Linee cellulari
Il vaccino Curevac è fatto con cellule-mostro
Torna ciclicamente il tema del CureVac, il primo vaccino a RNA targato UE.
A giugno i media parlavano di flop: l’efficacia, dissero, era appena del 47%.
Ad agosto ecco la resurrezione: «Dopo quella cocente bocciatura, che ha molto pesato anche in termini di visibilità internazionale – scrive il giornale dei vescovi Avvenire – l’azienda tedesca, nel frattempo affiancata dal colosso farmaceutico britannico GSK, non ha buttato la spugna».
Ecco che con la cavalleria della Glaxo a dare manforte, nel modello animale, il vaccino «CV2CoV» ha dimostrato di indurre reazioni «molto simili all’ampiezza delle risposte immunitarie osservate dopo l’infezione da SARS-CoV-2».
Così che puntuali arrivano anche le grida di gioia dei catto-vaccinisti: il CureVac, ci dicono, non è fatto con linee cellulari derivanti da aborto – come la quasi totalità degli altri vaccini COVID, compreso quello russo.
Ecco, finalmente, il «vaccino etico»: evviva. Possiamo vaccinare il deltoide cattolico senza più temere di commettere peccato, anche se, come ci hanno ripetuto, peccato non è, perché quegli aborti sono lontani nel tempo (abbiamo appreso il peccato ha una scadenza, come lo yogurt), è una cooperazione indiretta, anzi è il «pallido riflesso» della Crocefissione di Nostro Signore, etc.
Niente linea cellulare HEK-293 (la più gettonata, ultimamente): i test di conferma in laboratorio sono stati fatti con le cellule HeLa.
Il problema è che, benché non vi sia la provenienza da un feto abortito, la linea cellulare HeLa è, per chi ne conosce la storia, leggermente problematica.
Anzi: problematica in una maniera mostruosa.
HeLa è la linea cellulare umana più antica e più comunemente usata, ottenuta dal cancro alla cervice di una signora afroamericana morta nel 1951
HeLa è la linea cellulare umana più antica e più comunemente usata.
HeLa significa «Henrietta Lacks», una trentunenne afroamericana di cinque figli, morta di cancro il 4 ottobre 1951. I dottori, senza informare né lei né i famigli, estrassero il tessuto del suo cancro alla cervice.
Gli scienziati erano in cerca di cellule che potessero durare a lungo per permettere esperimenti. Le linee cellulari create fino a quel momento duravano pochi giorni. Si scoprì invece che le cellule del cancro all’apparato riproduttivo di questa signora nera erano prolifiche e durature come nient’altro osservato prima.
Invece che morire, il dottor Otto Gey, capo del laboratorio di coltura dei tessuti, scoprì che queste cellule in 20-24 ore raddoppiavano.
Gey creò così la prima linea cellulare della storia umana, e, per amore della scienza, la diede in girò ad altri laboratori che chiedevano. Più tardi le cellule sarebbero state anche vendute, tuttavia nessun brevetto fu depositato.
Nessuno sapeva dell’origine delle cellule e a chi lo chiedeva era detto che la sigla HeLa corrispondeva al nome scandinavo «Helen Larson». I molti figli della signora Lacks non seppero nulla per decenni, non vennero né informati né consultati.
Le cellula HeLa sono dette «immortali»: se vi sono le condizioni, esse si moltiplicano indefinitamente – creano in pratica un organismo che non muore mai.
Le Hela «sono state continuamente utilizzate per la ricerca su cancro, AIDS, effetti di radiazioni e sostanze tossiche, mappatura genetica e innumerevoli altre ricerche scientifiche»
Le HeLa sono le prime cellule umane ad essere state clonate (1953). Da allora «sono state continuamente utilizzate per la ricerca su cancro, AIDS, effetti di radiazioni e sostanze tossiche, mappatura genetica e innumerevoli altre ricerche scientifiche». Secondo la scrittrice Rebecca Skloot, autrice del libro (poi divenuto film) La vita immortale di Henrietta Lacks, entro il 2009 «più di 60.000 articoli scientifici era stato pubblicato sulla ricerca effettuata su HeLa e quel numero stava aumentando costantemente a un ritmo di oltre 300 articoli ogni mese».
