Eutanasia
Noa e le marocchinate olandesi
«Odio mia figlia. La ucciderò». Secondo le intercettazioni raccolte dai giornali, questo sarebbe quello che la madre di una bambina disabile avrebbe detto al marito.
La storia è finita nelle cronache come un ulteriore pugno nello stomaco: oramai i casi di violenza su bambini piccoli, talvolta su neonati, sbucano ciclicamente ogni mese.
I genitori in questione sono due egiziani di 29 anni, arrestati lo scorso venerdì mentre con gli altri 4 figli (età uno-8 anni) erano su un autobus partito da Milano Centrale e diretto a Malpensa, dove stavano imbarcarsi per l’Egitto. I due, in Italia dal 2010, vivono in un alloggio abusivo nella periferia della metropoli lombarda. Il padre è muratore, la madre sta a casa.
«Odio mia figlia, ho un rifiuto per lei. Mi conosci, annegherò lei e la picchierò di continuo. Faccio finta di darle da mangiare, ma la pizzico».
L’uomo dice alla moglie come chiudere la questione: «portala in bagno ora e strangola subito… chiudi il suo naso così non respirerà più e falla finita»
Le intercettazioni della polizia locale di Milano, che indaga sui due egiziani sospettando che abbia picchiato e maltrattato la loro bimba di 3 anni e mezzo, fanno emergere un disprezzo della bambina che ha una disabilità cognitiva.
«Sono stanca e ho picchiato X e Y [altri due dei 5 figli, ndr] per colpa sua», dice la moglie. «Allora la uccido», risponde subito il marito.
«Si, posso anche io, metto il veleno nel suo mangiare. Ho fatto cose bruttissime che non puoi immaginare alla scimmia [il soprannome con cui chiamavano la bambina, ndr]. Le ho pure rotto il braccio e tu lo sapevi» replica la donna.
Durante il ricovero della bimba all’ospedale Fatebenefratelli, dove era stata per il braccio rotto, l’uomo dice alla moglie come chiudere la questione: «portala in bagno ora e strangola subito… chiudi il suo naso così non respirerà più e falla finita».
Questo quadretto è agghiacciante, vero. A sentire questa storia, molte persone stanno male. C’è chi dice «ma dove andremo a finire», c’è chi parla di «coppia diabolica» (con 5 figli…?). C’è chi si lascia andare a riflessioni sulla Civiltà diversa dei «marocchini», parola con cui l’italiano medio in genere indica volgarmente tutti i maghrebini, i nordafricani, finanche gli arabi in generale.
Niente più di una «marocchinata»?
Spaventa il fatto che oggi è la Civiltà Occidentale, cioè la Civiltà ex-cristiana, a uccidere bambini senza pietà
Chissà, può darsi. L’islam medievale conosceva un fenomeno chiamato ghayla: una donna che non avesse portato a termine l’allattamento per un periodo di due anni, avrebbe sicuramente, se rimasta incinta nuovamente in questo periodo, privato il lattante delle giuste sostanze nutritive – da qui la soluzione del «piccolo assassinio» dell’infante. Cioè, un vero e proprio «aborto post-natale».
A dire la verità, più che remote regole dell’Islam sunnita, spaventa il fatto che oggi è la Civiltà Occidentale, cioè la Civiltà ex-cristiana, a uccidere bambini senza pietà. Non ci riferiamo all’aborto, né alla fecondazione in provetta (che ne uccide 20 volte tanti l’aborto, ma chissà perché è taciuta ed accettata da tutti, preti in testa).
Ci riferiamo a macrofenomeni emersi con evidenza negli ultimi anni, o negli ultimi giorni. In USA si parla apertamente della possibilità di uccidere il bambino appena nato, dopo un colloquio tra medico e madre – una cosa che aveva annunciato Hillary Clinton in campagna elettorale.
