Linee cellulari
Vaccini, aborti, giudizio bioetico e mondo pro-life
Renovatio 21 riprende da Duc in Altum questa lettera scritta al vaticanista Aldo Maria Valli in merito alla questione delle linee cellulari di feto abortito utilizzate dall’industria dei vaccini.
Carissimo dottor Valli,
la questione dei cosiddetti «vaccini COVID» è complessa e chiama in campo diverse competenze. Mi limito a rilevare che:
Una manipolazione del genoma umano (terapia genica), anche se non interviene direttamente a modificare il DNA ma si limita a modificare il funzionamento naturale delle cellule tramite RNA lasciando il DNA invariato, dal punto di vista bioetico presenta criticità tali che difficilmente potrebbe essere considerata legittima (sia in prospettiva cattolica, sia in un orizzonte di legge morale naturale) qualunque ne sia la finalità
1) non si tratta di vaccini ma di terapie geniche con auspicato effetto preventivo;
2) tali terapie geniche anti-Covid sono in fase sperimentale;
3) per la produzione e/o sperimentazione di tali terapie le industrie farmaceutiche hanno fatto uso di cellule fetali umane;
4) tali cellule fetali provengono da feti soppressi in aborti volontari.
Questi quattro punti sono certezze. È invece disputato il giudizio su ciascuno di questi punti. Per esempio, sul numero dei feti utilizzati o se tali feti risalgano a decenni orsono oppure vi siano stati nuovi aborti recenti.
Anche non volendo entrare nei campi disputati, i soli quattro punti certi mi portano a rilevare:
1) la necessità d’un giudizio bioetico sulla terapia genica in se stessa;
Vi sono poi tutte le questioni dei rischi sul piano biologico. Basterebbe questo, a mio avviso, per rifiutare tutti i cosiddetti vaccini anti-COVID oggi disponibili in Occidente.
2) la necessità d’un giudizio bioetico e giuridico sulla legittimità dell’utilizzo di massa di terapie sperimentali;
3) la necessità d’un giudizio etico e giuridico sulla legittimità dell’utilizzo (per produzione/sperimentazione) di cellule fetali umane ricavate da aborti volontari;
4) la necessità d’un giudizio bioetico e giuridico sulla legittimità della somministrazione di una terapia sperimentale al di fuori d’un protocollo di sperimentazione applicato esclusivamente a volontari consapevoli;
5) la necessità d’un giudizio etico sulla assunzione di una terapia sperimentale di cui si ignorano gli effetti;
È lecito diffondere massivamente un farmaco in fase sperimentale? È cioè lecita una sperimentazione di massa?
6) la necessità d’un giudizio etico sulla legittimità della somministrazione di una terapia la cui produzione ha comportato l’utilizzo di cellule fetali ricavate da aborti volontari;
7) la necessità d’un giudizio etico sulla liceità morale dell’assunzione di una terapia la cui produzione ha comportato l’utilizzo di cellule fetali ricavate da aborti volontari.
Il dibattito, in casa cattolica, si è concentrato quasi esclusivamente sul punto 7. Ritengo invece capitali i punti 1, 2 e 3.
Da un punto di vista etico (e anche giuridico, in base al diritto nazionale e internazionale) è illecito applicare una terapia di cui si ignorano gli effetti perché ancora in fase sperimentale. E questo è il secondo buon argomento per considerare inaccettabile (moralmente e giuridicamente) la cosiddetta campagna vaccinale anti-COVID
Una manipolazione del genoma umano (terapia genica), anche se non interviene direttamente a modificare il DNA ma si limita a modificare il funzionamento naturale delle cellule tramite RNA lasciando il DNA invariato, dal punto di vista bioetico presenta criticità tali che difficilmente potrebbe essere considerata legittima (sia in prospettiva cattolica, sia in un orizzonte di legge morale naturale) qualunque ne sia la finalità.
