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Grande Reset

Banche, identità digitale e World Economic Forum: video inquietante dal Canada

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Arriva dal Canada, che sembra diventato davvero il laboratorio del Nuovo Ordine Mondiale, un video inquietante sul futuro della cittadinanza.

 

Si tratterebbe, in realtà, di un comune video istituzionale a scopo di promozione di un’attività – quanto di meno inquietante c’è al mondo. La realtà invece è che esso apre abissi economici, politici, storici immani.

 

Nel filmato, il CEO dell’Associazione Bancaria Canadese promuove il «Digital ID», ossia un sistema di identificazione digitale.

 

«Il Canada è sull’orla di un’innovazione rivoluzionaria» dice l’uomo, sottolineando come «tutti noi viviamo in un mondo digitale».

Un «network interconnesso, un ecosistema di identità digitali federate sviluppate in collaborazione con i più brillanti talenti del Canada dalle nostre banche, compagnie di telecomunicazioni, forze dell’ordine e dal governo»

 

Purtroppo però, «siamo ancora legati ad un modello analogico di come ci identifichiamo: memorizziamo infinite password, portiamo con noi patenti rilasciate dal governo, carte di plastica e altro».

 

A salvarci da questo flagello sarebbe il Digital ID, «un modo per i canadesi di identificarsi davanti al governo, alle aziende, e tra cittadini, elettronicamente e con facilità e sicurezza totale, senza bisogno di presentare documenti fisici».

 

«Il World Economic Forum è d’accordo nel ritenere che le istituzioni bancarie e finanziarie, dovrebbero guidare il cammino verso il Digital ID»

 

Si tratta di un «network interconnesso, un ecosistema di identità digitali federate sviluppate in collaborazione con i più brillanti talenti del Canada dalle nostre banche, compagnie di telecomunicazioni, forze dell’ordine e dal governo».

 

Questa grande macchina «avrebbe la potenza e la sicurezza di immagazzinare ogni identità elettronica canadese e i suoi attributi, e aprirebbe infinite opportunità per i canadesi, per verificare chi sono, in modo sicuro, rapido e certo».

 

L’uomo sottolinea che non riguarda solo settore bancario: anche qui, il provato è totalmente allineato con il pubblico.

 

«Un modo veloce, facile e sicuro di usare la banca, di iscriversi a servizi governativi, rinnovare la patente o la tessera sanitaria, fare acquisti, viaggiare, etc.»

Il WEF, cioè Davos, la tentacolare creatura di Klaus Schwab, è il riferimento ultimo di tutto questo progetto, ci viene detto

 

Desta curiosità il fatto che le banche si assumano questo onere anche per conto dello Stato. Tuttavia, viene spiegato, esse «sono posizionate perfettamente per aiutare a guidare la creazione del sistema federato Digital ID  tra il governo e il settore privato».

 

Quindi, ecco il richiamo che tutti aspettavamo: «Il World Economic Forum è d’accordo nel ritenere che le istituzioni bancarie e finanziarie, dovrebbero guidare il cammino verso il Digital ID».

 

Il WEF, cioè Davos, la tentacolare creatura di Klaus Schwab, è il riferimento ultimo di tutto questo progetto, ci viene detto.

 

Ora, che una simile ammissione esca in Canada non ci stupisce, per vari motivi che in questi anni Renovatio 21 ha puntualmente annotato.

 

Il Canada è ora il regno di Justin Trudeau, che Schwab annovera orgogliosamente tra i suoi tanti studenti con i quali, parole sue, ha «penetrato i governi del mondo».

 

Trudeau non ha mai fatto mistero della sua adesione ai principi del Grande Reset invocato da Schwab, stando al fatto che, unico fra i tanti, ne ha parlato apertamente in alcuni incontri.