In Belgio è dal 2014 che è possibile uccidere un bambino malato, «purché consenziente»
In Belgio è dal 2014 che è possibile uccidere un bambino malato, «purché consenziente». Il bambino, cioè, può essere elimianto se ci mette la firma, dopo che i genitori ovviamente ce l’hanno messa. Potete immaginare la situazione: il bambino odia andare a scuola, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, ci va. Il bambino odia il pianoforte, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, suona un’ora al giorno. Il bambino odia i broccoli, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, li mangia. Il bambino non vuole la punturina, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, se la fa fare.
Arriviamo quindi all’ultimo capolavoro targato Benelux: lo Stato Olandese che uccide una bambina (17 anni, nemmeno maggiorenne) perché depressa. Noa Pothoven, soggetta a sindrome post-traumatica per uno stupro – che è nominato subito ma sul quale non sono dati dettagli; l’importante per i giornali, come Repubblica, è mettere nel titolo la parola «stupro» quasi a cercare giustificazione del suicidio ospedaliero –, anche anoressica, la ragazza ha lasciato, oltre che un libro biografico (!?) anche vari messaggi sui social pieni di emoji. Come avrebbe fatto una ragazzina della sua età, con tutta la maturità del caso.
La bambina chiesto allo Stato di morire, lo Stato l’ha accontentata,
Non è l’unica mostruosità possibile nei Paesi Bassi: nel 2015, parrebbe siano stati uccisi tramite la cosiddetta eutanasia quasi 500 persone contro la loro volontà – ripetiamo, contro la loro volontà. Persone, in stato di demenza o di grave indigenza, che non avevano lasciato disposizioni in materia: decide il medico, forse anche senza sentire la famiglia.
Nel 2016, il governo dell’Aia garantì il suicidio assistito per coloro che sento di avere avuto «una vita completa».Ora apprendiamo che nei Paesi Bassi ha diritto di suicidarsi a spese del contribuente anche chi ha avuto una vita incompleta, come una diciassettenne
Nel 2016, il governo dell’Aia garantì il suicidio assistito per coloro che sento di avere avuto «una vita completa».
Ora apprendiamo che nei Paesi Bassi ha diritto di suicidarsi a spese del contribuente anche chi ha avuto una vita incompleta, come una diciassettenne, che non ha l’età per votare o comprarsi una bottiglia di alcolico, ma per il farmaco della morte sì.
Una vita incompleta non solo per l’età: una vita incompleta perché è la depressione che la rende tale, e solo virtualmente. La depressione, che è una grande generatrice di menzogne, continua a ripetere al cervello: è finita, basta, non hai nulla davanti, solo sofferenza. Chiunque, a meno che non sia nella morsa del Cane Nero (come chiamava la depressione Winston Churchill), sa che questo mai e poi mai è vero.
Quante persone, nonostante traumi immani nell’infanzia e dopo e la depressione magari di livello clinico (cioè, perennemente a letto, magari in sanatorio), sono riusciti ad andare avanti e sono grati di non aver mollato mai?
Di quante persone di questo tipo dobbiamo essere grati noi? Quante persone dobbiamo ringraziare per non aver creduto alle menzogne della depressione ed esserne sopravvissuti, rinunciando alla sirena della Morte?
Quante persone dobbiamo ringraziare per non aver creduto alle menzogne della depressione ed esserne sopravvissuti, rinunciando alla sirena della Morte?
Vi facciamo un piccolo elenco: Buzz Aldrin, astronauta, soffriva di depressione. Isaac Newton, il fisico della mela che gli cade in testa. Hans Christian Andersen, lo scrittore delle favole. Jon Hamm, l’attore protagonista di Mad Man. Francis Scott Fitzgerald, lo scrittore de Il Grande Gatsby. Alec Baldwin, attore. Thom Yorke, il cantante dei Radiohead. Beyoncé. Antoine de Saint-Exupéry, l’autore del Piccolo Principe. Leonard Cohen. Brad Pitt. Francisco Goya. Stephen King. Edgar Degas. Uma Thurman. John Lennon. Charles Baudelaire. Akira Kurosawa. Agata Christie. Abramo Lincoln. Jim Morrison. Marlon Brando. Michael Phelps. Truman Capote. Michelangelo. Jim Carrey. Leone Tolstoy. Emily Dickinson. Frank Sinatra. Helena Bonham-Carter. Robert Smith. William Faulkner. Bruce Springsteen. Sheryl Crow. Alanis Morissette. Joseph Conrad. Vladimir Mayakovsky. Chris Cornell. Billy Corgan. Gwyneth Paltrow. Søren Kierkegaard. Ray Charles. Kristen Dunst. Vincent van Gogh. Peter Gabriel.
