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Alimentazione

Prepararsi alla fame

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Mettiamola semplice: l’Italia produce il 36% del frumento che richiede il suo fabbisogno nazionale, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 63% della carne suina, il 56% del grano duro per la pasta.

 

Gli allevamenti saranno presto in ginocchio: energia aumentata dell’80%, i mangimi del 50%.

 

I fertilizzanti, che sono legati intrinsecamente alla Russia, sono aumentati del 170%.

 

La Russia e l’Ucraina coprono l’80% della produzione mondiale di olio di girasole, che serve ai forni.

 

In pratica, stiamo per entrare nel tunnel della crisi alimentare. I prezzi arriveranno alla follia, alcuni cibi spariranno. L’abbondanza dei nostri supermercati – quella che faceva piangere di gioia e stupore anni fa chi veniva dai Paesi del blocco socialista – subirà una contrazione certa.

 

Non è detto quindi che sappiamo cosa mangeremo. O meglio, se mangeremo.

 

Sì, la situazione è così grave: e al governo abbiamo Giggino di Maio (il capo della diplomazia che ha detto in TV che  Putin che vale meno di un animale) e Mario Draghi, snobbato ad ogni tavolo decisionale, talvolta apparentemente non proprio sul pezzo. Vogliamo dire: guardate in faccia alla realtà, non è possibile che coloro che ora siedono in plancia di comando sappiano affrontare questa situazione.

L’Italia produce il 36% del frumento che richiede il suo fabbisogno nazionale, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 63% della carne suina, il 56% del grano duro per la pasta

 

Il Paese può precipitare nella carestia – e da lì, al caos.

 

Non è una prospettiva fantasiosa: i dati la supportano. L’Ungheria, da cui importavamo il 30% del fabbisogno di grano, ha chiuso. Altri Paesi stanno seguendo l’esempio magiaro (l’Italia pure sta discutendo di fermare certe esportazioni ora considerate stategiche). La Bulgaria ha copiato. La Moldavia stai proibendo le esportazioni di zucchero.

 

Dobbiamo pensare che a noi in qualche modo va bene. Ci sono Paesi come il Libano (piagato da una crisi mai vista), lo Yemen (distrutto dalla guerra coi sauditi), la Somalia, la Libia, il Nicaragua dipendono quasi interamente dal grano russo e ucraino. Pure la Turchia e l’Egitto: panificare potrebbe diventare rarissimo.

 

Come del resto in Italia: le scorte che abbiano dicono che siano per 40 giorni, 6 euro al chilo per il pane, la pasta oltre i 4 euro.

 

I pani e i biscotti italiani sono prodotti con grano tenero importato al 64%.

 

Possiamo rimanere con mezza pagnotta, con mezzo biscotto, con mezzo piatto di pasta. L’ipotesi è reale.  Senza cereali, poi, le bestie non mangiano. Non danno carne. Non danno latte.

 

Non solo: potrà pure aumentare il prezzo del pacchetto di pasta fino ad divenire osceno (escludendo così i meno abbienti, tipo i no vax senza stipendio), ma quello che non cambia è la quantità: ci sarà meno materia alimentare in circolazione in Italia. Ci sarà, cioè, più fame – se non la fame vera e propria.

Arriva la catastrofe, la vediamo in faccia, ma non siamo in grado di riconoscerla

 

Mi rendo conto che possono sembrare considerazioni esagerate. Del resto, non ci siamo abituati. Arriva la catastrofe, la vediamo in faccia, ma non siamo in grado di riconoscerla, come in quel film svedese, Force Majeure, dove in un rifugio sciistico in  montagna la gente vede la valanga arrivare ma non si preoccupa, perché crede che sia qualcosa di normale, di calcolato, perché «se fosse pericoloso ce lo avrebbero detto».

 

 

Come nel caso dei vaccini sperimentali mRNA, anche qui gioca la sua parte il rifiuto totale della popolazione della dissonanza cognitiva: non posso vivere con l’idea che la situazione sia così orrenda. Non posso vivere con l’idea che il mio governo, il mio medico, il mio giornale mi stiano mentendo. Non è possibile che la vita cambi d’un tratto. Non è possibile, no.

 

Invece, è possibile.