Potete quindi immaginare come, con un sistema di Digital ID attuato, diverrà facile, automatico per il potere cancellare finanziariamente chiunque, con un clic

 

La vice di Trudeau Chrystia Freeland, che siede nel board del World Economic Forum, è ricordata per aver istituito una sorta di totalitarismo finanziario in Canada, apparentemente per abbattere la protesta antivaccinista dei camionisti: ha dichiarato la possibilità di utilizzare leggi antiterrorismo e antiriciclaggio per controllare qualsiasi transazione, incluse quelle in criptovalute.

 

Come noto, il Canada si è avuto quindi il caso senza precedenti in Occidente di conti correnti sequestrati ai truckers che protestavano.

 

Potete quindi immaginare come, con un sistema di Digital ID attuato, diverrà facile, automatico per il potere cancellare finanziariamente chiunque, con un clic.

 

Siamo dinanzi alla prospettiva tante volte descritta da Renovatio 21 del mondo dove il contante viene abolito, e il controllo di ogni transazione centralizzato.

Quella dell’euro digitale è una prospettiva perfino peggiore di quella del credito sociale cinese

 

Si tratta di ciò che sta accadendo con l’euro digitale, dichiarato inevitabile dai funzionari della BCE, e che, come scritto ripetute volte, si poserà sul sistema del green pass (e realizzato prima della pandemia…), che altro non è che una grande prova per questo cambio di paradigma totale: non pagate più le tasse e le multe, vi sono automaticamente prelevate; il vostro denaro potrebbe essere utilizzato solo per determinati acquisti, o solo in determinati tempi e località (pensate ai lockdown…);  potreste essere «spenti» con un clic del giudice, o del vigile urbano, tramite il congelamento del vostro portafogli elettronico, e quindi della fine della vostra sussistenza.

 

«Denaro programmabile». Sarete controllati, schedati, algoritmati grazie alla supervisione di ogni transazione effettuata, comprese quelle che non avete ancora fatto ma che il computer ritiene che potreste fare, arrivando così magari ad inibirvele automaticamente – ad esempio se siete fumatori, e l’incrocio coi dati medici  suggerisce all’algoritmo un eventuale futuro problema medico, il vostro danaro non potrà più comprare sigarette.

 

Quella dell’euro digitale è una prospettiva perfino peggiore di quella del credito sociale cinese.

 

Tuttavia, vedete come quest’apocalisse dei diritti, della privacy, della persona, ci venga spiegata con un sorriso e un capello ingellato da un piano alto di un grattacielo.

 

La spudoratezza, questa hybris leccata e insopportabile, è oramai un tratto ineliminabile di come operano i padroni del vapore

La spudoratezza, questa hybris leccata e insopportabile, è oramai un tratto ineliminabile di come operano i padroni del vapore.

 

Il lettore ricorderà forse un altro caso canadese, quello della misteriosa lettera arrivata ad un sito da un politico anonimo, che sosteneva come già nel 2020 fossero iniziati eventi di formazione per preparare gli eletti nei vari partiti ad un nuovo corso che sarebbe stato avviato in tutto il mondo.

 

Di fatto, la misteriosa lettera dal Canada dava segni di prescienza non trascurabili.

 

«Interruzioni della catena di approvvigionamento previste, carenza di scorte, grande instabilità economica»

 

L’obbligo vaccinale, secondo la lettera del 2020, sarebbe stato militarizzato, fino alla creazione di campi di concentramento.

 

«Impiego di personale militare nelle principali aree metropolitane e in tutte le strade principali per stabilire punti di controllo di viaggio. Limitare viaggi e movimenti (…) Affrontare l’acquisizione di (o la costruzione di) strutture di isolamento in ogni provincia e territorio».

 

Tutto giusto. I campi di concentramento poi, li abbiamo visti in vari Paesi, non solo in Australia.

 

Infine, si scriveva della questione economica.