Tutti costoro, è ammesso pubblicamente, hanno sofferto di depressione.
A molti di costoro, forse, se a 17 anni qualcuno avesse offerto la possibilità di morire, si sarebbero uccisi. Quanto avrebbe perso il mondo, quindi? Quanto sarebbe mancato all’umanità?
Quello che abbiamo perso con la morte di Noa non lo sapremo mai.
Non sapremo mai se avrebbe vissuto e, magari, se si sarebbe messa alla spalle la depressione: magari mettendo su una famiglia, e trovando l’amore incondizionato dei suoi figli e i suo marito. Rifiorita, come capita a molte.
Non sapremo mai se avrebbe vissuto e, magari, si sarebbe vendicata dei suoi stupratori, facenogliela pagare tutta. Oppure, se sarebbe mai arrivata al punto incredibile, qualora ne fossero degni, di perdonarli.
Tra la coppia egiziana di Milano che progetta un infanticidio e lo Stato Olandese, di differenza ne vediamo davvero poca.
Non sapremo nulla della vita Noa, perché il diluvio della Cultura della Morte l’ha annegata prima ancora che prendesse la patente.
Ora, tra la coppia egiziana di Milano che progetta un infanticidio e lo Stato Olandese, di differenza ne vediamo davvero poca.
Ma non è nemmeno questo crollo visibile della Civiltà europea che ci spaventa.
Quello che ci intimorisce, è il fatto che ci vorrà poco, pochissimo, prima che vadano a bussare alle porte delle famiglie con bambini handicappati, down, autistici.
Quanto ci metteranno gli impiegati dello Stato della Morte a bussare in casa di chi ha un bambino danneggiato da vaccino?
Quanto ci metteranno gli impiegati dello Stato della Morte a bussare in casa di chi ha un bambino danneggiato da vaccino?
Toc-toc. Vi chiederanno se volete uccidere vostro figlio, per il suo bene chiaramente: perché la sua qualità della vita è scarsa, e continuare a respirare, come per Alfie, non è nel suo best interest.
All’inizio cercheranno di pervertire le famiglie così. In molti casi, ci riusciranno: perché senza un fondamento morale di alcun tipo, la vita moderna riesce a farti accettare anche il sacrificio umano di un bambino.
Lo abbiamo detto, lo ripetiamo. Lo scopo è quello di accelerare il ritorno del sacrificio umano. Rendere la vita spendibile, sacrificabile, cancellabile con uno schiocco di dita.
Poi passeranno a parlare di costi per la collettività, di egoismo dei genitori che vogliono tenere in vita un bambino che soffre.
La scienza dirà la sua, gli stati legifereranno secondo la pressione degli interessi in campo. Puf, ci ritroveremo con l’assassinio obbligatorio dei bimbi ritenuti non-adatti. Perché malati, perché manchevoli, o forse, in un giorno non lontano, perché troppi.
Lo abbiamo detto, lo ripetiamo. Lo scopo è quello di accelerare il ritorno del sacrificio umano. Rendere la vita spendibile, sacrificabile, cancellabile con uno schiocco di dita. Se non ci credete aprite gli occhi. E abbracciate i vostri figli, finché vi permettono di lasciarli vivere.
Roberto Dal Bosco
Eutanasia
L’inferno dell’eutanasia canadese
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
Il Regno Unito e altri paesi stanno cercando in Canada linee guida su come legiferare per l’eutanasia. Secondo un gruppo chiamato UK Humanists, «possiamo e dovremmo imparare dal Canada per creare leggi che siano giuste per il Regno Unito».