La guerra è tornata in Europa. Una guerra vera – fra due Paesi che la guerra se la ricordano bene, perché hanno perso l’ultima volta 20 milioni di ragazzi.

 

La guerra è tornata in Europa. Una guerra vera – fra due Paesi che la guerra se la ricordano bene, perché hanno perso l’ultima volta 20 milioni di ragazzi.

 

E chi vi comanda, poi, ha testato su di voi un’arma incredibile negli ultimi 2 anni: vi possono rinchiudere in casa, vi possono obbligare a innesti genici sconosciuti. Vi possono togliere la libertà di parola, la libertà di incontrarvi, di protestare, comprimere ogni vostro diritto umano. Cosa credete, che si tireranno indietro di fronte al razionamento del cibo?

 

Tra i miei conoscenti qualcuno mi accusa di pessimismo: si ricordano che nel 2020 dissi di fare scorte, e ne scrissi anche un articolo. Ebbene, le scorte che feci prima del lockdown a oltranza mi evitarono completamente le file ai supermercati, magari a giorni alterni a seconda del cognome (ve le ricordate, queste cose che vi hanno inflitto?). Tuttavia, riconosco che c’era qualcosa che non aveva preso in considerazione: la presenza nel circuito di produzione e distribuzione alimentare del polmone economico di un partito di governo.

 

Le cooperative controllano il 40% della GDO: hanno fatto fatturati favolosi, e dopo anni di problemi. Ci credo: l’unico posto in cui era possibile andare, chiaramente ad infettarsi, era il supermercato, unica attività lasciata stranamente intonsa. Un’economia di guerra (quello che ci ripetevano) avrebbe previsto invece che, tenendo le persone in casa in coprifuoco perpetuo, passassero i camion militari a scaricare sacchi di riso alla popolazione. Ma no: agli ipermercati era tutto normale… solo, a volte, qualche scaffale si svuotava.

Quello che sta accadendo è esattamente un attacco alla filiera alimentare

 

Non rinnego quello che dicevo due anni fa: la filiera è fragile. Lo si è visto bene presso altri grandi distributori, di utensili o di articoli sportivi – molti prodotti a catalogo sono rimasti esauriti per mesi, perché non solo è stato difficile in questi anni trovare container dalla Cina, è difficile perfino trovare le materie prime.

 

Ora, quello che sta accadendo è esattamente un attacco alla filiera alimentare.

 

Chiaramente, non può reggere. Essa non è colpita nei suoi snodi finali – l’impacchettamento, la distribuzione che dà da mangiare alle coop. Essa è stata polverizzata ab origine. Dall’Ucraina non parte più nulla. Dalla Russia, con grande intelligenza, non vogliamo più nulla. Da ogni altro Paese, pure UE, potrebbe non venire più niente. Questo è il lockdown, ma fatto bene. La pandemia potrebbe essere stata solo una prova generale di quello che sta davanti a noi.

 

L’enormità delle conseguenze sono qualcosa di cui ora non so vedere i confini.

Mancherà la pasta, il pane, la carne, il latte. Non pensate che mancherà a voi: mancherà ai vostri figli, a cui una carenza alimentare può compromettere la crescita

 

Mancherà la pasta, il pane, la carne, il latte. Non pensate che mancherà a voi: mancherà ai vostri figli, a cui una carenza alimentare può compromettere la crescita.

 

Non voglio pensare a cosa potrà uscire da questo pensiero: chiaramente, ne può uscire l’avvio di un collasso sistemico italiano. Ma non è questo che vorrei dire qui.

 

Voglio dire: preparatevi.

 

Fate scorte. Iniziate con la pasta. In certi supermercati trovate le confezioni da 5 kg, anche della Barilla, a 6/7 euro. Sono cinquanta pasti. Calcolate in base alla vostra famiglia. Sulla tempistica, fate voi: un mese? Due mesi? Non abbiamo idea di quanto possa durare questa cosa.

 

Poi quello che vi abbiamo detto l’altra volta. Cibo in scatola: minestroni, legumi. Riso: trovate i pacchi da 10 e 20 kg. Frutta secca. Nocciole, arachidi: non vanno a male e sono calorimetricamente potentissime. Evitateil pensiero di mettere qualcosa (tipo, la carne) in freezer: i blackout possono diventare realtà. Accettate la realtà della Simmenthal. Latte a lunghissima conservazione. Casse d’acqua, se avete l’acqua potabile non eccezionale. Olio, importantissimo.

