Cervello
La setta covidiana smascherata: sei condizioni per il controllo mentale
Sul sito Consent Factory è apparso un interessante articolo sulla forma mentis del COVID. L’autore, CJ Hopkins, aveva anticipato alcuni dei concetti nel suo saggio «The covidian cult» («la setta covidiana») uscito nell’ottobre dell’anno scorso.
«La nuova normalità è diventata un movimento ideologico totalitario globale» scrive Hopkins.
«Nonostante l’assenza di prove scientifiche effettive di una piaga apocalittica (e l’abbondanza di prove contrarie), milioni di persone continuano a comportarsi come membri di un enorme setta della morte, camminando in pubblico con maschere dall’aspetto medico, ripetendo delle vuote banalità come degli automi affetti da riflessi pavloviani continuativi, e torturando con queste misure bambini, anziani, disabili e chiedendo che tutti si sottopongano a vaccini ancora in fase di sperimentazione»
«Un anno intero dopo che ci hanno mostrato in loop le orribili foto, accuratamente manipolate, di persone che stramazzano al suolo morte, un tasso di mortalità pari al 3,4% e tutto il resto della propaganda ufficiale, nonostante l’assenza di prove scientifiche effettive di una piaga apocalittica (e l’abbondanza di prove contrarie), milioni di persone continuano a comportarsi come membri di un enorme setta della morte, camminando in pubblico con maschere dall’aspetto medico, ripetendo delle vuote banalità come degli automi affetti da riflessi pavloviani continuativi, e torturando con queste misure bambini, anziani, disabili e chiedendo che tutti si sottopongano a vaccini ancora in fase di sperimentazione».
Come siamo arrivati a questo punto, chiede Hopkins?
«Perché invece di essere la setta ad esistere come un’isola all’interno della cultura dominante, “la setta è diventata la cultura dominante” e tutti coloro che non si prostrano o non si piegano a questo nuovo culto rischiano seriamente di isolarsi da questa nuova idea di società».
Hopkins sintetizza l’idea in sei punti punti prendendo spunto da Margaret Singer che aveva parlato di «sei condizioni per il controllo mentale» nel libro Cults in Our Midst (1995).
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Tenere la persona all’oscuro di quello che sta succedendo e di come viene cambiata un passo alla volta. I potenziali nuovi membri vengono guidati, passo dopo passo, attraverso un programma di cambiamento comportamentale senza essere a conoscenza dell’agenda finale o del contenuto completo del gruppo.
Invece di essere la setta ad esistere come un’isola all’interno della cultura dominante, «la setta è diventata la cultura dominante» e tutti coloro che non si prostrano o non si piegano a questo nuovo culto rischiano seriamente di isolarsi da questa nuova idea di società
«Guardando indietro, è facile vedere come le persone siano state condizionate, passo dopo passo, ad accettare l’ideologia di questa nuova normalità. Sono stati bombardati da una propaganda terrificante, rinchiusi, privati dei loro diritti civili, costretti a indossare mascherine in pubblico, a recitare assurdi rituali di distanziamento sociale, a sottoporsi a continui test di dubbia rilevanza scientifica e tutto il resto».
Chiunque non si attenga a questo programma di cambiamento comportamentale o sfidi la veridicità e la razionalità della nuova ideologia è demonizzato come un teorico della cospirazione o un negazionista COVID o un no-vax. In pratica un eretico della nuova religione.
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Controllare l’ambiente sociale e/o fisico della persona e il suo tempo libero.
Da oltre un anno le sentinelle del new normal controllano l’ambiente sociale e fisico e il modo in cui tutti noi trascorriamo il nostro tempo, con lockdown, rituali di allontanamento sociale, chiusura di attività non essenziali, propaganda ossessiva, isolamento di anziani, restrizioni di viaggio, regole obbligatorie per le mascherine, divieti di protesta e «ghettizzazione» per i no-vax.