Il regime di eutanasia del Canada, che è ufficialmente chiamato «assistenza medica al morire» o MAiD, è spesso descritto come il più radicale del mondo.
In un recente articolo su The Spectator (Regno Unito), il giornalista Douglas Murray lo ha descritto come un «percorso infernale». Dopo il marzo 2024, ha affermato, i medici «saranno in grado di uccidere (o assegnare il “suicidio medicalmente assistito”) a persone di qualsiasi età che soffrono di anoressia, depressione, disturbo da stress post-traumatico o un crescente buffet di altri disturbi debilitanti».
Gli umanisti britannici negano questa visione pessimistica del futuro. Dopo aver studiato una serie di casi emersi dai media canadesi, il loro rapporto concludeva ottimisticamente: «non crediamo che qualcuno in Canada abbia avuto una morte assistita che non avrebbe dovuto esserne in grado».
Tuttavia, un recente articolo sulla rivista Palliative and Supportive Care di tre medici canadesi e un bioeticista tratta più o meno lo stesso argomento in modo molto più dettagliato e giunge a conclusioni molto diverse:
«Il regime MAiD canadese non dispone delle salvaguardie, della raccolta dei dati e della supervisione necessarie per proteggere i canadesi dalla morte prematura». Il loro articolo è un’eccellente panoramica dello status quo in Canada prima che la MAiD per malattie mentali diventi legale il prossimo marzo. Tentano di identificare «lacune politiche» come monito per altre giurisdizioni.
Sono le seguenti:
Raccolta dati inadeguata. I medici si autosegnalano ed è improbabile che riportino errori o omissioni che potrebbero portare a perseguirli per non aver osservato le linee guida. Non sorprende che le storie dei media su persone con disabilità o malattie mentali sottoposte a MAiD non siano state nemmeno menzionate nel rapporto annuale del governo sul programma.
Mancanza di controllo. «Piuttosto che il governo si assuma la responsabilità di istituire procedure di indagine, il ministro della Giustizia ha affermato che la supervisione deve essere fornita dai membri della famiglia che si lamentano dopo il fatto per avviare azioni disciplinari o indagini di polizia».
Dare priorità all’accesso a MAiD rispetto alla sicurezza e alle esigenze del paziente. Sebbene la Corte Suprema del Canada non abbia stabilito un esplicito «diritto a morire con dignità», i burocrati lo hanno fatto. Anche quando sono disponibili altre opzioni, i pazienti vengono indirizzati verso MAiD. Inoltre, un medico che si oppone alla richiesta di un paziente, «anche se solo in casi specifici per circostanze specifiche (quindi probabilmente anche se tale obiezione si basa sull’opinione che gli standard di cura professionale medica non sono stati soddisfatti)» è considerato un obiettore di coscienza che deve indirizzare il malato ad un medico disponibile.
Offrire in modo proattivo MAiD ai pazienti come se fosse una delle tante opzioni terapeutiche standard. Ciò mette sotto pressione i pazienti affinché accettino il MAiD, fa loro sentire che la loro sofferenza è davvero intollerabile e li fa temere di accedere alle cure mediche.
Terminologia indefinita nella legislazione. I pazienti possono richiedere MAiD se affrontano la prospettiva di una «morte naturale ragionevolmente prevedibile», anche se la morte non è imminente né la loro condizione terminale. La formulazione della legge è «imprecisa e rende difficili le determinazioni chiare e l’attuazione coerente degli standard di pratica clinica per MAiD».
La sofferenza è definita soggettivamente e può essere radicata nel disagio psicosociale. Stanno emergendo sempre più storie di persone che hanno richiesto MAiD perché non potevano accedere ai servizi sociali. Una donna ha persino lasciato un video di uscita in cui diceva: «il governo mi vede come spazzatura sacrificabile». Un ministro del governo ha persino ammesso che «è più facile accedere al MAiD che ottenere una sedia a rotelle in alcune parti del Paese».