Negli anni ’60, le cellule HeLa furono inviate al satellite sovietico «Sputnik-6» e alle missioni spaziali umane per determinare gli effetti a lungo termine dei viaggi spaziali sulle cellule e sui tessuti viventi. Gli scienziati hanno scoperto che le cellule HeLa si dividono ancora più rapidamente in assenza di gravità
Le cellule HeLa sarebbero state testate anche in esperimenti di esplosione atomica.
Anche per i vaccini, il contributo non è stato minore. Le HeLa sono state usate da Jonas Salk negli anni Cinquanta per testare il primo vaccino antipolio e negli anni Ottanta per la creazione di vaccini anti-papillomavirus (HPV)
Le HeLa sono state spedite nello spazio, Le HeLa sono state testate con le armi atomiche
L’uso delle HeLa nello studio del cancro è stato massiccio, e ha prodotto (come diremo più avanti) problemi che potevano scaturire in tensioni internazionali tra le potenze nucleari.
Quando Nixon dichiarò la sua «guerra al cancro» (uno sforzo di politica sanitaria e di ricerca per sconfiggere i tumori definitivamente) si ebbe da parte sovietica la chiara volontà di collaborare. Si trattava di un atto di civiltà non indifferente.
Tuttavia, la cooperazione internazionale venne stravolta dalle cellule HeLa.
Gli scienziati avevano infatti cominciato a notare che le altre linee cellulari si comportavano in modo strano. Talvolta, comparivano in esse geni tipici degli esseri umani di colore: e si trattava invece di linee cellulari ottenute magari da bianchi.
Un numero incredibile di linee cellulari sono state contaminate dalle HeLa, che, dotate di un’aggressività mai vista prima, sostituivano le altre linee cellulari con le quali venivano, magari anche solo fortuitamente, a contatto
Si scoprì così che un numero incredibile di linee cellulari erano state contaminate dalle HeLa, che, dotate di un’aggressività mai vista prima, sostituivano le altre linee cellulari con le quali venivano, magari anche solo fortuitamente, a contatto.
In pratica, molti scienziati pensavano di star sperimentando su una data linea cellulare; invece si trattava della HeLa, che aveva invaso e colonizzato tutti i vetrini possibili.
Nel 2016 si parlava di almeno 488 linee cellulari contaminate da HeLa. Nel 2017 la lista ne contava 757. Secondo alcuni, si tratterebbe di un 10%-20% del numero totale.
La contaminazione delle cellule HeLa, quando scoperta, divenne un problema diffuso in tutto il mondo, interessando anche i laboratori di molti importanti medici, scienziati e ricercatori, tra cui Jonas Salk. Si scoprì che anche i laboratori più segreti, con reparti posti sottoterra dove entrano solo scienziati militari bardati di tute da contenimento, avevano oramai vetrini che contenevano colture HeLa invece delle linee desiderate.
Il biologo evoluzionista Van Valen diceva che si doveva considerare le HeLa come una nuova specie di essere vivente
Questa catastrofe scientifica di fatto fece deragliare per sempre il progetto di Nixon di sconfiggere il cancro: i dati raccolti in tutti quegli esperimenti (costati miliardi del contribuente) erano da buttare.
Anche i sovietici, scoprirono con estrema sorpresa, erano stati colpiti. Perfino nelle loro strutture più segrete (quelle dove magari preparavano anche armi biologiche) HeLa era riuscita ad arrivare. Bastava, del resto, un breve contatto con un vetrino di cellule HeLa, o di cellule ritenute di un certo tipo ma divenute nel frattempo HeLa, per permettere a questo cancro di conquistare tutto lo spazio che gli si metteva a disposizione.
I russi, nella tipica paranoia da Guerra Fredda, non potevano non pensare ad un fregatura rifilata loro dagli USA, che prima chiedono collaborazione, e poi distruggono anni di ricerca sovietica infettando tutti i loro laboratori (anche quelli di cui non si dovrebbe conoscere l’esistenza!) con queste cellule mostruose. Poteva sembrare, di fatto, un atto ostile, una raffinata operazione di Intelligence e di guerra biologica. Non lo era. Le HeLa erano solo un Frankenstein uscito dalle provette degli apprendisti stregoni.