Vi sono poi tutte le questioni dei rischi sul piano biologico, ma non è il mio campo. Basterebbe questo, a mio avviso, per rifiutare tutti i cosiddetti vaccini anti-COVID oggi disponibili in Occidente.
Vi è poi la questione della natura sperimentale di tali terapie. È lecito diffondere massivamente un farmaco in fase sperimentale? È cioè lecita una sperimentazione di massa?
Da un punto di vista etico (e anche giuridico, in base al diritto nazionale e internazionale) è illecito applicare una terapia di cui si ignorano gli effetti perché ancora in fase sperimentale. E questo è il secondo buon argomento per considerare inaccettabile (moralmente e giuridicamente) la cosiddetta campagna vaccinale anti-COVID.
Infine, il punto 3: gli stessi pessimi documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede lasciano intendere l’illiceità morale dell’utilizzo delle cellule fetali salvo poi sostenere, con non pochi gesuitismi, la liceità morale dell’assunzione del vaccino.
Ponendo la questione della produzione e non dell’assunzione, ecco che il giudizio non può che essere la illiceità dell’uso di cellule embrionali o fetali umane ricavate uccidendo un essere umano in età prenatale
Bisognerebbe esaminare nel dettaglio i diversi documenti della CDF, prodotti nel tempo, e quelli della Pontificia Accademia della Vita. Vi sono state significative variazioni in peggio. Ma ponendo l’attenzione al punto 3 e non al punto 7, ovvero ponendo la questione della produzione e non dell’assunzione, ecco che il giudizio non può che essere la illiceità dell’uso di cellule embrionali o fetali umane ricavate uccidendo un essere umano in età prenatale.
Quindi ogni cristiano e ogni persona di buona volontà (così come ogni ordinamento giuridico informato a giustizia) dovrebbe affermare l’assoluta illiceità dell’utilizzo di cellule umane ottenute dalla soppressione di una persona in età prenatale.
I giudizi relativi ai punti 4, 5, 6 e 7 sono, secondo me, una conseguenza dei punti 1, 2 e 3. A mio avviso:
4) compie un illecito morale (e giuridico) chi (medico, infermiere, ecc.) somministra una terapia di cui ignora gli effetti perché ancora in fase sperimentale;
Quindi ogni cristiano e ogni persona di buona volontà (così come ogni ordinamento giuridico informato a giustizia) dovrebbe affermare l’assoluta illiceità dell’utilizzo di cellule umane ottenute dalla soppressione di una persona in età prenatale
5) pecca contro le virtù di prudenza e di giustizia chi accetta di assumere una terapia di cui si ignorano gli effetti perché ancora in fase sperimentale;
Trattandosi di terapia genica, l’illecito morale di chi somministra e di chi assume è, a mio avviso, ancor più grave perché non si tratta solo di ignorare gli effetti e dunque di sottoporsi o sottoporre il prossimo a rischi non calcolati e potenzialmente sproporzionati moralmente inaccettabili, ma anche di sottoporre/sottoporsi a una pratica (intervento genico) di quasi certa illiceità/illegittimità morale.
Sui punti 6 e 7 mi limito solo a dire che, anche non fosse peccato mortale somministrare e/o assumere volontariamente una terapia la cui produzione ha richiesto l’uso di cellule umane ricavate dall’uccisione di persone in età prenatale, sarebbe dovere di ogni cristiano e di ogni persona di buona volontà dichiarare il proprio giudizio netto e forte di illiceità circa il punto 3 e dare testimonianza rifiutando il prodotto ottenuto dall’immonda strumentalizzazione della vita umana innocente.
Bergoglio, la CDF e la CEI hanno de facto annullato la battaglia pro-life con una sola decisione: benedire il «vaccino» prodotto utilizzando le cellule fetali
Ritengo che non si possa essere pro-life solo a parole.