1) Tenere la persona all’oscuro di quello che sta succedendo e di come viene cambiata un passo alla volta
La società si è trasformata in qualcosa che assomiglia a un reparto di malattie infettive, o in un enorme ospedale da cui non c’è scampo. Si vedono allegre foto di gente che cena al ristorante, si rilassa in spiaggia, fa jogging, frequenta scuole, insomma che conduce una vita ordinaria ma sempre con le mascherine in volto.
Quello che stiamo osservando è la patologizzazione della società, la patologizzazione della vita quotidiana, la manifestazione fisica (sociale) di un’ossessione morbosa per la malattia e per la morte.
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Creare sistematicamente un senso di impotenza nella persona.
2) Controllare l’ambiente sociale e/o fisico della persona e il suo tempo libero
«Un new normal è obbedientemente seduto a casa, che osserva ossessivamente il conteggio giornaliero dei morti di COVID, condivide i suoi selfie con mascherina sui canali social e immortala il momento tanto atteso della sua vaccinazione sui profili Facebook e Instagram, mentre aspetta il permesso delle autorità per uscire all’aria aperta, far visita ai suoi cari, baciare il suo amante o stringere la mano a un collega».
«Il leader carismatico del culto covidiano è questo manipolo di cosiddetti esperti medici e funzionari governativi. Tutto il pubblico pende dalle loro labbra, in uno stato di impotente catarsi e questa impotenza non è vissuta come negativa, anzi è orgogliosamente celebrata. “Lo dice la scienza!”, “L’ha detto la televisione!”; ecco i nuovi messia, i nuovi imbonitori».
3) Creare sistematicamente un senso di impotenza nella persona
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Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze in modo tale da inibire un comportamento che rifletta la precedente identità sociale della persona.
«Il punto qui è la trasformazione della persona razionale in una persona completamente diversa devota alla nuova normalità».
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Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze al fine di promuovere l’apprendimento dell’ideologia o del sistema di credenze del gruppo e dei comportamenti approvati dal gruppo. Il buon comportamento, la dimostrazione di comprensione e accettazione delle convinzioni del gruppo e la compliance sono premiati, mentre le domande, l’espressione di dubbi o le critiche incontrano disapprovazione e possibile rifiuto. Se uno esprime una domanda, viene fatto sentire che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato in loro da mettere in discussione.
Qui Hopkins fa un esempio preciso:
4) Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze in modo tale da inibire un comportamento che rifletta la precedente identità sociale della persona
«Brian è un ex amico/collega del mondo del teatro che è completamente assuefatto dalla nuova normalità ed è furioso che io non l’abbia fatto. Brian scrive su Internet riferendosi a me come un «”eorico della cospirazione” dicendo che ho una sorta di esaurimento nervoso e ho bisogno di cure psichiatriche immediate perché non credo alla narrativa ufficiale. Ora, questo non sarebbe un grosso problema, tranne per il fatto che Brian sta accusando e diffamando me sui canali social, arrogandosi in diritto di farlo, dato che per lui sono un “negazionista Covid”, un “teorico della cospirazione” e un “no-vax” e chi più ne ha più ne metta! Ha dalla sua il potere dello Stato, del mainstream giornalistico e del pensiero unico che scorre irrefrenabile nella mente di moltissimi di noi».
«È così che funziona nelle sette e nelle società totalitarie. Non è la Stasi che viene da te, ma sono i tuoi amici e colleghi che ti segnalano a loro come nel film Le vite degli altri. Quello che Brian sta facendo è lavorare su quel sistema di ricompense e punizioni per rafforzare la sua ideologia, perché sa che anche la maggior parte dei miei colleghi è completamente assuefatta a questa nuova idea di società».
5) Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze al fine di promuovere l’apprendimento dell’ideologia o del sistema di credenze del gruppo e dei comportamenti approvati dal gruppo
«Questa tattica si è ritorta contro Brian, principalmente perché non me ne frega un cazzo di quello che pensano i new mormals di me e sono in una posizione piuttosto privilegiata, perché ho realizzato quello che volevo realizzare. Il punto è che questo tipo di condizionamento ideologico sta accadendo ovunque, ogni giorno, sul lavoro, tra amici, anche tra le familiari. La pressione a conformarsi è intensa, perché niente è più minaccioso per i cultisti devoti, o membri di movimenti ideologici totalitari, di quelli che sfidano le loro convinzioni fondamentali: il confronto con i fatti dimostra che la loro realtà non è affatto la realtà, ma una finzione delirante e paranoica».
I movimenti ideologici totalitari hanno dalla loro parte il potere dei governi, dei media, della polizia, dell’industria culturale, del mondo accademico e delle masse compiacenti. E, quindi, non hanno bisogno di persuadere nessuno. Hanno il potere di dettare la realtà.
6) Proporre un sistema logico chiuso e una struttura autoritaria che non consente alcun feedback e rifiuta di essere modificato se non con l’approvazione della leadership o l’ordine esecutivo
«Questa pressione a conformarsi, questo condizionamento ideologico, deve essere combattuto ferocemente, indipendentemente dalle conseguenze, sia pubblicamente che nella nostra vita privata, altrimenti questa nuova normalità diventerà certamente una nuova realtà».
- Proporre un sistema logico chiuso e una struttura autoritaria che non consente alcun feedback e rifiuta di essere modificato se non con l’approvazione della leadership o l’ordine esecutivo. Il gruppo ha una struttura piramidale dall’alto verso il basso. I leader devono avere modi verbali per non perdere mai.
«Non siamo ancora arrivati, ma è lì che siamo diretti: a un totalitarismo patologizzato globale»
I movimenti ideologici totalitari hanno dalla loro parte il potere dei governi, dei media, della polizia, dell’industria culturale, del mondo accademico e delle masse compiacenti. E, quindi, non hanno bisogno di persuadere nessuno. Hanno il potere di dettare la realtà
Conclude Hopkins:
«Quindi, per favore, affrontiamo i Brians che troviamo dinanzi a noi. Non facciamoci coinvolgere dalla loro idea avvelenata di realtà, reagiamo con la forza della ragione e non indietreggiamo di un millimetro».
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Cervello
Tecnologia di lettura della mente: Orwell ci ha avvertiti. Ora è realtà.
Renovatio 21 ripubblica questo articolo apparso su The Conversation.
Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili — potremmo essere diretti verso il mondo dello «psicoreato» di George Orwell, dove lo stato considera un crimine il solo elaborare pensieri ribelli su un regime autoritario?
Per la prima volta, i ricercatori sono riusciti a utilizzare GPT1, un precursore del chatbot di Intelligenza Artificiale (AI) ChatGPT, per tradurre le immagini MRI in testo nel tentativo di capire cosa sta pensando qualcuno.
Questa recente scoperta ha permesso ai ricercatori dell’Università del Texas di Austin di «leggere» i pensieri delle persone come un flusso continuo di testo, basato su ciò che stavano ascoltando, immaginando o guardando.
Questo solleva importanti preoccupazioni per la privacy, la libertà di pensiero e persino la libertà di sognare senza interferenze.
Le nostre leggi non sono pronte per affrontare l’uso commerciale diffuso della tecnologia di lettura della mente — la legge sulla libertà di parola non si estende alla protezione dei nostri pensieri.
Ai partecipanti allo studio del Texas è stato chiesto di ascoltare audiolibri per 16 ore mentre erano all’interno di uno scanner MRI. Allo stesso tempo, un computer ha «imparato» ad associare la loro attività cerebrale dalla risonanza magnetica a ciò che stavano ascoltando.
Una volta addestrato, il decodificatore era in grado di generare testo dai pensieri delle persone mentre ascoltavano una nuova storia o ne immaginavano una propria.
Secondo i ricercatori, il processo era laborioso e il computer è riuscito solo a cogliere l’essenza di ciò che le persone stavano pensando.