Andate soprattutto alla cerca della sostanza più preziosa che vi serve: la pace interiore. Ve l’hanno portata via, ve l’hanno offesa, rubata, in anni di follie e terrore

 

Ancora: antibiotici, vitamine, disinfettanti. Carta. Per chi ha bambini: non scordate il latte in polvere, i pannolini.

 

Potremmo andare avanti nella lista del prepper 2022, ma ci fermiamo. Questo articolo vuole dire soltanto che la nostra vita quotidiano potrebbe impazzire, perché il mondo è impazzito. Il mondo è in guerra. E no, non danno segno di voler cedere.

 

Cominciate anche a contemplare l’idea di mangiare meno. O ancora meglio: cominciate a pensare di dover digiunare. Il vostro cibo potrebbe dover essere ceduto ad un bambino, che deve crescere, e che in questi due anni ha già subito anche troppo.

 

Chi vi scrive sta entrando nell’ottavo giorno di digiuno. Non è, decisamente, il primo che faccio e non sarà l’ultimo (anche se, in questo momento, lo vorrei). Per una adulto vivere periodi senza cibo è possibile, anzi, ne è riconosciuto l’effetto di lucidità che dà alla mente e di pulizia generale dell’organismo. Tuttavia – DISCLAIMER! – voi non dovete mettervi a digiuno in nessun modo se non sotto la supervisione medica, magari di uno dei dottori di digiunoterapia presenti sul territorio nazionale: in nessun modo io, che non sono un medico, vi sto dicendo che dovreste farlo, anzi.

 

Digiuno a parte, andate soprattutto alla cerca della sostanza più preziosa che vi serve: la pace interiore. Ve l’hanno portata via, ve l’hanno offesa, rubata, in anni di follie e terrore.

Senza la pace interiore, non potete pensare di essere pronti al futuro prossimo che la Cultura della Morte vuole farvi vivere

 

Dovete riprenderla. Senza di essa non potete nulla.

 

Senza la pace interiore, non potete pensare di combattere il Male che vi stanno lanciando contro.

 

Senza la pace interiore, non potete pensare di prepararvi alla fame.

 

Senza la pace interiore, non potete pensare di essere pronti al futuro prossimo che la Cultura della Morte vuole farvi vivere.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Alimentazione

Accordo del grano saltato, la versione russa e turca

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Il vice ministro degli Esteri russo Sergeij Vershinin ha tenuto  una conferenza stampa sull’iniziativa per i cereali del Mar Nero, sottolineando la realtà di ciò che probabilmente accadrà dopo, dopo la sospensione della Russia il 17 luglio della sua partecipazione all’iniziativa.

 

Molte delle sue osservazioni sono state trattate in una serie di notizie dalla TASS. Il video del briefing di un’ora di Vershinin è stato anche pubblicato sulla pagina Twitter del Ministero con traduzione in inglese.

 

Vershinin ha fatto riferimento alla Turchia, attraverso i cui uffici l’iniziativa è stata negoziata un anno fa.

 

«Abbiamo interazioni molto strette con la Turchia, interazioni tradizionali», ha affermato il vice-ministro. «Ora siamo anche in contatto con loro e ci stiamo scambiando [proposte] su cosa fare nella situazione attuale».

 

 

«Stiamo tenendo contatti, negoziazioni, accordi; questo processo continua (…) per quanto riguarda l’accesso alle nazioni africane, abbiamo contatti molto seri con gli Stati africani in termini di forniture di merci russe, compreso il grano russo. Comprendiamo le preoccupazioni che possono sorgere con i nostri amici africani. Voglio dire che queste preoccupazioni non sono solo chiare, ma saranno pienamente affrontate», ha detto Vershinin.

 

«Per quanto riguarda l’approvvigionamento di grano, ho appena accennato alla cifra di poco superiore alle 900.000 tonnellate per i Paesi più bisognosi (…) Certamente le comunicazioni sono in corso, si sta lavorando affinché i Paesi africani non subiscano conseguenze negative in questo caso».