Se abbiamo chiamato le HeLa «cellule mostruose» non è solo per usare una iperbole per descrivere la loro aggressività o la loro genetica – invece dei 46 tipici degli esseri umani, hanno 76-80 cromosomi.
Infatti, qualcuno ha pensato di chiedere che le HeLa siano considerate dalla scienza come una nuova categoria di essere vivente vera e propria.
A questo punto, la domanda, radicale, che ci poniamo è sulla liceità non delle linee cellulari da feto abortito, ma delle linee cellulari in generale
Il biologo evoluzionista Leigh Van Valen nel 1991 scrisse che con le HeLa eravamo davanti alla creazione contemporanea di una nuova specie, a cui si poteva dare il nome Helacyton gartleri. Stanley Gartler è il nome del biologo molecolare che van Valen sosteneva avesse più di ogni altro scoperto «l’incredibile successo di questa specie».
Van Valen diceva che si doveva considerare le HeLa come una nuova specie di essere vivente in quanto:
- Vi è incompatibilità cromosomica delle cellule HeLa con l’uomo.
- Le cellule HeLa hanno una loro nicchia ecologia.
- Hanno capacità di persistere ed espandersi ben oltre i desideri degli esseri umani che le coltivano.
- HeLa può essere definita una specie in quanto possiede un proprio cariotipo (patrimonio genetico) clonale.
Ci troviamo insomma a una linea cellulare che pare, più che un’invenzione biotecnologica, un mostro vero e proprio, che deriva da un crimine (l’asporto e lo studio di una parte di un essere umano, senza il suo consenso) e che ha dimostrato di poter vivere indefinitamente rovinando i piani degli uomini.
Quanto ancora possiamo berci la storia dell’impossibilità del progresso medico senza l’abominio biologico conclamato?
A questo punto, la domanda, radicale, che ci poniamo è sulla liceità non delle linee cellulari da feto abortito, ma delle linee cellulari in generale.
La prima linea cellulare prodotta ha distrutto anni di ricerca, creato tensioni globali, umiliato il corpo e la memoria di una povera signora.
Possiamo gioire del fatto che i vaccini siano ancora prodotti appoggiandosi su queste cellule-mostro?
Quanto ancora possiamo berci la storia dell’impossibilità del progresso medico senza l’abominio biologico conclamato?
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Linee cellulari
Vescovo rimosso per non aver ceduto all’idolatria del vaccino
Renovatio 21 riprende dal sito di Aldo Maria Valli Duc in Altum questo articolo del dottor Paolo Gulisano.
In una Chiesa in cui l’eresia sta dilagando tra i pastori, può capitare che un bravo vescovo, fedele alla dottrina della Chiesa e sostenitore del diritto alla vita, subisca la rimozione dalla sua carica da parte di Roma.
Cos’ha fatto di male? Ha forse messo in discussione il celibato dei sacerdoti? Ha benedetto coppie gay? Ha detto che non sappiamo cosa abbia in realtà detto Gesù perché ai suoi tempi non c’erano registrazioni?
No di certo. La sua colpa è stata quella di non aver appoggiato, negli scorsi due anni, la campagna vaccinale COVID.
Il sito pro life americano LifeSiteNews, che ha seguito attentamente la vicenda, anche perché il vescovo in questione è un grande difensore della vita umana, ne ha raccontato nei giorni scorsi la storia.
I fatti vedono come protagonista monsignor Daniel Fernández Torres, portoricano, allontanato dalla sua diocesi di Arecibo.
La decisione di Bergoglio di rimuoverlo improvvisamente dalla guida della sua diocesi sarebbe stata dovuta in gran parte alla difesa da parte del vescovo delle obiezioni di coscienza nei confronti dei vaccini.
Il delegato apostolico di Porto Rico (uno Stato di fatto associato agi Stati Uniti, una sorta di protettorato) ne ha chiesto le dimissioni dopo che il vescovo Fernández Torres si è rifiutato di firmare una lettera emessa dalla conferenza episcopale dell’isola che annunciava un severo obbligo di vaccinazione per sacerdoti e dipendenti delle diocesi.