Tuttavia, i risultati rappresentano una svolta significativa nel campo delle interfacce cervello-macchina che, fino ad ora, si sono basate su impianti medici invasivi. I dispositivi precedenti non invasivi potevano decifrare solo una manciata di parole o immagini.
Ecco un esempio di ciò che uno dei soggetti stava ascoltando (da un audiolibro):
«Mi alzai dal materasso ad aria e premetti il viso contro il vetro della finestra della camera da letto, aspettandomi di vedere gli occhi che mi fissavano, invece ho trovato solo l’oscurità».
Ed ecco cosa il computer «ha letto» dall’attività cerebrale del soggetto:
«Ho continuato a camminare fino alla finestra e ad aprire il vetro, mi sono alzato in piedi e ho sbirciato fuori, non ho visto nulla e ho guardato di nuovo in alto, non ho visto nulla».
I partecipanti allo studio hanno dovuto cooperare per addestrare e utilizzare il decodificatore in modo da mantenere la privacy dei loro pensieri.
Tuttavia, i ricercatori avvertono che «gli sviluppi futuri potrebbero consentire ai decodificatori di aggirare questi requisiti». In altre parole, la tecnologia di lettura della mente potrebbe un giorno essere applicata alle persone contro la loro volontà.
La ricerca futura potrebbe anche accelerare il processo di formazione e decodifica.
Mentre ci sono volute 16 ore per addestrare la versione attuale della macchina a leggere ciò che i partecipanti stavano pensando, questo diminuirà significativamente negli aggiornamenti futuri. E come abbiamo visto con altre applicazioni AI, è anche probabile che il decodificatore diventi più preciso nel tempo.
C’è un’altra ragione per cui questo rappresenta un cambio di passo.
I ricercatori hanno lavorato per decenni su interfacce cervello-macchina in una corsa per creare tecnologie di lettura della mente in grado di percepire i pensieri di qualcuno e trasformarli in testo o immagini. Ma in genere, questa ricerca si è concentrata sugli impianti medici, soprattutto per aiutare i disabili a esprimere i loro pensieri.
Neuralink, la società di neurotecnologie fondata da Elon Musk, sta sviluppando un impianto medico che può «permetterti di controllare un computer o un dispositivo mobile ovunque tu vada».
Ma la necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico al cervello per avere un dispositivo impiantato è probabile che rimanga un ostacolo all’uso di tale tecnologia.
Tuttavia, i miglioramenti nella precisione di questa nuova tecnologia non invasiva potrebbero renderla un punto di svolta.
Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili, anche a un prezzo elevato. Le macchine per la risonanza magnetica costano attualmente tra 150.000 e 1 milione di dollari.
Conseguenze legali ed etiche
La legge sulla privacy dei dati attualmente non considera il pensiero come una forma di dati. Abbiamo bisogno di nuove leggi che impediscano l’emergere di psicoreati, violazioni dei dati del pensiero e persino un giorno, forse, l’impianto o la manipolazione del pensiero.
Per passare dalla lettura del pensiero all’impianto potrebbe volerci ancora molto tempo, ma entrambi richiedono una regolamentazione preventiva e una supervisione.
I ricercatori dell’Università di Oxford stanno sostenendo un «diritto legale all’integrità mentale», che descrivono come «un diritto contro le interferenze significative e non consensuali con la propria mente».
Altri stanno cominciando a difendere un nuovo diritto umano alla libertà di pensiero. Questo si estenderebbe oltre le definizioni tradizionali di libertà di parola, per proteggere la nostra capacità di riflettere, meravigliarci e sognare.
Un mondo senza regole potrebbe diventare distopico molto rapidamente. Immagina che un capo, un insegnante o un funzionario statale sia in grado di invadere i tuoi pensieri privati — o peggio, di essere in grado di cambiarli e manipolarli.