Vi sarebbero poi da dire molte cose sul COVID (la realtà del virus e della patologia da esso generata in opposizione alla sua rappresentazione mediatica), sull’azione dei governi, sulla dittatura sanitaria in atto e sull’esclusione criminale delle cure (tachipirina e vigile attesa) con tutte le energie concentrate sul «vaccino», così come sul carattere religioso che ha assunto il vaccino (anche grazie a Bergoglio e alla CEI). Tutti motivi in più per sviluppare ragionevoli sospetti e rifiutarlo.
Bergoglio, la CDF e la CEI hanno de facto annullato la battaglia pro-life con una sola decisione: benedire il «vaccino» prodotto utilizzando le cellule fetali.
Il mondo pro-life che accetta il «vaccino COVID» è quindi semplicemente suicida, si condanna a non poter più essere veramente pro-life
Tutti i gesuitismi casuistici e i cavilli utilizzati non salvano e non salveranno dalla obbiezione che da oggi in poi ogni abortista potrà loro fare: se il vaccino è la salvezza e il vaccino lo abbiamo grazie al lavoro svolto sulle cellule fetali ottenute da aborti, significa che l’aborto di quei feti ci/vi ha salvati!
Il mondo pro-life che accetta il «vaccino COVID» è quindi semplicemente suicida, si condanna a non poter più essere veramente pro-life. E purtroppo il papa, la CDF e la CEI sono tra questi suicidi!
Lettera firmata
Linee cellulari
Vescovo rimosso per non aver ceduto all’idolatria del vaccino
Renovatio 21 riprende dal sito di Aldo Maria Valli Duc in Altum questo articolo del dottor Paolo Gulisano.
In una Chiesa in cui l’eresia sta dilagando tra i pastori, può capitare che un bravo vescovo, fedele alla dottrina della Chiesa e sostenitore del diritto alla vita, subisca la rimozione dalla sua carica da parte di Roma.
Cos’ha fatto di male? Ha forse messo in discussione il celibato dei sacerdoti? Ha benedetto coppie gay? Ha detto che non sappiamo cosa abbia in realtà detto Gesù perché ai suoi tempi non c’erano registrazioni?
No di certo. La sua colpa è stata quella di non aver appoggiato, negli scorsi due anni, la campagna vaccinale COVID.
Il sito pro life americano LifeSiteNews, che ha seguito attentamente la vicenda, anche perché il vescovo in questione è un grande difensore della vita umana, ne ha raccontato nei giorni scorsi la storia.
I fatti vedono come protagonista monsignor Daniel Fernández Torres, portoricano, allontanato dalla sua diocesi di Arecibo.
La decisione di Bergoglio di rimuoverlo improvvisamente dalla guida della sua diocesi sarebbe stata dovuta in gran parte alla difesa da parte del vescovo delle obiezioni di coscienza nei confronti dei vaccini.
Il delegato apostolico di Porto Rico (uno Stato di fatto associato agi Stati Uniti, una sorta di protettorato) ne ha chiesto le dimissioni dopo che il vescovo Fernández Torres si è rifiutato di firmare una lettera emessa dalla conferenza episcopale dell’isola che annunciava un severo obbligo di vaccinazione per sacerdoti e dipendenti delle diocesi.
La lettera imponeva anche che all’interno delle chiese ci fosse, durante le Messe, una divisione tra fedeli vaccinati e non vaccinati, una vera e propria segregazione di questi ultimi. Questa lettera era nelle intenzioni dell’episcopato portoricano una decisa e pronta risposta alla sollecitazione venuta dal Vaticano, secondo la quale vaccinarsi sarebbe un «dovere morale», il celebre «atto d’amore» di cui ha parlato Bergoglio.
Giorni prima il vescovo Fernández Torres aveva rilasciato una dichiarazione in cui difendeva il diritto di rifiutare la vaccinazione sulla base della coscienza e insisteva sul fatto che «è possibile per un fedele cattolico fare obiezione di coscienza alla presunta natura obbligatoria del vaccino COVID-19».