Offrire in modo proattivo MAiD ai pazienti come se fosse una delle tante opzioni terapeutiche standard. In altre giurisdizioni, ai medici è vietato sollevare il tema dell’eutanasia o del suicidio assistito con i propri pazienti. Non in Canada. «Nessun altro paese al mondo ha normalizzato il suicidio assistito o l’eutanasia in questo modo come potenziale opzione terapeutica di prima linea per affrontare la sofferenza», scrivono gli autori.
Nessun trattamento standard deve essere stato provato prima o addirittura essere disponibile. In Belgio e nei Paesi Bassi, l’eutanasia può essere un’opzione solo quando tutte le opzioni terapeutiche sono state esaurite. Ma in Canada, «non è necessario che i trattamenti standard di best practice siano stati tentati in modo appropriato, o addirittura che siano accessibili. Tragicamente, alcune persone scelgono di morire mentre sono in lista d’attesa per un trattamento potenzialmente efficace o perché vengono rifiutate le cure».
Contagio suicida. Ci sono prove aneddotiche che alcune persone richiedono MAiD dopo aver sentito parlare di altri casi nei media. Ma il governo presume che MAiD renderà il suicidio meno comune, una posizione che non è supportata da prove.
Quindi cosa viene dopo per i canadesi con malattie e disabilità? Gli autori sono preoccupati per la normalizzazione del MAiD «come strumento accessibile per alleviare la sofferenza» e per smettere di essere un peso per i propri cari. Le tariffe stanno aumentando vertiginosamente, anno dopo anno.
Nel 2021, MAiD ha rappresentato il 3,3% di tutti i decessi e il 7% in alcune aree.
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Eutanasia
Iniziata l’eutanasia delle persone autistiche. Renovatio 21 ve lo aveva detto 6 anni fa: a quando i bambini danneggiati da vaccino?
È uscito un nuovo studio sull’eutanasia nei Paesi Bassi, firmato da una specialista in cure palliative presso la Kingston University (Gran Bretagna), Irene Tuffrey-Wijne, che ha rivelato qualcosa che, per qualcuno è ancora scioccante.
Il rapporto della ricercatrice britannica dice sostanzialmente che numerose persone autistiche e persone con disabilità intellettive sono state soppresse solo perché sentivano di non poter condurre una vita «normale».
La Tuffrey-Wijne ha condotto la ricerca esaminando 900 fascicoli di casi dal 2012 al 2021 e ha scoperto 39 casi che coinvolgevano persone autistiche o con disabilità intellettive.
Il sito del gruppo pro-life Live Action scrive che all’inizio di quest’anno era già stato rivelato che i Paesi Bassi hanno ucciso un numero record di persone attraverso l’eutanasia, 115 delle quali non avevano malattie oltre a problemi psichiatrici.
In molti casi, questioni di dinamica sociale e famigliare sono citate come causa di sofferenza. Viene raccontato il caso di una paziente, una donna di età inferiore ai 30 anni, «non era in grado di fare amicizia e si era isolata, anche all’interno della sua stessa famiglia».
Vi è quindi il caso della morte di Stato per un signore sulla settantina descritto come mai stato in grado di «stare al passo con la società», con «tratti autistici gli rendevano sempre più difficile far fronte ai cambiamenti che lo circondavano».
E ancora la storia dell’eutanasia del maschio sulla quarantina che soffriva di «ansia, lamentele compulsive e solitudine a causa dei limiti derivanti da ASD [disturbo dello spettro autistico, ndr], disturbo ossessivo-compulsivo, lesioni cerebrali acquisite e disturbo della personalità».
Ecco quindi il ragazzo di 20 anni a cui è stata data la morte di Stato perché si sentiva solo ed era stato vittima di bullismo da bambino.
Ecco la donna eutanatizzata perché «soffriva dell’isolamento sociale a cui aveva portato il suo comportamento. Le riunioni erano disturbate dalle sue urla. La gente la trovava ripugnante e nessuno voleva starle vicino. Non riusciva a dare un senso alla sua vita in nessun altro modo».