 

«Il governo federale si offrirà di eliminare tutti i debiti delle persone (mutui, prestiti, carte di credito, ecc.) a cui verranno forniti tutti i finanziamenti in Canada dal FMI nell’ambito di quello che diventerà noto come il programma World Debt Reset. In cambio dell’accettazione di questo perdono totale del debito, l’individuo perderà per sempre la proprietà di qualsiasi proprietà e bene».

 

Così la predizione della strana epistola canadese del 2020.

 

Eccoci arrivati: «Non avrai niente e sarai felice».  Le banche sono pronte ad esaudire con gioia questo sogno di Klaus Schwab.

 

La nostra sottomissione biologica ed elettronica è qui.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di ZateticPetra via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)

Grande Reset

Stanno preparando la moneta digitale da impiantare «sotto la pelle»: rivelazioni di un economista tedesco

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Un noto economista tedesco afferma che le Banche Centrali intendono concretizzare le valute digitali della banca centrale (CBDC) sotto forma di microchip impiantati sotto la pelle, una tecnologia che consentirebbe il controllo assoluto del governo sulle finanze delle persone e in generale sulla sua vita.

 

«Mi è stato detto da un banchiere centrale che i CBDC assomigliano a un piccolo chicco di riso che vogliono metterti sotto la pelle», ha detto il professor Richard Werner, un esperto della ampiamente utilizzata (e secondo Werner, abusata) pratica finanziaria del quantitative easing.

 

Le valute digitali delle banche centrali, a differenza di altre forme di valuta digitale utilizzate oggi, richiedono che gli individui aprano conti bancari direttamente presso banche centrali come la Federal Reserve, dando ai governi il controllo sull’accesso dei cittadini al denaro.

 

«Dovete pensare ai CDBC come a un sistema di controllo – o a un sistema di permessi –, non a una valuta», ha spiegato il dottor Werner, aggiungendo che il livello di controllo sarebbe tale che i nostri soldi non sarebbero più veramente nostri.

 

 

Werner, che ha condiviso il fatto di aver trascorso del tempo in varie Banche Centrali, ritiene che tali CBDC impiantati pianificati siano una «violazione della dignità umana», aggiungendo che i banchieri centrali ritengono che questa opinione comune tra le masse «è un ostacolo».

 

«Dicono che c’è un problema di fiducia perché le persone sospettano che i governi e le Banche Centrali stiano solo cercando di implementarlo per monitorare, controllare e limitare le transazioni. Hanno assolutamente ragione», ha spiegato l’economista tedesco. «Questa è la vera attrazione per i pianificatori centrali verso questa potente tecnologia».

 

Secondo Werner, nella «fase iniziale», i CBDC saranno introdotti tramite app basate su telefono, poiché attualmente vengono utilizzate altre forme di valuta digitale.

 

«Perché non è stato ancora lanciato? Non ce n’è effettivamente bisogno. Questa esigenza deve essere creata», ha dichiarato il professor Werner.

 

L’economista inoltre previsto che le banche centrali utilizzeranno un approccio del bastone e della carota per persuadere le persone ad adottare le CBDC «sottopelle», iniziando con la generazione di crisi economiche che indurranno una domanda di reddito di base universale (UBI).

 

Il professore ha ipotizzato che le banche affermeranno di «aver bisogno della tecnologia più recente, l’impianto di chip CBDC», per gestire l’UBI «in modo efficiente», sottolineando che i banchieri hanno «deliberatamente ritardato la loro agenda», poiché la tecnologia necessaria per il lancio era pronta dal 2015 circa.

 

Il professore ritiene che l’epidemia di COVID, che ha fornito un pretesto per l’imposizione di passaporti vaccinali, sia stato un passo importante verso il loro obiettivo finale di CBDC impiantati. Tali CBDC consentiranno la negazione dell’accesso a beni e servizi in base al rispetto del mandato del governo, come è stato applicato in tutto il mondo mentre COVID era virale.

