Spirito
Caso Casalgrande Alto, lettera dei fedeli cattolici tradizionali alla diocesi
In questi giorni la stampa parla di Casalgrande Alto, un piccolo comune in provincia Reggio Emilia, perché una comunità di fedeli cattolici ha deciso di resistere alla diocesi reggiana.
Da meno di un anno, due sacerdoti hanno deciso di radicarsi nell’altura di un piccolo monte per creare una comunità di cattolici ancorati alla tradizione immortale della Chiesa.
In poco tempo, la presenza di numerosi fedeli provenienti per la maggior parte da quegli ambienti parrocchiali – ormai invivibili sotto ogni aspetto – è aumentata a dismisura.
Ciò ha messo in allerta la Diocesi di Reggio-Emilia e Guastalla, che ha iniziato ad inviare messaggi pubblici per mettere all’angolo i due sacerdoti, «colpevoli» di celebrare la Messa in latino e di non credere a tutto ciò che stato decantato dal mainstream sulla pseudo-pandemia.
«Oltranzisti», «no-mask», «no-vax», «anti-papisti», e ora, addirittura, anche «scismatici»: sono solo alcune delle etichette affibbiate loro.
Con un recente comunicato, infatti, i due sacerdoti hanno deciso di rispondere alla Curia reggiana, comunicando la loro adesione all’opera della cosiddetta «Resistenza», a cui fa capo Mons. Richard N. Williamson, vescovo britannico consacrato ad Êcone nel 1988 da Mons. Marcel Lefebvre.
Questa pubblica dichiarazione ha spinto la Diocesi a rispondere subito gridando allo «scisma», richiamo piuttosto assurdo, e minacciando sanzioni canoniche.
Alcuni dei fedeli che frequentano la Messa a Casalgrande Alto, hanno deciso di rispondere alla Diocesi riemettendo in discussione ciò per cui la stessa Diocesi aveva messo in guardia con un esplicito comunicato del giugno scorso
Renovatio 21 pubblica la loro lettera.
In qualità di fedeli cattolici prima di tutto, e quindi senza alcun tipo di etichetta, ci sentiamo in dovere, dopo essere stati chiamati in causa già più volte, di entrare nel merito della questione sollevata dalla Curia Vescovile il 13 giugno scorso, a proposito dei cosiddetti «incontri in contesti privati in cui vengono replicati e guidati da don Claudio Crescimanno e don Andrea Maccabiani».
In quanto fedeli che frequentano e presenziano a questi c.d. incontri, che altro non sono che Riti Liturgici di Santa Romana Chiesa — oltre ai momenti formativi — ci preme precisare alcune questioni poste dal comunicato della Curia.
Non prima, però, di alcune altrettante doverose premesse:
1. Ci rallegra vedere sì tanto zelo per l’applicazione delle norme da parte della Curia reggiana; Curia che, storicamente e specialmente nei recenti anni passati, ha mostrato tuttavia il contrario, bypassando il tema della dottrina cattolica sull‘omosessualità attraverso la sintesi dell’ambiguità.
2. Nel suddetto comunicato, vi è scritto giustamente che «i compiti di un Vescovo comportano cura continua, allontanando per quanto possibile pericoli e minacce». Ebbene, ci chiediamo se questa premura valga veramente per tutto certi che, ad esempio, il Vescovo appena entrato — il quale certo non può avere responsabilità dirette per ciò che è successo prima del suo arrivo in Diocesi — non mancherà di togliere le chiese cattoliche agli scismatici ortodossi, o non esiterà a condannare la veglia contro la cosiddetta «omotransfobia» svoltasi il 6 giugno scorso proprio a Reggio Emilia, nella parrocchia di San Bartolomeo, in ottemperanza a ciò che venne iniziato nel 2018 in Regina Pacis. Una vera e propria veglia ideologica a stampo LGBT, avente come titolo «Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà», laddove la «libertà» ben sappiamo come venga intesa in questi contesti. Vogliamo inoltre auspicare che il Vescovo non mancherà di ribadire a tutti i fedeli della Diocesi l’esistenza dei Novissimi, trasmettendo l’integrità della Fede cattolica in ogni sua forma.