In un terzo dei casi esaminati, le persone con autismo e disabilità intellettiva erano considerate «non curabili», quindi ritenute senza alcuna speranza di migliorare la vita dei pazienti. Pertanto, costoro sono stati sottoposti a eutanasia – cioè uccisi dallo Stato per via medica – senza che gli fosse offerto ulteriore supporto o risorse.
La ricercatrice inglese ha detto all’Associated Press che queste esperienze hanno sollevato in lei una domanda scomoda. «Non ho dubbi che queste persone stessero soffrendo», ha dichiarato la Tuffrey-Wijne. «Ma la società è davvero d’accordo con l’invio di questo messaggio, che non c’è altro modo per aiutarli ed è solo meglio essere morti?». È una domanda, per chi comprende l’esistenza e la potenza della Necrocultura, forse un po’ ingenua.
Gli attivisti di Live Action scrivono che ciò è dovuto al fatto che in Olanda «l’eutanasia è in gran parte non regolamentata» e cioè quindi «consente alle persone con disabilità e autismo di essere uccise – come ha scoperto Tuffrey-Wijne – nonostante non siano affatto malate fisicamente».
Il lettore di Renovatio 21 sa invece che non si tratta di mancanza di regolamentazione, ma di vero e proprio fondamentalismo eutanatico, di cui i neerlandesi sono diventati campioni, – nel 2020 una persona ogni 25 è morta per eutanasia, un bel record. Con l’eutanasia dei bambini , cioè l’uccisione dei neonati «difettosi», già oramai lanciata.
Lo Stato olandese è già di per sé modello per l’anarco-tirannia in salsa europea: i «diritti» delle minoranze etnosessuali sono rispettatissimi (tanto che anche miliziani ISIS arrivano tranquillamente tra i migranti), la droga è legale , e anche quella illegale si trova grazie alla sanguinaria criminalità maghrebina (la «Mocro Mafia») che hanno fatto del Paese «un Narco-Stato 2.0», dicono i sindacati di polizia; al contempo, però, ti sparano se protesti contro il lockdown o la chiusura degli allevamenti di bovino.
La Cultura della Morte che permea la società olandese – dove giovani donne chiedono di morire anche senza essere fisicamente malate, mentre in TV passano documentari su quelle che prima di uccidersi fanno una festa in discoteca con le amiche – rende l’Olanda un regno oscuro che funge da monito per l’intera civiltà occidentale.
Perché era chiaro, almeno per Renovatio 21 e per chi ci segue, che sarebbe successo. Era inevitabile che le persone che soffrono di autismo finissero nel tritacarne dello Stato utilitarista, perché incapaci di funzionare nella società della massimizzazione del piacere, e quindi ritenuti sacrificabili – la parola giusta, perché il lettore può comprendere qui che si tratta di sacrifici umani appena truccati da una benevolente evoluzione dello Stato moderno.
Era inevitabile che l’eutanasia avrebbe iniziato a bussare alla porte di coloro che, essendo «nello spettro», vivono, per i nazisti della nuova eugenetica, «vite indegne di essere vissute» – Lebensunwertes Leben, dicevano i tedeschi negli anni in cui cominciarono a eliminare i disabili, che sono – ricordiamo per inciso – gli stessi anni in cui veniva introdotta la diagnosi dal dottor Hans Asperger, lui stesso accusato di aver mandato qualche suo piccolo paziente autistico a essere trucidati in una clinica del programma di sterminio eutanatico Aktion T4.
Oggi sono sparite le svastiche e le ossessioni mortifere antisemite (o meglio: sono state traslocate in Ucraina, dove vengono da noi abbondantemente finanziate), ma la sete per le stragi rimane la stessa, immutata nei decenni, nei secoli.
Lasciatecelo dire: sappiamo qual è la prossima porta a cui l’eutanasia busserà. Lo sapete anche voi.