 

Allo stesso modo, l’ex vicesegretario statunitense per l’edilizia abitativa Catherine Austin Fitts ha rivelato che le misure attuate sotto la copertura di COVID-19 gettano le basi per una nuova macchina bancaria centrale globale e un «modello normativo ed economico tecnocratico che consente un controllo centrale molto maggiore».

 

La Fitts, vista con Robert Kennedy jr. a Milano nell’ottobre 2021, ritiene che una sorveglianza digitale e un sistema di credito sociale consentiranno di «adattare o disattivare il “credito” controllato dalla banca centrale su base individuale».

 

Il direttore generale Agustín Carstens della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) lo ha ammesso, affermando che una Central Bank Digital Currency (CBDC) darebbe alle banche centrali «il controllo assoluto sulle norme e i regolamenti» che regolano l’uso della CBDC, «e la tecnologia per far rispettare quello», come ha mostrato Ivor Cummins, l’intervistatore di Wener, in un video circolante in rete.

 

 

Cummins ha sottolineato che mentre i CBDC impiantati possono sembrare «fantasiosi» o «teorici della cospirazione” per alcuni, migliaia di persone hanno già acconsentito all’impianto di microchip sotto la pelle per facilitare le transazioni finanziarie e l’accesso a località selezionate, in particolare in Svezia, Paese dove – notiamo da tempo su Renovatio 21 – il contante è stato praticamente abolito – e curiosamente, Paese dove le restrizioni COVID non sono state imposte sulla popolazione.

 

Come riportato da Renovatio 21, curiosamente proprio la Svezia è il Paese che da anni sta in testa alla sperimentazione sui microchip corporali.

 

Di chip impiantati a Davos parla da molto tempo: dai telefonini «costruiti direttamente nei nostri corpi» immaginati dal capo di Nokia ospite di Klaus Schwab, ai farmaci con biochip raccontati dal CEO di Pfizer Albert Bourla, agli articoli sulle ragioni «solide e razionali» per piazzare microchip dentro il corpo dei bambini.

 

Il microchip, insomma, è da anni avviato ad essere a brevissimo la nuova normalità, con elogi già visibili su canali di Stato occidentali. Tony Blair, sempre lui, parla entusiasta della creazione di sistemi di identificazione digitali, mentre Bill Gates ha più volte negato che il programma di vaccinazione globale da lui spinto e finanziato serva ad un programma di chippaggio universale.

 

L’idea del reddito universale, indispensabile in quella «società dell’accesso» dove l’individuo vive in  una trasparenza totalitaria e «non ha nulla, ma è felice» (come da slogan del World Economic Forum) era stata preconizzata da una «strana lettera dal Canada» segnalata da Renovatio 21 a fine 2020, in cui un anonimo politico canadese raccontava degli sviluppi che erano giù segretamente annunciati per il 2021, dalla demonizzazione dei no-vax ai lager per i dissidenti pandemici alle ipotesi di cancellazione del debito globale. Alcune delle cose raccontate nella lettera sono avvenute, altre, è innegabile, sono in caricamento sul piano globale.

 

I microchip, secondo Klaus Schwab, sono del resto necessari il Grande Reset, al fine che si attui quella «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» predicata dal guru della setta di Davos.

 

Come riportato da Renovatio 21, le lodi di Schwab alla Cina comunista e al suo sistema di sorveglianza bioelettronico sono note.

 

L’Europa si avvia quindi ad essere perfino peggio della società inferta ai Cinesi dall’élite del Partito Comunista: la tecnocrazia biosecuritaria della sorveglianza totale incontra qui il transumanismo, oramai propalato a piene mani dagli agenti del mondialismo.

 

Le CBDC introdurranno un sistema di programmazione dell’esistenza del cittadino inappellabile e onnipervasivo, molto superiore al credito sociale della Repubblica Popolare Cinese. Ciò, unito ad un impianto tecnologico sull’essere umano, ci spinge a realizzare che siamo davvero di fronte all’«uomo terminale» – non solo nel senso dell’ultima umanità, ma della persona ridotta a terminale, interfaccia, di una grande macchina che lo comanda.