La lettera imponeva anche che all’interno delle chiese ci fosse, durante le Messe, una divisione tra fedeli vaccinati e non vaccinati, una vera e propria segregazione di questi ultimi. Questa lettera era nelle intenzioni dell’episcopato portoricano una decisa e pronta risposta alla sollecitazione venuta dal Vaticano, secondo la quale vaccinarsi sarebbe un «dovere morale», il celebre «atto d’amore» di cui ha parlato Bergoglio.
Giorni prima il vescovo Fernández Torres aveva rilasciato una dichiarazione in cui difendeva il diritto di rifiutare la vaccinazione sulla base della coscienza e insisteva sul fatto che «è possibile per un fedele cattolico fare obiezione di coscienza alla presunta natura obbligatoria del vaccino COVID-19».
La sua lettera rifletteva le posizioni di numerosi altri presuli e la stessa nota dottrinale del Vaticano sui vaccini COVID, in cui si afferma che «la vaccinazione non è, di regola, un obbligo morale e che, quindi, deve essere volontaria».
Il suo sostegno ai diritti di coscienza trovava fondamento anche nel fatto che tutti i vaccini COVID approvati per l’uso negli Stati Uniti erano stati sviluppati o testati con linee cellulari derivate da bambini abortiti.
Quella che era una legittima richiesta di tutelare la libertà di coscienza è però sembrata una grave «insubordinazione» al papa, ed è diventata il pretesto per far fuori il vescovo non allineato.
Sembra da alcune fonti, riportate da LifeSiteNews, che il più attivo tra i confratelli nell’episcopato a chiedere la testa del vescovo di Arecibo sia stato l’arcivescovo González Nieves, noto per le sue posizioni ultra-progressiste in materia morale e apertamente pro LGBTQI.
L’arcivescovo chiamò in suo supporto il cardinale di Chicago Cupich, anch’egli noto per le sue posizioni alla tedesca, chiedendogli una sorta di «visita apostolica» per poi riferire autorevolmente a chi di dovere su quel vescovo «no vax».
Il risultato non si fece attendere: monsignor Torres fu immediatamente e immotivatamente rimosso, e al suo posto venne insediato da Bergoglio monsignor Alberto Arturo Figueroa Morales, fino a quel momento vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di San Juan, nonché braccio destro di González Nieves.
Il vescovo Torres ha rotto mesi di silenzio con una dichiarazione di qualche giorno fa. «Sento ancora la stessa perplessità che ho provato quando mi è stato chiesto improvvisamente di dimettermi e quando, in modo frettoloso, è stata eseguita la rimozione», ha scritto in una lettera indirizzata a «tutti coloro che mi hanno accompagnato spiritualmente».
«Dopo un anno, ribadisco esattamente le stesse parole della dichiarazione pubblica che ho fatto il 9 marzo 2022», ha aggiunto. Nella sua dichiarazione del marzo 2022 il vescovo di Arecibo ha denunciato l’allontanamento da parte di papa Francesco definendolo «un’azione totalmente ingiusta».
«Nessun processo è stato fatto contro di me – disse allora – né sono stato formalmente accusato di nulla, ma semplicemente un giorno il delegato apostolico mi ha comunicato verbalmente che Roma mi chiedeva le dimissioni».
«Sono stato informato che non avevo commesso alcun crimine ma che presumibilmente non ero stato obbediente al papa né ero stato in sufficiente comunione con i miei fratelli vescovi di Porto Rico», ha spiegato ancora il presule.
In effetti, in alcune sue dichiarazioni l’arcivescovo Roberto González Nieves di San Juan aveva affermato che il vescovo Fernández Torres era stato rimosso per presunta “insubordinazione al Papa” ma senza alcuna accusa formale.
In realtà non c’è traccia di disobbedienza all’autorità del Sommo Pontefice. Forse di monsignor Torres dava fastidio che il suo seminario fosse fiorente di vocazioni, e che la sua diocesi fosse ricca di iniziative di apostolato con grande beneficio per i fedeli. In seguito al suo licenziamento ci sono state petizioni, raccolte di migliaia di firme, ma Roma non ha riservato loro alcun segno di attenzione.