3. Un discreto numero di fedeli che frequentano la Santa Messa dai suddetti sacerdoti — a dire il vero la maggior parte — , viene da un lunghissimo percorso in parrocchia: il livello di saturazione (e vedremo dopo il perché), è arrivato ad un punto tale da rendere impossibile la permanenza nelle comunità parrocchiali, anzitutto per un vero e proprio rischio legato alla Fede. Il numero di fedeli che si staccano dalle parrocchie per ricercare luoghi o comunità in cui è custodito il senso del sacro, non potrà che continuare ad aumentare — e noi lo osserviamo di domenica in domenica.
Venendo ora agli specifici punti in cui i fedeli cattolici vengono messi in guardia dalla frequentazione degli «incontri» (la celebrazione della Santa Messa, gli annessi Riti Liturgici della Santa Chiesa e alcuni momenti formativi ed aggregativi), presieduti da don Crescimanno e don Maccabiani, osserviamo quanto segue:
1. Il Missale Romanum ante-riforma non è mai stato e mai potrà essere abolito da nessuna autorità ecclesiastica, per quanto nella fattispecie questo si sia tentato di fare. Esso è deposito della tradizione bimillenaria della Santa Chiesa Cattolica, e in quanto tale non ha bisogno di alcuna autorizzazione per essere celebrato. Trattasi della Messa di sempre, della Messa degli Apostoli, della Messa del Concilio di Trento per opporsi all’eresia protestante, oggi tanto corteggiata dalle gerarchie cattoliche. Il Missale Romanum ante-riforma è dunque la cosa più conforme alla tradizione della Chiesa Cattolica, nella sua ritualità cristocentrica e non antropocentrica, come lo è invece nel Messale riformato (esso sì, non conforme alla tradizione cattolica).
2. Per quanto concerne le confessioni, quanto scritto nella nota vescovile sarebbe totalmente corretto se la Chiesa Cattolica non versasse in uno «stato di necessità grave generale». Nella Chiesa persiste da oltre cinquant’anni una crisi conclamata: ogni ambiente della vita cattolica è divenuto problematico: dalla professione esterna e completa della fede senza ambiguità, passando per la liturgia, la vita sacramentale, la vita di preghiera, l’insegnamento della fede tanto nel catechismo quanto nella formazione dei sacerdoti, l’insegnamento morale conforme alla dottrina in tutti i suoi aspetti. Potremmo dire che oggi, per un cattolico è quasi impossibile continuare a vivere da cattolico nelle strutture ordinarie della Chiesa (questo ovviamente non inficiando l’indefettibilità della Santa Chiesa). A motivo di questo, anche le confessioni, come è esplicitamente concesso dai canoni (c. 882; nc. 976), possono essere amministrate da ogni sacerdote il quale può lecitamente e validamente assolvere il fedele in punto di morte, cioè nell’estrema necessità. E, quest’estrema necessità del singolo, è appunto equiparata alla grave necessità comune in cui i fedeli cattolici versano oggi.
Il fedele, infatti, oggi, non ha più le garanzie necessarie di essere confessato, istruito, guidato e assolto secondo la morale che ha sempre contraddistinto la prassi cattolica, con particolare riferimento al senso del peccato, al dramma del peccato mortale, alla conoscenza di ciò che è peccato, alla necessità della grazia per essere perdonati e salvarsi. Questa grave situazione di necessità generale comporta a confidare e anzi ad esser certi che la Chiesa, per mezzo del Signore Gesù Cristo, offre i suoi mezzi straordinari ai sacerdoti che, resistendo a questo imperante sfacelo, amministrano i santi sacramenti secondo la tradizione di sempre e quindi nella piena adesione al depositum fidei.
Dal canto nostro, non possiamo che essere solidali appoggiando chi resiste alla dilagante protestantizzazione della Chiesa, abusata da una visione totalmente deforme e contraria alla Fede cattolica, ricolma di ambiguità e di modernismo, ovvero «la sintesi di tutte le eresie» (Pascendi).