Lo abbiamo detto già nel lontano settembre 2017, in quella che fu forse la prima (o al massimo la seconda) conferenza pubblica di Renovatio 21. Era un incontro pubblico a Reggio Emilia organizzato da Cristiano Lugli con una dottoressa e un avvocato sul tema caldo di cui giorni: l’obbligo vaccinale per i nostri figli – la famosa «legge Lorenzin», che ha impedito a tanti bambini non vaccinati di frequentare le scuole materne, praticamente un test per quanto sarebbe successo tre anni dopo con sieri mRNA e green pass.
«Abbiamo visto che eliminano completamente i down, perché la loro è una vita indegna di essere vissuta» dicevo indicando il caso dell’Islanda down-free. «E una vita indegna di essere vissuta, va eliminata… voi pensate che sia impossibile? Il re cattolico del Belgio nel 2014 ha firmato una legge per cui si può fare l’eutanasia del bambino, basta che il bambino sia “consenziente”… l’eutanasia infantile è arrivata… qualcuno lo chiama aborto post-natale».
Andavo oltre, e parlavo del caso di Charlie Gard, il bambino lasciato morire della Sanità inglese, e del suo messaggio, e cioè il «pensare che si possono ammazzare i bambini anche già nati… i bambini danneggiati si possono ammazzare».
«Quindi io mi chiedo, e sono conscio della forza di questa mia domanda: quanti anni ci vorranno prima che i bambini autistici finiranno in questo calderone?»
Ricordo il gelo che scese nella sala. Da persona che lavora con i teatri, so percepire la temperatura di una sala. Lì era precipitato tutto sottozero all’istante, al punto che mi fermai prima ancora di finire la frase.
Stavo dicendo proprio questo: che, ad un certo punto, i bambini danneggiati da vaccino – i casi di autismo che tanti genitori, medici e attivisti imputano all’inoculazione – verranno in un futuro prossimo eutanatizzati dallo stesso Stato che li produce con le leggi per l’obbligo vaccinale.
Nemmeno io, che pure lo pensavo, mi ero reso conto dell’immane mostruosità della questione. Dicendolo ad una platea di genitori realizzavo la portata di questa prospettiva prossima. Erano sconvolti loro, ero sconvolto anche io – come padre, sono parte di risonanze anche paradossali, con i miei pensieri che possono venire amplificati, e rimandatimi indietro, da altre anime che devono a costo della vita difendere i loro piccoli come devo farlo io.
Il tema è proprio questo: la perversione della genitorialità. Perché l’eutanasia infantile offre una infame, orrenda via di scampo a molti genitori che, oggettivamente, hanno avuto la vita devastata dallo spettro autistico del figlio. Esasperati, estenuati, i genitori arrivano al punto di dichiarare la loro stessa vita, piagata dalle urla, dalla testa sbattuta sul muro, da tanti pensieri, come «indegna di essere vissuta».
Ecco che lo Stato moderno, lo Stato della Necrocultura, ti offre la sua mano sterminatrice: uccidi tuo figlio, è legale. Quindi, è giusto.
Pensaci: starai meglio, dopo – e magari starà meglio lui, finito nel paradiso dell’eutanasia, o nel niente cosmico che è sempre meglio delle notti insonni, di una vita che sarà sempre dipendente da badanti.
Capite il disegno del principe di questo mondo: non gli basta ferire e uccidere – vuole che a farlo siano gli uomini stessi, i genitori che ammazzano i loro figli, gli Stati stessi divenuti macchine di morte. È l’inversione, la perversione finale della società umana ridotta a insieme di assassinii atroci.
«Quanto prima che arrivi da noi?», chiedevo nella conferenza.
Ecco, ci stiamo arrivando. Gli olandesi sono solo avanti di due passi, o poco più.
Preparatevi a difendere la vostra prole da una ferocia che mai avreste voluto immaginare.
