Sé i peccati del mondo per lavarli nel proprio Sangue, fuori dalle mura di Gerusalemme, sul Calvario?
Il dolore della Madre di Dio nel vedere il proprio Figlio oltraggiato e condotto a morte come un criminale Le valse il titolo di Corredentrice: «Così ella soffrì e quasi morì con il Figlio suo sofferente e morente, così rinunciò per la salvezza degli uomini ai suoi diritti di madre su questo Figlio e lo immolò per placare la divina giustizia, sicché si può dire, a ragione, che ella abbia redento con Cristo il genere umano» (Benedetto Pp XV, Inter sodalicia).
Anche la Chiesa, ad iniziare proprio ai piedi della Croce con la Vergine e San Giovanni, ebbe a soffrire enormi dolori nel contemplare la Passione del suo Signore. Anche noi, suoi figli nel Battesimo per grazia di Dio, abbiamo il cuore trafitto nel vedere come è trattato dai Suoi stessi ministri Gesù Sacramentato, come è considerato quasi un ospite ingombrante, che toglie visibilità agli egocentrici della actuosa participatio e ai fanatici del dialogo ecumenico.
Ci sentiamo strappare il cuore quando sentiamo i più alti esponenti della Gerarchia negare la divinità di Cristo, la Sua Presenza nel Santissimo Sacramento, i quattro fini del Santo Sacrificio, la necessità della Chiesa per la salvezza eterna.
Perché in quegli errori, in quelle eresie, in quelle stolide menzogne leggiamo non solo la pavidità e la sordida cortigianeria verso i nemici di Cristo, ma quello stesso atteggiamento spezzante e ipocrita del Sinedrio, disposto a ricorrere all’autorità civile pur di mantenere un potere usurpato e amministrato contro il fine per cui Cristo lo ha istituito.
La perversione dell’autorità ecclesiastica è quanto di più atroce e straziante possa esistere, come se un figlio dovesse assistere all’adulterio della madre o al tradimento del padre.
Cujus animam gementem,
contristatam et dolentem
pertransivit gladius.
VII. Nostra Signora riceve nelle sue braccia Gesù deposto dalla Croce
Colei che aveva portato in grembo e dato alla luce il Figlio dell’Altissimo nello squallore di una mangiatoia ma circondata dai cori degli Angeli, si trova a dover accogliere le morte membra del Salvatore, come custode della Vittima Immacolata.
Quale dev’essere stato il dolore sordo e cupo, nel reggere il cadavere adulto di quel Figlio che Ella aveva tante volte stretto a sé da bimbo e poi da fanciullo! Le membra abbandonate dalla vita saranno sembrate ancor più pesanti per Lei, che custodiva la Fede mentre tutti gli Apostoli erano fuggiti.
Mater intemerata, diciamo nell’invocazione delle Litanie: una Madre che non conosce timore, che è disposta a tutto per il proprio Figlio; una Madre che il mondo infernale del Nuovo Ordine odia di un odio inestinguibile, vedendo in Lei la forza invincibile della Carità, pronta a immolarsi per amore di Dio e del prossimo per amor Suo.
Questo mondo apostata cerca di cancellare la Mater intemerata corrompendo l’immagine stessa della maternità, facendo di colei che deve proteggere il proprio figlio la sua spietata assassina; rovesciando la Mater purissima con il peccato, l’immodestia e l’impurità; rendendo brutta e avvilendo la femminilità per togliere da ogni donna ciò che ricorda la Mater amabilis.
Oggi la Chiesa soffre con l’Addolorata nell’essersi piegata alla mentalità secolarizzata, nell’esaltare una femminilità ribelle, che aborrisce la verginità, deride la santità coniugale, demolisce la famiglia e rivendica un distorto diritto all’uguaglianza dei sessi.
Oggi la Gerarchia tace i trionfi di Maria Santissima e rende culto alla Madre Terra, al sordido idolo infernale della Pachamama. Perché la Vergine e la Chiesa sono il più grande nemico di Satana; perché la Vergine e la Chiesa sono le custodi del piccolo gregge, riunito nel Cenacolo, per paura dei Giudei.
Offriamo queste nostre sofferenze, unendole a quelle di tutta la Chiesa e di Maria Santissima Addolorata, perché la Maestà di Dio ci conceda il privilegio di assistere al trionfo della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, come dopo tre giorni risorse glorioso il suo Capo, mentre le guardie dormivano. Allora vedremo la Vergine Addolorata riprendere le vesti regali, per intonare l’eterno Magnificat.
Fac me cruce custodiri
morte Christi praemuniri,
confoveri gratia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
15 Settembre 2022
In festo Septem Dolorum B.M.V.
Gender
Malawi, i cattolici manifestano contro il matrimonio omosessuale
Su invito dell’episcopato, il 13 luglio i cattolici del Malawi e altri cristiani hanno manifestato in tutto il Paese contro il matrimonio omosessuale e per la difesa del matrimonio e della famiglia. Migliaia di persone hanno ricordato pacificamente l’importanza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.
Il Malawi, piccolo stato africano avvolto intorno all’omonimo lago, ha una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti, di cui il 77,3% cristiani, che si suddivide in 17,2% cattolici, 33,5% protestanti e 26,6% membri di chiese africane. I musulmani rappresentano il 13,8%.