La lettera del vescovo sottolinea il suo dolore per essere stato deposto dalla propria sede, ma esorta i cattolici oltraggiati dagli scandali nella Chiesa a «pregare e avere fiducia».
«Quando sono entrato in seminario nel 1990, l’ho fatto pieno di speranza e convinto che Dio mi avesse chiamato a servire la Chiesa per il resto della mia vita».
Fernández Torres è stato per anni l’unico prelato cattolico dell’isola che si è battuto regolarmente per la vita, la famiglia e la libertà religiosa, un punto di riferimento morale per l’intero Paese. «Grazie ai lui è stata raggiunta un’unità di intenti per la protezione della vita umana, della famiglia naturale e dei diritti umani fondamentali dell’essere umano», ha detto la senatrice Joanne Rodríguez Veve.
Monsignor Hector Aguer, arcivescovo emerito di La Plata (Argentina), in un duro comunicato di denuncia sulla rimozione, definisce Torres «un uomo di Dio, fedele alla grande Tradizione ecclesiale». Evidentemente, essere tale non è bastato. O forse è diventata una colpa.
La presunta insubordinazione alle direttive del Jefe Máximo, per non aver prestato culto a una nuova forma di idolatria, gli è costata cara.
Paolo Gulisano
Linee cellulari
Linee cellulari da feto abortito: ci sono mostri che possiamo vedere
Renovatio 21 traduce questo articolo su gentile concessione del sito di Children of God for Life. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Ci sono mostri che possiamo vedere. E ci sono mostri che immaginiamo. Quelli che evochiamo spesso ci portano alla distrazione, e questo non è né buono né produttivo.
La questione Senomyx è diventata sempre più visibile negli ultimi mesi e ha rotto gli argini. Mi sento obbligato a commentare quelle che ritengo essere potenziali fonti di questa crescente preoccupazione e l’estensione di queste preoccupazioni ad aree che equivalgono a uno spreco di energia emotiva e pratica.
Iniziamo con una breve discussione sull’utilità delle linee cellulari nella ricerca e nei test.
Le colture cellulari primarie e le linee cellulari consentono l’osservazione diretta delle reazioni chimiche a livello cellulare. Le cellule umane sono piccole fabbriche straordinarie, ciascuna parte di un sistema brillantemente orchestrato che regola la nostra funzione integrata di essere vivente. Sono esempi davvero meravigliosi dell’opera di Dio, ciascuno capace di metabolizzare i nutrienti, fornire la propria energia, produrre un’ampia varietà e numero di molecole e replicarsi, producendo così le generazioni successive.
La produzione di molti diversi tipi di molecole è la ragione principale per l’uso di linee cellulari e colture primarie nella ricerca, sviluppo e test. Le linee cellulari e le colture primarie sono considerate necessarie nello sviluppo di vaccini perché i virus non sono in grado di auto-replicarsi: hanno bisogno di una cellula ospite per riprodursi.
Oltre ai vaccini, le linee cellulari e le colture primarie vengono utilizzate per osservare e misurare la produzione cellulare di molecole (proteine, in questo caso) in risposta a uno stimolo. Quello stimolo è il composto/farmaco che viene sviluppato e testato. Gli anticorpi sono un esempio delle proteine ricercate e misurate.
Le linee cellulari e le colture primarie vengono utilizzate anche per misurare la citotossicità: il livello al quale la sostanza in fase di sviluppo diventa tossica per la cellula e la funzione cellulare inizia a disgregarsi.
Perché coprire le basi? Ebbene, gran parte del dialogo recente sull’uso delle linee cellulari è molto lontano dall’utilità delle linee cellulari nei processi di ricerca e sviluppo.
Parte di ciò è senza dubbio dovuto a rappresentazioni infondate degli esaltatori di sapidità Senomyx da parte di alcune organizzazioni e al mito ancora perpetrato secondo cui molti farmaci da banco e da prescrizione sono stati sviluppati e testati utilizzando linee cellulari fetali abortite. Non è mia intenzione giudicare le motivazioni, ma i fatti sono fatti e i fatti sono molto più utili e portano a discussioni più produttive rispetto alle accuse presentate come verità.