Roberto Dal Bosco
Eutanasia
Eutanasia in Francia, stallo tra operatori sanitari e governo
Il disegno di legge sull’eutanasia architettato dal governo di Elisabeth Borne si scontra con gli operatori sanitari che la vedono come una «soluzione inaccettabile» e denunciano ancora una volta la «mancanza di consultazione» dell’esecutivo che ha comunque intenzione di fare il possibile per realizzare una delle promesse elettorali nel 2022 del candidato Emmanuel Macron.
Il disegno di legge annunciato entro la fine dell’estate 2023 andrebbe, secondo il Ministero della Salute, in tre direzioni: assistenza attiva al morente, cure palliative e sostegno agli «aidants», gli «aiutanti», cioè a coloro che hanno formalmente collaborato alla realizzazione dell’atto del suicidio assistito.
Per il governo si sarebbe più orientati – dobbiamo usare il condizionale al momento – verso una pratica che consenta al malato di porre fine alla propria vita da solo, con un minimo di controllo medico, piuttosto che all’eutanasia «dura», dove il cocktail litico viene somministrato dagli stessi operatori sanitari.
Distinzione puramente semantica per cullare l’opinione pubblica, perché in realtà si tratta sempre di opporsi seriamente al 5° comandamento di Dio, che è parte integrante della legge naturale scolpita nel cuore di ogni uomo che viene in questo mondo: «Non uccidere».
Ma gli aidants non intendono farsi prendere in giro: una quindicina di organizzazioni sanitarie hanno così scritto, il 20 giugno, al Ministro Delegato all’Organizzazione del Territorio e alle Professioni Sanitarie per ribadire il proprio rifiuto ad attuare un’assistenza attiva al morente.
«Abbiamo la legittimità di definire ciò che dipende dalla nostra responsabilità professionale. (…) Abbiamo l’impressione di non essere stati ascoltati», protesta Ségolène Perruchio, direttrice del servizio di cure palliative del centro ospedaliero Rives de Seine di Puteaux (Hauts-de-Seine).
Per questo professionista sanitario che parla a nome della Società francese di sostegno e cure palliative (SFAP) «non vogliamo che gli operatori sanitari che si oppongono esplicitamente con una clausola di coscienza, siano tenuti a dare la morte».
Da parte dell’esecutivo, fedele alla tattica evidenziata in occasione della riforma delle pensioni, si tratta di dare l’illusione della consultazione: «il ministro ha riconosciuto che al gruppo di lavoro dei curanti non è stato sollecitato per una “co -costruzione” della legge, ma semplicemente consultato per la sua competenza medica e il suo posto in prima linea nel processo», deplora Ségolène Perruchuio.
È chiaro, per l’operatore, che «l’eutanasia o il suicidio assistito non devono far parte del percorso di cura del paziente», perché «quando un paziente ci dice: “non ce la faccio più” la nostra risposta deve essere quella di migliorare la sua prendersi cura e cercare nuove soluzioni piuttosto che programmare una data per l’eutanasia».
Ma altre dissonanze si sono già sentite all’interno del governo. Lo stesso ministro della Salute aveva espresso molto presto delle riserve sulla questione: «accompagnare la morte non è uccidere», ha detto François Braun a Le Monde l’8 aprile 2023.
Sul terreno parlamentare il progetto del governo non incontra entusiasmo poiché i gruppi Les Républicains (LR), socialista (SER) e comunista (PC) hanno rifiutato ogni partecipazione in vista di una «co-costruzione» del progetto di legge: una presa di posizione politica e opportunistica, attenta a non esprimere alcuna opinione sostanziale sul dibattito.
Resta da vedere come l’esecutivo riuscirà a gestire il contrasta tra sanitari e parlamentari: si parla già della possibilità di rivestire il boccone amaro del suicidio assistito da zucchero con un piano decennale dedicato alle cure palliative.
Nel peggiore dei casi, il governo troverà un pregiudizio per legare l’eutanasia alla legge finanziaria, per ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione, che come visto in questi mesi potrebbe essere consumato senza moderazione.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.