La sua lettera rifletteva le posizioni di numerosi altri presuli e la stessa nota dottrinale del Vaticano sui vaccini COVID, in cui si afferma che «la vaccinazione non è, di regola, un obbligo morale e che, quindi, deve essere volontaria».
Il suo sostegno ai diritti di coscienza trovava fondamento anche nel fatto che tutti i vaccini COVID approvati per l’uso negli Stati Uniti erano stati sviluppati o testati con linee cellulari derivate da bambini abortiti.
Quella che era una legittima richiesta di tutelare la libertà di coscienza è però sembrata una grave «insubordinazione» al papa, ed è diventata il pretesto per far fuori il vescovo non allineato.
Sembra da alcune fonti, riportate da LifeSiteNews, che il più attivo tra i confratelli nell’episcopato a chiedere la testa del vescovo di Arecibo sia stato l’arcivescovo González Nieves, noto per le sue posizioni ultra-progressiste in materia morale e apertamente pro LGBTQI.
L’arcivescovo chiamò in suo supporto il cardinale di Chicago Cupich, anch’egli noto per le sue posizioni alla tedesca, chiedendogli una sorta di «visita apostolica» per poi riferire autorevolmente a chi di dovere su quel vescovo «no vax».
Il risultato non si fece attendere: monsignor Torres fu immediatamente e immotivatamente rimosso, e al suo posto venne insediato da Bergoglio monsignor Alberto Arturo Figueroa Morales, fino a quel momento vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di San Juan, nonché braccio destro di González Nieves.
Il vescovo Torres ha rotto mesi di silenzio con una dichiarazione di qualche giorno fa. «Sento ancora la stessa perplessità che ho provato quando mi è stato chiesto improvvisamente di dimettermi e quando, in modo frettoloso, è stata eseguita la rimozione», ha scritto in una lettera indirizzata a «tutti coloro che mi hanno accompagnato spiritualmente».
«Dopo un anno, ribadisco esattamente le stesse parole della dichiarazione pubblica che ho fatto il 9 marzo 2022», ha aggiunto. Nella sua dichiarazione del marzo 2022 il vescovo di Arecibo ha denunciato l’allontanamento da parte di papa Francesco definendolo «un’azione totalmente ingiusta».
«Nessun processo è stato fatto contro di me – disse allora – né sono stato formalmente accusato di nulla, ma semplicemente un giorno il delegato apostolico mi ha comunicato verbalmente che Roma mi chiedeva le dimissioni».
«Sono stato informato che non avevo commesso alcun crimine ma che presumibilmente non ero stato obbediente al papa né ero stato in sufficiente comunione con i miei fratelli vescovi di Porto Rico», ha spiegato ancora il presule.
In effetti, in alcune sue dichiarazioni l’arcivescovo Roberto González Nieves di San Juan aveva affermato che il vescovo Fernández Torres era stato rimosso per presunta “insubordinazione al Papa” ma senza alcuna accusa formale.
In realtà non c’è traccia di disobbedienza all’autorità del Sommo Pontefice. Forse di monsignor Torres dava fastidio che il suo seminario fosse fiorente di vocazioni, e che la sua diocesi fosse ricca di iniziative di apostolato con grande beneficio per i fedeli. In seguito al suo licenziamento ci sono state petizioni, raccolte di migliaia di firme, ma Roma non ha riservato loro alcun segno di attenzione.
La lettera del vescovo sottolinea il suo dolore per essere stato deposto dalla propria sede, ma esorta i cattolici oltraggiati dagli scandali nella Chiesa a «pregare e avere fiducia».
«Quando sono entrato in seminario nel 1990, l’ho fatto pieno di speranza e convinto che Dio mi avesse chiamato a servire la Chiesa per il resto della mia vita».
Fernández Torres è stato per anni l’unico prelato cattolico dell’isola che si è battuto regolarmente per la vita, la famiglia e la libertà religiosa, un punto di riferimento morale per l’intero Paese. «Grazie ai lui è stata raggiunta un’unità di intenti per la protezione della vita umana, della famiglia naturale e dei diritti umani fondamentali dell’essere umano», ha detto la senatrice Joanne Rodríguez Veve.