Stiamo già vedendo tecnologie di scansione oculare implementate nelle aule per tracciare i movimenti oculari degli studenti durante le lezioni, per capire se stanno prestando attenzione.
Cosa succede quando le tecnologie di lettura della mente sono le prossime?
Allo stesso modo, cosa succede sul posto di lavoro quando i dipendenti non sono più autorizzati a pensare alla cena o a qualcosa al di fuori del lavoro? Il livello di controllo abusivo dei lavoratori potrebbe superare qualsiasi cosa mai immaginata.
George Orwell ha scritto in modo convincente dei pericoli dello «psicoreato» in cui lo stato considera un crimine solamente il pensare pensieri ribelli su un regime autoritario.
La trama di 1984 di Orwell, tuttavia, era basata su funzionari statali che leggevano il linguaggio del corpo, diari o altre indicazioni esterne di ciò che qualcuno stava pensando.
Con la nuova tecnologia di lettura della mente, il romanzo di Orwell diventerebbe davvero molto breve — forse anche breve come una singola frase: «Winston Smith pensò tra sé e sé: “Abbasso il Grande Fratello”, dopo di che fu arrestato e giustiziato».
Joshua Krook
Questo articolo è ripubblicato da The Conversation con una licenza Creative Commons.
Joshua Krook è un accademico, autore e giornalista interessato al diritto, alla storia, all’istruzione superiore, alla psicologia sociale, alla progettazione di videogiochi e alle insidie della specializzazione. È ricercatore in Intelligenza Artificiale Responsabile presso l’Università di Southampton, in Inghilterra.
Cervello
«Intelligenza Organoide»: ecco i biocomputer fatti di «minicervelli» cresciuti in laboratorio
Un team di scienziati ha sviluppato «minicervelli» in un laboratorio con l’obiettivo di collegarli insieme per formare dei «biocomputer» super performanti.
In un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Science, un team di ricercatori ha delineato una tabella di marcia per raggiungere tale obiettivo, un nuovo campo multidisciplinare che chiamano «intelligenza organoide», o semplicemente OI.
Coniare il nuovo termine ha lo scopo di «stabilire l’OI come una forma di vero e proprio calcolo biologico che sfrutta gli organoidi cerebrali utilizzando i progressi scientifici e di bioingegneria in modo eticamente responsabile», si legge nel suddetto documento.
I biocomputer costituiti da minicervelli o organoidi – piccole strutture 3D costituite da cellule staminali progettate per imitare la forma e la capacità di apprendimento del cervello – potrebbero rappresentare un enorme salto in avanti in termini di potenza di calcolo.
«Mentre i computer basati su silicio sono certamente migliori con i numeri, i cervelli sono più bravi nell’apprendimento», ha affermato John Hartung, autore corrispondente e professore di microbiologia alla John Hopkins University, in una recente dichiarazione.
Hartung ha utilizzato una semplice analogia per contrastare gli approcci.
«Ad esempio, AlphaGo [cioè l’Intelligenza Artificiale che ha battuto il giocatore di Go numero uno al mondo nel 2017, ndr] è stato addestrato sui dati di 160.000 giochi», ha aggiunto lo scienziato. «Una persona dovrebbe giocare cinque ore al giorno per più di 175 anni per provare tutti questi giochi».
Grazie alla sua incredibile capacità di memorizzare informazioni e apprendere in modo molto più efficiente dal punto di vista energetico rispetto ai computer convenzionali, c’è «un’enorme differenza di potenza rispetto alla nostra tecnologia attuale» tra il cervello umano e un computer convenzionale, ha affermato Hartung.
Gli scienziati hanno già insegnato con successo ai minicervelli come completare compiti semplici. Ad esempio, nel 2021, i ricercatori sono riusciti a insegnare a un certo numero di organoidi a giocare al videogioco «Pong».
Più recentemente, un team di ricerca dell’Università della Pennsylvania ha inserito con successo neuroni umani nel cervello di alcuni ratti con cortecce visive danneggiate, al fine di ripristinare parzialmente le funzionalità di queste aree danneggiate del loro cervello.