 

Non è possibile non far collimare lo sforzo di controllo delle nostre vite che si sta dipanando sotto i nostri occhi con le parole di San Giovanni.

 

«Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap. 13, 11-17).

 

Marchi distribuiti sull’intera popolazione, statue – oggetti, esseri non viventi – che parlano in modo prodigioso… come non capire che siamo prossimi all’avvento delle Bestie?

 

 

 

 

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Documento WEF chiede di limitare «l’uso dell’auto privata», con drastica riduzione del numero di auto entro il 2050

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Il World Economic Forum (WEF) sta incoraggiando le città a «contenere la crescita dell’uso di auto private» e mira a ridurre drasticamente il numero di auto entro il 2050, secondo un white paper pubblicato di recente.

 

Il documento si basa ovviamente sui soliti dati sui cambiamenti climatici e i relativi modelli terroristici, ignorando completamente l’incombente collasso della popolazione che oramai è un tema pubblico.

 

Il documento  intitolato «The Urban Mobility Scorecard Tool: Benchmarking the Transition to Sustainable Urban Mobility» è stato pubblicato dal WEF in collaborazione con Visa nel maggio 2023.

 

Il paper sostiene l’aumento delle «modalità di trasporto condivise, elettriche, connesse e automatizzate (SEAM) e il passaggio a città più compatte» al fine di ridurre il numero di automobili entro il 2050 a 500 milioni in tutto il mondo e ridurre drasticamente le emissioni di carbonio. Si tratta di un ulteriore lancio delle «città da 15 minuti», l’utopia urbanistica che Davos vuole implementare a tutti i costi, e che potrebbe avere una prima realizzazione a Neom, la città nel deserto per miliardari ed androidi che vuole costruire l’uomo forte dell’Arabia Saudita Mohamed bin Salmano.

 

«Nessuna città o azienda può realizzare questa visione da sola», si legge nel documento. «Attraverso una forte collaborazione tra pubblico e privato, possiamo trovare soluzioni innovative, di impatto e sensibili al contesto per la mobilità per consentire un futuro sostenibile per le città».

 

Secondo carsMetric, attualmente ci sono oltre 1,45 miliardi di auto nel mondo e il WEF prevede che il numero salirà a 2,1 miliardi entro il 2050 se rimaniamo sulla traiettoria attuale. Una riduzione a 500 milioni di automobili presenterebbe quindi una riduzione del numero di automobili di oltre il 75%.

 

Il WEF ha recentemente condotto una prova del suo strumento di valutazione della mobilità urbana e ha scelto Buenos Aires, Argentina, Curitiba, Cota Rica e Singapore come città di prova.

 

Il paper del consesso di tecnocrati nomina «la crescita dell’uso dell’auto privata potenziando il trasporto pubblico, la bicicletta e i servizi di mobilità condivisa» come una delle principali «aree di ambizione» per Buenos Aires. «La capitale dell’Argentina sta cercando di migliorare la mobilità sostenibile per mantenere le persone in movimento offrendo al contempo trasporti più connessi e integrati», afferma il documento, che sottolinea come «la città sta inoltre “abbracciando nuove soluzioni per ridurre la dipendenza dalle auto private e fornire un sistema di trasporto multimodale ben integrato».

 

Come riportato da Renovatio 21, non è la prima volta che il gruppo del Grande Reset chiede l’abolizione della proprietà privata delle automobili.

 

Come scrive Lifesitenews, «è diventato evidente che le élite non elette del WEF e di altre organizzazioni globaliste non solo cercano di sostituire le auto a gas con auto elettriche, ma di ridurre radicalmente la proprietà di auto private in generale».