Il professore di dogmatica alla facoltà protestante di Strasburgo, M. Siegeval, nel 1969 scrisse al vescovo della città una lettera nella quale constatava che «niente nella messa adesso rinnovata può veramente disturbare il cristiano evangelico».
Ebbene, come cattolici non ci è lecito frequentare un rito che offende Dio per esaltare l’uomo, facendo nostro e invitando tutti i sacerdoti di buona volontà a far proprio quell’accorato e coraggioso appello che il padre domenicano Roger-Thomas Calmel, grande teologo, fece nell’aprile del 1972 quando i protestanti di Taizé adotteranno le preghiere eucaristiche della nuova messa per i loro riti eretici:
«Che i sacerdoti cattolici rinuncino una volta per tutte a portare i travestimenti preparati da superiori traditori per far piacere a dei predicatori eretici. Che rifiutino di celebrare la messa con il Novus Ordo poiché questo Novus Ordo, con il suo smantellamento calcolato di formulari e di riti è diventato ciò che era destinato a divenire: un libro liturgico all’uso di ufficianti eretici che non credono alla messa e che non sono sacerdoti».
In conclusione, a motivo di quanto fin qui puntualizzato, la Curia Vescovile voglia definitivamente comprendere come sia impossibile, per noi, rinunciare al deposito della tradizione cattolica nella sua dottrina, nella sua liturgia, nella sua morale ed in tutto quello splendore spirituale e finanche materiale che oggi è stato smantellato e distrutto per abbracciare lo scientismo mondano e le logiche massonico-umanitarie che caratterizzano il pensiero moderno comune.
Non è una questione personale, ma una questione di retta coscienza: se obbedire agli uomini comporta anche solo una minima disobbedienza a Dio, la scelta da fare è una sola: obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini.
Va da sé che, qualunque provvedimento di natura canonica verrà preso, per la crisi e lo stato di necessità grave in cui versa la Santa Chiesa, sarà da considerarsi invalido a tutti gli effetti.
I fedeli cattolici
Gender
Malawi, i cattolici manifestano contro il matrimonio omosessuale
Su invito dell’episcopato, il 13 luglio i cattolici del Malawi e altri cristiani hanno manifestato in tutto il Paese contro il matrimonio omosessuale e per la difesa del matrimonio e della famiglia. Migliaia di persone hanno ricordato pacificamente l’importanza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.
Il Malawi, piccolo stato africano avvolto intorno all’omonimo lago, ha una popolazione di poco più di 21 milioni di abitanti, di cui il 77,3% cristiani, che si suddivide in 17,2% cattolici, 33,5% protestanti e 26,6% membri di chiese africane. I musulmani rappresentano il 13,8%.
In Malawi, le relazioni omosessuali sono punibili fino a 14 anni di carcere. Ma nel 2012 il ministero della Giustizia aveva dichiarato una moratoria su arresti e azioni penali per atti contro natura commessi. Tuttavia, nel 2016, l’ordinanza è stata sospesa dalla Corte Costituzionale per verifica.
Attualmente, l’Alta Corte sta esaminando un caso che coinvolge un cittadino olandese, un dipendente di una ONG e una donna transgender del Malawi, che chiedono il riconoscimento dei loro «diritti fondamentali», in altre parole, la modifica della legge attraverso il loro caso.
La Conferenza episcopale del Malawi, a causa delle «discussioni e dei dibattiti fuorvianti in corso in questo momento in varie sedi» ha deciso di «rendere nota e chiara la sua posizione», per questo dirama una lettera e organizza questo evento.
La lettera sottolinea l’importanza della famiglia per la società e afferma che la «famiglia» deve includere un marito, sua moglie ei loro figli. Ricorda inoltre che gli atti sessuali sono consentiti solo tra persone sposate (maschio e femmina) e che ogni atto deve esprimere amore e apertura alla procreazione.
Continua dicendo che dobbiamo «fare molto di più per sostenere e animare le famiglie… soprattutto oggi che affrontano tanti problemi». Ma, aggiungono i vescovi, «purtroppo questi problemi sono in gran parte imposti all’Africa… da società straniere; approfittando della miseria assoluta dei nostri paesi».