Tuttavia prima di poter costruire supercervelli da minuscoli organoidi in grado di completare in modo efficiente compiti complessi, gli scienziati hanno ancora molto lavoro da lavorare. I minicervelli cresciuti in laboratorio, spesso indicati come organoidi cerebrali, sono semplicemente troppo piccoli e dovrebbero essere portati da circa 50.000 cellule ciascuno ad almeno dieci milioni, ha spiegato Hartung.
Oltre agli sforzi per ampliarli, il ricercatore e i suoi colleghi stanno lavorando a nuovi modi per far comunicare gli organoidi tra loro, il che significa che devono trasmettere le conoscenze acquisite esprimendole in qualche modo.
«Abbiamo sviluppato un dispositivo di interfaccia cervello-computer che è una sorta di tappo EEG per organoidi, che abbiamo presentato in un articolo pubblicato lo scorso agosto», ha affermato Hartung nella dichiarazione. «È un guscio flessibile che è densamente ricoperto da minuscoli elettrodi che possono sia raccogliere segnali dall’organoide, sia trasmettergli segnali».
Come riporta Futurism campo dell’Intelligenza Organoide ha appena iniziato a scavare la superficie di ciò che potrebbe possibile scoprire e sviluppare e gli scienziati coinvolti si sono – ovviamente! – mostrati entusiasti delle potenzialità di tali studi.
Il sapore frankensteiniano, faustiano, alchemico e transumanista di questo esperimento non li sfiora neanche per sogno.
Gli scienziati rivendicano, ad esempio, che un giorno si potranno forse coltivare organoidi cerebrali personalizzati per aiutare i pazienti affetti da disturbi neurali come l’Alzheimer, o testare «se determinate sostanze, come i pesticidi, causano problemi di memoria o di apprendimento», come suggerisce Hartung. «Da qui in poi, si tratta solo di costruire la comunità, gli strumenti e le tecnologie per realizzare il pieno potenziale di OI».
La realtà è che la domanda filosofica, bioetica che bisogna porsi dà le vertigini.
Questi cervelli sono umani? Pensano come gli umani? Soffrono come gli umani?
Se sì vanno accordati loro dei diritti?
È giusto utilizzarli in esperimenti come componenti di una macchina – cioè, in termini umani, come schiavi?
Tanto rumore per i diritti animali, ma per i diritti organoidi non ancora c’è una parola.
Tuttavia la questione è emersa, come riportato da Renovatio 21, nel caso dei topi umanizzati, ossia roditori di laboratorio in cui vengono iniettate parti di essere umano (cellule staminali, tessuti, talvolta presi da aborti) oppure creati direttamente inserendo geni umani.
Cervello
«Libertà cognitiva» per evitare lo spionaggio cerebrale: la proposta dell’esperto legale
È ora di pensare seriamente al fatto che persino la nostra sovranità cerebrale – quello che un tempo si chiamava «foro interiore» e veniva considerato inviolabile, sacro – sta per essere infranta.
In una dinamica di controllo pervasivo della società e degli individui, non siamo distanti – tecnologicamente e temporalmente – dallo scenario in cui enti come Stati e aziende potranno leggere i nostri pensieri senza il nostro permesso.
In un’intervista al Guardian la professoressa dell’Università di legge Duke Nita Farahany, una critica della «neurotecnologia» che può hackerare il cervello, ha affermato che sebbene la tecnologia dell’interfaccia cervello-computer «non sia ancora in grado di leggere letteralmente i nostri pensieri complessi», pare però che questa possibilità non sia per niente da escludere in un prossimo futuro non troppo lontano dal venire.
«Ci sono almeno alcune parti della nostra attività cerebrale che possono essere decodificate», ha detto la Farahany al quotidiano britannico. «Ci sono stati grandi miglioramenti negli elettrodi e negli algoritmi di addestramento per trovare associazioni utilizzando grandi set di dati e intelligenza artificiale».