 

«Per consentire una transizione più ampia dalla proprietà all’utenza, anche il modo in cui progettiamo cose e sistemi deve cambiare», spiegava un articolo del WEF dell’anno scorso, menzionando che una possibilità è che cose come le auto possano utilizzare «profili utente» che «creano una distinzione per lavoro e uso personale sullo stesso dispositivo» consentendo di ridurre il «numero di dispositivi per persona».

 

«Non avrai nulla e sarai felice», dice il famoso slogan del gruppo di Klaus Schwab. Non avrai nulla significa che non possiederai la tua casa, e neppure i tuoi vestiti – forse neppure il tuo tempo, neppure il tuo corpo. Figurarti se ti lasceranno avere un’auto.

 

 

 

 

 

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Bergoglio e Schwab: la chiesa cattolica a Davos

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Il sito di informazione ufficiale della Santa Sede Vatican News ha intervistato il parroco di Davos riguardo all’incontro annuale del World Economic Forum che si svolge nella sua parrocchia ogni gennaio.

 

Padre Kurt Susak, sacerdote a Davos da oltre dieci anni, afferma che «ovunque si sente parlare di crisi. Anche il mondo è in qualche modo in crisi».

 

Il prete quindi «afferma di aver avuto l’impressione che i partecipanti puntassero “consapevolmente” sulla conferenza di quest’anno “per presentare soluzioni». «Le persone attendono con speranza soluzioni ai conflitti e alle crisi globali».

 

Don Susak ha poi tuonato che il WEF rischia di perdere «la sua credibilità e legittimità se questo incontro non presentasse ora anche soluzioni riconoscibili alla gente e porti a un miglioramento dei tanti conflitti e sfide».

 

«Esattamente che tipo di soluzioni potrebbero essere presentate, Susak non lo dice» nota il sito prolife Lifesitenews. «Tuttavia (…) gli incontri del WEF hanno già evidenziato come “l’accesso all’aborto” sia un tema chiave».

 

Un moderatore di una delle sessioni ha parlato brevemente dell’«iniziativa per la salute delle donne» del WEF, un progetto dell’organizzazione globalista che spinge anche l’aborto e la contraccezione con il pretesto di «salute riproduttiva«. L’iniziativa mira, tra le altre cose, a ridurre «le gravidanze indesiderate e le gravidanze non sicure». 

 

Tra le numerose organizzazioni partner dell’iniziativa pro-aborto ci sono aziende leader come Johnson & Johnson, Merck, CVS Health, Save the Children e la Bill and Melinda Gates Foundation. Bill Gates, habitué di Davos, quest’anno non si è presentato, forse fiutando che poteva succedergli quella cosa accaduta poi al suo amico CEO Pfizer Albert Bourla: arrivano dei giornalisti veri e ti fanno delle domande.

 

Nell’intervista su Vatican News, il parroco di Davos «non ha menzionato tali attacchi ai nascituri, alla famiglia o alle libertà. Invece, ha notato “ingorghi”, le spese generali per lo svolgimento dell’evento e una mancanza di trasparenza», scrive LSN.

 

Vatican News parafrasa i commenti di Susak, scrivendo che «c’è un’enorme quantità di traffico con ingorghi, tempi di attesa; la vita normale, come si è abituati qui, in realtà “si svolge in modo molto, molto limitato” durante il periodo del WEF».

 

«Si critica il fatto che molti argomenti vengano discussi e dibattuti a porte chiuse e che alla fine si sappia ben poco. “Ci sono tesi, opinioni, teorie che alimentano la resistenza contro l’élite che si riunisce al WEF», osserva il parroco.

 

«Tuttavia, l’intero evento ha anche qualcosa di positivo. Si tratta delle scuole, che hanno in calendario diversi giorni di sci durante la settimana. “Questo fa sempre molto piacere agli alunni. Sono sempre stupito da ciò che gli abitanti di Davos escogitano durante i festeggiamenti», racconta il don Susak.