Lo stato attuale rispetto a Senomyx è stato descritto altrove su questo sito, insieme alle difficoltà associate alla ricerca di informazioni affidabili e autorevoli sull’uso effettivo dei loro esaltatori di sapidità, quindi non ne parlerò qui.
Affermerò che non faremo accuse non supportate in alcun modo, non più di quanto accetteremo scuse o assicurazioni contraddette dalla letteratura scientifica (Novavax, per esempio), né presenteremo la speculazione come verità.
Quando noi della comunità pro-vita ci lasciamo prendere dalla frenesia affermando che tutti i prodotti PepsiCo sono contaminati dall’aborto, che le linee cellulari fetali abortite sono in realtà ingredienti di cibi e bevande e che i prodotti freschi e le carni sono in qualche modo «testati» in linee cellulari fetali abortite, rendiamo più facile per alcuni emarginare il movimento pro-vita in generale.
Come mai? Perché quelle cose NON SONO VERE. Va da sé che un’argomentazione supportata da falsità, anche poche, è facilmente compromessa e poco convincente.
Seguono un paio di esempi.
L’acqua in bottiglia del marchio Aquafina è stata menzionata da molti come uno dei prodotti PepsiCo che viene testato in linee cellulari fetali abortite. Non ci sono prove che io sia stato in grado di trovare che dia questa credibilità.
Come mai? «Loro» lo nascondono? Il vero motivo è che nessuno lo fa perché non ha alcun senso. «Testare» l’acqua nelle linee cellulari non aggiunge alcun valore al controllo di qualità, dove la purezza è la parola d’ordine, e in questo caso non vi è alcuna funzione biologica osservabile da «testare».
Si prega di fare riferimento al quarto paragrafo, sopra, che descrive l’utilità generale delle linee cellulari. Esattamente cosa si misurerebbe «testando» l’acqua con linee cellulari fetali?
Come accennato in precedenza, la purezza della sostanza in esame non sarebbe rivelata dall’uso di linee cellulari fetali abortite. Esistono molti modi per valutare la purezza dell’acqua in bottiglia in modo efficiente e con precisione e i test delle linee cellulari non compaiono in quell’elenco. PepsiCo sta esaminando come viene metabolizzato il prodotto? È acqua. Due atomi di idrogeno legati in modo covalente a un atomo di ossigeno.
Il modo in cui il corpo usa l’acqua è un discorsetto e non c’è un solo produttore di acqua in bottiglia che si senta obbligato a rispondere a questa domanda con ogni singola produzione.
In effetti, non c’è nulla da «testare», quindi perché una società a scopo di lucro dovrebbe prendersi la briga di incaricare tecnici di laboratorio ben pagati e scienziati del personale con la diluizione di una costosa sostanza biologica (questa è l’unica cosa che farà l’aggiunta di acqua a una linea cellulare biologica), non misurare nulla e poi versare tutto nello scarico?
L’acqua in bottiglia NON È testata nelle linee cellulari fetali. Punto. E i test delle linee cellulari non compaiono in quell’elenco.
Ora per carni e prodotti. Vale lo stesso ragionamento generale. Cosa si testerebbe nelle piccole fabbriche di proteine delle cellule umane? Discorsetto ancora più stabilito: il corpo umano metabolizza il cibo per il suo uso. Questo è, in parte, ciò che sostiene la vita. Questo non è qualcosa che richiede test e farlo è come saltare dal tetto ogni mattina per «testare» la forza di gravità, solo per assicurarsi che non sia cambiata dall’oggi al domani.
L’intento di questo post non è quello di criticare, ma di riorientare il nostro pensiero e i nostri comportamenti collettivi. Sia che lo chiamiamo «cercare mostri nell’armadio», «mostri immaginari» o «cpmbattere i mulini a vento», ciò che è vero è che il tempo e l’energia non sono allocati in modo produttivo.
Ci sono veri mostri che possiamo vedere. Lo sfruttamento dei bambini abortiti nella ricerca è cresciuto drammaticamente negli ultimi decenni e ci vorranno i nostri migliori sforzi per cambiarlo, anche nel mondo post-Roe v. Wade.