 

Come aveva detto questa mattina anche il primo vice rappresentante permanente della Russia Dmitrij Polyanskij durante la sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Vershinin ha sottolineato che i doppi standard dovrebbero essere condannati.

 

Vershinin ha sottolineato che gli attacchi terroristici alla Crimea, al ponte di Kerch, a Sebastopoli e il sabotaggio dell’oleodotto dell’ammoniaca Togliatti-Odessa non hanno finora prodotto alcuna risposta da parte del Segretariato delle Nazioni Unite. «E questo [oleodotto dell’ammoniaca] è anche la sicurezza alimentare, e potrebbe essere anche più importante del grano, dato che stiamo parlando di ammoniaca. Questo gasdotto dell’ammoniaca può fornire 2 milioni di tonnellate di ammoniaca. Questo fa un sacco di fertilizzante», ha detto il diplomatico russo.

 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin vuole la «Black Sea Grain Initiative», ma che spetta all’Occidente essere all’altezza dell’accordo.

 

Il giornale filogovernativo turco Daily Sabah lo ha citato dicendo che «la Russia ha delle aspettative. Se questi vengono soddisfatti, la Russia è favorevole al funzionamento attivo di questo corridoio del grano. Siamo consapevoli che anche il presidente Putin ha certe aspettative dai paesi occidentali, ed è fondamentale che questi paesi agiscano in tal senso».

 

Putin aveva chiarito ieri che era necessario che tutti i termini dell’iniziativa fossero «attuati senza eccezioni» per andare avanti.

 

Erdogan ha avvertito che «la fine dell’accordo sui cereali nel Mar Nero avrà una serie di conseguenze, che vanno dall’aumento dei prezzi alimentari globali alla scarsità in alcune regioni e, potenzialmente, a nuove ondate migratorie».

 

Tuttavia, «credo che discutendo a fondo la questione con il presidente Putin, possiamo garantire la continuazione di questo sforzo umanitario», ha affermato.

 

Erdogan ha osservato che per quanto riguarda l’accordo sul grano, «è stato raggiunto un consenso che serve l’umanità in un ambiente di guerra, e faremo del nostro meglio per mantenerlo», chiedendo «tutti gli strumenti della diplomazia» per rilanciare l’accordo e ribadendo le sue speranze che Putin visiti la Turchia ad agosto e ha aggiunto che potrebbe presto avere una telefonata con Putin.

 

 

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Alimentazione

Fame nel mondo, l’ONU taglia gli aiuti alimentari, la NATO dà la colpa alla Russia

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Negli ultimi mesi il Programma Alimentare Mondiale ONU (WFP) ha ridotto il volume degli aiuti alimentari forniti attraverso le agenzie delle Nazioni Unite in Afghanistan, Haiti e altri luoghi di estrema necessità, poiché le donazioni di fondi sono diminuite drasticamente.

 

Complessivamente, il numero di persone in tutto il mondo che mancano di cibo affidabile supera ora i 2 miliardi, di cui 750 milioni soffrono la fame, con un aumento di 122 milioni dal 2019 al 2022.

 

L’ultimo quadro mondiale è fornito nel rapporto annuale multi-agenzia delle Nazioni Unite pubblicato la scorsa settimana, «The State of Food Security and Nutrition in the World—2023» («Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo—2023»).

 

I recenti comunicati stampa del WFP forniscono gli aggiornamenti sui tagli agli aiuti alimentari: ad Haiti, il numero di persone che ricevono assistenza alimentare di emergenza è stato ridotto del 25% a luglio, in calo rispetto a giugno, secondo quanto riportato ieri da un comunicato del Programma Alimentare Mondiale.

 

«Tragicamente, questo significa che 100.000 degli haitiani più vulnerabili sono costretti a cavarsela questo mese senza il sostegno del WFP».

 

«All’attuale livello di finanziamento per l’anno solare, il WFP non ha le risorse per fornire assistenza alimentare a un totale di 750.000 persone che ne hanno urgente bisogno. Questo è in un momento in cui il Paese sta affrontando un livello senza precedenti di bisogni umanitari, con quasi la metà della popolazione – 4,9 milioni di persone – che non riesce a trovare abbastanza da mangiare».