Monsignor Hector Aguer, arcivescovo emerito di La Plata (Argentina), in un duro comunicato di denuncia sulla rimozione, definisce Torres «un uomo di Dio, fedele alla grande Tradizione ecclesiale». Evidentemente, essere tale non è bastato. O forse è diventata una colpa.
La presunta insubordinazione alle direttive del Jefe Máximo, per non aver prestato culto a una nuova forma di idolatria, gli è costata cara.
Paolo Gulisano
Linee cellulari
Linee cellulari da feto abortito: ci sono mostri che possiamo vedere
Renovatio 21 traduce questo articolo su gentile concessione del sito di Children of God for Life. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Ci sono mostri che possiamo vedere. E ci sono mostri che immaginiamo. Quelli che evochiamo spesso ci portano alla distrazione, e questo non è né buono né produttivo.
La questione Senomyx è diventata sempre più visibile negli ultimi mesi e ha rotto gli argini. Mi sento obbligato a commentare quelle che ritengo essere potenziali fonti di questa crescente preoccupazione e l’estensione di queste preoccupazioni ad aree che equivalgono a uno spreco di energia emotiva e pratica.
Iniziamo con una breve discussione sull’utilità delle linee cellulari nella ricerca e nei test.
Le colture cellulari primarie e le linee cellulari consentono l’osservazione diretta delle reazioni chimiche a livello cellulare. Le cellule umane sono piccole fabbriche straordinarie, ciascuna parte di un sistema brillantemente orchestrato che regola la nostra funzione integrata di essere vivente. Sono esempi davvero meravigliosi dell’opera di Dio, ciascuno capace di metabolizzare i nutrienti, fornire la propria energia, produrre un’ampia varietà e numero di molecole e replicarsi, producendo così le generazioni successive.
La produzione di molti diversi tipi di molecole è la ragione principale per l’uso di linee cellulari e colture primarie nella ricerca, sviluppo e test. Le linee cellulari e le colture primarie sono considerate necessarie nello sviluppo di vaccini perché i virus non sono in grado di auto-replicarsi: hanno bisogno di una cellula ospite per riprodursi.
Oltre ai vaccini, le linee cellulari e le colture primarie vengono utilizzate per osservare e misurare la produzione cellulare di molecole (proteine, in questo caso) in risposta a uno stimolo. Quello stimolo è il composto/farmaco che viene sviluppato e testato. Gli anticorpi sono un esempio delle proteine ricercate e misurate.
Le linee cellulari e le colture primarie vengono utilizzate anche per misurare la citotossicità: il livello al quale la sostanza in fase di sviluppo diventa tossica per la cellula e la funzione cellulare inizia a disgregarsi.
Perché coprire le basi? Ebbene, gran parte del dialogo recente sull’uso delle linee cellulari è molto lontano dall’utilità delle linee cellulari nei processi di ricerca e sviluppo.
Parte di ciò è senza dubbio dovuto a rappresentazioni infondate degli esaltatori di sapidità Senomyx da parte di alcune organizzazioni e al mito ancora perpetrato secondo cui molti farmaci da banco e da prescrizione sono stati sviluppati e testati utilizzando linee cellulari fetali abortite. Non è mia intenzione giudicare le motivazioni, ma i fatti sono fatti e i fatti sono molto più utili e portano a discussioni più produttive rispetto alle accuse presentate come verità.
Lo stato attuale rispetto a Senomyx è stato descritto altrove su questo sito, insieme alle difficoltà associate alla ricerca di informazioni affidabili e autorevoli sull’uso effettivo dei loro esaltatori di sapidità, quindi non ne parlerò qui.
Affermerò che non faremo accuse non supportate in alcun modo, non più di quanto accetteremo scuse o assicurazioni contraddette dalla letteratura scientifica (Novavax, per esempio), né presenteremo la speculazione come verità.