Se ci lasciamo distrarre, diminuiamo la nostra efficacia e aiutiamo effettivamente coloro che sono disposti a perpetuare l’orribile sfruttamento dei non nati uccisi.
Jose Trasancos
CEO Children of God for Life
Linee cellulari
Il giudice Thomas ricorda che i vaccini utilizzano linee cellulari di feto abortito
Giovedì, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di ascoltare un caso sulla libertà religiosa e all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari di New York.
Due dei giudici incaricati dell’ex presidente Donald Trump alla Corte Suprema sembrano aver concordato con i giudici progressisti nel respingere il caso, consentendo all’obbligo neoeboraceno di rimanere in piedi, mentre Clarence Thomas e gli altri giudici conservatori Samuel Alito e Neil Gorsuch sono indicati come dissenzienti dalla decisione.
Nel suo dissenso, Thomas ha riassunto la controversia in quanto i firmatari «si opponevano per motivi religiosi a tutti i vaccini COVID-19 disponibili perché sono stati sviluppati utilizzando linee cellulari derivate da bambini abortiti».
Thomas sostiene nel parere che la corte avrebbe dovuto accogliere una petizione per aprire alla piena deliberazione la questione se un mandato come quello di New York possa mai essere neutrale o generalmente applicabile se non esenta la condotta religiosa ma consente una condotta secolare, come esenzioni mediche.
Lo Stato consente una stretta esenzione medica per coloro che sono altamente allergici al vaccino COVID-19.
«Poiché affronterei questo problema ora nel corso ordinario, prima che la prossima crisi ci costringa di nuovo a decidere complesse questioni legali in una posizione di emergenza, dissento rispettosamente», scrive Thomas nel suo dissenso.
È impressionante notare come le parole di Thomas siano state considerate dai media mainstream come delle fandonie degne di essere canzonate.
Quella linea è diventata un punto focale per la presa in giro da parte di diversi media. Alcune testate come Politico, Business Insider e NBC News , hanno suggerito che Thomas stesse promuovendo disinformazione o affermazioni «fuorvianti».
La NBC è arrivata ad affermare che Thomas «ha espresso sostegno giovedì per un’affermazione smentita secondo cui tutti i vaccini COVID sono prodotti con cellule di “bambini abortiti”». Da chi sia stata smentita quest’affermazione, vorremmo saperlo – i bugiardini dicono altro…
Come noto, anche dalla tabella pubblicata da Renovatio 21, i vaccini Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson hanno utilizzato tutti cellule fetali abortite durante la fase di test dei loro vaccini; e Johnson & Johnson hanno utilizzato le celle anche durante le fasi di progettazione, sviluppo e produzione.
La questione dell’uso di cellule di feto abortito nella produzione dei vaccini non è disputabile – e quindi tutte le grandi testate che affermano il contrario diffondo loro le fake news.
Notiamo, in un raro e inaspettato caso di obiettività, che anche il famoso fact-checker di sinistra Snopes ha riconosciutoe che il giudice «Thomas non ha affermato che i vaccini COVID-19 contengono cellule fetali abortite» e «la sua affermazione che tali linee cellulari sono state utilizzate nello sviluppo di COVID- 19 vaccini è accurata».
Ricordiamo infine che, qualora l’obiezione sia che questi vaccini abbiano utilizzato cellule di feto abortito solo in fase di progetto e di test e quindi non contegano il materiale umano, la questione morale non cambia di una virgola: se un vaccino ha utilizzato le linee cellulari di un feto abortito «solo» nella ricerca e nello sviluppo o nelle fasi di post-produzione, senza quindi inserire la linea cellulare nel prodotto finito rimane ugualmente immorale.
Tanto più che, invece, già da molto prima del COVID sono esistiti vaccini che contengono le cellule di feto umano abortito.
Riguardo all’uso delle line cellulari nei vaccini non-COVID (quindi, anche i vaccini pediatrici obbligatori per mandare a scuola i vostri bambini), ecco la lista compilata da Renovatio 21 con l’associazione CORVELVA.
Potete scaricare queste due liste nel documento pdf che carichiamo sul sito.