 

In Afghanistan, tra maggio e giugno, è stato tagliato l’aiuto alimentare che sarebbe stato un aiuto di emergenza sufficiente per 8 milioni di persone, quindi l’attuale livello di aiuto è nell’ordine di fornire cibo a 6-7 milioni di persone, in calo rispetto ai 13-15 milioni di persone che ricevono aiuti ogni mese all’inizio dell’anno. Complessivamente, circa 27 milioni di persone in Afghanistan hanno bisogno di aiuti alimentari, sui 37 milioni di persone che non hanno abbastanza da mangiare.

 

La popolazione del Paese è di soli 40,1 milioni. Questi tagli dell’agenzia delle Nazioni Unite agli aiuti alimentari riflettono direttamente l’orientamento all’«economia di guerra» della zona transatlantica, in cui i bilanci dei membri della NATO sono accumulati per le armi e il taglio delle risorse per le donazioni di aiuti alimentari.

 

Con una mobilitazione collaborativa internazionale per la produzione e la distribuzione di cibo, le richieste fisiche di aiuti alimentari temporanei sufficienti a porre fine alla fame ovunque potrebbero essere soddisfatte in due cicli di raccolto, in 24-36 mesi, riporta EIRN.

 

L’attuale direttore del WFP è la signora Cindy McCain, vedova del senatore John McCain. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden l’ha nominata, spostandola a diventare dirigente del WFP, da ambasciatrice presso la FAO a Roma dal 2021 al 2023.

 

Tuttavia si è innestata ora la nuova narrativa alimentare della NATO per cui la Russia causerà qualsiasi aumento della fame e picchi dei prezzi alimentari, ponendo fine all’accordo del grano. In realtà, i termini chiave dell’iniziativa, concordati nel luglio 2022, non sono mai stati rispettati per sostenere le esportazioni russe di cibo e fertilizzanti.

 

Poiché la Russia ha consentito la scadenza dell’iniziativa il 17 luglio, ha dichiarato che ogni volta che i termini per consentire le sue esportazioni saranno rispettati, Mosca si unirà nuovamente all’accordo.

 

Vi sono state due precedenti narrazioni NATO sul cibo.

 

La prima prevedeva l’idea che l’Ucraina era uno dei principali fornitori di grano per i Paesi poveri e la Russia stava facendo morire di fame la gente con la sua speciale operazione militare dal febbraio 2022.  «L’Ucraina è stata, dagli anni ’90, una delle principali fonti di grano sul mercato commerciale per i paesi sviluppati, come Spagna, Giappone, Paesi Bassi e per la Cina e altri, per l’alimentazione del bestiame e le necessità alimentari» riporta EIRN. «Questi importatori rappresentano oltre il 90% delle esportazioni dell’Ucraina; questo “approvvigionamento mondiale” è stato imposto all’Ucraina a partire dagli anni ’90, dal dominio del cartello sul potenziale agricolo ucraino di uso del suolo, lavorazione e spedizione».

 

La narrativa numero 2, promossa nell’autunno 2022 per sostituire la screditata narrativa numero 1 «L’Ucraina rifornisce i Paesi poveri», afferma che impedire le spedizioni ucraine di esportazione di cibo del Mar Nero ha fatto aumentare i prezzi sui mercati mondiali dei cereali, e questo è ciò che danneggia le Nazioni povere e dipendenti dalle importazioni di grano.

 

La narrazione non prevede, ovviamente, che le interruzioni nella produzione e distribuzione del cibo e l’iperinflazione siano cagionate dalle sanzioni contro la Russia, il mancato rispetto dei termini dell’Accordo sul grano e azioni simili stiano causando interruzioni e iperinflazione.

 

Si tratta della grande ipocrisia occidentale, che ha ucciso, infine l’Accordo sul grano.

 

Il calo dei finanziamenti per il cibo d’emergenza in Afghanistan è catastrofico. Come riassunto da Voice of America «gli Stati Uniti, che lo scorso anno hanno contribuito con oltre 1,2 miliardi di dollari all’appello umanitario, a giugno scorso hanno donato 74 milioni di dollari. Allo stesso modo, il Regno Unito, un altro grande donatore, ha stanziato 522 milioni di dollari nel 2022, ma finora ha contribuito solo con circa 30 milioni di dollari nel 2023. Il finanziamento della Germania è sceso da 444 milioni di dollari a 34 milioni di dollari nello stesso periodo, secondo i dati delle Nazioni Unite».