Quando noi della comunità pro-vita ci lasciamo prendere dalla frenesia affermando che tutti i prodotti PepsiCo sono contaminati dall’aborto, che le linee cellulari fetali abortite sono in realtà ingredienti di cibi e bevande e che i prodotti freschi e le carni sono in qualche modo «testati» in linee cellulari fetali abortite, rendiamo più facile per alcuni emarginare il movimento pro-vita in generale.
Come mai? Perché quelle cose NON SONO VERE. Va da sé che un’argomentazione supportata da falsità, anche poche, è facilmente compromessa e poco convincente.
Seguono un paio di esempi.
L’acqua in bottiglia del marchio Aquafina è stata menzionata da molti come uno dei prodotti PepsiCo che viene testato in linee cellulari fetali abortite. Non ci sono prove che io sia stato in grado di trovare che dia questa credibilità.
Come mai? «Loro» lo nascondono? Il vero motivo è che nessuno lo fa perché non ha alcun senso. «Testare» l’acqua nelle linee cellulari non aggiunge alcun valore al controllo di qualità, dove la purezza è la parola d’ordine, e in questo caso non vi è alcuna funzione biologica osservabile da «testare».
Si prega di fare riferimento al quarto paragrafo, sopra, che descrive l’utilità generale delle linee cellulari. Esattamente cosa si misurerebbe «testando» l’acqua con linee cellulari fetali?
Come accennato in precedenza, la purezza della sostanza in esame non sarebbe rivelata dall’uso di linee cellulari fetali abortite. Esistono molti modi per valutare la purezza dell’acqua in bottiglia in modo efficiente e con precisione e i test delle linee cellulari non compaiono in quell’elenco. PepsiCo sta esaminando come viene metabolizzato il prodotto? È acqua. Due atomi di idrogeno legati in modo covalente a un atomo di ossigeno.
Il modo in cui il corpo usa l’acqua è un discorsetto e non c’è un solo produttore di acqua in bottiglia che si senta obbligato a rispondere a questa domanda con ogni singola produzione.
In effetti, non c’è nulla da «testare», quindi perché una società a scopo di lucro dovrebbe prendersi la briga di incaricare tecnici di laboratorio ben pagati e scienziati del personale con la diluizione di una costosa sostanza biologica (questa è l’unica cosa che farà l’aggiunta di acqua a una linea cellulare biologica), non misurare nulla e poi versare tutto nello scarico?
L’acqua in bottiglia NON È testata nelle linee cellulari fetali. Punto. E i test delle linee cellulari non compaiono in quell’elenco.
Ora per carni e prodotti. Vale lo stesso ragionamento generale. Cosa si testerebbe nelle piccole fabbriche di proteine delle cellule umane? Discorsetto ancora più stabilito: il corpo umano metabolizza il cibo per il suo uso. Questo è, in parte, ciò che sostiene la vita. Questo non è qualcosa che richiede test e farlo è come saltare dal tetto ogni mattina per «testare» la forza di gravità, solo per assicurarsi che non sia cambiata dall’oggi al domani.
L’intento di questo post non è quello di criticare, ma di riorientare il nostro pensiero e i nostri comportamenti collettivi. Sia che lo chiamiamo «cercare mostri nell’armadio», «mostri immaginari» o «cpmbattere i mulini a vento», ciò che è vero è che il tempo e l’energia non sono allocati in modo produttivo.
Ci sono veri mostri che possiamo vedere. Lo sfruttamento dei bambini abortiti nella ricerca è cresciuto drammaticamente negli ultimi decenni e ci vorranno i nostri migliori sforzi per cambiarlo, anche nel mondo post-Roe v. Wade.
Se ci lasciamo distrarre, diminuiamo la nostra efficacia e aiutiamo effettivamente coloro che sono disposti a perpetuare l’orribile sfruttamento dei non nati uccisi.