In Malawi, le relazioni omosessuali sono punibili fino a 14 anni di carcere. Ma nel 2012 il ministero della Giustizia aveva dichiarato una moratoria su arresti e azioni penali per atti contro natura commessi. Tuttavia, nel 2016, l’ordinanza è stata sospesa dalla Corte Costituzionale per verifica.
Attualmente, l’Alta Corte sta esaminando un caso che coinvolge un cittadino olandese, un dipendente di una ONG e una donna transgender del Malawi, che chiedono il riconoscimento dei loro «diritti fondamentali», in altre parole, la modifica della legge attraverso il loro caso.
La Conferenza episcopale del Malawi, a causa delle «discussioni e dei dibattiti fuorvianti in corso in questo momento in varie sedi» ha deciso di «rendere nota e chiara la sua posizione», per questo dirama una lettera e organizza questo evento.
La lettera sottolinea l’importanza della famiglia per la società e afferma che la «famiglia» deve includere un marito, sua moglie ei loro figli. Ricorda inoltre che gli atti sessuali sono consentiti solo tra persone sposate (maschio e femmina) e che ogni atto deve esprimere amore e apertura alla procreazione.
Continua dicendo che dobbiamo «fare molto di più per sostenere e animare le famiglie… soprattutto oggi che affrontano tanti problemi». Ma, aggiungono i vescovi, «purtroppo questi problemi sono in gran parte imposti all’Africa… da società straniere; approfittando della miseria assoluta dei nostri paesi».
Il resto non manca di orgoglio e brio: «nonostante la nostra povertà, dobbiamo alzarci in difesa della famiglia e della cultura anche quando siamo sotto la forte pressione delle società ricche ma virtualmente pagane che purtroppo sembrano respingerci verso la via della colonizzazione». E richiama l’esempio dei martiri dell’Uganda.
La lettera continua: «paradossalmente, i martiri dell’Uganda hanno ricevuto la fede che hanno difeso con il loro sangue da eroici missionari degli stessi Paesi che stanno attaccando la stessa fede per la quale sono morti molti missionari come hanno fatto i martiri dell’Uganda».
In questa lotta contro i peccati di ignominia, i protestanti si sono associati ai cattolici, oltre che ai musulmani.
Questa salutare reazione, che si trova ovunque in Africa, sarà forse il granello di sabbia che potrà fermare la macchina del sinodo mondiale, almeno su questo tema, grazie ai delegati africani.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine di Benjamin Dahlhoff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)
Spirito
Il corpo incorrotto di un santo perduto nell’incendio siciliano
Un devastante incendio ha distrutto l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, in Sicilia, provocando la scomparsa del suo patrimonio storico e religioso. E, perdita irreparabile, il corpo incorrotto di san Benedetto da Palermo, che era venerato nella chiesa, è andato perduto tra le fiamme.
La Chiesa di Santa Maria di Gesù, eretta nel 1426 dal Beato Matteo Guimerà e situata accanto al convento dei Frati Minori nella città di Palermo, in Sicilia, è stata completamente rasa al suolo da un grande incendio.
Oltre alla perdita dell’edificio, i fedeli si rammaricano profondamente di aver perso nell’incendio il corpo incorrotto di San Benedetto da Palermo, che vi era custodito: si sono salvati solo pochi frammenti ossei.
San Benedetto da Palermo
Benedetto il Moro o Benedetto il Nero o Benedetto l’Africano (1526-1589) era un francescano italiano, nato in Sicilia, da genitori schiavi. Entrò nei Frati Minori Riformati della Stretta Osservanza in un convento vicino a Palermo. Nel 1578, anche se non sapeva né leggere né scrivere, fu eletto superiore dell’ordine per 3 anni.
Egli ricevette dallo Spirito Santo un particolare dono di scienza per spiegare le Sacre Scritture, di intelligenza per risolvere le questioni teologiche, e di consiglio per aiutare tutti coloro che venivano a consultarlo. Verso la fine della sua vita, chiese di essere sollevato dall’incarico e di poter tornare al suo lavoro in cucina. Morì all’età di 63 anni e il suo corpo rimase incorrotto.
Nonostante San Benedetto sia compatrono di Palermo, il suo culto nella regione non è molto diffuso. Ciò è dovuto all’abbondanza di altri santi che sono fioriti nel paese, facendo sì che questo umile frate francescano passasse relativamente inosservato.
Tuttavia, la sua devozione si diffuse in modi sorprendenti grazie ai marinai che portarono con sé la fede nel loro viaggio verso il Nuovo Mondo. Fu in Brasile che San Benedetto conquistò un gran numero di seguaci.
Il suo culto è molto popolare oltreoceano: è il santo patrono dei neri del Nord America e dell’America Latina. La parrocchia è diventata un luogo di pellegrinaggio per centinaia di latinoamericani.
Sebbene i vigili del fuoco siano stati informati dell’incidente il prima possibile, non hanno potuto intervenire prontamente. I fedeli hanno cercato di salvare la chiesa da soli.
Pochissime invece le ossa del beato Matteo Guimerà, anch’esse conservate nella chiesa, che sono state recuperate.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Gender
Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona
Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.
Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.
La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.
La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.
Dear friends: God willing, I'll be travelling to Lisbon tonight to speak at @magis2023, the gathering of students from Jesuit schools from around the world, and then at World Youth Day @wyd_en. So I won't be posting as much here. Also, I would very much appreciate your prayers!
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) July 27, 2023
Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.
Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.
Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.
Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».
Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».
La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.
La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.
Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.
In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».
Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».
Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.
Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.
Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».
Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».
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