«Si può fare di più di quanto la gente pensi», ha aggiunto la scienziata.
Parlando del concetto futuristico di «libertà di pensiero», l’esperta legale ha sottolineato che dovremmo iniziare a pensare ai nostri diritti prima che le tecnologie di hacking del cervello, come la Neuralink di Elon Musk – che ha appena ottenuto l’approvazione per i primi testi sull’uomo – e tante altre, abbiano la possibilità di diventare mainstream.
«Le applicazioni relative alla sorveglianza del cervello sul posto di lavoro e all’uso della tecnologia da parte di governi autoritari, incluso come strumento di interrogatorio, le trovo particolarmente provocatorie e agghiaccianti», ha detto la professoressa Farahany al Guardian. «Vediamo che la tecnologia inizia a essere utilizzata in modi che sono più simili alla sorveglianza neurale involontaria».
Per evitare tale scenario più-che-orwelliano, l’accademica propone la creazione di un nuovo diritto civile, che chiama «libertà cognitiva», che dovrebbe essere accompagnato da aggiornamenti ad altre libertà integrali come «privacy, libertà di pensiero e autodeterminazione».
La sorveglianza digitale dei lavoratori sta già diventando una pratica decisamente comune e l’attuale tecnologia di monitoraggio del cervello è già in grado di rilevare «il tuo livello di affaticamento, impegno, concentrazione, noia, frustrazione e stress… con elevata precisione».
Come riportato da Renovatio 21, tecnologie di rilevamento dell’attività cerebrale degli studenti, anche in tenera età, sono già operative in Cina.
Gli standard di libertà cognitiva, sostiene la Farahany, «proteggono la nostra libertà di pensiero e meditazione, la privacy mentale e l’autodeterminazione sul nostro cervello e sulle nostre esperienze mentali».
«Cambierebbe le regole predefinite in modo da avere diritti sulla mercificazione dei nostri dati cerebrali», ha aggiunto. «Darebbe alle persone il controllo sulle proprie esperienze mentali e le proteggerebbe dall’uso improprio della loro attività cerebrale da parte di attori aziendali e governativi, ponderati rispetto agli interessi della società».
Per quanto possa sembraci strano e apparentemente lontano, questa sorta di controllo cerebrale è un aspetto che dobbiamo prendere seriamente in considerazione, soprattutto dato l’interesse delle aziende di spingere le loro ricerche di mercato e di marketing fin dentro i nostri pensieri – anche, addirittura, nei nostri sogni, che possono essere hackerati a fini pubblicitari.
Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.
Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.
Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.
Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore. Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.
La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.
«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.
Come riportato da Renovatio 21, ad un incontro al WEF con il fondatore di Google Sergej Brin, aveva dimostrato tutta la sua frenesia in materia.
«Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti, misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone, oppure posso sentire come reagiscono alcune persone alle tue risposte. È immaginabile?» chiede il guru globalista svizzero.
«Penso che sia immaginabile», risponde il Brin, che prosegue descrivendo un possibile futuro transumanista in cui la coscienza potrebbe essere trapiantata nelle macchine.
«Penso che tu possa immaginare che, beh, verrai trapiantato, sai, su Internet per così dire, per vivere per sempre in un regno digitale. Sai, puoi immaginare che solo nella tua incarnazione biologica vivrai per un’età molto lunga».
Siamo al transumanismo spinto, impudico, tracotante. Ma ciò non riguarda solo noi e le nostre scelte. Esattamente come i vaccini, ciò riguarda soprattutto i nostri figli, sui quali già si allungano i bisturi della chirurgia cerebro-cibernetica.
Per impiantare i microchip nei bambini, dice Davos in un documento emerso tempo fa, ci sono «ragioni solide e razionali».
Chi rideva e parlava di complottismo adesso, per favore, vada a nascondersi.