 

Come riportato da Renovatio 21, il regime Zelens’kyj avrebbe già assegnato ampie porzioni della terra fertile ucraina a grandi gruppi agro-finanziari multinazionali.

 

Due mesi fa è stato riportato che sarebbe in arrivo il più grande raccolto di grano della storia della Russia.

 

Russia e Bielorussia rappresentano un’enorme quota della produzione globale di fertilizzanti. Perfino la più grande cooperativa agricola USA ha ammesso che le sanzioni causeranno gravi carenze di fertilizzanti per l’agricoltura.

 

Impianti di produzione di fertilizzanti hanno chiuso in questi mesi in Gran Bretagna, nei Paesi Baltici e in Polonia. I prezzi del fertilizzante, saliti a dismisura, possono in parte spiegare il fenomeno dei campi incolti che abbiamo discusso su Renovatio 21, ma non del tutto.

 

Qualcuno è arrivato a parlare di «attacco organizzato alle forniture globali» di fertilizzante.

 

Come riportato da Renovatio 21la crisi del fertilizzante è una delle sfide più paurose che ci si parano dinanzi: niente fertilizzanti, niente agricoltura, niente cibo.

 

 

 

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Alimentazione

Aspartame «possibile carcinogenico»: un dibattito lungo decenni, e il ruolo di Donald Rumsfeld nell’approvazione della sostanza alla FDA

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

L’Organizzazione mondiale della sanità dovrebbe classificare l’aspartame come «possibilmente cancerogeno per l’uomo», citando «prove limitate» che lo collegano ai tumori. Ma la mossa riaccende un dibattito decennale sul fatto che il popolare sostituto dello zucchero sia veramente sicuro e perché le autorità di regolamentazione lo abbiano approvato in primo luogo.

 

 

La notizia che venerdì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dovrebbe classificare l’aspartame come un «possibile cancerogeno» ha riacceso un dibattito che si è acceso da quando la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato per la prima volta il dolcificante artificiale più di quattro decenni fa.

 

L’aspartame, venduto con i marchi NutraSweet, Equal e Sugar Twin, è ampiamente utilizzato nelle bibite dietetiche e nei prodotti alimentari senza zucchero e «a ridotto contenuto di zucchero» , tra cui gelati, gomme da masticare, yogurt e condimenti per insalata. Si trova anche in prodotti non alimentari come collutori e medicine per la tosse .

 

La sentenza di domani – da parte del braccio di ricerca sul cancro quasi indipendente dell’OMS, l’ Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) – significa che l’IARC ha trovato solo prove limitate che collegano l’aspartame al cancro negli esseri umani, sulla base del suo sistema di classificazione dei potenziali pericoli su una scala da «cancerogeno» a «probabilmente non cancerogeno».

 

La categoria «possibile cancerogeno» della IARC comprende, tra gli altri, anche l’estratto di foglie intere di aloe vera, alcune verdure in salamoia, le radiazioni elettromagnetiche ei gas di scarico dei veicoli.

 

Mentre decenni di ricerca sponsorizzata dall’industria non hanno rilevato rischi derivanti dall’aspartame, la ricerca indipendente ha identificato un’ampia gamma di danni, dai danni al fegato e ai reni ai rischi di convulsioni e parto prematuro.

 

L’aspartame è sul radar della IARC da oltre un decennio. Solo dopo che uno studio osservazionale francese di ampia coorte ha scoperto che un’elevata assunzione di dolcificanti artificiali aumentava il rischio di tumori al seno e legati all’obesità, gli scienziati dell’OMS hanno ritenuto che valesse la pena indagare ulteriormente.

 

Precedenti studi dell’Istituto Ramazzini hanno trovato una correlazione tra i livelli di aspartame – appena quanto raccomandato per l’assunzione giornaliera da parte degli esseri umani – e l’aumento dei tumori maligni in più organi in ratti e topi.