 

Don Susak rivelato che da diversi anni la parrocchia organizza eventi di «silenzio e preghiera» ecumenici durante gli incontri del WEF. «Cattolici, Riformati e Chiese evangeliche invitano insieme a pregare la sera, insieme per cercare soluzioni a partire dal Vangelo. In passato, la Chiesa nella sua diversità, nella sua teologia morale, nella sua etica sociale, ha sempre trovato risposte meravigliose alle sfide del tempo. È solo necessario richiamarli alla mente più volte».

 

Il Vaticano ha infatti avuto un rapporto stretto, anche se poco conosciuto, con il WEF. Papa Francesco ha segnalato la sua intimità con il fondatore globalista del WEF Klaus Schwab, inviando un discorso al WEF quattro volte nei suoi otto anni di pontificato e consentendo una tavola rotonda vaticana annuale a Davos, sede della conferenza annuale del WEF in Svizzera.

 

«Finora il Vaticano ha inviato ogni anno rappresentanti della Chiesa al Forum Economico mondiale. Negli ultimi anni, il cardinale Peter Appiah Turkson o il cardinale Michael Czerny, e una volta anche il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin» scrive il sito vaticano. «Quest’anno è la prima volta che il Vaticano non ha inviato alcun rappresentante ufficiale o cardinale a Davos».

 

In un’intervista del 2021 sempre con Vatican News, Don Susak aveva rivelato che Parolin era andato al posto di Papa Francesco, che era stato invitato personalmente da Schwab per il 50° anniversario dell’evento.

 

«Sono stato davvero sorpreso positivamente di quanto interesse c’è per la Chiesa al WEF, ad esempio, c’è un incontro chiamato “Vatican meets WEF” e lì ho riscontrato un grande interesse da tutto il mondo», aveva dichiarato Susak nel 2021.

 

Vatican News scriveva che Schwab stesso era stato in Vaticano.

 

«In effetti, le azioni e gli interessi pubblici di Papa Francesco si allineano strettamente con Schwab, le élite globaliste e il WEF. Nel dicembre 2020, Francesco ha usato la frase “ricostruire meglio”, lo slogan sinonimo di politiche globaliste. La frase era il nome del sito web di Joe Biden dopo le elezioni (BuildBackBetter.gov), in cui affermava di “ripristinare la leadership americana”» nota LSN. «Poco dopo, Bergoglio si è unito ad aziende di tutto il mondo per promuovere un nuovo «sistema economico» del capitalismo in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile propalati, nonostante il loro legame con l’aborto e il suo stesso appello a una vita semplice e austera».

 

«A ciò è poi seguita una partnership tra il Vaticano e l’ONU, in cui il Papa ha mostrato ancora una volta le sue tendenze globaliste promuovendo l’educazione su “stili di vita sostenibili”, “parità di genere” e “cittadinanza globale”, evitando però di menzionare la fede cattolica».

 

Tali legami più profondi con le società e i leader globalisti danno ulteriore credito alle convinzioni di alcuni secondo cui Papa Francesco è allineato con l’appello del WEF per un «Grande Reset»: «c’è bisogno di un’autorità speciale legalmente costituita in grado di facilitarne l’attuazione».

 

«In effetti, durante l’incontro di Davos ritardato dello scorso anno, un funzionario vaticano ha dichiarato che la Chiesa cattolica è “impegnata nelle varie questioni esaminate al forum”» continua LSN. «Padre Leonir Chiarello, Superiore Generale della Congregazione dei Missionari di San Carlo (Scalabriniani), ha individuato otto temi chiave dell’incontro: “clima e natura, economia più giusta… salute e assistenza sanitaria, cooperazione globale, società ed equità”. Ha citato la Laudato Sii e Fratelli Tutti di Papa Francesco come esempi di come la Chiesa cattolica aderisse all’agenda globalista su aspetti particolari».

 

Insomma, habemus papam: il papa del Grande Reset.

 

 

 

 

 

Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

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