Il resto non manca di orgoglio e brio: «nonostante la nostra povertà, dobbiamo alzarci in difesa della famiglia e della cultura anche quando siamo sotto la forte pressione delle società ricche ma virtualmente pagane che purtroppo sembrano respingerci verso la via della colonizzazione». E richiama l’esempio dei martiri dell’Uganda.
La lettera continua: «paradossalmente, i martiri dell’Uganda hanno ricevuto la fede che hanno difeso con il loro sangue da eroici missionari degli stessi Paesi che stanno attaccando la stessa fede per la quale sono morti molti missionari come hanno fatto i martiri dell’Uganda».
In questa lotta contro i peccati di ignominia, i protestanti si sono associati ai cattolici, oltre che ai musulmani.
Questa salutare reazione, che si trova ovunque in Africa, sarà forse il granello di sabbia che potrà fermare la macchina del sinodo mondiale, almeno su questo tema, grazie ai delegati africani.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine di Benjamin Dahlhoff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)
Spirito
Il corpo incorrotto di un santo perduto nell’incendio siciliano
Un devastante incendio ha distrutto l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, in Sicilia, provocando la scomparsa del suo patrimonio storico e religioso. E, perdita irreparabile, il corpo incorrotto di san Benedetto da Palermo, che era venerato nella chiesa, è andato perduto tra le fiamme.
La Chiesa di Santa Maria di Gesù, eretta nel 1426 dal Beato Matteo Guimerà e situata accanto al convento dei Frati Minori nella città di Palermo, in Sicilia, è stata completamente rasa al suolo da un grande incendio.
Oltre alla perdita dell’edificio, i fedeli si rammaricano profondamente di aver perso nell’incendio il corpo incorrotto di San Benedetto da Palermo, che vi era custodito: si sono salvati solo pochi frammenti ossei.
San Benedetto da Palermo
Benedetto il Moro o Benedetto il Nero o Benedetto l’Africano (1526-1589) era un francescano italiano, nato in Sicilia, da genitori schiavi. Entrò nei Frati Minori Riformati della Stretta Osservanza in un convento vicino a Palermo. Nel 1578, anche se non sapeva né leggere né scrivere, fu eletto superiore dell’ordine per 3 anni.
Egli ricevette dallo Spirito Santo un particolare dono di scienza per spiegare le Sacre Scritture, di intelligenza per risolvere le questioni teologiche, e di consiglio per aiutare tutti coloro che venivano a consultarlo. Verso la fine della sua vita, chiese di essere sollevato dall’incarico e di poter tornare al suo lavoro in cucina. Morì all’età di 63 anni e il suo corpo rimase incorrotto.
Nonostante San Benedetto sia compatrono di Palermo, il suo culto nella regione non è molto diffuso. Ciò è dovuto all’abbondanza di altri santi che sono fioriti nel paese, facendo sì che questo umile frate francescano passasse relativamente inosservato.
Tuttavia, la sua devozione si diffuse in modi sorprendenti grazie ai marinai che portarono con sé la fede nel loro viaggio verso il Nuovo Mondo. Fu in Brasile che San Benedetto conquistò un gran numero di seguaci.
Il suo culto è molto popolare oltreoceano: è il santo patrono dei neri del Nord America e dell’America Latina. La parrocchia è diventata un luogo di pellegrinaggio per centinaia di latinoamericani.
Sebbene i vigili del fuoco siano stati informati dell’incidente il prima possibile, non hanno potuto intervenire prontamente. I fedeli hanno cercato di salvare la chiesa da soli.
Pochissime invece le ossa del beato Matteo Guimerà, anch’esse conservate nella chiesa, che sono state recuperate.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine screenshot da YouTube
Gender
Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona
Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.
Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.
La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.
La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.
Dear friends: God willing, I'll be travelling to Lisbon tonight to speak at @magis2023, the gathering of students from Jesuit schools from around the world, and then at World Youth Day @wyd_en. So I won't be posting as much here. Also, I would very much appreciate your prayers!
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) July 27, 2023
Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.
Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.
Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.
Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».
Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».
La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.
La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.
Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.
In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».
Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».
Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.
Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.
Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».
Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».
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