 

La classificazione IARC non stabilisce livelli di consumo sicuri, ma anche JECFA – l’Organizzazione congiunta per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite e il Comitato di esperti sugli additivi alimentari dell’OMS – sta rivedendo l’aspartame e dovrebbe pubblicare le sue raccomandazioni sui «limiti giornalieri accettati» venerdì, in coincidenza con l’annuncio della IARC, secondo Reuters.

 

I regolatori ritengono l’aspartame sicuro

L’aspartame è stato utilizzato in più di 6.000 prodotti in tutto il mondo dagli anni ’80. La FDA lo ha approvato nel 1981, ritenendolo sicuro in dosi inferiori a 50 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo.

 

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha condotto una valutazione completa del rischio nel 2013, trovando anche l’aspartame sicuro per il consumo umano a 40 mg/kg o meno. L’EFSA ha recentemente affermato di non avere motivo di modificare tale valutazione sulla base delle prove attuali.

 

«C’è stato un numero enorme di studi condotti sull’aspartame, che dimostrano in modo schiacciante che è molto sicuro e non ha alcun potere cancerogeno», ha detto a Reuters il dottor Samuel Cohen, professore di oncologia presso il Centro medico dell’Università del Nebraska. Cohen ha fatto parte di numerosi gruppi di esperti ed è stato consulente per l’industria.

 

Erik Millstone ed Elisabeth Dawson, nel loro articolo che analizza tutti i 154 studi esaminati dall’EFSA per prendere la loro decisione del 2013 sull’aspartame, hanno scoperto che l’agenzia «aveva costantemente trattato come affidabile una grande maggioranza di studi negativi, mentre scartava tutti gli studi fornendo la prova del danno come inaffidabile».

 

L’industria dei dolcificanti artificiali ha fatto di tutto per assicurare al pubblico che «l’aspartame è sicuro». È preoccupato che la revisione JEFCA possa «indurre in errore i consumatori», ha riferito Reuters.

 

Decenni di dibattito sulla sicurezza

Da quando l’aspartame è entrato per la prima volta nell’approvvigionamento alimentare, alcuni scienziati hanno messo in guardia sui potenziali effetti sulla salute, che vanno dai sintomi neurologici al cancro.

 

Nel 1975, la FDA ha bloccato l’approvazione dell’aspartame, trovando difetti negli studi condotti dall’industria. Una meta-analisi di 164 studi ha rilevato che su «90 studi non sponsorizzati dall’industria, 83 hanno identificato uno o più problemi con l’aspartame».

 

«Dei 74 studi sponsorizzati dall’industria, tutti e 74 hanno affermato che l’aspartame era sicuro», hanno scritto Ronnie Cummins e Katherine Paul nel 2013, in un articolo pubblicato su Salon.

 

Nel 1995, la FDA «ha documentato 92 sintomi correlati all’aspartame, tra cui emicrania, perdita di memoria, convulsioni, obesità, infertilità, vertigini, affaticamento, problemi neurologici e una miriade di altri», secondo Cummins e Paul.

 

«Dal 1981, quando il prodotto ha ottenuto le approvazioni formali, ci sono state polemiche in corso», ha detto a Reuters Peter Lurie, presidente del Center for Science in the Public Interest (CSPI) con sede negli Stati Uniti. «Stiamo spingendo per una revisione IARC ormai da molti anni».

 

La sentenza della IARC ha conseguenze di vasta portata, secondo CSPI:

 

«IARC è un’autorità globale sugli agenti cancerogeni. Ha classificato la cancerogenicità di oltre 1.000 agenti, inclusi prodotti chimici, agenti biologici e altre esposizioni (…) L’ American Cancer Society e l’ EPA della California si affidano direttamente alle classificazioni IARC per aggiornare i loro elenchi e mettere in guardia il pubblico sugli agenti cancerogeni».