Jose Trasancos
CEO Children of God for Life
Linee cellulari
Il giudice Thomas ricorda che i vaccini utilizzano linee cellulari di feto abortito
Giovedì, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di ascoltare un caso sulla libertà religiosa e all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari di New York.
Due dei giudici incaricati dell’ex presidente Donald Trump alla Corte Suprema sembrano aver concordato con i giudici progressisti nel respingere il caso, consentendo all’obbligo neoeboraceno di rimanere in piedi, mentre Clarence Thomas e gli altri giudici conservatori Samuel Alito e Neil Gorsuch sono indicati come dissenzienti dalla decisione.
Nel suo dissenso, Thomas ha riassunto la controversia in quanto i firmatari «si opponevano per motivi religiosi a tutti i vaccini COVID-19 disponibili perché sono stati sviluppati utilizzando linee cellulari derivate da bambini abortiti».
Thomas sostiene nel parere che la corte avrebbe dovuto accogliere una petizione per aprire alla piena deliberazione la questione se un mandato come quello di New York possa mai essere neutrale o generalmente applicabile se non esenta la condotta religiosa ma consente una condotta secolare, come esenzioni mediche.
Lo Stato consente una stretta esenzione medica per coloro che sono altamente allergici al vaccino COVID-19.
«Poiché affronterei questo problema ora nel corso ordinario, prima che la prossima crisi ci costringa di nuovo a decidere complesse questioni legali in una posizione di emergenza, dissento rispettosamente», scrive Thomas nel suo dissenso.
È impressionante notare come le parole di Thomas siano state considerate dai media mainstream come delle fandonie degne di essere canzonate.
Quella linea è diventata un punto focale per la presa in giro da parte di diversi media. Alcune testate come Politico, Business Insider e NBC News , hanno suggerito che Thomas stesse promuovendo disinformazione o affermazioni «fuorvianti».
La NBC è arrivata ad affermare che Thomas «ha espresso sostegno giovedì per un’affermazione smentita secondo cui tutti i vaccini COVID sono prodotti con cellule di “bambini abortiti”». Da chi sia stata smentita quest’affermazione, vorremmo saperlo – i bugiardini dicono altro…
Come noto, anche dalla tabella pubblicata da Renovatio 21, i vaccini Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson hanno utilizzato tutti cellule fetali abortite durante la fase di test dei loro vaccini; e Johnson & Johnson hanno utilizzato le celle anche durante le fasi di progettazione, sviluppo e produzione.
La questione dell’uso di cellule di feto abortito nella produzione dei vaccini non è disputabile – e quindi tutte le grandi testate che affermano il contrario diffondo loro le fake news.
Notiamo, in un raro e inaspettato caso di obiettività, che anche il famoso fact-checker di sinistra Snopes ha riconosciutoe che il giudice «Thomas non ha affermato che i vaccini COVID-19 contengono cellule fetali abortite» e «la sua affermazione che tali linee cellulari sono state utilizzate nello sviluppo di COVID- 19 vaccini è accurata».
Ricordiamo infine che, qualora l’obiezione sia che questi vaccini abbiano utilizzato cellule di feto abortito solo in fase di progetto e di test e quindi non contegano il materiale umano, la questione morale non cambia di una virgola: se un vaccino ha utilizzato le linee cellulari di un feto abortito «solo» nella ricerca e nello sviluppo o nelle fasi di post-produzione, senza quindi inserire la linea cellulare nel prodotto finito rimane ugualmente immorale.
Tanto più che, invece, già da molto prima del COVID sono esistiti vaccini che contengono le cellule di feto umano abortito.
Riguardo all’uso delle line cellulari nei vaccini non-COVID (quindi, anche i vaccini pediatrici obbligatori per mandare a scuola i vostri bambini), ecco la lista compilata da Renovatio 21 con l’associazione CORVELVA.
Potete scaricare queste due liste nel documento pdf che carichiamo sul sito.