 

CSPI ha guidato la lotta per vietare l’aspartame, citando il cancro come principale preoccupazione per la salute. In una revisione delle prove umane e animali, il CSPI ha descritto una serie di potenziali rischi di cancro, tra cui:

 

  • Cancro al fegato e ai polmoni

 

  • Un raro tipo di cancro del tratto urinario

 

  • Linfoma e leucemia, compreso il linfoma non Hodgkin

 

  • Mieloma multiplo

 

US Right To Know, riferendo su decenni di scienza che indica i gravi rischi per la salute dell’aspartame, ha stabilito che tali rischi includono:

 

  • Malattia cardiovascolare

 

  • Il morbo di Alzheimer

 

  • Convulsioni

 

  • Ictus e demenza

 

  • Disbiosi intestinale

 

  • Obesità

 

  • Disturbi dell’umore

 

  • Mal di testa ed emicranie

 

  • Nascita pretermine e bambini in sovrappeso

 

  • Menarca precoce

 

  • Danno allo sperma

 

  • morbo di Parkinson

 

A maggio, l’ OMS ha sconsigliato ai consumatori l’uso di dolcificanti non zuccherini (NSS) per il controllo del peso, nominando aspartame, acesulfame K, saccarina e altri prodotti nel loro avvertimento.

 

«Potrebbero esserci potenziali effetti indesiderati dall’uso a lungo termine di NSS, come un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità negli adulti», ha affermato l’avviso dell’OMS.

 

Le linee guida dell’OMS hanno provocato un furore di respingimenti da parte dell’industria , con l’industria che ha sostenuto che l’aspartame «può essere utile per i consumatori che desiderano ridurre la quantità di zucchero nella loro dieta».

 

Numerosi studi contestano questa affermazione, alcuni addirittura concludendo che l’uso di dolcificanti alternativi può indurre un aumento di peso.

 

Cosa c’entra Donald Rumsfeld?

Se ci fossero così tanti studi negativi, in che modo l’aspartame è entrato nel nostro approvvigionamento alimentare? Questa è la domanda che Cummins e Paul hanno posto nel loro articolo su Salon.

 

La loro risposta: Donald Rumsfeld, ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti ed ex CEO di Searle, produttore di aspartame. Secondo l’articolo :

 

«Nel 1981, Rumsfeld, che in precedenza era stato CEO di Searle, scelse personalmente il nuovo commissario della FDA di Reagan, Arthur Hayes Hull, Jr.»

 

«Il 21 gennaio 1981, il giorno dopo l’insediamento di Ronald Reagan, Searle presentò nuovamente alla FDA l’approvazione per l’uso dell’aspartame come dolcificante nelle bevande. Hull, il nuovissimo commissario della FDA, raccomandato da Rumsfeld, ha nominato una commissione scientifica di cinque persone per rivedere la precedente decisione della commissione d’inchiesta». (Una commissione d’inchiesta era stata costituita nel 1975 quando la FDA mise in dubbio per la prima volta la validità degli studi di Searle sull’aspartame).

 

«Quando è diventato chiaro che la Commissione Scientifica era sulla buona strada per sostenere il divieto del 1975 con una decisione 3-2, Hull ha installato un sesto membro nella commissione. Ciò ha portato a un voto in stallo. Hull ha quindi espresso personalmente il voto decisivo. Ecco. L’aspartame è stato approvato».

 

Non molto tempo dopo, Hull lasciò la FDA per lavorare per una società di pubbliche relazioni i cui clienti includevano Searle e Monsanto. La Monsanto in seguito ha acquistato Searle e ha scorporato l’azienda con il nome di NutraSweet.

 

Per il suo disturbo, Rumsfeld «ha guadagnato un bel bonus di 12 milioni di dollari, presumibilmente per il suo ruolo nell’ungere le ruote per l’approvazione dell’aspartame».

 

Impatto della classificazione IARC incerto

Gli osservatori affermano di non aspettarsi cambiamenti rapidi dopo l’annuncio di venerdì.

 

«Non vedo come, senza studi meglio progettati, possiamo trarre conclusioni su questa [sentenza IARC]», ha detto a Reuters Andy Smith, professore presso l’Unità di tossicologia MRC presso l’Università di Cambridge.

 

La classificazione anticipata dell’aspartame da parte della IARC probabilmente motiverà ulteriori ricerche progettate per «aiutare le agenzie, i consumatori e i produttori a trarre conclusioni più solide».

 

«Ma probabilmente riaccenderà anche il dibattito sul ruolo della IARC, così come sulla sicurezza degli edulcoranti più in generale», ha riferito Reuters.

 

 

John-Michael Dumais

 

 

© 13 luglio 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.

 

 

 

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